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20 ottobre 2017

Inquinamento killer. Nove milioni di morti nel 2015 a causa dell’inquinamento: uccide più di guerre e fame

Tratto da Quotidiano sanita'

Inquinamento killer: oltre 9 milioni di morti premature nel 2015, 15 volte di più delle guerre

Almeno 12,6 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di cause ambientali evitabili: l'analisi Oms mostra che il 23% delle morti globali (e il 26% dei decessi tra i bambini al di sotto dei cinque anni) sono dovuti a fattori ambientali modificabili. I fattori principali di rischio ambientale dovuto all'influenza dell'inquinamento atmosferico sulle malattie non trasmissibili incidono sulle spese sanitarie e consumano circa il 10% del prodotto interno lordo globale. IL DOCUMENTO DELL'OMS.

20 OTT - L'inquinamento è la più grande causa ambientale della malattia e della morte prematura nel mondo di oggi. Le malattie causate dall'inquinamento sono state responsabili di circa 9 milioni di morti premature nel 2015 - il 16% di tutte le morti in tutto il mondo - tre volte più di morti che da Aids, tubercolosi e malaria combinate e 15 volte più di tutte le guerre e altre forme di violenza. Nei paesi più gravemente colpiti, la malattia correlata all'inquinamento è responsabile di più di una morte in quattro.

Sono dati della Commissione Lancet sull'inquinamento e la salute di Philip Landrigan (Istituto Arnhold per la Salute Globale, Icahn School of Medicine a Mount Sinai, New York) e dei suoi colleghi, che evidenziano, come appena pubblicato dall’Oms, l'impatto che l'inquinamento ambientale ha sulla morte e la malattia e la necessità di aumentare la volontà politica se vogliamo affrontare efficacemente questo problema.

L'Oms ha da tempo riconosciuto l'importante influenza che l'integrità ambientale ha sulla salute umana e lo sviluppo. “Sappiamo – scrivono Maria Neira, Michaela Pfeiffer, Diarmid Campbell-Lendrum, Annette Prüss-Ustün  del Dipartimento di sanità pubblica, determinanti ambientali e sociali della salute dell’Oms - dalla valutazione più recente dell'impatto ambientale sulla sulle malattie dell’Oms che almeno 12,6 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di cause ambientali evitabili. Questo è quasi un quarto di tutte le morti annuali. I fattori principali di rischio ambientale dovuto all'influenza dell'inquinamento atmosferico sulle malattie non trasmissibili incidono sulle spese sanitarie e consumano circa il 10% del prodotto interno lordo globale. Inoltre, come sottolineato dalla Commissione, le popolazioni più vulnerabili sono nei paesi a basso reddito e medio reddito (LMIC), maggiormente colpiti. Si tratta di una perdita inaccettabile di vite e di potenziale di sviluppo umano”.

Oggi secondo i responsabili Oms abbiamo più conoscenze, testimonianze e comprensione su come e attraverso quali percorsi il clima e il cambiamento ambientale influenzano la salute. Sappiamo quali politiche e interventi settoriali risolveranno efficacemente le cause della malattia ambientale (ad es. energia, trasporti, alloggi e agricoltura) e in quali situazioni (ad esempio, città, luoghi di lavoro e case) questi interventi hanno probabilmente il maggior impatto. 
  
Ad esempio, le politiche energetiche che facilitano o riducono l'accesso domestico a combustibili puliti per la cottura, il riscaldamento e l'illuminazione nei LMIC, consentiranno di evitare le 3,5 milioni di morti all'anno derivanti dall'esposizione all'inquinamento atmosferico delle famiglie. Conosciamo anche molti dei co-benefici per la salute, l'ambiente e l'economia che potrebbero accumularsi con un approccio più integrato alla politica e alla pianificazione dello sviluppo.....

Quasi il 90% della popolazione che vive in città in tutto il mondo respira aria che non rispetta i limiti di qualità dell'Oms. Dal momento che la maggior parte della crescita della popolazione futura avrà luogo nelle città, l'espansione urbana deve essere progettata e progettata in modi che rendano le città un centro di salute e benessere. Le politiche settoriali specifiche come l'energia, la pianificazione urbana, i trasporti e le infrastrutture dovrebbero essere progettate e implementate con obiettivi chiari e tangibili per la salute e l'ambiente.

Anche la governance delle minacce ambientali per la salute è oggi anche più impegnativa che mai. Come ha spiegato la Commissione Lancet , i fattori di rischio ambientali stanno cambiando in natura, origine e influenza. Alcuni paesi si trovano ad affrontare una serie di sfide irrisolte e nuove in materia di ambiente e salute, in cui, ad esempio, le popolazioni più povere non hanno accesso ad acqua pulita, energia domestica pulita e prestazioni sanitarie e altre popolazioni sono sempre più esposte a sostanze chimiche, inquinamento atmosferico e nuovi e più complessi pericoli professionali. I conflitti e le catastrofi naturali stanno aggiungendo una ulteriore complessità a queste sfide per la  governance.

“In poche parole – commentano i responsabili Oms -  le modalità di gestione delle minacce ambientali non sono più adattate al contesto di sviluppo. Abbiamo bisogno di un approccio diverso e di ulteriori strategie di controllo dell'inquinamento per fissare e regolare le soglie di emissione ambientali e per favorire un maggior utilizzo delle migliori tecniche disponibili e delle migliori pratiche ambientali......

