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18 ottobre 2019

ISPRA: Il danno ambientale in Italia: i casi accertati negli anni 2017 e 2018

Tratto da Ispra



Il danno ambientale in Italia: i casi accertati negli anni 2017 e 2018


Azioni sul docume
L’edizione 2019 del Rapporto sul Danno Ambientale in Italia rappresenta il primo rapporto ISPRA sull’azione dello Stato in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Il Rapporto si sviluppa attraverso la ricostruzione dei casi di danno ambientale e di minaccia di danno ambientale accertati dal Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) negli anni 2017 e 2018 e permette di individuare gli aspetti caratterizzanti di una materia poco conosciuta ed in continua evoluzione. Il Rapporto si inserisce in un percorso di condivisione finalizzato a costruire un nuovo approccio al tema, fondato sulla interlocuzione tra tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, per l’individuazione delle criticità da risolvere e delle linee di sviluppo future.
Pubblicazione disponibile solo in formato elettronico
Scarica il rapporto (pdf 14 Mb)
ISPRA
Rapporti
312/2019
978-88-448-0962-1

17 ottobre 2019

Ansa: Da Tirreno Power grave danno ambientale-Rapporto Ispra. Sos discariche, falde contaminate e aria

Tratto da Ansa


Da Tirreno Power grave danno ambientale.

Sono 30 i nuovi casi di grave danno ambientale accertati in Italia nel biennio 2017-2018 dall'Ispra, il centro studi del Ministero dell'Ambiente. Tra questi, le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia, le emissioni della centrale elettrica Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano, l'interramento di liquami, fanghi e scarti di lavorazione a Rende in provincia di Cosenza. I 30 casi hanno interessato soprattutto le acque sotterranee (32%), laghi e fiumi (23%), i terreni (19%). Sono i dati del primo "Rapporto sul danno ambientale" dell'Ispra, presentato alla Camera. Dei 30 nuovi casi accertati nel 2017-18, 22 sono procedimenti giudiziari (penali e civili) e 8 casi extra giudiziari (iter iniziati su sollecitazioni giunte dal territorio e al di fuori di un contesto giudiziario). In 10 di questi 30 casi, il Ministero dell'ambiente si è già costituito parte civile.

Tratto da Ansa

In Italia 30 gravi danni ambientali nel biennio 2017-2018.


Rapporto Ispra. Sos discariche, falde contaminate e aria

ROMA - Sono 30 i nuovi casi di grave danno ambientale accertati in Italia nel biennio 2017-2018 dall'Ispra, il centro studi del Ministero dell'Ambiente. Tra questi, le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia, le emissioni della Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano, l'interramento di liquami, fanghi e scarti di lavorazione a Rende in provincia di Cosenza. I 30 casi hanno interessato soprattutto le acque sotterranee (32%), laghi e fiumi (23%), i terreni (19%). Sono i dati del primo "Rapporto sul danno ambientale" dell'Ispra, presentato stamani alla Camera.

Dei 30 nuovi casi accertati nel 2017-18, 22 sono procedimenti giudiziari (penali e civili) e 8 casi extra giudiziari (iter iniziati su sollecitazioni giunte dal territorio e al di fuori di un contesto giudiziario). In 10 di questi 30 casi, il Ministero dell'ambiente si è già costituito parte civile.

Degli oltre 200 casi segnalati all'Istituto dal Ministero dell'Ambiente, nel 2017-2018 sono state aperte 161 istruttorie di valutazione del danno ambientale, grazie alle verifiche operate sul territorio dall'Ispra e dalle Arpa regionali, che insieme formano il Sistema nazionale di protezione dell'ambiente (Snpa): 39 per casi giudiziari (sede penale o civile), 18 per extra-giudiziari, 104 istruttorie per casi penali in fase preliminare (nei quali l'accertamento del danno è ancora a livello potenziale).

