06 gennaio 2010

2010/01/06 A proposito di Carbone ........ "MARCINELLE :Quella tomba nera da non dimenticare"/Cina:Incendio in miniera: 25 morti....

Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno"
MARCINELLE :Quella tomba nera da non dimenticare

Nei giorni scorsi ho rivisto, su una rete televisiva privata, le due puntate di una vecchia miniserie Rai del 2003, «Marcinelle», sulla tragedia avvenuta in quella miniera belga di carbone l’8 agosto 1956. È bene che qualcuno racconti e ricordi delle storie di lavoro e di incidenti nell’ambiente di lavoro in questo tempo come se i minatori fossero scomparsi in questo mondo a parole così moderno...................
LA TRAGEDIA NELLE MINIERA DI CARBONE DI MARCINELLE -
La storia della catastrofe di Marcinelle è un concentrato di eventi; l’incidente avvenne in una miniera dell’Europa appena uscita dalla seconda guerra mondiale, nella quale il grande flusso del petrolio e del gas naturale era appena all’inizio e il carbone era la principale fonte di energia, così come lo era per tutto il mondo. A dire la verità, con tutti i progressi che ci sono stati, il carbone è ancora oggi il principale combustibile fossile; nel mondo milioni di minatori estraggono, ogni anno, circa settemila milioni di tonnellate di carbone e lignite dalle viscere della terra, risorse nascoste a centinaia e migliaia di metri di profondità.
Ogni giorno milioni di persone scendono nelle strette gallerie sotterranee in cui il nero carbone viene staccato, pezzo per pezzo, dalle pareti della miniera, viene caricato su nastri trasportatori e carrelli e viene poi portato in superficie con gli ascensori. Il carbone è un materiale fossile nero, relativamente fragile, che genera, durante la frantumazione, polveri che vengono respirate dagli operai, anche se sono muniti di maschere e filtri, e che causano malattie polmonari dopo pochi anni di lavoro. Il più grande nemico dei minatori è il metano, il «grisou», un gas infiammabile che è rimasto intrappolato, nel corso di migliaia di secoli, «dentro» i giacimenti sotterranei di carbone e che continua a liberarsi nell’aria delle gallerie. Per l’illuminazione delle gallerie oggi sono disponibili lampade elettriche, ma nel passato le uniche lampade disponibili erano lampade a fiamma libera che provocavano esplosioni quando la concentrazione di metano era superiore ad una soglia di sicurezza. Soltanto nel 1816, ad opera del grande chimico Humphrey Davy (1778-1829) sono state inventate le lampade di sicurezza da miniera.
Per essere respirabile l’aria delle gallerie deve essere continuamente ricambiata; fra cattiva ventilazione, polveri, scarsa illuminazione e fatica fisica, il lavoro dei minatori del carbone è fra quelli più usuranti e pericolosi.
Rispetto alle condizioni di lavoro delle miniere dell’800 e a quelle descritte nel telefilm, peraltro girato in una vera miniera in Polonia, oggi le condizioni di sicurezza sono un poco migliorate, anche se
gli incidenti continuano a verificarsi e comportano un sacrificio di migliaia di vite umane ogni anno, in Cina, Stati Uniti, India, Australia, Russia, Sud Africa eccetera.
Non bisognerebbe dimenticarlo perché l’elettricità che consente di accendere le lampadine, i televisori, le lavatrici, i frigoriferi, prodotta nelle centrali termoelettriche a carbone italiane, è «pagata» dalla fatica di qualche operaio in qualche
miniera in qualche parte del mondo; c’è un «contenuto di dolore» in ogni bolletta dell’elettricità. ......Un anno di lavoro di un operaio italiano nelle miniere del Belgio «valeva» per l’Italia circa una tonnellata di carbone a basso prezzo. Gli operai italiani nel Belgio vivevano in condizioni miserabili, in povere baracche; in questo viaggio della speranza alcuni avevano portato le famiglie, altri avevano portato la struggente nostalgia delle famiglie lontane a cui mandare il povero salario. La condizione degli immigrati era ancora più triste per l’ostilità che la popolazione locale manifestava per questi «stranieri» di lingua e abitudini diverse, che non portavano vantaggi economici; alcuni locali pubblici vietavano l’accesso «ai cani e agli italiani». Nella miniera di uno di questi paesini, Marcinelle, vicino Charleroi, avvenne l’incendio e il crollo delle gallerie che è costato la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani e che destò, in quel lontano 1956, una enorme impressione nel mondo. L’incidente fu provocato dalla arretratezza delle strutture, dalla mancanza di manutenzione, dall’egoismo dei proprietari che avevano già deciso di chiudere la miniera e volevano sfruttare fino all’ultimo le riserve di carbone e il lavoro dei
minatori.
Dovremmo chiederci più spesso «che ambiente fa» anche nelle fabbriche, nei cantieri, nelle miniere e nelle cave, negli stessi campi in cui i lavoratori sono esposti a sostanze tossiche e a pericoli;
e spesso questi lavoratori sono immigrati, circondati da ostilità, come lo erano gli italiani nel Belgio. Non dimentichiamolo perché c’è qualche famiglia, in qualche lontana parte del mondo, che mangia del pane che ha «dentro di sé» il dolore dei parenti lontani, in Italia.
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Pechino, "6 gennaio 2010".
Quella tomba nera che si ripete...........e continua a

Cina/ Incendio in miniera: 25 morti, ancora numerosi dispersi


Tratto da"Apcom" - Venticinque minatori sono morti nell’incendio divampato in una miniera di carbone nella zona centrale della Cina. Lo indica un nuovo bilancio diffuso dalle autorità.Molti minatori continuano a mancare all’appello dopo il rogo di ieri e le ricerche stanno proseguendo. L’amministrazione locale delle miniere ha ordinato la sospensione di ogni attività nelle miniere di Xiangtian, il distretto coinvolto nella provincia di Hunan. Le fiamme, innescate da un cortocircuito, si sono propagate a inizio pomeriggio nella miniera Lisheng, a Xiangtan, mentre 73 minatori si trovavano 240 metri sottoterra, secondo il governo locale. Sono riusciti a risalire in 43.Apparentemente, i minatori intrappolati hanno tentato di scendere ulteriormente per sfuggire al fuoco: i corpi trovati oggi si trovavano tra i 450 e i 640 metri di profondità. Gli incidenti sono frequenti nelle miniere cinesi, in particolare le miniere di carbone in cui 3.215 operai sono morti nel 2008, secondo le statistiche ufficiali, ritenute in gran parte sottostimate da organizzazioni non governative.

