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30 aprile 2014

BUON PRIMO MAGGIO 2014.


1° MAGGIO  2014

Art. 32 della Costituzione Italiana
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.....

Art. 35 della Costituzione Italiana
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

BUON PRIMO MAGGIO DA 
UNITI PER LA SALUTE 

29 aprile 2014

Vittoria per Obama, la suprema Corte ha confermato le nuove Regole per ridurre l'inquinamento da centrali a carbone.


Vittoria per Obama, la suprema  Corte ha confermato  le nuove Regole per ridurre l'inquinamento da centrali a carbone.

WASHINGTON -  Una grande vittoria ambientale per l'amministrazione Obama, la Corte Suprema Martedì  ha confermato le nuove regole della Environmental Protection Agency per regolare l'inquinamento  provocato dalle centrali elettriche a carbone che aleggia in 27 stati del Midwest e degli Appalachi della  Est Coast.

La sentenza 6-a-2 è una vittoria  dell' agenda ambientale del Presidente Obama: una serie di nuovi regolamenti Clean Air Act volte a ridurre l'inquinamento da centrali elettriche a carbone.
I Repubblicani e l'industria del carbone hanno criticato la sentenza  come una "guerra al carbone".Continua a leggere l'articolo originale 

Gli esperti legali hanno detto che la decisione, scritta dal giudice Ruth Bader Ginsburg, ha mostrato  che gli sforzi dell'amministrazione Obama di utilizzare il Clean Air Act per combattere il riscaldamento globale potrebbero anche reggere le sfide legali. L'EPA dovrebbe presentare a giugno un nuovo regolamento  radicale per il cambiamento climatico, con l'autorità del Clean Air Act per tenere a freno l'inquinamento di carbonio dalle centrali a carbone.

Nelle sue argomentazioni dinanzi al giudice, l'EPA ha detto che le regole erano necessarie per proteggere la salute e l'ambiente degli Stati sottovento.Gli stati della East Coast,  che in particolare, sono vulnerabili all'inquinamento soffiato dai venti prevalenti degli Stati Uniti.       ......aggiungendo una citazione biblica dal libro di Giovanni: "Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né dove va. "

Per rispettare i regolamenti, le centrali  elettriche sono tenute a dover  installare apparecchiature di controllo dell'inquinamento  costose nelle centrali a carbone, o inevitabilmente chiudere................
Continua  a leggere sull'articolo integrale

Leggi su Bloomberg
Le nuove regole proposte da Obama per l' inquinamento dalle centrali a carbone sono state accolte dalla Suprema Corte degli Stati Uniti

Il presidente Barack Obama ha ottenuto la sua seconda vittoria legale di questo mese nel suo sforzo di ripulire le centrali elettriche a carbone, la Corte Suprema ha confermato una nuovo regolamento progettato per tagliare gli inquinanti che causano smog e piogge acide causati dalle centrali a carbone......

"Questa è una grande vittoria per la salute pubblica della nazione e un momento di orgoglio per l'agenzia, ha detto in una dichiarazioneGina McCarthy , l'amministratore dell'EPA,.
La sentenza potrebbe richiedere ad  utility come Southern Co. (SO) , Luminant Energy Future Holdings Corp. 's e American Electric Power Co. (AEP)   e alle  loro centrali a carbone   di investire miliardi di dollari in nuovi sistemi di controllo dell'inquinamento.
L'amministrazione Obama dice che la regola impedirà ben... 34.000 morti premature all'anno.
Immagine tratta dal Sierra Club

28 aprile 2014

Tirreno Power, il Gip Giorgi respinge l’istanza per la riaccensione temporanea degli impianti.

Immagine tratta da La Stampa di oggi .
Tratto da IVG

Tirreno Power, il Gip respinge l’istanza per la riaccensione temporanea degli impianti.


