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30 settembre 2012

Taranto futura :Presentata denuncia all'Aja:"Crimini contro l'umanità"

Tratto da Quotidiano.net

Ilva: continua il presidio. Presentata denuncia all'Aja:"Crimini contro l'umanità"

L'iniziativa del comitato 'Taranto futura'


Ilva di Taranto, mentre gli operai continuano il presidio a 50-60 metri di altezza, il comitato 'Taranto futura' ha presentato una denuncia per genocidio e crimini contro l'umanità al tribunale dell'Aja

Veduta esterna dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto (Ansa)
Veduta esterna dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto (Ansa)


Taranto, 30 settembre 2012
LA DENUNCIA ALL'AJA  

 Il Comitato ‘Taranto Futura’, cosi’ come annunciato nel luglio scorso, ha presentato una denuncia al procuratore del Tribunale penale internazionale dell’Aja per chiedere l’apertura di un’inchiesta nei confronti della classe dirigente tarantina, regionale e nazionale, in concorso con i vertici dell’Ilva, per la violazione degli articoli 5, 6 e 7 dello statuto della Corte penale internazionale per i reati di genocidio e crimini contro l’umanità in relazione all’inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico e ai mancati controlli da parte delle istituzioni.
Lo rende noto l’avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino, che ha già promosso un referendum per la chiusura totale o parziale del siderurgico. Russo sottolinea in una nota che l’esposto si basa sugli ultimi dati e accertamenti sanitari forniti dai periti del Tribunale nel procedimento per disastro ambientale nei confronti di dirigenti dell’Ilva.
Leggi l'articolo integrale su  Quotidiano.net

29 settembre 2012

A PROPOSITO DI AIA TRANSITORIA....E' FAMOSA ANCHE A TARANTO ?

 Non ci sono compromessi da fare fra vita e produzione: la vita è tutelata costituzionalmente in modo assoluto, incomprimibile e prioritario.

Non è soggetta a mercanteggiamenti o a soluzioni transitorie.

CONSIGLIAMO A TUTTI UN'ATTENTA LETTURA DELL'ARTIOLO SOTTOSTANTE...........

Tratto da Peacelink

AIA: il Comune di Taranto agisca come il Comune di Statte e richieda nuove e migliori tecnologie per l'Ilva

La Procura ha ampiamente documentato con l'apposita perizia che l'area a caldo dell'Ilva non adotta tecnologie migliori elencate nelle Bref. Se la Commissione AIA omette di considerare questo dato tecnico sarebbe gravissimo e vi sarebbero tutti i presupposti per invalidare l'AIA

28 settembre 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)


Una cosa è autorizzare un'acciaieria nel deserto e una'ltra è autorizzare la più grande acciaieria d'Europa accanto al quartiere Tamburi che presenta eccessi di mortalità e di ricoveri per le emissioni industriali.
Una cosa è autorizzare un'industria dotata delle migliori tecnologie e un'altra è autorizzare impianti posti sotto sequestro per ordine della magistratura.

E' pertanto molto delicato il ruolo che il Ministro Clini si trova a svolgere.
........Avevamo sollecitato la Commissione AIA e il Ministro - assieme ad altre associazioni ad attenersi all'articolo 8 del decreto legislativo 59 del 2005 (che prevede l'adozione di misure supplementari più rigorose e le migliori tecnologie). Non ci è dato sapere se tutte queste nostre sollecitazioni abbiano fatto breccia nella commissione AIA oppure no. Questo è il livello di tasparenza che il Ministro Clini vanta.
Non ci sono state date infatti garanzie che sia assicurata una "messa a norma" dell'area a caldo dell'Ilva secondo gli standard europei più rigorosi. Viste le imbarazzate dichiarazioni del Ministro su questo punto (che ha parlato solo di "prescrizioni raggiungibili dagli impianti"), temiamo che si vada verso una "soluzione all'italiana".
Lanciamo pertanto un appello a tutti gli attori coinvolti nell'AIA, da quelli tecnici a quelli politici.
Fate attenzione: questa autorizzazione non riguarda solo le tecnologie ma le vite umane.

 Non ci sono compromessi da fare fra vita e produzione: la vita è tutelata costituzionalmente in modo assoluto, incomprimibile e prioritario. Non è soggetta a mercanteggiamenti o a soluzioni transitorie.

La proprietà privata è invece vincolata alla sua funzione di  "utilità sociale" (art.42 della Costituzione) e risponde a tutti gli obblighi di tutela dei diritti umani, primo fra tutti la tutela del diritto alla vita.

In discussione non ci sono solo pertanto degli impianti ma il destino di bambini, donne, anziani, soggetti fragili e tanti cittadini che respirano i fumi di quegli impianti che la magistratura ritiene incompatibili con la salute.
Autorizzare - anche solo in forma transitoria per qualche mese - ciò che è sequestrato dalla Procura sarebbe gravissimo e farebbe scattare probabilmente nuovi esposti alla Procura della Repubblica aventi come oggetto proprio l'autorizzazione AIA.

