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29 giugno 2017

Bloomberg a Trump sul clima: “Cambi idea su accordi di Parigi, gli americani li sostengono”

Tratto da eunews

Bloomberg contro Trump sul clima: “Cambi idea su accordi di Parigi, gli americani li sostengono”


Bruxelles – Il popolo degli Stati Uniti “è a favore della battaglia contro il cambiamento climatico e mi spiace che il nostro presidente Donald Trump abbia scelto di escludere gli Usa dall’accordo di Parigi, la mia speranza è che decida di cambiare idea perché è la cosa giusta da fare”. L’ex sindaco Repubblicano di New York e attuale inviato speciale dell’Onu per il cambiamento climatico, Michael Bloomberg, ha incontrato a Bruxelles il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. L’imprenditore ha voluto rassicurare l’Europa che, nonostante le scelte della nuova amministrazione, i cittadini e anche le aziende del Paese sarebbero a favore dell’accordo di Parigi. “Secondo i sondaggi gli americano capiscono che il cambiamento climatico è in atto e vogliono che si faccia qualcosa”. E sulla stessa linea sarebbero le aziende. “Quando vedi che la Exxon mobil (una delle più grande aziende petrolifere mondiali, ndr) sta guidando la battaglia perché gli Usa rimangano nel Cop21 hai un buon sentimento di cosa stia accadendo e di cosa siano le nostre aziende, del fatto che sappiano che sia la cosa giusta da fare e che credano sia anche economicamente sostenibile”, ha garantito Bloomberg.
Gli Stati Uniti, ha aggiunto, “sono arrivati a metà strada verso gli obiettivi di Parigi, e ci sono ancora 8 anni di tempo fino al 2025. La metà delle centrali a carbone sono state chiuse, o in corso di chiusura, e ci stiamo riconvertendo al gas, che è anche più economico e presto lo saranno pure le rinnovabili” e, anche se ora per i cittadini “rappresentano una piccola parte della soluzione al problema, al ritmo con cui si stanno sviluppando presto saranno una gran parte di questa soluzione”, ha concluso.

28 giugno 2017

Banche e cambiamento climatico, un legame molto difficile da spezzare

 Tratto da Lettera 43

Banche e cambiamento climatico, un legame difficile da spezzare


Un anno dopo la firma del trattato sul clima della Conferenza di Parigi, le banche hanno ridotto in media i loro investimenti in combustibili fossili. Per le 37 banche più potenti del mondo nel 2014 la quota di finanziamenti è stata di 92 miliardi di dollari, nel 2015 di 111 e nel 2016 è scesa a 87. Una buona notizia che però non vale per tutti gli istituti di credito. UniCredit, il più grande gruppo bancario d'Italia, negli ultimi due anni ha quasi raddoppiato gli investimenti in energie inquinanti: da 554 milioni nel 2015 a 960 nel 2016. È quanto emerge dal rapporto Banking on Climate Change, studio elaborato dalle ong ambientaliste Sierra Club, Oil Change International, Rainforest Action Network e Banktrack con il contributo di altri 28 organizzazioni, tra cui Re:Common                                                                                                        
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L'INIZIATIVA DI 30 ISTITUZIONI BANCARIE. Quasi in contemporanea, come in un botta e risposta a distanza, 30 tra le istituzioni bancarie più importanti del mondo (dalla Banca mondiale alla Banca per gli investimenti europei, dall'Agenzia per lo sviluppo tedesca a quella indiana) hanno costituito la Climate Action in Financial Institutions Initiative, un network che si pone fino al dicembre 2018 l'obiettivo di promuovere attraverso report, buone pratiche e strategie condivise l'implemento a livello mondiale delle politiche ambientali contro il cambiamento climatico. Un modo per dire che anche le istituzioni della finanza vogliono fare la loro parte.
                                                                                                                                     UniCredit, al 30esimo posto della classifica dei principali finanziatori del cambiamento climatico con 2,1 miliardi nel triennio 2014- 2016, esce bocciata da Banking on Climate Change. Lo studio si concentra su petrolio estremo (ricavato da sabbie bituminose, Artico e da giacimenti in ultra mare aperto), miniere di carbone, centrali a carbone ed esportazione di gas Lng (gas liquido naturale), quattro tra le forme di energia da combustibili fossili più inquinanti al mondo. In tutti i settori UniCredit viene bocciata nella tabella del rapporto. In particolare, la banca italiana è molto attiva nella regione Artica, dove è decima nella classifica dei maggiori investitori, dietro gruppi come Bnp Paribas, Deutsche Bank e Barclays. In pagella fanno peggio di UniCredit le grandi banche cinesi (come Bank of China e China Construction Bank), alcune giapponesi (come la Sumitomo o la Nab), australiane come la Ciommonwealth Bank e nordamericane come Icbc, Cic e Scotiabank, gravemente insufficienti in tutte le categorie 
                                                                                                                       

L''IMPATTO DI CINA E USA. Già da quanto emerso ai tempi della Conferenza di Parigi, i problemi principali delle politiche energetiche sono concentrati tra Cina e Stati Uniti, Paesi che da soli contribuiscono da soli al 38% dell'inquinamento mondiale. Non stupisce, quindi, che i primi posti per investimenti complessivi nell'ultimo triennio nel settore dell'energia da fonti combustibili siano occupati proprio dalla Bank of China, la Commercial Bank of China e Jp Morgan. Dallo studio di Bank Track e delle altre ong risultano anche evidenti gli effetti ottenuti dalle campagne ambientaliste, in special modo con le banche europee. Bnp Paribas, Crédit Agricole, Société Générale e Deutsche Bank, destinatarie di campagne per fermare gli investimenti nel carbone, hanno effettivamente interrotto il sostegno di progetti di centrali a carbone, anche se continuano, in parte, a sostenere le miniere......Continua qui