Savona. Il giudice Fiorenza Giorgi ha respinto l’istanza con cui Tirreno Power richiedeva la riaccensione temporanea dei gruppi VL3 e VL4 per motivi di sicurezza collegati all’ossidazione del carbone in giacenza nel parco. La richiesta formale dei legali dell’azienda, gli avvocati Alessandra Cacchiarelli e Antonio Cosimo Cuppone di Roma (supportati dal collega di Savona Fausto Mazzitelli), era quella di un “esercizio temporaneo e vincolato dei gruppi” per smaltire 82.000 tonnellate di carbone giacenti all’interno della centrale.....
Tre i punti sui quali si basava l’istanza dell’azienda, tutti rigettati dal gip. Il primo era appunto il rischio d’incendio del carbone stoccato nei parchi: secondo Giorgi, però, nella relazione dei vigili del fuoco sono elencate le procedure che si possono mettere in atto per neutralizzare questo rischio, movimentando il carbone senza doverlo necessariamente bruciare. Procedure che anche l’azienda conoscerebbe e che potrebbe attuare in alternativa alla riaccensione. Oltretutto le partite più vecchie risalirebbero addirittura a luglio 2012, fatto che secondo il giudice renderebbe ininfluente il recente blocco: in sostanza si ritiene che pochi mesi di stop non possano influire eccessivamente sulla pericolosità di un carbone che giace nei parchi ormai da quasi due anni.
Il secondo punto su cui verteva l’istanza era il rischio di esplosione relativo al carbone rimasto nei bunker e nei mulini durante la fase di spegnimento. La richiesta di riaccensione era quindi motivata anche dalla necessità di smaltire quel carbone che, già avviato alle caldaie il giorno del sequestro, è rimasto nei condotti. Il gip ha però rigettato l’istanza poiché esisterebbe già un metodo per mettere in sicurezza i bunker alternativo alla riaccensione: si tratterebbe di un protocollo interno all’azienda incentrato sulla rimozione meccanica del carbone da tali condotti attraverso aperture d’emergenza, una procedura che ha proprio l’obiettivo di evitare l’esplosione di quel carbone in caso di problemi o malfunzionamenti.
Infine Tirreno Power, nell’istanza, si impegnava a bruciare quel carbone nel rispetto delle migliori tecnologie disponibili e dei parametri indicati dalla consulenza di Stefano Scarselli. Una dichiarazione che, secondo la procura, andrebbe a cozzare con quanto dichiarato nel richiedere il terzo gruppo a carbone: l’azienda avrebbe motivato la richiesta proprio sulla base del fatto che, allo stato attuale, sarebbe stato impossibile ridurre le emissioni. Una contraddizione evidente, secondo gli inquirenti, a cui andrebbe aggiunto il fatto che, il giorno del sequestro, il direttore generale di Tirreno Power D’Elia ha chiesto solo 24 ore per lo spegnimento quando avrebbe avuto la possibilità di richiedere un tempo maggiore specificando quelle criticità che sono poi state spiegate nell’istanza.
La richiesta di riaccensione temporanea, che aveva già ottenuto nei giorni scorsi il parere negativo della procura, è stata quinti definitivamente respinta. 
Prosegue invece l’iter dell’altra richiesta, quella di dissequestro, su cui sta lavorando l’avvocato Paola Severino, ex Ministro della giustizia, al quale Tirreno Power ha affidato il coordinamento della sua difesa. La richiesta di dissequestro della centrale presuppone anche che venga presentato un vero e proprio “progetto” attraverso il quale siano illustrate le modalità con cui si intende far funzionare l’impianto ed effettuare i controlli sulle emissioni, rispettando i paletti posti dal gip Giorgi (installazione dello SME, tarato da un perito del giudice, per il controllo delle emissioni) e diminuendone il più possibile l’impatto ambientale.



