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30 dicembre 2016

BUON ANNO 2017 da UNITI PER LA SALUTE

  BUON   2017  da

UNITI PER LA SALUTE 


Sul finire di questo 2016 
formuliamo i nostri migliori auguri a tutti voi che ci leggete , a tutti coloro che per noi sono stati dei collaboratori preziosi,
ed un grande grazie a coloro che credono in noi e ci spingono a proseguire .

Infine auguri a tutti quelli che si prodigano come noi affinchè la nostra salute sia doverosamente tutelata.
Auspichiamo che questo 2017 anno sia un anno migliore e piu' sereno per tutti !!!

Che cosa ci porterà il 2017?
Ancora non lo sappiamo ......

Continuiamo pero'ad avere il timore che la strada per la tutela della nostra salute 
continui ad essere in salita .
Ma siamo sempre piu' determinati a non demordere ed....a lottare
con tutte le nostre forze per ottenere anche 
in questo "NUOVO 2017" 
dalle Istituzioni la massima tutela della nostra salute e del nostro ambiente 
e per ottenere un futuro rispettoso di tali diritti per i nostri figli .

Arpae Emilia Romagna :PM10 - Effetti sulla salute

Tratto da Arpae Emilia Romagna

PM10 - Effetti sulla salute

L´inalazione e la deposizione delle polveri nell´apparato respiratorio

Nel caso specifico delle polveri, la proporzione di quelle presenti in sospensione (1) nell´aria che vengono inalate dipendono dalla velocità e direzione di spostamento dell´aria vicino all´individuo, dalla sua frequenza respiratoria e dal tipo di respirazione (nasale od orale).
Le particelle inalate, si possono depositare in qualche tratto dell´apparato respiratorio, oppure essere espirate.
Se le particelle depositate sono liquide o solubili possono essere assorbite dai tessuti in qualsiasi punto dove si depositano e provocare dei danni intorno a tale punto, se sono corrosive o radioattive o in grado di avviare qualsiasi azione locale.
Le particelle insolubili possono essere trasportate, in base alle loro dimensioni, verso altre parti del tratto respiratorio o del corpo, dove possono essere assorbite o provocare danni biologico.

L´aria inquinata causa malattie?
Non vi sono più dubbi sul fatto che l´inquinamento atmosferico rappresenti un rischio per la salute umana, pur se, ancor´oggi, per molte delle sostanze nocive facenti parte della miscela complessa che costituisce l´inquinamento atmosferico gli effetti non sono del tutto noti.
L´inquinamento atmosferico non agisce soltanto sull´apparato respiratorio; infatti batteri, virus e allergeni come i pollini, o le sostanze contenute nel fumo di tabacco possono causare anche altri disturbi a livello più generale così come le sostanze inquinanti presenti nell´aria.
Ad esempio, gli idrocarburi volatili e il monossido di carbonio penetrano nei polmoni e raggiungono il cervello ed altri organi tramite il sangue, così come le particelle di metalli di dimensioni piccolissime raggiungono il sangue e si possono depositare nelle ossa, nei denti e nei reni. Già piccole quantità di piombo hanno effetti sulle facoltà cerebrali dei bambini. Il particolato infine provoca effetti anche sul sistema cardiocircolatorio.
Le vie respiratorie possiedono una serie di "meccanismi di difesa" contro le sostanze estranee che penetrano in esse.

Le vie aeree superiori sono rivestite da una mucosa, costituita soprattutto da cellule cigliate (munite cioè di piccolissimi peluzzi) e di cellule caliciformi (che secernono muco).
Le ciglia delle cellule si muovono a onda, in modo coordinato; cosi´ trasportano la sottile patina di muco e le sostanze estranee che vi restano attaccate verso la cavità orale, dove vengono inghiottite.
Inoltre fra le cellule della mucosa vi sono le terminazioni di finissime fibre nervose le quali possono essere irritate dalle sostanze nocive presenti nell´aria, e possono determinare una contrazione della muscolatura dei bronchi, un aumento della secrezione di muco e provocare la tosse.
Negli alveoli, cioè le parti più profonde dei polmoni, la funzione di ripulitura non è più svolta da queste cellule, ma da altre cellule chiamate macrofagi (o cellule spazzine) che mangiano e smaltiscono i batteri penetrati nell´organismo, nonché i resti di cellule distrutte.
Le sostanze nocive che penetrano nelle vie aeree possono, sia a seguito di esposizioni acute (cioè di breve durata) che di esposizioni croniche, danneggiare in vario modo tutti questi meccanismi di difesa.