C'è un crescente slancio globale intorno all'accordo di Parigi sul cambiamento climatico, probabilmente uno dei trattati più importanti per la salute pubblica da decenni. Questo slancio, unitamente all'aumento della domanda globale per l'accesso universale all'energia pulita e allo sviluppo urbano più sostenibile, costituisce un'opportunità strategica per gli attori della salute per influenzare le politiche di sviluppo e gli investimenti che possono dare origine a importanti minacce ambientali per la salute.
....Continua  a leggere su
  Quotidiano sanita'

PREVENIRE LA MALATTIA ATTRAVERSO AMBIENTI SANI: UNA VALUTAZIONE GLOBALE DELL'ONERE DELLA MALATTIA DA RISCHI AMBIENTALI


Tratto da Fanpage 
9 milioni di morti nel 2015 a causa dell’inquinamento: uccide più di guerre e fame
9 milioni di morti nel 2015 a causa dell’inquinamento: uccide più di guerre e fame
L’inquinamento è una minaccia silenziosa che ogni anno fa milioni e milioni di vittime: ecco come stiamo morendo e perché.
L'inquinamento ha ucciso nove milioni di persone nel 2015, o per meglio dire, 9 milioni di morti sono collegate direttamente all'inquinamento. Ma come è possibile? La risposta arriva da uno studio pubblicato su The Lancet.

Inquinamento atmosferico. L'inquinamento atmosferico, che include smog, particolato nell'aria e combustibili fossili, è da considerarsi responsabile della morte di 6,5 milioni di persone ogni anno: la cause dei decessi variano per lo più da malattie cardiovascolari a malattie respiratorie.

Inquinamento idrico. Grave è anche la situazione legata all'inquinamento idrico per a causa di infezioni gastrointestinali, parassiti, diarrea uccide 1,8 milioni di persone.

Inquinamento sul lavoro. Dati allarmanti arrivano anche in relazione all'inquinamento legato all'ambiente di lavoro, tossine e sostanze chimich, in questo caso parliamo di 0,8 milinoi di morti soprattutto per tumori.

Killer silenzioso. L'inquinamento è da considerarsi un killer silenzios poiché fa parte delle nostre vite e ci uccide senza neanche darci la possibilità di accorgercene. Una persona su sei ogni anno nel mondo muore proprio per cause legate all'inquinamento: malattie cardivascolare e respiratore, infezioni e tumori.

Minaccia per l'umanità. “L'inquinamento è molto di più che un problema ambientale, è una minaccia profonda e pervasiva che affligge molti aspetti della salute umana e del benessere. Merita attenzione da parte dei leader di tutto il mondo, della società civile, dei professionisti della salute, delle persone” spiegano gli esperti.

1 ) Ancora tegole per il carbone 2)Divest-Invest: la campagna per disinvestire dalle fossili supererebbe i 5mila mld di $

Tratto da Riusa.eu

Ancora tegole per il carbone


L'Olanda fa seguito alle decisioni cinese e britannica di fermare l'energia da carbone. Tutti gli impianti a carbone olandesi chiuderanno entro il 2030.

Parlamento olandese
I Paesi Bassi sono il paese che più recentemente ha deciso di fermare l'energia da carbone, fissando come data per chiudere tutti i suoi impianti il 2030. È questo uno dei pilastri dell'accordo tra i partiti politici per formare un governo di coalizione.

Mesi dopo le elezioni politiche del paese, avvenute in marzo, il nuovo governo della coalizione dei Paesi Bassi ha finalmente pubblicato i termini dell'accordo fra i quattro partiti che formeranno un governo di centro-destra guidato dal primo ministro liberale Mark Rutte.

Il patto contiene l'impegno a chiudere i cinque impianti a carbone rimasti in funzione, entro il 2030, secondo l'agenzia Reuters. La decisione è stata accolta con favore dai gruppi verdi, ma ha fatto storcere il naso a molti economisti, in quanto gli impianti, costati miliardi di euro, non sono stati ammortizzati. Alcuni di essi sono entrati in funzione recentemente, anche nel 2015.

Tuttavia, la chiusura è considerata necessaria per raggiungere obiettivi ambiziosi che dovranno essere affrontati dal nuovo governo per ridurre le emissioni di CO2 del 49 per cento tra il 1990 e il 2030.

Al fine di contribuire all'eliminazione dei cinque impianti rimanenti, compreso quello che chiuderà entro i prossimi quattro anni, il patto prevede piani per aumentare il prezzo minimo per le emissioni di carbonio per il settore energetico in aggiunta rispetto al prezzo dell'UE ETS, fino a € 43 per tonnellata entro il 2030.

L'Olanda non è sola: anche la Cina intende fermare o ritardare la costruzione di 151 centrali elettriche a carbone progettate o in fase di costruzione. Pechino cerca di ritardare o chiudere almeno 50.000 MW di progetti a carbone solo quest'anno.

Secondo il sito Unearthed di Greenpeace, l'elenco dei progetti in lista per il ritardo o la cancellazione è equivalente alla capacità operativa di Germania e Giappone messi insieme, per un costo di circa 60 miliardi di dollari.

Il Regno Unito, nel frattempo, ha l'obiettivo di eliminare tutte le sue centrali elettriche a carbone entro il 2025, ma la produzione di carbone nel paese sta già diminuendo bruscamente e i gruppi verdi sperano che le rimanenti strutture potrebbero spegnersi molto prima.