Brindisi Processo Enel:inquinanti come nichel in concentrazioni 10 volte superiori alle metropoli

Tratto da Brindisi Report

Processo Enel: inquinanti come nichel in concentrazioni 10 volte superiori alle metropoli


Roberta Grassi28 Aprile
BRINDISI - "A Roma e Milano sono stati rilevati al massimo 15 o 20 nanogrammi per metro cubo di nichel". Sono città contraddistinte da una certa intensità di traffico veicolare, una delle fonti più rilevanti di inquinamento ambientale.
E a Brindisi, nei pressi della centrale Enel di Cerano? "Concentrazioni fino a 230 nanogrammi per metro cubo". Ed è ormai un dato assodato, per quanto si esigano ulteriori studi per appurare un eventuale nesso di causalità tra inquinamento da centrali e cancro, che vi siano comunque effetti sulla salute derivanti dalla vicinanza a impianti industriali.
Giuseppe De Nozza, il pm che sostiene l’accusa nel processo a carico di 15 persone, di cui 13 dirigenti Enel, per la dispersione di polveri di carbone dal carbonile e dal nastro trasportatore della centrale di Cerano, ha depositato stamani un’integrazione alla documentazione già prodotta, ossia la consulenza del tossicologo Claudio Minoia che ha deposto in qualità di esperto-testimone oggi in aula, durante una delle ultime udienze dedicate ai testi dell’accusa. Si passerà poi alle parti civili.
Il pm Giuseppe De NozzaAnche l’importante fascicoletto di circa cento pagine in cui è riportato un aggiornamento del dato di letteratura scientifica sugli effetti dell’esposizione ambientale e occupazionale a particelle ultrafini e agli effetti sulla salute, è stato oggetto della trattazione odierna. Minoia, tossicologo, oltre all’attività di consulenza per diverse procure e tribunali d’Italia, tra cui anche la procura di Savona per il caso della centrale di Vado Ligure, della Tirreno Power, ha insegnato in diverse scuole di formazione e specializzazione oltre che in master di diverso livello. E’ il responsabile di un laboratorio di misure ambientali e tossicologiche.
Nel 2009 inizia il suo lavoro, su incarico del pm De Nozza. Il compito è verificare se vi è dispersione di polveri di combustibile fossile nei pressi della centrale. Con riferimento anche alla possibilità che vi siano fenomeni di aero-dispersione e quindi di possibile inalazione. Ha eseguito due tipologie di campionamento: una all’esterno, l’altra all’interno dei fabbricati circostanti. Per poi porre in relazione dei livelli di metalli misurati, con i livelli di concentrazione degli stessi metalli in aree urbane.
L’obiettivo di qualità secondo il decreto che ha fissato a livello europeo lo standard per metalli come il nichel, il mercurio, il cadmio e via dicendo, per il nichel è di 6 nanogrammi per metro cubo. Abbiamo osservato sia all’interno, che all’esterno, fino a 200 nanogrammi di nichel per metro cubo, pur in assenza di fenomeni ventosi o meteorologici di altro genere”.
 “Il carbone – ha spiegato Minoia – per i tecnici è un po’ come la tavola periodica degli elementi. Contiene molti metalli. C’è l’arsenico che è un cancerogeno del gruppo uno, il nichel che è un elemento che ha sue caratteristiche di tossicità. L’antimonio”.
.......... “Vi è una correlazione tra l’esposizione a particelle ultrafini, le malattie respiratorie e cardiologiche. Sono stati rilevate conseguenze nelle persone ospedalizzate, anche nell’incremento di infarti, quando aumentano le PM10 (simbolo che indica le polveri sottili)”.
“Non è particolato da traffico veicolare – ha specificato – da circa 20 anni studiamo il particolato ambientale, conosciamo bene i livelli che si riscontrano in città. Abbiamo anche effettuato un confronto con la letteratura nazionale e mondiale. A Cerano c’erano livelli sette otto volte il limite di una grande città. Naturalmente si tratta di campionamenti durati una settimana”.
Enel, Federico IITutto ciò se non è utile a provare che vi siano stati a Brindisi effetti per la salute delle persone, è comunque importante per supportare una delle principali tesi dell’accusa, cioè che gli abitanti del luogo siano stati costretti in qualche modo a modificare le proprie abitudini di vita. Perché esposti a fenomeni, per altro raccontati in aula dai diretti interessati, di infiammazione, allergia. Fastidi provocati, secondo l’impostazione della procura, proprio dal contatto con il carbone.
 ......ha detto Minoia – che la combustione crea un arricchimento di materiali tossici. I vapori inorganici formano sostanze ultrafini”. Le ceneri, insomma. Le cosiddette “fly ash”. Poi c’è la “molestia” provocata dall’imbrattamento dei prodotti, di frutta e ortaggi.....Tornando allo studio sull’esposizione ambientale e occupazionale alle particelle ultrafini (Puf), c’è un capitolo interamente dedicato alle centrali termoelettriche.
Quanto alle centrali a carbone: “costituiscono una significativa sorgente antropogenica di particolato fine, i cui componenti sono noti per la capacità di creare l’insorgenza di effetti avversi per la salute”. 
Su  Brindisi Report  l'articolo integrale

