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28 ottobre 2020

Quanto costa l’inquinamento atmosferico? Pubblicato il report di EPHA

Tratto da ISDE 

Quanto costa l’inquinamento atmosferico? Pubblicato il report di EPHA. L’Italia domina la classifica



L’inquinamento atmosferico costa agli europei 1.276 euro all’anno 
L’Italia domina le prime 10 città per i costi pro capite più elevati

L’inquinamento atmosferico costa al residente medio di una città europea € 1.276 all’anno, secondo il più grande studio del suo genere.

Il rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA) quantifica il valore monetario di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altri costi sanitari causati dai tre inquinanti atmosferici che causano più malattie e decessi: particolato (PM), ozono ( O₃) e biossido di azoto (NO₂).

Sebbene Bucarest in Romania sia in cima alla classifica europea per i costi più alti sostenuti dal residente medio della città, sulla base dei livelli di inquinamento intenso, le città italiane dominano la top 10, in base al loro inquinamento e ai maggiori costi generali.


Dove sono i costi più alti?


Secondo l’EEA , l’inquinamento atmosferico è la prima causa di morti premature dovute a fattori ambientali in Europa. Il problema è maggiore nelle città dove vivono i due terzi degli europei. Due terzi delle città infrangono gli standard di aria pulita stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. PM, NO₂ e O₃ causano circa 400.000 morti premature all’anno.

Il segretario generale ad interim dell’EPHA, Sascha Marschang, ha dichiarato: “Il nostro studio rivela l’entità dei danni che l’aria tossica sta causando alla salute delle persone e le enormi disuguaglianze di salute che esistono tra i paesi europei e al loro interno. In larga misura, la situazione può essere influenzata dalle politiche dei trasporti e le città possono ridurre i costi passando alla mobilità urbana a zero emissioni. I governi e l’Unione europea dovrebbero tenere presente questi costi per la politica dei trasporti al fine di sostenere, non ostacolare, una sana ripresa dalla pandemia COVID-19 “.

Lo studio ha esaminato 432 città in tutti i paesi dell’UE più Regno Unito, Norvegia e Svizzera. Sommati insieme, i costi dell’inquinamento atmosferico per i residenti nelle città ammontano a 166 miliardi di euro all’anno. Quando sono raggruppati per città piuttosto che per costo pro capite, coloro che vivono in città grandi tendono ad affrontare i costi di inquinamento più elevati a causa della densità della popolazione, dei guadagni e delle spese più elevati. Ma le città dell’Europa centrale e orientale contrastano questa tendenza e sono in cima alla tabella dell’impatto nonostante i livelli di reddito inferiori. Il residente medio di Bucarest deve affrontare i costi più alti,  € 3.004, mentre quelli nell’incontaminata Santa Cruz de Tenerife affrontano i meno, € 382.....

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Esposizione a PM e impatti sulla salute Risultati di due studi...

 Tratto da snpambiente.it

Esposizione a PM e impatti sulla salute

Risultati di due studi condotti, tra gli altri, dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio

Uno studio analitico longitudinale condotto da ricercatori provenienti da CNR, Università di Palermo, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio e INAIL è andato ad  indagare e stimare gli effetti dell’esposizione a PM10 e PM2.5 sull’incidenza di malattie respiratorie in un campione residente a Pisa, in un’area caratterizzata da un livello medio-basso di inquinamento atmosferico.

Del campione, composto da 305 adulti (135 uomini e 170 donne), con un’età media di circa 56 anni, residenti nella stessa zona per tutto il periodo dello studio, ovvero a partire dal 1991, sono stati considerati i singoli fattori di rischio, ad esempio essere fumatori, l’esposizione professionale.

I livelli di esposizione mediana (25°- 75° percentile) sono stati di 30,1 µg/m3 (29,9-30,7 µg/m3) per il PM10 e 19,3 µg/m3 (18,9-19,4 µg/m3) per il PM2,5.

L’incidenza della rinite è stata significativamente associata all’aumento del PM2,5, l’incidenza della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è stata invece significativamente associata al PM10, nonché all’età e al fumo; inoltre, l’incidenza del catarro cronico è stata collegata all’aumento di PM2,5 e all’esposizione professionale. Anche se riportato per completezza, l’incidenza globale di asma era troppo bassa per produrre stime affidabili.