05 gennaio 2010

06/01/2010 "BUONA BEFANA A TUTTI ma per cortesia BASTA CARBONE

Una Riflessione per la Befana

"La Befana ha portato un po’ di carbone perché siete stati un po’ cattivi , però, ha portato anche i dolci perché dovete essere buoni".............

Sul nostro territorio sono anni che "riceviamo sempre carbone",non sarebbe ora visto che ,non ci reputiamo così cattivi da meritare tanto carbone ,
di cambiare registro e di pensare finalmente ad una conversione a produzioni di energie meno impattanti per la nostra salute e per i nostri territori ?

Il nostro pianeta lo richiede e soprattutto ne abbiamo bisogno noi dopo "TANTI ANNI"........
di convivenza con una impattante "CENTRALE A CARBONE. "
"BUONA BEFANA A TUTTI" ma siamo seri ...
BASTA CARBONE............

03 gennaio 2010

2010/01/03 La Liguria, il carbone e la salute delle persone/Il Governo del Canada chiude 4500 siti internet:

Tratto da" IL FUTURNAUTA"

La Liguria, il carbone e la salute delle persone

Si è tenuto il 17 Dicembre a Spotorno un convegno aperto ai cittadini con relatori il biologo Virginio Fadda e i dottori Agostino Torcello e Paolo Franceschi, sul tema delle centrali a carbone in Liguria e del loro effetto sulla salute dei cittadini.

Ciò che è emerso si discosta in modo netto dai messaggi che tradizionalmente vengono diffusi dall’informazione divulgativa in tema di salute, a partire dalla riflessione secondo cui a provocare cancro, disturbi cardiovascolari e malattie come l’obesità e il diabete non sono in prima istanza i comportamenti personali (fumo, alimentazione errata, eccetera) o quella che viene genericamente definita come “predisposizione” familiare o genetica. La causa primaria scatenante è quasi sempre l’inquinamento ambientale.

In effetti questo messaggio sembrerebbe contrastare con quanto affermato dalle statistiche, in cui si rileva un calo nei morti, specie per tumore. Si tratta però della solita informazione ingannevole: ci sono meno morti di cancro perché sono migliorate le cure. E statistiche del genere in ogni caso non tengono conto degli aspetti economici e psicologici di chi ha superato una malattia tumorale. Dal primo punto di vista si calcola che un malato costi a una famiglia circa 1.500 euro,assolutamente non compensati dall’assegno di sostegno dato dallo Stato. In famiglie a scarso reddito questo può voler dire sacrifici senza fine, a tutto vantaggio delle società farmaceutiche. Dal secondo punto di vista, chi ha subito la trafila di una malattia oncologica, raramente riesce a “recuperare” pienamente dal punto di vista psicologico, anche a fronte di una piena guarigione. Quindi le statistiche sui “non morti” di tumore non tengono conto della qualità della vita conseguente alle cure, sebbene queste siano più efficaci.

E non è significativo che siano meno i morti di tumore, anzi. Occorrerebbe invece vedere le statistiche relative all’andamento dei nuovi malati. Si noterebbe che il numero di nuovi casi è in costante e inesorabile ascesa. Dunque mentre le cure migliorano, peggiorano le condizioni entro le quali le patologie maturano, facendo danno e uccidendo a ogni livello. Tali condizioni non possono che essere ambientali, un ambito dove la governance pubblica tende a pulirsi la coscienza stabilendo standard e parametrando valori di tolleranza sull’inquinamento sbagliati in partenza perché in genere misurati sui maschi adulti, e tagliando fuori quindi soggetti su cui gli agenti dell’inquinamento possono fare molto più danno, ad esempio i bambini, o le donne incinte. Queste ultime andrebbero poi protette in modo particolare: acquisendo in sé elementi cancerogeni, oltre a danneggiare se stesse, inducono nel feto modificazioni genetiche che si manifesteranno, magari dopo anni, in malattie come il diabete o l’obesità.

Causa di tutto questo possono sicuramente essere comportamenti individuali errati e dannosi, che però vanno a complicare un quadro reso decisivo e drammatico dall’inquinamento ambientale. Un tema su cui in Liguria non è possibile parlare con reale dovizia di dati, secondo i tre conferenzieri. La fonte principale è l’ARPAL, secondo cui la nostra regione è sempre al di sotto dei parametri d’inquinamento, contraddicendo però con ciò le rilevazioni elaborate a livello europeo e satellitare. Senza contare che i dati dell’ARPAL sono minati alla base dato che in Liguria non si misura il livello di polveri sottili, le cosiddette PM 2,5, che è ormai accertato a livello internazionale essere, insieme alle PM 10, la causa primaria di tumori, ictus, malattie cardiovascolari e altre patologie come il diabete e l’obesità. Ovunque le PM 2,5 vengano misurate, emerge la correlazione diretta tra queste e le patologie più diffuse sul territorio.

