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23 ottobre 2019

Inquinamento. Fnomceo lancia appello a Governo e Ue: “Decarbonizzare e ridurre concentrazioni polveri sottili”

Tratto da Quotidiano Sanità  

L’Ordine dei medici commenta i dati del Report 2019 sulla qualità dell’aria dell’Agenzia europea per l’ambiente. “I medici possono svolgere un ruolo importante operando come “Sentinelle per l’Ambiente” secondo modelli organizzativi già da noi proposti con la RIMSA - Rete Italiana Medici Sentinella per l’Ambiente- attuando una sorveglianza e una prevenzione primaria in stretta collaborazione con le Istituzioni, al fine di porre la salute al centro di ogni politica”.

23 OTT - Un doppio appello, al Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme all’intero Governo italiano, perché mettano in atto a tutti i livelli un ‘Green new deal’ che preveda, anche nel nostro Paese, la riduzione progressiva delle emissioni di anidride carbonica e della concentrazione nell’aria delle polveri sottili. A lanciarlo, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, insieme a tutto il Comitato Centrale, riunito in queste ore a Roma, all’indomani della diffusione, da parte dell’Agenzia europea per l’ambiente, del Report 2019 sulla qualità dell’aria.

Dati “inquietanti”, quelli che emergono dallo studio condotto su 41 paesi europei nel 2016, e che contano, in quell’anno, 412mila morti premature causate dalle polveri sottili, PM2.5, 71.000 riconducibili al biossido di azoto, 15100 all’ozono. Ancora più impressionante il calcolo sugli anni di vita persi: 4.223.000 quelli attribuibili all'esposizione alle polveri sottili, 707.000 quelli causati dal biossido di azoto e 147.000 quelli per l'ozono. L’Italia è in cima alla classifica dei paesi più colpiti dall’inquinamento, sia per numero di morti premature (58.600 per le polveri sottili, 14.600 per biossido di azoto e 3.000 a causa dell'ozono), sia per anni di vita persi.

“I nuovi dati dell’Agenzia europea per l’ambiente sui decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili alle polveri sottili confermano, per l’ennesima volta, l’importanza dei fattori ambientali e sociali nel determinare lo stato di salute e malattia degli individui e della collettività – commenta Emanuele Vinci, Coordinatore della Commissione Professione, Salute, Ambiente e Sviluppo Economico della Fnomceo -. Pur continuando a informare e ad educare sull’importanza di seguire corretti stili di vita, è sempre più evidente che occorre porre l’attenzione sui determinanti socio - ambientali della salute, che sono all’origine delle gravi diseguaglianze di salute tra le persone e popolazioni”.

“Da ciò la necessità di superare gli attuali sistemi di sorveglianza sanitaria basati sulla valutazione del danno sanitario con il conteggio di morti e feriti (registri di morte, di tumori e di patologie, schede di dimissioni ospedaliere) e l’urgenza di passare ad una valutazione preventiva di impatto sulla salute dei fattori clima-alteranti, inquinanti ambientali e socio-economici – prosegue Vinci -. I medici possono svolgere un ruolo importante operando come “Sentinelle per l’Ambiente” secondo modelli organizzativi già da noi proposti con la RIMSA - Rete Italiana Medici Sentinella per l’Ambiente- attuando una sorveglianza e una prevenzione primaria in stretta collaborazione con le Istituzioni, al fine di porre la salute al centro di ogni politica”.

“Questi dati, posti oggi dalla Commissione Ambiente e Salute all’attenzione del Comitato Centrale, ci preoccupano fortemente – afferma il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. È ormai improcrastinabile un intervento del Governo italiano affinché l’eliminazione del carbone a favore dei combustibili fossili sia inserita tra le prescrizioni di tutela ambientale e siano riviste le soglie stabilite per legge per PM10 e PM2.5”.

“A livello europeo, abbiamo un’occasione unica: la Presidente eletta della Commissione, Ursula von der Leyen, ha posto al centro della sua ‘Agenda per l’Europa’ le politiche ambientali, delineando un ‘European Green deal’ che renda il nostro il primo continente al mondo a impatto climatico zero – continua -. Un programma che, come medici, non possiamo che sostenere appieno, chiedendone l’applicazione anche e soprattutto nel nostro Paese, dove molte, a livello ambientale, sono le ferite aperte”.

