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28 febbraio 2014

BLOCCATI NEL PASSATO:Fossili VS rinnovabili: perche’ i big dell’energia temono la transizione?

Tratto da Greenbiz.it

Fossili VS rinnovabili: perche’ i big dell’energia temono la transizione?

Le più grandi compagnie energetiche europee sono in grave difficoltà, a causa della loro incapacità di mettere in discussione i vecchi modelli di business dinanzi ai profondi cambiamenti strutturali del mercato europeo dell'energia. Questo è quanto mostra il nuovo rapporto di Greenpeace, presentato oggi a Bruxelles, dal titolo "Locked in the past", letteralmente "bloccati nel passato".
Il pacchetto clima-energia dell'Unione europea per il 2030 imposterà la direzione che seguirà il sistema energetico europeo fino alla metà del secolo. Sono stati già adottati, intanto, tre obiettivi per il 2020: una riduzione del 20% delle emissioni di carbonio, un aumento della quota di energie rinnovabili al 20% e 20% di risparmio energetico.
Ma la battaglia politica si scalda e, spiega Greenpeace, alcune delle società elettriche più grandi d'Europa vorrebbero che l'Europa fallisca nei nuovi target, facendo cadere gli obiettivi energetici e di efficienza energetica rinnovabile e limitando le misure a un obiettivo unico di riduzione del carbonio. "Ritengono che questo consentirebbe loro la flessibilità necessaria per continuare a generare energia su larga scala da carbone, gas e centrali nucleari. Ulteriori obiettivi per le energie rinnovabili e l'efficienza avrebbero messo a rischio i loro modelli di business tradizionali", scrive Greenpeace. Il rapporto illustra come le performance economiche dei colossi europei dell'energia siano appesantite dagli eccessivi investimenti degli anni passati in impianti termoelettrici a gas e carbone. E accusa queste compagnie di lasciarsi sfuggire importanti occasioni di guadagno nel crescente mercato delle rinnovabili: le 10 principali aziende energetiche europee, nel loro insieme, hanno perso 500 miliardi di euro in cinque anni. Per questo si impone un loro radicale cambiamento.
big en
"Le grandi utilities europee dell'energia sono aziende marcatamente fossili, legate al consumo di combustibili dannosi per il clima, l'ambiente, la salute e sempre meno competitivi sul mercato. Hanno fatto, nel recente passato, enormi investimenti sbagliati e ora che le rinnovabili sottraggono loro importanti quote di guadagno, fanno di tutto per soffocarne la crescita e battono cassa per ottenere compensazioni pubbliche ai loro errori industriali", afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.
Il rapporto di Greenpeace denuncia per la prima volta come le 10 più grandi aziende energetiche europee, che da sole generano il 58 per cento dell'elettricità in Europa, producano mediamente con le nuove fonti rinnovabili (escludendo l'idroelettrico) solo il 4 per cento del loro prodotto. Nonostante il calo dei consumi, queste aziende hanno ampliato la loro potenza termoelettrica installata (quindi la loro produzione da fonti fossili) di 85 GW negli ultimi 10 anni, l'equivalente dell'intero parco di generazione da fonti fossili della Germania.......
 Ma, avendo perso il treno della rivoluzione delle rinnovabili, le grandi utilities fossili stanno cercando ora di farlo deragliare facendo pressione sui governi dell'UE per invertire la rotta. Nel decisivo dibattito sui target in materia di energia e clima al 2030, in corso in questi mesi, queste aziende si battono contro ogni target di sviluppo delle fonti rinnovabili e contro l'accrescimento dell'efficienza energetica.
Le grandi aziende energetiche europee attaccano le rinnovabili, anche se alcune tra loro, come Iberdrola, E.ON ed Enel hanno ottenuto ricavi annuali, da quelle fonti, per un totale di 4-5 miliardi di euro.........
"Queste aziende non hanno alternative: devono ridisegnare le loro strategie industriali. I governi europei – che sono spesso azionisti di maggioranza in queste aziende – hanno la responsabilità di guidarle verso nuovi modelli di sviluppo, più sostenibili tanto economicamente quanto dal punto di vista dell'ambiente", conclude l'associazione ambientalista.

Intanto, in Italia, Greenpeace si prepara a scendere in piazza venerdì per chiedere all'Unione Europea e all'Italia di assumere un ruolo realmente incisivo nella lotta al cambiamento climatico, ma anche di cambiare prospettiva di sviluppo puntando verso innovazione e green economy. 
 Ci saranno anche Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Legambiente, Kyoto Club, Comitato Si alle Energie Rinnovabili No al Nucleare e WWF.
Roberta Ragni
LEGGI ANCHE:

27 febbraio 2014

1)TG 5 :400 morti e poi le banche in soccorso 2) Panorama: Quante connivenze intorno alla centrale .

 TG 5 :400 morti e poi le banche in soccorso
 Guarda su Tg5 

Sorgenia, il gruppo energetico che fa capo a De Benedetti, sommerso dai debiti.
Guarda il video qui 
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Tratto da Investire oggi

Sorgenia, le banche mettono De Benedetti con le spalle al muro. Il governo Renzi sarà la soluzione?

La famiglia De Benedetti potrebbe perdere il controllo di Sorgenia, ma avrebbe in mente un piano per salvarsi, attraverso l'"aiuto" del governo Renzi.

 

Le banche si confronteranno lunedì prossimo con l’ad Andrea Mangoni e con Rodolfo De Benedetti, ma senza un’intesa sono pronte, loro malgrado, a prendere in possesso la società creata dall’Ingegnere nel 1999 e passata in eredità ai figli.
Nel caso migliore, invece, le banche entreranno nel board di Sorgenia e da lì gestiranno la cessione degli asset, tra cui il 39% di Tirreno Power, gravata a sua volta da 875 milioni di euro di debiti e su cui indaga la Procura di Savona per danno ambientale e omicidio colposo.


E se Renzi intervenisse?

Un brutto colpo per l’impero mediatico e finanziario di Carlo De Benedetti, anche se il quotidiano della famiglia storicamente rivale, Il Giornale, ha paventato nei giorni scorsi la possibilità che l’Ingegnere usi la sua vicinanza politica al governo Renzi, spingendolo a creare una “bad bank”, ossia un ente semi-pubblico a cui sarebbero appioppati i debiti delle banche. Una tale ipotesi potrebbe ammorbidire – questa è la lettura tra le righe de Il Giornale - l’atteggiamento dei creditori verso De Benedetti e la sua Sorgenia. 


E il governo Renzi potrebbe essere determinante nel salvare l’impero finanziario del suo più importante sponsor mediatico con la creazione di una “bad company”, ossia di una società energetica, che si accollerebbe il surplus produttivo di Sorgenia, E.ON ed Edipower, in cambio di 250 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche previste allo scopo. La soluzione piacerebbe anche alle banche, che potrebbero essere più tranquille con riguardo ai loro crediti.
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Tratto da Adnkronos


Sorgenia: Gdf Suez, impegnati su Tirreno Power, valutiamo scenari

Roma, 27 feb. - (Adnkronos) - Su Tirreno Power "ancora nessuna decisione" e' stata presa da Gdf Suez che "valuta ogni scenario" e "ribadisce il suo impegno" nella societa' che controlla al 50% insieme a Energia Italiana. Ad affermarlo all'Adnkronos e' un portavoce del gruppo energetico francese, mentre in queste ore tra le ipotesi sul tavolo per cercare di risolvere la difficile situazione finanziaria di Sorgenia c'e' anche quella di un maggiore coinvolgimento del gruppo transalpino in Tirreno Power.

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La copertina del  nuovo numero di  Panorama
De Benedetti si affida a "San Matteo" Renzi
LA  GALASSIA DE BENEDETTI 
La sottostante immagine e' tratta da pag 50 di Panorama oggi in edicola .
A pag 51 leggiamo:Nella legge di stabilità è entrato, invece, un emendamento che risarcisce le centrali elettriche non utilizzate :alla sola Sorgenia potrebbero arrivare sino a 100 milioni...........
Sempre a pag 50:

La Camera dei Deputati approva disegno di legge che introduce quattro nuovi reati ambientali

ParlamentoItalianoTratto da Inchiostro Verde

Ambiente, Camera dei Deputati approva disegno di legge: quattro nuovi reati

26 febbraio 2014 18:20
Solo pochi minuti fa, la Camera ha approvato la proposta di legge che introduce nuovi reati ambientali nel codice penale. Il provvedimento è passato con 386 voti a favore, 4 contrari e 45 astensioni. Adesso la palla  passa al Senato. Di seguito le novità.

Disastro ambientale: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l`ecosistema o compromette la pubblica incolumità. Inquinamento ambientale: prevede la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10mila e 100mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità (anche agraria) o l`ecosistema o lo stato del suolo, delle acque o dell`aria. Se non vi è dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano invece aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette. Traffico e abbandono di materiale di alta radioattività: colpisce con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10mila a 50mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa abusivamente. Impedimento del controllo: chi nega o ostacola l`accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
AGGRAVANTE ECOMAFIOSA. In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l`ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti. Aggravanti, peraltro, sono previste anche in caso di semplice associazione a delinquere e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. SCONTI PENA. Pene ridotte da metà a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: ossia se l`imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino. 
RADDOPPIO PRESCRIZIONE. Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa. OBBLIGO CONFISCA. In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilità (anche indiretta o per interposta persona) del condannato.
CONDANNA AL RIPRISTINO. Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, ordina il recupero e dove tecnicamente possibile il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato. GIUSTIZIA RIPARATIVA. In assenza di danno o pericolo, nelle ipotesi contravvenzionali previste dal codice dell`ambiente si ricorre alla `giustizia riparativa` puntando alla regolarizzazione attraverso l`adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue. COORDINAMENTO INDAGINI. In presenza dei delitti contro l`ambiente (`reati spia`), il pm che indaga dovrà darne notizia al procuratore nazionale antimafia. (Fonte: Tm News)

26 febbraio 2014

Carbone: Alcuni Paesi europei dicono no a nuove centrali.

Tratto da  Mondoeco.it

Carbone: Paesi europei dicono no a nuove centrali



carbone
Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia hanno deciso di bloccare i finanziamenti per nuove centrali a carbone all’estero. L’annuncio è stato fatto con un comunicato congiunto, in questo modo i 5 Paesi seguono la linea adottata dagli Stati Uniti nell’abbracciare la tendenza crescente tra i  finanziatori nello spostare gli investimenti dai combustibili fossili alle rinnovabili.
 Per il WWF è un segnale importante che porta avanti l’azzeramento del carbone, la fonte di energia più vecchia e fuori tempo e molto inquinante che causa ben due morti ogni ora. 
  Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia ha dichiarato: “agire è estremamente necessario e dobbiamo farlo adesso, ce lo dice la comunità scientifica con estrema chiarezza. Come WWF, ci appelliamo alle istituzioni finanziarie,sia pubbliche che private, perché impegnino 40 miliardi di dollari in nuovi investimenti nell’energia rinnovabile entro il giugno 2014, e perché pongano termine agli investimenti in combustibili fossili, puntando a una vera ed equa transizione; il cambiamento climatico è una delle principali sfide della nostra futura crescita economica e del nostro benessere”.

25 febbraio 2014

Sorgenia: domani vertice tra banche, si stringe su ristrutturazione del debito

Tratto da Il Sole 24 ore

Sorgenia: domani vertice tra banche, si stringe su ristrutturazione debito

Il Sole 24 Ore Radiocor - Milano, 25 feb - Le banche accelerano i tempi sul dossier Sorgenia, la societa' energetica controllata da Cir alle prese con una ristrutturazione del debito da 1,8 miliardi. Domani, e' previsto un vertice in cui l'advisor Rothschild presentera' agli istituti le ipotesi sul tavolo per uscire dall'impasse a fronte delle notevoli divergenze tra Cir e gli istituti di credito sull'entita' di capitale che gli azionisti dovranno immettere per implementare il riscadenzamento di parte del debito. Tutte le ipotesi al momento restano sul tavolo, compreso anche il ricorso a procedure concorsuali in caso di mancato accordo (il tema e' stato oggetto di analisi di un cda Sorgenia tenutosi ieri sera). Un possibile scenario e' la conversione di parte del debito giudicato in eccesso da Sorgenia, circa 600 milioni, in equity. Una soluzione ventilata gia' nelle scorse settimane, ma che assumerebbe connotati diversi a seconda che si utilizzino strumenti partecipativi o che avvenga attraverso una vera e propria conversione del debito in azioni. 
Molto dipendera' dall'eventuale punto di equilibrio, che al momento pare ancora lontano, raggiunto da banche e Cir sul contributo di quest'ultima in termini di capitale. Ma il tempo stringe, in assenza di uno stand still Sorgenia ha un autonomia finanziaria inferiore al mese. E proprio questo elemento potrebbe fungere da catalizzatore delle trattative.

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Sorgenia nei guai, ora De Benedetti rischia di finire in mano alle banche

Gli istituti creditori del polo energetico dell'editore di Repubblica iniziano a considerare l'ipotesi di diventare azionisti convertendo in azioni 500 milioni degli oltre 1,8 miliardi di crediti vantati verso la società, che sembra essere l'unica strada per evitare il crac del gruppo

Carlo De Benedetti

Le banche creditrici della Sorgenia dei De Benedetti cominciano a guardare in faccia la realtà. E iniziano a considerare seriamente l’ipotesi di dover diventare azioniste del polo energetico dell’editore di Repubblica e L’Espresso convertendo in azioni 500 milioni degli oltre 1,8 miliardi di crediti vantati verso il gruppo. Non si tratta di una prospettiva rosea per Mps, Intesa, Unicredit e Mediobanca che sono fra i principali finanziatori della controllata di Cir.
Ma piuttosto di una strada a vicolo cieco: come riferisce il Corriere della Sera, più il tempo passa, più l’ingresso delle banche nell’azionariato di Sorgenia sembra essere l’unica alternativa possibile per evitare il crac dell’azienda gravata da 1,86 miliardi di debiti. E il cui fallimento avrebbe un impatto estremamente negativo sui conti degli istituti di credito finanziatori. In realtà, le banche creditrici preferirebbero di gran lunga la prospettiva di un’iniezione di liquidità finalizzata ad abbattere il debito di 600 milioni. E hanno già invitato il presidente di Cir, Rodolfo De Benedetti, a considerare la possibilità di iniettare 300 milioni di nuova liquidità in Sorgenia. Ma l’azionista della società energetica non è disposto a sborsare più di un centinaio di milioni. Di qui il braccio di ferro fra gli istituti di credito e De Benedetti che però sembra già in vantaggio nella partita: Cir non ha rilasciato garanzie dirette sul debito di Sorgenia........

Ma gli incontri fra De Benedetti e le banche si susseguono a ritmo serrato. Mercoledì 26 febbraio è previsto un nuovo round per cercare una soluzione condivisa alla questione del debito di Sorgenia, che tra l’altro controlla il 39% della Tirreno Power su cui indaga la Procura di Savona per danno ambientale e omicidio colposo. Ma in questo complesso scenario non si possono escludere colpi di scena in cui potrebbe avere un ruolo anche il nuovo governo guidato da Matteo Renzi, al quale Carlo De Benedetti è molto vicino.
Tanto più che dopo la bad bank per alleggerire le banche dai crediti difficili, in queste settimane è tornata di attualità anche la bad company dell’energia in cui, come ha riportato Il Giornale della famiglia Berlusconi, verrebbero richiesti allo Stato circa 250 milioni in sovvenzioni per ridurre l’eccesso di capacità energetica e sostenere così le aziende del settore in difficoltà. Il progetto prevede infatti la costituzione di una nuova società in cui far confluire diverse centrali di proprietà di Sorgenia, E.ON e la Edipower della multiutility lombarda A2A nell’ambito di un’intesa per ridurre di 12.500 megawatt l’energia prodotta. Una “soluzione di sistema” che piace a De Benedetti, ai sindaci azionisti e alle banche.
Qui l'articolo integrale

Inchiesta della Procura di Civitavecchia sull'Osservatorio Ambientale

Tratto da  Viterbo oggi

Inchiesta della Procura di Civitavecchia sull'Osservatorio Ambientale



"Concrete novità per i comitati che si battono contro il carbone e da anni denunciano l'inaffidabilità dei rilevamenti di qualità ambientale effettutati da Enel o dall' Enel controllati.
La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha aperto un'inchiesta per indagare sulla reiterata omissione di atti d'ufficio da parte di funzionari pubblici incaricati di acquisire e pubblicare i dati ufficiali delle centraline di rilevamento della qualità dell'aria. La questione riguarda l'Osservatorio Ambientale di Civitavecchia istituito in base alle previsioni prescrittive della V.I.A. di TVN, che al punto n.5 stabilisce: "si dovrà istituire un osservatorio ambientale allo scopo di analizzare lo stato ambientale del comprensorio"

L'Osservatorio Ambientale, che avrebbe dovuto essere un presidio a tutela delle popolazioni, non ha prodotto un solo studio sulla reale condizione ambientale e sanitaria del comprensorio, perché è stato pianificato per non funzionare: se il controllato (Enel) è coinvolto in qualunque modo nella procedura di controllo è stupido ritenere che i dirigenti di Enel possano agevolare l'acquisizione regolare e corretta di dati che li potrebbero inchiodare a responsabilità penali. ........ Ma qualcosa si muove dopo anni di denunce, tra cui la totale mancanza di dati sull'inquinamento del porto di Civitavecchia.

L'inquinamento comunque prodotto non si ferma a Civitavecchia e difendere la salute dei cittadini della città portuale è difendere la salute di tutti, perché le particelle ultra fini emesse bruciando combustibili fossili si spostano molto velocemente spinte dal vento e non risparmiano nessuno. 

 
Purtroppo la latitanza delle istituzioni preposte a vigilare è cosa grave e se fino a poco fa le responsabilità maggiori sul funzionamento dell'Osservatorio Ambientale ricadevano sul sindaco di Civitavecchia oggi l'Enel attua una manovra diversiva e allarga la platea dei corresponsabili. Gli altri sindaci "stanno cadendo nel tranello" di fare comunella con il controllato. Il grado di compromissione del sindaco di Tarquinia sta crescendo paurosamente. Grazie a lui, l'Enel, già proprietaria delle centraline che rilevano la qualità dell'aria e già finanziatrice dei monitoraggi, sarà il simbolico "padrone di casa" delle strutture che ospiteranno l'Osservatorio Ambientale presso le Saline di Tarquinia, che Enel ha espropriato, complice il sindaco, alla popolazione tarquiniese. È auspicabile che l'iniziativa della magistratura sia di monito per gli altri sindaci e i consiglieri comunali che li sostengono e li dissuada dal rendersi ancora più complici della società elettrica.

La nostra preoccupazione ora è rivolta all'evidenza delle omissioni da parte dei responsabili dell' Osservatorio Ambientale, che oltre le centraline hanno riguardato anche le indagini epidemiologiche necessarie a monitorare lo stato di salute degli abitanti del comprensorio inquinato prima e dopo l'accensione della centrale di TVN, ma che non sono mai state fatte. Ora manca del tutto lo stato sanitario prima dell'accensione dell'impianto a carbone e i sindaci che prenderanno in carico questa omissione potranno essere responsabili di ciò che accadrà in futuro. Rimarrà tra le mani dei 4 sindaci un cerino acceso: se i monitoraggi saranno falsi i comitati saranno i primi a dare l'allarme. Se invece daranno risultati allarmanti quale sindaco per primo ammetterà che il nostro territorio è compromesso?..........

Movimento no coke Alto Lazio 

 Su  Viterbo oggi l'articolo integrale

Patrizia Gentilini :RIPENSARE LA GUERRA AL CANCRO.

Tratto da Ecoblog

Cancro, Patrizia Gentilini: "Ecco perché rischiamo di perdere la guerra". 


Patrizia Gentilini oncologa rilegge in un accorato appello la strada sin qui percorsa dalla scienza per vincere la guerra contro il cancro, che rischia al contrario di essere persa per sempre se non si interviene sulle cause ambientali.

Prevenzione e ricerca ci hanno detto molto sui tumori in questi ultimi 40 anni. Ossia da quel 1971 anno che può essere giustamente considerato il principio della madre di tutte le guerre: sconfiggere il cancro. Eppure dalle somme che tira Patrizia Gentilini oncologa e medico ISDE supportata da un articolo pubblicato su The Lancet dal titolo Ripensare la guerra al cancro sembra proprio che ci stiamo avviando verso una pesante sconfitta. 

In sostanza, leggendo l’articolo emerge la necessità di conoscere il nemico e di contrastarlo con armi adeguate. Il che fino a oggi si è fatto percorrendo sostanzialmente due direzioni: la prevenzione e la ricerca. E proprio la ricerca ci ha portato a conoscere il genoma umano, convinti che il cancro essendo una malattia genetica andasse curato entrando direttamente nel meccanismo attaccato dalle cellule impazzite. Eppure dopo 40 anni si inizia a realizzare che il cancro è piuttosto il risultato di una serie di concause. Come scrive Patrizia Gentilini:

Si è sempre pensato al genoma come a qualcosa di predestinato ed immutabile, ma le conoscenze che da oltre un decennio provengono dall’epigenetica ci dicono che le cose non stanno così. Il genoma è qualcosa che continuamente si modella e si adatta a seconda dei segnali - fisici, chimici, biologici - con cui entra in contatto. Come una orchestra deve interpretare uno spartito musicale facendo suonare ad ogni musicante il proprio strumento, così l’informazione contenuta nel DNA viene continuamente trascritta attraverso meccanismi biochimici che comprendono metilazione, micro RNA, assetto istonico che vanno appunto sotto il nome di epigenoma. L’epigenetica ci ha svelato che è l’ambiente che “modella” ciò che siamo, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia…L’origine del cancro non risiede quindi solo in una mutazione casualmente insorta nel DNA di una qualche nostra cellula, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere e che alla fine finiscono per danneggiare in modo irreversibile lo stesso DNA.
Immagini tratte da Facebook del Medico Isde G.Ghirga

 
Insomma fa la differenza per la salute umana vivere in un ambiente sano o in un ambiente inquinato in quanto l’organismo reagisce in maniera diversa agli stress chimici a cui è sottoposto
E infatti nell’articolo pubblicato su The Lancet si sottolinea quanto la Prevenzione Primaria sia importante e che non deve riguardare esclusivamente gli stili di vita di ogni singolo individuo ma deve intervenire proprio su quei campi di battaglia che sono l’ambiente in cui si vive e in cui si lavora.

 
Sotto il testo integrale  inviatoci da ISDE.


24 febbraio 2014

Centrale a carbone:OLTRE LE POLVERI I LINFOMI E LE MALATTIE RESPIRATORIE.

Tratto da Noalcarbone

lunedì 24 febbraio 2014


UDIENZA DEL 24.02.14: OLTRE LE POLVERI I LINFOMI E LE MALATTIE RESPIRATORIE.

Altra udienza, altre testimonianze.



Si inizia, così, procedendo all’esame dei restanti previsti. Subito con un agricoltore che con  voce a tratti rotta dall’emozione, ripete cose ormai ascoltate da ogni teste, ma la denuncia delle coltivazioni “insudiciate” dalle polveri di carbone e portate a distruzione perché invendibili stavolta è a nome del padre, ormai deceduto per tumore al polmone, e della madre, anche lei stessa sorte. Finisce la deposizione e ne segue un’altra e poi un’altra ancora e più  che assistere a testimonianze su un processo per “imbrattamento”, sembra un bollettino di guerra: padri, madri, sorelle, fratelli, tutti deceduti per tumori o linfomi, o con malattie autoimmuni, o con disturbi tiroidei o problemi respiratori.

Gli Avvocati dell’Enel chiedono se sono state fatte delle perizie che stabiliscono le cause dei decessi. Purtroppo no! Chiedono se per caso erano fumatori…insomma la solita solfa trita e ritrita. 

Arriva il turno del Dott. Michele Trotti, agronomo e consulente dell’Enel dal 2000 fino al 2008. A lui veniva chiesto di verificare, in seguito a lamentele dei contadini e di Coldiretti, la presenza della polvere nerastra sulle colture adiacenti al nastro trasportatore, alle Torri di snodo e al carbonile (scoperto).
Non gli è mai stato chiesto di approfondire di che natura fosse l’insudiciamento, né ha mai ricevuto comunicazione negli 8 anni di collaborazione di risultati di analisi fatte da Enel, ma per quella che è la sua esperienza e professionalità ed escludendo tutti gli altri possibili fattori (prodotti anticrittogamici, fumaggine, terriccio..etc), ritiene essere polvere di carbone......

Qui l'articolo integrale
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Ambiente, c’è un dossier contro gli stabilimenti industriali dell' Ilva di Taranto e della centrale di Cerano

Tratto da  La gazzetta del mezzogiorno

Ambiente, c’è un dossier
contro Ilva e Cerano

di STEFANO LOPETRONE

Trenta giorni di tempo. Poi partiranno le carte bollate. La Provincia di Lecce, assistita dall’avvocato Francesca Conte, tenta il tutto per tutto per arginare danno ambientale e incidenza dei tumori sul territorio. Nelle ultime ore sono partite diffide e more per stoppare l’attività mortifera degli stabilimenti industriali di Cerano e Taranto. Palazzo dei Celestini ha scritto a Regione, Ares (agenzia per la sanità), Arpa (agenzia per l’ambiente), Enel e Ministero dell’Ambiente. Senza adeguati interventi, tra un mese il dossier preparato dal legale arriverà al tavolo dei giudici amministrativi.
«E non solo su quelli», scrive l’avvocato.

A Regione, Ares e Arpa, Antonio Gabellone (che ha controfirmato i documenti) chiede, se non di realizzare, quanto meno di muoversi per arrivare prima possibile a: redigere e pubblicare uno studio epidemiologico specifico, che metta in correlazione l’insorgenza delle malattie nella popolazione con le condizioni ed i fattori che le determinano; aggiornare il Registro tumori, fermo al triennio 2003-06; valutare il rischio sanitario attribuibile alle emissioni provenienti dal polo industriale di Brindisi.
Ad Enel si chiede, entro trenta giorni, di adottare misure per arginare le nefaste conseguenze della sua attività sulla salute dei cittadini leccesi. Al Ministero si chiede l’applicazione dell’articolo 309 del Testo unico ambientale: considerato il danno che colpisce la provincia di Lecce, il dicastero intervenga per limitare le emissioni inquinanti della centrale a carbone e dell’acciaieria con misure di prevenzione, ripristino o risarcimento.

Il dossier preparato dallo studio legale Conte cita ricerche e consulenze richieste in passato da Regione e Provincia. Già nel 2006 l’Arpa aveva stabilito come il territorio leccese fosse interessato dalla ricaduta degli inquinanti emessi dal polo industriale di Brindisi: la popolazione della provincia di Lecce risultò addirittura la più colpita nella regione dalle malattie dell’apparato respiratorio e da neoplasie.
La Provincia, sulla scorta di quei dati chiese alla ricercatrice del Cnr, Cristina Mangia, di realizzare uno studio che rispondesse a tre quesiti: quali sostanze inquinanti sono emesse in aria e acqua dagli insediamenti di industriali di Cerano e Taranto? Questi elementi cadono sul territorio leccese? Con quali conseguenze sulla salute? Le conclusioni della ricercatrice fanno rabbrividire. Non solo in acqua e aria finisce di tutto (monossido di carbonio e tra gli altri anche arsenico, mercurio, nickel, rame, benzene) e in quantità spropositate, ma è indubbia la ricaduta in provincia di Lecce dei contaminanti emessi dagli impianti di Taranto e Brindisi e la loro pericolosità (indipendentemente dai livelli-soglia) per la salute umana....

Panorama: "Quanti morti?"Quanti ricoveri?"Quanti bambini si sono ammalati sotto le ciminiere?".

VADO LIGURE -
L' articolo di Panorama.........di Antonio Rossitto  tratto da trucioli savonesi




.....Continua  a leggere  l'articolo su trucioli savonesi

23 febbraio 2014

2016, fine della democrazia: il privilegio sarà legge !?!?

Tratto da Arianna editrice
2016, fine della democrazia: il privilegio sarà legge!?!?

