28 febbraio 2010

2010/02/28 Campagna nazionale per la difesa del latte materno/«Così l’inquinamento modifica il genoma»

Pubblichiamo questo accorato appello con richiesta di adesione

Campagna nazionale per la difesa del latte materno

NON AFFIDARE ALLA SORTE IL FUTURO DI TUO FIGLIO

Montale 8 marzo 2010

APPELLO A TUTTE LE DONNE NELLE ISTITUZIONI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI:

Parlare del latte materno contaminato da sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire sollevare il velo su una questione che mette in crisi, che fa venire i brividi, che ci fa riflettere sul livello di degenerazione raggiunto.

Oramai l'argomento non può più essere taciuto e prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo contenga quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, non può più essere questione di pochi specialisti di settore, ma è ora che anche le persone comuni, soprattutto le donne che allattano, o che sono in procinto di farlo, siano informate e siano messe in grado di opporsi a questa “barbarie di specie”:

ANCHE IL LATTE MATERNO E’ GRAVEMENTE INQUINATO!

L'umanità distrugge la sua stessa discendenza!

Occasioni per parlarne non ne sono mai mancate, ma stavolta la questione è venuta prepotentemente alla ribalta grazie a due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), che si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte.

L’analisi del latte è stata eseguita in un laboratorio accreditato ed i campioni provengono da madri di circa 30 anni, con stili di vita sani ma con storie diverse (al primo parto / più parti e pregressi aborti). I costi degli esami sono stati sostenuti dal Comitato Contro l’inceneritore di Montale, grazie ai contributi dei cittadini desiderosi di conoscere lo stato di salute della popolazione, in particolare dei bambini, che da oltre 30 anni subisce le emissioni dell’inceneritore, che brucia rifiuti urbani, ma non solo.

Le analisi hanno confermato quello che era già stato evidenziato dai campionamenti fatti da ASL e ARPAT sui terreni e sugli alimenti:

pesante contaminazione da diossine e PCB.

Purtroppo, così come niente è stato fatto per impedire la produzione vendita e commercializzazione dei cibi contaminati provenienti dalle zone poste in area di ricaduta dell’impianto (polli pesantemente contaminati da diossina che continuano ad essere mangiati) niente viene fatto neppure per la contaminazione del latte materno.

Eppure che l’inceneritore sia parte in causa della pesante contaminazione ormai è fuori di dubbio! Il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontrati nei campioni di latte materno è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto ( analisi a camino di ARPA e del gestore) ed a quello dei PCB riscontrati nelle carni di pollo.

Questa è l'ulteriore conferma di come diossine e PCB che escono dai camini degli inceneritori di vecchia e nuova generazione si ritrovano poi nei terreni, nei cibi che mangiamo, nell'acqua e... alla fine della catena, nel latte materno e poi nei nostri bambini.

ALLATTARE I PROPRI FIGLI CON SERENITA’ E’ UN DIRITTO BASILARE:

LE DONNE VOGLIONO TRASMETTERE LA VITA E NON VELENI AI PROPRI FIGLI

Amministratori e ASL, alle preoccupate proteste dei cittadini, hanno risposto che il livello di contaminazione è alto, ma tant’è…. questo succede in tutte le realtà industrializzate!

Abbiamo scoperto che dicono il vero….questa è la pesante realtà che si registra in tutte le aree dove sono in funzione impianti di incenerimento, impianti industriali e quant’altro

Noi, donne che ci firmiamo DONNE PER LA VITA, ci chiediamo e chiediamo a voi:

· E’ questo il progresso?

· I nostri bambini sono sempre più ammalati: allergie, asma, infezioni respiratorie, , ma anche tumori: è questo ciò che vogliamo per loro?

· E’ questo il futuro che stiamo preparando ai nostri figli ?

· Davvero vogliamo una società che non solo brucia risorse, quando potrebbe riutilizzarle, ma che brucia anche la vita?

NOI DICIAMO BASTA!