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Divest-Invest: la campagna per disinvestire dalle fossili supererebbe i 5mila mld di $


In cinque anni la campagna ha coinvolto 785 organizzazioni. Sulla sua scia e sulla nuova percezione del rischio legato agli investimenti in combustibili fossili, anche istituzioni finanziarie, come Bnp Paribas, decidono di disinvestire e puntare sulla transizione energetica. ....
Un nuovo soggetto ha deciso di disinvestire dalle fonti fossili: è Bnp Paribas, che ha annunciato di voler escludere dall’accesso al credito bancario quelle aziende che concentrano il proprio business sui combustibili fossili.
In pratica, l’istituto bancario francese non entrerà più in affari con società che svolgono attività di esplorazione, produzione, distribuzione, commercializzazione o negoziazione di petrolio e gas di scisto, o di petrolio provenienti da sabbie bituminose.Cesserà anche il finanziamento di progetti che sono prevalentemente coinvolti nel trasporto o nell’esportazione di questi combustibili. Inoltre, non finanzierà progetti di esplorazione o di produzione di petrolio e di gas nella regione artica.
Una banca che finanzia l’economia del 21° secolo deve agire come acceleratore della transizione energetica”, ha dichiarato Jean-Laurent Bonnafé direttore e CEO di Bpn Paribas .....
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19 ottobre 2017

Inquinamento, la colpa non è della siccità ma della politica....

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Inquinamento, la colpa non è della siccità ma della politica: Italia sotto procedura in Ue, Regioni lente a rispettare impegni




AMBIENTE & VELENI

Torna l'emergenza che non è più emergenza: nelle città tornano i blocchi dopo pochi mesi. In realtà il problema non è del clima secco. Ma di misure strutturali che l'Italia non si dà, nonostante le promesse.

In mezza Italia è emergenza smog. Nel Paese europeo dove più persone muoiono ogni anno a causa delle polveri sottili disperse nell’aria (66mila), i blocchi del traffico per gli sforamenti dei livelli massimi di inquinamento atmosferico sono scattati prima ancora di accendere i termosifoni. Colpa del clima secco, senza precipitazioni che disperdono gli inquinanti, ma alla base c’è la mancanza di misure strutturali che porta la situazione a ripetersi sempre uguale, più volte all’anno. Carenze per le quali la Commissione Europea ha già avviato nei confronti dell’Italia due procedure di infrazione per la cattiva qualità dell’aria e la prospettiva è che Bruxelles, visto anche quest’ultimo allarme appena all’inizio dell’autunno, non ci farà sconti. Ma nonostante il richiamo politico e gli sforamenti già fuori norma a primavera (la legge ammette non più di 35 superamenti dei livelli massimi di inquinamento), poco si è fatto in questi mesi. .........
Il primo colpevole ad essere additato è il cambiamento climatico. Nei primi dieci giorni di ottobre, spiegano da Coldiretti, a livello nazionale rispetto alla media è caduto “il 79 per cento in meno di pioggia, con una punta del meno 92 per cento al Nord dove in molti territori è stata addirittura del tutto assente”. In molti casi, infatti, la salvezza delle città asfissiate dagli inquinanti atmosferici è la pioggia, che “lava l’aria” e porta così a terra gli inquinanti altrimenti in sospensione, ad altezza di naso e polmoni. Quest’anno, invece, la siccità asseta la terra in campagna e fa soffocare le città.
Le cause alla base del problema smog, però, sono altre e riguardano le fonti di emissione di quell’inquinamento. A partire appunto dai trasporti. Se è vero che negli ultimi anni, con il rinnovo del parco auto, sulle strade è diminuito il numero dei veicoli più inquinanti (fino almeno agli Euro 3), a mancare sono ancora misure strutturali. Piste ciclabili, piani di potenziamento del trasporto pubblico, misure per favorire la diffusione di veicoli a basso impatto ambientale, come le auto elettriche. E poi c’è l’inazione delle istituzioni di fronte al problema: “Un panorama non esaltante, che – salvo qualche lodevole eccezione – si divide tra ‘ignavia’, ‘ritardatari’ e ‘tutto chiacchiere e distintivo’”, denuncia Legambiente in un rapporto di metà ottobre sul tema. Gli sforamenti di questi ultimi giorni, infatti, non solo erano praticamente certi guardando anche solo le previsioni meteo, ma sono gli ennesimi dopo una primavera nera, in cui molti centri urbani avevano già oltrepassato i limiti di legge: ........ A questo si sommano i ritardi delle Regioni nel dare seguito all’accordo firmato a giugno scorso con il ministero dell’Ambiente per fare fronte comune sul tema della qualità dell’aria:.....Continua qui

Focus - Inquinamento e cambiamento climatico: la Terra si trasforma

Tratto da Focus 

Inquinamento e cambiamento climatico: la Terra si trasforma

Risultati immagini per Inquinamento e cambiamento climatico:
Il Politecnico di Milano ha ospitato la conferenza su Clima e cambiamenti climatici che Focus ha organizzato in occasione della tappa milanese di Panorama d'Italia, la kermesse culturale che da anni gira la nostra Penisola. ....

Elisa Palazzi, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR, ha spiegato come il riscaldamento globale sia ormai un trend indiscusso.

Parte della colpa va addebitata all’alterazione dell’effetto serra provocata dall’eccesso di emissioni nell’atmosfera di gas prodotti dalle attività umane, anidride carbonica in testa.