La Sicilia è la regione dove sono state aperte più istruttorie (29), seguita da Campania (20), Lombardia (14) e Puglia (13). Le attività che potenzialmente possono portare a danno ambientale sono risultate soprattutto quelle svolte dagli impianti di depurazione e di gestione dei rifiuti, dai cantieri edili e di realizzazione delle infrastrutture, dagli impianti industriali.

(ANSA).
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16 ottobre 2019

Il sottile legame fra clima e smog

Tratto da Il meteo.net

Il sottile legame fra clima e smog


Si chiamano forzanti climatici a vita breve e contribuiscono sia all’inquinamento che al cambiamento climatici. Cosa sono e perché sono così importanti per salute e clima?

Grazie al messaggio di Greta Thunberg i cambiamenti climatici e in genere l’inquinamento sono sotto ai primi posti della preoccupazione dei giovani e dell’opinione pubblica

A molti non è chiara però la differenza, ma anche il legame indiretto che c’è fra i gas serra che agiscono a lungo termine sul clima e l’inquinamento atmosferico, dannoso direttamente per l’uomo, gli ecosistemi e perfino per l’agricoltura

Cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento è il ruolo, poco noto, dei Short-Lived Climate Pollutants (SLCP). Ecco quali sono i principali inquinanti climatici a vita breve.

Ozono e HCFC

L’ozono è un emblema di come l’uomo è in grado di fare danni opposti alla sua stessa casa, la Terra. L’ozono stratosferico ci protegge dai raggi ultravioletti, negli anni 1980 era alla ribalda il problema buco nell’ozono, arginato col protocollo di Montreal nel 1988 che mise al bando i gas CFC usati a suo tempo nelle bombolette e come refrigeranti che ne sono i responsabili.


I sostituti dei CFC, già essi anche gas serra, gli HCFC, sono dei gas serra ancora più potenti ed efficaci, 20000 volte più della CO2. Piccole quantità impattano notevolmente sul bilancio energetico terrestre. Fondamentale dunque la loro regolamentazione e riduzione. Ma non finisce qua.

L’ozono è anche gas serra, calando in stratosfera si avrebbe un leggero raffreddamento, ma per opposto l’ozono si forma nei bassi strati della troposfera soprattutto in estate come inquinante fotochimico secondario ed è così fattore riscaldante del clima.


L’ozono troposferico oltre che irritante per la salute, nuoce anche alla produzione agricoltura. Si stima che agendo per la sua riduzione si eviterebbe la perdita di produzione di 50 milioni di tonnellate di cereali. Inoltre, l’inquinamento da ozono causa anche un impoverimento del potere nutrizionale del grano e altri cereali.

Fuliggine e black carbon

Il black carbon, testualmente carbonio nero, deriva da una combustione incompleta dei combustibili fossili e delle biomasse.

Questo inquinante è anche un forzante climatico di breve durata atmosferica, ovvero agisce sul clima in pochi giorni o settimane. Altrettanto, ridurli avrebbe effetti quasi immediati nel contenimento del global warming, oltre che benefici sulla salute e perfino sui ghiacci e sul livello del mare.

Gli effetti climatici del black carbon sono principalmente regionali o macro regionali. Importanti però alcuni effetti collaterali globali, ad esempio col trasporto transfrontaliero dovuto ai venti su grande scala arriva e quindi si deposita sotto forma di fuliggine sui ghiacciai montani e perfino polari. L’Effetto è micidiale, infatti il deposito di fuliggine accelera la perdita di ghiaccio marino e lo scioglimento dei ghiacciai alpini e montani. Addirittura, mitigare le emissioni di black carbon potrebbe limitare del 20% l’aumento del livello del mare.

Il metano

Il metano non è affatto un combustibile ecologico. Non è un inquinante diretto, ma con la combustione produce gas serra ed inoltre il suo effetto riscaldante a breve termine è anche 100 volte superiore alla CO2.

Il metano rappresenta il 16% delle emissioni serra globali e proviene dal bestiame, soprattutto grandi allevamenti, dalla produzione e distribuzione di petrolio e gas, estrazione del carbone, dalle discariche e coltivazione di riso. La riduzione delle emissioni di metano migliora anche la qualità dell'aria locale perché riduce i composti organici volatili, precursori della formazione di ozono troposferico di cui abbiamo parlato.