Questi risultati forniscono nuove informazioni e prove sugli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico da PM sulla salute respiratoria. Le diverse associazioni di PM10 e PM2.5 con i diversi disturbi respiratori, presenti nello studio, possono suggerire ulteriori direzioni di ricerca e possono anche costituire elementi utili per la definizione di politiche e provvedimenti normativi.

Lo studio si colloca tra le linee di ricerca del progetto BEEP – Bigdata in Epidemiologia ambiEntale ed occuPazionale.

Un altro studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio tra il 2006 e il 2017 nella città di Roma è andato ad analizzare la possibile associazione tra livelli giornalieri di inquinamento atmosferico e trombosi venose profonde degli arti inferiori ed embolia polmonare, con particolare riferimento all’esposizione a breve termine a PM2.5.

Se infatti sappiamo che l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di mortalità e morbilità cardiovascolare, sono disponibili ancora poche prove sugli effetti dell’inquinamento sul tromboembolismo venoso, una malattia vascolare comune.

Per lo studio in questione sono stati analizzati tutti i ricoveri urgenti per trombosi venosa profonda o embolia polmonare tra i pazienti di età superiore a 35 anni nella capitale nel periodo di riferimento; è stato quindi esaminato se

  • l’esposizione a breve termine al PM2,5 aumenta il rischio di ricovero in ospedale per queste due patologie
  • le associazioni dipendono dal periodo dell’anno (stagioni calde/stagioni fredde), da sesso, età e comorbidità, ovvero la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo.

Dallo studio è emerso che l’esposizione a breve termine al PM2,5 è associata ad un aumento del rischio di ricovero in ospedale per embolia polmonare durante la stagione calda (da aprile a settembre); non sono invece emersi effetti statisticamente significativi durante la stagione fredda o per i ricoveri per trombosi venosa profonda. L’età, il sesso e le condizioni di comorbidità non modificano l’associazione evidenziata.

25 ottobre 2020

L’inquinamento atmosferico ha ucciso quasi mezzo milione di bambini in un anno

 Tratto da Fanpage

L’inquinamento atmosferico ha ucciso quasi mezzo milione di bambini in un anno

Lo indica il rapporto State of Global Air 2020 che ha esaminato gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana: “Rimane il quarto principale fattore di rischio di mortalità precoce in tutto il mondo, con quasi due terzi delle morti neonatali attribuibili all’inquinamento atmosferico indoor.

Nel 2019 sono circa 476mila i bambini morti nel primo mese di vita a causa dell’inquinamento atmosferico. Lo indica lo State of Global Air 2020, il rapporto annuale pubblicato dall’Health Effects Institute di Boston che ha esaminato i livelli e l’andamento della qualità dell’aria a livello globale, nonché gli effetti sulla salute umana. Per la prima volta, il rapporto ha esaminato l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei neonati e dei bambini, indicando che livelli di inquinamento più elevati possono esporre i più piccoli a un maggior rischio di morte prematura.

Diversi studi hanno evidenziato che l’esposizione a PM2.5 ha uno stretto legame con un più alto rischio di parto prematuro nelle donne in gravidanza. E' anche noto che le complicanze della nascita prematura sono la principale causa di morte tra i bambini sotto i 5 anni di età, accrescendo significativamente la probabilità di infezioni respiratorie, danni celebrali, disturbi del sangue e ittero. Un rischio particolarmente significativo nelle regioni a basso reddito, dove il tasso di mortalità è di circa il 50% nei bambini nati prima della 32esima settimana di gestazione....

Secondo il rapporto, quasi due terzi (64%) delle morti neonatali dovute all’inquinamento atmosferico a livello globale sono attribuibili all'inquinamento atmosferico domestico piuttosto che all’inquinamentoa quello esterno.

Complessivamente, l’inquinamento atmosferico ha causato circa 6,67 milioni di morti nel 2019 tra tutte le fasce di età, confermandosi il quarto principale fattore di rischio di mortalità precoce dopo l’ipertensione, il fumo e la cattiva alimentazione. In particolare, l’inquinamento atmosferico è stato collegato alla mortalità prematura legata a cardiopatia ischemica, cancro ai polmoni, malattia polmonare ostruttiva cronica, infezioni alle basse vie respiratorie, ictus e diabete di tipo 2

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 Tratto da Infobuildenergia

Inquinamento e salute, l’Italia ha i costi pro capite più alti in Europa

L’inquinamento atmosferico costa agli europei 1.276 euro all’anno, l’Italia domina la classifica con 1500 euro.