Ma non è tutto. Ci sono anche altre variabili: l’innalzamento del livello dei mari, la diminuzione del volume dei ghiacci e l’aumento degli eventi meteorologici estremi, come le grandi siccità e le inondazioni.

I possibili scenari futuri sono quanto mai variegati. Quello peggiore prevede - entro la fine di questo secolo - un aumento medio della temperatura di ben 5 gradi, che potrebbero addirittura arrivare a 11 nell’Artico.

CAMBIAMENTI IRREVERSIBILI. Si potrebbe, quindi, affermare che siamo giunti al punto di non ritorno. “Il vero problema è che stiamo raggiungendo una capacità di distruzione talmente elevata da mettere a repentaglio l’esistenza di molti ecosistemi, oltre alle loro capacità ‘regolatrici’”, spiega Marino Gatto, professore ordinario di ecologia scuola di ingegneria civile, ambientale e territoriale del Politecnico di Milano.

A conferma delle tesi sulla misurazione delle temperature della ricercatrice del CNR, Marino Gatto cita altri indicatori di cambiamento, come la scomparsa di molte specie animali e vegetali esotiche, lo spostamento in avanti o indietro nel tempo del primo avvistamento di uccelli e mammiferi, gli impatti sulla biodiversità.

Senza contare come le modifiche degli habitat influiscono, nel bene e nel male, sulle malattie. Un esempio emblematico è la diffusione attuale della malaria in zone che in precedenza ne erano immuni.

UNA NUOVA ECONOMIA "CIRCOLARE". Che fare, quindi, per mitigare le conseguenze date dalla somma di tutti questi fenomeni? “Le risorse energetiche non sono infinite e come non è infinita la capacità del nostro pianeta di assorbirle", spiega il responsabile studi e ricerche Cobat, Luigi De Rocchi. Per questa ragione, è necessario che ogni bene debba essere progettato "per essere riciclato al massimo grado, cioè per ottenere le materie prime che lo costituiscono, affinché possano contribuire a realizzare ad altri beni, dando vita a un circolo virtuoso che simula quanto accade in natura”.  

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, tocca l’incombenza di chiudere la discussione, ma lo scenario da lui dipinto è a dir poco sconfortante. “Tutto parte dal consumo di combustibile fossile che, provocando emissioni nocive ed effetti indesiderati sulla vita del pianeta, deve essere rimpiazzato dalle energie rinnovabili al più presto. Per questo, servirebbero azioni forti da parte della politica che, nonostante abbia a disposizione le soluzioni, manca ancora nel prendere delle decisioni”.

18 ottobre 2017

Alessandro Codegoni: La “vocazione” industriale di Brindisi, il carbone, l’inquinamento e i danni alla salute

Tratto da Qualenergia 

La “vocazione” industriale di Brindisi, il carbone, l’inquinamento e i danni alla salute