“Recentemente, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, oltre, com’è naturale, al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, hanno mostrato grande sensibilità e apertura su queste tematiche, ventilando l’istituzione di un Comitato interministeriale per il contrasto ai cambiamenti climatici, che entrerà nel Cipe – continua Anelli -. Nel richiedere alla Camera la fiducia al nuovo Governo, lo stesso Conte si è posto sulla linea europea del ‘Green New Deal’, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”.

“Ora dobbiamo essere pragmatici – aggiunge ancora – e, partendo da queste ottime intenzioni, mettere in pratica un programma serio di decarbonizzazione e riduzione delle polveri sottili. Possiamo cominciare dall’Ilva, che la Scienza e la Giustizia indicano come responsabile di tante morti, anche infantili”.

“Ci appelliamo dunque al Presidente Conte e al Governo, in particolare al Ministro dell’Economia e dell’Ambiente, perché mettano in atto urgentemente tutti gli adempimenti necessari, fissando obiettivi progressivi, definendo un cronoprogramma sul breve, medio, lungo periodo e stanziando finanziamenti adeguati - conclude -. Noi medici come sempre ci siamo, siamo pronti a fare la nostra parte, intervenendo, come consiglieri, a tutti i Tavoli italiani ed europei cui saremo chiamati e portando i dati raccolti con la Rete dei Medici Sentinella per l’Ambiente, messa in piedi insieme all’Isde, l’associazione Medici per l’Ambiente, con il sostegno del Ministero della Salute”.  Tratto 

22 ottobre 2019

EEA:L'inquinamento atmosferico nuoce all'ambiente e alla salute umana.

Tratto da EEA .europa.eu

           Inquinamento atmosferico

L'inquinamento atmosferico nuoce all'ambiente e alla salute umana. In Europa, le emissioni di molti inquinanti atmosferici sono diminuite in modo sostanziale negli ultimi decenni, determinando una migliore qualità dell'aria nella regione. Le concentrazioni di inquinanti sono tuttavia ancora troppo elevate e i problemi legati alla qualità dell'aria persistono. Una parte significativa della popolazione europea vive in zone, in particolar modo nelle città, in cui si superano i limiti fissati dalle norme in materia di qualità dell'aria: l'inquinamento da ozono, biossido di azoto e particolato pone gravi rischi per la salute. Diversi paesi hanno superato uno o più dei loro limiti relativi alle emissioni per il 2010 per quattro importanti inquinanti atmosferici. Ridurre l'inquinamento atmosferico, quindi, continua a essere importante.
L’inquinamento atmosferico è un problema locale, paneuropeo e di tutto l’emisfero. Gli inquinanti atmosferici emessi in un paese possono essere trasportati nell’atmosfera contribuendo o determinando una cattiva qualità dell’aria altrove.
Il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposfericoen sono attualmente considerati i tre inquinanti che in maniera più significativa incidono sulla salute umana. La gravità dell’impatto delle esposizioni prolungate e di picco a questi inquinanti varia dall’indebolimento del sistema respiratorio fino alla morte prematura. Circa il 90 % degli abitanti delle città è esposto a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di qualità dell’aria ritenuti dannosi per la salute. Per esempio, si stima che il particolato sottile (PM2.5) riduca l’aspettativa di vita nell’UE di più di 8 mesi. Un motivo di crescente preoccupazione è il benzo(a)pirene, un inquinante cancerogeno le cui concentrazioni sono superiori alla soglia fissata per proteggere la salute umana in diverse aree urbane, specie nell’Europa centrale e orientale.
L’inquinamento atmosferico sta danneggiando la salute umana e gli ecosistemi. Larghe fasce della popolazione non vivono in un ambiente sano, in base alle norme attuali. Per imboccare un cammino sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre la legislazione attuale.

21 ottobre 2019

Inquinamento ambientale "killer" di culle anche Sicilia...

