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29 agosto 2009

2009/08/29 Dottor Paolo Franceschi "Ampliamento centrale di Vado Ligure e ....Studio Epidemiologico"

Savona 29.8.09
Riceviamo dal " Dottor Paolo Franceschi
Referente scientifico della commissione Salute e Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona."

"Ampliamento centrale di Vado Ligure "

Date le notizie che si leggono in questi giorni sui giornali, (cfr. La Stampa di venersì 28 agosto),
“prima di dar inizio ai lavori Tirreno Power dovrà produrre uno studio epidemiologico dell’ ambito territoriale per evidenziare la presenza o meno di patologie correlate agli inquinanti emessi dalla centrale”
è opportuno fare alcune precisazioni.
Che le centrali a carbone siano causa di patologie correlate agli inquinanti emessi è ormai un dato di fatto, appurato scientificamente da un’ ampia serie di studi condotti su ampia scala e pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche del mondo.

Non si capisce perché il caso di Vado debba sfuggire a questo dato di fatto. La richiesta suona un po’ come se si volessero nuove prove scientifiche per confermare che la formula chimica dell’ acqua è H2O: qualunque persona seria si rifiuterebbe di prendere in considerazione una simile richiesta.
Contestiamo pertanto che sia necessario un nuovo studio epidemiologico per stabilire la pericolosità derivante per la salute da parte della centrale a carbone, che riteniamo un dato acquisito. Ne deriva che riteniamo vi siano già sufficienti elementi per escludere l’ ampliamento della centrale e per richiedere la chiusura dei gruppi a carbone attualmente funzionante, onde arrestare un danno all’ ambiente e alla salute che si sta perpetrando da 40 anni.

Concordiamo invece sull’ utilità di uno studio epidemiologico purchè corretto, allo scopo di verificare la portata dei danni alla salute indotti dalla centrale a carbone.

Ma su questo aspetto bisogna fare molta attenzione, perché non tutti gli studi epidemiologici sono adatti a questo scopo. In particolare non sono adatti studi come quelli di mortalità generale e per causa condotti dall’ IST di Genova da un equipe di biologi e sociologi, non comprendente nemmeno un medico, nei periodi ’88 -’98 e ’99 – 2004 in provincia di Savona, in quanto studi di epidemiologia osservazionale. Questo genere di studi non può fornire dati adeguati, perché viziato da quello che gli epidemiologi chiamano sinergismo anti-evidenza.
In particolare negli studi menzionati dell’ IST :
a. si ritiene che i soggetti siano tutti egualmente esposti e non si considerano le differenze qualitative e quantitative dell’esposizione a cui può derivare un corrispondente effetto qualitativo e quantitativo di patologie nella popolazione
si analizzano solo dati di mortalità invece che incidenza, ricoveri, sintomi reversibili, biomarkers di effetto, abortività

si enfatizza l’assenza di significatività statistica pur in presenza di rischi superiori all’atteso,
La rassicurazione non è basata su prove e non si considerano il principio di Precauzione e di Prevenzione.
Studi di questo tipo spesso vengono utilizzati quando, per qualche conflitto di interessi, si voglia minimizzare l’ impatto di un certo tipo di rischio.
Al contrario uno studio epidemiologico serio dovrebbe integrare una serie di dati che almeno comprenda:
Un registro delle emissioni
La misurazione delle immissioni sul territorio in modo da poter individuare aree con diversi livelli di inquinamento (bassa, media, alta esposizione).
Attribuzione del rischio verificando cioè il rischio attribuibile a diversi livelli di esposizione.
Non è pertanto accettabile la predisposizione di alcun tipo di studio epidemiologico senza il preventivo coinvolgimento dell’ Ordine dei Medici di Savona, quale garante nei confronti della cittadinanza della corretta scelta di metodologie e modalità.

Dottor Paolo Franceschi
Referente scientifico della commissione Salute e Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona.

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Tratto da Ivg
Centrale di Vado:
Ordine del giorno in Provincia dell’Idv

Provincia. Ordine del giorno del consigliere provinciale dell’Italia dei Valori Marco Caviglione in merito all’ampliamento della Centrale di Vado Ligure secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale. Il consigliere dell’Idv chiede alla giunta di Palazzo Nervi e al presidente Angelo Vaccarezza di assumere una posizione di contrarietà rispetto al progetto di potenziamento presentato da Tirreno Power.
Inoltre impegna l’amministrazione provinciale ad attiviare i ricorsi necessari a bloccare l’iter di ampliamento.

27 agosto 2009

2009/08/26DECRETO CARBONE: PUBBLICATO!.. l'Europa riduce le emissioni di CO2 rispettando il protocollo di Kyoto. Solo Italia, Spagna e Danimarca no.

Tratto da "Uomini Liberi "

Nella GAZZETTA UFFICIALE n.195 del 24 agosto 2009 e' stato pubblicata la pronuncia di compatibilita' ambientale del progetto TIRRENOPOWER volto a realizzare una nuova unità da 460 MW alimentata a carbone da realizzarsi a Vado e Quiliano...leggi...

quindi,ancora una volta,i lobbisti avrebbero avuto partita vinta e ampio mandato per peggiorare il livello di avvelenamento di tutto il comprensorio?

Non e' detto. Spetta ora ai comitati, agli enti locali, agli ordini professionali, segnatamente a quello dei "medici per l'ambiente" dimostrare che i cittadini meritano rispetto.

I ricorsi al TAR devono essere presentati entro il 22 ottobre 2009. Quelli al CAPO DELLO STATO, entro 120 giorni dalla data della gazzetta ufficiale

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Tratto da Unon0tizie
CIVITAVECCHIA (ROMA) / 27-08-2009
PRODUZIONE DI CO2
l'Europa riduce le emissioni di CO2 rispettando il protocollo di Kyoto. Solo Italia, Spagna e Danimarca fuorilegge


CIVITAVECCHIA - ROMA (UnoNotizie.it)

Secondo una relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente pubblicata oggi, l’80% delle emissioni di gas a effetto serra in Europa proviene ancora dal settore energetico. Questo settore continua infatti ad avere un impatto significativo sull’ambiente, nonostante il fatto che una più efficiente produzione di energia elettrica e calore, unitamente ad un maggiore ricorso alle fonti di energia rinnovabile ed alla sostituzione di carbone e petrolio con il gas naturale stiano gradualmente contribuendo a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici in Europa (http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/necessaria-un2019inversione-di-tendenza-nel-sistema-energetico).
L'obiettivo generale di Kyoto per l'UE a 15, ossia ridurre le emissioni dell'8%, corrisponde a obiettivi differenziati per ciascuno Stato membro. Nel 2006 quattro Stati membri dell'UE a 15 (Francia, Grecia, Svezia e Regno Unito) avevano già raggiunto un livello inferiore al loro obiettivo di Kyoto.
Altri otto Stati membri dell’UE a 15 (Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo) prevedono di conseguire i loro obiettivi,
ma le previsioni di TRE STATI MEMBRI (DANIMARCA, ITALIA E SPAGNA) INDICANO CHE NON REALIZZERANNO I LORO OBIETTIVI DI RIDUZIONE

“Nel sistema energetico è necessaria una radicale inversione di tendenza” ha affermato oggi la professoressa Jacqueline McGlade, direttrice esecutiva dell’AEA, in occasione della presentazione della relazione al Parlamento europeo a Strasburgo.
Il passaggio a una società caratterizzata da basse emissioni di carbonio “non sta avvenendo abbastanza rapidamente per garantire un futuro al nostro ambiente” ha ribadito.

“Il consumo di combustibili fossili come fonti di energia è la causa principale dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo”, ha riferito in giornata la professoressa McGlade alla riunione parlamentare congiunta su energia e sviluppo sostenibile. L’impegno assunto dall’Europa verso un’economia “post carbonio” e un’energia rinnovabile sostenibile è indispensabile per garantire la sicurezza energetica e affrontare positivamente il problema dei cambiamenti climatici” ha aggiunto.