Quanto costa l’inquinamento atmosferico in termini di cure per la nostra salute? In media il costo per i cittadini europei che vivono in città è di 1.276 euro all’anno, ma l’Italia vince il triste primato in UE con un costo di 1.500 euro annui a cittadino.

Il rapporto pubblicato dall’European Public Health Alliance (EPHA) quantifica il valore monetario dei decessi prematuri, delle cure mediche, dei giorni lavorativi persi e degli altri costi sanitari legati ai tre inquinanti atmosferici che causano la maggior parte delle malattie e dei decessi: il particolato (PM, causa di circa l’82,5% dei costi), seguito da biossido di azoto (NO₂, causa di circa il 15% dei costi) e ozono (O₃).

Anche se Bucarest in Romania è in cima alla classifica europea per i costi più alti sostenuti dai cittadini residenti in base ai livelli di inquinamento, ci sono addirittura 5 città italiane nella top 10, con capolista Milano, che ha costi pro capite pari a 2.843 euro.

Inquinamento e salute, le città in Europa con i costi pro capite più alti

Secondo un Rapporto pubblicato dall’Agenzia Ambientale Europea, l’inquinamento atmosferico è la prima causa di morte prematura per fattori ambientali in Europa; PM, NO₂ e O₃ causano circa 400.000 morti premature all’anno. Il problema è maggiore nelle città, dove vivono i due terzi degli europei.

Due terzi delle città non rispettano gli standard di aria pulita stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il segretario generale dell’EPHA Sascha Marschang ha sottolineato che lo studio rivela l’entità dei danni che l’inquinamento sta causando alla salute delle persone e le enormi disuguaglianze sanitarie che esistono tra e all’interno dei paesi europei. “In larga misura la situazione potrebbe migliorare con adeguate politiche dei trasporti e le città potrebbero ridurre i costi passando a una mobilità urbana a zero emissioni. I governi e l’Unione Europea dovrebbero tenerne conto al fine di sostenere, e non di ostacolare, una sana ripresa dalla pandemia COVID-19”.

I trasporti sono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico urbano, lo studio mostra che anche piccoli cambiamenti nelle abitudini di trasporto e nelle politiche delle città possono limitare gli altissimi costi (pari nel 2016 nell’UE28 a  67- 80 miliardi di euro). Secondo le stime un aumento dell’1% del tempo medio di viaggio per recarsi al lavoro fa lievitare i costi delle emissioni di PM10 dello 0,29% e quelli delle emissioni di NO2 dello 0,54%; un aumento dell’1% del numero di automobili in una città impatta sui costi complessivi di quasi lo 0,5%.Continua qui


22 ottobre 2020

Come tutelare salute pubblica dalle attività inquinanti e insalubri: il ruolo dei Sindaci ......

 Tratto da Note di Marco Grondacci

Come tutelare salute pubblica dalle attività inquinanti e insalubri: il ruolo dei Sindaci e non solo

Quante volte un cittadino che protestava e protesta per una attività inquinante si è sentito o si sente dire dal Sindaco o da l’Asl: “non possiamo fare molto”. 

Ebbene non è vero che non si può “molto”  

 

Alla fine di questo post troverete il ONK ad un ampio dossier sui poteri principali che un Sindaco ha nell’ambito dei procedimenti di valutazione (VIA) e autorizzazione ambientale (AIA) . 

 

Il dossier è diviso in tre parti.

 

La Prima Parte riguarda  due aspetti: 

il ruolo del Sindaco nella tutela della salute pubblica nelle procedure di rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientale, distinguendo la titolarità delle sue funzioni dal supporto tecnico istruttorio di ASL e Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente;

come deve essere valutato il parametro salute pubblica nei procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e cosa si intende per Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) nei procedimenti di VIA ed AIA e soprattutto quando la VIS è obbligatoria.

 

La Seconda Parte invece chiarisce come si arriva a classificare le attività inquinanti come industrie insalubri, quali conseguenze ha questa classificazione nei processi di autorizzazione e quali poteri ha il Sindaco (come Autorità Sanitaria) per regolamentare la presenza e la localizzazione di queste attività insalubri. Viene inserito anche un caso studio di proposta di regolamentazione delle industrie insalubri in un Comune Toscano. 

 

 

La Terza Parte infine riguarda la recentissima evoluzione sulla normativa per limitare le emissioni odorigene anche in rapporti ai poteri di autorizzazione, regolamentazione ed ordinanza della Pubblica Amministrazione 

 

 


Il dossier lo trovate cliccando QUI.

21 ottobre 2020

Ansa : Costi inquinamento, 5 città italiane nella top ten dell'Ue

 


Tratto  da Ansa

Costi inquinamento, 5 città italiane nella top ten dell'Ue

Ong Epha,balzello da 1535 euro a testa/anno


Milano, Padova, Venezia, Brescia e Torino: sono ben cinque le italiane che dominano la top ten Ue delle città dove l'inquinamento atmosferico ha il costo pro capite più alto. È il dato che emerge dall'ultimo rapporto dell'Alleanza europea per la salute pubblica (Epha), che quantifica il valore monetario di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altre spese sanitarie causati dai tre inquinanti atmosferici più pericolosi: particolato, ozono e biossido di azoto.

L'inquinamento atmosferico costa agli italiani in media 1.535 euro a testa all'anno, sottolinea lo studio dell Ong, rispetto a una media rilevata per le 432 città prese in esame nel 2018 di 1.095 euro . Primi i milanesi (secondi in Europa soltanto agli abitanti di Bucarest), a cui l'impatto dello smog costa oltre 2.800 euro all'anno, seguono i padovani (terzi in classifica) con 2.500 euro, i veneziani (sesti), i bresciani (settimi) e i torinesi (noni) a circa 2.100.

Accanto agli italiani, a pagare il prezzo più alto dell'inquinamento in Ue sono anche anche gli abitanti delle capitali dell'Est, a partire da Bucarest (3000 euro pro-capite).....

Tra i trend messi in luce dai ricercatori, che hanno preso in esame anche città del Regno Unito, della Norvegia e della Svizzera, risulta che gli abitanti di città grandi e costose tendono a subire un impatto più elevato a causa innanzitutto della densità di popolazione. Un risultato confermato anche dall'Agenzia europea dell'ambiente, che riporta che l'inquinamento atmosferico è la prima causa di morte prematura per fattori ambientali in Europa (circa 400mila all'anno) e il problema è maggiore nei centri urbani, dove vivono i due terzi degli europei. La maggior parte delle città infrange infatti gli standard di aria pulita stabiliti dall'Oms. I principali responsabili sono i trasporti, il cui inquinamento è arrivato a costare tra i 67 e gli 80 mld di euro nel solo 2016 per gli Stati membri. Basti pensare che un aumento dell'1% del numero di automobili in una città alza i costi complessivi di quasi lo 0,5%.

L'Epha chiede dunque politiche di governo volte a sostituire i mezzi di trasporto a combustibili fossili con alternative più sostenibili, tra cui la mobilità elettrica. Per finanziarle, ricorda l'Alleanza, sarà fondamentale approfittare dei fondi Ue messi in campo per la crisi legata al Covid. (ANSA).

19 ottobre 2020

Vado Ligure: Possibile contaminazione delle acque: la Finanza nelle discariche di Boscaccio e Bossarino.


 Tratto da IVG 

Possibile contaminazione delle acque: la Finanza nelle discariche di Boscaccio e Bossarino.


Accusa di disastro ambientale: questa mattina il blitz, sequestrate per un giorno le aree in cui dovranno essere prelevati i campioni d'acqua.

Il provvedimento di sequestro, che ha natura probatoria, è finalizzato a garantire la genuinità dei prelievi che vengono contestualmente eseguiti all’interno del sito e la correttezza dei risultati delle successive analisi. Il sequestro, essendo limitato ad alcuni siti, non incide sulla operatività e sulla gestione delle attività ordinarie delle discariche, che continuano a funzionare regolarmente. Le aree verranno rilasciate già nella giornata di domani, al termine dei campionamenti.

L’indagine ha per oggetto il reato di disastro ambientale colposo, commesso in epoca successiva al 2016, ed è a carico dei legali rappresentanti delle società che gestiscono le discariche. Il procedimento trae origine da accertamenti e sopralluoghi svolti dalla Guardia di Finanza, dall’Arpal e dal consulente tecnico del pubblico ministero all’interno dei siti nel corso dell’estate del 2019.

Da tali indagini, e dalle prime analisi chimiche, sarebbe emerso il possibile superamento dei valori di legge autorizzabili e derogabili nelle acque sotterranee e nei pozzi e la conseguente potenziale contaminazione delle acque sotterranee, con possibile pericolo ambientale.

