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30 aprile 2015

Speziapolis: investimenti sempre più a rischio: è la fine del carbone?

Tratto da Speziapolis

Foto La Tribune - FR
Caduto in disgrazia a causa delle battaglie ambientaliste per il suo impatto negativo sul cambiamento climatico, il carbone, sempre più contestato, sta vivendo il suo momento peggiore, con il progressivo ritiro degli investitori. Nel frattempo cresce il movimento Fossil Free, che spinge per penalizzare coloro che utilizzano energia dai fossili. Una tassa sull’energia fossile è uno degli obiettivi della COP21 di Parigi e un progetto di legge tedesco prevede di tassare gli impianti più inquinanti. ......

Il 25 aprile – in Italia anniversario della Liberazione nata dalla Resistenza - è stato un test per il futuro del carbone in Germania. Dopo lo stop al nucleare e nonostante l’enorme potenza di energia rinnovabile installata, il paese poggia infatti sul carbone per la sua transizione energetica. Questa situazione minaccia la capacità della Germania di soddisfare il proprio impegno a ridurre del 40% le emissioni di CO2 tra il 1990 e il 2020. A questo fine il governo ha elaborato un progetto di legge che prevede che tutte le centrali a carbone di oltre 20 anni che emettono più di sette tonnellate di CO2 per gigawatt (circa 500 impianti) devono pagare una tassa di 18-20 euro per tonnellata supplementare emessa......


Chiusure di centrali a carbone.
 La crisi del carbone non riguarda solo la Germania. Secondo un rapporto pubblicato a marzo dalla rete dei ricercatori di Coalswarm e dalla ONG americana Sierra Club (sostenuti dall'ex sindaco di New York, il miliardario Michael Bloomberg), le centrali a carbone chiuse in tutto il mondo dal 2003 al 2014 hanno superato del 22% quelle di nuova costruzione. 
In effetti, il carbone (che produce il 40% dell'elettricità mondiale) ha rappresentato il 44% delle emissioni di CO2 nel 2012 e gli scienziati esperti di cambiamento climatico stimano che l'88% delle riserve attuali (il 35% delle riserve di petrolio e il 52% di quelli a gas) dovrebbero essere lasciate nel sottosuolo per permettere al pianeta di limitare l'aumento della temperatura media di 2 ° C entro il 2050. Questo obiettivo, condiviso dalla comunità internazionale, dovrà essere oggetto dell'accordo previsto entro fine anno a Parigi, durante la conferenza COP21 sul clima........

Il Procuratore alla commissione parlamentare sui rifiuti parla dell' inchiesta su Tirreno Power

