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19 luglio 2019

Dai crampi al colpo di calore, cosa si rischia con il caldo

Tratto da Ansa

Dai crampi al colpo di calore, cosa si rischia con l'afa

Dai crampi al colpo di calore, cosa si rischia con l'afa © Ansa

Dal Ministero il nuovo Piano di Prevenzione sugli effetti del caldo

Non solo colpi di calore, ma anche crampi, rash cutanei, edemi. Oltre ad aggravare le malattie, il caldo può provocare diversi problemi di salute. A sottolinearlo è il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, pubblicato sul portale del Ministero della Salute.
ERUZIONE CUTANEA: È dovuto ad una ostruzione dei dotti delle ghiandole sudoripare e può essere accompagnato da infiammazione, prurito e pustole eritematose. COSA FARE: È una condizione che si risolve spostando la persona in un luogo fresco e riducendo la sudorazione tramite bagni freschi o alleggerendo l'abbigliamento. CRAMPI DA CALORE: Sono causati da uno squilibrio elettrolitico oppure da una carenza di sodio, dovuta alla perdita di liquidi. COSA FARE: È consigliabile far assumere una posizione con gli arti superiori sollevati di almeno 4 cm rispetto al cuore, rinfrescando con acqua fredda le gambe.
    Reintegrare i sali minerali persi e reidratare per via orale o endovenosa.
EDEMA DA CALDO: È causato da vasodilazione periferica con accumulo di liquido nelle gambe e si tratta di un sintomo da non sottovalutare poiché può essere associato a scompenso cardiaco.
    Sono più a rischio persone anziane non acclimatate. COSA FARE: Spostare la persona in un luogo fresco, tenendo le estremità sollevate ed eseguendo movimenti per favorire il reflusso venoso. Si possono effettuare delle docce fredde sulle gambe.
LIPOTIMIA DA CALDO: È un'alterazione transitoria della pressione rispetto ai normali valori, dovuta a vasodilatazione e caratterizzata da vertigini, offuscamento visivo, ipotensione con diminuzione dell'apporto di sangue al cervello. I pazienti hanno una temperatura corporea normale e riprendono coscienza una volta che sono in posizione supina. COSA FARE: spostare la persona in un luogo fresco, far assumere una posizione supina con le gambe sollevate rispetto al cuore, somministrare una soluzione reidratante.
 
STRESS DA CALORE: È un sintomo di maggiore gravità e si manifesta con debolezza, nausea, vomito, cefalea, tachicardia ed ipotensione, confusione, irritabilità. La temperatura corporea può essere leggermente elevata ed è comune una forte sudorazione. Può essere confusa con una malattia virale ma se questa condizione non viene trattata immediatamente, può progredire fino al colpo di calore. COSA FARE: spostare la persona in un ambiente fresco e reintegrare i liquidi; favorire il raffreddamento del corpo togliendo gli indumenti e applicando degli impacchi freddi. Nei casi più gravi, trasportare il paziente al pronto soccorso.
COLPO DI CALORE: è una condizione di emergenza vera e propria, in cui il ritardato trattamento può portare anche al decesso. Avviene quando la capacità di termoregolazione è compromessa e la temperatura corporea raggiunge i 40 gradi. Si può presentare con letargia, nausea, vertigini, iperventilazione, tachicardia, edema polmonare, aritmie e delirio che può progredire fino alla perdita di coscienza. COSA FARE: richiede, specie se colpisce neonati o anziani, l'immediato ricovero in ospedale.

Il Cambiamento:India, pianeta Terra: senza più acqua

Tratto da il cambiamento

India, pianeta Terra: senza più acqua

Oggi in India trecento milioni di persone sono allo stremo. Non c'è più 

acqua in molte regioni. Se avete dei bambini, provate a immaginarveli

 a cinquanta gradi di calore e senza acqua sufficiente e pulita.

 Per dissetarli, lavarli, rinfrescarli...