Dr Giovanni Ghirga
portavoce Coordinamento Nazionale Comitati Medici Ambiente e Salute (Lazio)

- Uno Notizie Civitavecchia -
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Tratto da Uomini liberi
CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO.
Del Dottor Paolo Franceschi
Attualmente la centrale di Vado è costituita da

1) due gruppi a carbone che utilizzano metodiche obsolete per la salvaguardia ambientale, per un totale di potenza installata di 660 MW.
2) 1 gruppo a gas naturale da 780 MW, entrato in funzione nel 2007 in condizioni tecnologiche già obsolete per quanto riguarda i sistemi di denitrificazione (abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto), con emissioni circa doppie rispetto a quelle di centrali di analoghe dimensioni statunitensi).
Nel 2007 Tirreno Power presenta un progetto che prevede l’ ampliamento della centrale con altri 460 MW a carbone, utilizzando una tecnologia abbastanza moderna (a polverino di carbone), e propone di ammodernare i due gruppi attuali per ridurne l’ impatto ambientale.

Secondo Tirreno Power ...CONTINUA ... Dottor Paolo Franceschi,Pneumologo

25 agosto 2009

2009/08/26"Lettera d'agosto di Patrizia Gentilini "

Lettera d'agosto
Patrizia Gentilini
Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo

Forlì agosto 2009.
Gentile Direttore,
la recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante. Riconosco che, specie in agosto, sarebbe più normale pensare alle ferie e cercare svago e distrazione, ma ci sono purtroppo problemi dai quali non ci si può distrarre, se non altro perché nessuno può ritenersene immune.
Secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori, in Italia un uomo su due e una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita!
Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti. Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino. I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. Cosa sta succedendo?

Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti "allarmisti", sostengono da anni è tragicamente vero? Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria.
Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi, che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!
Da dati ufficiali emerge, che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria e acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton.
L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone.
Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro. Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni?
Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede, di assolverle?
Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria.

Non è necessario, per fare questo, conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo.
Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita: l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione.

Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati. In Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi. Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “ i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.
Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano:”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”.
Se trasferiamo queste parole all’infanzia e alle giovani generazioni, l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere, prima che sia davvero troppo tardi per tutti!

Dr.ssa Patrizia Gentilini, Oncoematologo
Associazione Medici per l’ Ambiente ISDE Italia

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Tratto da "Epicentro "
Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
Salute e ambiente
L’esposizione dei bambini alle polveri sottili in Europa
I bambini molto piccoli, e probabilmente anche i feti, sono molto sensibili all’inquinamento atmosferico. L’evidence attuale è sufficiente per attribuire una relazione causale tra inquinamento atmosferico dovuto alle polveri sottili e decessi per disturbi respiratori nel periodo post-neonatale.
Le prove sono anche sufficienti per attribuire un nesso tra inquinanti atmosferici ed effetti negativi sullo sviluppo funzionale dei polmoni.Sia i danni reversibili alle funzioni polmonari, sia la riduzione cronica dei tassi di crescita dei polmoni sono associabili all’esposizione al particolato atmosferico (PM).
Le prove disponibili mostrano anche un legame tra esposizione alle polveri sottili, complicanze dell’asma e aumento della prevalenza e dell’incidenza di tossi e bronchiti.


Alla luce dell’evidence accumulata, nel 2005 l’Oms ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria per il particolato atmosferico. Per il PM2,5 i valori sono 10 μg/m3 (media annuale) e 25 μg/m3 (media sulle 24 ore); per il PM10 i valori corrispondenti sono stati fissati a 20 μg/m3 e 50 μg/m3. A causa dell’insufficienza dei dati sui bambini, le linee guida Oms sono basate sui dati che provengono da studi sugli adulti ma, una riduzione dell’esposizione ai livelli indicati, ridurrebbe il rischio di effetti sanitari sia per gli uni che per gli altri.

È questo il quadro generale in cui si inserisce il documento Exposure of children to air pollution (particulate matter) in outdoor air, pubblicato il 20 ottobre 2008 dallo European Environment and Health Information System (Enhis). La valutazione copre il periodo che va dal 2002 al 2006 (i dati relativi ad anni precedenti sono disponibili per un numero molto limitato di Paesi) e riguarda gli effetti del particolato atmosferico sulla salute e, in particolare, su quella dei bambini.

Messaggi chiave e valutazioni

I dati che emergono dall’ sono diversi:

* la media dei livelli di esposizione al PM10 varia nei diversi Paesi dai 16 μg/m3 della Finlandia e dell’Irlanda ai 50-52 μg/m3 della Bulgaria e della Romania
* i livelli medi dell’indicatore non sono cambiati sostanzialmente negli ultimi anni nella maggior parte della Regione europea dell’Oms: nel 2006 i livelli di PM10 erano maggiori di almeno 5 μg/m3 in quattro Paesi (Austria, Ungheria, Norvegia e Polonia) e più bassi di almeno 5 μg/m3 in altri quattro Paesi (Bulgaria, Grecia, Serbia e Slovenia)
* nelle città europee dove si effettua un monitoraggio del PM10, la maggior parte delle persone (il 90%, compresi i bambini) sono esposte a livelli più alti di quelli indicati dalle linee guida Oms (20 μg/m3) con molti rischi per la salute dei bambini. Per il 13% delle persone, il valore limite di 40 μg/m3 deciso dall’Unione europea viene superato
* i dati per il PM10 che derivano da un regolare monitoraggio sono disponibili per 566 città di 27 Paesi e i dati coprono il 22% della popolazione urbana della Regione europea Oms.

Molti studi epidemiologici, condotti in Europa e in altre parti del mondo, mostrano legami tra diversi indicatori della salute infantile e le concentrazioni esterne di PM10 registrate recentemente in molte città europee.


Un’analisi dell’Oms (basata su dati relativi agli ultimi anni Novanta) indica che, in tutta la Regione circa 700 decessi all’anno dovuti a infezioni respiratorie acute, in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni, possono essere attribuite proprio all’esposizione a PM10. La valutazione dell’impatto del particolato atmosferico sulla morbilità è più difficile e meno preciso ma un’analisi preliminare indica che una riduzione dell’esposizione a PM10 a 20 μg/m3 potrebbe essere associata a una diminuzione del 7% dell’incidenza di tosse e lievi sintomi respiratori e del 2% dei ricoveri ospedalieri per problemi respiratori in bambini di età inferiore ai 15 anni.

Le stime degli effetti sulla salute dell’esposizione a PM10 negli adulti sono dominate dal crescente rischio di mortalità dovuta all’esposizione a lungo termine al PM2,5. In Europa, l’attuale esposizione a PM di origine antropogenica porta a una perdita di circa 8,6 mesi nell’aspettativa di vita.


L’attuale legislazione relativa all’emissione di inquinanti dovrebbe servire per ridurre l’impatto di circa un terzo. Ulteriori riduzioni (fino a circa il 50%) potrebbero essere raggiunte implementando tutte le possibili misure di riduzione.
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Tratto da "La Voce dell'Emergenza"
Vivere senza rifiuti è possibile

Una coppia americana ha deciso di mettere in pratica il concetto. Il problema dei rifiuti si risolve evitando di produrre rifiuti: Amy e Adam Korst da un mese vivono senza mandare praticamente nulla in discarica, e continueranno così per un anno intero. Una scelta radicale quasi come quella del no impact man. I Kost spiegano nel loro sito internet come si fa a non lasciare dietro di sè una scia di spazzatura. In questi giorni la Cnn e il Guardian hanno parlato della loro esperienza: nulla di così difficile, pare. Basta organizzarsi: ed ecco come. I Kost comprano cibi industriali soltanto se sono in confezioni riciclabili: soprattutto, acquistano prodotto sfusi nei negozi piuttosto che quelli già impacchettati nei supermercati. Rifiutano i sacchetti di plastica e si portano da casa la borsa della spesa. Si sono soprattutto organizzati per ridurre al minimo gli involucri, e dunque gli acquisti: coltivano verdure; preparano in casa i detersivi, il formaggio, il pane e il mix di cereali per la colazione.
In cortile trasformano i rifiuti organici in compost. Bruciano - nel pieno rispetto della legge, dicono - rifiuti organici secchi e privi di residui chimici, tipo la cacca del cane.
Hanno abolito le pile usa e getta, ed usano solo quelle ricaricabili. Niente salviette di carta, ma solo di cotone. No impact man aveva abolito anche la carta igienica: loro la usano, ma ne scelgono un tipo prodotto con carta riciclata,
Con i gatti hanno invece qualche problema. Uno dei due mici di casa rifiuta ad oltranza di usare la lettiera biodegradabile. Davanti all’ostinazione della bestiola pare che i due abbiano dovuto capitolare. Così come non riescono a non buttare via oggetti irrecuperabili di uso comune tipo le penne che non scrivono più. Ma tuttosommato poca roba.