Sorgenia, banche rispondono a Cir e Verbund: riparte confronto

Tratto da Bliz Quotidiano

Sorgenia, banche rispondono a Cir e Verbund: riparte confronto sul piano.

MILANO – Riparte il negoziato tra i soci e le banche creditrici di Sorgenia sulla ristrutturazione del debito del gruppo energetico. Gli istituti, esposti per 1,9 miliardi di euro, hanno scritto a Cir e Verbund dicendosi disponibili a un incontro per offrire chiarimenti sul contenuto del piano di salvataggio e rispondere ai rilievi mossi dai soci in due distinte lettere spedite circa una settimana fa.
La proposta delle banche, su cui il confronto dovrebbe partire a breve, prevede un taglio di 600 milioni al debito di Sorgenia attraverso l’emissione di un convertendo da 200 milioni e un aumento di capitale da 400 milioni che, in assenza di sottoscrizione da parte dei soci, verrebbe versato dalle banche conferendo i propri crediti. 
In tal caso, le quote di Cir (52,9%) e Verbund (46%) nel gruppo elettrico verrebbero di fatto azzerate.
La trattativa che si sta per aprire – e che corre parallela a quella tra Sorgenia e le banche - non sarà facile. 
I creditori, nella missiva scritta dall’advisor Rothschild, 
sottolineano che il patrimonio netto di Sorgenia è ormai negativo, divergendo dalle valutazioni di Cir e Verbund che, seppur con sfumature diverse, chiedono in sostanza la stessa cosa: e cioè che le loro quote non siano considerate carta straccia ma si vedano riconosciuto un valore patrimoniale.
Gli austriaci nella loro lettera, oltre a chiedere chiarimenti ed esprimere perplessità, hanno ribadito che il loro obiettivo è uscire da Sorgenia.”Verbund offre di vendere la sua quota a Cir o alle banche o a un terzo soggetto” ha spiegato una portavoce degli austriaci.
Una proposta che non sembra avere molte chance:Cir non è intenzionata a salire oltre il 52,9% già in portafoglio e le banche, che già dovranno sacrificare molti dei loro crediti, non intendono soccorrere Verbund (il cui investimento in Sorgenia, costato circa 650 milioni, è stato svalutato a zero lo scorso 30 settembre). Viste le difficoltà di sfilarsi è possibile che gli austriaci decidano di fare asse con Cir cercando di strappare alle banche una valutazione più generosa di Sorgenia e delle sue prospettive di ripresa.
Ma l’arma di un no nell’assemblea di Sorgenia, che dovrà approvare il piano, potrebbe rivelarsi a doppio taglio per i soci: in assenza di una soluzione alternativa la società è destinata a portare i libri in tribunale. Mentre Verbund ha da tempo dichiarato conclusa la sua sfortunata avventura italiana, Cir si è detta disponibile a versare 100 milioni per ricapitalizzare Sorgenia a patto di mantenerne il controllo. 
Troppo poco per le banche, che chiedevano almeno 150 milioni e la rinuncia al comando. Per uscire dallo stallo è così arrivata la proposta degli istituti ora sul tavolo.

