30 giugno 2009

2009/06/30"La lunga lotta antidiossina""Un sit in per Taranto che vuole respirare!"

TRATTO DA "PEACELINK "

Un'esperienza utile a tutti gli ambientalisti italiani
"La lunga lotta antidiossina"

Come disse Albert Schweitzer:
"Non aspettare che le cose succedano, falle accadere".


L'Ilva di Taranto deve dimezzare la diossina con un "impianto ad urea". Un primo risultato strappato con la lotta popolare e la legge della Regione Puglia

30 giugno 2009

Questo adesivo è diventato il simbolo della lotta antidiossina a Taranto. E' nato spontaneamente da un gruppo di creativi. Benché il 98% della diossina entri nel corpo umano con l'alimentazione e solo il 2% per inalazione, questo simbolo ha avuto tuttavia un'ampia diffusione fino a occupare un'intera parete di un palazzo nel centro di Taranto.

A questa pagina web abbiamo allegato la nostra ricostruzione delle vicende che hanno portato alla tappa attuale: l'inaugurazione dell'impianto ad Urea.

Vi è anche una valutazione critica di quanto è avvenuto a Taranto e di quanto è stato necessario far accadere per giungere a un impianto che prevede una riduzione delle emissioni.

Non è una ricostruzione completa. Rimane fuori molta esperienza importante. Molti nomi e molte persone che ci hanno aiutato. Dagli specialisti ai tanti giornalisti che hanno avuto un ruolo determinante nel far emergere la questione diossina come "questione centrale" a Taranto. A questa esperienza PeaceLink ha dato l'avvio mediante un comunicato del 2005 in cui per la prima volta veniva citata la parola "diossina" per l'Ilva di Taranto. I cittadini ne erano all'oscuro. I pochi che sapevano avevano taciuto.

Un grande grazie a tutti i "mediatici" sensibili che sono stati capaci di ascoltare, raccontare, semplificare una questione all'inizio complessa ("la diossina, e che è?") ma poi diventata dominio di tanti, argomento di discussione quotidiana.

La cosa importante è che questo movimento di opinione e di "acculturazione popolare" - a cui in tanti hanno contribuito - abbia generato un risultato tangibile, un primo passo verso una meta a portata di mano.

Come disse Albert Schweitzer:

"Non aspettare che le cose succedano, falle accadere".

Per PeaceLink

Alessandro Marescotti - presidente
Biagio De Marzo - portavoce nodo di Taranto
http://www.peacelink.it

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Allegati

  • La lunga lotta antidiossina (154 Kb - Formato pdf)
    Biagio De Marzo, Alessandro Marescotti
    Storia della lotta popolare per la riduzione della diossina a Taranto

    Licenza: Pubblico Dominio

    PDF logoIl documento è in formato PDF, un formato universale che può essere letto da qualunque computer con il lettore gratuito "Acrobat Reader". Per salvare il documento basta cliccare sul link del titolo con il tasto destro del mouse e selezionare il comando "Salva oggetto con nome" (PC), oppure cliccare tenendo premuto Ctrl + tasto Mela e scegliere "Salva collegamento come" (Macintosh).
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Tratto da
l" Blog del comitato per Taranto"

Un sit in per Taranto che vuole respirare!

In occasione dell'inaugurazione del nuovo impianto ad urea, quello che dovrebbe consentire di ridurre le emissioni di diossine e di rientrare quindi nei parametri imposti dalla legge regionale, è fissata per domani 1 luglio davanti ai cancelli della direzione dell'Ilva una conferenza stampa, seguita da un sit in.
Cittadini e associazioni insieme saranno di fronte ai cancelli dell'Ilva a partire dalle 9.45 per chiedere l'applicazione del "campionamento in continuo", ossia del controllo 24 ore su 24 dei fumi.
Rivendichiamo come un risultato della nostra pressione di cittadini l’adozione delle tecnologie di dimezzamento della diossina. Senza la costante mobilitazione dei cittadini e delle associazioni, culminata nella manifestazione del 29 novembre 2008 con 20 mila persone in piazza, non vi sarebbe stata l'approvazione della legge regionale sulla diossina e non vi sarebbe stato l’avvio delle modifiche agli impianti che buttano diossina sulla città.
Ma questo è solo il primo passo, frutto della martellante campagna di opinione della società civile che ha trovato diffusione anche grazie ai giornalisti e ai media più sensibili alla questione.
Occorre fare passi ulteriori e andare verso l'adozione delle "migliori tecnologie disponibili".
Poniamo una precisa richiesta: il “campionamento in continuo” della diossina, che già si effettua in altre parti d’Italia e d'Europa.
E al Gruppo Riva e al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, di cui si prevede domani la presenza nello stabilimento siderurgico, vogliamo ricordare che siamo in Europa e chiediamo anche per Taranto e la Puglia il rispetto dei diritti elementari riconosciuti a tutti i cittadini europei.
Riteniamo che un serio sistema di controllo continuativo, che sorvegli le emissioni anche di notte, rappresenti l'unica garanzia per la città, che quanto liberato in atmosfera corrisponda in ogni momento ai valori imposti dalla legge e che gli impianti atti ad abbattere gli inquinanti siano sempre attivi con la massima efficacia.
Intendiamo inoltre ricordare a chi governa che la tutela della salute degli operai e dei cittadini deve venire prima di ogni cosa.

All'iniziativa parteciperanno cittadini e associazioni - comitati che stanno aderendo in queste ore: Associazione 12 giugno - AIL Taranto - Amici di Beppe Grillo Taranto - Arci Taranto - Comitato Per Taranto - Legambiente Taranto - Libera Taranto- Greenpeace Taranto - Peacelink

AIA Ilva rimandata all'anno venturo?

Ilva, assessore Puglia: Determinante fattore Gianni Letta. Per l'Aia allo stabilimento di Taranto ci vorranno altri 6 mesi .Leggi tutto

Correva l'anno 2008, primo dell'era Ticali

Riportiamo un pezzo di intervista, per Radio Popolare Salento, a Dario Ticali imberbe ingegnere siciliano, appena eletto Presidente della Commissione AIA, dopo l'annullamento da parte della Prestigiacomo della precedente commissione.Leggi tutto

2009/06/30"Deraglia un treno, inferno a Viareggio"

Tratto da "La Stampa"
30/6/2009 (5:51)
- LA TRAGEDIA
Deraglia un treno, inferno a Viareggio
Edificio e auto devastate dall'esplosione a Viareggio
Convoglio merci contenente gas gpl esplode intorno alla mezzanotte: almeno 13 morti e 50 persone, alcune con ustioni sul 90% del corpo
VIAREGGIO (Lucca)
Apocalisse nella stazione di Viareggio, situata in centro città. Intorno alla mezzanotte un treno proveniente dalla Spezia e diretto a Pisa è deragliato causando l’esplosione del gas gpl contenuto in due vagoni. Il primo bilancio della strage parla di almeno 13 morti e 50 persone gravemente ustionate, alcune nel 90% del corpo, un’altra ventina ferite. Tre bambini e un uomo estratti vivi dalle macerie e due palazzine crollate per la violenta esplosione. In una delle 2 palazzina crollate c’erano 18 persone, nell’altra ancora non si sa.