L’importanza di agire sugli inquinanti climatici

La riduzione di CO2 è essenziale, ma da sola non basta. L’effetto della CO2 è soprattutto a lungo termine, quella emessa oggi si ripercuoterà perfino sul clima del XXII secolo. Gli inquinanti climatici invece hanno forti effetti nei prossimi anni o decenni.

L’azione sui forzanti climatici a breve termine è cruciale per raggiungere l’obiettivo di contenere entro 1.5°C il riscaldamento globale previsto dall'Accordo di Parigi sul clima. Tuttavia, non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. E' importante evitare che un'azione di riduzione della CO2 non aumenti gli inquinanti climatici o viceversa la riduzione dello smog non peggiori le emissioni serra.

Si stima in 0.6°C il riscaldamento che si eviterebbe al 2050 abbattendo le concentrazioni dei SLCP. Soprattutto, la loro drastica riduzione eviterebbe circa 7 milioni di morti all’anno globalmente con grandi benefici economici per le minori spese sanitarie anche in Italia ed Europa.

UE inquinamento: Italia grande malata tra i Paesi fondatori - 412 mila persone morte nell’ Ue per l'inquinamento dell’aria


Video tratto da https://www.youtube.com/watch?v=_DLJ98KlG5k


Tratto da Sputiniknews
412 mila persone morte nell’ Ue per l'inquinamento dell’aria


L'inquinamento dell'aria in Europa è causa di circa 400 mila morti premature annue, a certificarlo l'Agenzia europea dell'Ambiente (EEA) nel report Air quality in Europe del 2019.
L’inquinamento dell’aria nei paesi europei ha causato 412 mila morti nel solo 2016, secondo il rapporto Air quality in Europe del 2019 appena pubblicato dall’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA).
I cittadini delle maggiori città europee, in particolare, sono esposti a livelli letali di sostanze inquinanti e nocive per la salute. Livelli di esposizione superiori ai limiti imposti dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO).
L’inquinamento dell’aria è considerato il fattore di maggiore rischio per la salute delle persone, questo quanto scrive l’EEA nel rapporto.

I tre inquinanti che causano i danni maggiori

L’EEA ha condotto la ricerca tenendo conto dei dati raccolti da 4 stazioni di monitoraggio collocate in tutta l’Ue. I dati a disposizione sono aggiornati al 2017 e forniscono un quadro allarmante della situazione.
Nelle aree urbane le persone subiscono i maggiori danni alla propria salute. In particolare sono tre le sostanze nocive che causano i maggiori problemi:
  1. il particolato (PM);
  2. biossido di azoto (NO2);
  3. ozono a livello del suolo (O3).
Le analisi condotte dall’EEA hanno certificato che 412 mila morti premature in 41 nazioni europee, nel solo 2016, sono dovute ai Pm 2.5. Di queste 374 mila sono morte all’interno dell’Unione Europea.

I danni economici

Oltre a causare migliaia di morti, l’inquinamento dell’aria comporta un enorme dispendio di risorse economiche alle famiglie di quanti cadono vittima delle malattie correlate all’inquinamento atmosferico, ma anche ai sistemi sanitari nazionali che devono fare fronte alle cure mediche dei cittadini..........
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Su Quotidiano Sanità 

Inquinamento aria: è strage. Nel 2016 quasi 500.000 morti premature in Europa. E l’Italia è uno dei Paesi dove si muore di più. I nuovi dati dell’Agenzia europea per l’ambiente

In tutto 498.100 le morti premature dovute all'esposizione a poveri sottili, biossido di azoto e ozono nei 41 Paesi europei compresi nello studio dell'Agenzia. In Italia, in termini assoluti, si sono registrate 58.600 morti premature per polveri sottili, 14.600 per biossido di azoto e 3.000 a causa dell'ozono. Poco incoraggianti anche i dati riguardanti gli anni di vita persi per 100.000 abitanti. In particolare per il biossido di azoto nel nostro Paese gli anni di vita persi sono oltre il doppio rispetto alla media UE. IL RAPPORTO

15 ottobre 2019

Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo : Nuovo ricorso contro l’Italia.

