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07 agosto 2020

DECRETO SEMPLIFICAZIONI : COSI’ SONO DEVASTAZIONI

Tratto da Peacelink  

Decreto Semplificazioni, così sono Devastazioni

Dossier di 160 associazioni (tra cui PeaceLink) e comitati nazionali e locali da tutta Italia "È attacco a partecipazione dei cittadini, V.I.A., clima e bonifiche da Taranto a Gela, da Mantova a Bussi, da Brindisi a Venezia e decine di altri siti"
28 luglio 2020

Appello ai parlamentari, ecco 34 proposte emendative per migliorare concretamente le procedure e renderle efficaci ed efficienti per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente.

Qui il dossier completo: https://www.acquabenecomune.org/attachments/article/3979/Dossier_DL_semplificazioni_VIA_Bonifiche_versione_27_07_2020_def.pdf 

QUI LE PROPOSTE EMENDATIVE: https://www.acquabenecomune.org/attachments/article/3979/EmendamentiDlSemplificazioni_27_07_2020.pdf

Bussi, la vera giustizia è la bonifica

"Il DL Semplificazioni contiene norme che ritardano o addirittura annullano le bonifiche dei siti inquinati, dimezzano i tempi già oggi molto risicati per la partecipazione dei cittadini nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, favoriscono le opere "fossili" in piena emergenza climatica, moltiplicano le poltrone con l'istituzione di una seconda commissione VIA nazionale": 160 associazioni e comitati di livello nazionale, interregionale e locale da 18 regioni hanno inviato a tutti i parlamentari un corposo dossier dal titolo "Decreto Semplificazioni, così sono devastazioni" con l'analisi "comma per comma" e 34 proposte di emendamento del Decreto Legge "Semplificazioni" varato alcuni giorni fa dal Governo e ora approdato in Senato per l'avvio dell'iter di conversione in legge.

Clima

Sotto il paradossale ma accattivante titolo "Semplificazioni in materia di green economy" il Dl Semplificazioni introduce norme che favoriscono le opere "fossili" come i nuovi gasdotti. Ad esempio gli articoli che fanno venire meno i diritti, costituzionalmente protetti, degli usi civici. Si semplificano anche i rifacimenti; essendo la vita tecnica media di un gasdotto di 50 anni, vuol dire ipotecare il futuro visto che nel 2070 evidentemente dovremo usare ancora le fossili alla faccia dei cambiamenti climatici. 

Valutazioni Ambientali

Invece di scommettere sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, si tagliano pesantemente i termini per poter presentare osservazioni ai progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale per il loro potenziale impatto sulla salute e sull'ambiente di intere comunità. Prima del decreto se un'azienda avesse voluto realizzare una raffineria o un pozzo di petrolio i cittadini avrebbero avuto 60 giorni di tempo per accorgersi dell'esistenza del progetto, esaminare la documentazione costituita da centinaia di elaborati tecnici di migliaia di pagine e scrivere le osservazioni. Tempi già molto risicati.

Se il Parlamento confermerà il testo varato dal Governo, i tempi saranno addirittura dimezzati, scendendo a soli 30 giorni, assolutamente insufficienti per i volontari per difendere i propri diritti in considerazione dell'impatto che queste opere possono avere sulla qualità della loro vita. Per le procedure regionali, che riguardano cave, discariche, impianti chimici ecc si scende da 60 giorni a 45, con il paradosso che per progetti di carattere regionale si avrà più tempo rispetto ai progetti di potenziale impatto nazionale. Questo la dice lunga su chi si intende favorire e, cioè, le grandi imprese nazionali e multinazionali.

Questi i nuovi termini:

-nella verifica di Assoggettabilità a V.I.A. da 45 giorni a 30;

-nella V.I.A. "normale" restano 60.

-nella V.I.A. nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea, procedura che il Governo vuole espressamente favorire, da 60 a 30 giorni;

-nella V.I.A. regionale si passa da 60 a 45 giorni.

Interessante notare che si preferisce colpire i diritti dei cittadini e non i dirigenti inefficienti. Il vero problema della V.I.A. nazionale sono i 30 giorni da togliere alle associazioni per esaminare i progetti oppure la burocrazia ministeriale che tiene le carte ferme nei cassetti per anni? Come mai non vi è alcuna norma che attacchi i dirigenti su merito e responsabilità? Eppure basta andare sul sito del Ministero e prendere un qualsiasi progetto per verificare dove sono i tempi morti.