27 giugno 2017

Gianni Lannes:Italia inquinata: bonifiche fantasma e cancro alle stelle

Tratto da Lo Spillo

Italia inquinata: bonifiche fantasma e cancro alle stelle

di Gianni Lannes articolo del 11.10.15
Risultati immagini per penisola avvelenata
Nelle aree più contaminate d’Italia i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. Le aree più inquinate del belpaese attendono dal 1996 una bonifica che non arriva, se non sotto forma di speculazione politica ed economica, mentre aumenta la mortalità a causa del galoppante inquinamento industriale; discorso a parte quello bellico: l’incidenza oncologica, in particolare cancro della tiroide, tumore alla mammella e mesotelioma.
Nel 2014 in sordina, è stato pubblicato sul sito dell’Associazione degli epidemiologi il terzo dossier dell’Istituto superiore di Sanità sugli effetti sulla salute delle popolazioni esposte nei “Siti di interesse nazionale per le bonifiche”. E’ l’aggiornamento dello studio “Sentieri”, realizzato dal Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’ISS dopo quelli realizzati nel 2010 e 2011. L’indagine intende approfondire il livello di compromissione della salute dei 5 milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie chimiche che hanno sversamento per anni i loro veleni contaminando terreni e acque. L’incrocio di mortalità, incidenza oncologica e ricoveri fa emergere dati sempre più drammatici. A Taranto eccesso di tumori alla tiroide, in dieci anni +58% tra gli uomini e + 20% tra le donne. E altrove è anche peggio
Dalla Val D’Aosta alla Sicilia. Quarantaquattro aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali. Tutto ufficiale, anche se scritto in burocratese dal ministero della cosiddetta “salute”. Le cifre, ovviamente, ben note ai governanti nazionali e locali dai primi anni ’90, sono ampiamente sottostimate.
.......Cengio (Savona) e Saliceto (Alessandria)
Comuni di Bergolo, Bistagno, Bubbio, Cairo Montenotte, Camerana, Castelletto Uzzone, Castino, Cengio, Cessole, Cortemilia, Cosseria, Cravanzana, Feisoglio, Gorzegno, Gottasecca, Levice, Loazzolo, Millesimo, Mombarcaro, Monastero Bormida, Monesiglio, Montezemolo, Niella Belbo, Perletto, Ponti, Pruneto, Sale San Giovanni, Saliceto, San Giorgio Scarampi, Sessame, Torre Bormida e Vesime.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di impianti chimici con produzione di coloranti e di discariche. Si osserva un eccesso in entrambi i generi per il tumore dello stomaco. Si osserva un eccesso nelle donne, per l’asma, sia in presenza sia in assenza di correzione per fattori socioeconomici».
Cogoleto-Stoppani (Genova)
Comuni di Arenzano e Cogoleto.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto per la produzione del bicromato di sodio e di una discarica. Per il complesso delle principali cause di morte mostrano una mortalità osservata simile a quella attesa tra gli uomini, mentre nella popolazione femminile indicano un eccesso per tutte le cause e per le malattie dell’apparato genitourinario. Si osserva un eccesso di rischio nelle donne, per l’asma. Inoltre, uno studio recente, effettuato dal CNR e da ARPA Liguria1, ha analizzato i sedimenti marini, evidenziando alte concentrazioni di metalli pesanti, come cromo esavalente e nichel e, in minore quantità, di argento, mercurio, piombo, rame e zinco».
Pitelli (La Spezia)
Comuni di La Spezia e Lerici.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, centrale elettrica, area portuale, amianto e discarica. Nel SIN risultano in eccesso la mortalità per tutti tumori e per le malattie dell’apparato respiratorio negli uomini. Risultano in eccesso negli uomini la mortalità per il tumore dello stomaco, del polmone, della pleura e per malattie dell’apparato respiratorio. Due studi dei lavoratori dei petrolchimici di Genova e La Spezia hanno evidenziato un eccesso di mortalità per mesotelioma pleurico tra i manutentori».Fonte Su La Testa

Associated Press :Le sette vite del carbone: torna a crescere nel 2017

Tratto da Rinnovabili.it

I dati raccolti dall'Associated Press

Le sette vite del carbone: torna a crescere nel 2017

  • A pochi giorni dal rapporto BP che segnalava un calo del consumo di carbone nel 2016, una nuova analisi smorza gli entusiasmi.
  •  Risultati immagini per 7 vite come i gatti 

(Rinnovabili.it) – Un colpo di coda, un rimbalzo, una rinascita, un vampiresco risorgimento. Chiamatelo come volete, resta il fatto che le previsioni ottimistiche sul sempre più prossimo phase out del carbone oggi subiscono una cocente delusione. L’Associated Press ha fatto chiarezza nel mare di numeri che ha inondato l’opinione pubblica negli ultimi mesi, segnalando come Cina, Stati Uniti e India, i principali utilizzatori della pietra nera sul pianeta, abbiano potenziato l’estrazione nel 2017.
 Questo ha decretato un rimbalzo improvviso dopo il declino record a livello globale registrato lo scorso anno. La rinascita del combustibile fossile più inquinante del mondo rappresenta, al contempo, una battuta d’arresto per gli sforzi tesi a frenare le emissioni che provocano il cambiamento climatico. Il carbone vale oggi circa la metà dell’uso di energia sul pianeta, e la Cina rappresenta il primo consumatore catalizzando il 50% delle forniture.
Secondo le analisi dei dati effettuate dall’agenzia, la produzione delle miniere a maggio si attesterebbe almeno su 121 milioni di tonnellate, una crescita del 6% per i tre paesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il cambiamento è più visibile negli Stati Uniti, dove le attività estrattive sono aumentate del 19%. In Cina, invece, nello stesso mese la risalita è del 4%. Nel maggio 2016, si registrava un -8%.
Questi numeri arrivano ad una settimana dal rapporto della BP sul mondo dell’energia, che indicava il crollo del carbone per il secondo anno consecutivo nel 2016. Un picco negativo del 6,5%, record mai registrato finora secondo l’azienda, dominato dal calo di Cina e USA.

25 giugno 2017

Il CARBONE UCCIDE : SOSTITUIRLO COL SOLARE SALVEREBBE 52 MILA VITE OGNI ANNO

Tratto da greenme

Se sostituissimo tutti gli impianti alimentati a carbone con parchi solari salveremmo la vita a 52 mila persone all’anno. Lo svela uno studio della Michigan Technological University che prende in esame gli Usa, proprio mentre Trump esalta i vantaggi del carbone e lo sostiene a scapito delle energie pulite.