Riforma del sistema delle agenzie ambientali: approvata dalla Camera dei Deputati

Tratto da Arpat Toscana

Riforma del sistema delle agenzie ambientali: approvata all'unanimità dalla Camera dei Deputati

27/04/2014 15:00
Approvata in prima lettura la legge di riforma del sistema delle agenzie ambientali
Riforma del sistema delle agenzie ambientali: approvata all'unanimità dalla Camera dei Deputati
Giovedì 17 aprile 2014 l'Assemblea della Camera dei Deputati ha approvato, in prima lettura, il testo unificato delle proposte di legge di iniziativa parlamentare volto a istituire il Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, di cui fanno parte l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e le agenzie regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano per la protezione dell'ambiente. Il testo, integrato con alcuni emendamenti, e' passato all'esame del Senato per l'approvazione definitiva.

Sul sito Web della Camera è stata pubblicata una sintetica rassegna dei principali punti della riforma:

26 aprile 2014

Reati ambientali, la legge che potrebbe far saltare i processi.


Tratto da Il Fatto Quotidiano


Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia.


Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti in corso. Il Pd si divide. Realacci parla di "eccesso di critica dei magistrati", Casson bolla il testo come un "regalo alle lobby"


Chi inquina paga, ma solo se ha violato disposizioni amministrative, se il danno è irreversibile e la sua riparazione è “particolarmente onerosa” per lo Stato. In altre parole, chi inquina rischia di non pagare affatto.
E’ ​all’ultimo giro di boa il testo unificato che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente. Nelle intenzioni dovrebbe rendere dura la vita a chi infierisce su natura, paesaggio e salute pubblica. Ma il testo, per come è scritto, rischia invece di diventare un lasciapassare anche per le violazioni più gravi e di mettere a rischio anche le indagini e i processi penali già in corso, a partire da quelli sui disastri da inquinamento ambientale provocati dalle centrali termoelettriche di Savona e Rovigo. E anche nell’eventuale processo contro i vertici Ilva, la nuova norma, grazie al parametro dell’irreversibilità, potrebbe trasformarsi in un regalo ai Riva. 
A lanciare l’allarme sono magistrati ed esperti di diritto dell’ambiente che sperano ancora di sensibilizzare Palazzo Madama dove, in vista dell’approvazione, si ripropone anche lo scontro ideologico tra la destra sensibile alle ragioni dell’industria e la sinistra ambientalista, nonché un ruvido confronto tra le diverse anime di quest’ultima.
Licenziato alla Camera e ora all’esame delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, il disegno di legge 1345 introduce delitti in materia ambientale, prima puniti solo con contravvenzioni, ad eccezione del traffico illecito di rifiuti (2007) e della “combustione illecita” del decreto Terra dei Fuochi (2014). Viene inoltre introdotto all’articolo 452 ter il “disastro ambientale”, punito con pene da 5 a 15 anni. Mano pesante, dunque, se non fosse che la norma è scritta con tanti e tali paletti da renderne impossibile l’applicazione, almeno ai casi davvero rilevanti. E lo dicono gli stessi magistrati che devono utilizzarlo. Il nuovo testo qualifica infatti il “disastro” come “alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema” quando quasi mai, per fortuna, il danno ambientale si rivela tale. ...........
Il disegno di legge sposta poi in avanti la soglia di punibilità configurando il disastro come reato di evento e non più di pericolo concreto, come è invece il “disastro innominato” (l’art. 434 del codice penale, comma primo), la norma finora applicata dalla giurisprudenza al disastro ambientale. Sinora era stato possibile punire chi commetteva “fatti diretti a causare un disastro”, quando vi era stato il pericolo concreto per la pubblica incolumità, anche senza che il disastro avvenisse perché non sempre il disastro è una nave che perde petrolio, un incendio o un’esplosione che producono evidenza immediata del danno.
A volte, come nel caso dell’inquinamento da combustibili fossilie delle microparticelle come l’amianto, il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività.Segnali che, a volte, solo le correlazioni della scienza medica e dei periti riescono a individuare tra una certa fonte inquinante e il pericolo concreto di aumento di patologie e degrado ambientale in una certa area. Sempre che i magistrati abbiano potuto disporre le indagini penali.
Il procuratore generale di Civitavecchia Gianfranco Amendola, storico “pretore verde”, sottolinea la terza grave lacuna. “Deriva dalla evidentissima volontà del nuovo testo di collegare i nuovi delitti alle violazioni precedenti”. Il reato può essere contestato solo nelle ipotesi in cui sia prevista una “violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale, o comunque abusivamente, cagiona un disastro ambientale”. Come se fosse lecito, altrimenti, provocare enormi danni all’ambiente. “Fare addirittura dipendere la punibilità di un fatto gravissimo dall’osservanza o meno delle pessime, carenti e complicate norme regolamentari ed amministrative esistenti significa subordinare la tutela di beni costituzionalmente garantiti a precetti amministrativi spesso solo formali o a norme tecniche che, spesso, sembrano formulate apposta per essere inapplicabili”.
I processi a rischio: da Rovigo alla Terra dei Fuochi.Il testo di legge sembra sdoganare allora la linea difensiva (finora sconfitta) in alcuni processi celebri, a partire da quello di Radio Vaticana dove, a fronte di prove indiscutibili sulla molestia e la nocività delle emissioni, la difesa si era incentrata sul fatto che la norma contestata (art. 674 c.p.) richiede che l’evento avvenga “nei casi non consentiti dalla legge”. Ma soprattutto apre grandi incognite su quelli ancora da celebrarsi. Allunga un’ombra, ad esempio, sull’appello del processo appena concluso a Rovigo che ha visto condannare gli amministratori di Enel Tatò e Scaroni per le emissioni in eccesso della centrale a olio di Porto Tolle. C’è il rischio concreto, se la norma sarà licenziata così dal Senato, che in sede d’Appello ci sarà una normativa più favorevole ai vertici del colosso energetico che depenalizza proprio il reato per cui sono stati condannati.
“Nel dibattimento la maggior difficoltà è stata proprio quella di individuare specifiche disposizioni violate nella gestione dell’impianto”, spiega il legale di parte civile Matteo Ceruti. Era poi quello il cavallo di battaglia della difesa degli imputati, la non illeicità delle emissioni della centrale che – grazie a deroghe e proroghe connesse per gli impianti industriali esistenti – avrebbe potuto “legittimamente” emettere in atmosfera fino al 2005 enormi quantità di inquinanti, ben oltre i limiti imposti dall’Europa sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. 
Il Tribunale ha invece condannato gli amministratori per violazione dell’art. 434, 1° comma cp che punisce i delitti contro la pubblica incolumità, evidentemente ritenendo – sulla base delle consulenze tecniche disposte dalla Procura – che l’enorme inquinamento provocato ha comunque messo in pericolo la salute degli abitanti del Polesine e l’ambiente del Parco del Delta del Po”. La stessa fine, a ben vedere, potrebbe fare anche il procedimento penale di Savona che ha condotto al sequestro dei gruppi a carbone della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Il decreto di sequestro emesso dal gip si fonda, tra l’altro, proprio sulla circostanza che per integrare il reato di disastro innominato non è necessario dimostrare che l’impianto abbia funzionato in violazione di specifiche prescrizioni di legge o dell’autorizzazione.
....Parole molto diverse da quelle di un altro esponente di punta del Pd, Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia al Senato, per 25 anni toga di peso in fatto di reati e processi ambientali (a partire dal Petrolchimico di Porto Marghera, 1994). Casson ha colto subito nel testo il rischio di un favore ai gruppi industriali sotto assedio delle procure. E ha depositato a sua volta un disegno di legge in materia di reati ambientali. “L’avevo anche detto a quelli di Legambiente quando, a inizio legislatura, erano venuti in Senato a presentare il ddl: il testo, che resta un importante passo avanti, presenta però criticità di impostazione tecnica tecniche tali da impattare pesantemente su indagini e processi in corso. Allora proposi di modificarlo e rinviarlo alla Camera, piuttosto che farlo entrare in vigore così. A questo punto presenteremo emendamenti correttivi che integrino le disposizioni dei due testi, ma sarà dura. Perché c’è una pressione forte da parte del centrodestra per difendere il testo e farlo passare così com’è, ritenendolo perfetto proprio perché l’impostazione è tale da limitare le possibilità dell’azione penale della magistratura”.
Ilva e la norma sull’irreversibilità del danno
Anche a Taranto, nel procedimento contro la famiglia Riva e i vertici dell’Ilva per il disastro ambientale causato dalle emissioni nocive della fabbrica, il nuovo provvedimento legislativo potrebbe rappresentare un assist agli imputati....
(ha collaborato Francesco Casula)

ECOBLOG -EFFETTO RINNOVABILI IN GERMANIA :PREZZI DELL' ENERGIA ELETTRICA SEMPRE PIU' BASSI .


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La crescita dell'energia eolica e fotovoltaica in Germania ha raggiunto nel primo trimestre il 19% della domanda, spingendo i prezzi verso il basso e rendendo sempre meno competitivo il carbone e il nucleare.


Se fossimo meno anglofili e più mitteleuropei, inizieremmo ad usare anche in Italia la parola tedesca Energiewende, che significa transizione energetica dal nucleare/fossile alle rinnovabili.
In questa primavera come mai prima d’ora, la transizione inizia a dare i suoi effetti: in 14 dei primi 18 giorni di aprile il prezzo dell’energia elettrica è rimasto sotto i 4 centesimi al kWh, la soglia al di sotto della quale gli impianti nucleari e a carbone non sono più competitivi. Secondo il Fraunhofer Institute, i prezzi nel primo trimestre dell’anno sono in calo costante dal 2011 e in termini reali sono scesi al livello del 2002.
Senza volerlo e senza averlo programmato, le rinnovabili stanno mettendo in crisi le energie tradizionali con la più temibile arma dell’economia di mercato: il prezzo. 
Come si può vedere dal primo grafico qui sotto, in un giorno feriale il prezzo è rimasto sotto i centesimi, mentre domenica 13 aprile è persino sceso a 0,85,  facendo fermare una buona fetta di impianti convenzionali per ben 15,7 GW di potenza.
Il secondo grafico mostra invece il trend decrescente del prezzo dell’energia al crescere della quota prodotta mediante le fonti rinnovabili.
Vento e sole stanno rendendo non competitiva l’energia tradizionale non solo in Germania e Austria, ma anche nelle vicine Francia e Svizzera, mentre la Repubblica Ceca annuncia che i bassi prezzi sono la causa della cancellazione di due reattori nucleari in progetto presso il sito di Temelìn.
Gli operatori del settore fossile/nucleare hanno ora davanti una scelta molto netta: continuare una battaglia di retroguardia per conservare il loro feudo sempre più indifendibile, oppure gettarsi anima e corpo a sostenere la Energiewende, sviluppando ciò che ancora manca, in particolare sistemi di accumulo e smart grids.

25 aprile 2014

BRINDISI.LAVORO, SALUTE, FUTURO: TRE OBIETTIVI PER I QUALI PARTECIPARE AL PRESIDIO DI PROTESTA DEL 26 APRILE.

Tratto da Noalcarbone

LAVORO, SALUTE, FUTURO: TRE OBIETTIVI PER I QUALI PARTECIPARE AL PRESIDIO DI PROTESTA DEL 26 APRILE.

La centrale Edipower (Brindisi Nord), attiva dal 1969, oggi è una “vecchia caffettiera” obsoleta e “non più economicamente sostenibile”, come dichiarato dalla stessa azienda al Ministero dell’Ambiente nel settembre del 2013. 
L'impianto è inattivo dal dicembre 2013 con i lavoratori in contratto di solidarietà con riduzione del numero delle ore lavorate e della retribuzione fino al dicembre del 2014.

Siamo a Brindisi, una città per decreto individuata come area SIN in quanto “Area ad elevato rischio di crisi ambientale”e come tale, rientrante fra le 14 aree di“Interesse nazionale per la bonifica” a causa degli elevati livelli di inquinamento delle aree industriali e di quelle agricole immediatamente confinanti. 
Una città martoriata da una gravissima situazione sanitaria con un eccesso di mortalità e di ricoveri, per cause cardiovascolari, nei giorni in cui si registra innalzamento delle concentrazioni degli inquinanti nell’aria. Una città con una percentuale di malformazioni cardiache congenite neonatali superiori del 50% rispetto alla media europea;  una città dove le gravi preoccupazioni espresse dall’Ordine dei Medici sono pressoché ignorate dalle Istituzioni. 
 