Diversi codicilli, poi, erodono in molteplici casi l'efficacia della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dalla realizzazione delle indagini archeologiche che potrà essere fatta "a posteriori", quando la Direttiva comunitaria impone di accertare preventivamente proprio con la VIA l'impatto sul patrimonio culturale, ai rifacimenti di impianti, al potenziamento delle opere stradali, ferroviarie e idriche esistenti.

Nel Decreto sono state introdotte norme che eludono la direttiva comunitaria sulla Valutazione Ambientale Strategica, in particolare per le opere in variante ai piani già approvati: ci chiediamo a questo punto perché produrre piani se poi si possono fare tranquillamente deroghe "in automatico". 

Paradossalmente, le "semplificazioni" portano alla moltiplicazione dei possibili percorsi amministrativi di valutazione, come ad esempio quello aggiuntivo confezionato per le opere del PNIEC (il Piano Clima - Energia che a dispetto degli slogan è basato su opere fossili come gasdotti e centrali a metano) e alla moltiplicazione delle "poltrone" con il varo di una seconda commissione V.I.A. che affiancherà quella già esistente, per la cui nomina ci sono voluti oltre due anni.

Insomma, tutte norme che cercano di rendere la procedura di V.I.A. un mero orpello, un timbro in più da mettere quanto più velocemente sui progetti, svuotandola del suo significato originario fissato dalla Direttiva comunitaria che la istituisce: la valutazione dei reali impatti su salute dei cittadini e ambiente dei progetti.

Bonifiche

Con l’articolo 53 comma 4 quater può, nei fatti, venire addirittura meno la bonifica delle acque sotterraneeuna vera e propria emergenza del paese con le falde contaminate da sostanze tossiche o cancerogene con concentrazioni spesso decine di migliaia di volte superiore ai limiti di legge. La norma prevede infatti per le aziende responsabili di poter ottenere il certificato di avvenuta bonifica anche per il solo suolo qualora si dimostri che l'acqua inquinata non lo influenzicon contestuale svincolo delle garanzie finanziarie che gli inquinatori devono versare per assicurare che le attività di ripristino siano effettivamente svolte anche in caso, ad esempio, di fallimento dell’azienda

Tolta pure la deterrenza economica diventa utana libera tutti per i grandi inquinatori delle acque sotterraneeun vero e proprio incentivo a non bonificare che, tra l'altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Siti Nazionali di Bonifica e non già agli altri siti contaminati "normali". Un vero e proprio paradosso, insieme agli ulteriori passaggi degli articoli in cui, richiamando esclusivamente l'applicazione del solo articolo 242, quello relativo alle procedure ordinarie, si esclude per i Siti Nazionali di Bonifica l'applicazione delle procedure semplificate introdotte nel 2014 con l'art.242bis proprio per velocizzare le bonifiche ripulendo tutto senza ricorrere all'analisi di rischio che porta lungaggini e bonifiche più blande (ma meno costose!).

Per quanto riguarda i Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, cioè le aree più inquinate del paese non si procederà più, come si fa oggi, direttamente alla caratterizzazione delle aree - ossia il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta - dando per scontato che per i terreni e le acque sotterranee dell'Ilva a Taranto, di Bussi, di Gela, di Falconara e di decine di altri siti devono essere prese precauzioni molto più stringenti all'altezza dei problemi. Con l'art. 53, invece, si rende possibile agli inquinatori di partire presentando invece della caratterizzazione una più semplice e blanda "indagine preliminare", come avviene per un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese. Come se una raffineria fosse una pompa di carburante, insomma!

Si aggiungono così ulteriori lungaggini e un passaggio burocratico in più, con un Ministero dell'Ambiente che è già vergognosamente indietro con le procedure per bonificare questi luoghi. Il ruolo del Ministero sempre di più ci sembra quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato. Anche in questo caso, invece di chiedere conto ai dirigenti e alle aziende per i ritardi si scarica tutto sui cittadini e sulla loro salute. 

