COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

14 luglio 2019

Nuovo studio:L’inquinamento atmosferico accelera l’invecchiamento dei polmoni e aumenta il rischio di malattie polmonari croniche

Tratto da Fidelityhouse

L’inquinamento atmosferico accelera l’invecchiamento dei polmoni e aumenta il rischio di malattie polmonari croniche

Un nuovo studio spiega che l'inquinamento atmosferico, dunque una cattiva qualità dell'aria, influisce in negativo sulle funzioni polmonari facendoli invecchiare più rapidamente.


L’inquinamento fa male alla salute e sempre più ricerche sono d’accordo con questa affermazione. Tra i rischi legati all’inquinamento atmosferico ci sono le malattie croniche ai polmoni. Queste ultime causano il restringimento delle vie respiratorie, rendendo più complessa la respirazione e provocano l’infezione dei polmoni. Questo tipo di infezioni sono la terza causa di morte e il numero di vittime potrebbe salire vertiginosamente entro i prossimi dieci anni.
L’ultima ricerca su questi sintomi è stata pubblicata il 9 luglio 2019 sull’European Respiratory Journal e dimostra come l’inquinamento atmosferico provoca un invecchiamento precoce dei polmoni. La cosa incredibile è che nonostante ci fossero infiniti studi sui rischi legati all’inquinamento, in realtà solamente in pochi si concentrano sui danni diretti ai polmoni.

L’inquinamento ambientale fa invecchiare i polmoni

La ricerca ha coinvolto 300 mila persone e sono stati stimati i livelli di inquinamento atmosferico nei pressi delle varie abitazioni. Tra gli elementi più presenti nell’aria c’erano il PM10, il PM2.5 e il NO2. Tutti e tre sono i prodotti della combustione dei veicoli a benzina, diesel, centrali elettriche e emissioni industriali. Coloro che hanno partecipato alla ricerca hanno risposto ad un questionario riguardante la propria salute e sono state effettuate delle analisi sulla funzione polmonare di ogni partecipante tra il 2006 e il 2010.
Questo tipo di analisi si chiama spirometria e consente di misurare quanta aria può entrare nei polmoni ed è stato tenuto conto della professione dei partecipanti, del sesso, dell’età, del reddito e la possibilità di essere esposti al fumo passivo o essere fumatori veri e propri.
Il risultato della ricerca è sconvolgente: per un aumento annuo di 5 mg per metro cubo di PM2,5 nell’aria i polmoni invecchiano di un equivalente di 2 anni. Alcune abitazioni dei volontari che hanno partecipato alla ricerca raggiungevano anche soglie di 4 volte superiori i limiti di qualità dell’aria. Un’altra nota interessante è che l’invecchiamento peggiore dei polmoni è stato riscontrato da coloro che avevano un basso reddito familiare, con un peggioramento delle funzioni respiratorie almeno del doppio.

SPECIALE ISDE su 5G: materiale,documenti e iniziative in giro per l’Italia.

 Tratto da Isde 

SPECIALE ISDE su 5G: materiale,documenti e iniziative in giro per l’Italia.

Pubblicato il 11 Luglio 2019

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è tra le realtà scientifiche italiane che si stanno occupando della nuova tecnologia 5G e dei potenziali rischi per la Salute umana della stessa.
Abbiamo nel rispetto del principio di precauzione e del principio OMS “Health in all policies”, ritenuto opportuno chiedere una moratoria per l’esecuzione delle “sperimentazioni 5G” su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi.
Di seguito pubblichiamo tutto il materiale ISDE e non, prodotto in questi anni di lavoro e approfondimento.
DOCUMENTI, COMUNICATI STAMPA E INTERVISTE A CURA DI ISDE ITALIA

Di seguito l’intervento sul 5G del Presidente del comitato scientifico di ISDE, Dott. Agostino Di Ciaula


Di seguito la terza conferenza stampa dell’Alleanza Italiana Stop 5G, presso la Camera dei Deputati ( 27\06\19)


INIZIATIVE E DOCUMENTI DI ALTRE ASSOCIAZIONI\SOCIETA’ SCIENTIFICHE

12 luglio 2019

Inquinamento - Attivati ora: è insieme che possiamo cambiare le cose!

Tratto da Greenpeace
#Inquinamento

Le nostre città soffocano nello smog, a causa di un sistema di mobilità ancora legatoai vecchi e inquinanti combustibili fossili. I nostri oceani sono sommersi dalla plastica.L’acqua che beviamo in alcune aree è contaminata da sostanze chimiche pericolose, come i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche). Eppure, spesso incuranti delle conseguenze delle loro azioni, le grandi multinazionali continuano ad avere come obiettivo principale i propri profitti, a scapito della nostra salute e di quella del Pianeta.
Cosa puoi fare tu
Attivati ora: è insieme che possiamo cambiare le cose!






11 luglio 2019

Legambiente chiede sospensione procedura autorizzativa della nuova centrale a turbogas di La Spezia

Tratto da Citta'dellaSpezia 


Legambiente chiede sospensione procedura autorizzativa della nuova centrale a turbogas

La Spezia - Legambiente Liguria ed il circolo spezzino “Nuova Ecologia” ritengono imprescindibile interrompere il procedimento autorizzativo della nuova centrale a turbogas attualmente in corso presso il Ministero dell’Ambiente e auspicano che il Comune della Spezia faccia propria questa richiesta, dal momento che il Consiglio Comunale ha votato a maggioranza una mozione contraria alla nuova centrale.

La richiesta di interruzione di Legambiente è stata ufficialmente inviata oggi nell’ambito delle osservazioni al procedimento di VIA al Ministero dell’Ambiente, dove è stato anche evidenziato un difetto di natura procedurale: “la nuova centrale a gas - spiega Stefano Sarti vicepresidente regionale - poiché di potenza superiore ai 300 Mw, deve essere direttamente sottoposta a Valutazione Ambientale Ordinaria e non di verifica di assoggettabilità. L’attuale procedura va quindi interrotta, e va attivato un tavolo di confronto con il Governo - a cui dovranno partecipare anche gli altri enti coinvolti, come il Comune di Arcola - per aprire quel confronto, sia a livello nazionale che locale, finora mancato”. L’attivazione della procedura di VIA ordinaria permetterebbe inoltre di dare attuazione alla “valutazione di impatto sanitario”, storica rivendicazione della comunità locale, che Legambiente ritiene essere un passaggio ineludibile. “Lo studio del danno sanitario prodotto dalla centrale a carbone in questi anni permetterebbe di acquisire un quadro sulle reali criticità sanitarie, necessario per qualsiasi discussione sul futuro uso delle aree attualmente occupate dalla centrale a carbone.”

Tra l’altro Legambiente vorrebbe comprendere le reali necessità di centrali a gas per la gestione della transizione verso le rinnovabili, nonché le motivazioni in base alle quali si è individuato il sito spezzino per una delle 4 centrali previste in Italia. “Fino ad oggi, sul piano tecnico, si sono infatti ascoltate solo le tesi di Enel e di Terna - continua Sarti - serve un piano di localizzazione dei nuovi impianti necessari per la transizione alle rinnovabili, realizzato su rigorosi criteri di sostenibilità ambientale, che tenga quindi conto della specificità dei siti, e che non escluda alternative al turbogas. Una procedura di VIA ordinaria, secondo quanto prevede la normativa, garantirebbe anche questo genere di approfondimenti e di confronto su scenari diversi”.

Legambiente, tramite le osservazioni, si chiede anche come mai sia stata pensata una centrale di tale potenza (850 Mw) che non corrisponde alle caratteristiche di un impianto “peaker” per il bilanciamento delle rete elettrica. “Il dubbio - sostiene l’associazione ambientalista - è che si pensi per la centrale spezzina ad una vera e propria funzione produttiva (confermato anche dal monte ore di funzionamento previsto, ben 5000 ore l’anno)”. Senza una approfondita analisi di tutti questi dati non ha senso per Legambiente attivare un confronto “centrale si - centrale no.


11/07/2019 

10 luglio 2019

Nadia Comerci :Asma e inquinamento atmosferico, una correlazione che si rafforza

Traffico automobili
Tratto da Il Sole 24 ore                     
Asma e inquinamento atmosferico, una correlazione che si rafforza


                                                                       Nadia Comerci 
Ogni anno da 9 a 33 milioni di persone si recherebbero al pronto soccorso in preda a un attacco d’asma provocato dall’esposizione all’aria inquinata da ozono. Inoltre, da 5 a 10 milioni di accessi al pronto soccorso per asma sarebbero dovuti all’inalazione di particolato atmosferico. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives da un gruppo di ricerca internazionale diretto da Susan C. Anenberg della George Washington University di Washington (Usa), che per la prima volta ha quantificato l'impatto dell'inquinamento atmosferico sui casi di asma in tutto il mondo.Gli scienziati hanno esaminato gli accessi al pronto soccorso dovuti ad attacchi d'asma in 54 nazioni e a Hong Kong. Hanno quindi confrontato queste informazioni con i dati sui livelli dell’inquinamento globale ottenuti ​​dai satelliti in orbita attorno alla terra. Al termine dell’analisi, sono giunti alla conclusione che ogni anno da 9 a 23 milioni di accessi al pronto soccorso per asma – un numero corrispondente all'8-20% di tutti gli accessi dovuti ad attacchi d’asma nel mondo – sarebbero causati dall'inquinamento da ozono, che si genera quando i gas inquinanti emessi da auto, centrali elettriche e fabbriche interagiscono con la luce solare. L’indagine ha anche evidenziato che ogni anno da 5 a 10 milioni di accessi al pronto soccorso per asma – pari a una percentuale compresa tra il 4 e il 9% di tutti gli accessi dovuti ad attacchi d’asma a livello globale - sarebbero collegati all’esposizione al particolato fine, piccole particelle inquinanti che possono penetrare attraverso le vie aree e depositarsi nell’apparato respiratorio. È anche emerso che circa la metà degli accessi al pronto soccorso per asma dovuti a ozono e particolato sono stati accertati nei paesi del sud-est asiatico, in particolare in India e in Cina. Ma anche negli Stati Uniti, dove l’aria è relativamente più pulita, si stima che l'ozono e il particolato abbiano contribuito rispettivamente all'8-21% e al 3-11% degli accessi al pronto soccorso per asma.“Sappiamo che l'inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute a livello globale – osserva la dottoressa Anenberg -. I nostri risultati indicano che la portata degli effetti sulla salute pubblica globale dell'esposizione all’aria inquinata è ancora più ampia del previsto e include milioni di attacchi d’asma l’anno”.

Inquinamento da Pfas: chiesto il rinvio a giudizio per 9 dirigenti della Miteni di Trissino

Tratto da Green Me

Inquinamento da Pfas: chiesto il rinvio a giudizio per 9 dirigenti della Miteni

La Procura della Repubblica di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio di nove dei tredici dirigenti della Miteni, nell’ambito dell’indagine sull’inquinamento da Pfas . Le posizioni degli altri quattro indagati sono state invece stralciate.
La richiesta è stata firmata dai pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner nell’ambito dell’indagine relativa all’inquinamento delle falde da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) riversate nelle falde da Miteni fino al 2013.
La Miteni era un’azienda chimica di Trissino, in provincia di Vicenza, che produceva intermedi contenenti fluoro e destinati alle industrie agrochimica e farmaceutica .
Pfas sono sostanze prive di odore e colore, altamente inquinanti e molto persistenti nell’ambiente. Si tratta di composti potenzialmente cancerogeni e capaci di interferire con il sistema endocrino degli esseri viventi, con conseguenze importanti sulla salute umana.
La società è fallita dopo essersi autodenunciata nel 2013 per aver immesso tensioattivi perfluorurati nelle falde intorno a Trissino.

Tracce di queste sostanze
 sono state trovate nell’organismo di adulti e bambini che abitano nel territorio interessato: si parla di almeno 350mila cittadini esposti alle molecole inquinanti.
La contaminazione è senza precedenti poiché ha interessato le falde e, di conseguenza, tracce di queste sostanze inquinanti e pericolose per la salute sono finite nell’acqua e nella filiera alimentare.
reati contestati agli indagati sono disastro innominato e avvelenamento delle acque: si tratta di accuse molto pesanti e che prevedono tempi di prescrizione maggiore rispetto al disastro ambientale.
Il caso passerà ora all’Ufficio del Gip e verrà fissata un’udienza preliminare per stabilire se gli indagati verranno sottoposti a processo o meno.

07 luglio 2019

Fertilità, l'inquinamento influisce negativamente sulla riserva ovarica delle donne

Tratto dalla  Gazzetta del Sud


Fertilità, l'inquinamento influisce


 sulla riserva ovarica delle donne

Potrebbe esserci una relazione negativa tra l'inquinamento atmosferico e il sistema riproduttivo femminile: è l'oggetto dello studio dell'Università di Modena recentemente presentato al meeting dell'European Society of Human Reproduction and Embryology.
Lo studio, coordinato da Antonio La Marca,  si basa sull'analisi del livello di ormone antimulleriano (AMH), prodotto nell'uomo dai testicoli e nella donna dai follicoli. I suoi livelli forniscono un'indicazione sulla riserva ovarica, ossia il numero di ovociti che l'ovaio riesce a produrre e che possono essere fertilizzati. I livelli di questo ormone nelle donne sono legati a diversi fattori: all'età, innanzi tutto, (iniziano a calare dopo i 25 anni), a fattori genetici, ad aspetti ambientali e stili di vita (come il tabagismo), e - ora si scopre - forse anche all'inquinamento.
I ricercatori hanno analizzato i livelli di AMH in oltre 1.300 donne di Modena tra il 2007 e il 2017. Dall'indirizzo di casa delle partecipanti ha ricavato informazioni sui livelli di polveri sottili (PM10 e PM2.5) e sul diossido di azoto respirati: per la sua particolare conformazione, oltre che per la vocazione industriale, la Pianura Padana è considerata l'area più inquinata d'Europa.
Dopo aver tenuto conto del fattore età, il team ha visto che nelle donne residenti in aree più inquinate le quantità di AMH erano inferiori rispetto alle altre. Quando i ricercatori hanno diviso le aree inquinate in quattro fasce progressive, le donne che vivevano in quella più inquinata correvano probabilità due o tre volte più alte delle altre di avere livelli di AMH inferiori a 1 ng/ml (nanogrammo per millilitro: un nanogrammo equivale a 10 grammi alla meno nove), un valore che di solito presenta soltanto una donna su 10 a 30 anni di età, e che è legato a una riserva ovarica molto bassa.
Gli autori specificano che il legame tra ormone antimulleriano e fertilità non è del tutto chiaro: una bassa riserva ovarica non implica necessariamente una maggiore difficoltà a concepire, anche se potrebbe indicare una maggiore probabilità di menopausa precoce. Inoltre, lo studio non ha potuto tenere conto di altri importanti fattori, come povertà o salute cagionevole, né ha fotografato l'evoluzione dei livelli ormonali e dell'inquinamento nel tempo - senza contare che non è stato possibile misurare i livelli di smog respirati direttamente.
In ogni caso, la ricerca evidenza un effetto negativo dell'inquinamento atmosferico sul sistema riproduttivo femminile, che si aggiunge a quello riscontrato sulla fertilità maschile. Non è chiaro se i danni siano permanenti, ma se lo fossero potrebbe significare che le donne che respirano più inquinanti atmosferici potrebbero andare incontro a una finestra riproduttiva più breve.

06 luglio 2019

Marco Grondacci :Perché prima di autorizzare la nuova centrale a gas occorre avviare uno studio di danno sanitario

Tratto da Note di Marco Grondacci

Perché prima di autorizzare la nuova centrale a gas occorre avviare uno studio di danno sanitario


Nella proposta di deliberazione da far approvare al Consiglio Comunale di spezzino che ho avanzato qualche giorno fa in un post (QUI) mettevo al primo punto questo obiettivo:  Avviare immediatamente, coinvolgendo tutte le autorità tecniche competenti, uno studio del danno sanitario prodotto dalla centrale a carbone in questi anni ma anche da altre fonti inquinanti in atto nella zona,  al fine di avere un quadro sulle reali criticità sanitarie necessario per qualsiasi discussione sul futuro uso delle aree attualmente occupate dalla centrale a carbone.

04 luglio 2019

4 luglio 2019:Processo Tirreno Power, ascoltati i sindaci dell'epoca di Quiliano e Vado Isetta e Giacobbe

Tratto da Ivg

Processo Tirreno Power, in aula ascoltati i sindaci Isetta e Giacobbe

Tirreno Power operazione trasparenza
Hanno ripercorso tutte le procedure amministrative relative alla centrale vadese che hanno seguito nei rispettivi mandati
Savona. E’ ripreso questa mattina in tribunale a Savona il processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power. Nell’aula magna è proseguita l’audizione dei testimoni dell’accusa con le deposizioni di Nicola Isetta, attuale sindaco di Quiliano (che in passato aveva già ricoperto lo stesso ruolo) e Carlo Giacobbe, ex vicepresidente della Provincia di Savona ed ex primo cittadino di Vado.
Entrambi, rispondendo alle domande del pm Elisa Milocco, hanno ripercorso tutte le procedure amministrative relative alla centrale vadese che hanno seguito nei rispettivi mandati (come delibere comunali, di giunta, ma anche pareri forniti in sede di conferenza dei servizi e di rinnovo delle autorizzazioni integrate ambientali). Isetta e Giacobbe hanno quindi fornito un excursus storico su come le amministrazioni comunali di Quiliano e Vado si sono rapportate rispetto alla presenza di Tirreno Power e coi gestori dell’impianto.
Anche oggi, nel corso delle deposizioni, si è parlato ancora delle “violazioni” che secondo la Procura sarebbero state commesse da Tirreno Power (come la mancata copertura del carbonile e la mancata realizzazione del nuovo gruppo VL6).
Il processo riprenderà il prossimo 16 luglio con l’audizione di altri testimoni dell’accusa.Continua su IVG

Tratto da Savona News

Processo Tirreno Power: ascoltati i sindaci dell'epoca di Quiliano e Vado Isetta e Giacobbe

I due primi cittadini erano in carica nel periodo delle indagini: trattato il tema della copertura del carbonile e del rilevamento delle emissioni

Processo Tirreno Power: ascoltati i sindaci dell'epoca di Quiliano e Vado Isetta e Giacobbe
Continua il processo di Tirreno Power. Questa mattina, dopo essere stati ascoltati nelle precedenti udienze il commissario di Polizia Monica Bellini e il maresciallo del nucleo operativo ecologico dei carabinieri Attilio Sciortino, sono stati sentiti dal pm Elisa Milocco i sindaci di Quiliano e Vado Ligure in carica nel periodo interessato dal 2004 al 2009 Nicola Isetta e Carlo Giacobbe.
A Isetta, il primo ascoltato (attuale sindaco di Quiliano e .....), è stato chiesto della copertura del carbonile e sul gruppo VL6 e come i comuni hanno gestito la vicenda: "Abbiamo sollevato la questione della copertura del carbonile e c'era un impegno del Ministero dell'Ambiente, il tema non era in mano ai comuni ma al Ministero e alla Regione, non avevamo una competenza diretta, abbiamo svolto azioni che ci consentissero di poter migliorare la situazione" ha spiegato Isetta.
"Sul progetto di costruzione del VL6 se ne parlava nel 2006 ma ci eravamo opposti con alcune delibere - continua il primo cittadino quilianese dal 2004 al 2009 -  i gruppi VL3 e VL4 erano stati costruiti con strutture, tecnologie, elementi che erano confacenti alle condizioni". 
Trattato anche il tema del rilevamento delle emissioni: "Chiedevamo con alcune lettere un'adeguamento della rete di rilevamento: erano presenti due sistemi e chiedevamo che quello che era coordinato dalla centrale fosse gestito in maniera diversa, dovevamo dare risposte ai cittadini".
"Avevamo richiesto la copertura del carbonile, era necessaria, nella conferenza dei servizi del febbraio del 2002 era stata posta la questione, l'azienda poneva invece problemi di difficoltà di costruzione" ha spiegato nella sua audizione Carlo Giacobbe primo cittadino vadese dal 2004 al 2009 e vice presidente della Provincia in quel periodo.

03 luglio 2019

Rosy Battaglia :Il cattivo sviluppo uccide. Le prime vittime? I più piccoli

Tratto da  https://valori.it
Il cattivo sviluppo uccide. Le prime vittime? I più piccoli

Malformazioni congenite, problemi respiratori, tumori: il 
Rapporto "Sentieri" evidenzia un forte incremento dei casi 
nelle aree ad alto rischio ambientale fra le nuove generazioni
 Di Rosy Battaglia

Nelle città che ospitano un petrolchimico, i casi di tumori infantili e malformazioni congenite è molto più alto della media nazionale, rivela il rapporto Sentieri, ISS.
Aumento delle malformazioni congenite, problemi respiratori, asma
sin dal primo anno di vita: sono 1.050 i nuovi casi di tumori maligni osservati nella fascia di popolazione tra 0 e 29 anni dall’Associazione italiana di epidemiologia. Le malattie
oncologiche, per i più giovani che vivono nelle aree ad alto
rischio ambientale, sono diventate la seconda causa di
 decesso, dopo le morti per cause violente e incidenti.
Sebbene siano rare e rappresentino lo 0,2% della totalità.
I dati, per nulla confortanti, raccolti tra il 2006 e il 2013,
 sono contenuti nel quinto Studio epidemiologico nazionale dei
territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento (Sentieri), pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione ed effettuato con l’Istituto Superiore di Sanità in
 Italia. Il rapporto fotografa, insieme a quello degli adulti, già 
anticipato lo scorso anno, lo stato di salute di un milione e
160mila bambini e ragazzi di età fino a 19 anni e 660mila
giovani adulti tra i 20 e i 29 anni, che vivono in 28 del 45
 Siti di Interesse Nazionale (SIN)presi in esame.
Lo studio identifica, per la prima volta in Italia e in Europa, il
possibile aumento del rischio di cancro nei bambini e nei giovani
 adulti che vivono a ridosso delle aree più contaminate del Paese. Sentieri apre, così, la strada a ulteriori ricerche su scala nazionale e internazionale, in quanto l’incidenza del cancro
 infantile sta aumentando nel continente europeo e in tutto
 il mondo.
Elenco dei 58 Siti di Interesse Nazionale (SIN) e regionale (SIR) per le bonifiche. FONTE: Ministero dell’Ambiente
Queste aree, in particolare quelle di origine industriale, sono estremamente preoccupanti per il complesso mix di
inquinanti pericolosi e il loro potenziale impatto sulla salute
 dei bambini. Tanto che la prevenzione delle malattie causate
 da un ambiente contaminato è priorità dell’Agenda 2030 per
lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Conferenza Ministeriale Ambiente 
e Salute di 53 paesi europei tenutasi a Ostrava, in Repubblica
Ceca.