Il carbone uccide

Asma, malattie all’apparato respiratorio, infarti. Sono soltanto alcune delle patologie legate alle emissioni generate dagli impianti a carbone, spesso impianti peraltro molto vecchi. E queste patologie portano alla morte di migliaia di persone ogni anno, nella maggior parte dei casi senza che vengano messi sotto accusa i veri responsabili. Al momento il carbone vale il 30% nel mix energetico degli Usa, secondo dati dell’Energy Information Administration. Ma se invece consideriamo i consumi il carbone vale il 15% e quasi tutto viene utilizzato per generare energia. Con il passare del tempo le fossili hanno lasciato il passo al gas naturale, ma contribuiscono in maniera massiccia a produrre emissioni nocive, talmente tante emissioni da uccidere oltre 50 mila persone all’anno.

Solare al posto del carbone: vite e denaro risparmiati

Passare alle rinnovabili è quindi utile anche a salvare vite umane in maniera considerevole. Installare 755 GW di nuova potenza solare costerebbe 1,45 mila mld di dollari Usa. Su un periodo di 25 anni – che coincide con quello di garanzia dei pannelli solari – sarebbe un costo di 1,1 mln di dollari per ogni vita salvata. Si può calcolare il valore di una vita? Forse non è molto elegante, ma gli stessi autori dello studio in questione sottolineano che questo costo è del tutto equivalente a quello calcolato in altre ricerche.
Ma questo costo unitario si basa su un calcolo in cui l’energia non corrisponde ad alcun valore, il che nella realtà non è affatto vero, visto che sia il carbone che il solare sono fonti di guadagno, così come l’energia elettrica. Per questo i ricercatori hanno rifatto il calcolo, basandosi sul costo dell’energia solare su scala residenziale in zone rurali, prendendo come esempio Houghton, in Michigan. Ebbene, a questo punto il passaggio da carbone a solare vale -4,65 milioni di dollari per ogni vista salvata. E’ un valore negativo. Significa che passare dal carbone al solare farebbe risparmiare vite e denaro.

Trump scommette sul carbone, ma il declino è fisiologico

Questo studio potrebbe essere uno dei tanti buoni motivi a guidare la transizione energetica? Potrebbe. Il condizionale è d’obbligo anche alla luce di quanto invece prevede il presidente Usa Donald Trump, che punta molto sul carbone per il futuro del Paese. Ma la realtà dei dati scientifici indica questa fonte in declino, un declino fisiologico, dettato dal progresso che coinvolge non soltanto la produzione ma anche la fruizione dell’energia (Stanford Institute for Economic Policy Research). In altre parole, il carbone non è vittima di scelte politiche a favore di altre fonti, ma cadrà per mano dell’innovazione e del cambiamento (incarnati anche, naturalmente, dalle rinnovabili).
........Gli Usa restano il terzo investitore al mondo in rinnovabili dietro Cina e India; più il carbone diventerà un investimento insostenibile, più le rinnovabili saranno palesemente la scelta più economica, più gli Usa riusciranno ad avvicinarsi a quel traguardo di 51.999 vite salvate all’anno.Continua su  greenme


24 giugno 2017

L’olio extra-vergine di oliva protegge il cervello dall’Alzheimer



Tratto da Corriere .it 
Così l’olio extra-vergine di oliva protegge il cervello dall’Alzheimer Esperimento su topi in cui viene indotta       una forma controllata della malattia: l’olio Evo preserva         la memoria e riduce la formazione di placche amiloidi           e grovigli neurofibrillari  
La dieta mediterranea allunga la vita e protegge da diverse malattie, inclusa la demenza. In particolare, secondo alcuni ricercatori americani della Temple University di Philadelphia guidati dall’italiano Domenico Praticò (in collaborazione con Luigi Iuliano dell’Università La Sapienza di Roma) il consumo costante di olio extra-vergine di oliva (Evo) - componente fondamentale della dieta mediterranea insieme a cereali, verdura, frutta, pesce e (in minor misura) carne - mette al riparo dal declino cognitivo. Lo studio, condotto su animali, è stato pubblicato su Annals of Clinical and Translational Neurology.

Memoria e apprendimento

In particolare l’olio Evo aiuta a mantenere salde memoria e capacità di apprendimento. Inoltre riduce la formazione di placche beta-amiloidi (accumuli di proteina precursore della beta-amiloide) e grovigli neurofibrillari (reti formate da filamenti di proteina tau fosforilata all’interno dei neuroni), due marcatori tipici del morbo di Alzheimer. I ricercatori americani hanno individuato anche il meccanismo protettivo che sta alla base. .....
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22 giugno 2017

IRENA :Le energie rinnovabili nel 2016 hanno dato lavoro a 10 milioni di persone

Energie rinnovabili: nel 2016 hanno dato lavoro a 10 milioni di persone

'IRENA (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) ha recentemente 

pubblicato il rapporto con i dati 2016 del lavoro dato nel mondo dalle attività

 connesse con le energie rinnovabili: i posti di lavoro garantiti sono stati 

10 milioni.


Complessivamente si tratta di quasi 10 milioni di posti di lavoro, in crescita

 di oltre l'1% rispetto all'anno precedente, come emerge da 

“Renewable Energy and Jobs: Annual Review 2017″.

In Europa i paesi che hanno un maggior numero di lavoratori in questo ambito 
sono la Germania, in particolare nell'eolico, e la Francia (biomasse).
Cina, Brasile, Stati Uniti, Giappone e Germania si sono dimostrati fino ad oggi i 
Paesi maggiormente capaci di creare occupazione nel settore delle rinnovabili.
 Focalizzando l’attenzione sul colosso asiatico, nel 2016 i lavoratori cinesi 
riconducibili a questo mercato erano 3,64 milioni (+3,4% in un anno).
Il più rapido tasso di crescita è legato al fotovoltaico, con 3,1 milioni di dipendenti 
a livello globale (+12% dal 2015), seguito dall’eolico con 1,2 milioni (+7%). 
Da precisare che IRENA ha inserito nel conteggio anche idroelettrico (1,5 milioni),
 biocarburanti (1,7 milioni), biomasse (700.000) e biogas (300.000).