Il DL andrà ora in Parlamento per la conversione in legge. Abbiamo preparato 34 emendamenti per confermare il nostro approccio propositivo, sia per abrogare gli articoli e i commi che sono veri e propri regali agli inquinatori sia per suggerire l'introduzione di norme, alcune delle quali già operanti da anni in alcune regioni, che rendano le procedure di bonifica e di valutazione ambientale realmente efficaci ed efficienti e che rafforzino la cooperazione tra i diversi livelli dello Stato. La partecipazione dei cittadini, la trasparenza e la tutela della salute sono i capisaldi; se il DL rimarrà invariato troveranno pronti alla mobilitazione le realtà firmatarie di questo comunicato per difendere territori e cittadini. 

Info: segreteriah2oabruzzo@gmail.com

PRIME ADESIONI

ORGANIZZAZIONI NAZIONALI  Leggi su peacelink

05 agosto 2020

Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”.

Tratto da Comedonchisciotte 

Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”. Si preparano le contromosse per difendere i diritti pubblici

da Oasisana.com

Martedì 28 Luglio 2020 Franca Biglio, presidente ANPCI Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia, è stata audita in Senato presso la Commissione Affari Costituzionali e Lavori Pubblici. Biglio, che è anche Sindaco di Marsaglia (Cuneo), il 12 Settembre sarà nuovamente a Roma tra i relatori della grande manifestazione nazionale Stop 5G in programma a Piazza del Popolo. Ecco parte dell’audizione avvenuta a Palazzo Madama in cui viene esplicitamente evidenziata l’incostituzionalità del Decreto Legge Semplificazioni nella norma in cui vieta ai primi cittadini di emanare ordinanze in difesa della salute pubblica.

Infine, dopo l’appello rivolto ai parlamentari di emendare e bocciare in aula il decreto liberticida, in questi giorni Alleanza Italiana Stop 5G sta scrivendo a tutti i sindaci d’Italia invitandoli a non fermarsi ed a proseguire insieme ai cittadini nella battaglia precauzionale per la difesa della salute pubblica minacciata dal wireless del 5G. Sul tavolo dei sindaci sta arrivando un dossier con pareri legali e percorsi giuridici utili a contrastare le criticate norme nel DL Semplificazioni. Aggiornamento sul dato ufficiale diffuso da Alleanza Italiana Stop 5G: ad oggi 589 COMUNI D’ITALIA SONO UFFICIALMENTE STOP5G mentre 390 SINDACI HANNO EMANATO ORDINANZE STOP5G.
“Impedire ai sindaci di introdurre limiti all’installazione sul territorio comunale di antenne 5G è incostituzionale. Perché sottrae ai primi cittadini le prerogative di tutela della salute pubblica
per di più in assenza di studi certi sull’impatto ambientale e sanitario della nuova tecnologia di comunicazione cellulare che ne escludano la pericolosità per l’uomo. La norma (art.38,
comma 6 del decreto semplificazioni) è incostituzionale anche in virtù della sua tecnica
normativa; si va ad incidere sui poteri attribuiti dal Testo unico enti locali ai sindaci con
un «commicino» previsto in un decreto legge, senza modificare la norma primaria. Infine,
la norma cozza contro il principio di precauzione stabilito dalla Ue (e recepito dall’Italia)
e in quanto tale di rango superiore alla norma ordinaria”
«È inconcepibile introdurre in un decreto legge una norma che mette il cittadino nelle condizioni di non poter scegliere se essere irradiato o meno e impedisce al suo sindaco di intervenire a tutela della sua salute. Come si fa per i farmaci che prima di essere messi in commercio vengono sperimentati (e solo se le autorità esprimono un parere favorevole, il farmaco viene venduto) lo stesso sarebbe dovuto accadere con il 5G. Ma tutto ciò non avviene, sia perché non c’è l’informazione sui rischi, sia perché non c’è possibilità di scegliere di non essere irradiati. Limitare la possibilità per l’autorità pubblica locale di intervenire a tutela della salute qualora, ad esempio, dovessero essere disponibili future informazioni che danno la certezza della dannosità del 5G è una disposizione palesemente incostituzionale”

Smog e salute: gli effetti dell'inquinamento atmosferico sul corpo umano L'esposizione all'inquinamento atmosferico è legata a una serie sorprendente di patologie.

Tratto https://www.focus.it/scienza/salute/smog-e-salute-gli-effetti-dell-inquinamento-atmosferico-sul-corpo-umano

Smog e salute: gli effetti dell'inquinamento atmosferico sul corpo umano


L'esposizione all'inquinamento atmosferico è legata a una serie sorprendente di patologie: la ricerca dimostra che non esiste una soglia sicura.

