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31 marzo 2012

.......Rinnovabili mettono a rischio i grandi impianti elettrici

Tratto da Ecologiae

Rinnovabili mettono a rischio i grandi impianti elettrici

Le classi dirigenti italiane, ed in particolare quella precedente a questo Governo, si sono sempre lamentate che non avendo l’Italia a disposizione sul proprio territorio petrolio, carbone, gas o altri combustibili fossili, era costretta ad acquistarli dall’estero, con impatto pesante sulla nostra economia. La soluzione per alcuni di loro era il nucleare, per fortuna gli italiani, che si dimostrano sempre più furbi dei loro governanti, hanno preferito le rinnovabili. Ed un importante risultato è stato raggiunto.
Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente circa un quarto (26,6%) dell’elettricità nazionale è fornita dall’idroelettrico, eolico, solare e geotermico. Numeri senza dubbio importanti, in particolar modo se consideriamo che specialmente per il solare si tratta di piccoli impianti domestici che coprono il fabbisogno di una famiglia e rimettono in rete l’elettricità in eccesso. Tutto questo ha portato ad una sola conseguenza: le grandi centrali elettriche lavorano di meno. 

Non siamo vicini all’estinzione delle centrali termoelettriche, magari, ma ai vertici delle loro holding comincia a serpeggiare il malumore. 

A lamentarsi più di tutti è Paolo Andrea Colombo, presidente di Enel, che spiega come una centrale per essere redditizia ha bisogno di lavorare circa 5 mila ore l’anno, ma con l’avvento delle rinnovabili non arriva nemmeno a tremila. La notizia, secondo lui, è negativa perché si rischia di far chiudere le centrali. Ma non era proprio a questo che puntavamo? Non era proprio all’autosufficienza energetica che l’Italia puntava? Non è meglio avere tante piccole minicentrali rinnovabili che una grande centrale inquinante che per funzionare fa gravare sul portafoglio dei cittadini il costo dell’importazione di gas o petrolio? Ogni inverno viviamo in prima persona la battaglia tra Russia e Ucraina sulle forniture di gas. Non è meglio ora che si abbassa la richiesta?

 

Legambiente Taranto:ORA BASTA- " Ilva, i periti ai giudici: A Taranto è ormai emergenza sanitaria"






Tratto da Peacelink
Comunicato stampa

Ora basta!

L’arroganza e la protervia dell’ILVA non hanno limiti,siamo stufi dell’uso strumentale dei dati di Legambiente
31 marzo 2012 - Legambiente Taranto
Abbiamo già più volte denunciato l’uso strumentale dei dati di Legambiente da parte dell’ILVA e ora diciamo basta!  Fumo rosso
E’ semplicemente vergognoso lo striscione in cui i manifestanti “organizzati” (tutti con gli stessi fischietti e con striscioni uguali e omogenei come fattura) sbandieravano solo uno dei dati del Dossier Ecosistema Urbano di Legambiente ed è risibile che su altri striscioni lo stabilimento di Taranto fosse descritto come un modello di sostenibilità. 

Azienda modello da seguire? 

"Ma visto che sono così' bravi, cosa aspettano allora a risolvere l'annoso problema dei parchi minerali che continuano ad avvelenare l'aria e il quartiere Tamburi e a provocare i danni alla salute descritti nella perizia degli epidemiologi presentata nell’ambito dell’incidente probatorio che si concludeva oggi? Cosa aspettano ad installare il sistema di campionamento in continuo delle diossine, a ridurre  le emissioni di benzo(a)pirene e a ritirare il ricorso fatto contro l'Aia rilasciata dal ministero?". E' questo il commento di Legambiente in una nota firmata da Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale, Francesco Tarantini, presidente regionale e da Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto, dopo la manifestazione davanti alla Prefettura di Taranto e le dichiarazioni di un dirigente Ilva intervistato dal TG3. 

Perché l’ILVA non ricorda le Osservazioni di Legambiente sull’AIA e le 26 richieste irrinunciabili presentate nei giorni scorsi al Ministro dell’Ambiente Clini che la inchiodano alle proprie responsabilità?  E perché non ricorda che Legambiente si è costituita al TAR in opposizione al ricorso presentato dall’azienda contro l’AIA? E’ forse necessario ricordare per l’ennesima volta che l'azienda non ha fatto i principali interventi sugli impatti ambientali in modo volontario, ma solo perché costretta dalla mobilitazione della città, delle associazioni, degli enti locali e di controllo e di parte del sindacato?

Troviamo davvero intollerabile citare in quel modo assolutamente strumentale - continua la nota di Legambiente - i nostri dati sull' inquinamento da polveri sottili dei capoluoghi di provincia italiani. 

E ricordiamo all’ILVA che i 45 superamenti registrati nel 2011 nella centralina di via Machiavelli e i 40 della centralina di via Archimede, vista l’ubicazione delle centraline e stando a una recente perizia del CTU incaricato nell’ambito di una causa civile intentata da un condominio del quartiere Tamburi contro l’ILVA, sono imputabili prevalentemente ai parchi minerali dell’ILVA stessa, non certo al traffico quasi inesistente in quelle due vie! 

Ma davvero l’Ilva pensa che quelle nuvole di fumo e gas tossici emessi dai camini e dagli impianti  e di polveri liberate dai parchi minerali, e il fenomeno dello Slopping denunciato nell’inchiesta del NOE di Lecce siano solo un effetto ottico o la solita invenzione degli ambientalisti cattivi che hanno pregiudizi contro l'azienda? 