Tutto questo deve essere ben chiaro al Ministro e ai membri della commissione AIA che si assumeranno tutte le responsabilità del caso nel caso in cui approvassero un'autorizzazione non in grado di tutelare pienamente - ossia secondo il Principio di Precauzione - la salute dei cittadini, tenendo conto esplicitamente e puntualmente di quanto osservato dalla magistratura con perizie e ordinanze  di grande precisione tecnico-scientifica.
foto di TarantoIl problema della corresponsabilità in scelte così delicate si pone anche per gli Enti Locali: fate attenzione a non autorizzare impianti sotto sequestro offrendo deroghe a quanto fissato dalla Magistratura.
Avvisiamo tutti che si sta giocando con beni supremi costituzionalmente garantiti e per questo motivo diventa cruciale l'osservanza scrupolosa dell'articolo 8 del decreto legislativo 59/2005.

Ecco perché chiediamo che il Comune di Taranto voti come il Comune di Stette perché l'AIA sia incardinata sull'articolo 8 del decreto legislativo 59/2005 che recita:
Art. 8. Migliori tecniche disponibili e norme di qualità ambientale
1. Se, a seguito di una valutazione dell'autorità competente, che tenga conto di tutte le emissioni coinvolte, risulta necessario applicare ad impianti, localizzati in una determinata area, misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale, l'autorità competente può prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali misure supplementari particolari più rigorose, fatte salve le altre misure che possono essere adottate per rispettare le norme di qualità ambientale.
(Nota tecnica: tale articolo è in vigore ed è stato trasfuso nel dlgs 152/2006).
Sia chiaro: senza l'adozione delle migliori tecnologie (indicate in questo articolo) non vi è alcuna possibilità di rilasciare un'AIA legittima.  
Riteniamo che gli impianti sotto sequestro non abbiano i requisiti per essere autorizzati alla luce dell'articolo 8 che impone le migliori tecnologie specificate dalla Procura, la quale fa esplicito riferimento alle nuove Bref (Best available techniques Reference documents).
La Procura ha ampiamente documentato con l'apposita perizia che l'area a caldo dell'Ilva non adotta tecnologie migliori elencate nelle Bref. 
Se la Commissione AIA omette di considerare questo dato tecnico sarebbe gravissimo e vi sarebbero tutti i presupposti per invalidare l'AIA.
Leggi l'articolo integrale su Peacelink

The Silent Epidemic: il carbone e la minaccia nascosta per la salute

Tratto da Physicians for Social Responsability

The Silent Epidemic: il carbone e la minaccia nascosta per la salute


Informazioni sul libro : In The Silent Epidemic , Alan Lockwood, un medico, descrive e documenta l'impatto del ciclo del combustibile carbone sulla salute umana. 
  Lockwood prende in esame ogni aspetto del carbone, dalla sua composizione chimica complessa ai dettagli di estrazione, il  trasporto, la combustione , lo smaltimento, ognuno dei quali genera problemi di salute significativi. Egli spiega l'impatto sul  riscaldamento globale del  carbone ,i problemi di salute che provoca e discute approcci possibili per combattere l'inquinamento del carbone.
I commenti delle persone :
"La politica energetica è la politica sanitaria. L'epidemia silenziosa, Alan Lockwood chiarisce che il carbone è un problema sanitario di grandissimo  impatto . Proprio come un testo di microbiologia analizza i batteri, questo libro fornisce una guida per il pensiero medico e per la sanità pubblica sul carbone. Altamente consigliato." - Howard Frumkin, MD, DPH, Dean, School of Public Health, University of Washington
"Sappiamo  da secoli che l'inquinamento del carbone è pericoloso e persino mortale, ma l'epidemia silenziosa documenta minuziosamente tutta l'imponenza  degli effetti maligni del  carbone sulla nostra salute e sulla società, e rende ancora più urgente  porre fine alla nostra dipendenza da un combustibile che merita di non trovar  posto in un'economia pulita e sana. " - Michael Brune, direttore esecutivo, Sierra Club
"L'esposizione  del dottor Lockwood è misurata. Il suo tono è spassionato. E la sua prognosi è agghiacciante. Questo libro è necessario che lo  leggano   gli scienziati ambientali e gli operatori sanitari. Dovrebbe anche essere sugli scaffali dei responsabili delle politiche energetiche,i  dirigenti di compagnie elettriche,gli  urbanisti,i politici e  i cittadini interessati.  La diagnosi del dottor Lockwood ci riguarda tutti. " - Philip J. Landrigan, MD, MSc, Ethel H. Wise Professore di Medicina di Comunità, Mount Sinai School of Medicine, membro dell'Institute of Medicine, National Academy of Sciences.......