Tratto da Lasicilia

Inquinamento ambientale "killer" di culle anche Sicilia: così diminuiscono le nascite

Come nella “Terra dei fuochi”, anche nell'Isola i giovani che abitano in zone ad alta concentrazione industriale hanno una maggiore riduzione di spermatozoi e ovociti

CATANIA - Anno dopo anno in italia si registra un minimo
storico di nuovi nati.
Un trend in atto da diverso tempo, certificato dall'Istat. La diminuzione delle nascite nel 2018 è di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 pari al -4%: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 439.747 bambini. Diminuzione che riguarda anche la Sicilia, regione che in passato ha tenuto alta la media. Spesso il calo è stato attribuito alla congiuntura economica sfavorevole. 
Ma chi l’ha detto che il calo delle nascite è da  attribuire principalmente alla crisi finanziaria economica che spinge sempre più coppie a rimandare il primo figlio? Forse ci si dimentica volutamente - perché non conviene a molti aprire un serio dibattito - che, al contrario, una buona percentuale di queste “culle vuote” è dovuta all’inquinamento. A quello che mangiamo, quello che respiriamo e all’acqua che beviamo che, alla distanza, provoca nell’apparato riproduttivo dell’uomo disfunzioni erettili e un calo vertiginoso del numero degli spermatozoi e della loro motilità. Nelle donne,invece, gli agenti esterni causano una diminuzione della “riserva ovarica”. Insomma oggi, nell’era moderna, soprattutto le popolazioni economicamente più ricche stanno vivendo il dramma della riduzione delle coppie che fanno figli, con dati allarmanti.
Del quadro che riguarda anche aree della Sicilia dove c’è un’alta percentuale di siti industriali di raffinazione, se n’è parlato nel corso di un convegno organizzato da Confsal, U.Di...
 Lo scenario preoccupante è stato tracciato in particolare dal dott. Luigi Montano, uroandrologo napoletano che vive nella “Terra dei fuochi”, una delle zone più inquinate d’Italia. Montano ha illustrato il progetto che sta conducendo in collaborazione col ministero della Salute, per invertire la percentuale allarmante di giovani vicini alla infertilità che in alcune aree riguarda il 60% dei soggetti in età procreativa, partendo dal presupposto che, in attesa dei tempi lunghi del risanamento delle aree inquinate, è necessaria l’introduzione di misure di compensazione e di contrasto del danno di inquinamento chimico e fisico. Ora, secondo il medico
capofila del progetto, ciò è possibile attraverso il cambiamento degli stili di vita e soprattutto della corretta alimentazione
con alimenti vegetali bio e nutraceutici utili nella detossicazione: «Negli ultimi 40 anni - ha detto il medico - abbiamo riscontrato un calo della concentrazione degli spermatozoi nel 60% nella
popolazione in età procreativa e l’uomo è molto più sensibile agli agenti inquinanti rispetto alla donna.
Il liquido seminale è più facilmente studiabile e misurabile. Quindo lo abbiamo utilizzato come marcatore dello stato di salute dell’individuo perché è molto più sensibile del sangue nel valutare l’impatto degli agenti inquinanti».....

Il Sicilia i dati preoccupanti riguardano anche la scarsa capacità delle donne a procreare a causa di una riduzione della “riserva ovarica”. «Abbiamo appurato - spiega il dott. Maurizio Di Noto, ginecologo e direttore sanitario del centro medico “Le Zagare” - che gli agenti inquinanti hanno una correlazione strettissima.
In particolare la riduzione degli ovociti è causata anche dalle polveri Pm10, Pm 250 e dal Biossido di azoto. Queste sostanze vanno ad intaccare la fertilità della donna riducendo in maniera indiretta la quantità di “Amh”, un ormone utilizzato per capire se quella donna ha ancora follicoli riproduttivi o no. Recentemente in alcuni gruppi di lavoratrici che lavorano in fabbrica circa il 60% aveva questa ridotta fertilità.
Il rischio, in definitiva, è quello che col passare degli anni avremo sempre più coppie che faticano ad avere un figlio».....
Il convegno ha preso in esame anche l’influenza dell’aria
inquinata nell’aumento delle malattie respiratorie. Per il dott. Giuseppe Cannaò, pneumologo in pensione del Garibaldi centro «a Catania oltre agli agenti inquinanti ci sono le polveri e l’emissione dell’anidrite solforosa dall’Etna che irrita le vie aeree. Anche la temperatura elevata e la mancanza delle piogge poi fanno il resto».