Se la città di Taranto, invece che affacciata sul mare, fosse situata in Pianura Padana, dove le condizioni climatiche e geografiche non permettono la circolazione dell'aria, avrebbe risultati ben diversi. E quindi la si smetta di citare in modo distorto i nostri dati per argomentare una qualità dell'aria a Taranto che non è certamente salubre. 

E infine quello slogan “Fuori le bugie dalle aule di giustizia” a cosa si riferisce? Chi mentirebbe nelle aule di giustizia? Non dovrebbe essere necessario ricordare all’ILVA che stabilire la verità è compito dei magistrati e che, fino a prova contraria, le bugie sono fuori dalle aule di giustizia per definizione. O si pensa che la magistratura non sia in grado di stabilire la verità in questa vicenda?

Leggi anche il Comunicato stampa

Venti domande a chi manifesta

A coloro che manifesteranno credendo in buona fede che il problema dell'inquinamento a Taranto non è poi così grave e che possiamo continuare a vivere tranquilli sotto i camini dell'Ilva, vorremmo fare queste venti domande
30 marzo 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)

Basse emissioni di carbonio, più salute alla popolazione......

Tratto da Dica 33

Basse emissioni di carbonio, più salute alla popolazione......


Un articolo pubblicato sul British Medical Journal sostiene che la salute non è adeguatamente considerata nell'elaborazione delle politiche ambientali e mostra come si potrebbero ottenere benefici sanitari generalizzati dalla riduzione dei gas che producono l'effetto serra. Sir Andy Haines della London school of hygiene and tropical medicine e Carlos Dora dell'Organizzazione mondiale della sanità fanno l'esempio del passaggio dalla combustione del carbone a una produzione di energia elettrica con metodi a basso impatto ambientale, che comporterebbe una riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di composti dannosi alla salute: restringendo l'analisi solo all'India, questo cambio di politiche industriali e ambientali eviterebbe circa 90.000 morti premature all'anno. Gli autori sottolineano gli aspetti economici dell'operazione e ricordano che il costo, certamente elevato, della riconversione all'economia verde verrebbe bilanciato dal risparmio di ingentissime spese sanitarie: l'incidenza di patologie cardiache e cerebrovascolari, depressione, malattia di Alzheimer, diabete, cancro al seno e al colon potrebbe ridursi drasticamente in conseguenza di un abbattimento minimo dell'inquinamento e delle emissioni dei gas serra. Secondo Haines e Dora, le autorità che si trovano a prendere decisioni su tematiche dal forte impatto ambientale dovrebbero abituarsi a consultare sistematicamente gli esperti di sanità, che «possono promuovere una maggiore sensibilità e fornire tutte le evidenze per aiutare la scelta di politiche in grado di migliorare la salute». 


A proposito degli Esperti della Sanità Ligure pubblichiamo una delle ultime dichiarazioni("La Stampa"  6 gennaio 2012) dell' Ordine dei Medici della Provincia di  Savona inerente il Potenziamento a carbone della centrale :
"GIA' NELLA SEDUTA DI INSEDIAMENTO DEL NUOVO CONSIGLIO,CON RIFERIMENTO ALLE PREOCCUPANTI NOTIZIE DIFFUSE IN QUESTI GIORNI RIGUARDO AGLI ACCORDI PER L'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE A CARBONE TIRRENO POWER,E' STATA CONFERMATA  CON FORZA  LA POSIZIONE GIA' ASSUNTA IN PASSATO FERMAMENTE CONTRARIA ALL'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE A CARBONE,CAUSA DI GRAVI RICADUTE A LIVELLO SANITARIO E AMBIENTALE.
DA SEMPRE L'ORDINE E' FAVOREVOLE AD UNA TRASFORMAZIONE A METANO DELLA STESSA .
LA FEDELTA' CHE CI LEGA AL NOSTRO CODICE DEONTOLOGICO CI OBBLIGA A LANCIARE PER L'ENNESIMA VOLTA L'ALLARME CONTRO PRATICHE CHE METTANO A  RISCHIO LA SALUTE DEI NOSTRI CONCITTADINI."


Clicca  qui per leggere   l'articolo integrale de  "La Stampa":"TAGLI A SANITA' E AMBIENTE I MEDICI SCELGONO LA LINEA DURA" di cui abbiamo riportato   solo l'ultima parte.

30 marzo 2012

A proposito di Energie Rinnovabili ........e di interessi precostiuiti del vecchio modello energetico

Tratto da QualEnergia

Quei 76 miliardi che le rinnovabili ci farebbero guadagnare

Facendo una stima costi-benefici, le fonti pulite da qui al 2030 farebbero guadagnare al 'sistema Paese' circa 76 miliardi di € tra maggiore occupazione, risparmio di combustibili e altre voci. Lo mostra uno studio dell'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili.
Le rinnovabili non sono un peso per il Sistema-Paese, come in questi ultimi tempi in molti sembrano sostenere. Anzi, possono rendere molto: i benefici netti delle rinnovabili stimati al 2030 ammontano a 76 miliardi di eurodistribuiti fra maggiore occupazione, mancato import di combustibili fossili, export netto dell’industria e riduzione del prezzo di picco dell'energia.
Se dal 2008 al 2011 si sono piantati i semi del nuovo sistema energetico, infatti, ora si iniziano a raccogliere i frutti. Frutti che sono piuttosto consistenti, spiega uno studio condotto dall'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili presieduto da Andrea Gilardoni, dell'Università Bocconi, e realizzato con il supporto di Anev, Aper ed Enel Green Power (vedi allegato).
Come si vede dai numeri, riassunti nella tabella, e ricavati proiettando fino al 2030 i benefici che sono stati effettivamente prodotti negli ultimi 3 anni, si arriva alla creazione di 130mila i posti di lavoro che renderebbe 46 miliardi di euro, sono poi 22 i miliardi di euro di ricavi dalle esportazioni legate al settore, un risparmio di importazione di 29 miliardi di combustibili fossili e infine vanno contabilizzati altri 13 miliardi che le rinnovabili farebbero risparmiare grazie all'effetto che hanno di ridurre il prezzo di picco dell'energia.
L'analisi tiene conto anche di una serie di errori compiuti finora: peso eccessivo degli oneri autorizzativi, inefficace controllo sugli incentivi, normativa incostante. E delle circostanze attuali oggettive: crisi economica, sovrapproduzione del sistema elettrico, difficoltà di adattamento della rete al nuovo assetto della generazione distribuita dell'energia.
Allegati