28 dicembre 2016

WWF: Gli impatti del carbone sulla salute

Tratto da WWF

Gli impatti del carbone sulla salute


WWF Stop Carbone

La letteratura scientifica che documenta come l’inquinamento provocato dai combustibili fossili sia causa di gravi patologie umane è ormai sterminata e individua proprio nel carbone il responsabile delle più alte emissioni. Le centrali a carbone emettono sostanze pericolosissime in grado di minacciare la salute delle persone. Inoltre, è dimostrato altrettanto bene che l’inquinamento atmosferico non è un problema solo locale, ma in grado di diffondersi su aree molto più ampie; peraltro, alcuni contaminanti sono in grado di resistere nel tempo per un periodo molto lungo.
Dalle ciminiere delle centrali a carbone escono le più svariate sostanze tossiche: metalli pesanti come arsenico e mercurio, polveri sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto, solo per citarne alcuni.

Le centrali di ultima generazione: carbone pulito?
Le centrali a carbone di ultima generazione sono dotate di tecnologie (filtri antiparticolato, desolforatori e denitrificatori) in grado di ridurre la concentrazione di sostanze nocive emesse in atmosfera. Malgrado la loro presenza però, la quantità di inquinanti emessi da queste centrale a carbone di “ultima generazione” sono sempre molto superiori rispetto a quelli di una centrale a gas. La quantità di polveri sottili emesse è 70 volte superiore, le emissioni di anidride solforosa sono circa 140 volte superiori mentre quelle di biossido di azoto 4,5 volte superiori. Inoltre anche i filtri più efficaci non sono in grado di catturare il particolato ultrafine (PM 0.1), quello più dannoso per l’uomo visto che è in grado di oltrepassare la barriera polmonare ed entrare in circolo nel sangue.

SO2
NOX
PM
CO2
EMISSIONI SPECIFICHE
mg/kWh
mg/kWh
mg/kWh
g/kWh
Centrale a carbone USC
280
420
71
770
Centrale a ciclo combinato a gas (CC)
2
95
1
368

Secondo un recente rapporto della IEA, i ¾ delle emissioni di SO2, 70% delle emissioni di NOx e il 90% delle emissioni di PM2.5 del settore energetico sono prodotti proprio dalla combustione del carbone.

27 dicembre 2016

CHOICE:Costi dell’energia, il solare batte il carbone anche negli Stati Uniti

Tratto da QualEnergia

Costi dell’energia, il solare batte il carbone anche negli Stati Uniti

Un nuovo studio ha confrontato i valori LCOE medi delle diverse fonti elettriche sia fossili che rinnovabili, evidenziando che il fotovoltaico e l’eolico, nei casi migliori, sono già in grado di competere con gas e carbone anche nei mercati occidentali. Le analisi e i numeri più aggiornati.
Confrontare il costo “tutto compreso” delle diverse fonti energetiche è un esercizio molto complicato, perché dipende da una moltitudine di variabili, non solo tecniche-economiche ma anche geografiche.
Il dato che sempre più emerge, come QualEnergia.it ha osservato a più riprese, è che le fonti rinnovabili sono già competitive rispetto ai combustibili fossili in determinate circostanze.
La tendenza è confermata dalla nuova versione dello studio di Lazard sui costi LCOE (Levelized Cost of Energy) delle tecnologie pulite vs fonti tradizionali per il mercato americano.
Va precisato che l’analisi comprende solo i parametri economici: costi del capitale, spese fisse e variabili per l’operatività e la manutenzione degli impianti, prezzi del combustibile (quando pertinenti), fattori di capacità e così via.
Sono esclusi, invece, i costi sociali-ambientali delle varie risorse - le cosiddette “esternalità negative” dovute, per esempio, allo smaltimento delle scorie nucleari e all’emissione di gas serra - gli investimenti necessari per potenziare le reti elettriche e integrare la produzione energetica rinnovabile con sistemi di accumulo, le perdite dovute a congestioni-colli di bottiglia sulle linee di trasmissione.
Tuttavia, va ricordato che proprio questi elementi possono modificare in modo sensibile il paragone tra differenti tecnologie.
Difatti, la IEA (International Energy Agency) di recente ha introdotto una formula più ricca per interpretare i vantaggi-svantaggi delle fonti elettriche, il valore di sistema (SV, system value) che include molti parametri volutamente trascurati dal metodo LCOE. Qualcosa di simile ha proposto anche Althesys con il “costo globale” dell’energia (vedi articolo di QualEnergia.it)
Torniamo a Lazard: la tabella sotto riassume i valori LCOE negli Stati Uniti in dollari/MWh senza sussidi. Come si vede, i costi finali più bassi per i migliori progetti eolici e solari utility scale sono rispettivamente 32 e 46 $/MWh. Per i cicli combinati a gas, la forchetta è 48-78 $/MWh; per carbone e nucleare i numeri sono ancora più alti, rispettivamente 60-143 e 97-136 $/MWh.
Interessante poi, è la coppia di grafici sotto, perché mostra quanto sia calato il valore medio LCOE negli ultimi 7 anni per l’eolico e il fotovoltaico, sulla spinta di molteplici fattori, tra cui la diminuzione dei prezzi dei componenti (celle, moduli, inverter, ecc.) e l’incremento di efficienza.
Questi numeri, osservano gli analisti di GTM Research, si riflettono in contratti PPA (power purchase agreements) delle rinnovabili con prezzi sempre più convenienti......
L’abbassamento dei costi delle rinnovabili, con il conseguente raggiungimento di traguardi sempre più competitivi nelle aste per le rinnovabili in tutto il mondo, è stato segnalato da diversi studi recenti (vedi per esempio questo articolo di QualEnergia.it con gli ultimi dati di Bloomberg).
Solare ed eolico, in alcuni paesi e in determinate circostanze favorevoli, hanno già toccato prezzi finali per l’energia elettrica generata intorno a 30 $/MWh. Certo, in qualche caso non sono mancate polemiche per gli eccessivi ribassi e quindi l’effettiva possibilità di realizzare i progetti, come in Spagna dopo l’ultima asta eolica (vedi QualEnergia.it).
Una recente analisi di Carbon Tracker ha proposto una versione aggiornata dei valori LCOE, affermando che tra quattro anni le rinnovabili potranno battere ancora più nettamente le fonti fossili (Ecco perché le energie rinnovabili già ora costano meno delle fossili).
Questo studio, infatti, ha rivisto i parametri comunemente utilizzati nei calcoli, ad esempio ha assunto che le centrali fossili abbiano dei fattori di carico inferiori rispetto a quelli storici e una vita utile più corta.
Anche la fonte pulita più costosa, l’eolico offshore, è riuscita a segnare un ribasso record: in Olanda il parco marino Borssele II da 700 MW produrrà energia a 54,5 €/MWh (In Olanda l’eolico offshore sui costi batte già il carbone).