India, pianeta Terra: senza più acquaIn giugno è giunta notizia che le temperature in India avevano raggiunto e in qualche caso superato i cinquanta gradi. Quante persone hanno provato a immaginare come si sarebbero trovate con cinquanta gradi di temperatura senza condizionatore, senza piscina e magari senza doccia e frigorifero?
E' probabile che nel marasma mentale in cui siamo immersi, bombardati ogni giorno da notizie inutili, notizie false, notizie stupide e futili, notizie esagerate e ripetute, i mostruosi cinquanta gradi siano scivolati via dai pensieri di quasi tutti senza lasciare traccia, come acqua sul vetro.Oggi in India trecento milioni di persone sono allo stremo. Non c'è più acqua in Andra Pradesh, Bihar, Gujarat, Karnataka, Rajasthan, Telangana, Tamil Nadu. A Mumbai l'acqua è razionata dalla fine di maggio. Fiumi, laghi, invasi artificiali sono completamente asciutti; tutti i raccolti sono persi, bruciati dal caldo;ventimila villaggi sono stati abbandonati; nell'area a sud di Mumbai non ci ono più abitanti. E, naturalmente, tutte le piante e tutti gli animali selvatici sono morti.
Nel Tamil Nadu la capitale Chennai, una città di dieci milioni di abitanti, è a secco.La poca acqua viene portata coi camion da più di duecento chilometri di distanza.Sarà buona da bere?
Trecento milioni di persone, in buona parte bambini, non hanno acqua.
Trecento milioni, la popolazione di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Austria. Prima che anche questa notizia scivoli via dalle nostre anime obese di notizie e asfittiche di immedesimazione, provate a immaginare tutte queste nazioni senza acqua, tutti i raccolti distrutti, tutta la vegetazione bruciata dal caldo e dalla siccità, l'ecatombe che comporterebbe. E che si sta avverando in India. Se avete dei bambini, provate a immaginarveli a cinquanta gradi di
calore e senza acqua sufficiente e pulita. Per dissetarli, lavarli, rinfrescarli.


Ventimila villaggi sono stati abbandonati per questo: per cercare la salvezza,la pura e semplice sopravvivenza. Milioni di persone hanno lasciato le loro case, le loro terre i cui raccolti erano ormai bruciati, i cadaveri delle loro bestie morte disete, e in un esodo biblico si sono dirette... dove? Forse verso le città, nella speranza che lì una qualche "entità superiore" li avrebbe salvati; forse verso
fiumi o laghi che speravano non ancora asciutti. Molti di loro sono morti.
Non sapremo mai quanti. Le autorità indiane sono efficientissime nell'aprire miniere nei parchi nazionali , nel reprimere rivolte dei contadini , ma incapaci di censire i morti da emergenza climatica. Parlano di centinaia, forse incapaci di contare oltre quella cifra.

Quanto ai media servi, per loro l'India è "un paese in via di sviluppo", "una potenza mondiale emergente", e via fanfalucando. Mentre il cambiamento climatico sta dimostrando la fragilità di qualsiasi "potenza" che, "emersa" o "emergente", può tragicamente inabissarsi in una stagione.
L'India non è lontana, sapete; è sul nostro stesso pianeta che boccheggia. E gli indiani non sono alieni, è gente che ha bisogno di bere per vivere, proprio come noi. E ha bisogno di acqua per cucinare, per lavarsi, per coltivare il proprio cibo.
I neonati, poi, i bambini, le donne incinta hanno ancora più bisogno di acqua per sopravvivere. Cosa ci consigliavano i nostri media futili mentre il caldo a trenta-quaranta gradi rischiava di stroncarci? Bevete almeno due litri di acqua al giorno. Quei trecento milioni di indiani, a cinquanta gradi, non hanno potuto seguire il consiglio.