Dopo aver eseguito i prelievi è necessario svolgere ulteriori approfonditi accertamenti di natura tecnica, in contraddittorio con le parti e con le dovute garanzie di difesa, al fine di chiarire i fatti e verificare l’effettiva fondatezza dell’ipotesi di accusa.

Dall’azienda, intanto, trapela serenità: il management fa sapere di aver da subito collaborato con gli inquirenti e di non nutrire particolare preoccupazione per la vicenda.

16 ottobre 2020

ISDE Italia aderisce alla campagna “Medics 4Clean Air”

 Tratto da Isde

ISDE  Italia aderisce alla campagna “Medics for Clean Air”


Pubblicato il 13 Ottobre 2020

 


13 ottobre 2020

Papa Francesco «L’ecologia integrale porta a una nuova economia»

 Tratto da greenreport

Papa Francesco: «L’ecologia integrale porta a una nuova economia» (VIDEO)

«È un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso e che, come ci ha ricordato la pandemia, siamo interdipendenti gli uni dagli altri, e anche dipendenti dalla nostra madre terra»

[12 Ottobre 2020]

Riportiamo di seguito integralmente il messaggiorivolto da Papa Francesco ai partecipanti al “Countdown”, evento digitale di TED sul cambiamento climatico

Viviamo un momento storico segnato da sfide difficili. Il mondo è scosso dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, che mette in evidenza ancora di più un’altra sfida globale: la crisi socio-ambientale. Questo ci pone, tutti, di fronte alla necessità di una scelta.

La scelta fra che cosa conta e che cosa non conta. La scelta fra il continuare a ignorare le sofferenze dei più poveri e a maltrattare la nostra casa comune, la Terra, o impegnarci ad ogni livello per trasformare il nostro modo di agire.

La scienza ci dice, ogni giorno con più precisione, che è necessario agire con urgenza – e non esagero, questo lo dice la scienza – se vogliamo avere una speranza di evitare cambiamenti climatici radicali e catastrofici. E per questo, agire con urgenza. Questo è un dato scientifico.

La coscienza ci dice che non possiamo essere indifferenti di fronte alle sofferenze dei più poveri, alle crescenti disuguaglianze economiche e alle ingiustizie sociali. E l’economia stessa non può limitarsi alla produzione e alla distribuzione. Deve considerare necessariamente il suo impatto sull’ambiente e la dignità della persona. Potremmo dire che l’economia dev’essere creativa in sé stessa, nei suoi metodi, nel modo di agire. Creatività.

Vorrei invitarvi a intraprendere, insieme, un viaggio. Un viaggio di trasformazione e di azione. Fatto non tanto di parole, ma soprattutto di azioni concrete e improcrastinabili.

Lo chiamo “viaggio”, perché richiede uno “spostamento”, un cambiamento! Da questa crisi nessuno di noi deve uscire uguale – non potrà uscire uguale: da una crisi, mai si esce uguali –; e ci vorrà tempo e fatica, per uscirne. Bisognerà andare passo dopo passo, aiutare i deboli, persuadere i dubbiosi, immaginare nuove soluzioni e impegnarsi a portarle avanti.

Ma l’obiettivo è chiaro: costruire, nel prossimo decennio, un mondo dove si possa rispondere alle necessità delle generazioni presenti, includendo tutti, senza compromettere le possibilità delle generazioni future.

Vorrei invitare tutte le persone di fede, cristiane o non, e tutte le persone di buona volontà, a intraprendere questo viaggio, [a partire] dalla sua fede o, se non ha fede, dalla sua volontà, dalla propria buona volontà. Ciascuna e ciascuno di noi, in quanto individui e membri di gruppi – famiglie, comunità di fede, imprese, associazioni, istituzioni – può offrire un contributo significativo.

Cinque anni fa ho scritto la Lettera enciclica Laudato si’, dedicata alla cura della nostra casa comune. Propone il concetto di “ecologia integrale”, per rispondere insieme al grido della terra ma anche al grido dei poveri. L’ecologia integrale è un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso e che, come ci ha ricordato la pandemia, siamo interdipendenti gli uni dagli altri, e anche dipendenti dalla nostra madre terra. Da tale visione deriva l’esigenza di cercare altri modi di intendere il progresso e di misurarlo, senza limitarci alle sole dimensioni economica, tecnologica, finanziaria e al prodotto lordo, ma dando un rilievo centrale alle dimensioni etico-sociali ed educative.