Oltre all’inquinamento atmosferico che provoca la centrale dell'Enel, la Procura di Lecce ha sollevato l'inadempienza della società nello smaltimento di ceneri e polveri tossiche. 
Entro il 2030, al massimo, tutte le centrali a carbone italiane dovrebbero essere chiuse.
A fermarsi soprattutto dovrebbe essere quella Enel di Cerano, a pochi chilometri da Brindisi, la più grande centrale elettrica italiana, con i suoi 2.640 MW, recentemente tornata all’onore delle cronache, non per le solite denunce sull’inquinamento atmosferico che provoca, ma per una inedita varietà, che si potrebbe chiamare inquinamento cementizio”.
In sintesi, secondo la Procura di Lecce, Enel, pur avendo gli impianti necessari, non ha mai attivato lo smaltimento separato delle polveri e ceneri derivanti dall’uso di olio combustibile pesante e gasolio nella centrale, che talvolta vengono utilizzati al posto del carbone.
Queste polveri sono tossiche per la presenza di metalli pesanti, vanno quindi smaltite separatamente dalle normali ceneri del carbone, che possono invece essere vendute per la fabbricazione del cemento. 
Le ceneri mescolate provenienti da Cerano, secondo la Procura finivano nel cementificio Cementir di Taranto, dando luogo a un cemento tossico e fuori norma, in quanto il loro contenuto in ammoniaca lo indebolisce: fra smaltimento evitato e vendita delle ceneri tossiche, Enel avrebbe così ricavato 523 milioni di euro di indebito profitto.
Per questo i magistrati hanno sequestrato l’impianto, che resta in funzione a patto, però, che entro due mesi si attivi la separazione delle ceneri.
A sua volta Enel ha negato ogni addebito, aggiungendo che se al sequestro seguirà lo spegnimento della grande centrale, ci saranno grossi problemi al bilanciamento della rete meridionale. Per questa ragione, pochi giorni fa la Procura, dopo aver ricevuto 500mila di euro di cauzione da Enel, ha concesso l’utilizzo di alcune vasche per lo smaltimento delle ceneri, evitando la chiusura.
Insomma, una volta ancora il carbone ci sorprende con la sua capacità di danneggiare l’ambiente in modi sempre nuovi e originali: già un anno prima, per esempio, Enel aveva dovuto risarcire i danni a 59 contadini intorno a Cerano, per il rilascio di povere di carbone sui loro campi.
Ma, naturalmente, i danni peggiori il carbone li fa alla salute delle persone, e in questo Brindisi, uno dei poli industriali più importanti del Meridione, ha fatto suo malgrado da laboratorio a cielo aperto per decenni, come ha dimostrato un recente rapporto epidemiologico che ha suscitato meno interesse sulla stampa nazionale della vicenda delle ceneri.
«La nostra città e provincia sono vittime della politica dei “poli industriali” dei decenni passati, che concentrava impianti altamente inquinanti in aree ristrette, portando sì occupazione, ma al costo di un numero incalcolabile di morti e malattie», dice Stefano Alparone, ex consigliere comunale per il M5S di Brindisi.
«Basti considerare che ospitiamo in un raggio di pochi chilometri non solo la centrale a carbone di Cerano, ma anche il petrolchimico Eni, con le sue emissioni di idrocarburi e altri composti organici, quelle della centrale elettrica Enipower, una ciclo combinato a gas da 1.170 MW, e quelle di una piccola centrale a biomasseospitata in uno zuccherificio, oltre ad altri impianti impattanti. E fino al 2012 era anche in funzione una quarta centrale elettrica, quella a carbone di Edipower da 1.200 MW, vicina al centro abitato e, per non disturbare gli aerei nel vicino aeroporto, dotata di camini alti meno di 60 metri».
Gli effetti di questo assedio industriale li descrive lo Studio Epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali di origine industriale sulla popolazione residente a Brindisi, una collaborazione fra Asl brindisina, Dipartimento di epidemiologia della Asl Roma1 e Arpa Puglia, che per la prima volta ha analizzato in dettaglio l’impatto inquinante delle industrie brindisine sul territorio e le conseguenze sulla salute della popolazione fra 1991 e 2014.
In pratica lo studio ha preso in considerazione 223mila abitanti di Brindisi città e Provincia, e ne ha seguito cause di morte e di ospedalizzazione, incrociando questi dati con la presenza sul terreno di tre tipi di inquinamento: polveri PM 10 e anidride solforosa (SO2), dati portati dai fumi delle centrali a carbone, e i composti organici volatili (COV) delle emissioni del petrolchimico......
Un aumento di mortalità, anche se meno estremo, per le stesse cause si registra anche nelle aree più inquinate dai COV del petrolchimico.
Nel periodo 2001-2013 è stato misurato invece il rischio di ricovero, in rapporto all’inquinamento e si è trovata una relazione per diabete, malattie neurologiche, patologie cardio e cerebrovascolari, con un rapporto molto forte per l’inquinamento da SO2.
L’esposizione ai COV è invece associata a un aumento di malformazioni congenitenel primo anno di vita, ma non più dal 2010 in poi.
Fra periodo 2000-2004 e il 2010-2013, infatti, l’aumento del rischio di ricovero fra zone più inquinate e zone meno inquinante, pur persistendo, è diventato un quarto per la SO2 e la metà per i COV, a dimostrazione che la situazione è migliorata.
«Un calo certo positivo, ma non del tutto rassicurante, perché i fumi che ci siamo respirati dalla nascita in poi, agiranno magari fra decenni, provocando tumori che altrimenti non ci sarebbero stati», ricorda Alparone.
«Uno studio Cnr del 2015 ha stimato che la sola centrale Enel provochi fra i 7 e i 44 morti in più ogni anno, quindi, anche se ormai funziona a ritmo ridotto, grazie alla riduzione dei consumi e alla diffusione di fotovoltaico eolico, prima la si chiude e meglio è».......
«Piuttosto che cambiare un combustibile fossile con un altro, bisognerebbe concentrarsi sulla dismissione della Centrale di Cerano, investendo in efficienza, risparmio energetico e autoproduzione da impianti rinnovabili».
Quanto al futuro industriale di Brindisi, forse sarebbe il caso di riprogettarlo partendo dal risanamento dell’enorme discarica di Micorosa: 1,5 milioni di metri cubi di fanghi tossici accumulati dal petrolchimico, su 44 ettari di terreno a un passo dal mare, contenenti metalli pesanti, cloruro di vinile, pesticidi, idrocarburi.
Ma se il buongiorno si vede dal mattino, la cosa non promette bene: secondo una inchiesta de Il Fatto Quotidiano, i 19 milioni di euro investiti dallo Stato nella bonifica sono finiti, anche grazie a ribassi esagerati nelle aste d’appalto, a società che nasconderebbero personaggi in odore di mafia, già inquisiti per la gestione di altre discariche in Sicilia.

17 ottobre 2017

Qualenergia : Salute, abbandonare il carbone fa bene come smettere di fumare e bere alcol

Tratto da Qualenergia 

Salute, abbandonare il carbone fa bene come smettere di fumare e bere alcol

In un recente intervento, Jonathan Patz direttore del Global Health Institute dell’università di Wisconsin-Madison, spiega perché conviene smettere di bruciare combustibili fossili: la cattiva qualità dell’aria provoca milioni di morti premature ogni anno e alti costi sanitari.