Dunque è l’ambiente che ci fa ammalare. Questo l’Italia lo sa. Ma sa anche di non essere in grado di porre rimedio alle cause dell’inquinamento ambientale. (Oseremmo dire di continuare a procedere in direzione opposta !!!!!)
Per questo, tra l’altro,
ha puntato i piedi in sede europea, insieme alla Polonia, affinché i limiti di tolleranza delle polveri sottili, che presto sarà obbligatorio misurare proprio per volontà UE, fossero molto alti, il doppio di quanto viene imposto negli U.S.A. In ogni caso, l’incapacità italiana di porre rimedio alla vera causa scatenante delle patologie più gravi, è legata all’altrettanto grande incapacità di opporsi agli interessi e alle pressioni da un lato di chi fa business con l’inquinamento, ossia chi produce energia ad esempio con il carbone, dall’altro di chi fa business con le cure....

E questo è ancora più vero in Liguria, patria dell’energia dal carbone, da Vado fino a La Spezia, passando per Genova, il carbone ci dà energia. Molta più di quanto serva agli utenti. E tuttavia la bolletta resta alta: il surplus viene venduto, ma chi deve pagare la bolletta non vede traccia di questo utile.La Liguria, con l’esclusione dell’imperiese, è uno dei punti cardinali del “triangolo del veleno”, insieme a Lombardia e Piemonte. E vista da vicino, con l’estensione grafica della diffusione delle polveri sottili dalle diverse centrali a carbone, si vede che è una terra dove non c’è scampo, se non appunto nell’imperiese. Le evidenze scientifiche ci sono tutte, eppure ancora si discute se concedere alla Tirreno Power di Vado Ligure l’ampliamento che ha chiesto, in una delle aree più inquinate d’Europa e anche d’Italia...

E’ stato calcolato che limitando le polveri sottili, di cui le centrali a carbone sono generose produttrici, nei limiti stabiliti dall’OMS, ci sarebbe un numero impressionante di morti in meno, l’aspettativa di vita aumenterebbe in modo netto. A perderci sarebbero sicuramente gli imprenditori dell’energia sporchissima del carbone e quei pochi lavoratori a cui danno impiego. Nel chiedere l’ampliamento degli impianti, la Tirreno Power sostiene, senza portare cifre, che questo gioverebbe all’occupazione. Negli anni il lavoro grazie agli impianti a carbone è diminuito di più della metà, ed è stato calcolato che un cambio radicale di paradigma energetico, con una virata sull’eolico ad esempio, riassorbirebbe in breve la disoccupazione e creerebbe vera occupazione aggiuntiva......

La cultura ambientalista ha conosciuto apici e cadute, queste ultime in genere in corrispondenza delle strumentalizzazioni elettorali o partitiche. Ebbene dovrebbe finalmente diventare patrimonio comune e generare un attivismo spontaneo a partire dai piccoli agglomerati, quelli più direttamente danneggiati, passando per le piccole amministrazioni comunali che hanno il coraggio di prendere una posizione non ideologica e di non cedere ai grandi interessi, creando una rete che dev’essere di rafforzamento e diffusione della conoscenza e della coscienza ambientalista, anche grazie a medici e scienziati coraggiosi come quelli che hanno animato il convegno di Spotorno.

Il superamento del disinteresse e del disincanto diffuso dev’essere la prima meta, la normalizzazione di una sensibilità ambientale scientificamente fondata dev’essere il traguardo della società dell’immediato futuro.

"Quel futuro preso a prestito dai nostri figli, e che stiamo avvelenando senza il loro permesso e a loro totale danno."
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Tratto da "Savona News "
Uno Stralcio del"Punto di Mario Molinari"
Benvenuti a casa mia?

............Non dimentichiamo che il senso civico alberga e riposa anche negli amministratori locali:

giustissimo che promuovano il bello ed il salubre della provincia, ma se lo fanno debbono contestualmente battersi fino all'arma bianca contro il brutto e il nocivo; se si ha a cuore il turismo di qualità e le positive ricadute, anche economico - occupazionali, che ne derivano...

Ricordo la prima volta che passai in auto lungo la A10, direzione Sanremo. L'allora fidanzata,
vedendo le ciminiere di Vado mi disse: "ma ti rendi conto che c'è qualcuno che abita e va al mare qui?" Testuale. Purtroppo ciò che resta della rada di Vado è lo scorcio più visibile e impattante di questa provincia, vista dalla A10. Per quel tratto di autostrada passano MILIONI di persone, e quel che vedono, mi creda Presidente, è il peggior biglietto da visita.

Se "noi turisti" ci sentiamo richiamati al senso civico di non imbrattare i muri del savonese, non possiamo fare a meno di interrogarci sul pulpito dal quale viene quella giusta predica,
pensando alle amene colline di carbone all'aperto, alle ciminiere fumanti, all'odore acre che attacca in gola.

Venezia sopravvisse a Porto Marghera con milioni di turisti da tutto il mondo. Ma è Venezia. Qui è un tantino diverso.

E allora se si rimuovessero, prima delle scritte sui muri, i mostri di fumo e cemento che distruggono la vocazione turistica di questa provincia con un' incalcolabile danno di immagine e di incassi (oltre che per la salute di chi ci vive) sarebbe un immenso viatico per tornare a dire a chi arriva, BENVENUTO.

Anzi, se torniamo indietro di un po' più di mezzo secolo, prima che lo scempio venisse perpetrato, e ci ricordiamo che, anche qui, arrivavano turisti da tutto il mondo per la bellezza della nostra provincia, potremmo dir loro BENTORNATI. Come a tanti lavoratori dell'indotto.

Con affetto,

Mario Molinari
Link all'articolo integrale

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Tratto da Nuovi rumori.it

A Saline Joniche si riparla di Carbone.