Vorrei proporre oggi tre piste di azione.

Come ho scritto nella Laudato si’, il cambiamento e il giusto orientamento per il viaggio dell’ecologia integrale richiede di fare prima di tutto un passo di tipo educativo (cfr n. 202). Quindi la prima proposta è di promuovere, ad ogni livello, un’educazione alla cura della casa comune, sviluppando la comprensione che i problemi ambientali sono legati ai bisogni umani – dobbiamo comprendere questo dall’inizio: i problemi ambientali sono legati ai bisogni umani –; un’educazione basata sui dati scientifici e su un approccio etico. Questo è importante: ambedue. Sono rincuorato dal fatto che molti giovani hanno già una nuova sensibilità ecologica e sociale, e alcuni di loro lottano in modo generoso per la difesa dell’ambiente e per la giustizia.

Come seconda proposta, bisogna poi mettere l’accento sull’acqua e sull’alimentazione. L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale e universale. È imprescindibile, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio di ogni altro diritto e responsabilità. Assicurare un’alimentazione adeguata per tutti attraverso metodi di agricoltura non distruttiva dovrebbe diventare poi lo scopo fondamentale dell’intero ciclo di produzione e distribuzione del cibo.

La terza proposta è quella della transizione energetica: una sostituzione progressiva, ma senza indugio, dei combustibili fossili con fonti energetiche pulite. Abbiamo pochi anni, gli scienziati calcolano approssimativamente meno di trenta – abbiamo pochi anni, meno di trenta – per ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera. Questa transizione deve essere non solo rapida e capace di soddisfare i bisogni di energia presenti e futuri, ma deve anche essere attenta agli impatti sui poveri, sulle popolazioni locali e su chi lavora nei settori della produzione d’energia.

Un modo per favorire questo cambiamento è di condurre le imprese verso l’esigenza improcrastinabile di impegnarsi per la cura integrale della casa comune, escludendo dagli investimenti le compagnie che non soddisfano i parametri dell’ecologia integrale e premiando quelle che si adoperano concretamente in questa fase di transizione per porre al centro della loro attività parametri quali la sostenibilità, la giustizia sociale e la promozione del bene comune. Molte organizzazioni cattoliche e di altre fedi hanno già assunto la responsabilità di adoperarsi in questa direzione. Infatti, la terra va lavorata e curata, coltivata e protetta; non possiamo continuare a spremerla come un’arancia. E possiamo dire che questo, il curare la terra, è un diritto umano.

Queste tre proposte vanno intese come parte di un grande insieme di azioni che dobbiamo portare avanti in modo integrato per arrivare a una soluzione duratura dei problemi.

L’attuale sistema economico è insostenibile. Siamo di fronte all’imperativo morale, e all’urgenza pratica, di ripensare molte cose: come produciamo, come consumiamo, pensare alla nostra cultura dello spreco, la visione a breve termine, lo sfruttamento dei poveri, l’indifferenza verso di loro, l’aumento delle disuguaglianze e la dipendenza da fonti energetiche dannose. Tutte sfide. Dobbiamo pensarci.

L’ecologia integrale suggerisce una nuova concezione della relazione tra noi e con la natura. Questo porta a una nuova economia, nella quale la produzione di ricchezza sia diretta al benessere integrale dell’essere umano e al miglioramento – non alla distruzione – della nostra casa comune. Significa anche una politica rinnovata, concepita come una delle più alte forme di carità. Si, l’amore è interpersonale, ma l’amore è anche politico. Coinvolge tutti i popoli e coinvolge la natura.

Vi invito quindi tutte e tutti a intraprendere questo viaggio. Così l’ho proposto nella Laudato si’ e anche nella nuova Enciclica Fratelli tutti. Come suggerisce il termine “Countdown”, dobbiamo agire con urgenza. Ciascuno di noi può svolgere un ruolo prezioso, se ci mettiamo tutti in cammino, oggi. Non domani, oggi. Perché il futuro si costruisce oggi, e si costruisce non da soli, ma in comunità e in armonia.

di Papa Francesco

Videogallery

  • Crisi climatica: scegliere prima che sia tardi

Negli ultimi 20 anni e ‘ sbalorditivo l’ aumento dei disastri naturali .E il motore e’ il cambiamento climatico.