Da non dimenticare ......
Immagine tratta da Il Secolo XIX del 1 marzo 2015 
FRANCANTONIO GRANERO, Procuratore della Repubblica di Savona. ......Noi abbiamo contestato la più grave delle ipotesi di reato che si possano immaginare in questa materia, ossia il disastro doloso. 
L’ipotesi dolosa si nutre di una serie di elementi che noi abbiamo raccolto anche molto da fatti che costituiscono oppure no reato e che sono stati oggetti di procedimenti collaterali. Per esempio, c’è il trattamento di reflui. Nel caso specifico, questo riguardava il selenio e il boro. Il problema selenio è stato sostanzialmente risolto, quello del boro ancora non è risolto. Questo, quindi, è un altro profilo che blocca le ipotesi di funzionamento della centrale. 
Il profilo più grosso, però, è quello dell’immissione in atmosfera. Quello è veramente un profilo drammatico. Questo non fa più parte del segreto investigativo, perché è stato riferito nel corso di numerose audizioni di persone informate. Noi abbiamo una serie di consulenze che sono state fatte coi migliori epidemiologi, tecnici e chimici che siamo riusciti a trovare solo a Matera. Sono gli stessi che hanno lavorato per Porto Tolle e hanno fornito delle conclusioni drammatiche, perché riferite semplicemente a sette anni di funzionamento della centrale rispetto ai quaranta effettivi. La limitazione è stata fatta in relazione ai dati che erano disponibili, specialmente a quelli di tipo sanitario. Noi abbiamo un numero di morti che certamente non è inferiore a 440, riferiti esclusivamente alla centrale, eliminando altre cause di inquinamento ambientale, che sono numerose. Si è trattato di una diagnosi differenziale, se volessimo usare questo termine. Inoltre, registriamo 1.900 ricoveri solo per malattie cardiovascolari e respiratorie, escludendo i tumori. In materia di tumori si ha una certezza assoluta che il carbone e la combustione del carbone provochino il tumore. Non ci sono, invece, gli strumenti scientifici per misurare, per contare e per vedere il resto e allora quella parte lì resta fuori. Quello che abbiamo fatto in questa indagine, proprio per cercare nella maniera più totale e assoluta di essere non un organo dell’accusa, ma un organo pubblico di accertamento dei fatti, è stato sentire tutti gli specialisti che apparivano, che avevano fatto conoscere o manifestato fatti o che svolgevano ruoli istituzionali, che potessero fornirci degli elementi critici, delle voci contrarie, delle precisazioni e delle aggiunte. Il risultato è stato che praticamente tutti gli istituti, in sostanziale buona fede, partendo dall’Istituto superiore di sanità, nonostante una serie di critiche collaterali, come è inevitabile che avvenga in qualunque attività di tipo scientifico – se questo non ci fosse, non saremmo più nella scienza – hanno finito per rafforzare grandemente l’esito della consulenza. Dal punto di vista processuale hanno fornito una grande tranquillità. Dal punto di vista sociale hanno confermato la drammaticità della situazione. Invece, coloro che – cerco di non usare espressioni forti – avevano ritenuto semplicemente di buttare giù dei pareri che apparivano critici, se li sono visti smontare. In qualche caso bastava il pubblico ministero, che non è uno specialista, per contrastare dialetticamente le cose che vi erano scritte. In altri casi era opportuno che ci fossero i consulenti. Pertanto, abbiamo fatto tutta una serie di audizioni contraddittorie con i consulenti e tutte le accuse di poca scientificità nelle consulenze e, quindi, nell’esito delle medesime si sono liquefatte. 
In tutta questa vicenda, che è veramente drammatica, c’è stato un lungo periodo in cui, insieme alla collega che si occupa di questo procedimento, che si chiama Chiara Maria Paolucci, noi avevamo la sensazione di essere gli unici due che davvero si preoccupassero della sorte dei lavoratori. Questi sembravano una variabile inesistente. 
Poi, improvvisamente, quando ci si è resi conto della gravità dalla situazione, c’è stato un movimento frenetico – utilizzo un aggettivo che può essere inteso nel bene o nel male, cercando di non esprimere giudizi – per affrontare questo problema. Tuttavia, lo si affronta nel momento in cui è già intervenuto il pubblico ministero e in cui il giudice ha disposto il sequestro e non ci sono più margini di trattativa. 
Di fronte a un’accusa di questo genere non si può più trattare. Questa è la difficoltà tremenda di questo procedimento. Prima si poteva, in qualche modo, adesso è estremamente difficile.Devo dire che in questa vicenda, come anche in senso lato, in tutto quello che riguarda il territorio, l’ambiente e i rifiuti, i veri interlocutori del pubblico ministero – naturalmente, questa è una generalizzazione che ammette moltissime eccezioni, ci mancherebbe altro – i veri antagonisti del pubblico ministero non sono i singoli soggetti indagati. È fisiologico che l’indagato si contrapponga, si difenda e dica la sua. 
No, i veri antagonisti sono le Istituzioni locali...
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"Centrale ,gli sforzi dei politici per eludere e non per risolvere".


Tratto da  Il Sole 24 ore     del 05/03/2015 
Clicca qui per leggere il testo integrale dell'audizione del procuratore Francantonio Granero con la commissione parlamentare ecomafie, tenuta il 22 gennaio. L'argomento principale è l'inchiesta sulla centrale elettrica di Tirreno Power a Vado Ligure

Leggi anche 

Tirreno Power di Vado Ligure , un anno dopo il sequestro e le indagini di un procuratore contro i "poteri trasversali".

Precisamente un anno fa, l’11 marzo 2014, venivano posti i sigilli alla centrale termoelettrica di Vado Ligure. Il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi aveva disposto il sequestro preventivo dei due gruppi a carbone della Tirreno Power, ponendo così un freno all’attività della centrale.

Dal giorno del sequestro, in esecuzione dell’ordinanza del gip, si è aperta un’inchiesta giudiziaria per disastro ambientale ed omicidio colposo che, ancora in corso, non lascia scampo a nessuno. Nella vicenda giudiziaria sono coinvolti infatti amministratori locali e dirigenti dell’azienda......
Oltre ai vertici di Tirreno Power, tra i qualiGiovanni Gosio, ex direttore generale, Pasquale D’Elia ex direttore dello stabilimento e Massimiliano Salvi attuale direttore, ad essere iscritte nel registro degli indagati risultano 47 persone tra cui il presidente della Regione Claudio Burlando, l’assessore regionale Renzo Guccinelli e i funzionari regionali responsabili dei procedimenti dell’Aia che hanno partecipato alle delibere con cui l’ente ha dato il suo via libera per fare operare i gruppi a carbone prima e dopo il 2012. 
Nella lista ci sono anche i sindaci di Vado Ligure, Monica Giuliano e di Quiliano, Alberto Ferrando. 
Secondo la procura della Repubblica di Savona, "avrebbero permesso di inquinare e provocare danni alla salute e all'ambiente".
Tutti gli amministratori e gli enti locali sono coinvolti.