Ambiente: italiani preoccupati di inquinamento e rifiuti

Ambiente, EcoForum: italiani preoccupati di inquinamento e rifiuti

Inquinamento atmosferico, della terra e dell’acqua e veleni causati dall’industria. Gestione inefficiente dei rifiuti. Clima, con tutte le sue emergenze. Sono i tre ambiti che confermano l’attenzione degli italiani alle questioni ambientali, preoccupazioni sentite, diffuse e accompagnate anche da una buona conoscenza degli sviluppi dell’attualità, se si considera che i cittadini sono informati degli accordi di Parigi sul clima e soprattutto dallo strappo internazionale degli Stati Uniti.
Sembra diffusa anche una buona consapevolezza delle promesse insite nell’economia circolare: per l’88% degli italiani questa rappresenta un modello economico vantaggioso in termini di energia e risparmio di risorse.  E non a caso all’economia circolare dei rifiuti è dedicato l’EcoForum organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in corso a Roma. Dopo aver evidenziato la presenza in Italia di filiere virtuose che producono nuova materia prima e nuove risorse dai rifiuti ma che rischiano di chiudere o di bloccarsi non per problemi tecnologici ma perché le norme non sono adeguate e al passo coi tempi, oggi è stata presentata una ricerca, realizzata da Lorien Consulting, che fa il punto sulla sensibilità ambientale degli italiani.
La preoccupazione rimane alta soprattutto nei confronti dell’inquinamento atmosferico, della gestione inefficiente dei rifiuti e dei cambiamenti climatici. I cittadini sono informati degli Accordi sul clima di Parigi e degli sviluppi di queste ultime settimane, segnate dai due G7 di Taormina e Bologna e dallo strappo definitivo degli Usa di Donald Trump. E credono nell’economia circolare. “Analizzando le tendenze degli italiani – ha detto Antonio Valente, Amministratore Delegato Lorien Consulting – emerge come l’Italia sia un Paese sempre più attento e partecipante alle tematiche ambientali. ....
Per gli italiani le principali minacce ambientali sono legate all’inquinamento atmosferico (39%), a quello industriale, delle acque e dei terreni (33%), alla gestione inefficiente dei rifiuti (32%). Il 62% dei cittadini si informa il più possibile su come fare bene la raccolta differenziata dei rifiuti, il 26% su come risparmiare nei consumi domestici, il 25% sull’acquisto di prodotti alimentari con etichette e tracciabilità ambientale e il 21% si informa su come acquistare prodotti con limitato uso di imballaggi.
Cittadini e istituzioni devono lavorare entrambi : per gli intervistati i principali responsabili della salvaguardia dell’ambiente sono i cittadini (72%) ma anche le istituzioni (78%) devono fare la loro parte. Attenzione c’è anche nei confronti del clima, non solo di quei cambiamenti climatici ormai sotto gli occhi di tutti, ma anche nei confronti delle politiche internazionali e degli ultimi sviluppi che hanno visto l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi: il 77% degli intervistati sa dello strappo degli Usa e il 60% dichiara che questa scelta comporterà impatti negativi.  
Spiega Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente : “Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione dei cittadini ai temi ambientali, e nel nostro Paese sono stati compiuti importanti passi avanti. L’Italia è stato il primo paese in Europa a mettere al bando i sacchetti di plastica, ha finalmente una avanzata legge sugli ecoreati e in questi ultimi anni sta dimostrando di essere la culla della nascente economia circolare europea al centro dell’importante pacchetto votato dall’Europarlamento. Sulla scia di questi successi, la Penisola deve però lavorare per superare quegli ostacoli non tecnologici che frenano l’economia circolare e chiudere con l’emergenza rifiuti, da quella sulle discariche non bonificate a quelle della Sicilia e di Roma. Purtroppo non vediamo ancora segnali univoci in questa direzione da parte delle istituzioni nazionali e locali”.

20 giugno 2017

AMBIENTE E SALUTE: E' LA QUALITÀ DEL PARTICOLATO ATMOSFERICO CHE INCIDE SULLA TOSSICITÀ

AMBIENTE E SALUTE: E' LA QUALITÀ DEL PARTICOLATO ATMOSFERICO AD INCIDERE SULLA TOSSICITÀ

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Che il particolato atmosferico – l’insieme di polveri o particelle solido-liquide sospese nell’aria - abbia effetti dannosi per la salute umana è cosa nota: per questo motivo, nella comunità scientifica internazionale, il potenziale ossidativo è sempre più studiato come indicatore di rischio. Ora uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Lecce dimostra come il potenziale stress ossidativo vari a seconda della composizione chimico-fisica e delle sorgenti del particolato stesso: la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente, quindi, dalla ‘qualità’ del particolato più che dalla sua concentrazione. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università del Salento, è pubblicato su Atmospheric Environment.
È stato valutato mediante specifici test il potenziale ossidativo di tre tipologie raccolte presso l’Osservatorio climatico-ambientale Isac-Cnr di Lecce, provenienti da diverse sorgenti: campioni ‘standard’ in giornate di normali condizioni climatico-atmosferiche, campioni contenenti polveri trasportate dal Sahara e campioni ad alto contenuto di carbonio (derivante da traffico veicolare, combustioni industriali, di biomasse e/o incendi)”, spiega Daniele Contini (Isac-Cnr), ricercatore che ha coordinato lo studio. “I risultati mostrano che questi ultimi, cioè i campioni ad alto contenuto di carboniohanno un potenziale ossidativo molto elevato, mentre durante gli eventi di trasporto di polveri africane si registrano grandi incrementi di concentrazione del particolato, ma il potenziale ossidativo rimane relativamente basso, simile a quello dei campioni standard”.
La valutazione ha riguardato, in particolare, particelle con diametro inferiore a 2,5 micron (PM2.5) e a 10 micron (PM10), mediante un test ampiamente utilizzato a livello internazionale (DTT test o test di velocità di deplezione del ditiotreitolo, che analizza, nel tempo, la quantità di sostanze ossidanti presenti nei campioni).L’obiettivo era approfondire i meccanismi della tossicità del particolato atmosferico nel tempo: il confronto ha dimostrato che le proprietà ossidative di campioni provenienti da diverse sorgenti sono molto diverse”, prosegue Contini. “Questo è un aspetto di cui si dovrebbe tenere conto negli studi epidemiologici: il potenziale ossidativo è, infatti, un indicatore quantitativo diretto, spesso ancora più significativo dell’incremento di concentrazione dovuto a una specifica sorgente. Ciò permetterebbe una migliore interpretazione dei dati di qualità dell’aria e dell’esposizione dei cittadini a sostanze potenzialmente dannose per la salute”.  
I risultati sono stati ottenuti utilizzando la rete infrastrutturale realizzata nell’ambito del progetto PON I-Amica, che ha permesso di costruire a Lecce l’Osservatorio climatico-ambientale dedicato allo studio dei cambiamenti di composizione dell’atmosfera.