Il sito internet dei Kost: vivere senza produrre rifiuti, ecco come si fa

Dal Guardian la coppia americana che si è organizzata per non produrre rifiuti

Video: dalla Cnn intervista ai Kost che vivono senza produrre rifiuti

24 agosto 2009

2009/08/24 "T.A.T.: “Edipower produce emissioni tossiche ed inquinanti”MESSINA: VALLE DEL MELA, COOPERAZIONE TRA COMUNI "

Tratto da messina.blogsicilia.it

T.A.T.: “Edipower produce emissioni tossiche ed inquinanti”

Il presidente e il vicepresidente dell’associazione Tutela Ambiente e Territorio, Giovanni Marafioti e Salvatore Crisafulli, hanno scritto a vari enti istituzionali, tra cui alla Commissione Europea per l’Ambiente e al presidente della Regione Siciliana, per sottolineare il grave impatto ambientale causato dall’Edipower.

Ecco il testo della missiva:

“Mentre la stampa diffonde, il presunto accordo che evita i licenziamenti e la chiusura degli impianti, l’attività della Centrale di San Filippo del Mela procede indifferentemente ed eclatantemente, come se nulla fosse accaduto, a propagare emissioni tossiche e dannose che vanno a condensarsi sulla Città di Milazzo.......
Edipower procede nel suo atteggiamento, in spregio alle normative vigenti ed alla tutela della salute degli oltre 100.000 abitanti della Valle del Mela, producendo in modo indiscriminato emissioni tossiche ed altamente inquinanti.
Invitiamo il sindaco di San Filippo del Mela, Dott. Giuseppe Cocuzza, in forza ai poteri attribuitegli dalle legislazioni vigenti, a porre in essere adeguate azioni limitative, per garantire il normale esercizio dell’attività della Centrale, che insiste nel suo martoriato territorio;

Invitiamo altresì i destinatari della presente a prendere atto, dell’atteggiamento completamente inattendibile della Edipower, per gli impegni assunti nelle varie conferenze di servizi e nelle sedi opportune ed auspichiamo provvedimenti indifferibili, atti a garantire la regolare attività della centrale, conformi alle prescrizioni della Commissione IPPC”.


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Edipower, Strano… ma vero!

Pubblichiamo integralmente la nota inviataci da Giuseppe Maimone (presidente A.D.A.S.C.) e Assunta Sciacca (responsabile ambientale di Cittadinanzattiva di Milazzo).

Il Consiglio Comunale di Milazzo, finalmente tratta sul serio, (speriamo !!!! ) la questione di crisi ambientale che grava da decenni sul territorio della città e del comprensorio della Valle del Mela.

Milazzo purtroppo è una città abbandonata al suo triste destino: “ lo sviluppo industriale”. Non possiamo e non permettiamo a nessuno di vendere la nostra città e la nostra salute ad un gruppo di industriali che hanno come unico obiettivo il ritorno economico.

Questa amministrazione comunale a nostro modesto avviso è l’amica dei colossi industriali territoriali, e purtroppo nel nostro territorio si registra un aumento esponenziale di patologie cardio-respiratorie e neoplastiche dovute all’ambiente insalubre in cui viviamo.

Dimostrazione di ciò che abbiamo detto sono gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “OMS” e del Dipartimento Epidemiologico Regione Sicilia “DOE” .

Ascoltate bene dagli studi si nota un aumento del 200% del tumore alla laringe del sesso maschile, e ancora l’amministrazione Italiano è silente e ancor di più ci accusa di fare allarmismo sociale quando denunciamo la situazione di crisi ambientale e sociale che attanaglia il nostro comprensorio dichiarato area ad alto rischio di crisi ambientale e SIN ovvero sito di interesse nazionale.


Vorremmo ricordare, perché forse dimenticato dal primo cittadino di Milazzo, che egli ricopre la carica di massima autorità sanitaria locale quindi è il garante della salute dei cittadini...

Ci preme precisare che non permetteremo mai a nessuno di barattare la nostra salute con manifestazioni, notte bianca, alberi, fontane, strade, piazze, ecc; la nostra salute non ha un prezzo!!.

In occasione della lodevole iniziativa “fabbrica aperta” organizzata dalla raffineria di Milazzo, abbiamo chiesto insieme ad altre associazioni di non concedere contributi al Comune di Milazzo per opere inutili dal nostro punto di vista, ma di collaborare per la creazione di un centro grandi ustionati, un centro di oncologia d’eccellenza e un centro di ricerca scientifica.

Milazzo ha bisogno di strutture serie che veramente possano aiutare la popolazione.

Come appreso ieri dagli organi di stampa è stata concessa l’A.I.A. ( autorizzazione integrata ambientale) alla centrale Edipoewer di San Filippo del Mela, tutto per il ricatto occupazionale? E la posizione del comune di Milazzo in merito alla costruzione della nuova unità di steamreforming HMU3 della raffineria di Milazzo? Nulla !!! , le associazioni ambientaliste hanno formulato delle osservazioni....

Noi chiediamo a questo consiglio comunale organo di diritto e di controllo di :
1) Formulare un documento guida all’amministrazione comunale con il quale esso si impegni a tutelare la salute dei cittadini.
2) Tenere in considerazione le nostre richieste formulate alla raffineria in occasione di “fabbrica aperta” (precedentemente elencate).
3) Di convocare tutti gli stakeholders prima di prendere decisioni che possano creare impatto sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.
4) Di non chiedere sponsorizzazioni e finanziamenti per manifestazioni e opere a nostro modesto parere inutili (elencate precedentemente).

In conclusione precisiamo che le associazioni firmatarie di questo documento sono apartitiche e hanno come unico scopo la difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini.
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Tratto da Unonotizie 25-08-2009 (MESSINA)

SICILIA, MESSINA: VALLE DEL MELA, COOPERAZIONE TRA COMUNI / giustizia sociale ed economie ecosostenibili obiettivi comuni


Il concetto dello Sviluppo Sostenibile, rappresenta una guida per commisurare il livello di vita alle capacità di carico della natura, agli obiettivi di giustizia sociale, economie ecosostenibili e sostenibilità ambientale.
La giustizia sociale dovrà necessariamente fondarsi sulla sostenibilità e l'equità economica, per le quali è necessaria la sostenibilità ambientale.
Sostenibilità a livello ambientale significa conservare l’immenso capitale naturale, storico e culturale ultramillenario.
Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità dell'atmosfera, dell'acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze.

Inoltre, la sostenibilità dal punto di vista ambientale implica la conservazione della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell'atmosfera, dell'acqua e dei suoli a livelli sufficienti atti a sostenere nel tempo, la vita e il benessere degli esseri umani, nonché degli animali e dei vegetali. Leggi l'articolo integrale

22 agosto 2009

2009/08/23 "Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni"


Tratto da "La Repubblica"

CLIMA Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni

A luglio la temperatura delle acque salate ha raggiunto i 17 gradi battendo tutti i record dal 1890. A rischio ghiacci e barriere coralline di ELENA DUSI

ANCHE gli oceani hanno caldo. A luglio la temperatura alla superficie ha battuto il record da quando nel 1890 sono iniziate le misurazioni sistematiche. La statistica arriva dal National Climatic Data Center statunitense, secondo cui anche agosto sarebbe pronto a piazzarsi in testa alla classifica dei mesi con le acque salate più calde.