La commissione per l’autorizzazione integrata ambientale del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato il parere istruttorio conclusivo predisposto sulla centrale a carbone di Saline Joniche. Impianto che la multinazionale svizzera Sei ha in mente di realizzare nell’area dell’ex Liquichimica. Il 20 gennaio verrà nuovamente valutato un progetto che pareva caduto nel dimenticatoio.
L’idea di una centrale a carbone da 1320 megawatt a Saline Joniche non è ancora tramontata.
Intanto, il Coordinamento delle Associazioni Area Jonica contrarie alla Centrale a Carbone si riunirà martedì 5 gennaio alle ore 18 in Piazza Chiesa a Saline Joniche per manifestare il proprio dissenso alla probabile concessione governativa per la realizzazione della stessa Centrale sull’area dell’ex Liquichimica.
Alla manifestazione parteciperanno gruppi ambientalisti, partiti politici, associazioni, cooperative e singoli cittadini.

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Tratto da Agoravox.it

Il Governo del Canada chiude 4500 siti internet: così reagisce a una parodia alle sue spese

Il Governo Canadese ha chiuso 4500 siti internet in risposta a una parodia scatenata da due siti, che prendevano di mira la politica ambientale del Paese e gli scarsi risultati ottenuti al vertice di Copenaghen.


Da circa due settimane due siti internet, enviro-canada.ca e ec-gc.ca, creati dal gruppo The Yes Men, portavano avanti una elaborata parodia nei confronti del governo canadese e della sua politica sul clima, particolarmente in riferimento agli esiti del summit di Copenaghen.
In sostanza si trattava di finti siti di organizzazioni governative canadesi che promettevano significative riduzioni delle emissioni di gas serra. Il governo canadese è rimasto talmente sconvolto da questa parodia che ha chiesto al provider di questi siti, il tedesco Serverloft, di rimuovere dai propri server non solo i due siti in questione, ma qualunque altro sito legato a faccende ambientali.
Il provider, da parte sua, ha risposto
disattivando un intero blocco di indirizzi IP,
"chiudendo così ben 4500 siti internet che non avevano nulla a che fare con lo scherzo elaborato da The Yes Men."
Il gruppo non è certo nuovo a fatti di questo tipo. Questo è solo l’ultimo degli scherzi da loro organizzati che fa correre chi è stato preso di mira a oscurare le loro parodie. E la chiusura dei 4500 siti internet per cancellare i loro due siti non farà che portare pubblicità al gruppo e alle sue azioni politiche.
Mike Bonanno degli The Yes Men dichiara di essere ora amareggiato non solo dal comportamento del governo canadese in fatto di politiche ambientali, ma anche in tema di libertà di espressione.
Insomma quello che il governo canadese difetta è sicuramente il senso dell’umorismo. E quanto successo ci mostra che il tema della libertà di espressione, specialmente relativo ai contenuti del web, è decisamente attuale non solo in Italia, ma anche in altri Paesi occidentali, suppostamente "democratici".
E resta chiaramente da capire come sia potuto avvenire il danno collaterale della chiusura di 4500 siti "innocenti" per abbatterne due "colpevoli".

02 gennaio 2010

2010/01/04 Menzogne sugli inceneritori e la gente muore.Intervista a Patrizia Gentilini

Tratto da "Il blog di Beppe Grillo"

Intervista a Patrizia Gentilini

Menzogne sugli inceneritori - Intervista a Patrizia Gentilini
(10:11)
gentilini_img.jpg
Le affermazioni dell'oncologa Patrizia Gentilini sono gravissime. Fa riferimento a falsificazioni di documenti utilizzati da pubbliche associazioni per negare gli effetti degli inceneritori sulla salute. Per occultare le nuove fabbriche di tumori. Credo che sia opportuno che un magistrato (sicuramente almeno uno leggerà il blog) proceda di ufficio per accertare la verità. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

"Sono Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartengo all’Associazione dei Medici per l’Ambiente e sono qui per spiegare il nostro comunicato stampa del 25 novembre scorso, in occasione del nostro ventennale. Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.
Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro.
Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano (vedi video) fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro (vedi video) : 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione (vedi video), questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare la nascita delll’Associazione dei Medici per l’Ambiente, che la nostra associazione ha come finalità di fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.
Vorrei ricordare che la nostra associazione è indipendente, non è necessario essere medici, tutti possono iscriversi, potete andare sul nostro sito, tutti possono associarsi, non godiamo di finanziamenti da parte di terzi, ci autososteniamo. Nell’ambito del tema della gestione dei rifiuti, vorrei ricordare un nostro libro come strumento di conoscenza per le amministrazioni, per i cittadini, le associazioni. Nessuno di noi ha diritti, quindi non è una promozione commerciale.
Come associazione siamo interessati a una variegata presenza di problemi come per esempio: telefonini, Ogm, pesticidi, inquinamento dell’aria. Problemi cruciali per la salute di tutti, siamo convinti che solo con la conoscenza, con la partecipazione e con l’impegno di tutti, si riuscirà a trovare soluzioni per la tutela della salute, della vita e del futuro di tutti noi." Patrizia Gentilini
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Tratto dal Blog di "Beppe Grillo"

Inceneritori al Museo della Scienza e della Tecnica


I bambini in visita al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano possono ammirare il modellino dell'inceneritore Silla2 dell'AMSA (Azienda Milanese Servizi Ambientali) e leggere su dei pannelli una istruttiva filastrocca.
"Il sacco esce di casa e lo attende un'avventura. Sale su un grande camion pieno di spazzatura. Fin dalla tangenziale si vede un gran camino, che sembra ancor più alto se visto da vicino. Il camion in via Silla si ferma ad un cancello, e dietro c'è l'impianto, si dice che sia bello! La botola si apre e i sacchi fanno un volo, giù tutti in una vasca, nessuno resta solo. Il secco brucia bene, sviluppa un gran calore, così si scalda l'acqua per farne del vapore. La cenere rimasta vien recuperata, infine il fumo esce, la polvere è filtrata. Che possa esser nocivo, qualcuno ha un po' paura. Né zolfo, né diossine! L'ARPA ce lo assicura.".