Un emergenza smog talmente cronica da non fare quasi più notizia. Nel mese di gennaio cinque città italiane (Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso) hanno sforato per ben 18 volte i limiti giornalieri di PM10, una delle frazioni in cui è suddiviso il particolato atmosferico, l'insieme di sostanze solide e liquide sospese nell'aria che respiriamo, il principale inquinante nelle aree urbane.

 

Lo sottolinea il rapporto Mal'aria di Legambiente, che ricorda che, nel 2019, 26 centri urbani italiani sono risultati fuorilegge sia per le polveri sottili sia per l'ozono (O3), particolarmente pericoloso per chi soffre d'asma. Ma quali sono gli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute?

 

DANNI DIFFUSI. Spiega Mark Miller, ricercatore del Centre for Cardiovascular Science dell'Università di Edimburgo: «Ci sono molte diverse componenti dello smog che possono essere dannose per la salute, inclusa una varietà di gas, di composti liquidi volatili e di particelle. Nel complesso, sembra che il particolato sia la frazione più pericolosa. Queste particelle provengono da un'ampia gamma di fonti e possono essere chimicamente molto complesse. Il PM10 e il PM2.5 (5-10 volte più piccoli dello spessore di un capello) sono misurati dai sensori cittadini. In linea generale più una particella è piccola, più è dannosa: preoccupazioni ancora maggiori desta il particolato ancora più piccolo, quello di dimensioni nanometriche espulso dai gas di combustione».

 

«Il particolato fine (PM2.5) è associato ad effetti cardiopolmonari, in quanto contribuisce alle patologie respiratorie e può scatenare attacchi d'asma: infatti, le particelle più sottili penetrano oltre i polmoni all'interno della circolazione sanguigna, dove causano infiammazione e contribuiscono alle malattie cardiache» spiega a Focus.it Stefan Reis, a capo dell'area scientifica Atmospheric Chemistry and Effects del Centre for Ecology and Hydrology (Regno Unito). «Più recentemente, l'esposizione all'inquinamento atmosferico in generale e in al particolato nello specifico sono state associate a basso peso alla nascita, ad effetti sulla salute mentale, al diabete e ad altre malattie».

VITTIME SILENZIOSE. Secondo il Ministero della Salute, ogni anno 30 mila decessi in Italia sono riconducibili al particolato fine (PM2.5). Si calcola che l'inquinamento atmosferico accorci mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi. Con il solo rispetto dei limiti di legge (che prevedono che non si oltrepassino i 50 microgrammi per metro cubo in media in una giornata) si potrebbero salvare 11 mila vite all'anno. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2016, l'inquinamento dell'aria sia stato responsabile di 4,2 milioni di morti premature nel mondo, in 9 casi su 10 avvenute nei Paesi a medio e basso reddito.

 

Il 58% di questi decessi è riconducibile a ischemie ed ictus, il 18% a malattia polmonare ostruttiva cronica o a infezioni acute delle basse vie respiratorie, il 6% a cancro ai polmoni. Una valutazione della IARC del 2013 ha concluso che l'inquinamento atmosferico è un agente carcinogeno per l'uomo: il particolato è strettamente associato a un'aumentata incidenza di tumore, specialmente ai polmoni; e ci sono anche associazioni tra inquinamento dell'aria e aumento dei tumori del tratto urinario.

 

Cuore e polmoni sono i primi bersagli del particolato fine, abbastanza sottile da penetrare nella circolazione sanguigna. | SHUTTERSTOCK

UN COLPO AL CUORE. «La maggior parte delle persone sa che l'inquinamento dell'aria causa problemi ai polmoni, ma l'esposizione allo smog è stata collegata anche a molte altre patologie, come attacchi di cuore, ictus, demenze, malattie renali e diabete, oltre ad avere effetti dannosi in gravidanza» chiarisce Miller. «L'inquinamento atmosferico è collegato a morti premature, la maggior parte delle quali dovute a malattie cardiovascolari. Il particolato fine può danneggiare il sistema cardiovascolare in molti modi, causando infiammazione, promuovendo la coagulazione del sangue, restringendo le arterie, mettendo il cuore in condizioni di stress. Le nostre ricerche mostrano che le nanoparticelle più piccole (delle dimensioni di quelle che si trovano negli scarichi dei motori diesel) possono essere inalate e poi passare dai polmoni fino al sangue. Dopodiché possono essere trasportate in tutto il corpo, e accumularsi in diversi organi. Se ciò accade nei vasi sanguigni e nel cuore, può incoraggiare lo sviluppo di malattie e persino causare eventi acuti».

 

NESSUNA SOGLIA SICURA. In base a uno studio appena pubblicato su Lancet Planetary Health, anche l'esposizione a concentrazioni di PM2.5 considerate "basse" comporta un rischio aumentato e a breve termine di un arresto cardiaco non ospedaliero, una patologia sempre più spesso collegata a periodi di inquinamento acuto, e alla quale sopravvive solo un paziente ogni 10. Kazuaki Negishi e i colleghi della Scuola di Medicina dell'Università di Sydney hanno analizzato quasi 250 mila casi di questa patologia registrati in Giappone. Ogni incremento di 10 microgrammi su metro quadro di PM2.5 risultava associato a un aumento del rischio di arresto cardiaco non ospedaliero dell'1-4%, e questo «a causa di tre principali meccanismi noti: infiammazione sistemica, progressione delle placche (perché una parte di particolato può circolare nel sangue) e alterata funzionalità del sistema nervoso autonomo» spiega a Focus.it Kazuaki Negishi

 

Oltre il 90% degli episodi era avvenuto a livelli di PM2.5 inferiori a quelli delle linee guida dell'OMS - una media giornaliera non superiore a 25 microgrammi per metro cubo. Per questa ed altre patologie, non esiste perciò un livello di smog considerato "sicuro". «E questa - chiarisce lo scienziato - è una delle principali conclusioni del nostro studio. Le fonti di PM2.5 variano da luogo a luogo. A Torino, per esempio, il particolato ha origine dagli scarichi dei veicoli. In Australia, dagli incendi boschivi e dal traffico. In inverno, in Cina, dal carbone usato nel riscaldamento. Non è chiaro quali siano stati gli effetti dei roghi in Australia nel 2019, perché non si erano mai osservati simili livelli di esposizione. Sicuramente, le conseguenze non sono state positive».

 

LIMITI TROPPO MORBIDI

La normativa UE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (direttiva 2008/50/CE) stabilisce valori limite per l'esposizione alle polveri sottili (PM10) riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), sia quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile. Per il PM2.5 il limite è fissato a 25 microgrammi/m3 come media annuale. Questi valori superano ampiamente i valori massimi di media annuale stabiliti nel 2005 dall'OMS come soglia di sicurezza, rispettivamente di 20 microgrammi/m3 per il PM10 e di 10 per il PM2.5.

 

 

UN MIX PESTILENZIALE. «La ricerca continua a trovare effetti negativi dell'inquinamento anche al di sotto delle attuali linee guida dell'OMS o di quelle applicate dalla Commissione Europea e negli stati membri della UE» chiarisce Reis. «Per quel che ne sappiamo, non esiste un livello sotto il quale l'esposizione allo smog possa essere considerata "sicura"». Capire quali componenti dello smog rechino i danni peggiori è difficile, «perché - continua Reis - gli esseri umani non sono mai esposti a un inquinante soltanto, e molti altri tipi di esposizione e fattori confondenti (nello stile di vita, nella genetica, nella alimentazione) possono influire su quanto l'esposizione contribuirà allo sviluppo di uno specifico effetto. Ci sono indicazioni sul fatto che il particolato fine derivante dalla combustione di combustibili fossili (motori diesel e benzina, stufe residenziali che brucino carbone o legna) sia più dannoso di altre particelle, ma finora, trattiamo tutto il particolato allo stesso modo negli studi sugli effetti sulla salute, finché non avremo prove più consistenti sui loro diversi impatti».

01 agosto 2020

Lattoferrina, la proteina che protegge dal Covid-19: storia e funzione

Tratto da Inews

Lattoferrina, la proteina che protegge dal Covid-19: storia e funzione


La lattoferrina è una glicoproteina che fu scoperta dopo alcuni studi sul latte vaccino nel 1939. Essa trasporta il ferro ed ha anche un’azione antimicrobica. Oltre ad esistere nel latte, si trova anche all’interno della saliva e delle lacrime umane. Le quantità maggiori si trovano, però, nel colostro che è il primo latte materno.