Noi vogliamo la SALUTE per i nostri figli

Noi non vogliamo avvelenarli già prima di nascere e poi col nostro latte!

Facciamo appello alla vostra ragione, al senso di responsabilità, all’amore, all’affetto che anche voi non potete non nutrire verso le vostre creature, unitevi a noi per fermare questo scempio, siate anche voi Donne per la Vita!

Una firma per la vita:

Donne per la Vita..

Riceviamo dalla Dottoressa Patrizia Gentilini tramite il Dottor FRANCESCHI
Campagna per la difesa del latte materno

Carissime,
vi mando quanto è stato "partorito" per quanto attiene la campagna di sensibilizzazione circa la difesa del latte materno.
Come vedete c'è una lettera su cui raccogliere nel più breve tempo possibile firme di SOLE DONNE e poi il manifesto da far stampare ed affiggere per chi volesse.
Salute permettendo conto di raggiungere domenica/lunedì ad Assisi il mio amico di Trento che sta portando a piedi una lettera a San Francesco, cercherò di unirmi a lui e di INGINOCCHIARMI a nome di tutte voi davanti al Patrono d'Italia chiedendo PERDONO a nome di questo mondo schifoso che è arrivato a farci avvelenare anche i nostri figli.
Sono SICURA che San Francesco e TUTTI I SANTI DEL PARADISO ci daranno la forza per continuare la battaglia e VINCERE LA NOSTRA LOTTA IN DIFESA DELLA VITA!
Trovate entro sabato altre decine di firme, all'inizio metterei le donne di Montale poi tutte le altre, solo nome cognome e città di provenienza, ovviamente inviatemene copia
Un abbraccione

Patrizia Gentilini
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Tratto da Terra«Così l’inquinamento modifica il genoma»
Valerio Ceva Grimaldi
Ernesto Burgio.png
INTERVISTA. Parla Ernesto Burgio,coordinatore nazionale del Comitato scientifico dell’Isde: «L’esposizione continua ad agenti nocivi come metalli pesanti e particolato ultrafine crea le premesse alle mutazioni che daranno origine ai tumori».

Ernesto Burgio, coordinatore del Comitato scientifico di Isde Italia, l’associazione dei medici per l’ambiente affiliataall’International Society of Doctors for the Environment, gira da anni il Paese per illustrare le nuove frontiere del dna, ed in particolare il fondamento scientifico delle modifiche del nostro programma genetico. Secondo molti scienziati sono alcuni fattori esogeni (inquinanti chimici, virus, radiazioni ionizzanti) a determinare una sorta di stress genetico, che nel giro di alcuni anni o decenni si traduce in vere e proprie mutazioni. Piuttosto che spendere ingenti somme nel settore sanitario solo per le cure, i medici e ricercatori dell’Isde indicano dunque da decenni la strada obbligata della prevenzione primaria:meglio evitare di costruire un impianto inquinante e inutile piuttosto che ignorarne le ricadute ambientali ed esser poi costretti a curare chi ne subisce gli effetti nocivi. In altre parole: meglio cominciare a combattere le cause dei tumori invece di puntare esclusivamente su cure costose e troppo spesso tardive.Leggi l'articolo integrale