Lo stesso procuratore ha affermato alla commissione parlamentare sugli illeciti ambientali lo scorso 22 gennaio: "La vera controparte sono diventati la Regione, i Comuni, la Provincia. Io non mi meraviglio che l'amministratore delegato di Tirreno Power ce la metta tutta per dimostrare la sua innocenza, ma anche per riaprire l'azienda. Se, invece, questo lo fanno le Istituzioni, mi crea un certo imbarazzo".

Un’inchiesta destinata ad andare avanti tra luci ed ombre. Lo stesso procuratore capo della Repubblica di Savona che coordina le indagini è stato “soggetto a pressioni di tutti i tipi, come ricatti e pedinamenti
Come ha affermato Francantonio Granero alla commissione parlamentare sugli illeciti ambientali: Se si vanno a toccare determinati interessi, succede questo".......
Non è un bel quadro quello che vi ho fatto, lo so, ma, o diciamo delle cose vere, o è inutile parlare".
Qui l'articolo integrale

Tratto da Savona News

La centrale ripartirà quindi solo per le attività di manutenzione richieste dall'azienda, si tratta di attività di conservazione che non avranno alcun riferimento a possibili riprese anche parziali delle attività e non ci saranno fuoriuscite di fumi a camino.

LinKiesta:Papa Francesco, nuova crociata per l’ambiente

Papa Francesco, nuova crociata per l’ambiente

Bergoglio prepara un’enciclica clima, in attesa della conferenza di Parigi sul “climate change” a cui la Santa Sede parteciperà da protagonista

Tratto da la vocedi newyork

Il Papa parla di ambiente con Ban Ki-moon e fa arrabbiare la Destra americana

Martedi Papa Francesco ha incontrato a Roma il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon a margine di un simposio sull'ambiente. Ma questo ambientalismo di Bergoglio che si appresta a formalizzare la sua posizione in materia con un'enciclica, ha mandato su tutte le furie i conservatori americani











E alla fine Papa Francesco fa onore al suo nome. Il primo pontificato chiaramente ispirato alla filosofia di vita del poverello di Assisi non poteva non tradursi in un chiaro impegno a sostegno dell'ambiente e dell'ecosistema terrestre sempre più minacciato dal consumismo e dal materialismo che caratterizza i nostri tempi.
Martedì scorso il Papa ha incontrato il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon in visita in Italia e quello dell'ambiente é stato proprio l'argomento principale affrontato dai due.
Nel corso dell'incontro, Ban ha detto di attendere con grande interesse la pubblicazione dell'annunciata enciclica papale che verterà proprio sui mutamenti climatici in atto e sui pericoli esercitati dall'Effetto Serra sulla biosfera terrestre
L'incontro tra il Segretario Generale e Bergoglio é avvenuto ai margini di un seminario organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze intitolato "Proteggere la Terra; Elevare l'umanità" che ha esplorato la dimensione morale del problema dei cambiamenti climatici e della sostenibilità.
I due statisti hanno affrontato anche altre questioni di attualità come quella del traffico dei migranti, delle disparità sociali e della situazione nel Sudan Meridionale ma quello delle questioni climatiche é l'argomento che é restato fermamente al centro dei colloqui proprio in vista dell'enciclica papale che avrà valore di indirizzo dottrinale per i cattolici di tutto il mondo.
L'incontro tra Papa Francesco e Ban Ki-moon costituisce il preludio ad una sinergia di sforzi tra la Chiesa cattolica e le Nazioni Unite in vista del vertice di Parigi sull'ambiente programmato per dicembre e sponsorizzato proprio dall'ONU in cui, per la prima volta, si chiederà ai paesi membri di adottare misure stringenti e vincolanti per limitare le emissioni dei gas che contribuiscono all'Effetto Serra.
Proprio questo ha messo in allarme la Destra conservatrice americana che, stando ad un articolo pubblicato in settimana dal New York Times, non gradisce affatto l'atteggiamento ambientalista che Papa Francesco ha dimostrato sin dall'inizio del suo pontificato.
Fino a quando il Papa si limitava ad esternare generici inviti al rispetto dell'ambiente, i suoi pronunciamenti non hanno fatto troppo scalpore. Ma con l'arrivo dell'enciclica che annuncia una vera e propria direttiva dottrinale della chiesa cattolica ai suoi fedeli, alcuni esponenti del movimento conservatore americano hanno visto con preoccupazione il sostegno di Roma per un problema che essi continuano a negare.......
A peggiorare ulteriormente le cose, si aggiunge il fatto che il Vaticano ha in programma di diffondere il messaggio dell'enciclica in maniera capillare sul territorio americano, con una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica della durata di ben dodici settimane gestita da alcuni vescovi locali. Sempre stando alle affermazioni del New York Times, la fase di preparazione ha già prodotto un meeting tra alcuni esponenti del Vaticano e Gina McCarthy, la responsabile dell'Environmental Protection Agency, l'agenzia federale americana preposta alla tutela ambientale........
Timothy Wirth, vicepresidente della United Nations Foundations ha dichiarato senza mezzi termini che: "Non si é mai visto un Papa fare una cosa del genere. La sua influenza sulle questioni ambientali é vastissima e tutto ciò che farà e dirà, avrà inevitabilmente un effetto enorme sui governi di tutti quei paesi con un gran numero di cattolici".
E proprio in vista di ciò, i conservatori americani stanno iniziando già da ora ad affilare le proprie armi.
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Tratto da Rinnovabili.it
Clima: la lobby del carbone fa pressioni su Papa Francesco .