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Ecco a chi danno fastidio le rinnovabili

Dietro agli ultimi possibili schiaffi alle enegie rinnovabili, le bozze di quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche, non ci sarebbe tanto la questione del loro peso in bolletta, ma uno scontro tra paradigmi energetici. Le rinnovabili danno fastidio agli interessi precostituiti del vecchio modello
G. B. Zorzoli ci spiega come.

Cosa c'è dietro gli ultimi attacchi alle rinnovabili, ossia quelle bozze così penalizzanti del quinto conto energia e del decreto per le altre rinnovabili elettriche circolate nei giorni scorsi? Per qualcuno la motivazione ufficiale, cioè il peso degli incentivi in bolletta, sarebbe secondaria. Quello in atto sarebbe invece lo scontro tra due paradigmi energetici: quello che abbiamo avuto finora, centrato sulle grandi centrali a fonti fossili, e uno nuovo, in cui le fonti pulite non sono più marginali e hanno iniziato a danneggiare gli interessi costituiti del vecchio modello, che per reazione cercano di contrastare il cambiamento.
Ne parliamo con l'ingegner G.B. Zorzoli, esperto di energia, che in passato è stato per anni nel consiglio di amministrazione di Enel (dal 1987 al 1993) e che ora è presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society.
Zorzoli, il peso crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico sta dando fastidio? Come?
Limitandoci all'aspetto economico, in Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: investimenti per circa 25 miliardi di euro. Si è così arrivati a  una sovracapacità produttiva che rimarrebbe, seppur in misura minore, anche se non ci fossero le rinnovabili. D'altra parte, che le rinnovabili ci sarebbero state si sapeva: c'era stato prima il protocollo di Kyoto e poi il pacchetto europeo clima-energia....... Questo, oltre tutto in un periodo di domanda contenuta, è andato a incidere sul funzionamento dei cicli combinati, non tanto degli impianti più vecchi - che sono ancora incentivati con il Cip6 e come le rinnovabili hanno priorità di accesso alla rete – quanto su quella fetta dei più nuovi in cui si è investito di recente........
Quali sono i soggetti più danneggiati da questo fenomeno?
La risposta sta nella scissione che c'è stata recentemente in Assoelettrica, l'associazione dei produttori elettrici di Confindustria. Le aziende che sono uscite, hanno dato vita a una nuova associazione di cui questo è uno dei temi fondanti (Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower che hanno fondato Energia Concorrente, ndr). Questi sono i più danneggiati, ma anche gli altri lo sono e in proporzione a quanto hanno investito in cicli combinati.

.................

Ma, dal punto di vista del bene comune, finalità che dovrebbe essere del Governo, i provvedimenti che cercano di frenare questa transizione energetica sul lungo periodo tutelano gli interessi del Sistema-Paese?
Secondo me assolutamente no. Siamo un Paese fortemente dipendente dall'importazione di combustibili fossili, e lo sviluppo delle rinnovabili, oltre a tutelare l'ambiente e a creare nuove attività produttive, riduce drasticamente la dipendenza dall'estero, sia in termini di sicurezza che in termini di bilancia dei pagamenti.
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Lettera aperta di un’azienda del fotovoltaico al Governo

Convert Italia SpA ci invia questa lettera-riflessione rivolta al Governo sul difficile momento che sta attraversando il fotovoltaico italiano."A chi fa gioco uccidere il settore del fotovoltaico?", chiede l'azienda.
Vile, tu uccidi un uomo morto. La conosciutissima frase detta da Ferrucci a Maramaldo, mi pare appropriata a descrivere quello che il previsto V conto energia si appresta a fare al settore fotovoltaico....
Un vero e proprio schiaffo in faccia alle Aziende e agli investitori, che a dir poco ci sconcerta....

Il quarto conto energia ha provocato una sensibile riduzione di scala relativamente a tutti gli indici di settore; abbiamo perso il 50% degli addetti e la quasi totalità degli investitori, banche nazionali incluse.
Indigna che quei sei miliardi vengano ora sbandierati solo come costi mentre sono piuttosto un investimento nella creazione di un'infrastruttura di energie, prima che rinnovabili, pulite; un investimento in aria più pulita, in un minor costo per malattia per il sistema sanitario nazionale; un investimento verso il tanto sbandierato impegno del nostro Governo per la riduzione della CO2, impegno condiviso con tutto il mondo.
Condiviso davvero? Forse no, visto che ora sulle pagine de Il Sole e altrove il ministro Passera suggerisce piuttosto di investire sugli idrocarburi e sulle trivellazioni. ....