28 settembre 2012

Porto Tolle, colpo di scena al processo ai dirigenti Enel:contestazione suppletiva di disastro doloso



La centrale Enel  di Porto Tolle

Tratto da Il resto del Carlino

Porto Tolle, colpo di scena al processo ai dirigenti Enel

Rinviata prima udienza: l'iter si sposta a Rovigo


Ad Adria il pm Manuela Fasolato ha ‘’ampliato’’ il capo di imputazione con la contestazione suppletiva di disastro doloso. E per una pena massima sopra i dieci anni, la competenza passa al tribunale in composizione collegiale
Porto Tolle (Rovigo), 27 settembre 2012 -  Colpo di scena al processo ai dirigenti e tecnici dell'Enel che hanno gestito la centrale di Porto Tolle tra il 1998 e il 2009. Il processo è partito oggi ad Adria ma è già stato rinviato alla prima udienza perchè il pubblico ministero, Manuela Fasolato, ha ‘’ampliato’’ il capo di imputazione con la contestazione suppletiva di disastro doloso.  

Ai dieci imputati, infatti, era contestato, in concorso, l’omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro. Il reato 'aggiuntivo' comporta una pena che va dai tre a dodici anni di reclusione. Il giudice, Silvia Varotto, ha preso atto che, per una pena massima sopra i dieci anni, la competenza passava al tribunale in composizione collegiale. Il processo quindi viene trasferito a Rovigo, con la prima udienza fissata il 24 gennaio prossimo. 

A comparire davanti al collegio saranno l’attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suoi predecessori Franco Tato’ dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni fino al 2005; gli ex presidenti di Enel Produzione. A ‘’guidare’’ le parti civili sono i ministeri dell’Ambiente e della Salute. Parti civili anche numerosi Comuni, l’Ente parco emiliano e la Province di ferrara e Rovigo. Assenti, invece, il comune di Adria e la Regione Veneto.

I benefici di una migliore qualità dell’aria

 Tratto da European -lung-foundation.org

 

Benefici di una migliore qualità dell’aria

Vari studi hanno confermato i benefici di una migliore qualità dell’aria in Europa. Mentre alcune ricerche generali hanno riscontrato dei benefici in lievi miglioramenti a lungo termine, altri hanno rilevato che porsi un obiettivo specifico può generare risultati positivi immediati.

Caso in studio

Dublino, 1990, divieto di utilizzo del carbone

Il divieto di utilizzo del carbone messo in atto a Dublino può essere preso ad esempio di politica ambientale mirata a una fonte di inquinamento

La politica ha prodotto un miglioramento immediato e prolungato della qualità dell’aria.
  Si è verificata una riduzione del 35% dei livelli di fumo rispetto ai tre anni precedenti, e nei tre anni successivi al divieto c’è stata una diminuzione significativa del tasso di mortalità per malattie polmonari e cardiache.

Nel 2002, il follow-up dello studio ha rilevato che le vite salvate dal divieto di utilizzo del carbone sono state quasi 4.000.

 

Progetto Aphekom

Nel marzo del 2011, il progetto Aphekom (Improving Knowledge and Communication for Decision Making on Air Pollution and Health in Europe = Migliorare la conoscenza e la comunicazione per il processo decisionale in materia di inquinamento atmosferico e salute in Europa), supportato dalla UE, ha rilevato che una riduzione degli attuali livelli di inquinamento atmosferico nelle città europee apporterebbe benefici significativi in termini sia sanitari che economici.Leggi tutto


Considerazione di Uniti per la Salute 

 A Dublino, nel 1990......la politica ha prodotto un miglioramento immediato e prolungato della qualità dell’aria le vite salvate dal divieto di utilizzo del carbone sono state quasi 4.000.

A Savona, nel 2012 la politica ......nel nostro ambiente e sulle nostre vite  CON UNA ACCURATA E LUNGIMIRANTE PIANIFICAZIONE ENERGETICA .... VORREBBE   METTERE ULTERIORI 50 ANNI DI CARBONE.
Il CONTINUO  UTILIZZO  del carbone per l'energia messo in atto a SAVONA  DA  BEN OLTRE 40 ANNI  E IL VOLER PERSEVERARE ANCORA SU QUELLA SCELTA NEL 2012 (alla luce anche di tutti gli Studi Medici recenti presentati) può essere preso ad esempio di  una politica ambientale mirata A TENERE IN POCHISSIMA CONDIDERAZIONE LA SALUTE DEI CITTADINI ESPOSTI E LE INGENTI SPESE SANITARIE CORRELATE CON LA COMBUSTIONE DEL CARBONE.......... 

Per noi i benefici di una miglior qualità dell' aria saranno una chimera per molti anni a venire ,nonostante tante belle e vuote parole e i tanti voltafaccia subiti?

Porsi un obiettivo specifico può generare risultati positivi immediati...... Noi cittadini l' obbiettivo specifico di non demandare a altri la tutela della nostra salute ce lo siamo posti rigorosamente e quindi confidiamo ancora in risultati positivi....... soprattutto da parte della magistratura.

Leggi su Gaianews

Eolico in Europa, ogni anno evitiamo di bruciare 72 milioni di tonnellate di carbone

Continua inesorabile il virtuoso passaggio alle energie rinnovabili e sostenibili in Europa. L'Europa ha infatti superato i 100 GW di potenza elettrica derivanti dall'energia eolica.Leggi tutto

POTENZIAMENTO TIRRENO POWER: RESISTENZA....RESISTENZA RESISTENZA

Riproponiamo il nostro  post del 25 luglio 2011 ,
leggermente modificato alla  nostra realtà del 2012....

POTENZIAMENTO TIRRENO POWER:
RESISTENZA....RESISTENZA RESISTENZA


Coraggio , non perdiamoci d’animo: ricordiamoci dei nostri Padri, pensiamo a coloro che con generosità, determinazione, armati di ideali di libertà seppero difendere il nostro territorio contro chi ne voleva fare scempio con l’abuso, il disprezzo dei i diritti, la protervia e la sopraffazione. 
I nostri Padri hanno saputo con tenacia conquistare quella Costituzione Repubblicana a cui oggi noi ci ispiriamo:
con i cittadini e le numerose associazioni e partiti che si riconoscono sui principi della tutela del territorio e della salute utilizzeremo tutte le vie legalmente consentite per difendere strenuamente il nostro territorio e il nostro futuro
e.... quindi RESISTERE RESISTERE RESISTERE CONTRO
CHI prima delle elezioni si dichiarò contro il potenziamento a carbone e poi lo ha di fatto concesso (460+330 MW e possibili altri 330 contro i due da 330 attuali)
 
CHI si è assunto la responsabilità di non adeguare gli attuali impianti secondo quanto dovuto per l’AIA costringendoci per anni ad emissioni non sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale di legge secondo le migliori tecnologie.
CHI non ha preteso l' utizzo delle  dovute migliori tecnologie  come da norme di legge
CHI ha concesso ai vecchi guuppi a carbone  di funzionare ancora per molti anni
CHI si è assunto la responsabilità di ignorare la chiara posizione dell'ordine dei medici a tutela della salute dei cittadini che tra l’altro, chiedevano la metanizzazione completa,
CHI per oltre  cinque  anni non ha ancora prodotto documentazione completa sulla ottemperanza a tutte le prescrizioni dovute per il gruppo a turbogas entrato in funzione da oltre cinque anni ed ha il coraggio di parlare ancora di prescrizioni per i futuribili impianti
CHI ha  affermato “perché forzare una popolazione a ospitare un’opera che non vuole?”E poi...

RESISTEREMO con tutti i mezzi previsti dallo stato di diritto e nello spirito di quella Costituzione che tante vite è costata e a cui NOI ci inchiniamo

27 settembre 2012

L’inquinamento che uccide......

Tratto da Articolo Tre

 L’inquinamento che uccide: cinque milioni di morti all’anno per il cambiamento climatico.
Uno studio condotto dall'ong DARA stima a cinque milioni i morti per l'inquinamento e una perdita dell'1,6%del Pil mondiale legata alle emissioni di combustibili fossili in atmosfera.

Gea Ceccarelli

Sono ormai diversi anni che si sente parlare di surriscaldamento globale e dei danni che un'estremizzazione climatica può comportare a tutta la popolazione mondiale. 
 Quello che forse ancora non si sapeva è che i danni sono già visibili e di vastissima portata.
Uno studio, presentato ieri a New York alle Nazioni Unite, condotto dall'ong DARA e commissionato dal Climate Vulnerable Forum, che riunisce i venti Paesi più minacciati dal riscaldamento globale, rivela dati allarmanti. Il calcolo, che ha impegnato più di cinquanta scienziati, stima a cinque milioni le vittime annuali dell'impatto ambientale.
Di queste, 4,5 milioni muoiono a causa dell'inquinamento: le emissioni in atmosfera dei combustibili fossili, sui quali spicca principalmente il carbonio, sfruttato in maniera intensiva, provocano malattie e cataclismi naturali.
Altri 400.000 decedono per fame e malattie trasmissibili, aggravate dalla situazione di mutamento climatico.
I dati previsti sono ancora più inquietanti: entro il 2030, se la situazione non trovasse rimedio, i morti ammonterebbero a 100 milioni, il 90% dei quali in paesi in via di sviluppo, laddove la produzione agricola verrebbe seriamente compromessa, comportando carestie ed epidemie.
Ma lo studio, dal titolo “Guida al freddo calcolo di un pianeta caldo”, si concentra anche su dati economici. Dal rapporto, infatti, si evince che i cambiamenti climatici hanno abbassato il Pil mondiale dell'1,6%, e potrebbero arrivare al 10% entro il 2100......


L'Italia, secondo le previsioni del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici, soffrirebbe una perdita di 20-30 miliardi di euro l'anno.....
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1) Taranto:"Ambiente venduto" 2)Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale.

 Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Avanti inchiesta su sistema di tangenti per verifica inquinamento

TARANTO - Dopo aver scoperchiato il pentolone dei veleni messo a bollire per anni e anni da una infinità di azioni delittuose, l’inchiesta della Procura di Taranto sul disastro ambientale punta ora alle omissioni, ai comportamenti di chi doveva verificare entità e dannosità delle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa e soprattutto su chi doveva accertare il rispetto di accordi di programmi e atti di intesa finalizzati - almeno sulla carta e negli annunci - a ridurre l’impatto ambientale sui tarantini.