Un team di sedicenti scienziati del clima è approdata a Roma per convincere Papa Francesco che il cambiamento climatico non esiste


(Rinnovabili.it) – Gli scienziati pagati dalle compagnie fossili in missione da Papa Francesco per dissuaderlo dal prendere posizione sul clima. È l’estremo tentativo della lobby americana della dirty energy, che ha inviato un team di climatologi in Vaticano «per informare il pontefice della verità sulla scienza del clima» e convincerlo che «non c’è nessuna crisi del riscaldamento globale». Il gruppo di prezzolati esperti viene dall’ Heartland Insitute, un think tank conservatore con sede a Chicago, la cui missione è tentare di screditare la scienza ufficiale in riferimento ai rischi del cambiamento climatico. L’arrivo della delegazione negazionista in coincidenza con il workshop sul clima organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, al quale ha partecipato anche il segretario dell’ONU, Ban Ki Moon.



.........Contestando la scientificità delle tesi che sottolineano l’esistenza del cambiamento climatico, gli inviati dell’Heartland Insitute non sembrano tener conto del fatto che un sondaggio su 2.013 articoli scientifici peer-reviewed ha fatto emergere una maggioranza schiacciante (il 97.1%) di prove che il riscaldamento globale ha origini antropiche.



La spinta di lobby sul Vaticano si sta intensificando in queste settimane per tentare di dissuadere il Papa dal produrre la attesa enciclica sull’ambiente e il clima prevista tra giugno e luglio.
Il documento costituirà le basi per la presa di posizione della Chiesa in vista dei negoziati della COP 21 di Parigi, un testo che potenzialmente può far presa su più di un miliardo di fedeli. Numeri che spaventano l’industria energetica, già ampiamente screditata presso l’opinione pubblica eppure ancora capace di tirare i fili di governi e istituzioni in tutto il mondo.......

Primo Maggio a Taranto .Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti "Sempre più combattivi"


Concertone di Taranto, non solo musica: "Giorno di lotta e riscatto"Sul palco Caparezza & Co. Messaggi forti su mafia, lavoro e ambiente. Parco archeologico preso d'assalto: duecentomila spettatori

Primo maggio Taranto 2015: la città in musica per salvare i lavoratori dell'Ilva

Tratto da Repubblica.it 
I MAGGIO A TARANTO

Comitato Cittadini e Lavoratori 

Liberi e pensanti 

 "Sempre più combattivi"

     SI  AI DIRITTI             NO   AI RICATTI


Arrivato alla terza edizione, il concerto del Primo Maggio a Taranto .Creato dal "Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti", gruppo di operai e cittadini che si è formato a seguito del sequestro degli impianti inquinanti dell'Ilva nel 2012. Obiettivo principale della manifestazione: "Legalità, quale giustizia?".

Cosa è cambiato in questi tre anni nello spirito della manifestazione?
«Rispetto allo spirito combattivo che avevamo nel primo anno, non è cambiato nulla. Anche perché nel corso degli anni la situazione a Taranto non è affatto migliorata, è anzi anche peggiorata: è sufficiente considerare che per l’ennesima volta è stato partorito dal Governo un decreto che il presidente del Consiglio definisce “salva-Ilva” ma noi chiamiamo con il suo vero nome, che è “ammazza-Taranto”».

