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22 luglio 2017

Sicilia : la raffineria sotto accusa per inquinamento e i 900 malati di cancro. Tra lavoro e morte


Tratto da notizie.tiscali.it

L'inchiesta: La raffineria sotto accusa per inquinamento e i 900 malati di cancro. Tra lavoro e morte

Il Petrolchimico di Priolo
ieri sono arrivati i sigilli agli impianti più importanti del Petrolchimico di Augusta, Priolo e Melilli. Per inquinamento ambientale. E non è finita, perché il pool di magistrati guidati dal procuratore di Siracusa, Paolo Giordano, sta lavorando a una seconda inchiesta, sui morti, sulle centinaia di vittime di tumori che potrebbero essere stati provocati dall'inquinamento ambientale.
Adesso che hanno sequestrato le raffinerie più importanti del Petrolchimico, la Esso e i due stabilimenti Isab, che succederà? Neppure il tempo di prendere atto degli esiti clamorosi della inchiesta che già si addensano nubi e interrogativi sul futuro e il destino di questo polo industriale. La grande paura di residenti lavoratori e cittadini è quella di un ricatto delle aziende che potrebbe portare alla chiusura degli impianti e a quasi diecimila lavoratori licenziati, disoccupati, cassa integrati.
Scenari terribili per Siracusa, Augusta, Priolo e Melilli. Questa inchiesta, infatti, è l'ennesima storia - come è successo con il Petrolchimico di Porto Marghera o l'Ilva di Taranto - della magistratura che si sostituisce alla normale dialettica tra impresa, sindacati e istituzioni. Una magistratura costretta a fare politica nell'interesse della collettività, dei cittadini.
Racconta il Procuratore Giordano: «L'inchiesta sull'inquinamento industriale del Petrolchimico nasce con le denunce, le segnalazioni di decine di cittadini, di associazioni, anche di comuni. Abbiamo affidato una perizia tecnica ai professori Rino Felici, Nazareno Santilli e Mauro Sanna, autori anche della perizia sull'Ilva di Taranto, limitatamente all'aspetto dell'inquinamento ambientale. E siamo arrivati alle conclusioni che questi impianti non hanno applicato le migliori tecnologie possibili».
Questo ha prodotto emissioni irregolari che in diversi momenti hanno superato i limiti massimi consentiti dalla legge, per sostanze inquinanti. Gli inquirenti di Siracusa sostengono che questi impianti «hanno dato un significativo contributo al peggioramento della qualità dell'aria dovuto alle emissioni degli impianti».
Il gip ha disposto il sequestro preventivo degli impianti indicando alcune prescrizioni che le aziende devono eseguire. Intanto, devono dare entro 15 giorni una risposta se intendono aderire alle prescrizioni, avendo poi un anno di tempo per presentare i progetti esecutivi dei correttivi e delle modifiche agli impianti.
Vediamo alcune prescrizioni: «Riduzione delle emissioni provenienti dell'impianto con la copertura delle vasche costituenti l'impianto di trattamento delle acque. Monitoraggio del tetto di tutti i serbatoi contenenti prodotti volatili. Realizzazione di impianti di recupero dei vapori ai pontili di carico e scarico».
La via di uscita indicata dalla magistratura sembra essere quella dell'Ilva di Taranto. Cioè individuare le prescrizioni per evitare la chiusura dello stabilimento, una volta accertato che lo stesso è fonte di inquinamento ambientale......
Le morti per l' amianto alla Eternit, in Piemonte, ad Avellino per la scoibentazione (eliminazione di amianto) delle carrozze ferroviarie. E poi quelle del Petrolchimico di Marghera. La vita è la morte spesso fanno parte di un atroce baratto sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini.
Don Palmiro dovrebbe essere contento della iniziativa della magistratura che nasce anche grazie ai suoi esposti. E invece è preoccupato: «Naturalmente il sequestro degli impianti è una buona notizia ma è come se avessimo pestato una vipera che può mordere. Voglio dire che le aziende dell'area industriale reagiranno. Già si dice che le grandi multinazionali trasferiranno la raffinazione negli impianti in Africa o Medio Oriente lasciando solo nel nostro petrolchimico i depositi. E chi si occuperà della bonifica dell'area?»....
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NON C’È MALATTIA CHE NON SIA INDOTTA DALL’INQUINAMENTO DELL’AMBIENTE.