La media di tutti gli oceani, nel mese passato, ha fatto toccare al termometro i 17 gradi. Il precedente record risaliva al luglio del 1998 (16,8 gradi). E sono circa 10 anni che si viaggia costantemente al ritmo di mezzo grado oltre il valore medio del secolo scorso (16,4 gradi).
Il G8 dell'Aquila fissò in due gradi la soglia di riscaldamento oltre la quale le conseguenze per l'ambiente diventerebbero catastrofiche. Ma si riferiva alle temperature globali dell'atmosfera. Rispetto all'aria, i mari rappresentano una riserva di energia termica molto più duratura e difficile da smaltire.

"Un caldo simile negli oceani non si disperderà da un anno all'altro" conferma a margine della pubblicazione dei dati Andrew Weaver dell'università di Victoria nella British Columbia. Per riscaldare l'acqua, rispetto alla terra, occorre infatti il quintuplo dell'energia. "E l'aumento della temperatura in mare influenza anche la terra. Siamo di fronte a un'altra importante conferma del cambiamento in atto". Nel Pacifico intanto sta per ripartire una nuova stagione di El Nino, la corrente oceanica calda che ogni 3-7 anni si riaffaccia ad aggravare una situazione già compromessa.

Il caldo di questi giorni sulla terraferma è l'altra faccia del caldo dei mari. E in effetti il National Climatic Data Center, sempre a luglio, ha misurato una temperatura media sui continenti di 14,81 gradi, ancora una volta più alta di mezzo grado rispetto alla norma del secolo scorso. Si tratta del nono valore di sempre. E andando a confrontare le varie tabelle, si scopre anche che l'ultimo dato che non oltrepassa la linea media del '900 (combinando il caldo a terra e nei mari) risale al 1976. Da allora tutti gli indicatori di temperatura marciano regolarmente in salita.

Tra le zone più calde del pianeta, secondo i dati statunitensi, a luglio figuravano l'Europa, il Nord Africa e la costa occidentale del Nord America. "In queste aree - si legge nel rapporto del National Climatic Data Center - la media del secolo scorso è stata superata di 2-4 gradi". Nel Mediterraneo l'anomalia della temperatura è di 1,7 gradi. E scricchiola anche il ghiaccio del Polo Nord: "L'estensione del pack artico dal 1979 a oggi si è ridotta del 6,1 per cento per ogni decade". Il mare attorno all'Artico a luglio 2009 ha vissuto uno dei riscaldamenti più incisivi: 5,6 gradi in più rispetto alla media del XX secolo.

Se la banchisa bianca vive tempi difficili, ai tropici i coralli rischiano di perdere il loro rosso. Il riscaldamento e l'aumento di acidità nei mari sono infatti all'origine del colore pallido e slavato delle barriere, che normalmente si presenta alla fine dell'estate e invece è già osservabile in alcune zone dell'America Centrale. Uno studio della Nasa del 2006 dimostrò anche che più gli oceani si riscaldano, più diminuisce la presenza di fitoplancton. Questi minuscoli organismi viventi non solo danno da mangiare ai pesci e al resto della catena alimentare, ma con la fotosintesi clorofilliana assorbono anidride carbonica dall'atmosfera. In anni normali, il loro contributo alla "ripulitura" dell'aria inquinata è addirittura equivalente a quello delle foreste sulla terraferma.

(22 agosto 2009)
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Tratto da Mondo elettrico
Stretta correlazione tra inquinamento e siccità

In base ad una nuova ricerca del Pacific Northwest National Laboratory con dati degli ultimi 50 anni è stato dimostrato come l'aumento dell'inquinamento dell'aria nella Cina dell'est ha ridotto del 23 % il numero dei giorni in cui avvengono le precipitazioni in almeno la metà delle regioni più orientali del paese.

Questo dato di fatto suggerisce che la qualità dell'aria può avere un effetto diretto sia sulla capacità di crescita del grano che produrre problemi sulla salute e l'ambiente.

Per la prima volta in assoluto questi studi diretti dal ricercatore Yun Qian al Department of Energy's Pacific Northwest National Laboratory (pubblicati il 15 Agosto sul Journal of Geophysical Research-Atmospheres) mettono in diretta correlazione gli alti livelli di inquinamento dell'aria con la forma sottile di pioggia che è critica per l'agricoltura.

"Ci si è chiesti a lungo se ci fosse una correlazione, ma questa è la prima volta che abbiamo avuto l'opportunità di studiare dati a lungo-termine - ha dichiarato Qian - Oltre agli effetti sulla salute, alla pioggia acida e altri problemi che l'inquinamento produce, questo lavoro suggerisce che la riduzione dell'inquinamento atmosferico potrebbe contribuire a ridurre la siccità nella China del nord".

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Tratto da Savona news

Savona: Allaria Presidente della Coldiretti di Savona "Sì alle energie rinnovabili"
Giovedì 20 Agosto 2009 ore

La mancanza di energia sta diventando un problema sempre più preoccupante per la nostra società, per questo motivo si stanno cercando delle soluzioni alternative quali l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Anche l’industria sta cercando di adeguarsi al nuovo trend in particolare quella agricola infatti la Coldiretti ha confermato che le energie rinnovabili triplicheranno in dieci anni e utilizzando e investendo sull’innovazione tecnologica si potrà ottenere allo stesso modo energia producendo una minor quantità di emissioni nocive e di conseguenza riducendo l’inquinamento.

Anche nella Provincia di Savona si sta investendo molto nelle energie rinnovabili ha confermato a Savona News il Presidente della Coldiretti Marco Allaria, che ha aggiunto “Da l’anno scorso molte aziende della provincia sono state tra le prime in Liguria a cambiare le caldaie tradizionali sostituendole con caldaie di nuova generazione a biomasse che permettono una diminuzione delle emissioni dannose di Co2 e l’utilizzo di pannelli solari per la produzione di energia”.

Per incentivare questi cambiamenti occorrono anche dei finanziamenti e degli aiuti che parzialmente servano ad attuare queste innovazioni ed Allaria il Presidente della Coldiretti ha sottolineato “Sono stati attuati dei piani di sviluppo rurali, la Coldiretti ha chiesto l’aiuto di Enti e Regioni per favorire l’utilizzo di queste nuove fonti energetiche, si tratta per la maggior parte dei casi di un adeguamento di strutture già esistenti all’utilizzo delle fonti rinnovabili che oltre ad apportare una riduzione dell’inquinamento atmosferico ridurrebbero ulteriormente anche i costi elevati che sostengono molte aziende a causa del forte aumento dei prezzi dei combustibili”.

E’ importante quindi per il nostro futuro pensare già ora a risolvere certe problematiche utilizzando soluzioni alternative per creare energia con le fonti rinnovabili e per evitare di trovarsi tra qualche decennio senza risorse e senza scelta.
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_Tratto da "TERRA"
Combustibili fossili, superarli è una necessità irrinunciabile
Emanuele Bompan

INTERVISTA A colloquio con Asher Miller, direttore della Post-Carbon Society, organizzazione che da alcuni anni è impegnata nella Bay Area di San Francisco per promuovere la transizione verso un mondo pulito ed ecosostenibile.


Cosa succederebbe se ci ritrovassimo improvvisamente in una società senza petrolio, carbone, combustibili fossili che muovono l’economia mondiale, incendiano la geopolitica e distruggono l’ambiente? Quando il picco della produzione del petrolio sarà sorpassato conducendo verso una crisi energetica senza precedenti? Secondo Richard Heinberg, autore del testo sulla crisi energetica Black Out, non esistono veri piani d’emergenza su scala globale per rivoluzionare il nostro modo di produrre energia, bensì timidi passi verso energie sostenibili, che al massimo possono coprire l’1 per cento del nostro fabbisogno. Post-Carbon Society è un’organizzazione attiva da alcuni anni nella Bay Area di San Francisco che ha fatto della transizione verso un mondo indipendente dalle fonti energetiche fossili la sua battaglia. Terra ha incontrato il suo direttore, Asher Miller.

Post-Carbon society è diventata un nodo importante dell’attivismo Usa, creando consapevolezza sull’urgenza di riformare il sistema di produzione energetica, tanto che parteciperà agli incontri sul clima di Copenaghen...