Per quanto riguarda noi "privilegiati" (ma ancora per quanto?) europei, il consiglio migliore dovrebbe essere: dichiariamo la nostra personale emergenza climatica,prima che sia troppo tardi. Non aspettiamoci che siano i lacché della politica a farlo, non lo faranno spontaneamente. Incalziamoli con tutte le nostre forze ma togliamo potere a chi li manovra: alle lobby multinazionali, ai pirati dell'economia e della finanza. I nostri consumi e i nostri soldi, che versiamo ogni giorno nelle
loro tasche, sono gran parte del loro potere. La nostra sobrietà è ciò che più temono, usiamola come un'arma per difendere la vita.

17 luglio 2019

Inquinamento e ondate di calore. Le nuove linee guida dal Ministero.

Tratto da Quotidiano Sanita 
 Inquinamento e ondate di calore. Le nuove linee guida dal Ministero. Allarme per le città: ormai sono vere e proprie “isole di calore”
Tutto il sud Europa, Italia compresa, ha subito un aumento di eventi meteorologici estremi: dalle ondate di calore, a piogge intense. 
Solo nel nostro Paese l’inquinamento atmosferico causa 30.000 decessi prematuri all’anno.
E le fasce sociali più povere rischiano il doppio e con loro 

bambini, donne ed anziani. Nel rapporto emerge come le città
 siano vere “isole di calore” e alla fine del secolo in Italia ci saranno 1,6 gradi in più. 
LE LINEE GUIDA - I CONSIGLI ANTI CALDO
17 LUG - L’emergenza delle ondate di calore va di pari passo con l’enorme problema dell’inquinamento ambientale ormai all’ottavo
 posto delle cause di mortalità e responsabile di 30.000 decessi prematuri all’anno. Motivo per il quale il Ministero della Salute ha pubblicato un nuovo aggiornamento delle linee guida 
sull’emergenza caldo, introducendo una sezione specifica sull’inquinamento atmosferico e il suo effetto sempre più deleterio per la salute umana. Il nostro paese, e testimonianza ne sono le
 elevate temperature registrate quest’inizio d’estate, è a rischio
 sia per ondate di calore che per eventi meteorologici estremi.

Ormai i dubbi sugli effetti devastanti dell’inquinamento sulla salute umana sono sotto gli
 occhi di tutti e i dati del rapporto lo mettono nero su bianco.
Il rapporto sulle nuove linee guida di indirizzo su ondate di calore e inquinamento
 atmosferico per questo affronta la questione a 360 gradi, presentando le evidenze
 scientifiche sugli effetti delle ondate di calore sulla salute e i gruppi più vulnerabili e 
gli effetti acuti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana.
Nel documento si ricorda che le esposizioni all’inquinamento hanno effetti sulla salute 
umana sia per esposizioni brevi e acute, che per esposizioni croniche. Le esposizioni di 
breve durata incrementano i decessi per le cause di insorgenza dell’infarto del miocardio
 e l’ictus. Nel rapporto emerge poi come dopo la valutazione sugli effetti 
dell’inquinamento in 20 città italiane, che nei centri urbani l’effetto dell’inquinamento
 aumenta in modo esponenziale malattie cardiovascolari e respiratorie.

Tutto il sud Europa, Italia compresa, ha subito un aumento di eventi meteorologici 
estremi: dalle ondate di calore, a piogge intense.  La penisola ha subito un aumento di temperature estive che secondo un rapporto stilato dall’Oms e il Ministero della salute
 stimano un aumento di temperature per la fine del secolo di + 1.6 gradi. Il nostro paese registra gli effetti più elevati del caldo sulla mortalità giornaliera.
 Ma se l’inquinamento e i suoi effetti deleteri sulla nostra salute riguardano tutti, alcuni 
gruppi sono più a rischio: bambini, anziani, persone con malattie cardio-vascolari pregresse.
 Ciò che emerge dal rapporto è inoltre come ancora una volta le differenze socio- 
economiche e alcune categorie di lavoratori siano molto più a rischio.