 Tratto da Greenreport 

Negli Ultimi 20 anni, sbalorditivo aumento dei disastri naturali. E il motore è il cambiamento climatico

Unddr: «Siamo intenzionalmente distruttivi». In 10 anni 23 milioni di vite, 4,2 miliardi di persone colpite, i perdite economiche per circa 2,97 trilioni di dollari

[13 Ottobre 2020]


Il rapporto “The Human Cost of Disasters 2000-2019”, publicato ieri dall’United Nations Office for Disaster Risk Reduction (Unddr) e dal Centre for research on the epidemiology of disasters (Cred) in  occasione dell’International Day for Disaster Risk Reduction, conferma che ormai gli eventi meteorologici sono predominanti tra i disastri del XXI secolo. E gli ultimi 20 anni hanno visto un aumento sbalorditivo di disastri climatici: «Nel periodo dal 2000 al 2019, sono stati registrati 7.348 gravi eventi catastrofici che hanno causato 1,23 milioni di vite, colpendo 4,2 miliardi di persone (molte delle quali in più di un’occasione) con conseguenti perdite economiche globali di circa 2,97 trilioni di dollari – sottolinea l’Unddr – Si tratta di un forte aumento rispetto ai vent’anni precedenti. Tra il 1980 e il 1999, in tutto il mondo sono stati collegati a pericoli naturali 4.212 disastri, provocando circa 1,19 milioni di vittime e colpendo 3,25 miliardi di persone, con conseguenti perdite economiche per circa 1,63 trilioni di dollari. Gran parte della differenza è spiegata da un aumento dei disastri legati al clima, inclusi gli eventi meteorologici estremi: da 3.656 eventi legati al clima (1980-1999) a 6.681 disastri legati al clima nel periodo 2000-2019».

Negli ultimi vent’anni il numero delle grandi inondazioni è più che raddoppiato, passando da 1.389 a 3.254 (40% del totale dei disastri climatici), mentre l’incidenza delle tempeste è cresciuta da 1.457 a 2.034 (28%), seguite da terremoti (8%) e temperature estreme (6%).

Il rapporto  registra anche importanti aumenti per incendi ed altri eventi meteorologici con forti impatti. C’è stato anche un aumento degli eventi geofisici, inclusi terremoti e tsunami, che hanno ucciso più persone di qualsiasi altro pericolo naturale esaminato nel rapporto.

Per l’Unddr, «Questa è una chiara prova che in un mondo in cui la temperatura media globale nel 2019 era di 1,1 gradi Celsius al di sopra del periodo preindustriale, gli impatti si fanno sentire con la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi tra cui ondate di caldo, siccità, inondazioni, tempeste invernali, uragani e incendi».

Nel suo messaggio in occasione dell’International Day for Disaster Risk Reduction, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha sottolineato che «La pandemia di  CovidD-19 ha portato rinnovata attenzione sull’importanza di rafforzare la riduzione del rischio di catastrofi. Molti Paesi stanno affrontando più crisi Contemporaneamente. Ne vedremo ancora di più. Gli eventi meteorologici estremi sono aumentati drammaticamente negli ultimi due decenni. Tuttavia, abbiamo visto pochi progressi nella riduzione delle perturbazioni climatiche e del degrado ambientale. Le brutte situazioni peggiorano solo senza una buona governance del rischio di catastrofi. Il rischio di catastrofi non è responsabilità esclusiva delle autorità locali e nazionali. IL Covid-19 ci ha dimostrato che il rischio sistemico richiede una cooperazione internazionale. Una buona governance del rischio di catastrofi significa agire sulla base della scienza e delle prove. E questo richiede un impegno politico al massimo livello per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction, Per eradicare la povertà e ridurre gli impatti del cambiamento climatico, dobbiamo mettere il bene pubblico al di sopra di ogni altra considerazione. Per queste e altre ragioni, la Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi di quest’anno mira a rafforzare la governance del rischio di catastrofi per costruire un mondo più sicuro e resiliente».....