2010/02/28 Enel : la centrale assassina di Cerano... di Gianni Lannes

Tratto da TerraNostra

Enel : la centrale assassina di Cerano

di Gianni Lannes

A Cerano in provincia di Brindisi, in riva al Mare Adriatico sorge la centrale termoelettrica più grande d’Europa. L’impianto si estende su di una superficie di 270 ettari e vanta una potenza di 2.640 megawatt (suddivisi in quattro sezioni policombustibili). Le emissioni di anidride carbonica (CO2) della “Federico II” ammontano ufficialmente a 14,9 milioni di tonnellate annue. A poca distanza in linea d’aria l’altra centrale di Brindisi, la EdiPower emette quasi tre milioni di tonnellate di CO2. Gli effetti di questa mole inquinante sono stati rilevati con riscontri scientifici inoppugnabili. Infatti le analisi svolte dalla Direzione “qualità della vita” del ministero dell’Ambiente e validate dall’Arpa hanno riscontrato la presenza di pesticidi e metalli pesanti oltre i limiti consentiti nelle coltivazioni di ortaggi destinati alla vendita, nel sottosuolo e nella falda profonda del territorio compreso tra Brindisi e Cerano. Ossidi di azoto e di zolfo, oltre a nanoparticellle e microinquinanti di vario genere danzano allegramente nei polmoni degli ignari (o quasi) salentini. In questo scenario la città di Lecce appare colpita direttamente dalle incidenze neoplastiche diffuse dal Registro tumori jonico – salentino. La classifica delle tre province salentine configura proprio Lecce al primo posto con un’incidenza pari all’11,8 per cento dei casi di tumore alle vie respiratorie, seguita dai due poli industriali del territorio, Brindisi (9,3 per cento) e Taranto (8,3 per cento). L’impianto di Cerano è collegato tramite quattro elettrodotti a 380kV alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si snodano le linee nazionali. Il complesso comprende quattro gruppi turbina – alternatore, quattro torri per i generatori di vapore, due sale di controllo, gli spazi dei trasformatori, un parco combustibili liquidi e un piazzale per lo stoccaggio del carbone, gli impianti per il recupero ceneri e per i condensatori, la ciminiera dove sono convogliati i fumi ed il canale di scarico in mare aperto. Già nel 1995 l’ministero dell’Ambienteaveva valutato l’area di Brindisi a “grave rischio ambientale”. Nonostante gli ingenti finanziamenti europei le bonifiche non sono mai state avviate, mentre le multinazionali del crimine col beneplacito dello Stato italiano (e decreti ad hoc) continuano ad inquinare impunemente. Fitto, Palese, Poli Bortone, Vendola: il Salento non è una cartolina; sbaraccate subito i vostri teatrini. Il destino dei sudditi italiani, soprattutto meridionali è segnato: ammalarsi e morire in silenzio per soddisfare i profitti dei soliti avidi speculatori, mentre i politicanti se la spassano a nostre spese. A quando una rivolta sia pure morale? Non siete stufi di seppellire cadaveri innocenti?

Il video della centrale ENEL di Cerano su TerraNostraVideo-channel

27 febbraio 2010

2010/02/27" Inquinamento, nemico dei bambini:Imputato principale: l'aria che respiriamo?/ IMPORTANZA DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA.


Inquinamento, nemico dei bambini
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Imputato principale: l'aria che respiriamo?

Nell’aria esterna sostanze diverse in relazione al tipo di emissione, alle condizioni geografiche, climatiche e atmosferiche, costituiscono insiemi di inquinanti che interagiscono. Le conseguenze sulla salute sono determinate dalle miscele di molecole e composti che agiscono contemporaneamente e con effetto sinergico.

Generalmente in Italia le misurazioni regionali dell’inquinamento dell’aria si avvalgono di rilevatori fissi che monitorizzano il territorio e permettono di individuare i livelli dell’inquinamento di fondo comuni in ampi territori geografici; nei capoluoghi di provincia altre postazioni registrano le concentrazioni urbane. Nelle grandi città generalmente la qualità dell’aria è peggiore perché all’inquinamento di fondo si sommano le emissioni urbane che sono dovute in gran parte al traffico veicolare.

Particolato, ossidi di azoto e di zolfo, ossido di carbonio, ozono,composti organici e alcuni metalli pesanti come il piombo, sono gli inquinanti con maggiori evidenze di tossicità. Nei Paesi sviluppati l’utilizzo di carburanti privi di piombo ha ridotto l’esposizione a questo inquinante che rappresenta ancora un serio rischio per la salute dei bambini nei Paesi in via di sviluppo. I veicoli in molte città costituiscono, comunque, la maggior sorgente di emissione di inquinanti atmosferici, il traffico urbano contribuisce all’inquinamento di fondo e incrementa i livelli di inquinanti con emissioni dirette. La concentrazione di alcuni inquinanti come ossidi di azoto e fumo nero è molto più elevata lungo le strade a traffico intenso.In Italia le emissioni da particolato PM10 da trasporto stradale sono più del doppio di quelle dovute a riscaldamento residenziale.