Sono passati meno di dodici mesi dalla pubblicazione del Quarto Conto Energia, sul quale io e tanti miei colleghi imprenditori abbiamo investito con lavoro e con impegno, con onestà e volontà e, visto quanto detto sopra, mi chiedo: di che parliamo signori del Governo?
Parliamo di uccidere le rinnovabili e il fotovoltaico in testa perché il sole è gratuito e durerà altri cinque miliardi di anni e petrolieri e fisco non possono averne vantaggi?
Occorre una risposta vera: a chi fa gioco uccidere il settore del fotovoltaico? Abbiamo appena accettato tutte le nuove norme per ridurre l'impatto sui terreni agricoli, l’articolo 65 del decreto liberalizzazioni che ha per l’ennesima volta normato ‘in corsa’ il settore; perché si infierisce ancora sul settore, con quale obiettivo reale, economico, politico? Per la volontà delle solite lobbies?
Ringrazio in anticipo il Governo e in particolare il ministro Passera, se mai avrò una risposta, una risposta vera, data in nome dei suoi stessi figli e nipoti, i quali, altrimenti, avranno garantito un futuro sempre meno pulito e sempre meno verde.
Giuseppe Moro, CEO di Convert Italia S.p.A.

Ministro Clini: necessarie tasse su inquinamento e danno ambientale


Tratto da Greenstyle.it

Clini: necessarie tasse su inquinamento e danno ambientale

Corrado Clini ipotizza una tassazione su inquinamento e ambiente. Attraverso il suo account Twitter il ministro dell’Ambiente interviene commentando quanto emerso dagli ultimi dati OCSE in merito alle prospettive mondiali per il 2050. Un panorama che giudica preoccupante vista la crescente necessità di risorse.

Nei primi due messaggi è lo stesso Corrado Clini a fornire i primi dati riguardo le prospettive future:

A Parigi, riunione Ocse sulla “crescita verde” e sullo scenario al 2050. L’outlook è preoccupante. Saremo 9 miliardi con un Pil quadruplo.
La Terra del 2050 riuscirà a reggere consumi quattro volte superiori? Un fabbisogno energetico cresciuto dell’80%?
Nei post successivi emerge subito con chiarezza l’orientamento che il Ministero dell’Ambiente e l’OCSE condividono riguardo i possibili interventi in merito:
L’orientamento – condiviso dall’Ocse – è inserire il costo ambientale nei prezzi dei beni e dei servizi, perché l’ambiente non è più gratis.
Entrando nello specifico, la ricetta di Clini per quanto riguarderà l’Italia è di una modifica nel regime di tassazione, spostandone il peso dal lavoro all’inquinamento e all’ambiente:
Per questo motivo pensiamo a una riforma fiscale che sposti la tassazione dal lavoro e dalle imprese all’inquinamento e all’ambiente.
Per esempio, dando un prezzo all’anidride carbonica. E stiamo anche studiando come usare la delega fiscale.
A preoccupare il ministro anche il crescente desiderio di sfruttamento petrolifero e idrico delle economie emergenti. Da Parigi, dove sta partecipando al Forum ministeriale Ocse su ambiente e crescita verde, lo stesso Clini auspica infine interventi di natura politica che sappiano nel prossimo futuro dare un prezzo al danno ambientale.
Fonte: Twitter

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Incidente probatorio su inquinamento e video "I figli dell'Ilva" di Taranto

Tratto da Ansa

Ilva: inquinamento;sit-in 7mila lavoratori dinanzi Municipio

ANSA) - TARANTO, 30 MAR - Piu' di 7.000 lavoratori dell'Ilva hanno tenuto un sit-in dinanzi al Municipio in concomitanza con l'incidente probatorio, in corso nel Palazzo di giustizia, legato all'inchiesta sull'inquinamento a carico di cinque dirigenti del Siderurgico, accusati di disastro colposo e doloso. Il timore degli operai e' che gli esiti delle perizie, che hanno rivelato gravi rischi per la salute, mettano in pericolo i posti di lavoro. In Tribunale, intanto, i consulenti nominati dal gip Patrizia Todisco stanno illustrando gli esiti della perizia medico-epidemiologica. (ANSA)



Tratto da PeacelinK
Comunicato stampa

Incidente probatorio su inquinamento

29 marzo 2012 - Fabio Matacchiera, Alessandro Marescotti (Fondo Antidiossina Onlus e Peacelink)

Non dobbiamo cadere nel tranello di chi oggi punta ad una strategia della tensione, ora che finalmente si sta accertando la verita' sull'inquinamento a Taranto

Il giorno 30 aprile si terra' l'udienza presso il Tribunale di Taranto per discutere la perizia epidemiologica. 

Esprimiamo il nostro sostegno alla magistratura in questo importante passaggio di accertamento della verita'.

Invitiamo chi ha a cuore lo svolgimento sereno del procedimento a non manifestare in prossimita' del Tribunale per non offrire alcun pretesto a chi in questo momento delicato soffia sul fuoco per esacerbare gli animi.


Ci uniformiamo alle direttive della Questura che si sta adoperando per garantire il regolare e sereno svolgimento delle udienze nel Tribunale.


Siamo consapevoli dell'importanza e della delicatezza del momento. Non dobbiamo e non possiamo cadere nel tranello di chi oggi punta ad una strategia della tensione, proprio ora che finalmente si sta accertando la verita' sull'inquinamento a Taranto.