Commentando il rapporto, la presidente della Commissione ambiente della Camera, Alessia Rotta, ha evidenziato ambientale diventi il criterio guida di ogni scelta. Oggi in Europa e in Italia abbiamo di fronte a noi una grande occasione per avviare una vera rivoluzione ecologica basata sul concetto di sostenibilità, perché uno dei capisaldi essenziali dei progetti che saranno finanziabili con Next Generation EU sarà proprio quello della sostenibilità ambientale. Ed è questo criterio che la Commissione Ambiente pone come principio valutativo di tutti i progetti su cui l’Italia chiederà risorse alla Ue».Continua  su Greenreport 

11 ottobre 2020

Recommon: L’ipocrisia della finanza sulla crisi climatica

Tratto da Recommon

L’ipocrisia della finanza sulla crisi climatica


[di Antonio Tricarico]

Oggi tornano in piazza i Fridays for Future con uno sciopero nazionale su tutto il territorio italiano. Le sfide rimangono tante, in primis quella di rimettere i cambiamenti climatici in cima all’agenda politica in un contesto ancora segnato dall’emergenza covid-19.

Negli ultimi mesi, la finanza internazionale si è fatta distrarre meno dei governi dalla pandemia ed ha dato maggiore attenzione al tema, prendendo nuovi impegni anche a livello italiano. Mark Carney, ex governatore della Banca d’Inghilterra, ed ora inviato speciale dell’Onu su Azione Climatica e Finanza, ha ricordato qualche giorno fa anche al pubblico italiano come la finanza sia una leva centrale per accelerare la transizione fuori dai combustibili fossili e per l’adattamento ai cambiamenti climatici. La finanza ne sarà sempre più impattata, sia perché alcuni settori dell’economia reale patiranno problemi economici seri, sia perché il rischio climatico toglierà valore agli investimenti nei combustibili fossili che ancora oggi dominano il portfolio delle istituzioni finanziarie. Continua qui 

10 ottobre 2020

Terra Mia, cosa prevede il ddl contro l'inquinamento ambientale

Tratto da La Repubblica

Terra Mia, cosa prevede il ddl contro l'inquinamento ambientale

Il ministro dell'Ambiente Costa: "Qualche piccola rifinitura e nel giro di dieci giorni il decreto approderà in Consiglio dei ministri". Previsto l'inasprimento delle disposizioni penali per chi inquina.. Tra i provvedimenti più innovativi il daspo ambientale
È stato uno dei punti fermi dell’agenda del ministro dell’Ambiente, che lo dava per approvato già entro febbraio del 2019. Domenica Sergio Costa, con un post su Facebook, si era detto sicuro che le modifiche al Testo unico ambiente D.Lgs 162/06, con l’inasprimento delle disposizioni penali per chi inquina, fossero davvero sul punto di entrare in vigore. La discussione era calendarizzata per oggi, ma questa mattina il ministro ha detto che "c'è bisogno di qualche piccola rifinitura e nel giro di dieci giorni il decreto approderà in Consiglio dei ministri”.

Inquinamento e daspo ambientale


Lo scopo del provvedimento non è soltanto di punire più severamente chi inquina: il Ddl è pensato per facilitare le bonifiche dei terreni inquinanti, soprattutto quelle nei cosiddetti siti orfani, cioè quelli per i quali non è possibile risalire al responsabile della contaminazione. Uno dei provvedimenti più innovativi è poi il daspo ambientale, che prevede la possibilità, intervenendo anche sul Codice antimafia, di allontanare dai luoghi in cui sono stati commessi illeciti contro l’ambiente i soggetti responsabili ritenuti pericolosiModifiche previste anche riguardo al problema delle discariche abusive, per le quali vengono responsabilizzati i proprietari dei fondi sui quali vengono realizzate. Il decreto prevede infatti che per il proprietario del terreno sarà più complesso rientrare in possesso del fondo dopo il sequestro o la confisca.

I reati: dall'incendio boschivo all'omessa bonifica

 
In più di un’occasione le associazioni ambientaliste hanno poi fatto riferimento alla responsabilità degli enti, un’istanza accolta nel decreto con l’aumento dei reati per i quali si presuppone appunto la responsabilità amministrativa degli enti ex 231. Nell’elenco del decreto "Terra mia" rientrano ora, tra gli altri: ipotesi di incendio boschivo, morte o lesioni per inquinamento ambientale, impedimento di controllo, omessa bonifica e attività organizzate per traffico illecito di rifiuti.
 
Secondo il ministro dell’Ambiente Costa "l’obiettivo di questa legge è avere pugno duro con chi inquina e al tempo stesso premiare chi, a volte con tanta difficoltà, invece lavora onestamente". Costa si augura che venga discusso il prima possibile, ma non esclude "il ruolo determinante del Parlamento per arricchirla ulteriormente".