Silla2.jpg

Gli inceneritori causano tumori, il Museo della Scienza(?) e della Tecnica gli dedica filastrocche. Inviate anche voi la vostra filastrocca sugli inceneritori al direttore del museo Fiorenzo Galli, mail: direzione@museoscienza.it

2010/01/02 Il Papa: la tutela dell’ambiente dipende dalle scelte dei singoli/Il presidente della Repubblica,condivide il richiamo del Papa



Copenaghen ma non solo. Il Papa torna sul tema ecologico all’Angelus di Capodanno e sottolinea che, oltre alle decisioni dei ‘grandi’, sono gli stili di vita e le scelte di tutti a determinare lo stato di salute dell’ambiente. Una riflessione che porta Benedetto XVI – che ha dedicato alla tutela del creato il messaggio per la Giornata mondiale della pace che la Chiesa cattolica celebra oggi – a caldeggiare una “educazione” al rispetto della natura. “Un obiettivo condivisibile da tutti, condizione indispensabile per la pace, è quello di amministrare con giustizia e saggezza le risorse naturali della Terra”, ha sottolineato Ratzinger, che al tema dell’ecologia ha già dedicato un passaggio dell’omelia della messa celebrata stamane a San Pietro.
Il Papa, in particolare, ha ricordato che mentre la Santa Sede pubblicava il suo messaggio per la Giornata della pace, intitolato
‘Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato’, “i Capi di Stato e di Governo erano riuniti a Copenaghen per il vertice sul clima, dove è emersa – ha rilevato – ancora una volta l`urgenza di orientamenti concertati sul piano globale. Tuttavia – ha però aggiunto Benedetto XVI – in questo momento, vorrei sottolineare l`importanza che, nella tutela dell`ambiente, hanno anche le scelte dei singoli, delle famiglie e delle amministrazioni locali“. Per il Papa “tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Perciò, anche in questo campo, è fondamentale l`educazione: per imparare a rispettare la natura, orientarsi sempre più ‘a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico’”.
“Se l’uomo si degrada, si degrada l’ ambiente in cui vive”: ha detto il Papa nell’omelia della messa celebrata a San Pietro...... Benedetto XVI rilancia, in questo inizio 2010, il concetto di ”ecologia umana”, usato per la prima volta da Giovanni Paolo II, ma al quale papa Ratzinger ha dato un impulso decisivo nella sua enciclica ‘Caritas in veritate’, ripreso anche nel messaggio per la Giornata della pace di quest’ anno.
”I doveri verso l’ambiente – vi si afferma – derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri”, un legame che, secondo il pontefice, si realizza pienamente solo nella fede in Dio.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, condivide il richiamo che il Papa fa «agli obbiettivi della pace, dello sviluppo sociale, della solidarietà» nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che «offre una straordinaria testimonianza dei valori universali ai quali ispirarsi». «Il suo costante appello alla dimensione etica delle decisioni umane, già posto con forza nell’Enciclica ‘Caritas in Veritatè – scrive il Capo dello Stato in un messaggio indirizzato a Benedetto XVI – ci esorta ad un approccio morale, che non posso che condividere, verso le questioni che riguardano l’ambiente e lo sviluppo, affinchè prevalgano atteggiamenti lungimiranti, ma soprattutto responsabili, nell’interesse delle generazioni future. Fondamento di una società giusta – aggiunge Napolitano – è, difatti, il rispetto per il prossimo e per ciò che ci circonda. Esso trae origine da ‘quell’Amore che move il sole e l’altre stellè che Vostra Santità, citando con mio personale orgoglio di italiano il sommo Poeta Dante Alighieri, ha richiamato nel Suo messaggio». «Il legame che Vostra Santità ha voluto fortemente evidenziare fra il rispetto dell’Ecosistema e la pace – prosegue il Presidente della Repubblica nel messaggio al Papa – è di allarmante attualità. Lo sfruttamento sconsiderato delle risorse del nostro Pianeta, spesso a favore dell’arricchimento di una minoranza, è fonte di perenni conflitti; così come sono causa di instabilità le migrazioni forzate di intere popolazioni, costrette a lasciare le proprie terre a causa di un degrado troppo spesso attribuibile all’atteggiamento irresponsabile dell’uomo». «Come non condividere – si domanda il Capo dello Stato – il grande realismo con il quale il Pontefice ci invita a cogliere la paradossale opportunità che ci offre la crisi ecologica – scrive ancora Napolitano – per operare un’autentica svolta nelle politiche globali di sviluppo, nonchè di quelle volte alla tutela delle risorse della Terra, da Lei giustamente definita nostra ‘Casa comunè». Napolitano sottolinea infine che «in un momento in cui appaiono tuttora persistenti le difficoltà all’accettazione di obbiettivi ritenuti minimi per la salvaguardia del nostro Pianeta, nonostante lo sforzo negoziale della Conferenza di Copenaghen che ha prodotto risultati inferiori alle attese», il Papa «ci invita nuovamente a riflettere sulla comune responsabilità nei confronti del degrado ambientale, richiamando quel principio di ’solidarietà globalè, che dovrebbe sempre orientare l’atteggiamento di coloro che detengono responsabilità di Stato e di Governo».....