I bambini sono i più vulnerabili?
I rischi per la salute dovuti all’inquinamento ambientale sono maggiori per le popolazioni più vulnerabili, primi tra tutti i bambini, che sono più suscettibili, sia durante la vita fetale, che dopo la nascita e poco sicuri. Quasi la metà delle malattie correlate all’ambiente tende a gravare maggiormente sui bambini sotto i cinque anni. La particolare suscettibilità dei bambini deriva dalle caratteristiche biologiche dei loro vari stadi di sviluppo (dal concepimento fino all’adolescenza), dal tempo di esposizione più lungo e dagli effetti dell’accumulo a lungo termine, nei tessuti, di sostanze tossiche che si trasmettono di generazione in generazione (bioaccumulazione).
Secondo l’OMS nella «Regione Europea» (corrispondente all’Europa più i Paesi dell’ex URSS) circa un terzo del carico totale di malattie dalla nascita fino ai 18 anni può essere causato da ambienti non sani.

L’età evolutiva, infatti, è per vari motivi la più esposta agli inquinanti atmosferici. L’apparato respiratorio del bambino è vulnerabile perché in via di sviluppo, in quanto la maggior crescita volumetrica e la maggior evoluzione strutturale del polmone avvengono fra l’età di un mese e i 7 anni. I due terzi degli alveoli si sviluppano per segmentazione degli alveoli primitivi dopo la nascita, soprattutto nei primi 18 mesi di vita e, la differenziazione, la ramificazione e lo sviluppo delle vie aeree continuano fino ai 18-20 anni.Altri motivi di vulnerabilità, specie per i bambini più piccoli, sono dovuti all’inalazione di maggiore volume di aria rispetto all’adulto in rapporto al peso corporeo e alla relativa maggiore inalazione di inquinanti, all’immaturità metabolica e immunologica, all’elevata frequenza di infezioni respiratorie e alla scarsa consapevolezza del rischio.

Quali le conseguenze nel breve e nel lungo periodo?

L’esposizione a breve termine al particolato PM10, spesso considerato come indicatore per definire l’inquinamento atmosferico complessivo, comporta, per ogni incremento di concentrazione di 10 gr/m3, nel bambino di età inferiore a cinque anni, un incremento di mortalità a breve termine dello 1,66%, valore tre volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale.Nel bambino l’esposizione acuta agli inquinanti atmosferici comporta sintomi respiratori come tosse e respiro sibilante, infezioni delle basse vie respiratorie e riduzione transitoria della funzionalità respiratoria; negli affetti da asma si associa a incremento di sintomi, di numero di ricoveri e di uso di farmaci.

Nella popolazione l’inquinamento dell’aria nei centri urbani determina tra il 3% e l’8% della mortalità totale, con valori che arrivano al 15% nelle zone più inquinate.L’esposizione durante la gravidanza si associa ad alterato sviluppo del polmone nel feto e maggior rischio di morte del lattante, l’esposizione a lungo termine nel bambino è associata a riduzione dello sviluppo polmonare e conseguente riduzione persistente della funzionalità respiratoria.

C’è un rapporto diretto fra lunga esposizione ad elevate concentrazioni di inquinanti e maggior incidenza di sintomi e di infezioni respiratorie; negli asmatici le concentrazioni elevate si correlano a maggior rischio di persistenza di sintomi e maggior numero di crisi asmatiche gravi. È plausibile che gli inquinanti atmosferici abbiano un ruolo nel facilitare la sensibilizzazione allergica; il praticare molto sport in ambienti con elevate concentrazioni di ozono si associa inoltre a maggior incidenza di asma.Infine, mentre è certo il ruolo di alcuni metalli pesanti come piombo e mercurio nel determinare alterazioni dello sviluppo neurocomportamentale, non è ancora possibile stabilire una relazione causale fra inquinamento atmosferico e tumori nei bambini.