Diritto alla Salute- Ambiente e Salute, quale legame?


Interessante articolo del luglio 2015 tratto da fattodiritto.it

Diritto alla Salute- Ambiente e Salute, quale legame?


NUOVI DATI DIMOSTRANO CHE SE NON INVERTIAMO LA ROTTA L’UOMO SI ESTINGUERA’
Risultati immagini per Salute- Ambiente e Salute, quale legame
del dottor Giorgio Rossi
Mi preme ritornare sull’argomento ambiente e salute già più volte affrontato in questa rubrica, ma soprattutto in riferimento al Convegno “ VERDE E NERO, L’AMBIENTE CHI LO PROTEGGE E CHI LO UCCIDE” organizzato dall’Associazione Culturale “ Fatto e Diritto” il giorno 05 giugno scorso presso l’Università Politecnica delle Marche ad Ancona . In quell’occasione, nel mio  intervento, avevo indicato, succintamente, i danni alla salute provenienti dall’ambiente in particolare in relazione alle malattie tumorali.
 Proprio in questi giorno sono comparsi in letteratura dei dati di estremo interesse sull’argomento che alla data del convegno non erano stati ancora pubblicati e pertanto ritengo ora  interessante presentarli come appendice al Convegno stesso.
Una delle più autorevoli riviste mediche al mondo , la britannica Lancet, ha organizzato e curato la Climate Health Commission con la partecipazione di 40 scienziati di differenti discipline, a carattere internazionale, tra cui europei (anche italiani), asiatici e africani .La commissione ha stilato un documento conclusivo, presentato il 24 giugno scorso, in cui riporta al centro del dibattito il protagonista giusto: se non si riuscirà a portare la questione ambientale al centro dell’azione politica globale, il prossimo panda da salvare saremo noi.
I rischi potenzialmente catastrofici per la salute umana derivanti dai cambiamenti climatici, affermano i membri della Commissione Lancet, sono stati sottovalutati, mentre le tecnologie e le risorse per affrontare il problema potrebbero già essere rese disponibili , è la volontà politica di attuarle che ancora manca.
Il cambiamento climatico causato dal surriscaldamento globale, dovuto a sua volta dall’aumento delle immissione di C02 , ha il potenziale di invertire tutti i guadagni in termini di salute faticosamente conquistati da progressi medici, sociali ed economici nell’arco degli ultimi 50 anni.
Da tempo ormai la comunità medica globale tenta di far passare questo potente messaggio.      Lancet non è nuova ad approfondimenti sull’argomento; così come altre autorevoli riviste mediche come Britisch Medical Journal, che ha chiesto all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di dichiarare i cambiamenti climatici un’emergenza sanitaria globale.
Così come  sono state alquanto diffuse le raccomandazioni dell’OMS stessa che indica come punti fondamentali per migliorare la nostra salute, la riduzione dei combustibili fossili, la riduzione  dell’immissione di inquinanti in atmosfera abbattendo  i consumi e applicando tecnologie più pulite, rendere più sostenibile la nostra dieta alimentare.
Che il  raggiungimento di tali obiettivi voglia dire ridurre la mortalità per malattie tumorali, cardiovascolari ed anche mentali, rappresenta ormai  un punto fermo  abbastanza ben conosciuto dalla popolazione mondiale, un po’ come i danni derivanti dal fumo di tabacco.
Ma nel rapporto della Commissione Lancet la maggior minaccia per la salute umana dovuta al cambiamento climatico non proviene dai dati sopra esposti , ma dagli eventi meteorologici estremi  (con il suo relativo carico di vittime) come ondate di calore, inondazioni, siccità e tempeste.
Secondo il rapporto l’esposizione della popolazione globale, intesa come numero di giornate in cui si sarà sottoposti ad eventi meteorologici , quadruplicherà nei prossimi  decenni per le piogge estreme, mentre triplicherà per le siccità; mentre, nello stesso periodo, l’esposizione delle persone anziane alle ondate di calore è destinata ad aumentare di un fattore 12 . Secondo le stime, ciò potrebbe comportare circa 250mila morti addizionali all’anno nel 2030.
Combattere i cambiamenti climatici rappresenta la migliore opportunità per migliorare la salute dell’uomo nel XXI secolo a livello globale.

dichiarazione finale della Sesta conferenza interministeriale su ambiente e salute di Ostrava


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La dichiarazione finale della Sesta conferenza interministeriale su ambiente e salute di Ostrava conclude i lavori di una conferenza a tutti gli effetti importante, ospitata dalla Repubblica Ceca a Ostrava, dal 13 al 15 giugno. Sotto l'egida della Regione Europea della Organizzazione mondiale della sanità, la conferenza si è tenuta negli impianti delle acciaierie Dolní Vítkovice, chiuse nel 1998, restaurate come grande spazio pubblico e museo industriale......
Nella dichiarazione finale, riconosciuto il peso e la gravità dei fattori ambientali che influenzano la salute, si sottolineano alcuni elementi cruciali:
  • la necessità di integrare gli obiettivi di tutte le Istituzioni internazionali che agiscono nella stessa direzione, e quindi si “sposano” a tutti gli effetti gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’UNEP, e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015 sul clima;
  • il peso di degrado ambientale, l’inquinamento, il cambiamento climatico, l'esposizione a prodotti chimici pericolosi e la destabilizzazione degli ecosistemi aggravano le diseguaglianze sociali;
  • la responsabilità va condivisa con tutti i livelli di governo, da quello internazionale a quelli locali, coinvolgendo i cittadini e i portatori di interessi con azioni estese sul territorio, dentro e fuori i propri confini e proiettate su scale temporali lunghe;
  • vanno intraprese azioni di sistema, quindi intersettoriali, e va messa al centro la prevenzione, mantenendo anche in questo caso la massima attenzione alle conseguenze per i settori svantaggiati.
I 53 paesi si impegnano quindi a mantenere gli impegni già presi e a rafforzare le collaborazioni in direzione della sostenibilità per proteggere ambiente e salute. Da sottolineare: rafforzare l’equità, l’inclusione sociale e l’eguaglianza di genere; lavorare con i portatori di interessi a tutti i livelli; supportare attivamente la ricerca scientifica destinata a consolidare le conoscenze necessarie alle decisioni, sostenendo il principio di precauzione. Tra gli altri impegni delineati all’art 9, è da notare un rovesciamento di prospettiva: è importante lavorare per promuovere infrastrutture e sistemi sanitari resilienti, in particolare rispetto ai cambiamenti climatici (art.9d).
I settori prioritari di azione elencati nella dichiarazione sono sette. Quattro coprono questioni ben note, per le quali esistono conoscenze scientifiche molto avanzate, e servono azioni sempre più incisive, con obiettivi misurabili. Si tratta di:
Acqua e servizi igienici. La priorità storica della Regione Europea del WHO ha fatto certo progressi, con i cambiamenti epocali post 1989 e la sempre maggiore cooperazione tra i paesi. Anche i paesi più sviluppati hanno però impianti che stanno invecchiando e che andrebbero rinnovati con altissimi costi economici.
Qualità dell’aria. È una questione ben nota, e abbiamo imparato a contare quanti morti e malati in più ci saranno ogni volta che aumentano gli inquinanti atmosferici. Ma come prevenire? Oggi le regioni stanno elaborando i piani per il contenimento delle emissioni, ma bisogna agire in modo concertato e rapido, con indicatori espliciti e obiettivi misurabili.
Sicurezza chimica. I progressi del regolamento REACH in Europa fanno sentire i loro effetti, anche se le conoscenze sono ancora molto scarse in materia. Una delle priorità è ancora l’identificazione e l’eliminazione dell’esposizione ad amianto, causa di tante malattie e decessi. Serve maggiore informazione e coinvolgimento dei cittadini che contribuiscono a identificare i problemi esistenti e a modificare la propria esposizione.
Cambiamenti climatici. Gli accordi di Parigi del 2015 aiutano a chiarire le priorità, anche se ora è importante concentrasi sui più vulnerabili con strategie intersettoriali e obiettivi a lungo termine.
Ci sono poi settori che non sono nuovi, ma vengono declinati in modo molto articolato, mostrando la profondità del lavoro preparatorio e la competenza scientifica messa in campo.
Città. Individuate come il luogo critico per eccellenza, su cui l’umanità del pianeta sta riversando miliardi di persone, energie, consumi e, di nuovo, diseguaglianze che devono essere gestite. All’interno di questo settore l’architettura, i trasporti, il rumore, il cibo sono ambiti su cui le politiche devono riuscire a incidere.
Rifiuti e le aree da bonificare. Anche grazie alla ricerca scientifica italiana degli ultimi anni, rifiuti e aree di bonifica sono stati riconosciuti come una priorità ambientale e sanitaria a se stante.
Sostenibilità ambientale e sistemi sanitari. Ecco il settore su cui WHO e i paesi firmatari propongono di rovesciare la prospettiva: non più solo portare il tema salute all’interno dei temi ambientali, ma portare l’ambiente nel cuore dei sistemi sanitari. Se si opererà in modo sistematico promuovendo le tecnologie più rispettose dell’ambiente, i consumi verdi, la gestione dei sistemi più efficiente dal punto di vista ambientale proprio il settore sanitario potrà dare un contributo decisivo al miglioramento ambientale.
Comune a tutti i sette settori è infine la valutazione di impatto ambientale e di impatto sulla salute: la VIA e la VIS. Questo tema è centrale in Italia proprio in queste settimane, in cui si sta preparando l’attuazione della nuova Direttiva VIA europea, che rafforza l’inclusione di indicatori di salute nelle valutazioni di nuovi impianti o nel rinnovo delle autorizzazioni. Le Valutazioni di Impatto sulla Salute sono importanti perché aiutano a definire il carico di malattie e mortalità, fornendo elementi chiave per le decisioni agli amministratori locali e alle comunità.

Per affrontare le sette sfide, OMS Europa ha deciso di coinvolgere nella conferenza di Ostrava da una parte le istituzioni internazionali, dall’altra gli attori locali che possono operare le trasformazioni più profonde e durature. Ecco quindi ai tavoli delle sessioni plenarie UNECE, UNEP, Rete città sane, Rete delle regioni per la salute, assieme a sindaci, assessori, responsabili di istituzioni locali, enti di ricerca, agenzie governative che si occupano di ambiente e salute.
Assenti invece i ministri dei 53 paesi della Regione Europea del WHO, contrariamente alle conferenze precedenti. Un brutto segno, che Srdan Matic, coordinatore del Dipartimento Policy e Governance per salute e benessere di OMS Europa, ha provato a spiegare: “Ci sono state defezioni dei ministri per molti motivi diversi, anche logistici, ma non possiamo negare che il tema ambiente e salute è uscito dall’agenda della politica a livello dell’Unione Europea e dei singoli paesi. Le priorità si concentrano sulla sicurezza e sulla crescita economica, che ha sempre caratteristiche di breve termine, e non riesce quindi a includere scenari come i cambiamenti climatici e il futuro dei nostri figli. .....Leggi tutto qui 

Problemi dell’inquinamento ambientale nella Valle del Sacco

Tratto da casalinanews 

Ferentino, incontro dei Medici di Famiglia sui problemi dell’inquinamento ambientale nella Valle del Sacco

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Continua la marcia divulgativa sull’inquinamento ambientale nei paesi della Valle del Sacco da parte dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia. Sabato 17 giugno i medici hanno incontrato amministratori e cittadini presso l’aula consiliare di Ferentino.
Diversi gli argomenti trattati, ma quello di maggiore attualità, espresso con forza e dovizia informativa, ha riguardato le iniziative in atto, portate avanti da Unindustria, al fine di ridurre e semplificare le procedure per ottenere le autorizzazioni in campo ambientale. Dai medici  è stato più volte sottolineato che nei convegni organizzati dagli industriali con le istituzioni non si è parlato dell’aspetto principale dell’inquinamento: la salute. L’inquinamento, è  stato detto, è squisitamente una problematica sanitaria, dalla quale non si può prescindere in nessun modo e per nessuna ragione, men che mai per il profitto, mascherato da iniziative occupazionali. La priorità deve essere riconosciuta nella salvaguardia della salute che si ottiene solo con il rispetto dell’ambiente. Non esiste altra forma di prevenzione. Per la Valle del Sacco si è rimarcato che da troppo tempo mancano studi relativi alle malattie da inquinamento sia dell’aria che del suolo.
Ma la cosa inquietante è che tutti gli studi precedenti regionali e nazionali, datati e fermi a diversi anni fa, già allora raccomandavano, proprio per questo territorio, la prosecuzione e l’implementazione della ricerca in funzione delle gravi malattie risultate ed attestate. Nell’ultimo periodo peraltro, i medici si sono trovati a rilevare e controbattere, in ripetute occasioni, comunicazioni di studi non corrispondenti, non inerenti, non confacenti, ma sopratutto fuorvianti rispetto le problematiche drammatiche del territorio:...........
La contemporanea e ripetuta presenza allo stesso tavolo di attori istituzionali, a cui per norma sono affidate le decisioni finali in ambito ambientale regionale e provinciale, pone delle serie preoccupazioni rispetto la possibilità che una non adeguata e fuorviante informazione possa determinare scelte normative nefaste per l’ambiente e quindi per la salute della collettività.  Inesattezze  e disinformazione in materia di inquinamento atmosferico  possono avere risvolti e conseguenze molto gravi per la salute, per questo, le decisioni di politica ambientale devono discendere da analisi pertinenti ed obiettive, suffragate da dati certi e da evidenze scientifiche convalidate.....

18 giugno 2017

Fa sempre più caldo e diminuiscono le piogge, così i cambiamenti climatici stanno trasformando l’Italia...e non solo

 Tratto da http://www.linkiesta.it/
Fa sempre più caldo e diminuiscono le piogge, così i cambiamenti climatici stanno trasformando l’Italia.
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Crescono le temperature, i fiumi si prosciugano e il Paese scopre il rischio desertificazione. Al termine di una primavera bollente, Coldiretti denuncia un miliardo di danni per l’agricoltura. Senza contare i problemi della salute: «Due anni fa l’ondata di calore ha provocato 2.700 morti premature»
di Marco Sarti

Aumenta la temperatura, diminuiscono le piogge, i fiumi si asciugano e la terra diventa arida. Non serve scomodare la scienza per scoprire gli effetti del cambiamento climatico, basta vedere cosa accade in Italia. Il mondo dell’agricoltura ha lanciato l’allarme. La primavera che si avvia alla conclusione è stata la seconda più calda di sempre. Quasi due gradi oltre la media. A giugno le temperature massime hanno raggiunto una media di 25,4 gradi. Siamo 2,2 gradi oltre la soglia di riferimento. L’estate deve ancora iniziare, ma sembra già di stare ad agosto. Intanto le precipitazioni diminuiscono drasticamente e il nostro Paese inaridisce. Secondo i dati Coldiretti - che denunciano un danno di quasi un miliardo di euro per l’agricoltura - la stagione che sta per concludersi ha visto dimezzarsi il numero delle piogge. Al Centro Italia oltre l’80 per cento in meno rispetto alla media. E così i bacini idrici si riducono, fiumi e torrenti si seccano. In diverse regioni si affaccia il rischio della desertificazione.

Le previsioni meteorologiche avvertono: è in arrivo la settimana più rovente dell’anno. Intanto le precipitazioni diminuiscono drasticamente e il nostro Paese inaridisce. Secondo i dati Coldiretti - che denunciano un danno di quasi un miliardo di euro per l’agricoltura - la stagione che sta per concludersi ha visto dimezzarsi il numero delle piogge

Scenari incredibili, ma purtroppo attesi. Se il cambiamento climatico è ormai una realtà riconosciuta, pochi sanno che l’impatto del fenomeno è particolarmente evidente nel bacino del Mediterraneo. Un’area dove vivono oltre 500 milioni di persone. ........... Il clima cambia, faremo bene ad abituarci. E se rispetto all’inizio del secolo scorso abbiamo già raggiunto un aumento di 1,3 gradi, per l’Italia diventa fondamentale rimanere al di sotto della soglia di 1,5 gradi. «La vera novità è l’accelerazione del fenomeno» racconta Riccardo Valentini, membro italiano dell’Ipcc (il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico in seno alle Nazioni Unite). «I numeri sono chiarissimi, ecco perché dobbiamo sbrigarci a dare delle risposte». Con lui c’è Antonio Navarra, direttore del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici. Ma quali sono le conseguenze dirette per il nostro Paese? L’aumento della temperatura media e la diminuzione delle precipitazioni sono fenomeni percepibili da ciascuno. E così la maggior frequenza di inverni anomali e la possibilità di eccezionali ondate di calore in estate. Senza dimenticare l’aumento di eventi estremi: dalle alluvioni a veri e propri cicloni......
Nel luglio del 2015 si è registrata in Italia un’eccezionale ondata di calore. Un evento durato solo poche settimane che secondo i dati di Legambiente - presentati alla Camera dal vicepresidente Edoardo Zanchini - ha provocato almeno 2.700 morti premature

E poi ci sono i problemi per la salute. Spesso poco studiati, ma non per questo meno preoccupanti. Nel luglio del 2015 si è registrata in Italia un’eccezionale ondata di calore. Un evento durato solo poche settimane che secondo i dati di Legambiente - presentati alla Camera dal vicepresidente Edoardo Zanchini - ha provocato almeno 2.700 morti premature. Un numero incredibile, eppure destinato a salire. Nei prossimi anni, infatti, il cambiamento climatico in atto moltiplicherà la frequenza di questi eventi. Non solo. Come denuncia un documento presentato dalla deputata Bianchi, senza una radicale inversione di tendenza è destinato a crescere anche il rischio di malattie trasmissibili clima-sensibili. Quelle trasmesse da insetti vettori, ad esempio. Tossinfezioni alimentari e malattie trasmesse con l’acqua. Senza dimenticare l’impatto sulla salute umane dal peggioramento della qualità dell’aria. ..... «Non abbiamo più un minuto da perdere».Leggi tutto qui