Tratto nogeoingegneria.com

AMBIENTE INQUINATO E MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE, INFIAMMATORIE E TUMORALI


NON C’È MALATTIA CHE NON SIA INDOTTA DALL’INQUINAMENTO DELL’AMBIENTE. Così affermano gli studi relativi a quella che viene definita “rivoluzione epigenetica” e uno tra i maggiori esperti in questo nuovo campo di conoscenze il dr. Ernesto Burgio, presidente del Comitato tecnico-scientifico dell’Associazione Medici per l’ambiente ISDE (International Society of Doctors for Environment), Coordinatore Comitato Scientifico ISDE-Italia, Membro del Comitato Scientifico di ARTAC France (Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse), Membro ENSSER (European Network of Scientists for Social and Environmental Responsibility), Membro Commissione Cancerogenesi Ambientale – AIOM (Ass Italiana di Oncologia Medica),  Membro Commissione Ambiente-Salute della SIP (Società Italiana di Pediatria), Referente regionale Progetti OMS di Promozione della Salute – Sicilia.
Ma che cos’è l’epigenetica?
     In estrema sintesi e in modo semplice si può definire l’epigenetica come quella branca della genetica che studia tutte le modificazioni che alterano l’attività dei geni senza modificare le sequenze del DNA; modifiche che possono essere anche ereditate.
     Per semplificare: il DNA  può essere pensato come l’hardware di un computer e le attività ad esso connesse come il software. Il software in questo caso funziona più o meno bene a seconda delle informazioni che gli arrivano dall’esterno, cioè dall’Ambiente. Ogni giorno della nostra vita le nostre cellule ricevono in forma di molecole, correnti elettromagnetiche, sostanze chimiche di sintesi etc., informazioni dall’attuale Ambiente esterno inquinato e inducono interagendo con l’epigenoma il DNA – il genoma –  a funzionare in maniera diversa da come dovrebbe. Il che, in parole povere, significa che l’Ambiente inquinato interferisce in modo negativo sull’attività del DNA. Il dottor Mauro Mocci dell’ISDE, per la verità, ci aveva già trasmesso questa importante informazione nel convegno di Manziana del 2012.
E qual è il dato più allarmante di questi studi epigenetici?
     Che trovano riscontro in un aumento spaventoso del numero di malattie cronico-degenerative, infiammatorie e tumorali sempre più in crescita nei paesi industrializzati e quindi con un più alto livello di inquinamento ambientale.
     In Italia una persona su due, prima o poi contrae il cancroper non parlare di tutta una serie di altre patologie in continuo incremento. Il problema da affrontare è dunque di ordine collettivo e se la collettività non riuscirà entro fine secolo a fare qualcosa per rovesciare il nostro attuale rapporto con l’Ambiente, l’intera specie umana sarà a rischio.
     Queste sono parole del dottor Ernesto Burgio che si fondano anche su dati rilevati e su ricerche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
     La visione di questi due filmati non lascia più dubbi.

VEDI ANCHE 
     Grazie a questa esposizione molto chiara del dottor Ernesto Burgio ora possiamo tutti sapere che siamo in una vera e propria crisi ambientale e sanitaria e che sarebbe criminale non intervenire subito. Ed è bene sapere che non c’è essere al mondo, nemmeno il bioprofittatore, che non sia esposto alle trasformazioni della composizione dell’aria che respiriamo, alle trasformazioni della catena alimentare (per lo più impregnata di benzene e pesticidi) e alle trasformazioni degli ecosistemi che costituiscono il cuore della biosfera.
     Ma qual è la soluzione?
     La soluzione sta in una presa di coscienza collettiva, con o senza il permesso dell’attuale sistema politico-finanziario che ha dimostrato di non avere gli strumenti etici per rinunciare all’attuale modello di sviluppo economico lineare che ci sta portando diritti al rischio estinzione, anche se con un consolatorio stigma “bio” o “green”. Noi cittadini, invece, possiamo ancora fare qualcosa: dobbiamo cambiare la nostra visione del rapporto ambiente-salute ed esigere, senza se e senza ma, che i nostri amministratori centrali o locali compiano il loro mandato nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute, applicando il Documento Programmatico ISDE su Ambiente e Salute (www.isde.it).
     Chiediamolo a tutti i Sindaci e a tutti i presidenti di Provincia e Regione. Ci basti pensare ch ese un paese cosiddetto avanzato eliminasse i pesticidi, nel giro di 10 anni i linfomi si dimezzerebbero.....Continua a leggere qui

 