In questo quadro appare evidente quindi, la follia dell’accanirsi con nuovi piani industriali per continuare una produzione energetica che non serve a nessuno, visto l’eccesso in Italia di impianti di produzione e con un tendenziale incremento di quelli alimentati con fonti rinnovabili. A maggior ragione in Puglia, dove si registra un surplus di energia elettrica pari quasi al doppio di quello consumato. 

E’ inaccettabile un riavvio degli impianti per tornare a bruciare, insieme al carbone, anche 75.000 tonnellate di Ecoergite, prodotta da oltre 100.000 tonnellate di rifiuti. Paradossale, se si pensa alla delibera del Consiglio Comunale di Brindisi con la quale si aderisce alla Strategia Rifiuti Zero, che non prevede assolutamente l’incenerimento dei rifiuti! 
Edipower deve essere chiusa e smantellata e il sito bonificato, come d'altronde era stato previsto con la convenzione che Governo Nazionale, Regione, Comune e l’ex proprietaria Enel avevano sottoscritto nel 1996.
 
L' inganno della "vocazione industriale" ha prodotto, oltre alla devastazione ed all' avvelenamento del territorio, un drammatico livello di disoccupazione. Per questo chiediamo alla classe dirigente decisioni forti e chiare (a cominciare dalla chiusura di quest'impianto), che possano favorire un cambiamento complessivo e radicale del sistema produttivo ed economico. Se poi, Sindaco e maggioranza, non fossero "nelle condizioni" di fare ciò, farebbero bene a presentare subito e in modo responsabile, le dimissioni dal proprio incarico.
Non possiamo continuare a pagare ricatti di aziende il cui unico obiettivo è il profitto selvaggio, fiancheggiate da un permissivismo sindacale che ha portato in questi decenni ad un falso sviluppo, insostenibile e incompatibile col territorio, tenendo in ostaggio un Porto e le sue enormi potenzialità e creando progressivamente negli anni oltre 20.000 disoccupati.
Se si vuole un ambiente sano per i nostri figli e che le generazioni future non siano ancora costrette ad emigrare, Brindisi deve assolutamente essere protagonista di un modello di sviluppo diverso da quello che è stato fino ad oggi.

Il prossimo 26 aprile davanti ai cancelli dell'ex Edipower ci sarà un presidio pacifico al quale invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni ambientaliste, culturali e di volontariato, le associazioni di categoria e chiunque crede che il futuro di Brindisi passi attraverso una consapevolezza e un’azione popolare.

24 aprile 2014

25 APRILE 2014 . RESISTERE E RESISTENZA OGGI

R-ESISTERE E RESISTENZA OGGI


 Per rendere migliore il mondo 

 dobbiamo cominciare da noi stessi".

Tratto da Peacelink del 2011 ma sempre attuale...

R-esistere oggi

R-esistere oggi significa assumere consapevolezza e avere la capacità di non essere indifferenti di fronte a tutte le ingiustizie...
La Resistenza non può essere intesa solo come un evento storico limitato agli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, ma deve essere soprattutto un atteggiamento e un modo etico e morale permanente di porsi di fronte alle situazioni e agli eventi di rilevanza sociale e politica....
Resistenza non è solo memoria del passato, ma linfa ed esercizio del presente......
Il magistrato antimafia Antonino Caponnetto disse: "Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali.
Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli".
R-esistere oggi significa assumere consapevolezza e avere la capacità di non essere indifferenti di fronte a tutte le ingiustizie sociali.....  
R-esistere oggi significa avere la capacità di indignarsi e prendere posizione, ieri contro il fascismo, attualmente contro la corruzione, il malcostume, le mafie, il terrorismo, il razzismo, le guerre, contro il degrado morale, sociale, politico e istituzionale.

Scriveva il partigiano olandese Henk nell’ultima sua lettera al padre:.. 

 Per rendere migliore il mondo dobbiamo cominciare da noi stessi".