Qual è il vostro tema per quest’anno?
«Quest’anno metteremo l’accento sui paradossi con i quali il Governo ci costringe a convivere. A cominciare da quello legato alla giustizia: che giustizia si può avere da un governo che stabilisce nuove regole e attraverso queste nuove leggi permette a un’azienda di continuare ad inquinare? L’Ilva continua ad inquinare e a produrre secondo i parametri che sono stati stabiliti prima dai Riva e oggi dal governo che è ne è a tutti gli effetti l’attuale proprietario. Dunque il tema non è la legalità ma capire quale giustizia. Io mi rifaccio a una canzone di Guccini che dice: “Cercavamo giustizia e invece abbiamo trovato una legge”. Il governo e il presidente del Consiglio con le leggi tutelano un’industria che produce veleni .....».

Quali i punti più criticabili del decreto Salva-Ilva?
«Gli investimenti decisi dal governo non riguarderanno la copertura dei parchi minerari, ovvero la fonte più inquinante che abbiamo nel nostro territorio; restano esclusi anche i lavori di sistemazione e ammodernamento degli altiforni; non sarà realizzato il promesso registro tumori; infine, la divisione in “bad” e “new company” renderà impossibili i risarcimenti chiesti attraverso le vertenze avviate dagli operai. I sindacati affrontano il tema solo dal punto di vista occupazionale dei 5 mila lavoratori dell’Ilva, noi invece poniamo l’attenzione su come i 130 mila tarantini che non hanno nulla a che fare con l’Ilva subiscono queste decisioni e si ammalano».

A proposito del concerto, arrivano i Subsonica, torna Caparezza.
«Siamo soddisfatti, anche perché tutti gli artisti oltre a venire gratuitamente aderiscono al nostro manifesto politico. Noi ospitiamo ma non paghiamo i musicisti, paghiamo invece tutti i tecnici e i lavoratori che rendono possibile questa giornata di spettacolo. Siamo anche molto felici di ospitare Marco Travaglio che dal palco ci spiegherà stati partoriti i vari decreti Salva Ilva, avremo Don Palmiro Prisutto che una volta al mese a Gela denuncia i morti di tumore a causa del petrolchimico, e il sindaco di Messina Renato Accorinti, primo oppositore del ponte sullo Stretto. Presenze significative soprattutto se paragonate al nostro sindaco Stefàno e alla Curia tarantina, tutti parte del processo “Ambiente svenduto”».

Leggi l'articolo integrale 

29 aprile 2015

Gli esiti davvero drammatici, sul piano ambientale e ancor più su quello della salute pubblica.......

  Per non dimenticare......riproponiamo il comunicato stampa  della "Rete Savonese  Fermiamo il carbone "  per il vertice a Roma del dicembre 2014 



Le normative per il rilascio dell’AIA non ci risulta contemplino un ruolo del Consiglio dei Ministri per la "correzione" dei contenuti dell'autorizzazione definiti dai competenti organismi tecnico-scientifici, allo scopo di venire incontro alle esigenze dichiarate dal richiedente l'autorizzazione stessa.

Vengono meno le tesi sostenute ripetutamente in questi giorni dai sostenitori della riapertura della centrale e che hanno condotto alla convocazione di oggi presso la Presidenza del Consiglio, la quale di fronte ai dati sanitari e ambientali allarmanti non può quindi che allinearsi alle decisioni prese dagli organismi tecnici in sede di AIA a tutela della cittadinanza.

ACLI, ARCI, Comitato Acqua Bene Comune, Comitato Ambiente Spotorno-Noli, Comitato Albamare, Gassa Gruppo Acquisto Solidale, Legambiente, Libreria Ubik, Movimento Consumatori, NuovoFilmstudio, Uniti per la Salute ONLUS, API Alleanza per l’Italia, MoVimento 5 Stelle, Noi per Savona, Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi. 
Con il sostegno di Medicina Democratica e dell’associazione “SI alle rinnovabili, NO al nucleare”. 
Con il sostegno delle associazioni nazionali: Greenpeace Italia, WWF Italia, Legambiente, ARCI Nazionale.