«Ho sentito un esplosione e sono uscito in strada insieme ad altri volontari - ha detto un volontario della Croce verde di Viareggio la cui sede è stata travolta dalle fiamme -. Ci siamo trovati le fiamme di fronte a noi e, purtroppo, un corpo carbonizzato a terra. È stata una scena terrificante». «Abito vicino al luogo dove c’è stato l’incidente: ho visto una scena apocalittica» ha testimoniato invece il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini. I vigili del fuoco sono giunti in forze sul luogo dell’incidente insieme a carabinieri, polizia, guardia di finanza, personale medico del 118 e volontari della protezione civile. I pompieri ancora impegnati a spegnere le fiamme e a raffreddare altri vagoni per evitare che possano esplodere.

«Uno dei vagoni è deragliato - ha detto il comandante del corpo nazionale dei vigili del fuoco Antonio Gambardella che dal centro operativo del Viminale sta coordinando le operazioni di soccorso - e si sono susseguite diverse esplosioni». Quanto alle cause, Gambardella non si è sbilanciato, limitandosi a dire che secondo alcune testimonianze sembra che il treno sia entrato in stazione con i freni in fiamme. Dalle Ferrovie dello Stato si è appreso che sono 5 i vagoni deragliati mentre, secondo quanto appreso sul posto dall’ANSA dalle forze dell’ordine e dal presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli, sarebbe stato il cedimento strutturale dei vagoni a causare il deragliamento. È stata esclusa l’ipotesi, invece, di uno scontro tra treni, come paventato in un primo momento dalla prefettura di Lucca. «La cabina è stata invasa dal gas, siamo riusciti a scappare. Siamo vivi per miracolo» hanno raccontato ai soccorritori i macchinisti del treno deragliato. I due, le cui condizioni non sono gravi, hanno raccontato che il convoglio stava procedendo a 90 chilometri orari e che il limite era 100.

Il treno deragliato è un convoglio merci, composto da 14 vagoni e proveniva da La Spezia in direzione Pisa. Le esplosioni, due o tre in successione. In città c’è stato il fuggi fuggi. Molti si sono improvvisati cronisti e con telefonini, macchine fotografiche digitali e mini-videocamere stanno continuando a documentare quanto accade inviando testimonianza a You Tube. Il capo del dipartimento della protezione civile, Guido Bertolaso, è in contatto con il prefetto di Lucca, Carmelo Aronica, per coordinare gli interventi.Si continua a scavare fra le macerie nei pressi della stazione ferroviaria di Viareggio dove la scorsa notte poco prima di mezzanotte è deragliato il treno merci contenente cisterne di Gpl. Il bilancio di tredici vittime è infatti ancora provvisorio e si teme che fra i resti delle due palazzine distrutte dall’esplosione del gas e dal successivo incendio vi possano essere altre vittime.

Contemporaneamente proseguono le operazioni per la messa in sicurezza delle altre cisterne del treno che ancora sono piene di Gpl. Solo una ha infatti avuto la perdita di gas che ha causato il disastro. Le altre tredici che componevano il convoglio sono ancora sui binari della linea ferroviaria La Spezia-Pisa, proprio poche centinaia di metri oltre la stazione di Viareggio e i tecnici dei vigili del fuoco dovranno provvedere a svuotarne il contenuto e trasportarlo altrove senza pericoli. Una operazione che si preannuncia lunga e complessa, ma che non dovrebbe comportare particolari rischi.

Tratto da "La Repubblica"

Si scava e si trovano persone in vita. Ma si parla di un famiglia
che stava mangiando all'aperto e che sembra scomparsa nel nulla

La polemica degli abitanti della zona: "Da tempo poniamo il problema della sicurezza"

La polemica. "Da dieci anni chiediamo di mettere una barriera fonoassorbente fra le nostre case e la ferrovia" dice un gruppo di abitanti di Largo Risorgimento, case a pochi metri dai binari, sul lato opposto della strada rispetto a via Ponchielli. Tre palazzi in cui abitano una cinquantina di persone: le auto e i motorini che avevano nel parcheggio sono andate tutte distrutte dalle fiamme: "Ho aperto la finestra al terzo piano e ho visto il fuoco come un muro" racconta una donna. "Però qui il problema della sicurezza noi l'avevamo già posto - sottolinea un altro -, non solo per la ferrovia, ma anche per i tir che vengono parcheggiati lungo la strada, fra questi ieri notte c'era un'autocisterna: con le esplosioni ha preso fuoco la motrice, per fortuna la cisterna no altrimenti la strage sarebbe stata di proporzioni anche maggiori".

dal nostro inviato LAURA MONTANARI

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La tragedia dei bambini: uno salvato
un altro carbonizzato in un'automobile

2009/06/30 "Rischio Amianto esteso alla popolazione e obblighi del datore di lavoro"

Le malattie collegate all’amianto costituiscono uno dei più concreti pericoli per la salute non solo dei lavoratori che ne sono venuti a contatto, ma per l’intera popolazione in funzione di un rischio generalizzato collegato alla possibile inalazione di fibre di amianto in occasione di lavori di ristrutturazione di immobili, di contatti con fibre di amianto friabili etc..

Rischio Amianto esteso alla popolazione e obblighi del datore di lavoro

Articolo di Domenico Chindemi 29.06.2009

Solo con il passare del tempo le più approfondite conoscenze scientifiche hanno permesso di inquadrare nella sua gravità il rischio dell'amianto, quale fattore scatenante di gravi malattie che si manifesteranno in questi anni a causa del lungo tempo di latenza prima dell’insorgere della malattia (anche più di 40 anni) e che costituisce uno dei più grossi problemi sociali a cui si tenterà di dare delle risposte, con più pubblicazioni, sotto il profilo dei criteri di individuazione della responsabilità, della decorrenza del termine di prescrizione,del nesso causale e dei criteri risarcitori.

Occorrerà, in vista della peculiarità della situazione, forse individuare delle regole nuove che consentano di pervenire ad un sistema di riparazioni e sanzioni, sia sotto il profilo civile che penale, rispettoso dei principi di tutela dei lavoratori e dei soggetti danneggiati in genere, che dei diritti degli imprenditori, nella consapevolezza della dimensione di tragedia sociale che caratterizza tale fenomeno.

Rischio Amianto esteso alla popolazione e obblighi del datore di lavoro

di Domenico Chindemi

(in attesa di pubblicazione su “Responsabilità civile e previdenza”)

Sommario: 1) Rischio amianto: pericolo esteso alla popolazione; 2) Obblighi del datore di lavoro con riguardo alla condizioni di lavoro; 3) Profili di responsabilità penale; 4) Responsabilità degli amministratori.