L’inchiesta denominata «Ambiente venduto» è entrata nella fase cruciale, con le posizioni di politici, funzionari pubblici e professionisti che vengono scandagliate una ad una dai militari della Guardia di Finanza e dal pool di magistrati schierato dal procuratore capo Franco Sebastio, dopo alcuni mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali, mesi cruciali perché erano quelli iniziali, dunque dirompenti per un sistema che si riteneva intoccabile, dell’indagine che ha portato al sequestro dell’area a caldo dell’Ilva. 
E che l’inchiesta sia destinata a toccare i palazzi della politica, e non solo quelli tarantini.........
Un sistema che il Gruppo di Taranto delle Fiamme Gialle ha cercato di ricostruire con un lavoro certosino, confluito in centinaia di pagine di rapporti affidati periodicamente all’autorità giudiziaria. Un sistema in grado di ammorbidire i controlli ambientali, orientare le scelte politiche, forse addirittura sino in Parlamento, condizionare i mezzi di informazione. 

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Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Per il 30 settembre potrebbe essere pronta nonostante i custodi siano sommersi di lavoro. Il presidente Carla Sepe chiede al numero uno degli esperti nominati dal gip, l'ingegner Barbara Valenzano, di voler confermare una serie di informazioni trasmesse dall'azienda. Ma i dati sono mai arrivati ai tecnici

di
.......Il ministro dell’ambiente Corrado Clini, intanto, non perde occasione per ribadire che ”l’autorizzazione che consente all’Ilva l’esercizio degli impianti compete al ministero dell’Ambiente.
  
Io – aggiunge il ministro – so qual è il mio compito e conosco quelli della magistratura”. Un concetto chiaro, anche se non proprio in linea con il codice di procedura penale: per Clini non sarà la procura di Taranto né il gip Patrizia Todisco a impedire che la fabbrica del Gruppo Riva possa continuare a produrre

Una vera e propria sfida dopo la bocciatura del piano di interventi proposto dal presidente Bruno Ferrante che mirava a ottenere anche una minima capacità produttiva che possa garantire anche la salvaguardia degli impianti e i livelli occupazionali.
Il 30 settembre, per Clini e la sua commissione, è quindi una data cruciale. Secondo il ministro, i tempi del risanamento si aggirerebbero intorno a 3 o 4 anni e gli interventi sarebbero così “imponenti” da “cambiare non solo la pelle, ma anche il cuore industriale di Taranto”.
Nel frattempo l’Ilva avrebbe l’ok del Ministero dell’ambiente per continuare a produrre e, quindi, a inquinare. 

Una sorta di licenza per continuare ad avvelenare operai e cittadini di Taranto in attesa di realizzare gli interventi per “eliminare tutte le situazioni di pericolo”

L’attività produttiva potrebbe quindi riprendere in barba alle disposizioni del tribunale del Riesame che confermando il sequestro senza facoltà d’uso, aveva stabilito che l’attività produttiva potrà riprendere solo “in condizioni di piena compatibilità ambientale, una volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la salute dei lavoratori e della popolazione”.
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SALUTE PUBBLICA:COME VENGONO SMALTITE LE CENERI DELLE CENTRALI A CARBONE?

 Tratto da Noalcarbone

27 settembre 2012

COME VENGONO SMALTITE LE CENERI DELLE CENTRALI A CARBONE? Comunicato stampa SALUTE PUBBLICA

Brindisi, 27 settembre 2012
L'attuale localizzazione delle Centrali a carbone è stata decisa in tempi in cui non erano forse noti, con la precisione attuale, i loro effetti negativi sulla salute di lavoratori e cittadini residenti nelle vicinanze degli impianti. 
L'attività di produzione di energia con il carbone ha dei costi che vengono pagati dalla collettività in termini di salute ma anche di riduzione di altre attività produttive, come l'agricoltura e il turismo.
I rischi per l’ambiente e per la salute derivanti dalle emissioni in atmosfera a causa delle quantità di carbone bruciato, sono, per “fortuna” al centro del dibattito.  
Poco si discute invece del problema dello smaltimento e dello stoccaggio delle ceneri prodotte dalla combustione.
Le ceneri sono molto più pericolose delle polveri di carbone perchè rappresentano un concentrato di sostanze tossiche, quali per esempio gli idrocarburi policiclici aromatici, i metalli pesanti e le poveri silicee - che non si sono diffuse in atmosfera con la combustione ma rimangono nei bruciatori e nei filtri. 
Tutti e tre i tipi di sostanze sono cancerogeni certi ed i silicati danno anche fibrosi polmonari gravi ed irreversibili. Specifici studi, effettuati dall’EPA (Environmental Protection Agency) negli Stati Uniti, hanno evidenziato anche casi di contaminazione delle falde acquifere con inquinamento dell’acqua potabile a causa dei metalli pesanti provenienti da depositi di ceneri.