WWF :A Siracusa danni incalcolabili per salute e ambiente

Tratto da WWF

A Siracusa danni incalcolabili per salute e ambiente


Dopo l'Ilva di Taranto ora è la volta del petrolchimico di Siracusa a finire sotto la lente della magistratura che ha disposto il sequestro di tre impianti, subordinando la ripresa dell’attività all’esecuzione di interventi urgenti, a norma di legge, per limitare l’inquinamento dell’aria. Si tratta di una decisione necessaria che in WWF apprezza perché interviene su una delle bombe ecologiche italiane. A Siracusa è necessario che i responsabili paghino per i danni procurati alla salute e all’ambiente.
Quello dei danni alla salute e ambiente derivanti dalle attività industriali, specie nei siti ad alto inquinamento ambientale, è un problema purtroppo noto, ma sul quale nessuno - tranne la magistratura - ritiene di intervenire, se non con qualche dichiarazione: a Siracusa è stata infatti rilevata l’assenza di elementari misure previste dalle norme mentre l’Italia dovrebbe far rispettare limiti ben più sicuri e imporre l’uso delle migliori tecnologie disponibili.
Sono decenni che i cittadini e i medici di Siracusa denunciano l’alta incidenza di tumori e altre patologie. Le stesse autorità sanitarie, nello studio Sentieri, acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, avevano pubblicato un rapporto 2014 (sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione) dal quale a Siracusa risultavano in eccesso il melanoma, i tumori del pancreas, del polmone, della mammella e della vescica, sia per gli uomini che per donne: ma l’elenco delle patologie in eccesso rilevate è molto più lungo e vanno da quelle all’apparato respiratorio a quello digerente.
L’Agenzia Europea per l’Ambiente in un rapporto della fine dello scorso anno, aveva attribuito a un singolo inquinante (biossido di azoto) ben 21 mila morti premature l’anno in Italia, un record europeo.  Tale inquinante è rilasciato, oltre che dalle auto diesel e da altre fonti, dagli impianti industriali come quelli sequestrati.
I Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche Ambientali (SIN) sono oggi 39. Sono aree “di cui tutti sanno”, da Brescia a Taranto. Per esempio, nell’area di Brindisi, pochi giorni fa sono stati resi noti dati allarmanti, con un eccesso di mortalità e morbilità riconducibile agli impianti termoelettrici e al petrolchimico. La ricerca ha sottolineato il nesso tra funzionamento degli impianti (in particolare quelli a carbone) e danni sulla salute che risultano maggiori quando a funzionare erano più impianti. A Brindisi dove è ancora in funzione una delle più grandi centrali a carbone d’Europa, permane un eccesso significativo di mortalità e morbilità, nonostante il rispetto delle attuali: segno che gli effetti dell’inquinamento tendono a permanere nel tempo e che i limiti non sono adeguati a evitare i danni.

21 luglio 2017

In vigore la nuova Valutazione di Impatto Ambientale introdotta con il D.lgs. 104/2017.

Tratto da Edilportale

In vigore la nuova Valutazione di Impatto Ambientale

In vigore la nuova Valutazione di Impatto Ambientale
21/07/2017 – Entra in vigore la nuova Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), introdotta con il D.lgs. 104/2017.
 
Il testo, che modifica il d.lgs.152/2006 per consentire il corretto recepimento della Direttiva 2014/52/UE per la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, prevede un’applicazione retroattiva, ai procedimenti avviati dal 16 maggio 2017 in poi. La data del 16 maggio 2017 è infatti il termine ultimo fissato dalla Direttiva 2014/52/UE per l'adeguamento delle normative interne. Per la piena operatività delle nuove regole bisognerà aspettare i sei o più decreti ministeriali attuativi, da adottare entro il 19 settembre, cioè sessanta giorni dall’entrata in vigore del D.lgs. 104.
 
Queste le principali novità
 

Progetti assoggettati a VIA

I progetti assoggettati a Via obbligatoria sono indicati nell’Allegato II. Tra questi rientrano, per fare degli esempi, gli impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 150 MW, la realizzazione di autostrade e strade extraurbane principali, gli impianti eolici per la produzione di energia elettrica sulla terraferma con potenza complessiva superiore a 30 MW.
 
L’Allegato II-bis contiene invece i progetti da sottoporre a verifica di assoggettabilità a Via. Tra questi ci sono gli impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MW, realizzazione di strade extraurbane secondarie di interesse nazionale, porti turistici di dimensioni limitate. In questi casi, la Commissione Via decide se poi sottoporre il progetto al procedimento di Valutazione di impatto ambientale.
 