Donne, bambini ed anziani più a rischio. E le differenze socio economiche
 giocano un ruolo fondamentale
L’inquinamento riduce l’aspettativa di vita in Europa di 2,2 anni soprattutto per i decessi cardiovascolari tra la popolazione anziana. L’età sicuramente è il fattore di rischio primario
 per le malattie cardiovascolari. 
Se poi a questo si aggiunge che la struttura e la funzione dei polmoni si deteriorano con il passare degli anni, le polveri sottili accelerano il declino e portano un aumento esponenziale
 dei tumori tra gli anziani. Soprattutto tra gli anziani che hanno meno accesso al sistema sanitario, quindi quelli appartenenti a classi sociali svantaggiate.
 Classi sociali più povere che pagano il doppio i danni dell’inquinamento.....

Il ruolo della politica e della sanità per contrastare gli effetti dell’inquinamento atmosfericoUn ruolo fondamentale lo giocano da ora la politica e il sistema sanitario.
  A livello istituzionale il documento suggerisce che bisogna adottare azioni efficaci con
 un approccio inclusivo e multidisciplinare per ridurre l’inquinamento atmosferico.
Dai pianificatori del territorio e dei trasporti agli operatori della salute pubblica. 
Coordinare e monitorare l’inquinamento tra tutti gli attori del tessuto sociale è fondamentale per evitare che l’inquinamento si sposti da un’area ad un'altra. Da una parte adottare, 
come già sta accadendo, limitazioni per i veicoli più inquinanti, definire norme rigide per regolamentare l’utilizzo di combustibili fossili. Inoltre valutando un nuovo modello di pianificazione urbana a livello locale in sinergia a politiche green su energia e trasporti.
 Ma il ruolo di prevenzione spetta anche alla sanità. L’Oms ha definito azioni chiare e 
precise del settore sanitario in risposta all’inquinamento:

- Analizzare i dati epidemiologici sulla salute e l’inquinamento atmosferico
- Monitorare costantemente gli effetti dell’inquinamento in sinergia con i sistemi di
 sorveglianza ambientali
- Valutare le politiche pubbliche per ridurre l’inquinamento atmosferico
- Informare i cittadini sulle azioni per tutelarsi

Inoltre i cittadini avranno la possibilità di informarsi sui siti dell’ARPA, cambiando anche con piccoli gesti
 il decorso dell’inquinamento atmosferico che rischia di salire sempre più le classifiche di
 causa di mortalità per noi e per le prossime generazioni.

Federico Ruggeri

16 luglio 2019

Centrali, fabbriche e automobili: per salvare il clima dobbiamo ridurle.....




Tratto da  valori

Centrali, fabbriche e automobili: per salvare

 il clima dobbiamo smantellarle

Uno studio spiega che per rispettare l'Accordo di Parigi
 sul clima non basterà smettere di costruire centrali,
fabbriche e auto alimentate da fonti fossili
Di Andrea Barolini


Se le automobili, le centrali elettriche, le fabbriche e le altre
 infrastrutture esistenti in tutto il mondo continueranno a consumare 
energia prodotta da fonti fossili per l’intero arco della loro vita, sarà impossibile limitare la crescita della temperatura media globale ad
 1,5 gradi centigradi, entro la fine del secolo. Ovvero, sarà
 impossibile centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e salvare il 
clima del pianeta Terra.

Con le sole infrastrutture esistenti supereremo gli 1,5 gradi

Ad affermarlo è un nuovo studio pubblicato dalla rivista Nature. Secondo il quale per evitare il peggio occorrerà dunque, non
soltanto rinunciare definitivamente alla costruzione di nuove infrastrutture alimentate da gas, petrolio e carbone. Ma dovremo
 anche accelerare la chiusura di quelle esistenti.Gli autori
dell’analisi hanno così contabilizzato tutte le emissioni rilasciate
dai differenti settori. Quindi hanno calcolato la durata media in
 servizio di fabbriche, industrie, mezzi di trasporto. Ad esempio, una centrale a carbone inaugurata oggi emetterà milioni di tonnellate di CO2 nel corso della sua vita, stimata in 40 anniUn’automobile che emette quattro tonnellate all’anno
 di biossido di carbonio arriverà ad un totale di 60 in un periodo di 15 anni.Continua qui