L’utilizzo di combustibili fossili, con l’associata responsabilità umana dei cambiamenti climatici, di solito finisce per essere interpretato in qualche scenario catastrofico di temperature in costante aumento, siccità, ondate di calore, tifoni, scioglimenti di ghiacci e quant’altro sia incluso nel dibattito scientifico del surriscaldamento globale.
Senza sminuire i rischi presenti e futuri del global warming, si può affrontare il problema anche da una prospettiva diversa: come modificare il proprio stile di vita? Come trasformare la società promuovendo al contempo la salute, il benessere e la tutela ambientale?
Queste sono le premesse di un recente intervento di Jonathan Patz, direttore del Global Health Institute presso l’università di Wisconsin-Madison, alla conferenza annuale dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) che si è tenuta a Sydney.
Premesso che è sempre molto complicato stimare con precisione le conseguenze negative delle fonti fossili, come le morti premature, l’incidenza di determinate malattie, gli extra costi sociali e così via (articolo di QualEnergia.it sulle esternalità negative), Patz cita i dati dell’organizzazione mondiale della sanità, secondo cui le morti attribuibili all’inquinamento atmosferico sono circa 7 milioni l’anno in tutto il mondo.
Il punto, evidenzia l’autore, è che il 78% dell’incremento della CO2 rilasciata nell’atmosfera dal 1970 al 2010 si deve all’impiego crescente di carbone, petrolio e gas nei vari settori economici; tra le altre sostanze molto pericolose per la salute umana, emesse dalle fonti “sporche”, ricorda Patz, c’è il particolato fine.
Con politiche globali per diminuire i gas serra e migliorare la qualità dell’aria, sostiene Patz, si potrebbero salvare 1-4 milioni di vite umane l’anno entro la metà del nostro secolo.
Tra l’altro, prosegue il professore dell’università americana, provando a monetizzare costi e benefici della transizione low-carbon, si otterrebbe un guadagno netto, se è vero, come afferma l’Environmental Protection Agency (EPA) americana, che ogni dollaro investito in misure per abbattere l’inquinamento atmosferico “restituisce” 30 volte tanto, considerando i risparmi sulle spese sanitarie federali.
Diabete, obesità e malattie cardiovascolari, aggiunge Patz, si diffondono in tutto il mondo a causa di errati stili di vita: cattiva alimentazione, scarsa attività fisica, dipendenza da un’economia globale a trazione fossile, tra cui l’uso preponderante delle automobili private nelle città.
Il cosiddetto action-travel, letteralmente il viaggio attivo a piedi o in bicicletta, è una straordinaria opportunità non solo per ridurre il consumo di carburanti che avvelenano l’aria delle metropoli, ma anche per ottimizzare i benefici per la nostra salute.
In definitiva, sostiene l’autore, smettere di bruciare combustibili fossili è un po’ come smettere di fumare, una scelta difficile e “costosa” da portare a termine, un cambiamento profondo e inizialmente anche traumatico, perché modifica le nostre abitudini consolidate, che quindi deve essere affrontato con il supporto della società nel suo complesso.
Rimanendo in campo energetico: con incentivi alle rinnovabili, tasse sulla CO2, eliminazione graduale delle risorse inquinanti, investimenti in trasporti puliti e così via.

28 0TT0BRE -ORE 15 MANIFESTAZIONE A CERANO - IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA!

Tratto da Noalcarbonebrindisi

28 0TT0BRE - MANIFESTAZIONE A CERANO - IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA!

La mega centrale a carbone di Cerano rappresenta oggi l'esempio lampante del completo fallimento di un modello industriale obsoleto e imposto dal governo centrale contro il volere delle popolazioni.
Ci è stata attribuita una vocazione industriale inesistente con la promessa di uno sviluppo mai arrivato e di un benessere fittizio.
Quello che è arrivato invece è un aumento di morti e malattie, come dimostrano i molti studi medico scientifici realizzati negli anni e l'indagine epidemiologica Forastiere pubblicata solo lo scorso Luglio. Sono arrivati il business malato e costruito sulla violazione delle regole, le prescrizioni normative di ambientalizzazione disattese o spacciate per investimenti in fantomatiche "migliori tecnologie disponibili" (mentre i filtri e le coperture ai carbonili venivano realizzati con più di vent'anni di ritardo).
Sono arrivati l'uso sistematico delle armi del ricatto occupazionale, del lavoro precario, del sistema delle tangenti per l'affidamento di lavori sempre con appalti al massimo ribasso.
Sono arrivati i comportamenti criminali ......come per esempio il grave danneggiamento della falda acquifera superficiale durante i lavori di scavo per la costruzione del nastro trasportatore (con conseguente desertificazione della zona di Cerano e il disseccamento dei pozzi delle aziende agricole), sono arrivate le condanne al processo del 2012 per le dispersioni di polveri di carbone su aree vastissime di terreni coltivati. Le implicazioni per traffico di rifiuti pericolosi, gli sversamenti selvaggi fino allo scandalo recente delle ceneri contaminate vendute ai cementifici.
 
Tutto questo NON E’ PIU’ ammissibile!...
Voltiamo insieme questa triste pagina con CORAGGIO!


M A N I F E S T A Z I O N E  A  C E R A N O
SABATO 28 Ottobre 2017             dalle ore 15
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16 ottobre 2017

Isde :Gli scienziati e i medici avvertono dei potenziali effetti sanitari gravi di 5G


Tratto da Isde

Gli scienziati e i medici avvertono dei potenziali effetti sanitari gravi di 5G


Pubblichiamo la posizione di oltre 180 scienziati, provenienti da 36 nazioni, che raccomandano una moratoria sul dispiegamento della quinta generazione per le telecomunicazioni, 5G, finché i potenziali pericoli per la salute umana e per l’ambiente non siano pienamente investigati da scienziati indipendentidall’industria. “La tecnologia 5G farà significativamente aumentare l’esposizione a campi elettromagnetici in radiofrequenza (CEM-RF) in aggiunta alle tecnologie per telecomunicazioni 2G, 3G, 4G, Wi-Fi già operanti. E’ già stato dimostrato che i CEM-RF possono essere dannosi per gli esseri umani e per l’ambiente.” Si legge nel comunicato. L’appello è stato firmato anche da alcuni membri dell’Associazione Medici per l’Ambiente.
Leggi l’appello dei 180 scienziati

15 ottobre 2017

L'esposizione all'inquinamento ambientale durante la gravidanza aumenta il rischio di asma per tre generazioni.