Iter più agile per la presentazione dei progetti

Diventa possibile presentare elaborati progettuali con un livello informativo e di dettaglio equivalente a quello del progetto di fattibilità o comunque a un livello tale da consentire la compiuta valutazione degli impatti. Proponente e Amministrazioni dialogheranno per decidere eventuali integrazioni.
 
Il proponente non ha l’obbligo di presentare gli elaborati progettuali nella fase di verifica di assoggettabilità a Via. È sufficiente uno studio preliminare ambientale, come previsto dalla normativa europea.
 
In caso di modifiche o estensioni di opere esistenti, si può richiedere una valutazione preliminare del progetto per individuare l’eventuale procedura da avviare.
 

Smart regulation e dibattito pubblico

La Valutazione di impatto ambientale deve tenere conto di tutti gli elementi coinvolti, tra cui matrici ambientali, altri progetti collegati sulla stessa area e possibili conseguenze sanitarie, o sul patrimonio culturale e paesaggistico, prodotte con l’esercizio degli impianti o delle infrastrutture da realizzare.
 

Per coinvolgere e informare le popolazioni interessate dalla realizzazione di un’infrastruttura o un impianto, è potenziato lo strumento del dibattito pubblico, come previsto dal Codice Appalti (d.lgs. 50/2016).
 
Per i progetti di competenza statale, il proponente può chiedere, in alternativa al procedimento di Via ordinario, il rilascio di un provvedimento unico ambientale”, che coordini e sostituisca tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali. Accanto a questo, è previsto un procedimento unico di competenza regionale.
 
Le regole per il procedimento di Via saranno omogenee su tutto il territorio nazionale. Le procedure verranno digitalizzate e si potrà anche eliminare l’obbligo di pubblicazione sui quotidiani.
 

20 luglio 2017

Paesi Bassi - Centrali a carbone, il parlamento al ministro: usare la legge per costringerle a chiudere

Tratto da +31mag.nl

Centrali a carbone, il parlamento al ministro: usare la legge per costringerle a chiudere

Centrali a carbone, il parlamento al ministro: usare la legge per costringerle a chiudere

Il Consiglio di stato passa la parla al governo e il parlamento fa pressione, affinchè l'esecutivo prenda misure

I Paesi Bassi possono chiudere tutte le loro centrali a carbone solo nel caso in cui una legge nazionale renda effettiva la procedura, secondo il parere del Consiglio di Stato al Ministro dell’Economia Henk Kamp questo mercoledì, scrive ANP.
Il Parlamento olandese ha lanciato un appello al ministro dell’economia per la chiusura delle centrali a carbone, un ostacolo agli accordi europei sulle emissioni, imponendo requisiti così alti che nessuna delle centrali presenti può rispettare.
Le cinque più vecchie centrali a carbone verranno chiuse entro la fine di quest’anno. Delle cinque rimanenti, di cui tre di recente apertura, si discute in base al risarcimento che spetterebbe ai proprietari in caso di chiusura, o al periodo di transizione che verrebbe a loro concesso per ridurre i danni economici.

L’UE ammette violazione dell’accesso pubblico alla giustizia ambientale

  •  Tratto da rinnovabili.it
    Le istituzioni europee non rispettavano la Convenzione di Aarhus, accordo ONU del ’98 che disciplina l’accesso alla giustizia ambientale. Ora dovranno rimediare

giustizia ambientale


Superate le pressioni di Bruxelles contro la giustizia ambientale

(Rinnovabili.it) – L’UE deve garantire ai suoi cittadini l’accesso alla giustizia ambientale, aprendosi a 
processi decisionali più partecipati. Lo ha stabilito una presa di posizione del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, chinando la testa dopo lo schiaffo delle Nazioni Unite che, nel marzo scorso, avevano reso noto che l’Unione Europea stava violando la convenzione di Aarhus, rendendo troppo difficoltoso al pubblico di contestare in tribunale le decisioni delle istituzioni 
europee in materia ambientale.
Nello specifico, un comitato ONU per l’applicazione
 della Convenzione aveva puntato il dito sul regolamento UE numero 1367/2006 e sulla giurisprudenza della 
Corte di giustizia dell’Unione Europea, sostenendo che entrambi non attuano né rispettano gli obblighi 
stabiliti dall’accordo. Così, dopo una diatriba durata mesi, il Consiglio dei Ministri dell’UE, in una dichiarazione di ieri, ha accettato la sentenza, promettendo massimo impegno nell’attuare in profondità
le disposizioni della convenzione: accesso alle informazioni, partecipazione pubblica al processo decisionale e accesso alla giustizia per le questioni ambientali.