Processo Tirreno Power, in aula oggi ascoltati gli ex sindaci Ferrando e Caviglia

Processo Tirreno Power, in aula oggi ascoltati  gli ex sindaci  Ferrando e Caviglia 



Continuerà  questa mattina in tribunale a Savona il processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power. 
Oggi   ci sara’ l’audizione di  Alberto Ferrando ,  ex sindaco di Quiliano ed  Attilio Caviglia ex primo cittadino di Vado.

Per l’Inquinamento: cala l’aspettativa di vita dei bambini

Tratto da Bluewin.ch

Inquinamento: cala l’aspettativa di vita dei bambini

Nelle città dove lo smog è più intenso, il pericolo per i più piccoli aumenta pericolosamente.
L’associazione tra l’inquinamento atmosferico e l’aumento della mortalità infantile è reale. Lo riportano i ricercatori del King's College London, a seguito dell’analisi di alcune particelle inquinanti presenti in città industriali come Birmingham, rispetto ad altre grandi città del Regno Unito come Manchester. Sotto scrutinio l’impatto della sostanza particellare e del diossido di azoto sulla salute dei bambini di 8 anni, nati nel 2011: le probabilità di morire prima (di 2-7 mesi) a causa dell’esposizione ad alte concentrazioni di sostanze tossiche, per loro era più alta rispetto a quella dei giovani coetanei residenti in altre città britanniche.
«Dobbiamo agire in fretta per combattere questo killer invisibile, che sta tagliando le vite di tanti bambini e minando la salute di migliaia di adulti», ha dichiarato Polly Billington, direttrice del canale UK100. «Lavorando insieme, i comuni della zona e il governo centrale, potremmo essere in grado di purificare l’aria e di creare zone pulite, per neutralizzare le fonti di sporcizia e respirare liberamente». 
Lo studio, commissionato dalla network della Billington, non ha preso in considerazione fattori non-letali come l’asma, ma calcola un costo sanitario che oscilla tra i 210 ai 526 milioni di euro all’anno solo per la città di Birmingham. 
Simon Stevens, capo esecutivo dell’ente sanitario pubblico inglese NHS, ha aggiunto: «Sono 2.6 milioni i bambini che ogni giorno respirano queste sostanze tossiche, ed ora abbiamo le prove che la durata delle loro vite è inferiore proprio a causa dell’aria inquinata. L’NHS sta prendendo provvedimenti per ridurre l’effetto dello smog sull’ambiente, e anche su coloro che ne soffrono le conseguenze, ma non possiamo vincere questa battaglia da soli. Abbiamo bisogno del contributo di tutta la società per cambiare le cose».

14 luglio 2019

Nuovo studio:L’inquinamento atmosferico accelera l’invecchiamento dei polmoni e aumenta il rischio di malattie polmonari croniche

Tratto da Fidelityhouse

L’inquinamento atmosferico accelera l’invecchiamento dei polmoni e aumenta il rischio di malattie polmonari croniche

Un nuovo studio spiega che l'inquinamento atmosferico, dunque una cattiva qualità dell'aria, influisce in negativo sulle funzioni polmonari facendoli invecchiare più rapidamente.


L’inquinamento fa male alla salute e sempre più ricerche sono d’accordo con questa affermazione. Tra i rischi legati all’inquinamento atmosferico ci sono le malattie croniche ai polmoni. Queste ultime causano il restringimento delle vie respiratorie, rendendo più complessa la respirazione e provocano l’infezione dei polmoni. Questo tipo di infezioni sono la terza causa di morte e il numero di vittime potrebbe salire vertiginosamente entro i prossimi dieci anni.
L’ultima ricerca su questi sintomi è stata pubblicata il 9 luglio 2019 sull’European Respiratory Journal e dimostra come l’inquinamento atmosferico provoca un invecchiamento precoce dei polmoni. La cosa incredibile è che nonostante ci fossero infiniti studi sui rischi legati all’inquinamento, in realtà solamente in pochi si concentrano sui danni diretti ai polmoni.