Tratto da Noalcarbone
I Figli dell'Ilva
Credo di poter tranquillamente affermare che ció che sta succedendo a Taranto e a Brindisi, sia un qualcosa di straordinario, una sorta di punto di non ritorno. Due città differenti ma molto simili che stanno cercando con tutte le loro forze di voltare pagina, di dare una grossa sterzata alla loro storia. Entrambe vittime di un' industria pesante che per decenni ha imperato e che oggi inizia a vacillare colpita da più fronti. Da un lato la magistratura che inizia a smascherare tutta una serie di crimini, dall'altra l'operato dei medici che dopo anni di ricerche e studi, denunciano la gravissima situazione sanitaria mettendola in stretta correlazione con gli inquinanti emessi nell'ambiente.
 Ma il vero punto di non ritorno è nella crescente presa di coscienza dei cittadini, che iniziano a fare fronte comune  pronti come non mai, a non recedere neanche di un passo. Ed è in quest'ottica che la candidatura alle amministrative di Giovanni Ghirga a Civitavecchia, Matacchiera a Taranto e Rossi a Brindisi, rappresentano non solo una speranza di reale cambiamento ma il sintomo di una rinnovata concezione di "bene comune" e partecipazione popolare.......

Link all' articolo integrale  e  un consiglio: guardatevi il  toccante video
ASPETTARE ANCORA VUOL DIRE....
 CHE BISOGNA ANCORA MORIRE.
TARANTO SI ASPETTA GIUSTIZIA.

29 marzo 2012

Greenpeace:Enel “killer del clima”

Leggi su Savona News

"E' aperta la caccia al serial killer del clima"

"Facciamo Luce su Enel" è la nuova iniziativa di Greenpeace

Il crimine: cambiamenti climatici
Il caos climatico in Italia: una sporca vicenda. 
leggi tutto

 

Tratto da Meteoweb.eu

Roma: Greenpeace consegna all’Enel un “avviso di garanzia” perchè è 

“killer del clima”.

Questa mattina attivisti del Reparto Investigazioni Climatiche (R.I.C.) di Greenpeace sono entrati in azione davanti la sede dell’Enel a Roma per denunciare gli impatti ambientali, climatici e sanitari dell’energia prodotta dall’azienda utilizzando il carbone. Tre attivisti si sono calati dal tetto lungo la facciata dell’edificio e hanno aperto uno striscione di oltre 70 metri quadri con la scritta “ENEL KILLER DEL CLIMA” sul quale è rappresentata l’arma con la quale Enel commette molti dei suoi crimini ambientali: il carbone.
Gli attivisti hanno poi transennato l’ingresso dell’edificio per marcare la “scena del crimine” e consegnato ai vertici dell’azienda un “avviso di garanzia” nel quale si ipotizza il “reato di grave danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”. Con la sola centrale di Brindisi Enel scarica infatti sulla collettività danni ambientali e sanitari per 700 milioni di euro e ne intasca una cifra simile in  profitti extra.
 
«Oggi siamo entrati in azione nella sede istituzionale di Enel, nel quartier generale di un soggetto criminale, armato e determinato contro il clima per notificargli l’avvio di un indagine che i R.I.C. di Greenpeace hanno appena iniziato e che porterà alla luce, da qui ai prossimi mesi, tutti i reati e i misfatti connessi allo sporco business del carbone» dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace.
Per diffondere quanto più possibile l’inchiesta tra l’opinione pubblica, Greenpeace lancia oggi una piattaforma online, www.FacciamoLuceSuEnel.org, con la quale recluta “investigatori” per seguire e partecipare a tutta l’indagine che i R.I.C. di Greenpeace condurranno nei prossimi mesi.
Enel è stata “iscritta al registro degli indagati” da Greenpeace sulla base dei dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), che segnala che la centrale a carbone di Enel Federico II a Brindisi è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera (il diciottesimo in Europa). Questo impianto causa annualmente danni ambientali, climatici e sanitari stimati tra i 536 e i 707 milioni di euro (questi importi riferiti ai dati del 2009). Una cifra sostanzialmente equivalente agli extra-profitti lordi che Enel ricava dal sito nel quale produce a un costo assai minore rispetto a quello di vendita. In altre parole, i guadagni dell’azienda sono equivalenti ai danni che produce su ambiente e salute. E che non paga.
Da poche settimane, quattro dirigenti della centrale di Brindisi sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose, in relazione agli impatti mortali e patologici che le emissioni della centrale avrebbero sulla popolazione del territorio; mentre 12 dirigenti della stessa centrale sono indagati, tra l’altro, per gettito pericoloso di cose e danneggiamento alle colture.
“Brindisi, purtroppo, è solo la punta dell’iceberg – ha proseguito Boraschi. “Enel controlla otto impianti a carbone, in Italia; e conferma di volerne costruire altri due. Ha portato la produzione da carbone, nell’ultimo anno, dal 34,1% al 41% del totale. E il suo amministratore delegato, Fulvio Conti, ha più volte ribadito di voler quasi raddoppiare la produzione da questa fonte. È uno scenario catastrofico per l’ambiente, il clima, la salute pubblica e l’occupazione. Ed è tanto più sconcertante quanto pensiamo che l’azionista di maggioranza di Enel è il Ministero del Tesoro. Come si giustifica questa quota di controllo pubblico per un’azienda che privatizza i suoi profitti e scarica sulla collettività i costi dei danni che provoca?»
Greenpeace chiede ad Enel il ritiro immediato dei progetti per gli impianti a carbone di Porto Tolle e Rossano Calabro e di non aumentare la produzione a carbone nel Sulcis; la progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030 e la sua sostituzione con energie rinnovabili.
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28 marzo 2012

CENTRALE A CARBONE, INUTILE E DANNOSA

  Tratto da Tuttamialacittà.net

CENTRALE A CARBONE, INUTILE E DANNOSA

 IL COMITATO CITTADINI LIBERI di Porto Tolle
invita la cittadinanza alla conferenza dibattito

centrale a carbone, inutile e dannosa

con le rinnovabili si avrebbe tutela
della salute e molti più posti di lavoro!