Tratto da La Nazione
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Messaggio del Presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Pace
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato, in occasione della Giornata Mondiale della Pace, a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio:
"Santità, il suo richiamo agli obbiettivi della pace, dello sviluppo sociale, della solidarietà offre una straordinaria testimonianza dei valori universali ai quali ispirarsi e esorta a non smarrire la percezione dei problemi che coinvolgono l'umanità intera.A questo riguardo, Ella, in occasione dell'annuale celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, ha voluto soffermarsi su un argomento, quello dell'emergenza ambientale, che per importanza ed attualità tocca da vicino la sensibilità di noi tutti. In un momento in cui appaiono tuttora persistenti le difficoltà all'accettazione di obbiettivi ritenuti minimi per la salvaguardia del nostro Pianeta, nonostante lo sforzo negoziale della Conferenza di Copenaghen che ha prodotto risultati inferiori alle attese, Ella ci invita nuovamente a riflettere sulla comune responsabilità nei confronti del degrado ambientale, richiamando quel principio di "solidarietà globale", che dovrebbe sempre orientare l'atteggiamento di coloro che detengono responsabilità di Stato e di Governo.Il suo costante appello alla dimensione etica delle decisioni umane, già posto con forza nell'Enciclica "Caritas in Veritate", ci esorta ad un approccio morale, che non posso che condividere, verso le questioni che riguardano l'ambiente e lo sviluppo, affinché prevalgano atteggiamenti lungimiranti, ma soprattutto responsabili, nell'interesse delle generazioni future. Fondamento di una società giusta è, difatti, il rispetto per il prossimo e per ciò che ci circonda. Esso trae origine da "quell'Amore che move il sole e l'altre stelle" che Vostra Santità, citando con mio personale orgoglio di italiano il sommo Poeta Dante Alighieri, ha richiamato nel Suo messaggio. E' pertanto prendendo spunto dall'accorato appello che Ella ha voluto rivolgere alle donne ed agli uomini di tutto il mondo, che io stesso desidero esprimere il mio sentimento di speranza e di fiducia nelle nuove generazioni, chiamate a costruire il futuro del nostro Paese, in nome del rispetto del prossimo e del comune patrimonio naturale che abbiamo il privilegio di condividere.Il legame che Vostra Santità ha voluto fortemente evidenziare fra il rispetto dell'Ecosistema e la pace è di allarmante attualità. Lo sfruttamento sconsiderato delle risorse del nostro Pianeta, spesso a favore dell'arricchimento di una minoranza, è fonte di perenni conflitti; così come sono causa di instabilità le migrazioni forzate di intere popolazioni, costrette a lasciare le proprie terre a causa di un degrado troppo spesso attribuibile all'atteggiamento irresponsabile dell'uomo.Come non condividere, infine, il grande realismo con il quale Ella ci invita a cogliere la paradossale opportunità che ci offre la crisi ecologica per operare un'autentica svolta nelle politiche globali di sviluppo, nonché di quelle volte alla tutela delle risorse della Terra, da Lei giustamente definita nostra "Casa comune". L'autorevolezza del Suo appello non può che indurci ad una profonda riflessione su un tema che riguarda il destino di noi tutti.Con queste parole di comune impegno e nella certezza di rappresentare i più profondi sentimenti del popolo italiano Le rivolgo, Santità, un fervido e sincero augurio per la prosecuzione della Sua alta missione apostolica".

Roma, 1 gennaio 2010 fonte Presidenza della Repubblica

01 gennaio 2010

2010/01/01 Al debutto la class action contro le pubbliche amministrazioni/Class action e decrescita

Tratto da"La Stampa"
01/01/2010 -

Al debutto la class action contro le pubbliche amministrazioni

Germano Palmieri

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 17 dicembre, ha approvato il testo del decreto legislativo di attuazione dell’articolo 4 della legge 4 marzo 2009 n. 15, in materia di ricorso per l’efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici, ossia di quella che viene correntemente indicata come class action, intendendosi per essa un’azione giudiziaria intrapresa da un gruppo di consumatori o di utenti per ottenere il risarcimento del danno nei confronti di un produttore di beni o servizi, o di più produttori se la contestazione ha per oggetto l’illegittimità di un accordo finalizzato a danneggiare i consumatori o gli utenti: per esempio tenendo artificiosamente alto il prezzo di un bene o di un servizio di largo consumo. Scopo di questa azione, derivata dagli Stati Uniti dove è vista con terrore dalla grande industria, periodicamente costretta a risarcimenti da capogiro per aver messo in commercio un prodotto difettoso o dannoso alla salute, è ottenere il ristoro dei cosiddetti mass torts (danni di massa) derivanti dal comportamento illegale di un’azienda o di un gruppo di aziende che dovessero coalizzarsi contro i consumatori.
Il provvedimento fa seguito alla class action nei confronti delle imprese private, introdotta nel nostro ordinamento giuridico dal comma 446 dell’articolo 2 della legge 24/12/2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), che ha aggiunto l’articolo 140-bis al decreto legislativo 6/9/2005, n. 206 (codice del consumo).
Va premesso che il decreto recentemente approvato contiene una norma che, di fatto, relega questo tipo di class action nel ruolo di un’azione meramente dimostrativa e nel migliore dei casi propedeutica rispetto a quella che ha per oggetto ciò che più sta a cuore al consumatore o all’utente defraudato dalla pubblica amministrazione o dal concessionario di un pubblico servizio: il risarcimento del danno; il sesto comma dell’articolo 1, infatti, stabilisce che “Il ricorso non consente di ottenere il risarcimento del danno cagionato dagli atti e dai comportamenti di cui al comma 1; a tal fine, restano fermi i rimedi ordinari”. Ciò significa che i consumatori intenzionati a far valere le loro ragioni in termini risarcitori dovranno rifarsi alle vie giudiziarie ordinarie: la class action, quindi, al più comporterà, oltre ad una -si spera- migliore gestione del servizio contestato, una censura o altro provvedimento disciplinare a carico di qualche funzionario incapace o negligente.

Leggi:Il provvedimento si snoda in otto articoli, il cui contenuto può essere così riassunto.