Sarebbe interessante conoscere le procedure di smaltimento delle ceneri, il loro percorso dalle caldaie alle discariche. 
 Forse, il molo carbonifero di Costa Morena meriterebbe una valutazione più attenta anche sotto l’aspetto della movimentazione delle ceneri di scarto della combustione. Una sommaria idea ce la siamo fatta vedendo le operazioni sul molo carbonifero nel porto di Brindisi, peraltro molto, troppo, vicino alla città. Le immagini, scattate il pomeriggio del 31 agosto scorso durante una gita in barca nel porto, parlano da sole. Sul molo carbonifero di Costa Morena una pala meccanica carica materiale scuro e polveroso (ceneri pesanti o fanghi?) da un container scoperto su una nave ormeggiata, il tutto senza imballaggi di alcun tipo.
Due domande sorgono spontanee:
1) il trasporto di queste sostanze può avvenire a cielo aperto o deve essere prima protetto in appositi imballaggi?
2) I nomi dei lavoratori addetti alla manipolazione di queste sostanze sono riportati nel registro degli esposti ai cancerogeni che il datore di lavoro ha l'obbligo di istituire in simili circostanze?
Stefano Palmisano  - Associazione Salute Pubblica

26 settembre 2012

QUESTO SUCCEDE...... A TARANTO.

Tratto da "Il Fatto Quotidiano"

Ilva, il gip respinge il piano dell’azienda. Proclamato uno sciopero per due giorni....

Ilva, il gip respinge il piano dell’azienda. Proclamato uno sciopero per due giorni
Il piano dell’Ilva di Taranto “è inadeguato“, “non c’è spazio per proposte al ribasso” e i beni in gioco, come la salute, l’ambiente, lo stesso diritto al lavoro, “non ammettono mercanteggiamenti”. 

Il no del gip Patrizia Todisco all’Ilva è arrivato, è nero su bianco, depositato in cancelleria. Il gip si allinea al no già espresso qualche giorno fa dalla Procura. “La richiesta dell’Ilva è sconcertante” scrive il gip. “E’ inaccettabile”, secondo il giudice, il ragionamento dell’Ilva che “ha chiesto l’autorizzazione all’attività produttiva, non quantitativamente precisata, finalizzata sostanzialmente alla sostenibilità e alla realizzazione del risanamento, come se ci fosse una inesigibilità economica”....

Sotto il profilo dei sequestri è un doppio no quello del magistrato: all’istanza con cui l’Ilva aveva chiesto la possibilità di continuare a produrre, sia pure ad un passo di marcia ridotto, e al piano aziendale da 400 milioni di euro relativo agli investimenti per mettere a norma lo stabilimento e abbattere le emissioni inquinanti. 
 Primi investimenti, ha detto sempre Ferrante, in attesa di avere il quadro della nuova Autorizzazione integrata ambientale e quindi programmare altri investimenti e ulteriori spese.
Da qui partirà la reazione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini: “Chiederemo subito il rispetto dell’Aia”. “In base alla legge italiana in applicazione della direttiva europea – ha aggiunto Clini – il ministro dell’Ambiente è l’autorità competente per l’AIA, che rappresenta il documento di autorizzazione all’esercizio degli impianti industriali nel rispetto delle norme per la tutela dell’ambiente e la salute”.  
L’Aia, ha aggiunto, “avrà le prescrizioni puntuali per l’adeguamento degli impianti di Taranto agli standard stabiliti dalla commissione Ue e che dovranno essere rispettati a partire del 2016 ma che noi chiederemo all’Ilva di applicare da subito”........
I sindacati, nel frattempo, hanno indetto due giorni di sciopero......

Il giudice: “Il piano dell’Ilva misure già annunciate e mai realizzate”.
Tutto già deciso 8 anni fa, ma mai realizzato. E’ uno dei punti sui quali si basa il no del gip di Taranto. “Non può non rilevarsi con grande amarezza – scrive – come tutti gli interventi proposti da Ilva nell’attuale istanza siano esattamente quelli facenti parte di due atti di intesa adottati tra l’Ilva, la Regione Puglia, il Comune di Taranto, il Comune di Statte e organizzazioni sindacali l’8 gennaio 2003 e il 27 febbraio 2004, e molti di essi dovevano già essere realizzati da diversi anni. In conclusione la proposta tecnica dell’Ilva appare inserirsi più che altro nello stesso solco dei famosi atti di intesa rimasti sulla carta e comunque assolutamente insufficiente”.
.....Appare curioso come l’Ilva proponga un intervento su delle batterie già oggetto di sequestro” negli anni precedenti “e per le quali proprio a seguito di tale sequestro gli adeguamenti dovevano già essere realizzati da diversi anni”.

“Non si può certamente parlare di inesigibilità tecnica o economica quando sono in gioco la tutela di beni fondamentali quali la salute e la vita delle persone e la salubrità dell’ambiente – rileva – Appare a dir poco sconcertante” la richiesta dell’Ilva di continuare a produrre “prescindendo da qualsiasi considerazione in merito alla perpetuazione che sarebbe implicata dal provvedimento di accoglimento, di situazioni lesive e pericolose per la salute degli abitanti di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva”.
“Non può essere autorizzato alcun uso a fini produttivi” spiega, insomma, il magistrato. ....