26 dicembre 2016

L’immenso ghiacciaio dell’Antartide in seria difficoltà.La crisi del riscaldamento globale sembra stia peggiorando sempre più velocemente.

antartica

Tratto da Comedonchisciotte

L’immenso ghiacciaio dell’Antartide in seria difficoltà

counterpunch.org
La crisi del riscaldamento globale sembra stia peggiorando sempre più velocemente. L’Antartide è oggi sotto i riflettori con una sconvolgente ricerca nuova di zecca, dagli sviluppi raccapriccianti.
Se si sciogliesse integralmente l’intera Antartide, provocherebbe un innalzamento del livello del mare di circa 60 m (200’), ma questo non succederà durante il nostro corso di vita. È troppo grande e richiederebbe decisamente troppo riscaldamento e davvero troppo tempo. Ma un collasso di una parte significante dell’Antartide, come l’Antartide occidentale, ha il potenziale, secondo la nuova ricerca, per sommergere Miami e New York durante le nostre vite attuali. È la prima volta questa, in cui delle osservazioni scientifiche giungono ufficialmente alla conclusione che una catastrofe così orrenda sia possibile, così presto!
Miami Beach è già costretta a sollevare le strade di mezzo metro (2 piedi) a causa delle persistenti inondazioni dopo le esperienze del passato. Inoltre, un mare in crescita è la vendetta del riscaldamento globale per le sconsiderate, arroganti, presuntuosamente eccessive antropogeniche (causate dall’uomo) emissioni di CO2 di combustibile fossile.
Le nuove spaventose scoperte includono il ghiacciaio di Pine Island, l’oggetto del lavoro di ricerca di Seongsu Jeong, Ian M. Howat, Jeremy N. Basis, Accelerated Ice Shelf Rifting and Retreat at Pine Island Glacier, West Antarctica, Geophysical Research Letters, 28 November 2016 (Accelerazione della frattura di una calotta di ghiaccio e arretramento nel ghiacciaio di Pine Island, Antartide occidentale, Geophysical Research Letters, 28 November 2016).
Il tenore dell’articolo di Jeong, dovrebbe spaventare a morte chiunque dubiti della solennità e della potenza dietro l’accelerazione del riscaldamento globale. Si dà il caso che il ghiacciaio di Pine Island fosse già la più grande massa al mondo di irreversibile scioglimento di ghiaccio, prima che questa nuova ricerca venisse alla luce, ma la tempistica è sempre stata un po’ confusa. Adesso, con questa nuova analisi, la tempistica sta assumendo una nuova preoccupante dimensione.
Ecco il problema: secondo Ian Howat, professore associato di Scienze della Terra presso l’Università statale dell’Ohio: “questa sorta di formazione di fratture causa un altro meccanismo di arretramento rapido di questi ghiacciai, aggiungendo la probabilità che si possano vedere collassi significanti nell’Antartide occidentale durante la nostra esistenza” (Fonte: Pam Frost Gorder, La rottura della calotta di ghiaccio dell’Antartico occidentale dall’interno, Università statale dell’Ohio, 28 Nov 2016). (Source, Pam Frost Gorder, West Antarctic Ice Shelf Breaking Up From the Inside Out, The Ohio State University, Nov. 28, 2016).
Questa è una minaccia di riscaldamento globale completamente nuova. È grande, veramente grande! È la prima volta che i ricercatori danno testimonianza di “profonde fratture sotto la superficie” che si aprono nel ghiaccio dell’Antartico. “ Questo implica che qualcosa abbia indebolito il centro della calotta di ghiaccio, con la spiegazione più probabile di un crepaccio scioltosi al livello di sostrato roccioso da un oceano riscaldato”, Ibid. La base della lastra di ghiaccio dell’Antartide occidentale giace sotto il livello del mare, in questo modo l’acqua calda dell’oceano può introdursi all’interno, inosservata.