I combustibili fossili hanno prodotto un’abbondanza eccessiva e non sono più in grado di soddisfarla: la produzione petrolifera ha già passato il suo picco e presto vedremo i costi della benzina tornare a salire. La transizione è in corso, il processo è già iniziato. Abbiamo le basi per traghettare la nostra economia verso un “post carbon world”, cioè un mondo con sempre meno emissioni di CO2, organizzato intorno a comunità locali che sono quasi autosostenibili.

Come agisce la vostra organizzazione?

Operiamo supportando associazioni di attivisti locali radicate nel territorio e fornendo valutazioni e scenari. Nel nostro team di ricerca ci sono 30 esperti stipendiati, ricercatori che provengono dalla Nasa, dalle università e da altri grandi centri. Con il loro apporto speriamo di pubblicare, entro il 2010, una road map per la transizione, con modelli e risposte per cittadini e amministrazioni.

Qualche anticipazione?

Bisogna lavorare sulla decrescita, sulle tecnologie per il risparmio idrico e sulla produzione del cibo che, insieme al risparmio energetico legato alle abitazioni, è la sfida più grande. Noi promuoviamo un’alimentazione senza alcun uso di idrocarburi, come ad esempio il progetto “Growing power”, dove si col tiva a impatto zero. Una scommessa che si può vincere, visto che negli Usa esistono oltre 10 milioni di orti urbani.

Cambiare le abitudini degli americani non è semplice...

Assistiamo a cambiamenti virtuosi e inaspettati. Tuttavia le persone non abbandoneranno la comoda mentalità consumistica: i cambiamenti avverranno con nuovi eventi “catastrofici”.

La green economy è un fenomeno che sta dilagando?

Ci sono gruppi che cercano di spingere la green economy. La nostra organizzazione sostiene che un’economia verde non significhi carbone pulito o utilizzo delle auto elettriche. Il problema è l’impatto generale della produzione di merci: non pos siamo mantenere i nostri livelli di consumo, sia con energie inquinanti che rinnovabili.

Su quali tecnologie bisogna puntare?

Ce ne sono migliaia interessanti. È necessario, però, capire quali sono quelle verdi fondamentali e insostituibili.

I media possono avere un ruolo nella decrescita?

Oggi la stampa è eccessivamente filo corporativa e non appoggia i veri processi di trasformazione. Sono i piccoli giornali indipendenti e ambientalisti, il citizen journalism e i blog a offrire un’informazione completa, attenta ed educativa.

Il conto alla rovescia continua...

È questione di anni per la prossima crisi. E intanto non possiamo sfuggire dalla transizione verso una società basata sulle energie rinnovabili.

21 agosto 2009

2009/08/21 "Allarme OZONO"/Allarme rosso: l'Italia cavalca un'ondata di caldo

Riceviamo dal Dottor Paolo Franceschi "Referente per l’ Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona" e Pubblichiamo

Savona, 20 agosto 2009

In questi giorni di caldo afoso, un killer particolarmente insidioso sta superando tutti i limiti di legge nelle nostre città.
Si tratta dell’ Ozono, un inquinante secondario che si forma in atmosfera a causa dell’ azione dei raggi ultravioletti nelle aree inquinate.

Le previsioni per il 20-21 e 22 agosto sono di valori superiori a 240 microgrammi/m3 ( come dimostrato dalla cartina dell’ Europa sotto riportata forniti dal Rhenish Institute di Colonia),
e pertanto comporteranno il superamento dei limiti di protezione della salute umana: 120 microgrammi/ m3, della soglia di informazione:180 microgrammi/m3 e della soglia di allarme: 240 microgrammi/m3.


Per soglia di informazione si intende il livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione e raggiunto il quale è necessario fornire al pubblico adeguate informazioni in ordine ai livelli di concentrazione ed ai comportamenti da tenere.
Per soglia di allarme si intende il livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana di esposizione di breve durata della popolazione in generale, e raggiunto il quale è necessario un intervento immediato

Questi dati ci sembrano particolarmente allarmanti perché l’esposizione all’ozono provoca: respiro rapido e superficiale, irritazione delle vie respiratorie, tosse, spasmo bronchiale, riduzione della funzionalità polmonare, riacutizzazione dell’asma, riduzione della capacità del sistema immunitario nel combattere le infezioni batteriche, riduzione della performance atletica, congiuntivite, nascite premature, neonati di basso peso, possibile morte improvvisa del lattante, malformazioni congenite, riduzione dello sviluppo polmonare, possibili “modificazioni” a livello del cervello che renderebbero in qualche modo più sensibile l’organismo all’azione degli inquinanti.
L’ozono sembra essere la chiave dell’aumento delle morti per cause cardiovascolari durante le ondate di calore (Occup. Environ Med 2007).

CI SEMBRA INDISPENSABILE CHE LA POPOLAZIONE SIA INFORMATA CHE LE MORTI DURANTE LE ONDATE DI CALORE SONO DOVUTE IN PARTE AD UNA MAGGIOR TOSSICITA’ DEGLI INQUINANTI CAUSATA DALL’AUMENTO DELLA TEMPERATURA.
La legge impone agli organi competenti di segnalare il problema alla popolazione.
Le informazioni e le relazioni summenzionate sono rese pubbliche con i mezzi adeguati secondo i casi, ad esempio mediante mezzi radiotelevisivi, stampa o pubblicazioni, pannelli informativi o reti informatiche, quali Internet.

IN BASE A QUESTE PREVISIONI, SI RACCOMANDA DI NON PASSARE MOLTO TEMPO ALL’APERTO, SOPRATTUTTO NELLE ORE PIU’ CALDE.
LA RACCOMANDAZIONE VALE SOPRATTUTTO PER I SOGGETTI PIU’ SENSIBILI COME GLI ANZIANI, I BAMBINI E GLI AMMALATI.

Dottor Paolo Franceschi
Referente per l’ Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona.

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Allarme rosso: l'Italia cavalca un'ondata di caldo

Attivo il numero verde 1500 del Ministero della Salute per informazione e consigli. Nessuna tregua per i termometri fino al prossimo fine settimana.

di Diletta Ciacci

Grosseto: L'Italia scotta. Non dà segni di tregua l'anticiclone africano con i termometri che registrano temperature allarmanti e gli italiani che bocccheggiano. 40 gradi a Bologna, Roma, Milano e Palermo. Sono questi i record registrati in alcune città, anche se il capoluogo maremmano, con gli attuali 37 gradi, sembra proprio non essere da meno. Lo stivale è sotto la morsa del caldo torrido e dell'afa, che, fino a venerdì, non concederanno nessuna speranza per un moderato calo delle temperature attuali. Le previsioni metereologiche prospettano infatti un discreto abbassamento delle temperature avvertite, soltanto a partire dal prossimo fine settimane.
L'estate insomma sembra proprio non voler cedere.
Allarme rosso quindi per altri 3 giorni, tormentati da un mix di caldo e umidità, che manterranno le temperature superiori di 3-4 gradi rispetto alla media prevista. Non pochi i disagi avvertiti dalla popolazione, cha cavalca un'ondata di caldo a causa degli alti tassi di umidità, che aumentano la sensazione di calore percepita.
Il Ministero della Sanità, in vista del caldo record, ricorda quindi l'attivazione del numero verde 1500, previsto dal Piano Operativo Nazionale Estate 2009, stipulato in previsione della stagione estiva con il dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Regioni e Comuni, per garantire interventi di prevenzione mirati soprattutto per la popolazione a rischio come bambini, anziani o affetti da patologie cardiovascolari.
E' infatti estremamente necessario, in situazioni di caldo allarmante, prestare molta attenzione ai sintomi manifestati da persone vicine o soggetti deboli di salute, per poter intervenire tempestivamente.

Nonostante le contromisure adottate dal Ministero della Salute, che, con il numero verde 1500, attivo tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 8 alle 18, fonisce un servizio di informazione e consigli sulle misure da adottare e sui servizi attivati da Regioni e Comuni, è opportuno, infatti, tenere a mente i comportamenti adatti per ridurre gli effetti del caldo torrido.