 E...la lettera al Sottosegretario Delrio 
di UNITI PER LA SALUTE 
 Associazione di Volontariato ONLUS


Preg.mo Sig.re
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dott. Graziano Delrio
Oggetto “Tavolo Tirreno Power”
Anche in rappresentanza della Rete Savonese Fermiamo il Carbone si fa presente quanto segue:
si è venuti a conoscenza dagli organi di informazione del "Tavolo" in oggetto  già previsto per l’11 dicembre 2014 alle h 17.00 presso la Sala Verde al terzo piano di Palazzo Chigi e poi rinviato prima al 12 e successivamente al 18 dicembre 2014  per cui risultano essere state convocate dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio delegazioni di Organizzazioni Sindacali, rappresentanti di Ministeri, Regione Liguria, Provincia di Savona e sindaci di Vado e Quiliano.
Da quanto appreso dagli organi di stampa detto “Tavolo” sarebbe stato indetto per mettere sotto esame una possibile correzione all’ Aia per la centrale di Vado che l’azienda ritiene troppo restrittiva soprattutto per quanto riguarda l’accensione degli impianti a gas e i tempi stretti per la realizzazione della copertura del carbonile.” E per “ trovare un'intesa per far ripartire l'azienda dopo la concessione dell'Aia. Tirreno Power ha già fatto sapere che è impossibilitata ad impiegare il gas per far ripartire i gruppi a carbone sequestrati a marzo e al tempo stesso chiede correzioni anche sulle tempistiche per la copertura del parco carbonile” ... è convocato a Roma, alla presidenza del Consiglio, un incontro con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda. A presiedere il tavolo sarà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Sarà questa la sede per capire se l'Aia verrà riconfermata tale e quale oppure se si potrà aprire un confronto sui tempi di applicazione”
Sulle motivazioni di detta convocazione i media hanno poi riportato  le dichiarazioni del presidente della Regione Liguria "Ci eravamo rivolti alla presidenza del Consiglio perché secondo noi si tratta di un tema nazionale che riguarda la necessità di criteri omogenei per le emissioni delle centrali in tutta Italia".
Ora, tali motivazioni della riunione appaiono francamente anomale rispetto a quanto previsto dalla normativa europea e nazionale per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale - AIA, che non ci pare contemplare un ruolo del Consiglio dei ministri per la "correzione" dei contenuti dell'autorizzazione definiti dai competenti organismi tecnico-scientifici, allo scopo di venire incontro alle esigenze dichiarate dal richiedente l'autorizzazione stessa.
Nel merito della vicenda ci sia consentito rammentare che l’Autorità Giudiziaria (il GIP presso il Tribunale di Savona) nel marzo scorso ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo, tuttora vigente, delle due sezioni a carbone di questa centrale ritenendo configurato il delitto di cui all’art. 434, comma 2, c.p., ossia il disastro consumato, a fronte di una situazione di gravissimo danno ambientale e sanitario.
Gli esiti davvero drammatici, sul piano ambientale e ancor più su quello della salute pubblica, delle ricerche condotte dai consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Savona (ad oggi non smentite da alcuno, malgrado alcuni scomposti attacchi sulla stampa) sono evidentemente conseguenti alla collocazione della centrale Tirreno Power in piena area urbana densamente popolata: un rapido sguardo alle fotografie pubblicate sul sito web dello scrivente Comitato rende evidenza di questa ubicazione assolutamente fuori da ogni logica.
                                  
Di qui l'assoluta necessità in sede di AIA di tener conto della situazione ambientale e sanitaria locale, considerando le assolute specificità del territorio in cui l’impianto è inserito.
Per i motivi suesposti, come Associazioni che da tempo svolgono un ruolo riconosciuto di rappresentanza degli interessi di tutela ambientale e sanitaria della popolazione residente, chiediamo quindi di essere convocati dalla S.V. per poter presentare convenientemente la situazione e le esigenze dei cittadini residenti in questo territorio.
Fiduciosi in un tempestivo e positivo riscontro, porgiamo i migliori saluti.

 Uniti per la Salute Onlus

Capacity market, Bruxelles accende un faro anche sull' Italia

Tratto da Staffetta Quotidiana

Capacity market, Bruxelles accende un faro

Richieste informazioni all'Italia e altri 10 paesi per verificare che gli aiuti non favoriscano alcuni produttori o tecnologie e non ostacolino gli scambi. L'indagine si concluderà nell'estate 2016
                                   Energia Elettrica














La Commissione europea ha avviato un'indagine di settore sui meccanismi per la remunerazione della capacità elettrica per valutarne la coerenza con le norme Ue sugli aiuti di Stato. Il primo passo dell'indagine sarà richiedere informazioni a undici Paesi che hanno adottato simili meccanismi, tra cui l'Italia con il suo capacity market. ......

Carbone e impatto su salute e ambiente........