Il giudice Todisco ha ritenuto pienamente condivisibili le motivazioni che hanno portato la procura di Taranto e i custodi tencici Barbara Valenza, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento a formulare un parere negativo nel quale è stata anche raccontata la beffa dei protocolli dìintesa stipulati dall’azienda nel passato
Gli interventi annunciati e coperti dai 400 milioni di euro, sarebbero infatti impegni che l’Ilva ha assunto negli atti stipulati con le amministrazioni locali tra il 2003 e il 2006 e che, di fatto, non avrebbe mai rispettato. Non solo. Il gip ha riportato integramente il parere della procura che scrive: 
“Evidentemente la colossale presa in giro degli atti di intesa era un sistema ben rodato”. Un sistema quindi che non può non aver avuto nelle istituzioni una sorta di complicità: qualcuno, infatti, avrebbe dovuto controllare che quegli impegni fossero portati a termine e, invece, non l’ha fatto”.
Il giudice Todisco ha poi precisato che non vi può essere alcuna contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro poiché quest’ultimo già presuppone che il lavoro rispetti “i diritti fondamentali della persona: salute, sicurezza, libertà e dignità umana”.

 ....Questo secondo il gip è ciò che l’Ilva deve fare per “riprendere l’attività produttiva presso lo stabilimento di Taranto”, ma solo dopo “l’effetivo ripristino della legalità violata” e in “condizioni di assoluta sicurezza per la salute della popolazione locale dei lavoratori e dell’ambiente”.


  Per il giudice Todisco “non vi è spazio per proposte al ribasso” poiché “i beni in gioco” intesi come salute, vita, ambiente e lavoro dignitoso “non ammettono mercanteggiamenti” e l’azienda “non può porre alcuna condizione”.

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IL 29 E 30 A CIVITAVECCHIA SECONDA ASSEMBLEA INTERNAZIONALE DELLA RETE "STOP ENEL"

Tratto da Noalcarbone

IL 29 E 30 SECONDA ASSEMBLEA INTERNAZIONALE DELLA RETE "STOP ENEL"

I promotori e sostenitori della rete StopENEL, invitano cittadini, attivisti, amministratori, a partecipare alla II Assemblea Nazionale della campagna che si svolgerà il 29 e 30 settembre a Civitavecchia.
La campagna “Stop Enel” si è costituita in aprile 2012 con una prima assemblea internazionale alla quale hanno partecipato rappresentanti delle comunità colpite dagli impianti dell’ENEL in Italia, in America Latina e nell’Est Europa.

La campagna nasce per denunciare ed arrestare il modello energetico praticato dalla multinazionale italiana, ancora oggi per il 31% di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un modello insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il diritto ad un ambiente sano e impedisce alle comunità coinvolte di partecipare alla pianificazione del territorio. Inoltre la sua disperata e affannosa ricerca di fonti energetiche, obsolete e inquinanti o tecnologie sedicenti eco-sostenibili, non risponde ad altra logica che quella del profitto, andando a sostenere un modello economico basato sulla crescita infinita della produzione di merci e di conseguenza del consumo energetico regolato da tariffe monopolisitche e speculative.
Obiettivo della campagna è promuovere un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la giustizia ambientale e sociale, la difesa della salute dei cittadini e del territorio come bene comune.  
“Stop Enel” intende mettere in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti con lo scopo di costruire strategie congiunte, aumentare la capacità di incidenza sull’opinione pubblica nazionale e internazionale.
La rete, che ha raccolto più di 50 adesioni di associazioni, gruppi e comitati locali, invita tutti a partecipare alla sua IIa assemblea nazionale che si svolgerà a Civitavecchia il 29-30 settembre.
L’incontro è ospitato dal Movimento No Coke Alto Lazio che da oltre dieci anni si batte contro la riconversione a carbone della centrale di Torrevaldaliga nord. La nuova centrale, che emette ogni anno 10,3 milioni di tonnellate di CO2 e oltre 6 milioni di metri cubi l’ora di emissioni inquinanti varie, è attiva dal 2010 e si inscrive in un contesto già duramente colpito da una ultradecennale servitù ambientale costituita da numerosi impianti. I dati sulla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia, sono allarmanti: la zona è al primo posto nel Lazio ed al terzo in Italia per mortalità causata da tumori ai polmoni, alla trachea e ai bronchi, con leucemie e linfomi diffusi in maniera nettamente superiore rispetto alla media nazionale.
Vogliamo realizzare assieme un differente modo di abitare questo pianeta, assieme a tutte le comunità dove Enel sviluppa i suoi progetti, valorizzando il nostro diritto a un ambiente sano, a una vita degna di essere vissuta, (al rispetto dei diritti umani, alla difesa dei beni comuni), alla partecipazione nella pianificazione del territorio.
L’incontro darà un’occasione per aprire un dibattito nazionale sul modello energetico, rafforzare il coordinamento e l’azione dei comitati e delle associazioni e fra le diverse reti, portare un contributo al dibattito in corso a Civitavecchia.