Oltre ad evitare di uscire di casa nelle fasce orarie in cui si registrano picchi di calore più elevati, è consigliato indossare un vestiario leggero e fresco, di colore chiaro in lino o cotone, e rinfrescare l'ambiente domestico o lavorativo in modo moderato, non regolando i climatizzatori a temperature troppo basse rispetto ai gradi registarti all'esterno, ma mantenendo una temperatura di 24-26° C. Inoltre è opportuno bere molto, fino a 2 litri di acqua al giorno, mangiare frutta e verdura in gran quantità e limitare l'assunzione di alcolici o bevande gassate o zuccherate, facendo pasti leggeri, e conservare correttamente sia gli alimenti che i farmaci. E' inoltre estremamente pericoloso lasciare animali o persone in macchina, anche se per poco tempo, ed è consigliato aerare bene l'abitacolo dell'auto, attendendo alcuni minuti per accendere il condizionatore.

20 agosto 2009

2009/08/21 "L’inquinamento da carbone"/ "1354 bimbi, piombo nel sangue chiusa una fabbrica in Cina"

Tratto da "Istituto Comprensivo L. Fibonacci"

"INQUINAMENTO "

Il termine inquinamento indica il danno a cui è sottoposto l’ ambiente in seguito all’ immissione di sostanze o effetti che ne alterano le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche; l’ inquinamento dell’ aria è uno dei tipi di inquinamento che crea molti dubbi per i grandi problemi che sta causando come l’ effetto serra o lo smog, le fonti che lo provocano vengono in maggior misura dal processo combustivo domestico, dai fumi delle automobili e dai fumi degli impianti industriali.

L’inquinamento da carbone

La maggior parte dell'energia consumata nel mondo è fornita da combustibili fossili (carbone, idrocarburi, petrolio) e dal nucleare, che stanno però causando il deterioramento dei sistemi naturali. I combustibili fossili rappresentano oggi il 75% delle forniture energetiche mondiali e vengono utilizzati per far funzionare le industrie, gli impianti di riscaldamento e gli autoveicoli. Il carbone è uno dei combustibili fossili più inquinanti. Nel 1996 è stato stimato che le riserve mondiali di carbone economicamente accessibile con le tecniche minerarie conosciute oggi ammontino a circa 15 bilioni di tonnellate, la metà delle quali di antracite. L’energia contenuta nel carbone di tutto il mondo supera ampiamente i 100.000 biliardi di Btu. Queste riserve probabilmente dureranno meno di altri 300 anni.
La composizione dell'aria è rimasta immutata per milioni di anni, ma con lo sviluppo industriale e l'urbanizzazione è cominciato il suo progressivo inquinamento. L'atmosfera ha molte funzioni, tra cui quella di fornire ossigeno agli animali, anidride carbonica alle piante (per la fotosintesi clorofilliana), permette alla Terra di trattenere parte del calore solare ed infine ci protegge dalle radiazioni ultraviolette del Sole, che altrimenti sarebbero mortali.

I principali prodotti inquinanti dell'aria sono le polveri sottili e i derivati gassosi dello zolfo (anidride solforosa), del fluoro, dell'azoto e del carbonio (ossido di carbonio, CO e anidride carbonica CO2) che provengono soprattutto dai combustibili fossili utilizzati per produrre energia (centrali elettriche a carbone) o per altri scopi (motori a scoppio e riscaldamenti domestici).

I combustibili fossili, tra cui il carbone, causano un aumento della concentrazione atmosferica di anidride carbonica, di polveri sottili ed altri elementi e quindi problemi come: il degrado delle città, le piogge acide, i buchi nell'ozono ed il cosiddetto “effetto serra”. Tutti questi causano mutamenti climatici come l’aumento delle temperature medie e la moltiplicazione dei fenomeni meteorologici estremi ossia alluvioni e siccità che poi portano a cambiamenti ambientali come la desertificazione del suolo, l’innalzamento del livello di mari e oceani e lo scioglimento dei ghiacciai.
Il carbone contiene tracce di altri elementi compresi l’arsenico, il mercurio, uranio ed altri isotopi radioattivi. Anche se presenti solo in tracce, vista la quantità di carbone utilizzata, rappresentano una fonte di inquinamento notevole; infatti una centrale a carbone durante il suo funzionamento, emette nell’aria più radioattività di quella che emette una centrale nucleare di pari potenza.


LE POLVERI SOTTILI

Le polveri sottili sono una miscela di particelle solide o liquide che, essendo molto piccole, tendono a rimanere sospese in aria anche per parecchi giorni e ad essere trasportate dal vento.
Sono particelle fini respirabili in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe) dove si possono depositare e provocarvi dei danni, oppure possono essere trasportate dal sangue sino ad altri organi come le ossa, i denti ed i reni. L'aria inquinata è una delle principali cause delle malattie dell'apparato respiratorio.
Nelle nostre città, quando le centraline rilevano un aumento eccessivo di polveri sottili nell’atmosfera, viene imposto il blocco della circolazione delle auto. La pioggia ha un effetto benefico sull’inquinamento atmosferico poiché fa cadere a terra le polveri e gli agenti inquinanti.

EFFETTO SERRA

L’effetto serra è dato da una serie di gas presenti nell’atmosfera ossia anidride carbonica, metano, vapore acqueo. Dall'effetto serra deriva la temperatura terrestre infatti senza l'effetto serra la temperatura del globo sarebbe in media 30 gradi più fredda, ovvero oscillerebbe intorno ad una temperatura di -18° C
I gas hanno prevalentemente due funzioni
1) Filtrano le radiazioni provenienti dal sole;
2) Ostacolano l'uscita delle radiazioni infrarosse. I raggi solari tendono a "rimbalzare" dal suolo terrestre verso l'atmosfera, apportando nuovo calore all'atmosfera. I gas serra impediscono la loro completa dispersione nello spazio come fossero una gigantesca serra.
Il problema dell'effetto serra è causato dall'eccessiva presenza di questi gas nell'atmosfera tale da causare l'aumento della temperatura terrestre. L’aumento di questi gas, soprattutto di anidride carbonica è causato soprattutto dalla combustione del carbone e del petrolio
L’Anidride carbonica ha una durata media in atmosfera di circa 100 anni. Se anche smettessimo oggi di produrla non riusciremmo comunque a ridurre in breve tempo la presenza di anidride carbonica nell'atmosfera e quindi a ridurre il problema dell’effetto serra.
Il problema dell’effetto serra causa un surriscaldamento della terra che col tempo porterà sempre di più a fenomeni meteo estremi come gli uragani, le tempeste, le inondazioni. L'innalzamento delle temperature oceaniche causerà il continuo scioglimento dei ghiacci polari e dei ghiacciai continentali e quindi l'innalzamento del livello dell'acqua e la scomparsa di gran parte della coste mentre nelle aree tropicali ci sarà siccità e desertificazione.

IL BUCO NELL’OZONO

L'ozono è un gas costituito da tre atomi di ossigeno che svolge l'importante funzione di protezione dalle pericolose radiazioni ultraviolette UV. Lo strato di ozono si è formato in milioni di anni per effetto dell'attività delle alghe verdi-azzurre e si trova nella stratosfera a circa 30 km di altezza. E' più spesso sulle zone equatoriali più esposte all'irraggiamento del sole, più assottigliato sulle aree polari. Negli ultimi decenni la concentrazione di ozono nella stratosfera ha iniziato ad assottigliarsi per l'effetto di alcuni inquinanti rilasciati in atmosfera. Particolarmente grave l'assottigliamento dello strato dell'ozono sopra il Polo Sud, divenuto poi talmente grande da far parlare di "buco dell'ozono". L'assottigliamento della fascia di ozono riduce lo spessore dello scudo naturale che ogni giorno filtra i raggi ultravioletti provenienti dal sole. La riduzione della fascia potrebbe quindi lasciar passare raggi estremamente nocivi per la salute umana e per l'esistenza stessa della vita animale. I raggi UV aumentano il rischio di cancro della pelle e possono causare cecità a causa di danni irreversibili alla retina dell'occhio e alterazioni sul DNA con possibile nascita di bambini con malformazioni. A causa del Buco nell’Ozono viene ridotta la fotosintesi clorofilliana, con conseguente minore crescita delle piante e minore produzione di fitoplancton oceanico (il primo anello della catena alimentare marina).