1) Rischio amianto: pericolo esteso alla popolazione

L’amianto rischia di diventare un concreto pericolo per la “salute” di intere popolazioni del pianeta (a causa delle fibre che possono essere inalate) e, in particolare, della nostra nazione, non più relegato ai lavoratori del settore, che iniziano negli ultimi anni a manifestare i sintomi di una malattia che ha periodi di incubazione anche di 45 anni, ma estesa anche ad intere popolazioni soggette al rischio di esposizioni non professionali e con una tutela risarcitoria, allo stato, apparentemente minore (sia per la mancanza di rendita o di trattamenti indennitari), sia per la diversa durata delle prescrizione (cinque anni extracontrattuale, dieci anni quella contrattuale), sia per la difficoltà di individuare a distanza di decenni, l’effettivo responsabile della malattia e la sua responsabilità.1

L'inalazione da amianto, il cui uso è stato vietato in assoluto dalla L. 27 marzo 1992, n. 257 è ritenuta, da ben oltre i tempi di emanazione della legge, di grande lesività della salute, tanto che se ne fa cenno nel R.D. 14 giugno 1909, n. 442 in tema di lavori ritenuti insalubri per donne e fanciulli con precedenti giurisprudenziali risalenti al 1906.

L'asbestosi, conosciuta fin dai primi del '900 ed inserita nelle malattie professionali dalla L. 12 aprile 1943, n. 455, quale malattia da inalazione da amianto, potenzialmente mortale, e comunque sicuramente produttrice di una significativa abbreviazione della vita se non altro per le patologie respiratorie e cardiocircolatorie ad essa correlate.

Si tratterà di rivisitare, alla luce delle peculiarità della nuova emergenza, istituti quali il nesso causale, la prescrizione, la natura della responsabilità e i criteri risarcitori collegati a quello che ormai va definito quale contaminante ambientale.

Anche se la l. 257/92 ha vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, con l’emanazione di decreti e circolari applicative, tuttavia sussiste ed è anzi, proprio nel contesto temporale sta divenendo attuale il pericolo originato dalla presenza di amianto negli edifici, manufatti e coperture realizzati circa 45 anni or sono.2

Purtroppo l'amianto, fino agli anni ottanta, è stato utilizzato per produrre una miscela cemento-amianto, conosciuta col nome commerciale di Eternit ed è stato ampiamente utilizzato per la coibentazione di edifici, soprattutto tetti, treni, navi; è stato anche largamente impiegato nelle auto, in particolare vernici e parti meccaniche, come materiale per l'edilizia, soprattutto pavimenti, vernici, tegole, tubazioni, canne fumarie, nelle tute dei vigili del fuoco, nella fabbricazione di plastica , cartoni, corde e anche utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.

Non si tratta , quindi, di prevenire un rischio che si verifica oggi, ma di arginare e trovare delle soluzioni, anche di carattere sociale, ad un pericolo che è sorto, all’insaputa di molti, diversi lustri or sono e che si concretizzerà, senza che si sia ancora trovata una cura efficace, nei prossimi anni, con conseguenze anche devastanti per le popolazioni di alcune aree territoriali che sono risultate in passato esposte al rischio amianto per la presenza di insediamenti industriali in cui era utilizzato questo minerale o che sono venute in contatto, durante i lavori di demolizioni di fabbricati che contenevano tali sostanze, con le polveri sottili di tale sostanza.

Trattasi, quindi, di un rischio a cui astrattamente è esposta la popolazione con più di 40 anni di età, oltre il 50% della popolazione residente della nostra nazione.

Il dato preoccupante e che tra la popolazione esposta sono compresi anche i bambini che hanno una lunga aspettativa di vita ed hanno perciò più possibilità di sviluppare il tumore, mentre una persona anziana normalmente decede per cause diverse, prima di sviluppare la malattia che ha un periodo di incubazione molto lungo.

Il rischio quindi, si allarga anche ad epoche successive alla attuate, in quanto occorre valutare i pericoli connessi alla dismissione demolizione e eventuale riutilizzo di materiali contenenti amianto, con riferimento, ad esempio, alle polveri sottili sprigionate dalla demolizione di edifici costruiti con tale materiale, senza l’utilizzo di precauzioni, per tutti coloro che,anche ignari passanti, hanno potuto inalare le polveri sottili di tale sostanza.

Oggi, grazie alla consapevolezza della pericolosa dell’”amianto” e alla messa al bando dell’utilizzo delle fibre naturali di tale sostanza, il rischio risulta limitato agli operatori, professionalmente esposti, addetti alla bonifica degli ambienti o allo smaltimento dei prodotti contenenti asbesto.3

Tuttavia, ed è questo uno degli aspetti più preoccupanti, non è stata individuata una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa e non può escludersi, sotto l’aspetto medico, che anche l'inalazione di una sola fibra (che è 1300 volte più sottile di un capello umano) può causare il mesotelioma o altre patologie mortali.

Si ritiene, anzi, che il mesotelioma pleurico è - soggetto al principio della c.d. frigger dose, ossia quella la cui inalazione avrebbe innescato probabilmente il processo di modificazione cellulare destinato ad evolvere nella malattia oncologica e non si è ancora accertato con certezza se sia priva di effetto sulla progressione della patologia la durata della successiva esposizione alle polveri di amianto.

È difficile individuare esattamente il momento di innesco della c.d. dose killer produttiva del mesotelioma pleurico e l'efficienza causale della durata del periodo di esposizione del lavoratore alle polveri di amianto sulla progressione della malattia.

Se tale teoria fosse vera, una volta inalata la dose killer, la perdurante esposizione alle polveri di amianto risulta priva di efficienza anche solo concausale, impedendo di ravvisare l'esistenza del nesso di causalità tra l'evento e la condotta omissiva successiva a tale innesco.

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2009/06/30 "Inceneritore, Legambiente in campo "