L’incontro si articolerà su due giornate, un incontro pubblico sabato 29 e l’assemblea della rete StopENEL la mattina di domenica 30 settembre e si svolgerà secondo il seguente programma di massima:


La Repubblica. Tra pluralismo, lavoro e innovazione. 2) Tirreno Power (Sorgenia) e il carbone

Tratto da  SpeziaPolis

 "La Repubblica ." Tra pluralismo, lavoro e innovazione. 2) Tirreno Power (Sorgenia) e il carbone

L’edizione genovese del quotidiano di De Benedetti non dedica spazio alle rivendicazioni dei cittadini, dov’è il pluralismo? l’ampliamento di una centrale a carbone si giustifica con nuovi posti di lavoro per la durata della sua realizzazione, quanto lavoro? dov’è l’innovazione nella produzione di energia dal carbone?
Partivamo dalla frase con cui De Benedetti cercava di sistemare le rivendicazioni sindacali della redazione di Repubblica, “Huffington Post Italia è l'unica iniziativa innovativa e l'unica occasione di assunzione di 10 giornalisti avvenuta in Italia quest'anno. Innovazione e investimenti e creazione di posti di lavoro”.  Ne ho scritto in questo post. Gli stessi argomenti, pluralismo lavoro e innovazione, entrano in cortocircuito anche spostando il fuoco ad un altro settore di interesse dell’editore del Gruppo Espresso: l’energia.
Pluralismo a Bari - L’edizione pugliese di Repubblica ospita quotidianamente notizie intorno all’Ilva di Taranto e agli altri impianti pugliesi coinvolti in procedimenti giudiziari  o in fase di rinnovo delle autorizzazioni.  La redazione barese, per quel che si può vedere da lontano, dopo una prima fase di cautela allo scoppio del caso Ilva, lascia relativo spazio alle voci  dei movimenti che animano il dibattito cittadino intorno alle questioni ambientali e sanitarie. Nell’edizione di domenica era riservato ampio spazio alla Class Action che i cittadini tarantini hanno intrapreso contro Ilva e ad un intervento dell’associazione Salute Pubblica che trattava della centrale a carbone Edipower di Brindisi, che ha da poco ripreso a funzionare. Edipower, non Enel.
L’intervento ragionava sulle “preoccupazioni di molti cittadini, soprattutto quelli che vi abitano nel raggio di pochi chilometri su quelle dei lavoratori “per il giustificato timore di perdere il posto di lavoro”. E proseguiva “l’attuale localizzazione della centrale è stata decisa in tempi in cui non erano forse noti, con la precisione attuale, gli effetti negativi sulla salute di lavoratori e cittadini residenti nelle vicinanze di impianti termoelettrici a carbone. La polvere nelle case e sulle colture nei pressi delle centrali proviene dai carbonili che sono inspiegabilmente scoperti. La polvere di carbone, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, provoca malattie dell’apparato respiratorio come la pneumoconiosi (una fibrosi massiva e progressiva dei polmoni), alterazioni pleuriche, enfisema, bronchite cronica, rapida perdita della funzione polmonare, ma anche tumore al polmone e tumore allo stomaco”. E molto altro ancora che si può leggere qui.  
Innovazione a Savona Incidentalmente la centrale a carbone di Vado Ligure ha le stesse implicazioni di quella di Brindisi Nord. E’ di proprietà di Tirreno Power, poco meno del 40% è controllato da Sorgenia (Gruppo De Bendetti) attraverso Energia Italiana. Il restante 10% è suddiviso in parti uguali tra Iren, nata nel 2010 e partecipata tra gli altri dai comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza e dalla stessa Energia Italiana, e Hera, controllata dai comuni delle provincie di Ferrara, Modena e Bologna. La centrale produce energia con due gruppi a carbone costruiti negli anni ’70 e uno alimentato a gas. Recentemente è stato approvato un progetto per la realizzazione di un nuovo gruppo a carbone.

Lavoro a Savona qualche posto di lavoro in più, per la durata dell’ampliamento, giustifica e sostiene l’operazione.
Come la mettiamo con il pluralismo, in Liguria? L’edizione genovese di Repubblica non scrive quasi mai di energia e carbone e non mi risulta abbia mai pubblicato un comunicato integrale di uno dei comitati che in Liguria si battono contro le 3 centrali a carbone del territorio regionale (quelle di Genova e La Spezia sono di Enel).
Come la mettiamo con l’innovazione? 
Produrre energia dal carbone, senza pensare ad alcuna forma di conversione anzi ampliando l’esistente, che innovazione è? 
Qualche posto di lavoro in più giustifica il tutto. Come i 10 dell’Huffington Post Italia che si propone di proseguire nella  “grande tradizione del giornalismo civico del Gruppo Espresso” anche grazie ai quasi 200 blogger, tra cui ci sono giovani che faticano a tirare avanti, e giovani che studiano in prestigiose università all’estero". 

Salute e lavoro, tutto gratis. Meglio, a spese di qualcun altro.