di Giorgio Cattaneo -
 21/02/2014


Si chiama Ttip, Trattato Transatlantico, e se va in porto siamo rovinati. A decidere su tutto –lavoro, salute, cibo, energia, sicurezza – non saranno più gli Stati, ma direttamente le multinazionali. I loro super-consulenti, attraverso lobby onnipotenti come Business Europe e Trans-Atlantic Business Dialogue, in questi mesi stanno dettando le loro condizioni alle autorità di Bruxelles e di Washington, che nel giro di due anni contano di trasformarle in legge. A quel punto, lademocraziacome la conosciamo sarà tecnicamente finita: nessuna autorità statale, infatti, oserà più opporsi ai diktat di questa o quella corporation, perché la semplice accusa di  aver causato “mancati profitti” esporrà lo Stato nazionale – governo, magistratura – al rischio di pagare sanzioni salatissime. Già oggi, vari Stati hanno dovuto versare 400 milioni di dollari alle multinazionali. La loro “colpa”? Aver vietato prodotti tossici e introdotto normative a tutela dell’acqua, del suolo e delle foreste. E le richieste di danni raggiungono già i 14 miliardi di dollari. La novità: quello che oggi è un incubo, domani sarà legge.
Se sarà approvato il Trattato Transatlatico, avverte Lori Wallach su “Le Monde Diplomatique”, niente fermerà più l’appetito privatizzatore dei “padroni dell’universo”, specie nei settori di maggior interesse strategico: brevetti medici e fonti fossili di energia. Un sogno, a quel punto, concepire politiche di lotta all’inquinamento e per la protezione del clima terrestre. Il Ttip «aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata», che giù oggi ricatta molti Stati, dal Canada alla Germania. Il grande business lavora per eliminare le leggi statali per far posto a quella degli affari. Attualmente, negliUsasono presenti 3.300 aziende europee con 24.000 filiali. Ognuna di esse, dice Wallach, «può ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l’altro, riparazione per un “pregiudizio commerciale”». Peggio ancora per gli europei: sono addirittura 14.400 le compagnie statunitensi dislocate nell’Unione Europea, con una rete di 50.800 filiali. «In totale, sono 75.000 le società che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici».
L’aspetto più inquietante del “cantiere” del Trattato, un dispositivo destinato – se approvato – a sconvolgere la vita democratica di tutto l’Occidente – è la sua massima segretezza: la stampa è stata espressamente invitata a starsene alla larga. Si tratta di un ordinamento decisamente eversivo: il grande business si prepara ad emanare i propri diktat non più di nascosto, attraverso le lobby e politici compiacenti del Congresso e della Commissione Europea, ma ormai alla luce del sole, trasformando addirittura in legge il privilegio di una minoranza, contro la stragrande maggioranza della popolazione. L’autonomia istituzionale dello Stato? Completamente aggirata, disabilitata, in ogni settore: dalla protezione dell’ambiente a quello sanitario, dalle pensioni allafinanza, dai contratti dilavoroalla gestione dei beni comuni primari, come l’acqua potabile. Si avvicina la “grande privatizzazione definitiva” del mondo occidentale.
Sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali. E ancora: libertà del web, protezione della privacy, cultura e diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione. «Non c’è una sfera di interesse generale che non passerà sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato», scrive Lori Wallach. Rispetto al Trattato Transatlantico, le condizioni-capestro oggi imposte dal Wto sono considerate “soft”. A decidere su tutto saranno tribunali speciali, formati da avvocati d’affari che si baseranno sulle “leggi” della Banca Mondiale. Fine dellademocrazia: «L’azionepoliticadegli eletti si limiterà a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranità che questi vorranno concedere loro». Neppure la fantasia di Orwell era arrivata a tanto. Eppure, è esattamente l’incubo che ci sta aspettando, se nessuno lo fermerà. Ed è inutile farsi illusioni: per ora, del “mostro” non parla nessuno. Non una parola, ovviamente, dalle comparse dellapolitica, e neppure da giornali e televisioni. La grande minaccia si sta avvicinando indisturbata, all’insaputa di tutti.
Si chiama Ttip, Trattato Transatlantico, e se va in porto siamo rovinati. A decidere su tutto – lavoro, salute, cibo, energia, sicurezza – non saranno più gli Stati, ma direttamente le multinazionali. I loro super-consulenti, attraverso lobby onnipotenti come Business Europe e Trans-Atlantic Business Dialogue, in questi mesi stanno dettando le loro condizioni alle autorità di Bruxelles e di Washington, che nel giro di due anni contano di trasformarle in legge. A quel punto, la democrazia come la conosciamo sarà tecnicamente finita: 
nessuna autorità statale, infatti, oserà più opporsi ai diktat di questa o quella corporation, perché la semplice accusa di  aver causato “mancati profitti” esporrà lo Stato nazionale – governo, magistratura – al rischio di pagare sanzioni salatissime. Già oggi, vari Stati hanno dovuto versare 400 milioni di dollari alle multinazionali. La loro “colpa”? 
Aver vietato prodotti tossici e introdotto normative a tutela dell’acqua, del suolo e delle foreste. E le richieste di danni raggiungono già i 14 miliardi di dollari. La novità: quello che oggi è un incubo, domani sarà legge.
David RockefellerSe sarà approvato il Trattato Transatlatico, avverte Lori Wallach su “Le Monde Diplomatique”, niente fermerà più l’appetito privatizzatore dei “padroni dell’universo”, specie nei settori di maggior interesse strategico: brevetti medici e fonti fossili di energia.  Il Ttip «aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata», che giù oggi ricatta molti Stati, dal Canada alla Germania. Il grande business lavora per eliminare le leggi statali per far posto a quella degli affari. 
Un sogno, a quel punto, concepire politiche di lotta all’inquinamento e per la protezione del clima terrestre. 
L’aspetto più inquietante del “cantiere” del Trattato, un dispositivo destinato – se approvato – a sconvolgere la vita democratica di tutto l’Occidente – è la sua massima segretezza: la stampa è stata espressamente invitata a starsene alla larga.
Si tratta di un ordinamento decisamente eversivo: il grande business si prepara ad emanare i propri diktat non più di nascosto, attraverso le lobby e politici compiacenti del Congresso e della Commissione Europea, ma ormai alla luce del sole, trasformando addirittura in legge il privilegio di una minoranza, contro la stragrande maggioranza della popolazione. 
L’autonomia istituzionale dello Stato? Completamente aggirata, disabilitata, in ogni settore: dalla protezione dell’ambiente a quello sanitario, dalle pensioni alla finanza, dai contratti di lavoro alla gestione dei beni comuni primari, come l’acqua potabile. Si avvicina la “grande privatizzazione definitiva” del mondo occidentale.
Sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali. E ancora: libertà del web, protezione della privacy, cultura e diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione. «Non c’è una sfera di interesse generale che non passerà sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato», scrive Lori Wallach. Rispetto al Trattato Transatlantico, le condizioni-capestro oggi imposte dal Wto sono considerate “soft”. A decidere su tutto saranno tribunali speciali, formati da avvocati d’affari che si baseranno sulle “leggi” della Banca Mondiale. 