SAN FELICE A CANCELLO - La sezione di Legambiente di San Felice a Cancello scrive al sindaco De Lucia sulle preoccupazioni per il termovalorizzatore (che ricade in un’area a confine tra Acerra e San Felice). Le preoccupazioni riguardano sforamenti delle emissioni e controlli, per questo si chiede un incontro tra associazioni ambientaliste e sindaco, la partecipazione delle stesse all’osservatorio ambientale ed alle conferenze
dei servizi.
“ La preoccupazione determinata in tutti i cittadini dall'incertezza degli effetti sanitari e ambientali provocati dall'inquinamento prodotto dagli impianti di incenerimento rifiuti- si legge nella lettera inviata da Legambiente- ci induce ancora una volta a chiederle un incontro pubblico sul tema termovalorizzatore. Purtroppo, anche se il termovalorizzatore di Acerra è in fase di rodaggio, apprendiamo di frequente dai quotidiani che le informazioni sui sistemi di controllo non sono sempre attendibili, che nell'aria è stato rilevato un preoccupante aumento di diossina, di nano e micro particelle inquinanti per la salute e l'ambiente”. “Danno ben poca consolazione- continua la missiva- gli accordi presi con l'autorità di Governo che consentono la garanzia per la popolazione sanfeliciana di qualche posto di lavoro o l'allocazione di un'uscita del casello autostradale a Cancello piuttosto che l'utilizzo dell'area militare di Cancello a scopo sportivo-ricreativo come elemento compensativo. Ciò che più conta per noi in questo momento è la tutela e la salvaguardia della salute dei cittadini e dell'ambiente di San Felice a Cancello e dell'intera valle di Suessola. Lo stesso sottosegretario Guido Bertolaso, ammettendo potenziali impatti di natura sociale ed ambientale, nutre sull'incenerimento forte preoccupazioni. Noi, questa preoccupazione, la sentiamo da sempre. Riteniamo, quindi, prerogativa assoluta che tutti i paesi che utilizzano l'inceneritore facciano la raccolta differenziata poiché solo attraverso una vera differenziazione dei rifiuti si può beneficiare non solo di una bolletta meno cara grazie al recupero dei materiali, ma soprattutto di un'emissione di una quota minima di sostanze nocive nell'aria attraverso l'incenerimento del solo indifferenziato. Non ultimo, dobbiamo constatare che ci viene segnalato da più parti un aumento nel nostro territorio di malattie neoplastiche con tutte le conseguenze che esse comportano. Tutto questo non vuole essere allarmismo ma semplicemente una richiesta di tutela della salute dei cittadini oggi e dei nostri figli domani.”. Infine, si elencano le richieste al sindaco: “ Un incontro a breve termine con tutte le Associazioni Ambientaliste del territorio; la presenza di esponenti di Associazioni Ambientali nell'osservatorio ambientale; la partecipazione di esponenti di Associazioni Ambientaliste alle conferenze di servizi. Legambiente ha sempre sostenuto la salvaguardia della salute dei cittadini e dell'ambiente come benessere primario e continuerà a battersi per una .cultura che condivida ed operi attivamente in questa direzione.”

2009/06/30 "APPENNINO, MONTI REATINI, OTTO SCOSSE DI TERREMOTO IN POCHE ORE"



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RIETI / 30-06-2009

APPENNINO, MONTI REATINI, OTTO SCOSSE DI TERREMOTO IN POCHE ORE/ tra Rieti e L'Aquila, avvertite anche in Umbria e Marche

RIETI (UnoNotizie.it) Otto scosse di terremoto nelle ultime ore di oggi nel distretto sismico dei Monti Reatini, tra il Lazio e L'Abruzzo, tra le provincie di Rieti e L'aquila. Alcune delle scosse sono state avvertite anche in Umbria, in provincia di Terni e nelle Marche.

L'ultima scossa di terremoto, di magnitudo 2,2 è stata registrata stamani, martedì 30 giugno, alle ore 7.15.31. L' evento sismico ha avuto il suo ipocentro ad una profondità di 9,5 chilometri.

Le sequenze sismiche riguardano un'area particolarmente delicata che nel 1703 è stata colpita da una scossa di terremoto più forte di quella del 6 aprile scorso. Inoltre la zona dei Monti Reatini interessata dai nuovi eventi simici è adiacente alla faglia che ha provocato il terremoto de L'Aquila.

La faglia del sisma del 6 aprile determina un forte disequilibrio nelle aree adiacenti, ma è impossibile, stabilire se queste sequenze di eventi sismici possano precedere o no ad un'altra forte scossa di terremoto.

- Uno Notizie Rieti -

29 giugno 2009

2009/06/30"Nasce il pirogassificatore ligure"

Tratto da "La voce dell'Emergenza"Eco-News

Nasce il pirogassificatore ligure

Un marchio tutto ligure per il nuovo pirogassificatore di biomasse che entrerà in funzione a Caluso, nel Torinese. L’impianto, che rappresenta l’evoluzione tecnologica del classico termovalorizzatore per lo smaltimento dei rifiuti, sarà più economico, meno impattante e più facile sia da realizzare che da gestire. Realizzato interamente in Italia, il suo sviluppo impiantistico è stato curato dal gruppo imprenditoriale che fa capo al presidente degli industriali liguri, Umberto Risso, e dalla società piemontese Cip. Ai lavori hanno contribuito il progettista Luigi Bellomo, l’ingegnere varazzino Ferruccio Pittaluga, docente dell‘Università di Genova al Campus di Savona, e la società savonese Combustion Laboratory. Nell’impianto torinese, per il quale sono stati investiti circa 3 milioni di euro, saranno sottoposti a pirogassificazione residui di produzioni agricole, biomasse forestali, foglie, scarti dell’industria alimentare. Il pirogassificatore avrà una potenza elettrica di 400 kilowatt ed una termica di 600 kw. L’energia elettrica prodotta sarà venduta all’Enel mentre il calore sarà ceduto per riscaldare una piscina pubblica. (Primocanale.it)

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2009/06/28 "Tumori a Brinndisi dati ambientali e sanitari "

Tratto da
MEDICINA DEMOCRATICA:

Tumori a Brinndisi dati ambientali e sanitari

DOSSIER INQUINAMENTO LUGLIO 2007

Dati presentati nella Conferenza Stampa del 18 luglio 2007

I TUMORI A BRINDISI: NON SOLO DATI SANITARI MA ANCHE AMBIENTALI
Il presente dossier segue il convegno promosso daMEDICINA DEMOCRATICA il 12 giugno 2007 a Brindisi dal titolo: “Ambiente e Salute, Brindisi-Taranto asse del male, territori malati e popolazioni a rischio”.

I primi dati sugli eccessi di mortalità per tumore a Brindisi rilevati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità furono pubblicati nel 1995. Alla loro diffusione ed alla loro analisi dedicò molte energiel’oncologo Antonio Di Giulio. Dopo quei dati altri aggiornamenti della stessa organizzazione, studi su gruppi di lavoratori del petrolchimico e pubblicazioni di epidemiologia relative al nostro territorio si sono resi disponibili fino ai nostri giorni. Il lavoro più recente è la pubblicazione dei dati del Registro Ionico Salentino, avvenuta nel 2006 ad opera del prof. Giorgio Assennato dell’Università di Bari ed oggi direttore generale dell’ARPA Puglia.
Ma di fronte ai dati epidemiologici l’industria locale ha chiesto sempre prove ulteriori rigettando,anche oltre l’evidenza, ogni relazione tra gli eccessi di morti da tumori e malattie da causa ambientale e le emissioni industriali.
Oggi il cerchio si chiude con i dati ambientali e con le misure in aria acqua suolo e alimenti che dimostrano una importante presenza nell’ambiente e nella catena alimentare di noti cancerogeni.
Il dossier si compone di quattro parti:

1) i risultati delle caratterizzazioni condotte dall’ARPA Puglia per la bonifica dei siti inquinati

2) le ordinanze di divieto di coltivazione e di utilizzo di una striscia di 7 chilometri per 250 metri intorno al nastro trasportatore della centrale Enel di Cerano

3) i dati di emissione delle attività industriali a Brindisi in base a quanto riportato dal registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e delle loro Sorgenti)
;
4) i dati del Registro Tumori Ionico Salentino

Il dossier vuole dimostrare che c’è una relazione tra dati sanitari ed emissioni industriali e che non si può indugiare oltre ad assumere alcuni necessari provvedimenti:
- bonifica dei siti inquinati;
- riduzione dell’impiego del carbone;
- controllo pubblico delle emissioni attraverso il potenziamento delle strutture dell’ARPA; - controllo pubblico sull’acqua e sugli alimenti oltre la fascia oggetto dell’ordinanza di divieto di coltivazione e raccolta recentemente emanata dal Sindaco di Brindisi, attraverso il potenziamento del Dipartimento di Prevenzione della ASL.