Tratto da Peacelink
Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo 

Nuovo ricorso contro l’Italia

Con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, la Corte dei diritti dell’uomo ha già accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure per garantire la protezione effettiva del diritto alla salute a Taranto, inquinata dal polo industriale
13 ottobre 2019
ILVA a Taranto
La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha comunicato un nuovo ricorso contro l’Italia relativo alle conseguenze pregiudizievoli sulla vita e la salute dei ricorrenti tarantini provocate dall’inquinamento dell’acciaieria  ex-Ilva.
Il governo è chiamato a fornire una risposta circa la violazione del diritto alla vita (art. 2 CEDU), del diritto al godimento della vita privata e familiare (art. 3 CEDU) e del diritto a un ricorso effettivo (art. 13 CEDU).
In ragione della precedente sentenza del 24 gennaio 2019 la Corte valuterà se deferire la controversia ad un comitato di tre giudici in luogo della sezione composta da sette giudice, e ciò al fine di confermare la condanna dell’Italia.
Con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, la Corte dei diritti dell’uomo ha già accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure volte a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei ricorrenti  e, più in generale, della popolazione residente nelle aree adiacenti agli impianti dello stabilimento  ex Ilva ed ha sentenziato che lo Stato italiano vi ponga rimedio nel più breve tempo possibile.

ISDE Lettera aperta agli oncologi. Duemila nuovi casi di tumore in meno in Italia: è la vittoria di Pirro?

Tratto da ISDE
Lettera aperta agli oncologi. Duemila nuovi casi di tumore in meno in Italia: è la vittoria di Pirro?


Nella recente presentazione del volume “I numeri del cancro in Italia 2019” curato da AIOM ed AIRTUM, viene riportata la diminuzione di 2000 casi di cancro in Italia per l’anno in corso, interpretando il dato come segnale di una “tendenza alla diminuzione”. Si tratta di una notizia della quale ovviamente ci rallegriamo, ma che riteniamo sbagliato enfatizzare, in quanto si tratta non di dati attuali dei registri ma di una stima di previsione e come peraltro è scritto : “… è l’ordine di grandezza l’informazione da cogliere e non il numero esatto, non a caso qui proposto in forma arrotondata”.

L’informazione è che in Italia ogni anno si ammalano di cancro circa 400.000 persone e questo è il dato, certo non trascurabile, cui a nostro avviso andrebbe prestata attenzione! 

Ma questo spunto ci offre l’occasione per segnalare come in questo Report, come nelle precedenti edizioni, il cancro continua ad essere interpretato come una malattia “genetica”: geni mutati inducono le cellule a proliferare in modo incontrollato. Questa visione stereotipata nel tempo non tiene conto che da oltre 15 anni gli studi di epigenetica hanno dimostrato che l’incontrollata proliferazione cellulare che caratterizza il cancro può essere scatenata non solo da mutazioni geniche, ma anche dai processi che ne alterano le funzioni. La metilazione di parti non codificanti del DNA può indurre il cancro, aumentando l’espressione oncogenica o bloccando la trascrizione di geni oncosoppressori ed assumendo, così, un ruolo centrale nella regolazione della proliferazione e differenziazione cellulare.
Le modificazioni epigenetiche, ormai considerate come forza trainante della cancerogenesi, aprono nuove aree di ricerca nella valutazione del rischio, perché sono conseguenze dirette degli influssi ambientali (oltre che degli stili di vita). Sono, infatti, reazioni adattative all’ambiente che ci circonda, ambiente che si è profondamente ed innegabilmente modificato nell’ultimo secolo sia dal punto di vista fisico (pensiamo alla espansione delle telecomunicazioni), che chimico per le migliaia di sostanze estranee, tossiche, persistenti e cancerogene ormai presenti in tutte le matrici ambientali (suolo, aria, acqua e cibo) che penetrano nei nostri corpi, condizionando negativamente il nostro stato di salute e, passando attraverso la placenta, anche quello dei nascituri (1-9).