PIOGGE ACIDE

Quando l’ anidride solforosa e altri gas prodotti dalla combustione del carbone e del petrolio si disperdono nel cielo e ricadono a terra sotto forma di acidi con la pioggia, gli effetti sull’ ambiente, sui monumenti e sulla salute umana sono devastanti.
Il consumo dei combustibili fossili è una delle principali cause delle piogge acide Le piogge acide sono precipitazioni piovose contenenti particelle e gas altrimenti sospese in atmosfera. Queste particelle tendono a depositarsi al suolo tramite la pioggia, la neve o la nebbia..
I principali componenti acidi presenti nelle piogge sono gli ossidi di zolfo (SOx) e gli ossidi d'azoto (NOx). La loro presenza in atmosfera è in parte naturale; attività umane ne hanno però aumentato la loro quantità,

I danni delle piogge acide si osservano su:
La vegetazione poiché gli acidi vengono assorbiti dalle piante sia tramite lo scambio gassoso delle foglie, sia dal terreno. L’effetto è la riduzione nell’accrescimento e della capacità nutritiva.
I materiali da costruzione. Gli inquinanti presenti nell'atmosfera si sciolgono con l'acqua piovana e tornano a contatto con le superfici che così vengono corrose. Persino il cemento armato può essere attaccato e degradato dall'acido solforico contenuto nelle piogge acide.
Alla salute dell'uomo sia tramite l'inalazione di queste sostanze e sia indirettamente mediante l'ingerimento di alimenti tossici. Provocano patologie respiratorie e circolatorie, oltre ad aumentare il rischio di forme tumorali ai polmoni.
Altri responsabili delle piogge acide sono i veicoli a motore che affollano le strade delle nostre città.
Ad essi si deve attribuire più del 50% delle emissioni di biossido di azoto. L’ Italia libera ogni anno circa 2 milioni di tonnellate di anidride solforosa e più di 1 milione e mezzo di tonnellate di ossido di azoto, provenienti per metà dalle centrali termoelettriche.

CAUSE:
La combustione degli idrocarburi nei motori delle auto, nelle centrali termoelettriche e negli impianti di riscaldamento, producono anidride carbonica e altri agenti inquinanti, quali il piombo, l’ anidride solforosa e il biossido di azoto. Tali residui entrano in soluzione nel vapore acqueo delle nubi e ricadono sotto forma di neve, pioggia o nebbia.

RIMEDI:
La soluzione è la stessa prospettata per limitare l’ aumento dell’ anidride carbonica nell’ atmosfera, sulla base di accordi internazionali. Da un lato bisogna diminuire il consumo energetico attraverso il risparmio energetico. Dall’ altro lato è necessario imporre una rapide transizione da fonti energetiche fossili non rinnovabili e produttrici di rifiuti pericolosi, a fonti energetiche rinnovabili e pulite. Un ruolo decisivo potrà giocare l’ adozione di una severa legislazione anti inquinamento accompagnata dall’ introduzione delle tasse ecologiche volte sia a scoraggiare il consumo di fonti energetiche fossili non rinnovabili, sia a far pagare a chi inquina i danni che questo inquinamento provoca alla collettività.

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Tratto da "La Repubblica"

1354 bimbi, piombo nel sangue chiusa una fabbrica in Cina

E' la Wugang Manganese Smelting, nella regione centrale di Hunan. Gli abitanti avevano dato l'allarme da tempo

PECHINO - Le autorità sanitarie di Wugang, nella provincia di Hunan nella Cina centrale, hanno scoperto oltre 1.300 casi sospetti di bambini colpiti da avvelenamento da piombo. E' il secondo caso in agosto. La polizia ha disposto la chiusura degli impianti della "Wugang Manganese Smelting", sospettata di essere all'origine del pericolosissimo inquinamento.

Le popolazione locale, sin dall'apertura della fabbrica - nel maggio dell'anno scorso - aveva protestato per la grande quantità di fumo e di polveri nell'aria. Nel sangue dei 1.354 bambini (circa il 70% di questi sotto i 14 anni) dei quattro villaggi vicino alla fonderia, sono stati riscontrati livelli di piombo che superano gli standard di sicurezza. Diciassette minori, che versano in condizioni gravi, sono stati ricoverati in ospedale.

17 agosto 2009

"Il CDR è rifiuto? Toccherà agli Enti Locali farsene carico”/"I Verdi nazionali per il CDR nei cementifici e centrali termoelettriche"


Tratto da :"Assessorato Agricoltura, Ecologia e Ambiente
Comune di Mola di Bari"
“Il CDR è rifiuto? Toccherà agli Enti Locali farsene carico”

“La sentenza della Corte Europea obbligherà gli Enti Locali a stabilire la destinazione del Combustibile da rifiuti già in fase di pianificazione”. Intervista a Raphael Rossi, della ESPER (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) che ha curato la progettazione del sistema porta a porta a Napoli ed è Vice Presidente dell’Amiat spa

La Corte Europea condanna l’Italia e stabilisce che il CDR è un rifiuto. Quali saranno le ripercussioni di questa sentenza?
La sentenza fa riferimento al CDR-Q, acronimo di Combustibile Derivato da Rifiuto (RDF Refuse Derived Fuel) di qualità elevata è definito dalla norma UNI 9903-01 che ne definisce gli standard qualitativi.
Il governo italiano aveva introdotto una definizione che declassava il CDR-Q dalla sua natura di rifiuto e lo qualificava come combustibile.
Ad oggi per la legislazione italiana, il CDR è considerato alla stregua di una merce qualsiasi può tranquillamente varcare i confini provinciali e regionali senza particolari restrizioni.
Con questa sentenza le cose dovrebbero cambiare radicalmente. Essendo considerato rifiuto, come tale dovrà essere trattato. Il che significa che gli Enti Locali dovranno inserire al momento della pianificazione anche quella che sarà la destinazione del CDR prodotto, e che questo dovrà essere trattato come rifiuto, con le tutele ambientali che ne conseguono.

Fino ad oggi come veniva trattato il CDR dalla legislazione italiana?
Come un rifiuto speciale, quindi veniva sottratto alla pianificazione pubblica. Il problema è che l’Italia ha avuto normative che non recepivano in maniera corretta le direttive europee, che sono sempre state chiare a proposito.

L’esempio di alcune province è lampante: in fase di stesura del Piano Provinciale per la Gestione rifiuti (PPGR) prevedevano il trattamento dei rifiuti raccolti e la produzione di CDR. Non essendo questo sottoposto alle regolamentazioni relative ai rifiuti, non erano tenute a prevederne le destinazioni. Il CDR aveva dunque libertà di movimento senza particolari restrizioni, come se fosse una merce qualsiasi.

E’ corretta l’interpretazione della Corte Europea? Il CDR è un rifiuto?
Io considero corretta l’interpretazione della Corte Europea. Si tratta peraltro di un intendimento più volte ribadito dall’Unione Europea, possono essere fatti sforzi per velocizzare gli iter autorizzativi dei vari tipi di impianti che trattano i rifiuti ma superare un livello autorizzativo sotto pretesto che tale materiale non è un rifiuto ma un combustibile è pretestuoso.
Prova ne è del resto che, nei casi a me noti, gli impianti chiedono un corrispettivo per bruciare CDR nei loro forni, mentre devono pagare gli altri combustibili.


Esistono impianti che bruciano CDR: inceneritori, cementifici, etc… Questa sentenza varierà in qualche modo i finanziamenti a cui hanno accesso questi impianti (Certificati verdi e Cip6)?
La normativa italiana ed europea prevede che tutti gli impianti che trattano i rifiuti debbano essere autorizzati a farlo tramite particolari procedure amministrative.
La realizzazione di impianti termici che bruciano combustibili tradizionali (cementifici, centrali termoelettriche etc) ha invece un iter autorizzativo più semplice e meno soggetto a possibilità di revoca.
Gli impianti termici peraltro sono autorizzati a limiti di emissioni in atmosfera significativamente più alti rispetto agli impianti autorizzati a incenerire rifiuti.