20 ottobre 2019

Convegno :L’ecomafia uccide ogni giorno, silenziosamente

L’ecomafia uccide ogni giorno, silenziosamente
con la Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente
Focus: Fa subito notizia quando le mafie uccidono e minacciano chi le combatte ogni giorno. Ciò che invece non fa subito notizia sono i milioni di morti causati dall’inquinamento provocato dalle ecomafie e non solo. Muoiono lentamente tra i letti degli ospedali spesso per patologie oncologiche o cardiovascolari. Ciò che mangiamo e che respiriamo ha un impatto clinico significativo sul nostro organismo, tanto da far dichiarare all’ONU che «ogni 5 secondi l’inquinamento uccide una persona», più vittime di quante ne possano fare le guerre, le uccisioni, la tubercolosi, l’aids e la malaria messe insieme.
Ne parleremo con la Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo, membro della Giunta Esecutiva e del Comitato Scientifico dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente. Tratteremo la relazione che c’è tra malaffare e salute e lo faremo partendo dallo Studio SENTIERI dell’ISS sui SIN, portando però anche dati su territori che non rientrano tra i SIN.

18 ottobre 2019

ISPRA: Il danno ambientale in Italia: i casi accertati negli anni 2017 e 2018. Il caso in provincia di Savona.

Tratto da Ispra

                  

RAPPORTO ISPRA SUL DANNO AMBIENTALE 
SCHEDE DI  10 CASI ACCERTATI IN ITALIA 
Leggiamo 
LIGURIA :Emissioni in atmosfera dalla Tirreno Power spa di Vado Ligure e Quiliano (Sv)
PROCEDIMENTO PENALE 5917/13 RGNR 
Tribunale di Savona (scheda n.11)

Emissioni in atmosfera dalla centrale elettrica della Tirreno Power spa di Vado Ligure e Quiliano  con contestazione di non conformità rispetto alle autorizzazioni ed all’applicazione delle migliori tecniche disponibili.

         ESITI DELL’ISTRUTTORIA
    Danno ex articolo 18 legge 349/96
Produzione di un carico emissivo in atmosfera superiore a quello atteso e autorizzato con effetti sulla qualità dell’aria.
    
Riparazione compensativa: finanziamento di interventi previsti dal piano regionale di qualità dell’aria commisurato alle esternalità ambientali associate al carico emissivo in eccesso(pari a circa 11.675.000 euro)



__________________________________

Il danno ambientale in Italia: i casi accertati negli anni 2017 e 2018

                


Azioni sul docume

L’edizione 2019 del Rapporto sul Danno Ambientale in Italia rappresenta il primo rapporto ISPRA sull’azione dello Stato in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Il Rapporto si sviluppa attraverso la ricostruzione dei casi di danno ambientale e di minaccia di danno ambientale accertati dal Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) negli anni 2017 e 2018 e permette di individuare gli aspetti caratterizzanti di una materia poco conosciuta ed in continua evoluzione. Il Rapporto si inserisce in un percorso di condivisione finalizzato a costruire un nuovo approccio al tema, fondato sulla interlocuzione tra tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, per l’individuazione delle criticità da risolvere e delle linee di sviluppo future.
Pubblicazione disponibile solo in formato elettronico
Scarica il rapporto (pdf 14 Mb)
ISPRA
Rapporti
312/2019
978-88-448-0962-1







"GRAVE DANNO AMBIENTALE :Le emissioni della centrale nel report ministeriale sui siti nazionali a rischio.

Immagine tratta da Il Secolo XIX oggi in edicola 


Leggi su Il Secolo XIX on line 

«Grave danno ambientale»: Vado nel report del ministero per il caso Tirreno Power

Vado - «Gravi danni all’ambiente». Il riferimento è alle emissioni dello stabilimento Tirreno Power a Vado Ligure. È quanto accertato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che ieri ha presentato alla Camera dei Deputati il suo rapporto sul danno ambientale in 30 aree dell’Italia. Tra queste Vado Ligure.