I risultati di “Sentieri”

Analisi di mortalità, ricoveri ospedalieri e incidenza oncologica
 nella popolazione più giovane, sono stati elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Rete nazione dei
 Registri Tumori (AIRTUM) e per la prima volta, quella dei
 Registri delle Malattie congenite, insieme all’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. A partire dal ricorso all’ospedalizzazione
poco dopo la nascita.
Nel rapporto è presente anche il dettaglio dello stato di salute e mortalità per la popolazione adulta, per ognuno dei 45 siti di
interesse nazionale per le bonifiche. Quasi 12mila morti in più
 rispetto all’atteso, 5.267 tra gli uomini e 6.725 tra le donne.
Tra i bambini nel primo anno di vita, il gruppo di lavoro Sentieri ha registrato ben 7mila ricoveri in eccesso, 2mila dei quali per condizioni di origine perinatale, cioè nei primi 28 giorni di vita.
In età pediatrica (0-14 anni) sono stati 22mila i ricoveri in 
eccesso per tutte le cause: 4mila dovuti a problemi respiratori
acuti, e 2mila ad asma. Nella fascia d’età compresa tra 0 e 24
 anni sono stati diagnosticati 666 nuovi casi di tumori, prevalentemente dovuti a sarcomi dei tessuti molli e leucemie
mieloidi acute nei bambini e giovani adulti. Questi ultimi
colpiti anche da linfomi non Hodgkin e tumori del testicolo.
Eccesso di malformazioni in un sito su 2
I dati però sono parziali e in alcuni casi sottostimati. Non tutte le
 regioni hanno infatti istituito tali registri, almeno durante il periodo preso in esame, come nella Valle del Sacco. Le malformazioni congenite nel primo anno di vita o in epoca prenatale, quindi,
 sono state indagate solo in 15 siti di interesse nazionale su
 45. Un eccesso di malformazioni congenite è stato osservato nel
 50% dei 15 Siti indagati sul periodo 2002-2015: Gela, Mantova, Livorno, Manfredonia, Milazzo, Piombino e Taranto.
Elenco dei 15 Siti di Interesse Nazionale per cui sono state indagate le malattie congenite. FONTE: 5° Rapporto Sentieri. Epidemiologia&Prevenzione

Malformazioni congenite: non sottovalutare e prevenire

Taranto, sede dell’impianto siderurgico Ilva (ora Arcelormittal), di
 una raffineria ENI, di un’area portuale e di diverse discariche,
rimane al centro delle cronache, anche dopo l’accorata richiesta pubblica al governo della società civile, di avere dati certi su
malattie e mortalità.
La ministra della Salute, Giulia Grillo, ha annunciato, lo scorso
 24 giugno, che i dati epidemiologici verranno aggiornati e
comunicati ai cittadini ogni sei mesi. Taranto è anche, per lo          Stato Italiano, uno dei 58 Siti di Interesse Nazionale e regionale,
 ad alto rischio ambientale e sanitario, che dovrebbe essere in
 priorità di bonifica.
In età pediatrica e adolescenziale il rapporto Sentieri ha rilevato un numero di casi di tumori del sistema linfo-emopoietico, in eccesso rispetto all’atteso: in particolare linfomi non Hodgkin, sarcomi dei tessuti molli e altri extra ossei. Mentre in età giovanile (20-29 anni)
 si evidenzia un eccesso del 70% per l’incidenza dei tumori della tiroide, tumori delle cellule germinali, trofoblastici e gonadici.
Continua qui