Tratto da Facebook del Medico  Isde Giovanni Ghirga 
Questo post vale veramente la pena di rimetterlo. 
L'esposizione all'inquinamento ambientale durante la gravidanza aumenta il rischio di asma per tre generazioni. Il rapporto tra asma ed inquinamento dell'aria è stato ripetutamente, scientificamente dimostrato e l'asma bronchiale allergica è in costante aumento nei paesi sviluppati. 
Questa nuova ricerca scopre degli aspetti fondamentali di questa malattia che oggi non si può più definire solo infiammatoria ma epigenetica. Infatti, l'esposizione all'inquinamento dell'aria provoca una alterazione nella espressione genica che aumenta in modo statisticamente significativo il rischio di ammalarsi di asma. Questo importantissimo studio ha scoperto che queste modifiche epigenetiche sono trasmissibili alle generazioni successive. 
Questi dati sono per me estremamente interessanti avendo il sottoscritto diretto per 20 anni il servizio di "Ambulatorio/Day-Hospital della UOC di Pediatria, dell'Ospedale San Paolo di Civitavecchia (servizio chiuso per carenza di fondi).
David J Gregory, Lester Kobzik, Zhiping Yang, Connor C McGuire, Alexey V Fedulov. Transgenerational transmission of asthma risk after exposure to environmental particles during pregnancy.. American Journal of Physiology - Lung Cellular and Molecular Physiology, 2017; ajplung.00035.2017 DOI: 10.1152/ajplung.00035.2017

13 ottobre 2017

Eugenia Dogliotti:Inquinamento ambientale e salute umana -: MIGLIORARE L' AMBIENTE E' MIGLIORARE LA SALUTE .


MIGLIORARE L' AMBIENTE E' MIGLIORARE LA SALUTE
Tratto da You tube

Eugenia Dogliotti, direttore del dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto superiore di sanità di Roma.
Formatasi all’Università “La Sapienza” di Roma e presso il TNO-Medical Biological Laboratory di Rijswijk (Paesi Bassi). Dal 1981 Dogliotti lavora presso l’Istituto superiore di sanità, ma ha condotto attività di ricerca anche presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), negli Stati Uniti. È autrice di più di 130 pubblicazioni su riviste internazionali e libri, nel campo della mutagenesi, riparazione del Dna e epidemiologia molecolare delle malattie di origine ambientale.....
Durante la conferenza ha parlato degli stimoli fisici, chimici biologici e psicosociali ai quali l’uomo è esposto nel suo ambiente di vita e che hanno un impatto sul suo stato di salute. Stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) evidenziano che una su quattro delle cause di morte nel mondo è dovuta a fattori ambientali che contribuiscono ad un ampio spettro di malattie e di infermità. Riducendo i fattori di rischio ambientali e sociali è possibile prevenire quasi un quarto del carico globale di malattie; un obiettivo che si può raggiungere attraverso attività di ricerca e sperimentazione multidisciplinari che individuano i fattori di rischio e contribuiscono a comprendere i meccanismi che portano dall’esposizione all’insorgenza della malattia. Durante l’incontro, Dogliotti ha presentato alcuni esempi di intervento a seguito di emergenze ambientali nazionali che mostrano come l’integrazione di strategie di valutazione dell’esposizione e di studi epidemiologici permetta di attuare misure di riduzione dei rischi della salute.
Ecco alcune immagini tratte dal suo intervento ma guardatevi l' Interessante video su You tube