17 giugno 2017

ARPAE:"Qualità dell´aria e salute" in un ebook

Tratto da Arpae
Qualità dell´aria e salute 


"Qualità dell´aria e salute" in ebook

Disponibile in formato ebook il libro che raccoglie gli articoli di Ecoscienza su inquinamento atmosferico e impatto sulla salute.
(16.06.2017) 


È disponibile in formato ebook "Qualità dell´aria e salute", il libro che raccoglie gli articoli pubblicati dalla rivista Ecoscienza (n. 1 e 3/2017) sul tema dell´inquinamento atmosferico e dei suoi impatti sulla salute umana.
Il libro raccoglie una ricca serie di interventi e aggiornamenti su molteplici temi legati alla qualità dell’aria. In primo luogo, viene analizzato come e su quali basi scientifiche viene condotto il monitoraggio della qualità dell´aria, con approfondimenti anche sulle nuove frontiere di conoscenza e l’evoluzione delle tecniche di monitoraggio, con alcuni collegamenti anche alla citizen science.
Una sezione è dedicata alle politiche e alla pianificazione ai diversi livelli di governo (europeo, nazionale e regionale) sulla qualità dell´aria, compreso il contributo del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa)
Viene quindi esaminata la situazione in diverse aree critiche del paese.
La sezione più strettamente legata alla connessione aria/salute approfondisce le conoscenze epidemiologiche e tossicologiche, la loro necessità di integrazione e gli effetti cardiovascolari, respiratori e oncologici dell´inquinamento atmosferico.
Infine, una sezione riguarda i temi della comunicazione del rischio, della percezione e della partecipazione.
Scarica la versione .mobi (compatibile con ereader Kindle)


Michael Bloomberg: «Il cambiamento climatico ha il potenziale di distruggere ogni essere vivente»

Tratto da recoverweb

La sfida di Bloomberg a Trump: “L’America salverà l’ambiente”

L’imprenditore illustra il manifesto per il pianeta alla Fondazione Agnelli: “Sindaci, aziende e cittadini alleati malgrado lo strappo del presidente”

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Nella battaglia sul clima gli Stati Uniti faranno la loro parte anche senza il governo federale. E ora che l’amministrazione guidata da Donald Trump ha deciso di uscire dall’accordo di Parigi, la Bloomberg Philanthropies è pronta a sostituirsi a Washington per finanziare gli sforzi delle Nazioni Unite.
Michael Bloomberg atterra in Europa, sfida il presidente americano e lancia il suo manifesto per il pianeta. «Il cambiamento climatico ha il potenziale di distruggere ogni essere vivente» e rischia di trasformare la Terra «in un deserto» dice l’ex sindaco repubblicano di New York.
Bloomberg arriva a Torino accompagnato da John Elkann e parla davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella nuova sede della Fondazione Agnelli ideata da Carlo Ratti: una casa dell’innovazione a basso impatto ambientale, dove pensare il domani della città e del Paese. Alle sue spalle, una foto con l’avvocato Gianni Agnelli e Vittorino Chiusano. Cravatta lilla, spilla a stelle e strisce appuntata sulla giacca, l’uomo che ha trasformato in una missione l’impegno per la sostenibilità, è deciso a mettere sul piatto 15 milioni di dollari per non vanificare i progressi fatti dagli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni. «La scelta di Trump rende più difficile il nostro impegno ma, negli Usa, il governo nazionale non determina la nostra capacità di lottare contro le emissioni. Abbiamo fatto più di altri, siamo già a metà strada», scandisce l’ultimo dei multilateralisti, che dopo lo strappo ha guidato la rivolta di oltre duecento tra sindaci, governatori, imprenditori.
Obiettivo India e Cina 
Bisogna agire, incalza, «fare qualcosa per il pianeta e per l’economia». Come? Attraverso un grande patto ecologista tra le «città, le aziende che puntano sulle energie rinnovabili, i cittadini che si impegnano nella difesa dell’ambiente». Un’alleanza a cui partecipa anche la Commissione Europea. In questo modo, in futuro, «anche Cina e India si renderanno conto che c’è qualcosa da fare per migliorare l’aria che respiriamo».
Tra i motori del cambiamento ci sono enti privati e fondazioni. Come la sua, nata per occuparsi di istruzione, sanità pubblica, ambiente: «Saremo noi a fare la differenza». Assieme, dice Bloomberg, ai veri attori dell’innovazione, i primi cittadini, quelli che «si concentrano sulle soluzioni dei problemi» e prendono le decisioni in grado di avere l’impatto più forte, perché replicabili. L’ex sindaco di New York lo sa benissimo: dal 2002 ha condotto una guerra senza quartiere al fumo. Sembrava un azzardo, ricorda, dai turisti volavano insulti. Oggi è la norma, praticamente ovunque. Così come è difficile da arrestare il processo di trasformazione delle centrali a carbone in rinnovabili. «Siamo riusciti a convertire un impianto sue due», sorride. Non è finita.
Il futuro e l’Africa 
Il prossimo obiettivo si chiama Africa: «Bisogna cercare di misurare i progressi, lavoriamo per capire di che cosa muoiono le persone». Perché il futuro si gioca anche lì. «Oggi, per la prima volta, le malattie contagiose uccidono più di quelle che si trasmettono», dice. Eccola, la forza della filantropia. Intervenire su temi differenti, spaziare: «Credo ci siano molte forme per rendere il mondo migliore. Sono ottimista». Il chiodo fisso, però, si chiama ambiente. «Faremo tutto ciò che l’America avrebbe fatto se fosse rimasta nell’accordo» aveva promesso dopo lo strappo di Trump. E, a ventiquattro ore dal via libera del Parlamento europeo all’accordo sulla riduzione dei gas a effetto serra da qui al 2030, finita con un «processo» al numero uno americano, ecco la sfida: «Anche senza l’impegno del governo federale, gli Stati Uniti faranno la loro parte per contrastare il cambiamento climatico».