Cosa si può fare?

Nel 2004 l’OMS Europeo, con la IV Conferenza Ministeriale Europea sull’Ambiente e la Salute del Bambino, riconoscendo come priorità la necessità di ridurre gli effetti avversi dell’inquinamento atmosferico, ha formulato specifiche raccomandazioni per i governi con l’obiettivo di permettere ai bambini di respirare aria pulita. Le azioni individuate comprendono anche interventi per rendere le aule scolastiche libere da inquinamento, l’intervento educativo su insegnanti, genitori e ragazzi relativamente ai pericoli dell’inquinamento dell’aria esterna e la promozione e il coinvolgimento dei bambini delle scuole e delle comunità nel sostenere e diffondere informazioni sulle politiche a favore di un’aria pulita.

Anche i pediatri, come tutti i professionisti della salute, hanno un ruolo sia a livello individuale sia a livello delle comunità su questi temi. Chi meglio del pediatra infatti può informare famiglia, bambini e adolescenti sui rischi connessi all’esposizione ambientale? E quindi insieme a loro agire sui responsabili istituzionali delle politiche ambientali?

Il pediatra, inoltre, può dare suggerimenti anticipatori su come ridurre l’esposizione agli inquinanti e informare le famiglie sui dati disponibili a livello locale sulle concentrazioni di inquinanti di aria e acqua, e sull’esistenza di leggi che fissano i limiti di inquinamento ambientale.

A cura di Stefania Mengoni

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L'IMPORTANZA DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA


UNA SENTENZA DELLA CORTE DEI CONTI CAMPANA, OLTRE CHE AI DANNI RELATIVI ALL'AMBIENTE METTE IN MOSTRA ANCHE QUALI SONO I DANNI ECONOMICI RELATIVI ALLA MANCATA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

Oltre che un danno all'ambiente, la mancata raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani costituisce per l'Erario un danno economico.
La sentenza
1492/2009 della Corte dei Conti infatti sentenzia che, qualora la raccolta non venga effettuata, i comuni debbano risarcire lo Stato per una spesa non prevista.
La sentenza è stata emessa contro il Comune di Marcianise e contro il sindaco inerte di fronte ad un problema grave come quello relativo ai rifiuti.
La Corte dei conti ha stabilito per il comune campano un danno che supera i 450 mila euro.
In base alla sentenza le sanzioni possono essere progressive nei confronti dei comuni che dovessero mostrarsi inefficienti nella promozione della raccolta differenziata ed impreparati alla bisogna.
Sono tre i danni contestati che hanno dato poi l'esito della sentenza.
Innanzi tutto un danno eccessivo per il Comune che ha dovuto pagare all'Ente preposto la *tariffa di smaltimento rifiuti* per il conferimento dell'indifferenziato che si sarebbe evitata qualora la raccolta differenziata fosse stata attuata; altro danno, sempre in conto alle casse comunali è costituito dai mancati introiti che si sarebbero potuti ricavare dalla vendita del materiale riciclato.
Terza, ed ultima contestazione, è il danno provocato, oltre che al Comune, anche all'Erario, costituito dal collasso del piano integrato dei rifiuti e dei costi emergenti, cui l'insufficiente raccolta ha costretto uno smodato ricorso al conferimento in discarica mentre le normative Europee impongono il ricorso alla discarica solo come
Extrema ratio....


Felice Airoldi portavoce del Comitato per Scarpino
PRESIDIO PERMANENTE NO GASSIFICATORE di SCARPINO

26 febbraio 2010

2010/02/26 Dichiarazione ambientale : La foglia di ficoConfrontarsi con le Centrali termoelettriche in Liguria


Tratto da" Uomini Liberi

CERTIFICAZIONI E INTIMIDAZIONI

L’occasione della presentazione della dichiarazione ambientale da parte di Tirreno Power(l’ennesima tentativo da parte dell’Azienda di sottrarsi al dibattito sul monitoraggio degli agenti inquinanti richiesto dalle associazioni ambientali, confondendo l’opinione pubblica.E’ opportuno spiegare...

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Tratto da PonentevarazzinoNews

centrale_termoelettrica.jpgConfrontarsi con le Centrali termoelettriche in Liguria

Genova, Savona, La Spezia … la Liguria, devono fare giornalmente i conti con le problematiche strettamente legati e consequenziali alla presenza di una centrale termoelettrica sul proprio territorio; un tema di pressante attualità e vivace discussione, tra contrapposti pareri ed interessi, come spesso succede quando si trattano questioni complesse e di rilevante impatto socio-ambientale ed economico.

Pubblichiamo il comunicato sull’argomento inviatoci da “Italia dei Diritti”, al solo ed unico scopo di favorirne la conoscenza e stimolare l’interesse di chi segue il nostro impegno sociale.

Centrali termoelettriche in Liguria, lo sfogo di Ferraioli.

Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti:”Paghiamo da decenni il prezzo delle politiche dell’Enel”

“Da decenni ormai la Liguria paga a prezzo altissimo le politiche energetiche di Enel, altamente inquinanti. La Spezia, città dove risiedo e dove è situata una delle centrali elettriche liguri, ha purtroppo un’altissima percentuale di malattie polmonari, anche di natura tumorale”. L’amara constatazione di Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti, prende spunto dal dossier “Stop al carbone” reso noto da Legambiente. Analizzando i dati dell’inquinamento prodotto dal carbone nelle centrali termoelettriche, si scopre infatti che la Liguria ospita tre delle dieci strutture più inquinanti d’Italia, a Genova, La Spezia e Vado Ligure.

Nel mirino dell’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro c’è soprattutto l’Enel la quale “continua a propinarci l’idea che il combustibile fossile sia relativamente dannoso, adducendo come motivazione il fatto che si approvvigioni di un tipo di carbone statunitense apparentemente meno inquinante, sul quale però non ci sono dati scientifici di conferma”.

Ribadita in maniera ferma la contrarietà ad un ritorno del nucleare, per Ferraioli l’unica via d’uscita sono le energie alternative:” L’Italia deve investire in maniera importante nelle energie rinnovabili per garantire un futuro alle prossime generazioni. Purtroppo finora, forse per colpa di interessi privati, questa volontà è decisamente mancata”.

Fonte: Ufficio stampa Italia dei Diritti

2010702/26 Questa è giustiziaTAR Lecce sospende il progetto della Northern Petroleum ltd al largo delle coste pugliesi

Tratto da" ll blog del comitato per Taranto "

Questa è giustizia

TAR Lecce sospende il progetto della Northern Petroleum ltd al largo delle coste pugliesi

Legambiente Puglia: “Soddisfatti per la decisione del Tar perchè è indubbia l'incompatibilità ambientale del progetto”

Con ordinanza in data odierna (130/2010) il Tar di Lecce ha sospeso gli effetti delle autorizzazioni ambientali rilasciate dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e dal Ministero Per i Beni e Le Attività Culturali per l'esecuzione dei sondaggi petroliferi previsti al largo delle coste pugliesi. Il Tar ha accolto i rilievi dei Comuni di Fasano e Ostuni e della Regione Puglia, evidenziando vizi di procedura e carenze sostanziali, inerenti l'insufficiente valutazione degli impatti ambientali previsti. Legambiente Puglia si accinge ad intervenire al fianco delle istituzioni pugliesi e a sostenere le loro azioni per la tutela del territorio e dell'ambiente marino.
“Oggi, Legambiente Puglia può esprimere piena soddisfazione per la decisione del Tar - dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia – e lo stesso sentimento è condiviso dai sindaci dei comuni coinvolti dallo scempio, da tutti i cittadini e dalle associazioni che hanno partecipato in massa alle manifestazioni di protesta del 23 gennaio a Monopoli e del 20 febbraio ad Ostuni. L'intero progetto presentato dalla società petrolifera, a partire dalla tecnica di prospezione geofisica denominata Air-gun, è fortemente impattante per l'ambiente, le attività produttive e il turismo delle coste pugliesi, come ha palesato il Tar nell'ordinanza.”

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Tratto da "Il corriere del mezzogiorno.it "

Petrolio in mare, il Tar ferma le trivelle

Bloccato il via libera ai lavori per la ricerca di idrocarburi davanti la costa. E’ scontro politico

Trivelle in azione
Trivelle in azione
BARI
— Per ora si smette di ricercare il petrolio davanti alla costa di Monopoli, Fasano, Ostuni. Il Tar di Lecce ha dato ragione ai ricorrenti (Regione, Comuni di Fasano e Ostuni) contro un provvedimento del ministero dell’Ambiente che aveva dato il via libera alla società inglese Northern Petroleum intenzionata ad estrarre idrocarburi nel mare Adriatico.«Una grande vittoria per il territorio regionale», definisce la sentenza Fabiano Amati. L’assessore pugliese ai Lavori pubblici spiega - da avvocato - che il tribunale amministrativo,«accogliendo il principio di prevenzione permette una tutela anticipata nei confronti dei rischi di disastro ambientale e individua l’illegittimità dell’azione del governo nazionale».Nel merito - aggiunge il collega responsabile dell’Ambiente Onofrio Introna - il provvedimento ministeriale «ha sottovalutato il carattere inquinante della tecnica di prospezione geofisica denominata "Air gun"», che consiste nell’utilizzo di cavi collegati a macchinari che producono ultrasuoni che danneggiano la fauna marina, ma anche l’ecosistema, con ripercussioni negative sull’economia legata alla pesca e sulla vocazione turistica di questa fascia di litorale. Inoltre, aggiunge Introna, si è proceduto senza la nomina di un rappresentante regionale nella commissione ministeriale competente nella Valutazione di impatto ambientale. ..........

25 febbraio 2010

2010/02/26 Il governo depenalizza gli scarichi.Il 62% italiani è preoccupato per inquinamento acque/Finalmente l'inchiesta ILVA!

Tratto da Terra

Il governo depenalizza gli scarichi. I Verdi denunciano l'ecovergogna

SIMONETTA LOMBARDO
IL CASO. Il 2 febbraio il Parlamento ha approvato una norma che prevede semplicemente una multa per chi sversa molte sostanze inquinanti nei fiumi. Bonelli: «In questo paese gli inquinatori come i criminali la fanno sempre franca».
Chi ha inquinato il Lambro pagherà? Forse, ma con maggiore difficoltà, a partire dall’inizio di febbraio. La magistratura indaga sulle colpe e sui colpevoli dello sversamento di idrocarburi che ha ucciso il fiume e messo a rischio l’agricoltura, gli ecosistemi e la stessa fornitura di acqua potabile di una parte della Lombardia e che tra poco arriverà in Adriatico. Con tutta probabilità, in quella vicenda si troveranno profili penali, soprattutto se c’è stato - come ora sembra - un sabotaggio per far chiudere la fabbrica e permettere una lottizzazione.

Ma pochi giorni fa la maggioranza ha approvato una legge che depenalizza ulteriormente i reati di contaminazione delle acque, rendendo più facile la vita all’industria inquinante e più difficile la vita a chi deve contrastarla. Il 2 febbraio scorso, infatti, è stata licenziata una modifica al codice ambientale (la legge delega voluta dal precedente governo Berlusconi, la 152 del 2006) che indebolisce le sanzioni: «La legge dell’ecovergogna» la definisce il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha denunciato la depenalizzazione messa in atto dal Governo: «In questo paese gli inquinatori come i criminali la fanno sempre franca».


La norma prevede infatti che può essere perseguito penalmente solo chi scarica inquinanti ad altissima tossicità, come mercurio, cadmio e gli stessi idrocarburi “oltre i valori limite” consentiti dalla legge. Gli altri – quelli sotto i valori limite dei veleni- se la cavano con una multa che va da 3.000 a 30.000 euro, così come quelli che scaricano sostanze meno tossiche anche se inquinanti. «Il problema è nel manico», afferma Maurizio Santoloci, uno dei magistrati che hanno fatto la giurisprudenza ambientale italiana.

«In realtà nessuno può provare, secondo la costruzione delle nostre leggi, che quell’industria ha inquinato: anche se in quel tratto di fiume si trova arsenico e la fabbrica che lo produce come scarto è a 20 metri di distanza, devi dimostrarlo trovando nel pozzetto di scarico dell’impianto una quantità di inquinanti superiore a quella consentita. Naturalmente avvisando prima dell’ispezione».

Secondo Santoloci «le modifiche alle sanzioni allo scarico delle acque reflue industriali sono un regalo agli inquinatori» ma di fatto intervengono in una situazione in cui «c’è una legislazione contro l’inquinamento che è di forma ma non di sostanza». Se quindi nel Lambro ci fosse stato un inquinamento accidentale, per far scattare il reato penale occorrerebbe che qualcuno avesse colto in flagrante chi stava immettendo idrocarburi “oltre i valori limite”.

«La magistratura sta lavorando e troverà le risposte. Ma a livello politico non ci sono dubbi. C’è in atto una depenalizzazione di tutto quello che può essere depenalizzato», taglia corto Gianfranco Amendola, il primo di quei “pretori d’assalto” che hanno fatto fare il salto alla politica ambientale. «Il governo non va certo nella direzione di inasprire le sanzioni per chi inquina. E la legge per la creazione dei crimini ambientali non è mai decollata: ci sono delitti contro la vita, la proprietà ma non contro l’ambiente che poi significa la salute di tutti».

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Ambiente/ Il 62% italiani è preoccupato per inquinamento acque di Apcom
Demoskopea: l'88% si dice preoccupato per il futuro,

25 feb. (Apcom) - Il 62% degli italiani si dice preoccupato per l'inquinamento delle acque, il 61% per linquinamento dell'aria e il 60% è preoccupato per il problema dello smaltimento rifiuti. Il dato emerge da una indagine di Demoskopea, istituto di ricerche sociali e di mercato, verificare l'importanza attribuita dai consumatori all'interesse e alla preoccupazione delle imprese italiane, delle banche e delle realtà finanziare in particolare, per i temi ambientali. L'88% del campione coinvolto, su mille consumatori, è "emotivamente" preoccupato per il futuro e un 85% ritiene che negli ultimi anni l'ambiente e il clima siano divenuti argomenti cruciali, degni della massima attenzione. Leggi l'articolo integrale

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PAURA DELTA DEL PO: CORSA PER FERMARE L'ONDA NERA

EMERGENZA AMBIENTE
Il pericolo scorre ora verso il delta del Po, pronto per arrivare al mare dritto all'Adriatico, mettendo a rischio un intero sistema ecologico ed economico: l'onda 'nerà - di olio combustibile, petrolio - che ha invaso il fiume Lambro, poi riversatasi nel Po, sta provocando un'emergenza non solo ambientale, per gli animali e per l'agricoltura, di una delle zone umide tra le pi— importanti d'Europa.
. Allora, dice Stefano Leoni, presidente del Wwf, è «necessario scongiurare che l'ondata di petrolio arrivi al Delta del Po, dove gli effetti potrebbero essere devastanti». Oltre a essere un habitat naturale, in questa zona - riferisce la Coldiretti - si produce «il 40% del Prodotto interno lordo, il 37% dell'industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione agricola».
Un'emergenza che «mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, dove si coltiva ed alleva un terzo del made in Italy alimentare».
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Tratto dal blog del "Comitato per Taranto"
Giovedì 25 Febbraio 2010
FINALMENTE L'INCHIESTA ILVA!