FINE DELLA DEMOCRAZIA.L’azione politica degli eletti si limiterà a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranità che questi vorranno concedere loro». Neppure la fantasia di Orwell era arrivata a tanto. Eppure, è esattamente l’incubo che ci sta aspettando, se nessuno lo fermerà. Ed è inutile farsi illusioni: per ora, del “mostro” non parla nessuno. Non una parola, ovviamente, dalle comparse della politica, e neppure da giornali e televisioni. La grande minaccia si sta avvicinando indisturbata, all’insaputa di tutti. 

Il Secolo XIX :La regione boccio' lo studio salva-centrale.LaStampa:Anche l'azienda e' tra gli indagati.

Immagini tratte da "Il Secolo XIX "e da "La Stampa di oggi".
Gli articoli integrali sui  quotidiani oggi in edicola.


Tratte da Il Secolo XIX
da pag 17

Riportiamo alcuni  significativi stralci
............

 A proposito del Prof. Carlo La Vecchia e dell' equipe di periti dell' Ilva ..... leggi  qui il comunicato dell' Associazione Italiana di Epidemiologia.

Comunicato stampa dell'AIE sull'ILVA di Taranto

Sul caso ILVA si sta facendo un uso distorto e strumentale delle evidenze scientifiche.....

Questo è quanto diceva il Prof. La Vecchia  nel 2010 a proposito dell' Ilva di Taranto.........


Immagini tratte da La Stampa da pag 53



......E qualche parola forte,come quando Fabrizio Bianchi ha dichiarato che mancano " dati specifici e significativi  della situazione ambientale e dell' impatto degli inquinanti sul territorio tra il 2006 e oggi". 
In altre parole la centrale sta funzionando e ha ottenuto  Via, autorizzazione unica per il potenziamento con il nuovo gruppo e Aia senza che ci sia uno studio pubblico,autorevole e  "recente  "sull' impatto ambientale della centrale.......

Immagini tratte  da  La Stampa   a pag 55


Tratto da La Stampa on line


Tirreno Power, la Procura vuole applicare la «norma Thyssen-Krupp»

Ipotizzata nel reato di disastro doloso anche la responsabilità amministrativa dell’azienda. Questa mattina a Vado si è tenuto un incontro con i tecnici dell’Osservatorio regionale salute-ambiente.
Un momento dell’incontro con i consulenti dell’Osservatorio regionale

VADO L.
La Procura di Savona ha acquisito, nell’ambito dell’indagine sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, un verbale dell’Ispra, l’Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente.  
Oltre che ai singoli indagati a cui viene contestato l’articolo 434 del codice penale («Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi») - finora se se conoscono due, Pasquale D’Elia e Giovanni Gosio, ma potrebbero essere di più, da cinque a una decina a seconda di come si svilupperà l’inchiesta - viene chiamata in causa anche Tirreno Power come azienda, così come prevede il decreto legge 231 dell’8 giugno 2001 che disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. Norma che è già stata applicata in Italia per il caso della Thyssen Krupp di Torino..... 

22 febbraio 2014

Centrale a carbone Tirreno Power: la procura acquisisce verbale Ispra.

Tirreno Power: la procura acquisisce verbale Ispra

sabato 22 febbraio 2014

Vado Ligure - La procura di Savona ha acquisito, nell'ambito dell'indagine sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, un verbale dell'Ispra, l'Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale del ministero dell'Ambiente, redatto durante una visita di routine.
Lo si apprende in procura a Savona dove tra l'altro viene ribadito che l'aggravante del dolo "è sempre stato preso in considerazione".
 Dunque all'azienda Tirreno Power viene contestato il disastro ambientale doloso coinvolgendo dunque la responsabilità amministrativa dell'ente così come prevista dal dl 231 dell'8 giugno 2001.

La norma disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato e prevede la responsabilità in relazione alla commissione di reati in materia di tutela dell'ambiente e del territorio che siano punibili con pena detentiva non inferiore nel massimo a un anno.
Questa norma è già stata applicata in Italia dopo quanto avvenuto nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 quando sette operai dello stabilimento di ThyssenKrupp di Torino sono morti investiti da olio bollente in pressione che aveva preso fuoco.