12 ottobre 2017

I diritti dei bambini sulla salute

Tratto da  laleggepertutti.it 
I diritti dei bambini sulla salute

Tutti i bambini hanno il diritto di vivere e di crescere in buone condizioni di salute durante tutta l’infanzia e l’adolescenza. Un bambino in buona salute è in grado di andare a scuola, di giocare e di esprimersi.
Questo è il concetto alla base della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 ed inserita nell’ordinamento italiano nel 1991 .(Legge n. 176.)
È proprio il governo italiano, tramite il Ministero competente, a ribadire che la salute è un diritto umano fondamentale determinato dall’ambiente fisico, economico, sociale, familiare ed educativo e dalla qualità dei servizi sanitari forniti.
D’altra parte, la stessa Costituzione italiana (Art. 32) tutela il diritto di ogni individuo (quindi anche dei bambini e degli adolescenti) all’integrità psico-fisica ed a vivere in un ambiente salubre, il diritto alle prestazioni sanitarie e alle cure gratuite per gli indigenti.
I diritti dei bambini sulla salute vengono riconosciuti anche dall’Unione Europea, attraverso il Programma Salute 2014-2020 che si propone come supporto ai Paesi membri nella prevenzione dell’obesità infantile e l’Azione comune Janpa (Joint Action on Nutrition e Physical Activity).
Da sottolineare anche i diritti dei bambini in caso di ricovero ospedaliero, contenuti nella Carta de Each, firmata nel 1988.
  1. I bambini hanno diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo. Tali diritti devono essere assicurati con tutte le misure di protezione fisica e psicologica possibili. Lo Stato ha il dovere, dunque, di garantire questo diritto già dal momento in cui la madre è in gravidanza, assicurando le cure adeguate e la necessaria assistenza prima e dopo il parto.
  2. I bambini hanno diritto a godere del miglior stato di salute possibile. Hanno, quindi, diritto a beneficiare delle strutture pubbliche di cura e di riabilitazione.
  3. I bambini hanno diritto ad essere ricoverati solo se l’assistenza di cui hanno bisogno non può essere prestata a casa o in trattamento ambulatoriale. In ogni caso, ai bambini deve essere evitato ogni evento traumatico legato ad un ricovero non necessario. Hanno diritto anche ad avere accanto, durante il ricovero, i genitori o una persona a lui cara e ad essere trattati in base alla loro età e alla loro capacità di comprensione, così come ad avere dei momenti di gioco e di studio all’interno della struttura sanitaria compatibilmente con il loro stato di salute.
  4. I bambini hanno diritto a non subire il fumo passivo a casa loro da genitori, fratelli, parenti o amici di famiglia ed hanno diritto ad essere informati sui rischi che corrono se iniziano a fumare. Hanno anche diritto ad interventi da parte dello Stato, attraverso leggi o normative che vietino durante i programmi televisivi trasmessi nella fascia oraria protetta di trovare delle scene che li inducano al fumo attivo.
  5. I bambini hanno diritto ad avere dallo Stato ogni provvedimento necessario contro il consumo di droghe.
  6. I bambini hanno diritto ad una dieta sana ed equilibrata che non metta a repentaglio la loro salute o li esponga al rischio di sovrappeso o di obesità. Hanno diritto ad essere protetti in tal senso dallo Stato attraverso leggi o normative che vietino la pubblicità ingannevole di prodotti alimentari poco raccomandabili, se in eccesso, per la loro salute o che impongano l’obbligo di avvertire le famiglie sui rischi derivati dall’abuso di certi cibi.
  7. I bambini hanno diritto a vivere in un ambiente salutare ed igienico, sia a casa, sia a scuola, sia nella loro città. Famiglie e istituzioni, dunque, hanno il dovere di prendere ogni precauzione in tal senso, così come gli enti locali e lo Stato hanno l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per limitare l’inquinamento entro i limiti consentiti.
  8. I bambini hanno diritto alla loro salute psichica e, pertanto, a vivere in un ambiente sereno. Hanno diritto a ricevere, in caso di necessità, assistenza psicologica dalle strutture sanitarie dello Stato.
  9. I bambini hanno diritto a non essere sfruttati per fini economici o in lavori che possano mettere a repentaglio la loro salute psico-fisica o il loro sviluppo mentale, spirituale, morale o sociale.

11 ottobre 2017

Agenzia europea per l’ambiente :L’aria in Italia uccide e l’inquinamento ci ruba le tredicesime

Tratto da Euronews

L’aria in Italia uccide e l’inquinamento ci ruba le tredicesime


Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente certifica la pessima situazione italiana. In media, nell’Ue, i costi legati all’atmosfera contaminata bruciano le tredicesime: l’invivibilità costa 1.082 euro all’anno a persona
Bruxelles – L’aria d’Italia uccide, e più che altrove. Lo dicono i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), contenuti nel rapporto sulla qualità dell’aria di fresca pubblicazione. Le cose sembrano andare meglio, ma i numeri sono preoccupanti: nel 2014 le sole polveri ultrasottili hanno provocata 399mila morti premature in tutto il territorio dell’Ue. Di queste 66.080 in Germania, e 59.630 in Italia. Oltre alle polveri ultrasottili (pm2,5), a incidere sulla salute umana sono anche ossidi e diossidi di azoto (NOx e NO2), i gas prodotti e sprigionati principalmente dai motori della automobili, e l’ozono (O3). Qui la Penisola è maglia nera d’Europa. Il maggior numero di morti premature da ossidi e biossidi di azoto si registra in Italia (17.290 vittime sulle 75mila totali), così come per quelle da ozono (2.900 sulle 13.600). In pratica in Italia si concentra un quarto (23%) delle morti premature da NO2, un quinto (20%) di morti premature da ozono.
L’Agenzia europea per l’ambiente mette in luce un cambiamento, evidenziato dai dati. Questi “mostrano che la qualità dell’aria in Europa sta lentamente migliorando grazie alle politiche passate e attuali e agli sviluppi tecnologici”, rileva lo studio. Tuttavia, i progressi sono pochi e non bastano. Le concentrazioni di inquinamento atmosferico continuano a essere “elevate” e ad avere “importanti ripercussioni sulla salute degli europei”. Non solo. Ai costi per la salute umana si aggiungono quelli per maggiori spese medico-sanitarie, la riduzione di produttività lavorativa legata alle malattie, e i costi legati alla perdita di terreni fertili coltivabili. Costi difficili da calcolare, ma stimati attorno a 1.280 dollari (circa 1.082 euro) pro-capite di perdite annue. Si perde in sostanza uno stipendio mensile per i costi dovuti all’inquinamento europeo.
“Non dovremmo accettare il costo dell’inquinamento atmosferico”, critica Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Agenzia europea per l’Ambiente. “Con decisioni audaci e investimenti intelligenti nei trasporti più puliti, nell’energia e nell’agricoltura, possiamo affrontare l’inquinamento e migliorare la nostra qualità di vita”. Da qui l’invito a governi ed enti locali a “mostrare leadership nella protezione della salute dei cittadini attraverso il miglioramento della qualità dell’aria”.