LE CARATTERIZZAZIONI: L’INQUINAMENTO DEL TERRENO E DELLA FALDA
I dati a Brindisi ci sono: le caratterizzazioni mostrano livelli elevati di Benzene, Cloruro di vinile e Arsenico, conseguenza di un passato fatto di leggi fantasma e di controlli praticamente inesistenti.
Ricordiamo che le caratterizzazioni, usando un paragone medico, sono una sorta di diagnosi del sito che aiutano a capire quali elementi abbiano contribuito a stabilire l’inquinamento. In pratica si prelevano campioni di terreno e falda in diversi punti di campionamento e a diverse stratigrafie con un intervallo di campionamento di un metro, si analizzano in laboratorio e si scopre se un inquinante ha superato la CLA (Concentrazione limite ammissibile fissata dal decreto 471/99).
Con le caratterizzazioni si riesce a capire a che profondità è stata rilevata la contaminazione,permettendo così un eventuale intervento di bonifica. L’analisi di questi dati, la conoscenza della posizione dei punti campionati con l’ausilio del programma informatico Surfer©, hanno permesso di rilevare le curve di livello, con le quali si può capire l’estensione dell’inquinamento e localizzare le zone che risultano contaminate.
In particolare il Cloruro di vinile, ritenuto cancerogeno certo per l’uomo (Classe 1 Iarc), risulta aver superato ben di 72 punti la CLA e molte zone del Petrolchimico risultano essere contaminate, frequentemente ad una profondità di 16-17 metri.
Per il Benzene e l'Arsenico, anch’essi cancerogeni certi per l’uomo (Classe 1 Iarc),
la situazione risulta essere simile: molte zone contaminate e un numero di superamenti più alto rispetto laCLA. Precisamente risulta aver sforato 228 volte il Benzene e 42 l’Arsenico.
Ricordiamo che le fonti antropiche di questi due inquinanti risultano essere la combustione di combustibili fossili(petrolio, carbone, olio combustibile); e a tale proposito sottolineiamo che nella zona analizzata sono presenti tre centrali elettriche: una all’interno del Petrolchimico, e due alimentate a carbone (di cui una la Edipower a solo due chilometri). Per quanto riguarda il mercurio, composto tossico, i cui effetti si ripercuotono sul sistema nervoso centrale, la situazione risulta essere notevole in quanto la maggior parte dei campioni che risultano superare la CLA, sono stati trovati nello strato di terreno superficiale (profondità 0-1 m ), e pertanto risultano essere pericolosi dal punto di vista sanitario, dal momento che i lavoratori possono facilmente venire a contatto con l’inquinante in questione. I dati del registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) sembrano confermare la tesi dell’inquinamento antropico dovuto principalmente alla presenza di centrali termoelettriche alimentate a carbone. Infatti se guardiamo soprattutto i dati riferiti alla centrale termoelettrica di Cerano, notiamo che le emissioni totali (Acqua, Aria) dei due inquinanti visti in precedenza (Mercurio, Arsenico) risultano superare i valori soglia fissati dalla Commissione Europea (Regolamento CE n. 166/06).
Con i dati delle caratterizzazioni dei terreni ( profondità 0-1 m e 16-17 m) si è analizzato il rischio sanitario grazie all’ausilio del software ROME (ReasOnable Maximum Exposure). I risultati sono meritevoli di grande attenzione, perché nello strato di terreno superficiale (profondità di 0-1 m) dove i lavoratori potrebbero essere esposti all’inquinante per inalazione di polveri o vapori, contatto dermico e ingestione di suolo, il rischio sanitario all’interno del Petrolchimico risulta essere importante soprattutto per Arsenico, Mercurio e Benzene

LE COLTIVAZIONI INQUINATE INTORNO ALLA CENTRALE DI CERANO: LE ORDINANZE DI DIVIETO DI COLTIVAZIONE E DI IMPIEGO DEI PRODOTTI AGRICOLI DA PARTE DEL SINDACO DI BRINDISI

Su richiesta del commissario delegato per l’emergenza ambientale, durante il 2005 e 2006 il Sindaco della città di Brindisi ha provveduto ad effettuare i controlli sui terreni e le acque sotterranee nella fascia larga 250 metri e lunga 7 km lungo il nastro trasportatore di carbone fino alla centrale ENEL di Cerano.
Alla luce dei risultati, dall’indagine affidata a Sviluppo Italia, con la scoperta di metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze inquinanti fino ad un metro di profondità, il 20 giugno la notizia della decisione da parte del Comune di emettere un’ordinanza per la sospensione cautelativa delle coltivazioni nell’area indagata, decisione assunta durante una conferenza dei servizi tra gli enti interessati. Il Sindaco dichiara la necessità di convocare un tavolo tecnico per approfondire le conseguenze che si possono verificare sulle produzioni e sulla salute.
Sostanze rilevate: stagno, berillio, vanadio, cobalto, mercurio, rame, cadmio, nichel, arsenico,pesticidi clorurati. I dati sono stati trasmessi al Ministero dell’Ambiente, segnalando la necessità di estendere i controlli ad una fascia superiore ai 250 metri.
L’ENEL dichiara di non avere responsabilità nella questione in base a verifiche effettuate nel 2007 che rilevano dati nella normalità, anche sugli alimenti a cura della ASL, mentre attribuisce responsabilità agli agricoltori per l’uso di pesticidi e fertilizzanti.
La Coldiretti non condivide le posizioni e le accuse circa l’utilizzo di elementi inquinanti, ma considera ammissibile caso mai l’utilizzo di fitofarmaci (e non di pesticidi) e non ritiene si possa attribuire agli agricoltori la responsabilità circa la presenza di metalli pesanti. Critica inoltre il mancato coinvolgimento della Coldiretti alla conferenza dei servizi che si è tenuta presso il Comune.
Nel caso di reale rischio per la popolazione chiede l’esproprio dei terreni a cura del Comune
e un risarcimento dei danni causati agli agricoltori.
Notizia del 30 giugno: il Comune emette l’ordinanza con cui si stabilisce il blocco delle coltivazioni nella fascia dei 500 metri attorno al nastro trasportatore e alla centrale di Cerano, fino a quando sarà accertato che i prodotti ortofrutticoli non saranno dannosi per la salute. Il provvedimento è stato condiviso da Regione, Provincia, ARPA e ASL di Brindisi.
Il Comune ha già comunicato al Ministero della necessità di estendere i controlli oltre la fascia dei 500 metri, ritenendo più estesa la zona contaminata. Per questo ritiene necessari altri fondi ed auspica che la questione rientri nell’Accordo di programma sulle bonifiche dell’area ad alto rischio ambientale di Brindisi.
Notizia del 4 luglio: secondo l’ordinanza del Sindaco devono essere distrutti tutti i prodotti ortofrutticoli e arborei, compresi quindi olive, uva, ed altra frutta presente nell’area, da effettuarsi sotto controllo e certificazione della ASL e vigili urbani. Solo in questo modo gli agricoltori potranno chiedere un risarcimento dei danni. L’ordinanza ha carattere provvisorio per garantire la tutela della salute in attesa che vengano accertate le cause dell’inquinamento e che l’indagine venga estesa oltre la fascia di 500 metri intorno all’asse attrezzato ENEL.
Il tavolo tecnico sarà convocato al più presto per stabilire nuove misure e relative fonti di finanziamento.