PORTO TOLLE, venerdì 30 marzo ore 21,15
presso la sala del Patronato parrocchiale, P.zza Milite Ignoto n.9, parleranno:
il Prof. Leonardo SETTI
ricercatore della facoltà di chimica industriale dell’Università di Bologna
(scenario internazionale, bilancio energetico, disponibilità di fonti fossili e utilizzo di energie rinnovabili)
il Dott. Marco CERVINO
ricercatore del CNR di Bologna, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima
(impatto sull’atmosfera e sul clima, comparazione gas/carbone, movimentazione dei materiali via mare)

I PERCHE’ DELLA CONTRARIETA’, ALL’USO DEL CARBONE A POLESINE CAMERINI

- LA CENTRALE A CARBONE DI 1.980 MW, EMETTERA’ 2.800 TONNELLATE ALL’ANNO DI OSSIDI DI AZOTO (pari all’inquinamento prodotto da 3,5 MILIONI DI AUTO): l’esposizione a livelli anche relativamente bassi di biossido di azoto, provoca una aumentata reattività bronchiale negli soggetti
asmatici, specialmente giovani, con maggior rischio di infezioni delle vie respiratorie.


- LA CENTRALE A CARBONE EMETTERA’ 3.700 TONN. DI OSSIDI DI ZOLFO (più del doppio delle emissioni dell’intero settore trasporti in Italia): è un dato ormai accertato, da specifici studi epidemiologici, che l’aumento delle concentrazioni di biossido di zolfo è associato all’incremento sia dei ricoveri ospedalieri, per patologie respiratorie, sia della mortalità.

- L’IMPATTO INQUINANTE DEL CARBONE DI PORTO TOLLE INTERESSERA’ DIRETTAMENTE UN’AREA DEL RAGGIO DI DIVERSE DECINE DI CHILOMETRI : emette polveri sottili e ultrasottili con composti di metalli pesanti responsabili di gravi malattie tumorali; la ricaduta al suolo, in particolare di mercurio, arsenico, cromo e nichel, negli anni comprometterà l’area circostante, a danno dei prodotti agroalimentari tipici locali; inoltre, produrrà 10 milioni di ton/anno di CO2 (gas serra).
- A CHI VUOLE IL CARBONE NON IMPORTA SE IL TUO LAVORO SPARISCE: agricoltura, pesca, turismo nell’area del Delta del Po saranno penalizzati dall’uso del carbone, anche a causa dei grandi traffici per il trasporto dei materiali via mare, attraverso le lagune e lungo il fiume (stimati in 3.000 passaggi/anno di chiatte) e su strada (12.500 camion/anno per biomasse e probabilmente rifiuti).
- E’ INCREDIBILE COME LA REGIONE VENETO ED IL PARLAMENTO SI SIANO PIEGATI AGLI INTERESSI DI ENEL E DELLA SUA STRATEGIA AZIENDALE: peggio che nella “repubblica delle banane”, quasi tutti i partiti si sono prestati a modificare “ad aziendam” la Legge regionale n.36/97 istitutiva del Parco Delta del Po Veneto e le normative ambientali, per superare la sentenza del Consiglio di Stato che nel maggio 2011 – contrariamente al parere di V.I.A. regionale e nazionale – ha dichiarato il progetto di riconversione a carbone incompatibile con il delicato equilibrio del Delta del Po.

Presidente Obama: stop a nuove centrali elettriche a carbone negli USA

Tratto da  Greenstyle

Obama: stop a nuove centrali elettriche a carbone negli USA

barack obama stati uniti carbon tax centrali a carbone
L’amministrazione Obama, finalmente, procede con il suo progetto del 2008 di “mandare in bancarotta” le centrali elettriche a carbone. Il presidente degli Stati Uniti ha presentato ieri la proposta di legge su una nuova carbon tax per le centrali elettriche americane, attirandosi le ire dei Repubblicani e dei colossi dell’energia.
La nuova legge, va precisato, non si applicherebbe alle centrali attualmente esistenti ma a quelle di futura costruzione. E con questo Obama si è messo contro anche gli ambientalisti, che volevano una azione molto più incisiva visto che oggi il carbone rappresenta la fonte da cui proviene un terzo dell’elettricità consumata in USA.
In pratica con la nuova legge non si vieterebbe la costruzione di centrali a carbone, ma si imporrebbe l’installazione di sistemi di cattura e stoccaggio delle emissioni di CO2 (il famoso e tanto contestato CCS) per portarne le emissioni a valori simili a quelli delle centrali a gas. L’eccedenza di emissioni si paga.
Lisa Jackson, amministratrice dell’Environmental Protection Agency (EPA) americana, afferma che gli Stati Uniti possono vincere questa sfida e devono affrontarla subito:
Stiamo mettendo in campo standard che si basano sull’uso di tecnologie pulite e americane, per affrontare una sfida che non possiamo lasciare ai nostri figli o nipoti


....Le industrie, invece, hanno messo all’opera gli avvocati per rallentare il più possibile l’iter delle nuove regole........
La stampa vicina ai Repubblicani e alla grande industria energivora, invece, ha iniziato a descrivere Obama come un presidente in combutta con le corporation straniere per distruggere il suo stesso paese. Questo il clima in America.....
Fonte | Reuters

Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/obama-stop-a-nuove-centrali-elettriche-a-carbone-negli-usa-8534.html#ixzz1qRUKmFwc

L'impianto a carbone nel feudo dei padrini promette lavoro, ma "danneggia l'ambiente"