Le sue funzioni principali sono quelle di difenderci da funghi e batteri impedendo che queste specie metabolizzino il ferro (con cui lega) e ne riduce quindi moltiplicazione ed adesione alla mucosa intestinale. La sua azione avviene anche per via diretta impedendo una contaminazione da batteri sulla superficie. Ultimamente si sono scoperte anche delle proprietà antiossidanti ed anti infettive.

L’assunzione della lattoferrina avviene, come si può dedurre, per gli adulti tramite il latte animale ed i suoi derivati mentre i neonati, appunto, la prendono dal colostro. In commercio esistono anche diversi tipi di integratori di lattoferrina ed, anche se non vi sono dosi standard da rispettare per ottenere benefici, alcuni parlano di risultati soddisfacenti si hanno con un’assunzione minima di 40 mg al giorno.

Per quel che riguarda gli effetti collaterali, in genere non se ne riscontrano a meno che non si sia intolleranti od addirittura allergici al principio attivo.


La lattoferrina in questi giorni è salita, però, alla ribalta grazie ad un servizio dei colleghi del TG3 Lazio. In tale occasione la proteina è stata descritta come una barriera naturale per il nostro sistema immunitario e potrebbe essere un’ottima arma per contrastare il Covid-19.

La ricercatrice di dermatologia di Tor Vergata ha spiegato che i pazienti trattati con questa proteina dopo dieci giorni hanno visto non solo scomparire tutti i sintomi, ma hanno ottenuto anche la negativizzazione del tampone.

Piera Valenti, professoressa di Microbiologia della Sapienza, spiega che i risultati ottenuti dimostrano che “la lattoferrina blocca le fasi precoci e, secondo i colleghi dell’università del Michigan, blocca anche quando la cellula è già infetta”. Allo stesso tempo, però, la dottoressa mette in guardia dagli integratori che la vedono addizionata ad altre sostanze. Altri esponenti sono dubbiosi sulla qualità del trattamento con quello che rimane un ‘semplice’ nutraceutico anziché farmaco. La lattoferrina in questi giorni è salita, però, alla ribalta grazie ad un servizio dei colleghi del TG3 Lazio. In tale occasione la proteina è stata descritta come una barriera naturale per il nostro sistema immunitario e potrebbe essere un’ottima arma per contrastare il Covid-19.

La ricercatrice di dermatologia di Tor Vergata ha spiegato che i pazienti trattati con questa proteina dopo dieci giorni hanno visto non solo scomparire tutti i sintomi, ma hanno ottenuto anche la negativizzazione del tampone.

30 luglio 2020

Inquinamento atmosferico causa molti più morti del COVID-19

Tratto da Notizie scientifiche.it 
https://notiziescientifiche.it/inquinamento-atmosferico-causa-molti-piu-morti-della-covid-19/

Inquinamento atmosferico causa molti più morti della COVID-19


I ricercatori hanno preso in considerazione soprattutto l’inquinamento atmosferico provocato dal cosiddetto  particolato , quella polvere fine che si forma nell’aria a causa della  combustione dei combustibili fossili . Hanno scoperto che il livello di inquinamento atmosferico, nonostante i progressi indubbi fatti dalla  Cina negli ultimi anni, sono rimasti stabili nel corso degli ultimi 20 anni.
In alcuni paesi, come  Bangladesh e  India , la situazione è così allarmante che lo stesso inquinamento atmosferico è causa di  riduzione della durata media della vita di quasi 10 anni , in particolari nelle aree più sottoposte al fenomeno.

I ricercatori hanno inoltre calcolato che l’89% dei 650 milioni di persone che abitano nell’area del sud-est asiatico vivono in regioni in cui l’ inquinamento dell’aria supera ampiamente le linee guida raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . La situazione peggiore vige nel Bangladesh e nell’area settentrionale dell’India, regioni in cui le persone vivono in media otto anni di meno a causa di un  inquinamento atmosferico oramai fuori controllo .
Si tratta, in sostanza, di un rischio per la salute molto più grave ed allarmante della stessa COVID-19 perlaquale in mezzo mondo si è fermato e centinaia di milioni di persone si sono chiuse in casa.

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