L’inquinamento ambientale fa invecchiare i polmoni

La ricerca ha coinvolto 300 mila persone e sono stati stimati i livelli di inquinamento atmosferico nei pressi delle varie abitazioni. Tra gli elementi più presenti nell’aria c’erano il PM10, il PM2.5 e il NO2. Tutti e tre sono i prodotti della combustione dei veicoli a benzina, diesel, centrali elettriche e emissioni industriali. Coloro che hanno partecipato alla ricerca hanno risposto ad un questionario riguardante la propria salute e sono state effettuate delle analisi sulla funzione polmonare di ogni partecipante tra il 2006 e il 2010.
Questo tipo di analisi si chiama spirometria e consente di misurare quanta aria può entrare nei polmoni ed è stato tenuto conto della professione dei partecipanti, del sesso, dell’età, del reddito e la possibilità di essere esposti al fumo passivo o essere fumatori veri e propri.
Il risultato della ricerca è sconvolgente: per un aumento annuo di 5 mg per metro cubo di PM2,5 nell’aria i polmoni invecchiano di un equivalente di 2 anni. Alcune abitazioni dei volontari che hanno partecipato alla ricerca raggiungevano anche soglie di 4 volte superiori i limiti di qualità dell’aria. Un’altra nota interessante è che l’invecchiamento peggiore dei polmoni è stato riscontrato da coloro che avevano un basso reddito familiare, con un peggioramento delle funzioni respiratorie almeno del doppio.

SPECIALE ISDE su 5G: materiale,documenti e iniziative in giro per l’Italia.

 Tratto da Isde 

SPECIALE ISDE su 5G: materiale,documenti e iniziative in giro per l’Italia.

Pubblicato il 11 Luglio 2019

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è tra le realtà scientifiche italiane che si stanno occupando della nuova tecnologia 5G e dei potenziali rischi per la Salute umana della stessa.
Abbiamo nel rispetto del principio di precauzione e del principio OMS “Health in all policies”, ritenuto opportuno chiedere una moratoria per l’esecuzione delle “sperimentazioni 5G” su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi.
Di seguito pubblichiamo tutto il materiale ISDE e non, prodotto in questi anni di lavoro e approfondimento.
DOCUMENTI, COMUNICATI STAMPA E INTERVISTE A CURA DI ISDE ITALIA

Di seguito l’intervento sul 5G del Presidente del comitato scientifico di ISDE, Dott. Agostino Di Ciaula


Di seguito la terza conferenza stampa dell’Alleanza Italiana Stop 5G, presso la Camera dei Deputati ( 27\06\19)


INIZIATIVE E DOCUMENTI DI ALTRE ASSOCIAZIONI\SOCIETA’ SCIENTIFICHE

12 luglio 2019

Inquinamento - Attivati ora: è insieme che possiamo cambiare le cose!

Tratto da Greenpeace
#Inquinamento

Le nostre città soffocano nello smog, a causa di un sistema di mobilità ancora legatoai vecchi e inquinanti combustibili fossili. I nostri oceani sono sommersi dalla plastica.L’acqua che beviamo in alcune aree è contaminata da sostanze chimiche pericolose, come i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche). Eppure, spesso incuranti delle conseguenze delle loro azioni, le grandi multinazionali continuano ad avere come obiettivo principale i propri profitti, a scapito della nostra salute e di quella del Pianeta.
Cosa puoi fare tu
Attivati ora: è insieme che possiamo cambiare le cose!