Per gli ulteriori punti collegamento al documento integrale

Considerazioni di" Uniti per la Salute"

Abbiamo pubblicato questo stralcio relativo all'inquinamento ambientale a Brindisi perchè ogni volta che sui giornali leggiamo che l'ampliamento a carbone porterà dei benefici ambientali ci vengono i brividi per il futuro del nostro territorio e dei nostri figli .Vorremmo che sul piatto della bilancia aumentasse il peso delle nostre lecite esigenze di un futuro migliore per tutti
meno condizionato dalla presenza di un elemento così impattante come il carbone

2009/06/29 "Porta la sporta, per salvare l'ambiente dai sacchetti monouso"


Tratto dawww.touristime.it
29/06/2009

Porta la sporta, per salvare l'ambiente dai sacchetti monouso

Porta la Sporta!la soluzione alternativa al sacchetto monouso che rispetta l'ambiente

L' iniziativa "Porta la Sporta!" viene promossa dall'Associazione dei Comuni Virtuosi con il patrocinio del WWF presso tutti i comuni, le associazioni e singoli cittadini del territorio italiano. L'iniziativa ha ottenuto il patrocinio di enti come la Regione Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Emilia Romagna e adesioni da associazioni nazionali come Italia Nostra, Pro Natura, ecc. Altre importanti adesioni sono in arrivo anche da parte delle associazioni dei consumatori.

porta la sporta Il sito che supporta l'iniziativa www.portalasporta.it è on line dal 22 marzo scorso ed è diventato punto di riferimento per tutti coloro che a vario titolo vogliono contribuire a ridurre e contrastare l'impatto ambientale rappresentato dai sacchetti in plastica. A breve verrà lanciato
il blog che verterà sulla tematica degli imballaggi a tutto campo.

In Italia l'eliminazione dei sacchetti non biodegradabili a cui la stampa ha fatto riferimento negli ultimi due anni, ben difficilmente potrà avvenire nel 2010, visto che i decreti attuativi per definirne i modi e soprattutto le sanzioni per chi infrangesse un eventuale divieto non sono mai stati emanati....
Partendo dal sacchetto di plastica si punta a rendere consapevole il cittadino sulla relazione esistente tra un suo automatismo abitudinario e i danni ambientali conseguenti per rendere quasi "inevitabile" l'acquisizione dell'abitudine corretta. A questo primo gesto si vogliono far seguire altre successive buone prassi individuali che riducano l'immissione della plastica nell'ambiente: l'acquisto di prodotti sfusi come detersivi, latte e altri prodotti come la frutta e verdura, l'utilizzo di pannolini lavabili per il neonato, ecc.

Per raggiungere dei risultati concreti sia in termini di riduzione dei rifiuti a monte sia nel contrasto all'abbandono di plastica e rifiuti nell'ambiente è necessario l'apporto di tutte le parti interessate nella possibile soluzione: cittadini, associazioni, amministrazioni, aziende di pulizia ambientale, aziende di produzione e di utilizzo di imballaggi di varia tipologia. leggi tutto
.

2009/06/29 "Legge sul clima Usa. Le prime polemiche


Tratto da "IL Corriere della sera"
"
Legge sul clima Usa. Le prime polemiche

Obama dà all’America la prima legge sul clima

Passa alla Camera il piano anti riscaldamento terrestre. Ma gli ecologisti: «Troppo poco»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON
— L’incipit di una pagina di Storia si può scrivere anche con 7 voti di scarto. Tanto è il stato il margi­ne, 219 a 212, con cui la Came­ra dei Rappresentanti ha vota­to venerdì sera la legge sul­l’energia, consegnando a Ba­rack Obama una delle più im­portanti vittorie politiche dei suoi cinque mesi alla Casa Bianca. Il nuovo ordinamento, che per entrare in vigore dovrà passare l’esame del Senato, im­pone per la prima volta negli Stati Uniti limiti alle emissioni di gas-serra e prevede stimoli all’uso delle fonti pulite e soste­nibili. Detto altrimenti, l’Ame­rica dà il via a una rivoluzione, che affronta il problema del global warming, cambiando il modo in cui la prima econo­mia del mondo produce e usa energia. «Un passo coraggioso e ne­cessario, che contiene la pro­messa di creare una nuova in­dustria e milioni di posti di la­voro », ha detto il presidente Obama, ricordando che la leg­ge, se approvata dalla Camera Alta, «renderà finalmente l’energia pulita la forma più conveniente di energia».

L’American Clean Energy and Security Act pone l’obietti­vo di ridurre del 17% entro il 2020(usando come base i valo­ri del 2005) le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Al suo centro è un meccanismo di «cap and trade», che fissa il tetto globale dei gas serra consentiti, ma consente a industrie, centrali e altri operatori di comprare e vendere i cosiddetti «permessi d’inquinamento». Un numero limitato di questi ultimi verrà istituito dal governo e in parte distribuito gratuitamente in base a criteri, fissati dal Con­gressional Budget Office. Il tet­to alle emissioni verrà abbassa­to progressivamente negli an­ni, rendendo più caro acquista­re i permessi e presumibilmen­te costringendo le industrie a investire su energie rinnovabi­li (solare, eolica e geotermale) o più pulite, come la nuova ge­nerazione di reattori nucleari o il carbone che non inquina. Se­condo il Congresso, la nuova legge costerà in media al con­sumatore americano 175 dolla­ri l’anno.

Non è stato facile per la Casa Bianca farla passare. Giovedì mattina, Rahm Emmanuel, ca­po dello staff e vero stratega di Obama, aveva ammesso a un breakfast con un gruppo di giornalisti che «i voti non ci so­no ». Ma nelle 24 ore successive, sotto la regia sua e della Spe­aker Nancy Pelosi, il lavorio è stato frenetico. I numeri del te­sto sono stati modificati al ri­basso. Obama ha trascorso ore al telefono per convincere uno per uno i deputati riluttanti e molti di loro sono stati corteg­giati perfino con un invito al­l’Iuau, la prima festa hawaiia­na organizzata dalla first fami­ly giovedì sera nel South Lawn della Casa Bianca. Alla fine il successo è arriva­to, sia pur sudato e di misura: per 8 repubblicani che hanno votato con la maggioranza, ci sono stati ben 44 democratici che hanno detto no. Una varie­gata ribellione interna, dove si sono ritrovati insieme chi osteggia la legge temendo che possa alienare voti nelle regio­ni agricole o dell’industria tra­dizionale e chi invece la consi­dera troppo timida. E anche gli ambientalisti hanno chiesto una legge più dura contro gli inquinatori e le industrie. Le difficoltà del primo osta­colo annunciano un’altra, dura battaglia al Senato, dove ai de­mocratici mancano 2 dei 60 vo­ti necessari per evitare l’ostru­zionismo, ma dove le linee di­visorie sull’ambiente sono an­che molto trasversali.

Paolo Valentino
28 giugno 2009

Tratto da "Rinnovabili.it"

Usa: legge sul clima Obama contro le lobby

Tratto da "IL Corriere della sera"

La riforma dimezzata

La lobby del carbone frena la svolta di Barack di Massimo Gaggi

28 giugno 2009

2009/06/28 "L'inquinamento ambientale costituisce una grave minaccia per la salute e una grande fonte di preoccupazione per i cittadini europei.

SICUREZZA ALIMENTARE.
Movimento Difesa del Cittadino di Palermo, allarme smog in frutta e verdura
25/06/2009 - 11:56

Frutta e verdura, che si trovi sui banchi dei mercati, o già lavata e imbustata sugli scaffali dei supermercati, non sfugge allo smog. Lo ha rilevato uno studio condotto da MDC (Movimento Difesa del Cittadino), Legambiente Palermo e l'Ordine dei chimici di Palermo che, per sei mesi, hanno effettuato indagini e analisi su campioni di frutta e verdura acquistati nei mercati o nei supermercati. In tutti i campioni presi in esame è stata rilevata la presenza di benzene, ma anche di toulene e xilene.

Questo risultato è stato inaspettato perché il benzene di solito è associato all'abitudine del fumo o a particolari categorie di lavoratori, e dunque si pensa che venga inalato e non possa essere mangiato. Invece, con questo studio si è dimostrato che oltre a respirarla tutti i giorni, questa sostanza nociva alla salute è presente anche nei cibi che arrivano sulle nostre tavole. La presenza del benzene in alimenti crudi e privi di conservanti, che potrebbero fungere da precursori, aumenta la trasferibilità concreta nel sangue del benzene o delle sue forme metaboliche.

Ancora più sorprendente è il fatto che tra i campioni di verdura acquistati per strada e quelli comprati in busta chiusa nei supermercati non è stata riscontrata alcuna differenza rispetto ai valori di benzene. Anzi nel caso di alcuni campioni prelevati al mercato storico del Capo, si sono riscontrati valori inferiori di benzene rispetto agli altri campioni meno esposti al traffico locale. Dunque non è il traffico la fonte principale della contaminazione, ma tutto quello che succede durante le varie fasi delle filiera produttiva, dalla produzione alla commercializzazione finale.

Il valore di benzene pari 0,1 microgrammi/Kg o 01, nanogrammi/g di verdura costantemente riscontrato in molti dei campioni analizzati siano essi di verdura confezionate, o di verdura acquistata all'interno della grande distribuzione, sia di verdura esposta in stretto contatto con assi viari, sembrerebbe essere oramai un valore della contaminazione di fondo ambientale. Tale valore, che apparentemente sembra molto basso, trasferito in unità chimiche corrisponde a circa 70.000 miliardi di molecole ingeribili per Kg di verdura.

Sono stati, inoltre, trovati campioni con un livello di concentrazione 10 volte maggiori della media. In un particolare campione tale contaminazione era dovuta alla presenza di un attività di verniciatura nelle vicinanze. Si può, quindi, dedurre che gli ortaggi e le verdure siano facilmente contaminabili da composti organici volatili.

Ma le sostanze nocive presenti su frutta e verdura vanno via con il lavaggio? L'ultima fase della ricerca ha voluto verificare questo. Il risultato? Il lavaggio con acqua e bicarbonato, quello che di solito un normale cittadino fa a casa, non elimina minimamente le sostanze nocive.

Poiché al momento non esiste un limite di legge relativo alla presenza di benzene legata agli alimenti, Mdc, Legambiente Palermo e Ordine dei chimici lanciano un appello e chiedono un protocollo di vigilanza per monitorare e controllare i livelli di benzene presenti nella catena alimentare.

A tal proposito le associazioni ricordano la Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007 che osserva che "L'inquinamento ambientale costituisce una grave minaccia per la salute e una grande fonte di preoccupazione per i cittadini europei. È opportuno incentrare azioni specifiche sui bambini e altri gruppi particolarmente vulnerabili ai fattori di rischio ambientali."

LINK: La tabella con i dati

2009/06/28 "CIVITAVECCHIA, LEGALITA' SOS/.Succede in Italia: una tra le più grandi centrali a carbone funziona senza autorizzazione"


CIVITAVECCHIA-ROMA (UnoNotizie.it)

Movimento no coke Alto Lazio: grazie alla determinazione dei cittadini, il Ministero dell'Ambiente impone all'ENEL il rinnovo dell'AIA della centrale a carbone di TVN che stà funzionando a pieno regime in assenza di autorizzazione. Si ripristini la legalità, la centrale va fermata!

A seguito della diffida circa la non validità della registrazione EMAS da noi presentata nell'ultima Conferenza dei Servizi svoltasi presso il Ministero dell'ambiente ed all'intervento della Procura della Repubblica che ha riconosciuto valide le argomentazioni da noi addotte, avviando un' inchiesta, il Comitato Ecolabel Ecoaudit ha sospeso la certificazione EMAS della centrale di Torrevaldaliga Nord e, conseguentemente, il Ministero dell'Ambiente è stato costretto a sancire la necessità del rinnovo dell'autorizzazione.

Un fatto che rende giustizia alle nostre reiterate denunce di carenze e lacunosità nell'iter autorizzativo e che è stato reso possibile da cittadini e consiglieri comunali (molto pochi in verità) che si sono trasformati in tecnici per tutelare la salute e l'ambiente della propria terra e colmare la latitanza dei Sindaci del comprensorio, primo fra tutti Moscherini, che, proni davanti ai milioni di euro elargiti da ENEL, hanno abdicato al loro ruolo di garanti della salute dei cittadini.

La richiesta di rinnovo dell'autorizzazione, peraltro, evidenzia come l'accordo quadro stipulato tra la Regione Lazio, la provincia di Roma e i Comuni del comprensorio, propedeutico alla concessione dei contributi economici aveva la sua ragione di essere nella sola volontà di imbavagliare gli amministratori locali sulle gravi carenze della Valutazione d'impatto ambientale e dell'iter amministrativo della centrale, sulle grave situazione di sofferenza sanitaria delle popolazioni, sulle indecenti condizioni di mancanza di sicurezza sul cantiere e sulla non rispondenza delle modalità di carico e scarico dei materiali pulvirulenti rispetto a quanto previsto nell'atto autorizzativo.