 Leggi su La Repubblica:

Calabria, mare e carbone

L'impianto a carbone nel feudo dei padrini
promette lavoro, ma 'danneggia l'ambiente'

 Una tipica storia di queste coste. Un ecomostro costruito da un'imprenditoria predatoria con spese enormi e infiltrazioni criminali, rimasto in funzione per soli due giorni. Al suo posto, adesso, si vuol costruire una centrale a carbone "pulito". Il meccanismo è lo stesso, la 'ndrangheta si fa sentire. Saline Ioniche si divide: accettare soldi e lavoro o difendere ambiente e autonomia?

di GIOVANNI TIZIAN

Sulle macerie dell'ex Liquichimica dovrebbe nascere una centrale a carbone da 1.320 megawatt. Carbone pulito....., tranquillizzano dalla Sei, la società italo-svizzera che dovrebbe realizzare l'investimento. ........ Ma le cifre indicate dai manager svizzeri non corrispondono alle valutazioni di impatto ambientale del ministero dell'Ambiente


Sulla gestione delle centrali energetiche campane è stata avviata un'istruttoria da parte dell'Antitrust che indaga su una possibile distorsione del mercato dovuta a un'intesa tra le società Egl, Calenia, Repower, Set spa e Tirreno Power. Secondo l'organo di vigilanza avrebbero creato una sorta di cartello per vendere energia a Terna, il principale proprietario della rete di trasmissione dell'energia elettrica. La centrale di Saline avrà un costo di oltre 1 miliardo di euro e, secondo i dirigenti dell'azienda, avrà ricadute sul territorio calabrese stimabili in 1 miliardo e 200 milioni di euro. Un'opera che coinvolgerà 1.500 addetti per la sua costruzione, oltre a diverse aziende locali che forniranno supporto per diverse attività e consulenza. E una volta realizzato, l'impianto impiegherà 300 persone. Almeno queste sono le cifre indicate dai manager svizzeri.

Numeri che non corrispondono a quelli del decreto Via, la valutazione impatto ambientale del ministero dell'Ambiente, con cui si autorizza la realizzazione della centrale. Gli stessi dirigenti di Sei parlano di un'occupazione a regime di 140 unità. Promesse di lavoro, che ruotano attorno a un investimento economico imponente. Che potrebbero risvegliare appetiti clientelari e mafiosi.

Autorizzazioni ministeriali contraddittorie La commissione Via del ministero dell'Ambiente si è espressa nel 2010, un decreto tenuto segreto che "Re le Inchieste" ha potuto sfogliare. E' prassi pubblicarli sul sito ministeriale....  Per Saline la Via è invece positiva. La società elvetica sostiene, nella domanda presentata alla Commissione ambientale, che la centrale "potrebbe diventare occasione di valorizzazione e motore di sviluppo, anche in chiave paesistico-ambientale e turistica". Gli esperti del Ministero, pur dando il via libera al progetto, non condividono l'ipotesi della centrale come motore di sviluppo turistico. 


. Ma perché tenere nascosto quel parere? Di certo è in antitesi a quello espresso dal Ministero di Beni culturali, secondo cui la centrale non si può costruire perché sorgerebbe su un'area ricca di reperti dell'età ellenica.

27 marzo 2012

Il parere contrario: "Non si può costruire"

Leggi l'articolo integrale

 

Come in Puglia anche in Calabria Repubblica massacra la centrale a carbone.

L'impianto a carbone nel feudo dei padrini promette lavoro, ma 'danneggia l'ambiente'.......

Farà lo stesso con quella di Vado Ligure, ampiamente partecipata dal suo editore (CIR) attraverso Sorgenia?


O a Vado  Ligure il carbone e' differente?!?!

Leggi su Savona news

Il mio carbone? E' differente

Ubik: due eventi dedicati ai temi ambientali

Leggi su Savona news

Ubik: due eventi dedicati ai temi ambientali

 Giovedì 29 marzo ore 18: “L’incubo carbone” Inquinamento ambientale e patologie connesse. Venerdì 30 marzo: presentazione del libro “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili”

Alla Ubik due Giorni Dedicati Ai Temi Ambientali
Giovedì 29 marzo  ore 18: “L’incubo carbone” Inquinamento ambientale e patologie connesse.

Incontro con il medico e ex Parlamentare ALDO PASTORE autore del libro “Trucioli savonesi”
Partecipano GIOVANNI DURANTE, Presidente ARCI, e VITO BRUNETTI, ex sindacalista CGIL, in collaborazione con l'ARCI.
Questo incontro permetterà di fare alcune riflessioni di ampio respiro sul presente e sul futuro delle centrali a carbone, e sulle motivazioni alla base dell’inevitabile tramonto del carbone per l’intera umanità  nel prossimo futuro.
 “I nostri politici, i nostri imprenditori industriali, i nostri sindacalisti e, più in generale, i nostri concittadini conoscono i danni reali e potenziali (ed i relativi costi) che l’impiego del carbone comporta? E di conseguenza, i limiti del suo impiego?…”
Cominciano così gli approfondimenti e le domande sul tema del carbone poste dal noto medico ed ex Parlamentare savonese Aldo Pastore.
La scelta di incrementare in Italia l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica tramite la riconversione e la costruzione di grandi centrali è una scelta nociva e sbagliata, la combustione del carbone produce altissime emissioni di anidride carbonica, più del doppio di quelle del gas, aggravando il fenomeno del cambiamento climatico che minaccia il futuro del Pianeta.
Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti, ANCHE CON GRUPPI DI NUOVA GENERAZIONE: la combustione rilascia un cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio) che coinvolgono aree anche molto lontane dalle centrali. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide.
Il carbone è conveniente solo per le grandi lobby proprietarie delle centrali, che non rispondono dell’inquinamento causato e usano un combustibile a buon mercato.
Con le parole del grande economista Jeremy Rifkin: “La Terza rivoluzione industriale cambia il nostro senso della relazione e la responsabilità verso gli altri esseri umani. Condividere le energie rinnovabili della Terra crea una nuova identità della specie. Questa coscienza di interconnettività sta facendo nascere un nuovo sogno di "qualità della vita", soprattutto tra i giovani…”