La nota stonata in tutto questo processo è il tentativo 
della Commissione Europea, organo non elettivo che detiene però il potere esecutivo in Europa, di rovesciare
 la decisione del Consiglio. Fortunatamente, la Commissione è stata sconfitta dall’unità di intenti
 dei rappresentanti dei 28 stati membri.
ClientEarth, un gruppo di attivisti ambientalisti specializzato nel diritto dell’Unione, ha accolto con favore la posizione finale del Consiglio, dichiarando che la proposta della Commissione di non accettare le richieste del Comitato per la conformità della Convenzione Aarhus sarebbe stato il più grande scandalo da
 quando la Convenzione è stata adottata nel 1998.
Grazie a questo importante accordo multilaterale, per
 il pubblico è possibile organizzare ricorsi legali 
contro politiche contrarie alla tutela dell’ambiente: 
ad esempio, ci si può appellare alla Convenzione se uno stato viene esentato dalla direttiva UE sulla qualità dell’aria o se viene concessa l’autorizzazione all’utilizzo di una sostanza chimica pericolosa in un pesticida. 

Nell’ottica della riautorizzazione UE al glifosato, prevista a stretto giro, la società civile potrebbe avere un’arma in più per contrastare la decisione.

17 luglio 2017

Danno ambientale e bonifiche

Tratto da Reteambiente

News - Aggiornamento normativo

Danno ambientale e bonifiche

Risultati immagini per Danno ambientale,
Milano, 17 luglio 2017 - 

Danno ambientale, legittima norma nazionale più severa dell'Ue

(Francesco Petrucci)

Non è contraria ai principi della direttiva 2004/35/Ue sul danno ambientale una norma di uno Stato membro che preveda una responsabilità "rafforzata", più severa di quella europea

Lo ha disposto la Corte di Giustizia Ue nella sentenza 13 luglio 2017, causa C-129/16 su un inquinamento causato da incenerimento illecito di rifiuti. In risposta alla questione pregiudiziale posta da un Giudice ungherese la Corte Ue ha chiarito la rispondenza ai principi della direttiva 2004/35/Ue in materia di danno ambientale della legge ungherese in materia. Per i Giudici, l'articolo 16 della direttiva 2004/35/Ue autorizza gli Stati membri a disporre misure di tutela "rafforzata" in materia di danno ambientale, come quella della legge in questione che identifica, oltre agli utilizzatori dei fondi su cui è stato generato l'inquinamento illecito, un'altra categoria di persone solidamente responsabili del danno, ossia i proprietari di detti fondi, senza che occorra accertare l'esistenza di un nesso di causalità tra la condotta dei proprietari e il danno constatato.

La normativa ungherese prevede che i proprietari di beni immobili per evitare di essere ritenuti solidalmente responsabili, debbano sorvegliare il comportamento degli utilizzatori dei loro beni e segnalarli all'Autorità competente in caso di danno ambientale o minaccia di tale danno. Tale principio, come quello della connessa prevista sanzione per inadempimento, sono in linea con la direttiva 2004/35/Ue rafforzandone il regime di responsabilità.

16 luglio 2017

Noalcarbone Brindisi :“Morire a norma di legge” recitava un vecchio slogan.

Tratto da Noalcarbone Brindisi

COLPEVOLI DI DISASTRO AMBIENTALE

A quasi due settimane dalla sua presentazione, l’indagine epidemiologica sulla popolazione brindisina (Studio Forastiere), non sembra aver scosso più di tanto le coscienze dei personaggi politici che governano il nostro territorio. Al netto del saluto furtivo del Presidente Emiliano durante la giornata del 4 luglio (giorno della presentazione) in cui apparve, farneticò sulla de-carbonizzazione e scappò via per onorare gli altri impegni in agenda, non ci sembra ci sia stato altro degno di nota.
Eppure lo Studio Forastiere, per la sua importanza, lo si aspettava da anni. Il nesso causale tra le emissioni del polo petrolchimico ed energetico e il peggioramento dello stato di salute dei cittadini e dell'ambiente per noi era sempre stato un naturale principio di causa ed effetto. Ma senza uno studio di coorte non era facile dichiararlo apertamente. 