In questa sentenza si ribadisce che i tutti i derivati dai rifiuti debbano essere trattati in impianti autorizzati appositamente a farlo e che non ci possano essere deroghe per impianti che trattano particolari tipologie di derivati; si evita che il CDR-Q possa essere bruciato in impianti che non siano autorizzati ad incenerire i rifiuti.


Fonte: www.ecodallecitta.it (di Sergio Capelli)
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Leggi 25 gennaio 2009
La Corte di Giustizia Europea condanna l'Italia per il combustibile da rifiuti (CDR). Testo integrale della sentenza.


Tratto da ILSOLE24ORE.COM
"Kyoto e l'effetto serra:un'eco-bolletta da 840 milioni "

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Ed ora con un'alta opera di ............ "La Quadratura del Cerchio"

"I Verdi nazionali per il CDR nei cementifici e centrali termoelettriche"


Leggi l'articolo tratto da" Greenreport"(di cui stralciamo alcune parti )
I Verdi fanno... Piazza pulita di Pecoraro Scanio e soprattutto del Protocollo di Kyoto!

LIVORNO. Che il Sole 24 ore continui la sua anacronistica battaglia contro il protocollo di Kyoto e l'accordo siglato dall'Italia nel 2008, frutto di un lungo compromesso con la Commissione europea che riteneva gli obiettivi italiani troppo blandi è forse comprensibile:
l'ecobolletta da 840 milioni che l'Italia dovrà pagare per essere inadempiente è un dato di fatto, anche se come ricordavamo nei giorni scorsi l'errore è quello di ignorare completamente la ben più salata bolletta che in realtà stiamo pagando oggi al pianeta e pagheremo sempre di più a causa dei cambiamenti climatici e alle loro conseguenze sul nostro Paese.


Il fatto però che a cavalcare questa litania di Confindustria sia un verde, Camillo Piazza, firmandosi addirittura responsabile nazionale ambiente della Federazione dei Verdi è più che paradossale. ......

Ma quello che forse vale la pena di sottolineare è che oggi in Italia i cementifici (che già in molti casi bruciano rifiuti, non è certo una novità!), seguono norme e limiti di emissioni ben più morbidi di quelli imposti ai termovalorizzatori, che hanno tutta una serie di parametri e di controlli da rispettare.

E' un po' il vecchio errore della confusione tra rischio e percezione del rischio...

cosi come a livello percettivo si amplifica il rischio generato dalle emissioni di un inceneritore rispetto a quello (in realtà, ben più grande ma ignorato dai più) dei cementifici, allo stesso modo si confonde una minaccia: non ci si preoccupa riguardo alle conseguenze che i cambiamenti climatici potrebbero produrre nel nostro paese (anche in termini economici) ma di quanto ci costerà l'aver ratificato il protocollo di Kyoto e il dover adempiere ai relativi impegni.


Leggi l'articolo integrale Tratto da "Grennreport"

Sempre da "Greenreport "
I Verdi si correggono: La nostra posizione sull'emission trading non è in discussione
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Tratto da" Uomini Liberi"

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15 agosto 2009

2009708//15 "Basta censure: l'arsenico c'è, ed è moltissimo!"

Tratto dal Blog del Comitato per Taranto

Basta censure: l'arsenico c'è, ed è moltissimo!
Parafrasando uno slogan che ha fatto il giro d'Italia, verrebbe da dire che, a Taranto:"Ti svegli nevrastenico mangiando anche l'arsenico"

Ecco il comunicato stampa di Peacelink, seguito alle dichiarazioni del CNR pubblicate sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri:

Il dr. Fabrizio Bianchi è l’epidemiologo dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) che ha guidato le ricerche dell’arsenico a Gela i cui risultati hanno dato lo spunto a PeaceLink per chiedere che analoghe ricerche siano fatte a Taranto, dove, per molti aspetti, la situazione dell’inquinamento ambientale è più grave di quella di Gela. Egli ritiene, d’accordo con il Direttore Generale di ARPA Puglia prof. Giorgio Assennato, che sia bene fare nuovi controlli, avendo a riferimento i dati ISPESL del 2007. Nella lunga intervista concessa alla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 agosto, lo scienziato riconosce anche l’apporto positivo della società civile: “Le Istituzioni si stanno muovendo e lo stimolo viene dal basso. Se poi ci sono protocolli di ricerca, attivati o da attivare, per realizzare quello che gli ambientalisti e i cittadini chiedono in materia di controlli siamo, allora, sulla strada giusta”. E’ ben altra musica rispetto alle accuse di “allarmismi assolutamente ingiustificati” e di “sensazionalismo” che sono piovute addosso a PeaceLink solo perché ha “osato” rendere noti all’opinione pubblica i “dati fittizi” del registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e delle Sorgenti), peraltro comunicati dalle aziende al Ministero dell’Ambiente.
Il dott. Fabrizio Bianchi ha dichiarato alla Gazzetta che i dati che le aziende comunicano al registro INES, a cui PeaceLink ha fatto riferimento per lanciare l’attenzione sull’arsenico a Taranto, in genere non sono sovrastimati.
Su questo il dott. Bianchi è stato esplicito in maniera disarmante: “Sarebbe sciocco – ha dichiarato – da parte di una azienda dichiarare dati più alti rispetto alle emissioni inquinanti”.
E’ quello che tutti pensiamo. Ciò è confermato dalla vicenda diossina. Infatti l’Ilva dichiarava poco più di 90 grammi annui al registro INES mentre l’Arpa Puglia, misurazioni alla mano, ha valutato le emissioni di diossina in 172 grammi annui in condizioni di normale conduzione degli impianti.

Quindi PeaceLink ha fondati motivi di ritenere che in taluni casi i dati reali degli inquinanti immessi nell’aria e nelle acque di Taranto siano ancora più importanti dei dati di stima comunicati dall’Ilva al registro INES.

Facciamo proprio il caso dell’arsenico di cui si discute in questi giorni che preoccupa noi, il Sindaco e il Segretario generale di UILM Taranto ma che non sembra allarmare né Ilva, né Confindustria.
Bene. I dati INES, frutto di stime dell'Ilva, sono 1116 chili all'anno di arsenico Ilva per il 2006 (ultimo dato disponibile).
I dati dell’Arpa Puglia, frutto di misurazioni relative all’arsenico Ilva, sono questi per il 2007: 2650 chili all’anno.

Noi sappiamo che a ciascuna analisi eseguita dal laboratorio del Dipartimento di Taranto di ARPA Puglia corrisponde l’analisi fatta da Ilva nei propri laboratori accreditati.
Le analisi di verifica dell’Ilva, sempre del 2007, rivelano dati ancora più consistenti. Le analisi Ilva forniscono infatti valori di concentrazione lievemente inferiori per il canale 1 (0,0028 mg/litro) e più che doppi per il canale 2 (0,0022 mg/litro).
L'Arpa fornisce come portata oraria dei due canali i seguenti dati: 100.000.000 di litri/ora per il canale 1 e 45.000.000 di litri/ora per il canale 2.
Il che dà come valore complessivo di scarico annuo una quantità di 3320 chili di arsenico in mare (2453 kg per il canale 1 + 867 kg per il canale 2). Questo è il valore in kg/anno ricavato con i dati di laboratorio (rapporti di prova) dell'Ilva stessa. Tali dati sono stati reperiti su http://aia.minambiente.it
E’ mai possibile che le Autorità sanitarie, dal Sindaco, agli Assessori comunale, provinciale e regionale, all’Istituto Superiore di Sanità, al Ministro e al Ministero della salute continuino ad accettare come unico limite di emissione di elementi cancerogeni quello della “concentrazione” (milligrammi per litro) mentre la salute dei cittadini è compromessa dai quantitativi reali di veleni immessi nell’aria e nel mare, quantitativi direttamente correlati con i reali enormi flussi di massa annuali?
Usque tandem …?

Per PeaceLink A. Marescotti e B. De Marzo

PeaceLink lo ha calcolato partendo dalle analisi di laboratorio dell'Ilva: oltre tre tonnellate all'anno.......Leggi l'articolo e i dati dal sito Peacelink
Ecco quanto arsenico dell'Ilva finisce nel mare