Tratto da Equologia 

Carbone e impatto su salute e ambiente: quella estrazione sempre “occultata” dalle valutazioni sui costi

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L’eterna diatriba tra fonti energetiche fossili e rinnovabili si è arricchita nel corso degli anni di nuovi indicatori che hanno gradualmente cercato di includere, prevalentemente a vantaggio delle fonti rinnovabili e pulite, le cosiddette esternalità negative che proprio le fonti fossili riversano pesantemente su salute ed ecosistemi di riferimento.
 Uno di questi indicatori è indubbiamente il cosiddetto SCC “costo sociale della CO2 o “Social Cost of Carbon”, un indicatore con molta letteratura scientifica alle spalle che evidenzia il costo di ogni tonnellata di CO2 per la collettività (vedi post “Esternalità negative delle fonti fossili e nuovo indicatore SCC: rinnovabili già adesso più competitive“). Un tema che cerca di riportare chiarezza nelle “torbide”
cutcarbonmanovre dei recalcitranti ostinati sostenitori delle fonti fossili è sul quale mi piace approfondire i grandi impatti della fase estrattive del più impattante ed “antesignano” dei combustibili fossili come il carbone. Faccio tutto questo con grande motivazione, essendo nato quasi sessanta anni fa all’interno di una delle poche miniere di lignite a cielo aperto del centro Italia ed avendo vissuto per quasi 40 anni la mia vita professionale prima sul fronte del monitoraggio ambientali intorno alle centrali termoelettriche e, in tempi recenti, nell’ambito delle energie rinnovabili (vedi post “Ricordi, miniere, carbone e… il Wwf con “No al carbone Sì al futuro”)
L’estrazione del carbone, rappresenta infatti il primo passo del ciclo di vita di uno dei combustibili fossili più inquinanti e climalteranti, capace di portare dietro di se una serie di effetti concatenati sull’ambiente, andando dalla deforestazione, al rilascio di una grande quantità di materiali tossici e soprattutto di metalli pesanti, sia sull'idrosfera (acque), sia sulla litosfera (suolo)
Si tratta di un processo capace di lasciare dure ferite lunghe decenni sui territori anche esaurita la fase estrattiva di sfruttamento.
Un combustibile il carbone, che si può anche incendiare se non correttamente attuate ed eseguite procedure di massima sicurezza,. Per esempio i roghi di origine antropica possono bruciare per secoli, rilasciando in atmosfera ceneri e fumi ricchi di gas serra ad impatto globale ed inquinanti chimici tossici su base locale. La fase estrattiva del carbone infatti, provoca fuoriuscite di metano in atmosfera, che diviene così un gas climalterante con un potere di oltre 20 volte superiore alla CO2.

A tutto questo come sappiamo ci sono gli effetti sanitari, che ogni giorno riempiono tristemente le “cronache nere e grigie fumo” dei giornali. Una immagine su tutte che mi viene in mente, seppure non proveniente dalla fase estrattiva, i parchi minerali di carbone della ILVA di Taranto, desolatamente scoperti ed esposti pienamente ai fenomeni anemologici che fanno precipitare enormi quantità di materiale particellare sulla devatstata città di Taranto (vedi post “Taranto e le “emissioni in fuga”). 
La inalazione diretta di polveri di carbone, tipica della attività estrattiva, è dilagante da sempre proprio nei minatori e nelle comunità limitrofe, con l’antracosi, detta anche malattia del polmone nero. I minatori, muoiono a migliaia da decenni per i tanti incidenti in miniera. Solo negli Stati Uniti, si stima che siano oltre 1.200 persone ogni anno le persone che muoiono di antracosi, con situazioni ben più gravi nei Paesi in via di sviluppo. Tassi decisamente più alti del normale, sono stati riscontrati nelle zone minerarie anche relativamente alle malattie cardiopolmonari, con ostruzioni croniche dei polmoni, ipertensione e malattie renali......
Una attività, quella dell’estrazione del carbone che determina esodi di intere comunità, scacciate dalle proprie terre dall’espansione delle miniere, ed io ne porto i segni nel cuore e nell’anima, avendo visto cancellare il mio paese, dagli incendi, da cedimenti e subsidenze del terreno, dalla contaminazione dell’acqua potabile.