Venerdì 30 marzo  ore 18: presentazione del libro “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili”
Incontro con la giornalista STEFANIA DIVERTITO Introduce MASSIMO MAUGERI, a cura di Legambiente.
"Chi controlla che il controllore controlli adeguatamente il controllato?" Vado Ligure, Porto Tolle, Larderello in Val di Cecina, Praia a Mare, e ancora Malagrotta, il Mugello: fanno tutti parte della triste e italianissima toponomastica degli scempi. Sono solo alcuni dei nomi che siamo soliti assegnare ai disastri, e non solo ambientali. Ovverosia, scenari naturali irrimediabilmente compromessi e, per le persone, un'esistenza che di umano ha ormai ben poco.
La cronaca giudiziaria è piena di queste storie.......
Eppure, la lotta intrapresa da comitati e associazioni ha trovato l'appoggio di alcuni coraggiosi Procuratori, "investigatori togati" protagonisti delle più importanti battaglie ambientali, che sono riusciti ad arrivare laddove nessuno si era mai spinto prima, contrastando il comportamento arrogante di chi, per incoscienza o per dolo, ha stravolto la vita di molte persone. Nella convinzione che questa, ognuna di queste, sia "una storia corale, non singola".
Prefazione di Erri de Luca.  Con un'intervista a Raffaele Guarinello.Leggi


Il grande teorico della Decrescita Maurizio Pallante, qualche giorno fa alla Ubik: “Siamo in un’epoca di imbarbarimento: devastazione dell'ambiente, sovrapproduzione di cemento e di energia senza utilità.  C'è bisogno di una rivoluzione culturale..."Leggi

27 marzo 2012

Ilva di Taranto. Depositata la perizia epidemiologica: il quadro è molto preoccupante


Tratto dal Blog del Comitato per Taranto

C'erano una volta gli operai..

 ... e poi vennero i portavoce del Padrone?

Ecco il volantino che sta girando da giorni all'interno dell'Ilva per fomentare gli operai contro gli ambientalisti... termine usato in modo dispregiativo per contrassegnare una strana specie di marziani che vogliono il male di tutti... Se avessero scritto la verità, ovvero che è la cittadinanza che è tutta indignata e chiede rispetto per la vita ed il lavoro di tutti sicuramente non avrebbe avuto lo stesso effetto di invito all'odio e alla violenza.
Invitiamo i nostri lettori a chiedersi se uno scritto del genere possa davvero essere concepito dagli operai o da chi?
E a chi fa gioco mettere contro i cittadini mentre i profitti vanno da un'altra parte?
Un dubbio che forse non è poi davvero un dubbio...
Buona lettura!
E poi leggetevi il sottostante articolo

Tratto da Noalcarbone

26 marzo 2012


Ilva di Taranto: depositata la perizia epidemiologica, il quadro è molto preoccupante

(fonte: www.tuttogreen.it)

Stanno emergendo in questi giorni i risultati dello studio voluto dal gip Patrizia Todisco nella perizia epidemiologica al fine di comprendere lo stato di salute dei tarantini in relazione agli inquinanti emessi dallo stabilimento siderurgico.
Nelle 282 pagine che compongono il documento depositato, Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere, hanno risposto ai tre quesiti posti dal giudice relativi alle patologie derivanti dall’esposizione agli inquinanti emessi dallo stabilimento industriale, il numero dei morti e degli ammalati attribuibili all’inquinamento prodotto dagli impianti di proprietà del gruppo Riva.
Il risultato è molto preoccupante:  a Taranto, secondo i periti, tra il 2004 e il 2010 vi sarebbero stati mediamente 83 morti all’anno attribuibili ai superamenti di polveri sottili nell’aria, mentre i ricoveri per cause cardio-respiratorie ammonterebbero a 648 all’anno.
La media dei decessi sale però fino a 91 se si prendono in considerazione i quartieri Tamburi e Borgo, geograficamente più vicini alla fabbrica.
Ironia della sorte però, il record per i decessi e ricoveri per malattie croniche spetta al quartiere Paolo VI, costruito appositamente per ospitare, dopo la nascita del polo siderurgico negli anni ’60, i nuovi cittadini di Taranto, coloro che dalle campagne della provincia si trasferirono in città per diventare operai.
Al Paolo VI, infatti, vi è una percentuale maggiore rispetto alla media complessiva della città e i decessi dovuti a malattie dell’apparato respiratorio sono addirittura superiori del 64%. Ma non è solo la lunga esposizione a creare danni secondo i periti: nei bambini e negli adolescenti fino a 14 anni, i periti hanno infatti accertato “un effetto statisticamente significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie” e un’elevata presenza di tumori in età pediatrica, un quadro davvero preoccupante.
La situazione peggiore però è quella che riguarda gli ex operai dello stabilimento siderurgico, ossia quanti ci hanno lavorato negli anni ’70-’90. Essi mostrano un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%).
Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%).
La maxi perizia sarà esaminata in aula dalle parti il prossimo 30 marzo e poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni.