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15 giugno 2018

Patrizia Gentilini :Tumori, l’Italia è tutto un Sin?

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Tumori, l’Italia è tutto un Sin?

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L’aggiornamento al 2013 di recente diffuso dall’ Istituto superiore di Sanità sullo studio Sentieri, ovvero l’indagine sullo stato di salute delle popolazioni residenti in territori fortemente inquinati, conferma quanto già in precedenza emerso: vivere in prossimità di industrie inquinanti, petrolchimici, inceneritori, discariche etc è un importante fattore di rischio per la salute. Sono circa sei milioni (il 10% della popolazione italiana) coloro che vivono in aree di questo tipo, ma addirittura ciò accade per uno su tre sardi, come metteva in evidenza già nel 2015 l’ indimenticabile amico, il dottor Vincenzo Migaleddu, che abbiamo ricordato pochi giorni fa nel convegno “Sardigna Terra Bia”.
Nell’aggiornamento dello studio Sentieri colpiscono in particolare i dati sulla salute di bambini e giovani: tra 0 e 24 anni, complessivamente nelle aree inquinate aumenta del 9% l’incidenza di cancro ed addirittura si registra, rispetto alle medie regionali, un +66% di leucemie, un + 50% di linfomi, un + 36% di tumori testicolo e un +62% di sarcomi, patologie di particolare interesse in quanto potenziali patologie “sentinella” di esposizione a diossine, come già si è evidenziato per gli adulti.
A parte i tumori, anche per l’ospedalizzazione registra un eccesso del 6-8% per bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate. Nel primo anno di vita poi vi è un eccesso di ricoveri del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei ed un eccesso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani.
Tornando all’argomento tumori nell’infanzia e nell’adolescenza – per molti di noi da sempre prioritario – segnalo sull’ultimo numero del Bollettino dell’Ordine dei medici di Arezzo, a pagina 34, è pubblicato un articolo in cui si puntualizza come i tumori pediatrici abbiano un’ incidenza crescente e siano una delle principali cause di morte in questa età e motivo di grande preoccupazione. E’ ben vero che la sopravvivenza per i tumori pediatrici è molto aumenta­ta negli ultimi 40 anni, che la malattia può essere vissuta anche come opportunità , in grado di suscitare energie positive e capacità di resilienza – opportunità di straordinario valore quando ci si imbatte nel problema – ma è altrettanto vero che nessuno vorrebbe mai una esperienza del genere per i propri bambini, non scevra in 2/3 dei casi di sequele a lungo termine.
Come ribadito già in tante altre occasioni i tumori nell’infanzia e nell’adolescenza sono in aumento in tutto il mondo: dal 1980 al 2010 si è passati fra 0 e 14 anni da una incidenza globale di 124 nuovi casi/anno ad una di 140 casi, la ricerca delle cause è argomento di grande interesse e passi importanti sono stati fatti nell’ottica della Prevenzione primaria.
Del triste primato che in tema di tumori infantile il nostro paese detiene mi sono occupata a più riprese: fra i 15 registri italiani che hanno partecipato all’indagine su Lancet ( di cui non è chiaro quanti coprano siti inquinati) tutti sono nettamente al di sopra di della media globale: il valore più vi si avvicina è quello di Siracusa con una incidenza di 149 casi, poi Trento con 155, ma in ben otto Registri l’incidenza è superiore ai 190 casi e in 4 addirittura oltre i 200.
Tornando allo studio Sentieri e volendo fare un paragone con la media internazionale direi che tutta l’Italia mi sembra un Sin! ....
Molto c’è da fare, mi auguro che il problema sollevi l’attenzione dei nuovi ministri dell’Ambiente e della Salute e che questi si attivino affinché il prossimo aggiornamento dello studio Sentieri registri un’inversione di tendenza. Questo sarebbe il più bel regalo ai bambini italiani!

Attilio Boner :Aumentano i bambini malati di asma: inquinamento e sedentarietà tra le cause

Tratto da  Superabile.it

"Il 12% dei bambini soffre di asma, e il 50% della popolazione è affetto da allergie come dermatiti atopiche, riniti allergiche e asma". I dati sono stati riportati da Attilio Boner ordinario di Pediatria all'Università degli Studi di Verona,.....

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ROMA - L'asma si presenta come una malattia respiratoria cronica delle vie aeree, e compare soprattutto in età pediatrica: l'80% dei casi asmatici sorgono entro i 4 anni, e solo il 20% negli adulti, soprattutto se obesi o fumatori. Sono questi i dati riportati da Attilio Boner, ordinario di Pediatria all'Università degli Studi di Verona, che ha partecipato al 74esimo Congresso della Sip a Roma con il tema 'Asma e non asma. Guida Pratica alla diagnosi’.

In Italia i numeri sono allarmanti: "Il 12% dei bambini soffre di asma, e il 50% della popolazione è affetto da allergie come dermatiti atopiche, riniti allergiche e asma", spiega Boner. L'asma è aumentata negli ultimi anni, e tra i principali imputati, secondo l'esperto, vi è l'inquinamento atmosferico: "Le piante attuali, per difendersi dall'inquinamento, producono proteine di difesa fortemente allergeniche che vanno a finire nei pollini". Per questa ragione, i pollini attuali sono molto più potenti rispetto a quelli di alcuni anni fa nel provocare reazioni allergiche. Un altro motivo per cui aumentano gli episodi di asma nei bambini è legato alla sedentarietà: "I bambini e i ragazzi di oggi sono assorbiti da pc e tv, e giocano meno per strada- continua Boner- Il movimento, al contrario, distende le vie aeree e provoca atti respiratori profondi, che proteggono dall'asma". Nei prossimi 30 anni, infatti, è previsto un aumento consistente di patologie da inattività fisica.Continua su  Superabile.it

Allarme malformazione nella Valle del Mela, pubblicato un nuovo studio della Regione Sicilia


Tratto da oggimilazzo
Allarme malformazione nella Valle del Mela, pubblicato un nuovo studio della Regione
 


È allarme malformazioni congenite a Milazzo e nella Valle del Mela. Almeno secondo quanto riportato nello studio dell’Assessorato Regionale della Salute “Stato di salute nelle della popolazione residente nelle aree a rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale per le bonifiche della Sicilia (Rapporto 2017)” (LEGGI QUI).
I dati sono veramente allarmanti. Le malformazioni congenite rappresentano uno dei principali indicatori dello stato di salute di una popolazione, soprattutto in situazioni di rischio sanitario per esposizioni a determinanti ambientali.

L’incidenza di malformazioni congenite risulta particolarmente elevata, e superiore alla media regionale, nel sito di Gela ed in quello di Milazzo.
Con riferimento alle malformazioni dell’apparato genitourinario, si evidenziano dei tassi più elevati rispetto alla media regionale a Gela e Milazzo. Limitatamente al sito di Milazzo si osservano valori più elevati per malformazioni dell’apparato Cardiovascolare.
L’osservazione di un incremento del numero di nati con malformazioni congenite è ritenuto un segnale di allarme sanitario per le comunità prossime ad aree industriali a elevato rischio di crisi ambientale. La plausibilità dell’esistenza di associazioni tra inquinanti presenti nell’ambiente e malformazioni congenite, totali e specifiche, è sostenibile sulla base della copiosa letteratura scientifica esistente.

«Questa è l’ennesima dimostrazione di ciò che affermiamo da anni – spiegano i rappresentanti dell’Adasc e del Comitato cittadini contro l’inceneritore del Mela – Il nostro territorio è malato a causa di un pressante inquinamento ambientale. Viviamo in un territorio nel quale è presente una grave crisi sanitaria. Ci aspettiamo un intervento urgente da parte dei sindaci quali massima autorità sanitaria locale».
Le associazioni chiedono con urgenza il riesame delle Autorizzazioni integrate ambientali (Aia) al fine di inserire le prescrizioni sanitarie che sono volte alla tutela del territorio e alla difesa della salute dei lavoratori e di tutta la cittadinanza.
«Prescrizioni sanitarie che ci piace ribadire prevedono limiti più restrittivi grazie all’applicazione delle migliori tecnologie disponibili – aggiunge Davide Fidone, presidente del comitato cittadini contro l’inceneritore del Mela – Questa è la conferma di quanto sia stato abusivo togliere le prescrizioni sanitarie redatte dai sindaci dal provvedimento finale del riesame dell’AIA della Raffineria di Milazzo

«Sulla salute dei bambini e dei cittadini non si può scherzare e bisogna intervenire con estrema urgenza. Chiederemo l’intervento di tutte le istituzioni che hanno il ruolo di tutela dell’ambiente e della salute pubblica – conclude Peppe Maimone dell’Adasc.

14 giugno 2018

Gruppo di intervento giuridico onlus :Volete continuare con le industrie inquinanti? Prendetevene la responsabilità. E’ un disastro annunciato, un bombardamento di metalli pesanti quotidiano e pluridecennale.......

Tratto da  Gruppo di intervento giuridico onlus


Portoscuso, polo industriale di Portovesme
Portoscuso, polo industriale di Portovesme
E’ stato recentemente pubblicato l’aggiornamento del Rapporto SENTIERI­ – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, progetto finanziato dal Ministero della salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (I.S.S.), avente quale obiettivo lo studio del rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (S.I.N.).
I dati emersi sono semplicemente drammatici, peggiori dei precedenti, e dovrebbero spingere qualsiasi persona di buon senso – in qualsiasi ruolo sia – a una rapida inversione di tendenza.
Chi vive nei siti S.I.N. ha un aumento del rischio di contrarre tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni, così l’eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo“.
Non solo.
Taranto, acciaieria Ilva
Taranto, acciaieria Ilva
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. Nel periodo di osservazione (2006-2013) ha significato un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio:nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne”.
Eppure, finora, da Taranto a Gela, a Portoscuso, nessuna seria modifica delle condizioni produttive e ambientali....
Portovesme,  bacino "fanghi rossi" bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)
Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)
Per esempio, a Portoscuso ci si vende l’anima pur di far ripartire – a spese pubbliche – il ciclo dell’alluminio primario (Alcoa, Eurallumina) pur paventandosi un disastro sotto il profilo ambientale e sanitario,[1] pur avendo prospettive negative sul piano economico.   Nemmeno la disponibilità all’esame di proposte alternative, come quella della trasformazione in polo dell’alluminio riciclato, meno inquinante, meno energivoro, con gli stessi posti di lavoro.
E’ un disastro annunciato, un bombardamento di metalli pesanti quotidiano e pluridecennale.......
Amministratori pubblici di ogni livello, uomini di Chiesa, sindacalisti, imprenditori, operai, cittadini, volete continuare così?
Bene, allora ognuno si prenda la sua parte di responsabilità.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


13 giugno 2018

Studio Sentieri (Iss) :Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Notizia Ansa 

Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Sentieri (Iss), +62% sarcomi, +66% leucemie, + 50% linfomi

Il sito Ilva di Taranto © EPA

Vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Emerge dallo studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Il dato riguarda solo quelli dove e' attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e' stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.
A illustrare questi dati e' stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, intervenuto oggi al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", presso il Ministero della Salute. "L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo", spiega all'ANSA Iavarone. 
Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, "l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate". La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. "Per quanto riguarda il primo anno di vita - sottolinea l'esperto - vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani".
"Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali - prosegue Iavarone - e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta". E' necessario, conclude, "proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento"
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell'apparato cardiocircolatorio. E' quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). 
 I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", tenutosi presso il Ministero della Salute. "Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta' di Casale Monferrato 'imbiancata' dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, "è stato osservato - nella popolazione generale, prosegue - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne". "Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti - conclude Comba - servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute". 

Leggi anche su Il Fatto Quotidiano:

Inquinamento, nei pressi dei siti contaminati eccesso di mortalità tra 4 e 5%. Tumori, +9% tra i più giovani


12 giugno 2018

Ministero della Salute : implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI

Tratto da Ministero della Salute

Un sistema permanente di sorveglianza

 epidemiologica nei siti contaminati: 

implementazione dello studio 

epidemiologico SENTIERI

immagine dello studio epidemiologico SENTIERI
Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI
Roma, 12 giugno 2018
M
Il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica nei SIN (Siti Industriali d’interesse nazionale) si pone come esigenza prioritaria per qualificare efficacemente le attività di prevenzione e le strategie di sanità pubblica, offrendo alle organizzazioni sanitarie e ambientali territoriali un quadro di conoscenze aggiornato sullo stato di salute delle popolazioni locali, attraverso un articolato e trasparente flusso d’informazioni.
Al riguardo l’implementazione del nuovo studio epidemiologico SENTIERI, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, finanziato e promosso attraverso le azioni centrali del CCM (Centro Nazionale per il Controllo delle Malattie), costituisce un sistema permanente di sorveglianza dei siti industriali contaminati, i cui risultati saranno presentati il 12 giugno prossimo presso il Ministero della Salute.
Il Workshop strategico si propone di presentare i risultati conseguiti nell’ambito dell’Azione centrale "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI" recentemente conclusasi. Verranno richiamati gli obiettivi e la metodologia adottati, le nuove conoscenze acquisite e l’approccio messo a punto per la comunicazione con le popolazioni interessate.
La finalità dell’evento è duplice:
  1. condividere le nuove conoscenze prodotte con il Ministero della Salute e le altre Istituzioni centrali e regionali con competenza in tema di siti contaminati e salute
  2. a partire dai lavori dell’Azione Centrale delineare una modalità per rendere permanente la sorveglianza epidemiologica nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche.
I risultati prodotti con l’approccio "Sentieri", nel corso di un decennio, dimostrano l’esigenza di istituzionalizzare un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica dei Siti Industriali Contaminati (ICS), sia a livello nazionale e sia nella Regione europea dell’OMS.

11 giugno 2018

Ansa :Greenpeace, da Ue più ambizione su rinnovabili-efficienza

Tratto da Ansa
Greenpeace, da Ue più ambizione
su rinnovabili-efficienza

Manifestazione in Lussemburgo, Consiglio discute target 2030

L'Ue deve darsi obiettivi più ambiziosi su rinnovabili ed efficienza energetica, migliorando le condizioni con cui i cittadini contribuiscono alla produzione di energia. E' il messaggio che 35 attivisti di Greenpeace da 8 Paesi europei hanno indirizzato ai ministri dell'energia, oggi riuniti in Lussemburgo per discutere dei nuovi target al 2030 per rinnovabili ed efficienza. Dai ministri si attende un'accelerazione sui due dossier, a pochi giorni dall'ultimo appuntamento per negoziare una posizione Ue con le altre istituzioni europee. 
Gli attivisti hanno accolto i ministri srotolando due striscioni con i messaggi (in inglese): “Il nostro sole. La nostra energia. Il nostro futuro” e “Rinnovabili = Azione per il clima”. Gli attivisti hanno inoltre aperto un sole gigante, composto da messaggi provenienti da centinaia di cittadini europei che chiedono all’Ue l’abbandono di combustibili fossili e nucleare, in favore delle fonti rinnovabili.

L’incontro si svolge a due giorni dall’ultima sessione di negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea sulla Direttiva Ue per l’energia rinnovabile. Le posizioni di Parlamento e Consiglio sono molto distanti tra loro, con quest’ultimo - spiega Greenpeace - che sta giocando al ribasso sugli obiettivi climatici e sta cercando di ostacolare la produzione di energia nelle mani dei cittadini. Mentre il nuovo governo spagnolo si è subito schierato in favore delle energie rinnovabili, c’è molta attesa per vedere quale sarà la posizione del governo italiano appena insediatosi , che potrebbe risultare decisiva per creare nuovi equilibri all’interno del Consiglio europeo. 

"Ci attendiamo che il nuovo governo, con Di Maio alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico, si schieri in favore di rinnovabili e generazione distribuita. Del resto, alcuni dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle in campagna elettorale sono stati proprio la difesa del clima e la produzione di energia nelle mani dei cittadini. È dunque il momento di essere coerenti e passare dalle parole ai fatti», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. "Nei prossimi giorni si deciderà il futuro energetico dell’Europa, e dell’Italia, per i prossimi dieci anni. Vedremo se il nostro Paese starà dalla parte dei cittadini e dell’ambiente o se continuerà a supportare le grandi aziende che inquinano il Pianeta e fanno profitti con i combustibili fossili", conclude.Continua qui

09 giugno 2018

Il Papa: «L’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà»

Tratto da Il Secolo XIX 
Papa Francesco:«La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!».

Città del Vaticano - Due anni e mezzo dopo l’accordo di Parigi, «le emissioni di CO2 e le concentrazioni atmosferiche dovute ai gas-serra sono sempre molto alte. Questo è piuttosto inquietante e preoccupante». Così Papa Francesco in Vaticano con i partecipanti al Simposio dirigenti imprese del settore petrolifero, del gas naturale e di altre attività collegate all’energia.
Secondo Bergoglio «destano preoccupazione anche le continue esplorazioni per nuove riserve di combustibile fossile». «Ecco perché c’è bisogno di discutere insieme - industriali, investitori, ricercatori e utenti - riguardo alla transizione e ricerca di alternative», ha detto. «La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!».
«L’individuazione di un adeguato mix energetico è fondamentale per combattere l’inquinamento, sradicare la povertà e promuovere l’equità sociale», ha sottolineato Francesco nell’udienza ai partecipanti al Simposio per i dirigenti delle principali imprese del settore petrolifero, del gas naturale e di altre attività imprenditoriali collegate all’energia svoltosi in Vaticano .
“Questi aspetti spesso si rafforzano a vicenda - ha spiegato -, dal momento che la cooperazione in campo energetico è destinata ad incidere sull’alleviamento della povertà, sulla promozione dell’inclusione sociale e sulla tutela ambientale». Secondo il Pontefice, «gli strumenti fiscali ed economici, il trasferimento di capacità tecnologiche e in genere la cooperazione regionale e internazionale, come l’accesso all’informazione, dovrebbero essere congruenti con tali obiettivi, che non vanno considerati frutto di una particolare ideologia, ma obiettivi di civiltà, che promuovono anche la crescita economica e l’ordine sociale». 
«Uno sfruttamento ambientale che invece non consideri le questioni di lungo periodo - ha aggiunto - potrebbe solo tentare di favorire una crescita economica a breve termine, ma con un sicuro impatto negativo in un arco temporale più ampio, incidendo sull’equità intergenerazionale così come sul processo di sviluppo». «È sempre necessaria - ha detto ancora papa Bergoglio - una oculata valutazione dell’impatto ambientale delle decisioni di natura economica, per considerare bene i costi umani e ambientali a lungo termine, coinvolgendo il più possibile nei processi decisionali le istituzioni e le comunità locali»


Papa ai petrolieri: “Non si può mettere in pericolo la Terra per avere più energia”Leggi  

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Il Papa alle imprese petrolifere: "Siete responsabili di poveri e ambiente"

Bergoglio ha sfidato i partecipanti allʼincontro a usare la loro "audace immaginazione" e a creare strade che tengano conto dei più poveri, delle diverse specie e di tutto lʼecosistema

Agenzia europea dell 'ambiente Un ambiente pulito è fondamentale per la salute e il benessere umano.

European Environment Agency
Tratto da Agenzia europea dell 'ambiente 
Un ambiente pulito è fondamentale per la salute e il benessere umano. Tuttavia, le interazioni tra l'ambiente e la salute umana sono estremamente complesse e difficili da valutare. Questo rende il ricorso al principio di prudenza particolarmente utile. Gli impatti meglio conosciuti sulla salute sono associati all'inquinamento atmosferico, alla scarsa qualità dell'acqua e a condizioni igienico-sanitarie insufficienti. Molto meno si sa sugli impatti sulla salute delle sostanze chimiche pericolose. Il rumore è una questione emergente per l'ambiente e la salute. Anche il cambiamento climatico, l'impoverimento dell'ozono stratosferico, la perdita di biodiversità e il degrado del suolo possono incidere sulla salute umana Leggi tutto


Grazie alla legislazione, alla tecnologia e all’abbandono progressivo dei combustibili fossili altamente inquinanti, negli ultimi decenni la qualità dell’aria in Europa è migliorata. Tuttavia, l’inquinamento atmosferico continua a incidere negativamente sulla salute di tante persone, specialmente nei centri urbani; a causa della sua complessità, la lotta a questo tipo di inquinamento richiede un’azione coordinata a molti livelli. Per coinvolgere i cittadini, è essenziale fornire loro informazioni tempestive e accessibili. Questo è proprio lo scopo del nostro indice europeo della qualità dell’aria, recentemente introdotto. I miglioramenti della qualità dell’aria non solo farebbero bene alla nostra salute, ma potrebbero anche contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Intervenire in modo coerente a tutti i livelli, da quello locale a quello globale

L’inquinamento atmosferico differisce a seconda dei luoghi. Diverse sostanze inquinanti vengono rilasciate nell’atmosfera da un’ampia gamma di fonti; in Europa i maggiori responsabili delle emissioni di inquinanti atmosferici sono: il trasporto su strada, l’agricoltura, le centrali elettriche, l’industria e i nuclei domestici. Una volta nell’atmosfera, questi inquinanti si possono trasformare in nuove sostanze inquinanti e diffondersi. Continua qui 

08 giugno 2018

SVILUPPO SOSTENIBILE: La qualità dell’ambiente è qualità di vita

tratto da  IL SOLE24 ORE 
SVILUPPO SOSTENIBILE

La qualità dell’ambiente è qualità di vita

(Marka)
Europa ha appena celebrato la settimana dell’ambiente e delle problematiche a esso correlate: temi, come l’inquinamento atmosferico in particolare, che riguardano l’intera collettività e hanno un impatto diretto sulla salute degli individui. Un argomento di grande importanza per le implicazioni che riguardano tutti noi e per le responsabilità che la gravità della situazione attuale comporta. L’inquinamento dell’aria è diventato la quarta causa di morte in assoluto a livello mondiale e rappresenta la principale causa ambientale di morte. Secondo l’Oms ogni anno muoiono circa 7 milioni di persone a causa dell’esposizione all’aria inquinata e l’Italia è, purtroppo, uno dei Paesi europei in cui si muore di più e dove le ormai famigerate polveri sottili sono responsabili di una riduzione di più di un anno dell’aspettativa di vita.
Dati certo preoccupanti se si considera che gli Obiettivi di sviluppo sostenibile promessi e approvati dalla Commissione statistica dell’Onu, prevedono, entro il 2030, di «ridurre sostanzialmente il numero di decessi e malattie da sostanze chimiche pericolose»lo”. Inoltre, l’inquinamento atmosferico è l’emergenza globale destinata a causare nei prossimi decenni, secondo l’Ocse, un impatto, oltre che sulla salute pubblica, sempre più devastante sull’economia per cui l’inquinamento atmosferico costerebbe ogni anno 1.600 miliardi di dollari ai Paesi industrializzati in termini di impatto sulla salute, ovvero decessi e malattie.
La salute e il benessere dei cittadini sono la risorsa più importante di un territorio e il prisma attraverso il quale è possibile interpretare le condizioni di una città (la sua sostenibilità o insostenibilità). La salute ed il benessere di un territorio rappresentano, in definitiva, un elemento fondamentale della nozione di bene comune e interesse generale che si dovrebbe promuovere attraverso un processo di rigenerazione e pianificazione urbanistica. Taranto, Priolo, Porto Marghera sono esempi di città dove si è prodotta la ricchezza economica di una regione, ma sono anche diventate la più grande minaccia alla salute degli abitanti. Esiste una evidenza empirica sul “costo” della prosperità economica urbana sulla salute in termini di riduzione della speranza di vita, riduzione della capacità di affrontare e superare molte malattie. Tutto questo, in ultima analisi, riduce sostanzialmente i benefici “netti” dello sviluppo economico.
Se la criticità dello status quo è un dato condiviso, occorre investire ulteriormente nella ricerca, nell’analisi scientifica e tecnologica per migliorare la conoscenza sui rapporti causa-effetto, per identificare gli approcci più efficaci, i modelli e gli strumenti più idonei. Siamo ancora molto “ignoranti”. Occorre fare un grosso sforzo per strutturare in modo rigoroso e coerente tutte le informazioni e i dati di cui già disponiamo, ma che sono spesso non confrontabili o difficilmente disponibili, per mettere a fuoco in modo efficace il rapporto tra ambiente e salute. L’agire responsabile richiede una serie di attività, riassumibili in alcuni punti essenziali.
 Occorre partire dall’evidenza empirica dell’impatto dell’inquinamento sulla salute, migliorare questa conoscenza e diffonderla quanto più possibile per promuovere processi di partecipazione dal basso e risvegliare una coscienza critica sul territorio
Occorre costruire reti di alleanze tra diversi stakeholder della società civile per dare solida consistenza alla domanda di cambiamento e promuovere una diffusa cultura della responsabilità. È opportuno proporre e costruire una visione strategica della città che incorpori i benefici delle scelte di sviluppo (siano esse urbanistiche, economiche, imprenditoriali) sulla salute, utilizzando i diversi strumenti valutativi disponibili e che sono peraltro suggeriti dall’Oms.
 È necessario richiamare le istituzioni competenti (locali, regionali e nazionali) alle loro responsabilità richiedendo, ed esigendo, una pianificazione, non solo urbanistica, che sia attenta a tutti gli spazi pubblici urbani e agli impatti del loro utilizzo sulla salute, e che adoperi tutti gli strumenti di valutazione degli impatti sulla salute (in particolari sui bambini e sugli anziani). Occorre, infine, richiedere una pianificazione urbanistica volta all’attuazione del modello di città circolare come riflesso del modello di economia urbana circolare. Lo sviluppo sostenibile deve essere inteso come equilibrio tra la tutela ambientale e le potenzialità di sviluppo economico e il concetto di “sostenibilità” come coesistenza di tre categorie principali: ambiente, economia, società. Arrestare il degrado ambientale deve essere considerato tra gli obiettivi fondamentali di uno Sviluppo che deve integrare i 3 settori vitali legati tra di loro, l’economia, la società e l’ambiente. Il prevalere di uno solo di questi elementi sugli altri rischia di innescare l’inevitabile deterioramento di un altro settore. Lo sviluppo deve essere compatibile con l’ambiente e solo una profonda politica di integrazione dei tre sistemi, nonché una chiara e condivisa conoscenza dei rischi, può e deve giocare un ruolo cruciale.

06 giugno 2018

La domanda di combustibili fossili diminuirà nel prossimo futuro......Sta per esplodere la bolla del carbonio ?

Tratto da Greenreport

Sta per esplodere la bolla del carbonio dei combustibili fossili?

La domanda di combustibili fossili diminuirà nel prossimo futuro, con importanti conseguenze macroeconomiche e geopolitiche
[6 giugno 2018]
Il nuovo studio “Macroeconomic impact of stranded fossil-fuel assets”, pubblicato su Nature Climate Change dimostra che la fine dell’industria dei combustibili fossili avrà profonde conseguenze economiche e geopolitiche, visto che la bolla del carbonio – gonfiata anche dalle politiche negazionisti che ed eco-scettiche di Donald Trump – è pronta a esplodere.
Basandosi su tecniche di modellazione all’avanguardia, i ricercatori olandesi della Radboud University, britannici dell’università di Cambridge (Cambridge centre for environment, energy and natural resource governance – C-Eenrg), Cambridge Econometrics, The Open University  e dell’università di Macao dmostrano che « Nel prossimo futuro il consumo di combustibili fossili rallenterà o diminuirà, come risultato del continuo cambiamento tecnologico, potenzialmente aggravato dalle nuove politiche climatiche». In questa transizione ci saranno vincitori, importatori come la Cina e l’Unione europea, e perdenti, gli esportatori come la Russia, gli Usa o il Canada, che potrebbero vedere praticamente chiudere le loro industrie dei combustibili fossili.  I ricercatori sono convinti che «Se questi Paesi manterranno i loro livelli di investimento e produzione nonostante la diminuzione della domanda, la perdita di ricchezza globale potrebbe essere enorme: 1- 4 trilioni di dollari, una perdita paragonabile a quella che ha scatenato la crisi finanziaria nel 2007».  Inoltre, gli Stati Uniti non potrebbero tirarsi low-carbon  fuori dalla transizione perché per loro sarebbe ancora peggio. »La politica climatica globale non è quindi più il gioco del “prisoner’s dilemma”», dicono i ricercatori del dipartimento di scienze ambientali della Radboud University.
Alcune delle più importanti economie del mondo molto affidamento sulla produzione e sulle esportazioni di combustibili fossili e, come fa notare lo studio, « Il prezzo delle azioni delle compagnie di combustibili fossili è calcolato partendo dal presupposto che tutte le riserve di combustibili fossili saranno consumate. Ma farlo sarebbe incoerente con il limitato carbon budget  fissato nell’Accordo di Parigi del 2015 , che limita l’aumento della temperatura media globale “ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali”». Finora, questa prospettiva non ha scoraggiato i continui investimenti nei combustibili fossili perché molti ritengono che le politiche climatiche non verranno adottate, almeno non nel prossimo futuro. Ma i ricercatori dimostrano nel nuovo studio  che «Il continuo cambiamento tecnologico, da solo e anche senza nuove politiche climatiche, sta già riducendo la crescita della domanda globale dei combustibili fossili, che potrebbe raggiungere il picco nel prossimo futuro. Le nuove politiche climatiche non farebbero che aggravare l’impatto. Il continuo investimento nei combustibili fossili sta quindi creando una pericolosa “bolla di carbonio” che potrebbe esplodere, con enormi conseguenze economiche e geopolitiche»......
Quel che emerge con forza dallo studio è che «Il processo di transizione verso un’economia a low-carbon  sta diventando inevitabile, poiché le politiche a sostegno di questo cambiamento sono state sviluppate e attuate gradualmente per qualche tempo». I nuovi standard di efficienza comportano che facciamo di più con la stessa quantità di energia, poiché le tecnologie meno recenti e meno efficienti vengono gradualmente eliminate. La transizione è quindi irreversibile; tuttavia il suo ritmo può variare a seconda se e in che modo vengono implementate nuove politiche climatiche»”.
Secondo gli scienziati, «Un ulteriore danno economico derivante da una potenziale esplosione di bolle potrebbe essere evitato decarbonizzando al più presto«.