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Tratto da peppecarpentieri.wordpress
Class action e decrescita

La filosofia politica della decrescita poggia le sue basi sul concetto di bioeconomia, cioè una maniera di intendere l’economia che conosce le leggi della natura e precisamente anche dei danni ambientali recati dai processi industriali che producono le merci. Oggi sappiamo che non avviene così. Invece la progettazione industriale che segue regole di ecodesign previene l’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente. E’ sufficiente imitare la natura (ciclo chiusi “a cerchio”) che non produce rifiuti invece, i processi industriali lineari che producono spesso scarti e scorie nocive possono indurre anche l’insorgenza di neoplasie, e quindi danni biologici quantificabili. Il concetto di bioeconomia tiene conto di tutti questi danni ed indica una strada alternativa, cambiare i processi industriali dalla progettazione applicando un uso razionale delle risorse, non più mosso dalla massimizzazione dei profitti considerando gli errori progettuali per far diminuire i ricavi.

Nel frattempo la logica eversiva ed irrazionale della massimizzazione dei profitti uccide esseri umani e biosfera. La class action all’americana è lo strumento giuridico più ecologista che si possa pensare di avere perché in un sistema economico degenerato regolato, principalmente, sulla massimizzazione dei profitti previene la ricchezza monetaria prodotta illecitamente dalle SpA ed è l’arma più efficace che i cittadini e la natura stessa potrebbe avere. Non è un caso che nell’Unione Europea ed in Asia non esista, le SpA sarebbero costrette ad emigrare o modificare il modo di produrre merci.

Da diverso tempo liberi cittadini si preoccupano di diffondere consapevolezza ed informare tutti circa le regole immorali del sistema socio-politico. Senza la conoscenza e la corretta informazione non sarebbe possibile progettare una società migliore di questa ma, soprattutto diversa e basata sull’etica fatta per gli esseri umani e non per le SpA.

I cittadini devono esser consapevoli sul fatto che essi detengono il potere supremo e possono cambiare le regole del gioco (Costituzione e Statuti degli Enti Territoriali) attraverso un approccio olistico e pragmatico circa le vicende che ci preoccupano. Con un risveglio collettivo delle coscienze, con la corretta educazione civica ed informazione libera possiamo coordinarci ed introdurre cambiamenti necessari.

La VERA class action mira a quantificare i danni ambientali e biologici per dare un minimo dignità ai cittadini. Le SpA coinvolte cambieranno atteggiamento per non perdere i propri profitti. La VERA class action è gratis perché gli avvocati diventano imprenditori di se stessi pronti ad ingaggiare i migliori specialisti per far quantificare i danni e saranno premiati solo in base al loro operato

La VERA class action aiuta a ridurre i carichi di lavoro per i Tribunali già intasati da cause civili che durano i media dieci anni. Infatti nell’84% dei casi, le cause collettive si avviano e si risolvono in accordi stragiudiziari perché le stesse SpA, che sanno di essere colpevoli, non vogliono rischiare di pagare più del doppio con l’accertamento del danno punitivo conducendo la classe di cittadini in Tribunale con l’evidente rischio di vedersi ridurre anche il valore economico dei titoli azionari quotati in Borsa, sensibili all’immagine della società coinvolta in scandali.

Questo tipo di legge poteva esser costruita ed approvata più efficacemente se in Italia ci fosse stata un procedura di iniziativa popolare (democrazia diretta) altrettanto efficace come quella che c’è in Svizzera o come è stata proposta nella Provincia di Bolzano. Non attendiamoci che TUTTI gli attuali partiti seduti in Parlamento prendano in seria considerazione la VERA class action poiché l’hanno già ignorata ed osteggiata in passato con l’approvazione della FINTA class inserita nella finanziaria 2008.

Quindi la VERA class action è una concreta applicazione del concetto di bioeconomia perché quantifica i danni ambientali e biologici provocati dai processi industriali, toglie gli illeciti profitti per darli alla classe di cittadini.

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Tratto da"Cina oggi"

titleEcco la triste classifica delle città più inquinate cinesi .

Il principale agente inquinante Il diossido di zolfo, generato dalla combustione del carbone, è il principale responsabile delle piogge acide e della bassa qualità dell'aria in Cina. Oltre che ad essere dannoso per la salute delle persone, è anche una minaccia per l'agricoltura cinese. Le piogge acide inoltre sono responsabili dell'inquinamento delle foreste e dei fiumi e del cambiamento climatico di alcune zone. Il 19% delle coltivazioni di sette province cinesi meridionali (Jiangsu, Zhejiang, Anhui, Fujian, Hunan, Hubei, and Jiangxi) è contaminato.


Linfen

Linfen, nello Shanxi, nel cuore della cintura del carbone, non solo è una delle città più inquinate della Cina, ma del mondo intero. Un vero inferno in terra. Eppure Linfen è di nobili natali, essendo stata la capitale di Yao, il leggendario re di oltre 4000 anni faSecondo le ultime classifiche rilasciate dal governo cinese, il famigerato titolo di "città più inquinata della Cina" le è stato strappato dalla capitale dello Xinjiang, Urumqi. Ogni anno vengono estratte 50 milioni di tonnellate di carbone. Nell'ultimo periodo sono state chiuse alcune strutture proprio per mitigare l'asprezza climatica esasperata da anni di estrazioni minerarie.

linfen


Shangba

E' un villaggio nel Guangdong, abitato appena da 3300 abitanti. Un tempo l'economia si basava su un modello agricolo, oggi è tristemente famoso per essere diventato "Il villaggio della morte" o "il villaggio del cancro", a causa del numero incredibile di casi di tumore. L'incidenza della malattia ha raggiunto l'80% della popolazione. Dal 1987 più di 250 persone sono morte di tumore. La maggior parte dei casi ha colpito il sistema digestivo e il fegato. Oltre al cancro, molti abitanti hanno contratto malattie della pelle e calcoli renali. Shangba è attraversato dal fiume Hengshui, ed è l'unica risorsa di acqua della zona; anche questo corso è riuscito a guadagnarsi un nuovo appellativo: "Il Fiume Morto". E' così inquinato da minacciare la sopravvivenza non solo di tutto quello che tocca le sue acque, ma anche di quello che si muove o cresce intorno. Le sue sponde sono coperte da erbacce avvelenate di colore bruno. Le rocce sono spalmate da sostanze scure limacciose, per lo più sedimenti metallici. L'agente più inquinante è il piombo, presente in dosi quindici volte maggiori rispetto al limite consentito. La causa di tutto questo inquinamento è la miniera di Dabaoshan, di proprietà statale, un tempo una delle più grandi risorse di zinco dell'Asia. I campi di grano sono anch'essi contaminati. A 200 chilometri da Shangba sorge l'impianto di riciclaggio di Taihe, controllato da Onyx, sussidiaria di Veolia, una compagnia francese. Qui vengono trattati ogni giorno 7000 tonnellate di rifiuti provenienti da Guangzhou. Taihe è diventato un modello esemplare per il trattamento dell'inquinamento e recentemente è stata visitata da più di 300 delegati provenienti da altre municipalità.

Shangba

Urumqi

Nella primavera di quest'anno il governo locale ha effettuato massicci investimenti per migliorare le disastrose condizioni climatiche della città, pesantemente minacciata da un inquinamento intollerabile. Ma dal 2004 al 2007 Urumqi è stata la città più inquinata del mondo, contentendosi questo triste primato con Linfen. Le emissioni industriali di diossido di zolfo venivano trasformate in solfato nell'aria e le piogge contaminavano così le coltivazioni circostanti. Le alte concentrazioni di ammonio e di sali di solfato nell'aria cittadina insieme al poco vento, sono stati i principali fattori di inquinamento della zona.

urumqi


Shaoguan

La fonderia di Shaoguan, nel Guangdong, è stata responsabile di un pesante inquinamento di cadmio nelle acque del fiume Beijiang, tale da allertare le autorità di Pechino che in seguito ne hanno ordinato un'ispezione e la chiusura. In un primo tempo si era parlato di un incidente, ma in seguito ad alcuni reportage condotti tra gli altri anche dalla BBC, si è scoperto che l'impianto inquinava deliberatamente il corso d'acqua, grazie ad una lunga serie di operazioni manageriali criminose. Shaoguan è la sede di una imponente fonderia di metalli non ferrosi. L'impianto aveva investito diversi milioni di yuan per acquistare una centrale per il recupero del cadmio, che riusciva a riciclarne fino al 90%. Il resto veniva rilasciato nelle acque di scarico che poi confluivano nel fiume Beijiang. Secondo il manager di Shaoguan, le percentuali di cadmio erano nettamente inferiori ai limiti consentiti. Questo almeno sulla carta. Un'indagine condotta dal locale Dipartimento per la protezione ambientale scoprì durante un controllo di routine che il contenuto di cadmio nelle acque del fiume era di molte volte superiore alla norma. Ciò che però attrasse maggiormente l'attenzione degli ispettori fu l'impianto di Maba, dipendente da Shaoguan, che di norma scaricava grandi quantitativi di cadmio nel fiume. Maba era un piccolo impianto specializzato nell'estrarre dai residui di cadmio altri metalli rari come il gallio o l'indio. Secondo molti abitanti della zona le pratiche illecite operate dai dirigenti dell'impianto erano cosa nota da lungo tempo. Il fiume Beijiang portava così il suo carico di morte nelle città di Qingyuan, Foshan e Guangzhou. Shaoguan in tempi più recenti è stata anche il teatro dei disordini che hanno dato il via al massacro di Urumqi, del luglio scorso.

Yangquan

Yangquan è la prima città ad essere stata fondata dal Partito Comunista Cinese. Le principali cause del suo inquinamento sono il carbone e altre attività industriali.

Datong


Datong è un importante centro industriale nel nord dell'inquinatissima provincia dello Shanxi. E' famosa anche per lo splendido tempio Hanging che si arrampica sui declivi del monte Heng e per i film Platform e In Public di Jia Zhangke. La sua economia si basa prevalentemente sull'estrazione del carbone. La cenere volatile rilasciata dagli impianti è la principale causa di inquinamento.

Shuizuishan

Un tempo la città è stata descritta dal settimanale Der Spiegel come la miglior location dove girare un film sulla fine del mondo. Shuizuishan si trova nel Ningxia. Ancora una volta la causa dell'inquinamento sono il carbone e gli impianti chimici che producono uno spesso strato di smog che copre la città. Recentemente un programma di recupero della zona è stato avviato dal governo che sta portando lentamente i primi risultati. Il cielo ogni tanto è di nuovo visibile, e l'aria è meno irrespirabile. Sono stati costruiti laghi artificiali e giardini.

29 dicembre 2009

2009/12/29 Auguri di Buon Anno

Auguri di Buon Anno a chi ci è vicino ,
a chi per noi è stato un collaboratore prezioso
che ci ha donato "l'ascolto"
e un sorriso o un incitamento ad andare avanti,
a chi ci ha ha regalato un sogno
e a chi quel sogno se lo è ripreso.

Auguri a chi ci ha aiutati a crescere "dentro"
a chi crede in noi e ci spinge a proseguire.

Auguri a tutti voi che ci leggete.
Ci auguriamo che il nuovo anno sia prodigo di gioia e serenità per tutti .
Buon 2010 da "UNITI PER LA SALUTE"
a tutti i nostri amici e lettori
e a tutti quelli che si prodigano affinchè la nostra salute sia sempre tutelata.

ed infine IL nostro AUGURIO DI PACE A TUTTI VOI...

da Madreteresa..
La vita è bellezza, ammirala. La vita è un’opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è una ricchezza, conservala. La vita è amore, donala. La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila. La vita tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un'avventura, rischiala. La vita è felicità, meritala. La vita è la vita, difendila.