Il considerare come base della cancerogenesi esclusivamente il vecchio modello genetico è una visione miope che porta ad avvallare tabelle obsolete ed ormai inadeguate sui “Fattori di Rischio” .......La relazione fra inquinamento ambientale e tumori ha, viceversa, un rilievo ben più consistente, supportato da numerosissimi studi epidemiologici, condotti in ogni parte del pianeta. In Italia ad esempio, questa relazione è confermata dal 5° rapporto SENTIERI ben sintetizzato dai suoi Autori anche in questo volume AIOM-AIRTUM, pur relegato in uno spazio limitato e lasciato a sé come un corpo estraneo. Ricordiamo che nei SIN (siti di interesse nazionale e da bonificare) l’eccesso stimato di patologie oncologiche in un arco temporale di cinque anni è risultato pari a 1.220 casi negli uomini e 1.425 nelle donne. Nell’età da 0 a 19 anni nei 22 siti coperti da Registri Tumori l’eccesso di incidenza è stato del 9%, attribuibile soprattutto a sarcomi, leucemie mieloidi, linfomi NH e tumori al testicolo (10). Più in generale l’aumento di incidenza tumorale e di malattie croniche degenerative che si manifestano nelle aree più inquinate ed in età sempre più precoce interessando bambini, adolescenti e giovani adulti è l’aspetto più eclatante del legame fra ambiente e salute (11,12,). Ma il problema non riguarda solo i SIN, se si pensa ad esempio alla contaminazione da PFAS/PFOA in Veneto o alla Pianura Padana vista dai satelliti: una delle aree più inquinate a livello globale. A tutto questo va aggiunto l’effetto transgenerazionale: gli effetti epigenetici che avvengono nei momenti critici dello sviluppo fisiologico del corpo (embrione, feto, infanzia, adolescenza) ed anche trasmessi dai genitori per via gametica, possono influenzare la salute dei nascituri sia nell’infanzia che nella vita adulta (13 – 18). Uno studio condotto nel 2017 dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) sull’incidenza mondiale dei tumori infantili e giovanili (0-19 anni) ha evidenziato i valori più elevati nei Paesi del Sud-Europa, con l’Italia nelle prime posizioni (19). ........Nelle prime decadi della vita, la frequenza dei tumori è infatti molto bassa, pari a qualche decina di casi ogni 100.000 bambini ogni anno”, trascurando di riportare che l’incidenza di tumori infantili in Italia è andata crescendo per 3 quinquenni consecutivi (1993-2008) per poi stabilizzarsi, ma senza mai regredire e confermandosi una delle più elevate a livello globale.

L’incidenza di cancro nell’infanzia non può essere ascritta all’invecchiamento o ad errate abitudini personali e su questo tema, così cruciale e che tanto interesse suscita nella comunità scientifica internazionale (20), una maggiore attenzione anche da parte dell’oncologia italiana ci sembrerebbe più che opportuna. Il mondo è in grave sofferenza per un riscaldamento globale e progressivo e per un rischio incombente ed inimmaginabile per tutte le creature viventi. I ragazzi del mondo intero se ne sono accorti e protestano come possono. Di certo la grande parte dei fattori responsabili del disastro ambientale sono la diretta conseguenza delle attività antropiche, coincidono con sostanze tossiche e spesso cancerogene e sono il frutto di uno “sviluppo” che ha alterato gli equilibri stessi della biosfera e che non è in alcun modo più sostenibile. La letteratura oncologica è ricca di lavori e report che associano l’insorgenza di tumori a cause inquinanti: digitando oggi in PubMed “Pollution and Cancer” si trovano 8.835 voci, e con “Pesticides and Cancer ” 8.557. Sono presenti ricerche epidemiologiche e metanalisi con dati impressionanti (vedi riferimenti bibliografici), che dovrebbero far riflettere sull’urgenza di un drastico e radicale cambio di rotta ed un cambiamento di mentalità e di programmazione della futura politica in termini di salute (21- 30). A parte la battaglia contro il fumo, per la quale tutti concordiamo, riteniamo indispensabile rivolgere pari attenzione alle emissioni inquinanti, ai pesticidi in agricoltura, alle sostanze chimiche presenti anche in prodotti di uso quotidiano (spesso interferenti endocrini) ed anche all’inquinamento crescente da onde elettromagnetiche. Continuare ad enfatizzare il ruolo dello stile di vita nella genesi del cancro significa di fatto “colpevolizzare”, da un lato, i pazienti che tanto spesso si chiedono inutilmente cosa possono aver sbagliato nelle proprie scelte personali, addossando loro anche questo tormento all’angoscia della malattia, e dall’altro, viceversa, “assolvere” coloro che hanno la responsabilità delle scelte politiche ed imprenditoriali nella nostra società. Nuovi paradigmi di Prevenzione Primaria devono essere pensati, assunti ed organizzati perché il tempo per cambiare le sorti della salute umana e quella degli esseri viventi del pianeta sta per scadere.


Ruggero Ridolfi, Patrizia Gentilini, Paola Zambon, Medici per l’Ambiente ISDE Italia

Clima, nel Mediterraneo i danni arriveranno prima

Tratto da  people for planet

Clima, nel Mediterraneo i danni arriveranno prima


250 milioni di persone sono particolarmente a rischio a causa dei cambiamenti climatici più veloci da noi del 20% rispetto al resto del pianeta.
Gli scienziati dell’Union for the Mediterranean, l’organizzazione intergovernativa che riunisce tutti i paesi UE e 15 paesi del Mediterraneo orientale e meridionale, hanno presentato, giovedì a Barcellona, un rapporto in cui è emersa la drammatica accelerazione dell’innalzamento delle temperature nell’area mediterranea, già sopra 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale, il che significa una velocità del 20% maggiore rispetto al resto del pianeta. Di questo passo, segnalano i ricercatori, entro il 2040 si arriverà a superare i 2,2°C con conseguenze disastrose per 250 milioni di persone.
Innanzitutto l’innalzamento del livello del mare: entro il 2100 potrebbe elevarsi di oltre un metro, a cui conseguirebbero alluvioni e scarsità di cibo, per via della scomparsa della biodiversità e dell’alta concentrazione di sale nel suolo, che porterebbe al collasso l’agricoltura dei territori costieri. 
Anche la siccità, dovuta alle sempre più frequenti ondate di calore, preoccupa il team di ricercatori. Infatti entro il 2040 molte zone si troveranno ad affrontare la sempre crescente scarsità di acqua, dovuta a una riduzione di 1000 metri cubi di acqua pro capite. 
Lo scenario che si palesa per i cambiamenti climatici in corso è molto grave. Le elevate temperature e il deterioramento della qualità dell’aria incideranno sulla salute delle persone, per l’aumentare delle patologie respiratorie e cardiovascolari, e sulla sicurezza alimentarela scarsità d’acqua e di raccolti infatti non potranno che causare carestie.
 Ne risentiranno direttamente gli ecosistemi, minacciati dall’eccessivo sfruttamento del suolo, del mare e dall’alta concentrazione di inquinamento atmosferico. Le specie marine si stanno riducendo a causa dell’acidificazione e dell’aumento delle temperature del mare e questo comporta anche il proliferare di insetti, come le zanzare, portatori di malattie.
L’unico modo per far fronte al peggioramento climatico della zona del Mediterraneo è di adottare misure concrete per la riduzione dei gas serra. Il futuro fosco illustrato dagli scienziati è molto più vicino di quanto pensiamo.

14 ottobre 2019

Inquinamento: polveri sottili trovate nel lato fetale della placenta

 Tratto da  Periodo fertile
Quando respiriamo aria inquinata le particelle sottili causate dell’inquinamento atmosferico, non arrivano solo ai polmoni. Uno studio recente ha evidenziato che, in una donna incinta,  arrivano addirittura  all’utero che dovrebbe proteggere  il bambino in crescita.
inquinamento placentaDurante lo studio , pubblicato su Nature Communications a settembre 2019,  i ricercatori hanno analizzato campioni di placenta di donne che hanno partorito in Belgio e hanno trovato particelle di carbone (in pratica fuliggine) incorporate nella placenta, nel lato rivolto verso il bambino
La quantità di queste polveri trovate nella placenta era direttamente correlata al grado di inquinamento del luogo di residenza delle donne analizzate.

La ricerca di Nature Communications è la prima prova diretta che le particelle inquinanti dell’aria  possono penetrare nella parte della placenta che nutre il feto in via di sviluppo.
Potrebbe essere il primo passo per spiegare perché l’elevato inquinamento è collegato ad un aumentato rischio di aborto spontaneo, parto prematuro e bassi pesi alla nascita.
I problemi di sviluppo nel bambino, conseguenti all’esposizione ad inquinanti ambientali sono stati messi in relazione a una risposta infiammatoria all’inquinamento atmosferico da parte del corpo della madre, inclusa l’infiammazione all’interno dell’utero. Ma il nuovo studio, aggrava ulteriormente il problema dimostrando che l’inquinamento dell’aria riesce ad arrivare a contatto diretto con il bambino all’interno dell’utero.

Lo studio in dettaglio
Lo studio ha esaminato in particolare il carbone nero, un inquinante emesso dalla combustione di combustibili fossili come benzina, diesel e carbone. I ricercatori belgi dell’Università Hasselt di Diepenbeek e della Katholieke Universiteit Leuven hanno utilizzato l’illuminazione laser pulsata al femtosecondo per testare la presenza di fuliggine nei tessuti. La tecnica prevede l’uso di flash laser estremamente veloci, (ogni quadrilione di secondo), per eccitare gli elettroni all’interno del tessuto, che quindi emette luce. È noto che tessuti diversi generano determinati colori, come il rosso per il collagene e il verde per le cellule della placenta. Il carbonio nero si distingue per il rilascio di  luce bianca (indicate con le frecce bianche nella foto sotto) .
particelle carbone placenta
I ricercatori hanno anche verificato se la quantità di polveri rilevate in 20 campioni di placenta corrispondesse al grado di inquinamento della zona di residenza delle donne analizzate. Sono stati trovati, come era da aspettarselo,  più polveri di carbone nei campioni di 10 donne che vivevano in zone ad alto inquinamento, rispetto a quelle che vivevano in zone meno inquinate. Nelle donne esposte a minor inquinamento è stata trovata una media di 9.500 particelle per millimetro cubo di tessuto placentare mentre sono state  bel 20.900 particelle per millimetro cubo, quelle trovate in donne che vivevano in zone più esposte agli inquinanti.

Soluzioni?

Gli esperti suggeriscono alle donne in gravidanza di evitare strade trafficate. E per chi vive sempre in zone con alta concentrazione di polveri sottili? Evitare di aprire le finestre dal lato strada… Ma se si vive in una zona dove l’aria che si respira è sempre pessima che si fa? Si usa la maschera a gas?
Basta dare un’occhiata al sito Arpa della propria regione nella sezione dove monitorano le polveri sottili, i PM 10 e PM 2.5 per capire quello che respiriamo quotidianamente. Questa ad esempio è la situazione in Veneto monitorata settimana dopo settimana.
La lotta all’inquinamento ormai deve interessare tutti, ma finché non cambia qualcosa a livello politico, sarà difficile ottenere risultati straordinari.
Sicuramente è in pericolo la nostra salute e quella dei nostri figli, ancora prima che vengano al mondo, e non è più possibile rimandare gli interventi volti a migliorare l’aria che respiriamo giorno dopo giorno. Diamoci da fare, tutti.