Il resoconto nazionale si basa sulle istruttorie tecnico-scientifiche aperte nel biennio 2017-2018 su incarico del Ministero dell’ambiente. Tra i 30 casi per i quali è stato accertato un grave danno o minaccia ambientale è stato inserito il sito di Tirreno Power in quanto oggetto di procedimento giudiziaro (penale). In 10 di questi 30 casi, tra cui Vado, il ministero dell’ambiente si è già costituito parte civile per chiedere un eventuale risarcimento danni. Il sito di Vado con le emissioni di Tirreno Power è stato inserito dall’Ispra nella lista con le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia......Continua su Il Secolo XIX

17 ottobre 2019

Ansa: Da Tirreno Power grave danno ambientale-Rapporto Ispra. Sos discariche, falde contaminate e aria

Tratto da Ansa


Da Tirreno Power grave danno ambientale.

Sono 30 i nuovi casi di grave danno ambientale accertati in Italia nel biennio 2017-2018 dall'Ispra, il centro studi del Ministero dell'Ambiente. Tra questi, le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia, le emissioni della centrale elettrica Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano, l'interramento di liquami, fanghi e scarti di lavorazione a Rende in provincia di Cosenza. I 30 casi hanno interessato soprattutto le acque sotterranee (32%), laghi e fiumi (23%), i terreni (19%). Sono i dati del primo "Rapporto sul danno ambientale" dell'Ispra, presentato alla Camera. Dei 30 nuovi casi accertati nel 2017-18, 22 sono procedimenti giudiziari (penali e civili) e 8 casi extra giudiziari (iter iniziati su sollecitazioni giunte dal territorio e al di fuori di un contesto giudiziario). In 10 di questi 30 casi, il Ministero dell'ambiente si è già costituito parte civile.

Tratto da Ansa

In Italia 30 gravi danni ambientali nel biennio 2017-2018.


Rapporto Ispra. Sos discariche, falde contaminate e aria

ROMA - Sono 30 i nuovi casi di grave danno ambientale accertati in Italia nel biennio 2017-2018 dall'Ispra, il centro studi del Ministero dell'Ambiente. Tra questi, le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia, le emissioni della Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano, l'interramento di liquami, fanghi e scarti di lavorazione a Rende in provincia di Cosenza. I 30 casi hanno interessato soprattutto le acque sotterranee (32%), laghi e fiumi (23%), i terreni (19%). Sono i dati del primo "Rapporto sul danno ambientale" dell'Ispra, presentato stamani alla Camera.

Dei 30 nuovi casi accertati nel 2017-18, 22 sono procedimenti giudiziari (penali e civili) e 8 casi extra giudiziari (iter iniziati su sollecitazioni giunte dal territorio e al di fuori di un contesto giudiziario). In 10 di questi 30 casi, il Ministero dell'ambiente si è già costituito parte civile.

Degli oltre 200 casi segnalati all'Istituto dal Ministero dell'Ambiente, nel 2017-2018 sono state aperte 161 istruttorie di valutazione del danno ambientale, grazie alle verifiche operate sul territorio dall'Ispra e dalle Arpa regionali, che insieme formano il Sistema nazionale di protezione dell'ambiente (Snpa): 39 per casi giudiziari (sede penale o civile), 18 per extra-giudiziari, 104 istruttorie per casi penali in fase preliminare (nei quali l'accertamento del danno è ancora a livello potenziale).

La Sicilia è la regione dove sono state aperte più istruttorie (29), seguita da Campania (20), Lombardia (14) e Puglia (13). Le attività che potenzialmente possono portare a danno ambientale sono risultate soprattutto quelle svolte dagli impianti di depurazione e di gestione dei rifiuti, dai cantieri edili e di realizzazione delle infrastrutture, dagli impianti industriali.

(ANSA).
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16 ottobre 2019

Il sottile legame fra clima e smog

Tratto da Il meteo.net

Il sottile legame fra clima e smog


Si chiamano forzanti climatici a vita breve e contribuiscono sia all’inquinamento che al cambiamento climatici. Cosa sono e perché sono così importanti per salute e clima?

Grazie al messaggio di Greta Thunberg i cambiamenti climatici e in genere l’inquinamento sono sotto ai primi posti della preoccupazione dei giovani e dell’opinione pubblica

A molti non è chiara però la differenza, ma anche il legame indiretto che c’è fra i gas serra che agiscono a lungo termine sul clima e l’inquinamento atmosferico, dannoso direttamente per l’uomo, gli ecosistemi e perfino per l’agricoltura

Cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento è il ruolo, poco noto, dei Short-Lived Climate Pollutants (SLCP). Ecco quali sono i principali inquinanti climatici a vita breve.