11 luglio 2019

Legambiente chiede sospensione procedura autorizzativa della nuova centrale a turbogas di La Spezia

Tratto da Citta'dellaSpezia 


Legambiente chiede sospensione procedura autorizzativa della nuova centrale a turbogas

La Spezia - Legambiente Liguria ed il circolo spezzino “Nuova Ecologia” ritengono imprescindibile interrompere il procedimento autorizzativo della nuova centrale a turbogas attualmente in corso presso il Ministero dell’Ambiente e auspicano che il Comune della Spezia faccia propria questa richiesta, dal momento che il Consiglio Comunale ha votato a maggioranza una mozione contraria alla nuova centrale.

La richiesta di interruzione di Legambiente è stata ufficialmente inviata oggi nell’ambito delle osservazioni al procedimento di VIA al Ministero dell’Ambiente, dove è stato anche evidenziato un difetto di natura procedurale: “la nuova centrale a gas - spiega Stefano Sarti vicepresidente regionale - poiché di potenza superiore ai 300 Mw, deve essere direttamente sottoposta a Valutazione Ambientale Ordinaria e non di verifica di assoggettabilità. L’attuale procedura va quindi interrotta, e va attivato un tavolo di confronto con il Governo - a cui dovranno partecipare anche gli altri enti coinvolti, come il Comune di Arcola - per aprire quel confronto, sia a livello nazionale che locale, finora mancato”. L’attivazione della procedura di VIA ordinaria permetterebbe inoltre di dare attuazione alla “valutazione di impatto sanitario”, storica rivendicazione della comunità locale, che Legambiente ritiene essere un passaggio ineludibile. “Lo studio del danno sanitario prodotto dalla centrale a carbone in questi anni permetterebbe di acquisire un quadro sulle reali criticità sanitarie, necessario per qualsiasi discussione sul futuro uso delle aree attualmente occupate dalla centrale a carbone.”

Tra l’altro Legambiente vorrebbe comprendere le reali necessità di centrali a gas per la gestione della transizione verso le rinnovabili, nonché le motivazioni in base alle quali si è individuato il sito spezzino per una delle 4 centrali previste in Italia. “Fino ad oggi, sul piano tecnico, si sono infatti ascoltate solo le tesi di Enel e di Terna - continua Sarti - serve un piano di localizzazione dei nuovi impianti necessari per la transizione alle rinnovabili, realizzato su rigorosi criteri di sostenibilità ambientale, che tenga quindi conto della specificità dei siti, e che non escluda alternative al turbogas. Una procedura di VIA ordinaria, secondo quanto prevede la normativa, garantirebbe anche questo genere di approfondimenti e di confronto su scenari diversi”.

Legambiente, tramite le osservazioni, si chiede anche come mai sia stata pensata una centrale di tale potenza (850 Mw) che non corrisponde alle caratteristiche di un impianto “peaker” per il bilanciamento delle rete elettrica. “Il dubbio - sostiene l’associazione ambientalista - è che si pensi per la centrale spezzina ad una vera e propria funzione produttiva (confermato anche dal monte ore di funzionamento previsto, ben 5000 ore l’anno)”. Senza una approfondita analisi di tutti questi dati non ha senso per Legambiente attivare un confronto “centrale si - centrale no.


11/07/2019 

10 luglio 2019

Nadia Comerci :Asma e inquinamento atmosferico, una correlazione che si rafforza

Traffico automobili
Tratto da Il Sole 24 ore                     
Asma e inquinamento atmosferico, una correlazione che si rafforza