Sauro Secci                                                                       Continua  a leggere sull'articolo integrale

28 aprile 2015

In Italia l'inquinamento atmosferico ogni anno causa 88 miliardi di euro di danni."Ridurre le emissioni deve essere una priorità politica”,

Tratto da Qualenergia
Oltre 32mila morti premature all'anno. A dirlo un nuovo rapporto di OMS e OCSE. Nel nostro Paese i danni sanitari dovuti all'inquinamento dell'aria si mangiano il 4,7% del Pil. Nell'area europea le morti premature sono circa 600mila, con danni che in alcuni Paesi superano il 20% del Pil.Ridurre le emissioni deve essere una priorità politica”, si avverte.

L'inquinamento atmosferico in Italia causa più di 32mila morti premature all'anno e danni per 97 miliardi di dollari all'anno (circa 88,5 miliardi di euro). Si mangia cioè quasi 5 punti di Pil. Bisognerebbe tenere conto anche di questi dati, diffusi oggi dall'Organizzazione mondiale della Sanità, quando si parla di politiche ambientali ed energetiche - sostegno a rinnovabili ed efficienza energetica in primis - e dei loro costi e benefici.
Oggi l'OMS, in collaborazione con l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha pubblicato un nuovo report in cui stima i costi sanitari dell'inquinamento atmosferico, sia indoor che outdoor, nella regione europea. Un calcolo inedito dal quale emerge che nei 53 Paesi considerati l'inquinamento atmosferico (ai valori registrati al 2010) causa circa 600mila morti premature l'anno che, sommate alle malattie, si traducono in un danno economico di circa 1.600 miliardi di dollari.
Le centrali termoelettriche, i trasporti su strada e l'agricoltura, assieme ai caminetti di casa e a tutte le altre fonti di emissioni di particolato, ci costano cioè circa il 10% del Pil dell'Unione Europea del 2013. Un conto dal quale ovviamente sono esclusi altri danni, come quelli legati alle emissioni di CO2.
Oltre il 90% dei cittadini della regione europea, mostra lo studio, è esposto a livelli di inquinamento atmosferico superiori ai limiti massimi suggeriti dall'OMS. L'inquinamento outdoor, causando malattie cardiocircolatorie, cancri ai polmoni e altre patologie, è responsabile di circa 482mila morti premature l'anno, quello degli ambienti interni di circa 117.200.
Le morti premature da inquinamento atmosferico causano danni per 1.400 miliardi di dollari e un altro 10% dei costi, che porta il totale a 1.600 miliardi, viene dalle malattie.
Per tradurre in costi economici le morti premature e le ricadute sanitarie - cosa tutt'altro che semplice - lo studio OMS-OCSE, usa la metodologia del “value
of statistical life”
 
(VSL), il “valore statistico della vita”. In pratica si stima il valore che le varie società sono disposte a pagare per evitare queste morti e queste malattie: ne esce un valore differenziato a seconda dei vari contesti economici (ad esempio, una vita in Italia, ai fini statistici, “vale” 3 milioni di dollari, in Kirghizistan 490 mila dollari e in Lussemburgo 6,28 milioni).
In 10 tra i 53 Paesi considerati, l'inquinamento atmosferico vale oltre il 20% del Pil: le situazioni peggiori sono soprattutto nelle nazioni a basso reddito dell'Est-Europa, come la Bulgaria dove i danni arrivano al 29% del Pil.
In rapporto al Pil il Paese con meno danni da inquinamento atmosferico è la Norvegia (0,3%), seguita dalla Svezia (0,9%) e dalla Finlandia con lo 0,7% (in allegato in basso la sintesi dei dati per Paese e il report completo). In Italia il danno è pari al 4,7% del Pil, con 97.193 milioni di dollari (88.550 milioni di euro) e circa 32.400 morti premature all'anno.
Di fronte a questi dati non c'è bisogno di riportare l'appello dell'OMS a fare della lotta all'inquinamento atmosferico una priorità politica. Sarebbe interessante invece ricondurre i danni sanitari dell'inquinamento atmosferico ai diversi modi di produrre energia, cosa che lo studio non fa, limitandosi a citare la combustione del carbone e i trasporti motorizzati tra le principali fonti di emissione degli inquinanti.
A proposito possiamo però citare un recente studio di cui abbiamo parlato (“The Social Cost of Atmospheric Release”, Drew T. Shindell). Da quel lavoro in sintesi emerge che se nel prezzo dell'energia fossero inclusi anche i danni che la sua produzione causa ad ambiente e salute umana, un litro di benzina dovrebbe costare circa un euro in più e un kWh di elettricità da carbone quattro volte il costo sostenuto ora da chi lo produce: circa 40 eurocent. 
Se facessimo pagare alle fossili i costi ambientali e sanitari che causano, cioè, un kWh da fotovoltaico costerebbe 3-4 volte meno di uno da carbone e uno da eolico e circa un quinto.