Ozono e HCFC

L’ozono è un emblema di come l’uomo è in grado di fare danni opposti alla sua stessa casa, la Terra. L’ozono stratosferico ci protegge dai raggi ultravioletti, negli anni 1980 era alla ribalda il problema buco nell’ozono, arginato col protocollo di Montreal nel 1988 che mise al bando i gas CFC usati a suo tempo nelle bombolette e come refrigeranti che ne sono i responsabili.


I sostituti dei CFC, già essi anche gas serra, gli HCFC, sono dei gas serra ancora più potenti ed efficaci, 20000 volte più della CO2. Piccole quantità impattano notevolmente sul bilancio energetico terrestre. Fondamentale dunque la loro regolamentazione e riduzione. Ma non finisce qua.

L’ozono è anche gas serra, calando in stratosfera si avrebbe un leggero raffreddamento, ma per opposto l’ozono si forma nei bassi strati della troposfera soprattutto in estate come inquinante fotochimico secondario ed è così fattore riscaldante del clima.


L’ozono troposferico oltre che irritante per la salute, nuoce anche alla produzione agricoltura. Si stima che agendo per la sua riduzione si eviterebbe la perdita di produzione di 50 milioni di tonnellate di cereali. Inoltre, l’inquinamento da ozono causa anche un impoverimento del potere nutrizionale del grano e altri cereali.

Fuliggine e black carbon

Il black carbon, testualmente carbonio nero, deriva da una combustione incompleta dei combustibili fossili e delle biomasse.

Questo inquinante è anche un forzante climatico di breve durata atmosferica, ovvero agisce sul clima in pochi giorni o settimane. Altrettanto, ridurli avrebbe effetti quasi immediati nel contenimento del global warming, oltre che benefici sulla salute e perfino sui ghiacci e sul livello del mare.

Gli effetti climatici del black carbon sono principalmente regionali o macro regionali. Importanti però alcuni effetti collaterali globali, ad esempio col trasporto transfrontaliero dovuto ai venti su grande scala arriva e quindi si deposita sotto forma di fuliggine sui ghiacciai montani e perfino polari. L’Effetto è micidiale, infatti il deposito di fuliggine accelera la perdita di ghiaccio marino e lo scioglimento dei ghiacciai alpini e montani. Addirittura, mitigare le emissioni di black carbon potrebbe limitare del 20% l’aumento del livello del mare.

Il metano

Il metano non è affatto un combustibile ecologico. Non è un inquinante diretto, ma con la combustione produce gas serra ed inoltre il suo effetto riscaldante a breve termine è anche 100 volte superiore alla CO2.

Il metano rappresenta il 16% delle emissioni serra globali e proviene dal bestiame, soprattutto grandi allevamenti, dalla produzione e distribuzione di petrolio e gas, estrazione del carbone, dalle discariche e coltivazione di riso. La riduzione delle emissioni di metano migliora anche la qualità dell'aria locale perché riduce i composti organici volatili, precursori della formazione di ozono troposferico di cui abbiamo parlato.

L’importanza di agire sugli inquinanti climatici

La riduzione di CO2 è essenziale, ma da sola non basta. L’effetto della CO2 è soprattutto a lungo termine, quella emessa oggi si ripercuoterà perfino sul clima del XXII secolo. Gli inquinanti climatici invece hanno forti effetti nei prossimi anni o decenni.

L’azione sui forzanti climatici a breve termine è cruciale per raggiungere l’obiettivo di contenere entro 1.5°C il riscaldamento globale previsto dall'Accordo di Parigi sul clima. Tuttavia, non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. E' importante evitare che un'azione di riduzione della CO2 non aumenti gli inquinanti climatici o viceversa la riduzione dello smog non peggiori le emissioni serra.

Si stima in 0.6°C il riscaldamento che si eviterebbe al 2050 abbattendo le concentrazioni dei SLCP. Soprattutto, la loro drastica riduzione eviterebbe circa 7 milioni di morti all’anno globalmente con grandi benefici economici per le minori spese sanitarie anche in Italia ed Europa.