Leggere questi report oggi provoca rabbia e dolore perché in ognuna di quelle categorie di malati accertati, di decessi, di percentuali sull’incremento di patologie, ognuno di noi ritrova il volto di un parente o di un amico che non c’è più, di una persona in carne e ossa che ha lottato contro un nemico invisibile il cui mandante era ufficialmente sconosciuto. Per sensibilizzare sulla necessità di avere questi dati sanitari, in questi anni, abbiamo organizzato incontri informativi e proteste presso la sede ASL; abbiamo consegnato esposti in Procura e raccolto più di 10.000 firme. 
E adesso? Adesso che i dati sono pubblici e indicano chiaramente chi è il colpevole, la partita non è finita. La palla bisogna lanciarla più in là. Bisogna iniziare a mettere sul tavolo della discussione l’ipotesi di una accusa di disastro ambientale anche alla luce della nuova legge sugli ecoreati. Se da oggi questa nuova modifica al codice penale considera disastro ambientale l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema e l’offesa alla pubblica incolumità, c’è ragione di credere che l’industria energetica e il polo petrolchimico si trovino a piè pari in questa posizione di reato. Reato le cui pene, sempre secondo la legge, vengono aumentate “se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna’. E dunque viene naturale pensare alla mega discarica illegale "Micorosa", 50 ettari di terreno che ospitano un milione e mezzo di metri cubi di fanghi altamente tossici di provenienza Montedison nel bel mezzo del Parco naturale regionale “Saline di Punta della Contessa”.
La causa sono le grandi aziende che conosciamo, l’effetto è il disastro ambientale.
 
Tornando allo studio Forastiere c’è un passaggio importante riportato nella “Premessa” (pag 14) in cui si dice che "sia per i cancerogeni genotossici come il Benzo(a)pirene, sia per il PM10 non è nota la soglia al di sotto della quale si possa escludere l’insorgenza di effetti sanitari.” Quest’ultima frase dovrebbe essere la linea guida di tutte le valutazioni sulle richieste di autorizzazione alle attività industriali vecchie e nuove.
“Morire a norma di legge” recitava un vecchio slogan. Era questo lo scudo dietro cui si trinceravano spudoratamente le aziende sostenendo di inquinare sì, ma entro i “limiti di legge”. E dietro questo scudo rafforzato colpevolmente da una politica assente o connivente, sono cresciuti incontrastati corruzione e malaffare, ricatti e intrecci economici ed occupazionali “drogati”. 

È giunto il momento di far pagare ai colpevoli i danni arrecati, almeno quelli che sono oggi sotto gli occhi di tutti, se non si può far pagare quelli a venire. Perché molti degli effetti sulla salute delle emissioni Enel e di decenni di carbone riversato nei terreni agricoli, li vedremo purtroppo in futuro. 
È giunto il momento di far pagare il conto ai colpevoli prima che abbandonino la produzione e scappino altrove. Dopo la grande menzogna di una vocazione industriale tanto enfatizzata nel nostro territorio fin dagli anni 50-60 e che ha portato solo malattie, disoccupazione, l’emigrazione e povertà; non dobbiamo farci ingannare ancora. 
E la smettano coloro che continuano a parlare di ambientalizzare questi mega impianti per ridurne le emissioni. Ciò che è vecchio concettualmente e tecnologicamente va superato. Dismettere e bonificare è l’unica soluzione per voltare pagina, per salvare vite, per evitare nuove malattie e dolore, per risanare il nostro ambiente. Voltare pagina per creare opportunità lavorative sia nelle fasi della bonifica che nella successiva realizzazione di attività ecosostenibili legate alla storia e alle peculiarità del nostro territorio. Nulla è irreversibile, nulla è impossibile, basterà rendersi conto finalmente degli errori del passato, ammetterli con umiltà e attivarsi al più presto per porvi rimedio. Per liberarci dai "mostri". Perché il nostro territorio ha tutto il diritto e tutte le potenzialità per dimostrare le sue capacità e la sua bellezza.
Adesso però si inizi a parlare di disastro ambientale.

Gli inceneritori di rifiuti producono, a loro volta, rifiuti.

Riceviamo da Rifiutizeropiemonte e pubblichiamo.




COMUNICATO STAMPA
Commento all’articolo di Andrea Rossi su La Stampa di domenica 9 luglio 2017 “Le scorie dell’inceneritore saranno ceneri per l’edilizia”  Le scorie dell’inceneritore saranno materiale per l’edilizia
Dunque la notizia è che gli inceneritori di rifiuti producono, a loro volta, rifiuti.
I rifiuti prodotti dagli inceneritori sono un argomento sul quale i sostenitori di questi impianti tendono a sorvolare giacché smentiscono il mantra che “gli inceneritori chiudono il cerchio” (della gestione dei rifiuti ndr) cioè sono lungi dall’essere la soluzione perfetta che essi descrivono.
Tali rifiuti sono un po’ di più della quantità menzionata dall’entusiasta giornalista, circa un 30% delle tonnellate bruciate: di questo 30% una percentuale tra il 3% ed il 5% (le cosiddette ceneri leggere) sono rifiuti pericolosi, mentre il rimanente (le ceneri pesanti o scorie) deve essere periodicamente analizzato per appurare se la quantità di metalli pesanti, diossine ecc. presente sia tale da rendere anch’esso un rifiuto pericoloso o meno, quindi - anche laddove non sia qualificabile come rifiuto pericoloso - presenta percentuali significative di sostanze inquinanti nocive per l’uomo e l’ambiente.
Le scorie dell’inceneritore di Torino furono originariamente classificate come rifiuti pericolosi, poi nel 2014 -a seguito di una richiesta di TRM- con una determinazione (141 - 18178/2014) del dirigente provinciale del Servizio Pianificazione e Gestione Rifiuti fu consentito -sentita L’ARPA e valutata la documentazione allegata dal richiedente- di classificarle come non pericolose (il parere dell’ARPA fu che non essendo possibile "attribuire né escludere con certezza alcuna caratteristica di pericolo ai rifiuti in oggetto”, le scorie prodotte potevano essere considerate come non pericolose).



L’idea geniale di infilare le scorie nel cemento invece che pagarne lo smaltimento in discarica in realtà non è affatto nuova.

Il cemento che le contiene si chiama “Portland” ed è in circolazione da tempo. Se nel fare questa meravigliosa mistura ci si lascia prendere troppo la mano dall’entusiasmo per il recupero di materia, il prodotto che ne esce è un po’ troppo ricco in scorie ed è roba che tende a degradarsi ben più del cemento normale compromettendo la stabilità strutturale degli edifici per la costruzione dei quali è stato impiegato, alla faccia delle “proprietà simili alle rocce eruttive come basalto e granito” decantate dal Presidente di TRM Renato Boero, senza contare la dispersione nell’ambiente di sostanze nocive che tutto ciò comportebbe: ma dall’amianto non abbiamo proprio imparato niente?


L’articolo prosegue informando i lettori che TRM ha sottoscritto un accordo con il dipartimento delle Scienze della Terra dell’ Università per lo sviluppo di “tecniche innovative di inertizzazione e recupero degli scarti da termovalorizzazione, sia scorie pesanti sia ceneri leggere”. E tale intesa già dispiega i suoi effetti: “finora” scrive il Rossi “queste ceneri venivano trasportate in discarica e smaltite” cioè il trattare le scorie e le ceneri come un rifiuto fa già parte del passato.
Anzi, verso la fine dell’articolo si riferisce ad esse scrivendo “questi inerti”.

Ma prima ci fa sapere che “il mandato che il nuovo presidente ha ricevuto è chiaro: lavorare per rendere TRM il più efficiente possibile, soprattutto nell’ottica della riduzione dell’inquinamento e del riciclo e riuso dei materiali.” 
Cerchiamo di essere seri. Chi vuole riciclare e riutilizzare i materiali innanzitutto non li brucia e non chiama “recupero” una produzione di energia scarsa, esosissima e finanziata con denaro pubblico.
L’inceneritore di Torino è autorizzato a bruciare, oggi, grazie al famigerato art. 35 del c.d. “Sblocca Italia” 526.500 t di rifiuti delle quali circa 370.000 finiscono in atmosfera e circa 160.000 sono rifiuti da smaltire. Reimmettere in circolazione decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che contengono metalli pesanti e diossine usandole per fare cemento, alleggerisce i costi del gestore, ma non dà alcun motivo ai cittadini di accogliere con entusiasmo un escamotage vecchio i cui pericoli per l’uomo e per l’ambiente sono ampiamente documentati da parecchie indagini epidemiologiche.


In ogni caso ora la palla passa al Dipartimento delle Scienze della Terra dell’Università di Torino, che avrà il compito di fornire la patente di inertizzazione, necessaria a dare un aspetto nuovo ad una trovata vecchia (ovviamente a costi che la rendano competitiva rispetto allo smaltimento).
Ma soprattutto all’ Amministrazione. La Sindaca Chiara Appendino -che ha nominato il presidente di TRM Renato Boero- e il Movimento 5 stelle si sono sempre schierati contro l’incenerimento dei rifiuti e tale uso delle scorie.
A questo punto ci chiediamo: qual è la posizione dell’Amministrazione 5stelle di Torino rispetto alle dichiarazioni di Boero e soprattutto rispetto alle preoccupanti prospettive ipotizzate in questo articolo di utilizzo di ceneri e scorie prodotte dall’inceneritore in prodotti per l’edilizia?

Il Papa Francesco : “È irresponsabile inquinare acqua e aria, i governiagiscano”

Tratto da La Stampa

Il Papa:“È irresponsabile inquinare acqua e aria, i governi 
agiscano”Messaggio ai partecipanti al Congresso internazionale 
“Laudato si’ e le grandi Città” in corso in Brasile: «Non stiamo a 
braccia conserte di fronte al degrado ambientale».
Francesco aderisce ad una campagna mondiale a favore del creato.
Invoca «rispetto, responsabilità, relazioni», Papa Francesco, per far fronte alle sfide di questo mondo. Sfide ecologiche come il grave degrado della qualità dell’aria, l’inquinamento dell’acqua, l’aumento di residui tossici. Ma anche sfide sociali come la «povertà» in cui versa chi è isolato e senza radici, che non di rado si commuta in «ghettizzazione» e, di qui, in «violenze» e «ingiustizie». 

Il Pontefice propone quindi queste tre «R» nel suo Messaggio in spagnolo ai partecipanti al Congresso internazionale “Laudato si’ y Grandes Ciudades”, organizzato dalla Fondazione “Antoni Gaudì para las Grandes Ciudades” di Barcellona, che si è aperto ieri a Rio de Janeiro, in Brasile. Esse, scrive, «aiutano a interagire insieme agli imperativi più essenziali per la nostra società». 

Bisogna alimentare nella società il «rispetto per l’ambiente» e la «responsabilità nei confronti del creato», sottolinea il Pontefice. «È un dovere di tutti». Perché tutti «abbiamo ricevuto (il creato) come un dono prezioso e dobbiamo lottare affinché le generazioni future possano continuare ad ammirarlo e goderne».  

Tale consapevolezza va «insegnata e trasmessa»; anche perché, afferma il Papa, «non possiamo stare con le braccia conserte, quando notiamo un grave degrado della qualità dell’aria» e in generale dell’ambiente. «Questi fatti sono conseguenza di una forma irresponsabile della gestione del creato e ci chiamano ad esercitare una responsabilità attiva per il bene di tutti». 

Francesco affronta anche il dilemma dell’acqua potabile: un «diritto fondamentale», dice, anche se circa 2 miliardi di persone nel mondo non vi hanno ancora accesso come attestano gli ultimi dati Oms-Unicef. «Quando non viene data l’attenzione che merita si trasforma in una fonte di malattia e mette in pericolo la vita di milioni di persone». 

Il primo passo è pertanto scalfire quel muro di «indifferenza» nei confronti della «nostra casa comune», aprendo gli occhi anche sulle numerose tragedie ambientali che si sono verificate e che continuano a verificarsi quotidianamente. «Questa passività mostra la perdita di quel senso di responsabilità verso i nostri simili su cui ogni società civile si fonda», scrive il Papa citando la sua Laudato si’

In causa chiama soprattutto governi e istituzioni che dovrebbero incoraggiare un ruolo attivo dei cittadini per «contribuire a creare un ambiente più vivibile e più sano».......

Sempre in tema di ambiente, il Papa ha recentemente aderito alla campagna “Compromiso Laudato si’” promossa dal Movimento Cattolico mondiale per il clima. Una iniziativa che si pone come obiettivo di mobilitare almeno un milione di cattolici per trasformare le indicazioni della green enciclica del Pontefice argentino in azioni concrete a favore del pianeta. Oltre al Papa, la campagna ha ricevuto il sostegno dei cardinali Turkson, Tagle, Ribat, Cupich e Marx e di importanti leader ambientali come il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, l’ex responsabile per il clima delle Nazioni Unite, Christiana Figueres, e May Boeve, direttrice esecutiva di 350.org. Il direttore esecutivo del Movimento, Tomás Insua, ha affermato: «Siamo 1,2 miliardi di cattolici in tutto il mondo e abbiamo un ruolo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici e nella più ampia crisi ecologica. Papa Francesco ha già cambiato il dibattito sul clima e il suo incoraggiamento ci spinge a mettere in atto gli insegnamenti della Chiesa e rispondere alla chiamata urgente di una forte azione politica e una trasformazione degli stili di vita sulla scia della Laudato si’».