Ma la sospensione della certificazione EMAS, e la conseguente presa d'atto della necessità di rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale sancisce anche, e soprattutto, quanto da noi più volte denunciato: dal 25 dicembre u.s la centrale sta funzionando, peraltro dal 7 giugno u.s. a pieno regime, in assenza di autorizzazione.


Ora la legalità deve essere ripristinata e il Ministero dell'Ambiente, autorità competente in materia, deve agire di conseguenza e,anche in virtù delle tante anomalie che emergono dai relativi carteggi, sospendere l'attività della centrale fino all'avvenuto rinnovo dell'Autorizzazione all'esercizio della centrale.

Le popolazioni dell'Alto Lazio continueranno a vigilare attentamente, pronte a denunciare ogni irregolarità e/o omissione sarà posta in essere sia da ENEL che da quanti sono istituzionalmente deputati al controllo.

L'arroganza della società elettrica che ha definito il provvedimento del Ministero "illegittimo e gravemente lesivo degli interessi di ENEL produzione" non ci fermerà.

Ad oggi i fatti parlano chiaro: di illegittimo ci sono solo i tanti tentativi dell'ente di aggirare norme, prescrizioni e limiti autorizzativi; gli unici interessi lesi sono quelli della popolazione privata del diritto di vivere in un ambiente che non venga ulteriormente avvelenato dalla combustione del carbone.

Quella centrale non deve entrare in funzione: sappia ENEL che su questo, in nome del futuro dei propri figli, le popolazioni dell'Alto Lazio non daranno tregua.


Movimento No Coke Alto Lazio

www.nocoketarquinia.splinder.com

www.noalcarbone.blogspot.com

2009/06/26 "La moda del CDR-Q"

Tratto dalBlog del "comitato per Taranto"

La moda del CDR-Q

Nel dibattito sul piano provinciale dei rifiuti scoppia la moda del CDR-Q, ovvero il Combustibile Derivato dai Rifiuti di Qualità elevata.

( Ma cos'è il CDR-Q

Il CDR-Q è una miscela composta dalla frazione secca dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.) e da componenti ad elevato potere calorifico, tra cui granulato di gomma, inclusi i pneumatici fuori uso (P.F.U.) e plastiche non clorurate.

La sua utilizzazione è principalmente in co-combustione e parziale sostituzione dei combustibili fossili tradizionali, in impianti di potenza e di produzione energetica esistenti, quali ad esempio centrali termoelettriche e cementifici.)

Pare il toccasana che risolve tutti i problemi: non inquina, non grava sulla spesa per lo smaltimento, produce energia che viene addirittura definita "rinnovabile".
Per sfatare questo mito basta informarsi velocemente ed in 3 minuti si viene a scoprire che:

- Non è vero che non inquina ma semplicemente inquina meno dal momento che è più selezionato. E' ovvio! Però inquina anche quello! sia in termini di emissioni sia in termini di smaltimento delle ceneri (ricordiamo che i rifiuti non scompaiono negli inceneritori ma diventano ceneri ovvero rifiuti speciali altamente inquinanti da smaltire nelle care vecchie e nuove discariche di cui è pieno il tarantino)

- Come combustibile ha un rendimento superiore al CDR ma notevolmente inferiore ai combustibili fossili per cui viene usato in co-combustione e la sua convenienza è derivata dall'assimilazione "illegale" a fonte rinnovabile che apre le porte (in Italia) ai finanziamenti da cip6 e altri aiuti di stato agli speculatori

- Dal momento che il 50% del CDR-Q viene da biomasse ed il resto da rifiuti misti, si tratta in ogni caso di un materiale che, se assimilato ad un combustibile industriale e sovvenzionato, sarà richiesto dalle aziende e avvallerà l'apertura di nuovi inceneritori con la scusa del minore impatto. Oltre agli effetti sulla salute, ciò comporterà un ostacolo fortissimo verso lo sviluppo di un sistema di raccolta differenziata efficace. In questo modo si brucia ricchezza che altrimenti ricadrebbe sulle classi meno abbienti a favore di industriali e speculatori.

- Visti i precendenti storici e l'attualità di quotidiane denunce di cittadini e aperture di inchieste, non è possibile, in un Paese dove i controlli sono semplicemente ridicoli e le sanzioni inesistenti, fidarsi dell'effettiva qualità e della composizione di questa miscela.

- l'uso del CDR-Q nei cementifici (che non sono soggetti ai limiti di emissioni e ai controlli degli inceneritori) apre la porta ad una pista d'oro per il riciclaggio di rifiuti tossici e l'incenerimento con grave danno per l'ambiente e la salute

- certo, bisogna fare attenzione perchè la monnezza e gli escrementi sono sicuramente "rinnovabili", dal momento che se ne producono continuamente, ma questo non centra niente con il concetto di fonte rinnovabile per la produzione energetica. La sentenza della corte di Giustizia Europea emessa il 22 dicembre 2008 a proposito della causa C‑283/07 (riportata sotto) e resa nota qualche giorno fa, chiarisce appunto che l’Italia non deve adeguare i rifiuti e il ferro a materie prime e che nel caso dei primi questi non sono da bruciare nei termovalorizzarori come fossero metano o carbone.
I rifiuti sono e restano tali e non vale “trasformarli” per legge in qualcosa che non sono, solo per destinarli ad un termovalorizzatore e la Corte ribadisce che:

Ebbene, il CDR‑Q, anche se corrisponde alle norme tecniche UNI 9903‑1, non possiede le stesse proprietà e caratteristiche dei combustibili primari. Come ammette la stessa Repubblica italiana, esso può sostituire solo in parte il carbone e il coke di petrolio. Peraltro, le misure di controllo e di precauzione relative al trasporto e alla ricezione del CDR‑Q negli impianti di combustione, nonché le modalità della sua combustione previste dal decreto ministeriale 2 maggio 2006, dimostrano che il CDR‑Q e la sua combustione presentano rischi e pericoli specifici per la salute umana e l’ambiente, che costituiscono una delle caratteristiche dei residui di consumo e non dei combustibili fossili.

Ancora una volta i cosiddetti termovalorizzatori non servono a produrre energia ma a bruciare rifiuti essendo nient'altro che pericolosissimi inceneritori. Comunque si voglia chiamarle, le balle che ci andranno a finire dentro sono solo un ammasso di rifiuti (e come tali andrebbero trattati) e non carburante!

Corte Europea_causa C 283 07

Considerazioni di Uniti per la Salute

Ci sorge spontanea una domanda:

E' possibile sapere se e in quali centrali assieme al carbone è bruciato CDR-Q ?

Visto che nell'articolo tratto dal blog del comitato per Taranto leggiamo " Peraltro, le misure di controllo e di precauzione relative al trasporto e alla ricezione del CDR‑Q negli impianti di combustione, nonché le modalità della sua combustione previste dal decreto ministeriale 2 maggio 2006, dimostrano che il CDR‑Q e la sua combustione presentano rischi e pericoli specifici per la salute umana e l’ambiente"

ci sembra che la nostra domanda sia assolutamente legittima ed una risposta da parte dei pubblici amministratori assolutamente doverosa.