                                                                       Nadia Comerci 
Ogni anno da 9 a 33 milioni di persone si recherebbero al pronto soccorso in preda a un attacco d’asma provocato dall’esposizione all’aria inquinata da ozono. Inoltre, da 5 a 10 milioni di accessi al pronto soccorso per asma sarebbero dovuti all’inalazione di particolato atmosferico. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives da un gruppo di ricerca internazionale diretto da Susan C. Anenberg della George Washington University di Washington (Usa), che per la prima volta ha quantificato l'impatto dell'inquinamento atmosferico sui casi di asma in tutto il mondo.Gli scienziati hanno esaminato gli accessi al pronto soccorso dovuti ad attacchi d'asma in 54 nazioni e a Hong Kong. Hanno quindi confrontato queste informazioni con i dati sui livelli dell’inquinamento globale ottenuti ​​dai satelliti in orbita attorno alla terra. Al termine dell’analisi, sono giunti alla conclusione che ogni anno da 9 a 23 milioni di accessi al pronto soccorso per asma – un numero corrispondente all'8-20% di tutti gli accessi dovuti ad attacchi d’asma nel mondo – sarebbero causati dall'inquinamento da ozono, che si genera quando i gas inquinanti emessi da auto, centrali elettriche e fabbriche interagiscono con la luce solare. L’indagine ha anche evidenziato che ogni anno da 5 a 10 milioni di accessi al pronto soccorso per asma – pari a una percentuale compresa tra il 4 e il 9% di tutti gli accessi dovuti ad attacchi d’asma a livello globale - sarebbero collegati all’esposizione al particolato fine, piccole particelle inquinanti che possono penetrare attraverso le vie aree e depositarsi nell’apparato respiratorio. È anche emerso che circa la metà degli accessi al pronto soccorso per asma dovuti a ozono e particolato sono stati accertati nei paesi del sud-est asiatico, in particolare in India e in Cina. Ma anche negli Stati Uniti, dove l’aria è relativamente più pulita, si stima che l'ozono e il particolato abbiano contribuito rispettivamente all'8-21% e al 3-11% degli accessi al pronto soccorso per asma.“Sappiamo che l'inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute a livello globale – osserva la dottoressa Anenberg -. I nostri risultati indicano che la portata degli effetti sulla salute pubblica globale dell'esposizione all’aria inquinata è ancora più ampia del previsto e include milioni di attacchi d’asma l’anno”.

Inquinamento da Pfas: chiesto il rinvio a giudizio per 9 dirigenti della Miteni di Trissino

Tratto da Green Me

Inquinamento da Pfas: chiesto il rinvio a giudizio per 9 dirigenti della Miteni

La Procura della Repubblica di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio di nove dei tredici dirigenti della Miteni, nell’ambito dell’indagine sull’inquinamento da Pfas . Le posizioni degli altri quattro indagati sono state invece stralciate.
La richiesta è stata firmata dai pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner nell’ambito dell’indagine relativa all’inquinamento delle falde da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) riversate nelle falde da Miteni fino al 2013.
La Miteni era un’azienda chimica di Trissino, in provincia di Vicenza, che produceva intermedi contenenti fluoro e destinati alle industrie agrochimica e farmaceutica .
Pfas sono sostanze prive di odore e colore, altamente inquinanti e molto persistenti nell’ambiente. Si tratta di composti potenzialmente cancerogeni e capaci di interferire con il sistema endocrino degli esseri viventi, con conseguenze importanti sulla salute umana.
La società è fallita dopo essersi autodenunciata nel 2013 per aver immesso tensioattivi perfluorurati nelle falde intorno a Trissino.

Tracce di queste sostanze
 sono state trovate nell’organismo di adulti e bambini che abitano nel territorio interessato: si parla di almeno 350mila cittadini esposti alle molecole inquinanti.
La contaminazione è senza precedenti poiché ha interessato le falde e, di conseguenza, tracce di queste sostanze inquinanti e pericolose per la salute sono finite nell’acqua e nella filiera alimentare.
reati contestati agli indagati sono disastro innominato e avvelenamento delle acque: si tratta di accuse molto pesanti e che prevedono tempi di prescrizione maggiore rispetto al disastro ambientale.
Il caso passerà ora all’Ufficio del Gip e verrà fissata un’udienza preliminare per stabilire se gli indagati verranno sottoposti a processo o meno.