Un oceano riscaldato appare come la causa di come l’oceano abbia assorbito il 90% del calore della Terra, aiutando a proteggere le creature sulla terraferma, come gli umani, da un reale surriscaldamento dannoso. Ma, si raccoglie ciò che si semina, come è stato dimostrato in Antartide; tutto questo calore mondiale ci si sta ritorcendo contro sotto grandi, grosse lastre di ghiaccio.
Qui le differenze rispetto alle ricerche del passato: le fratture si formano generalmente ai margini delle calotte di ghiaccio, dando vita agli iceberg, ma non in profondità e all’interno, come invece evidenzia questa nuova scoperta. Inoltre, la frattura in questione è all’interno a circa 32 km (20 miglia). Il Ghiacciaio di Pine Island (tenendo le dita incrociate) funziona come misura di protezione, trattenendo grandi porzioni di ghiaccio dell’Antartide occidentale dal riversarsi nel mare.....
Un anno fa, Science Magazine ha pubblicato il seguente articolo: “Just a Nudge Could Collapse West Antarctic Ice Sheet, Raise Sea Levels 3 Meters,” Science, Nov. 2, 2015 ( “Solo un colpetto potrebbe portare al collasso delle lastre di ghiaccio dell’Antartide occidentale, si solleva di 3 metri il livello del mare”, Science 2 Nov. 2015). Il paragrafo di apertura dell’articolo dichiara: “Non serve molto a causare il crollo totale della lastra di ghiaccio dell’Antartide occidentale, ed una volta iniziato, non si fermerà. Nell’ultimo anno, molti articoli hanno evidenziato la vulnerabilità della lastra di ghiaccio che ricopre la parte occidentale del continente, suggerendo che il suo crollo sia inevitabile, e probabilmente già in corso. Adesso, un nuovo modello mostra proprio come questa valanga possa realizzarsi. Una quantità relativamente piccola di scioglimento nel corso di pochi decenni, dice l’autore, porterà inesorabilmente alla destabilizzazione dell’intera lastra di ghiaccio ed all’aumento del livello del mare di più di tre metri”. Questo era prima, circa un anno fa, ma adesso le circostanze sembra si stiano accelerando…
Con questa nuova scoperta, la tempistica per il collasso della lastra di ghiaccio dell’Antartide occidentale è del tutto inquietante. In precedenza i ricercatori pensavano a decenni e secoli. Adesso, “all’interno delle nostre vite attuali”.Continua a leggere qui

24 dicembre 2016

UN BUON NATALE 2016 DA UNITI PER LA SALUTE ONLUS

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Cari amici

   la nostra attività per la tutela della salute, dell'ambiente e del territorio è  continuata  con   notevole impegno anche in questo 2016.

 In prossimità del Natale desideriamo inviare  i migliori  auguri  a  tutti coloro che ci hanno dato sostegno e aiuto: Cittadini, Medici, Avvocati, Esperti, Associazioni Locali, Nazionali 

e Francesi come  "LES AMIS DE LA TERRE", ai   componenti della Rete Savonese Fermiamo il carbone e a tutti gli amici che in questo 2016 ci hanno sostenuto ed hanno collaborato con noi.
A tutti i nostri  più sinceri auguri di Buone Feste  e di un  veramente felice anno nuovo che porti salute e serenità.

Uniti per la Salute  continuerà  anche per il  2017 nel costante, rinnovato impegno per la tutela della salute e dell'ambiente 

Ricordiamo, per chi intendesse rinnovare l'iscrizione  per i  2017  o dare un contributo,che  il  nostro numero di conto  corrente postale  è 86184991 intestato  all' ASSOCIAZIONE ONLUS UNITI PER LA SALUTE.

23 dicembre 2016

Il vescovo di Acerra prega per «non pieno utilizzo» inceneritore

Tratto da Il Mattino.it

Napoli. Il vescovo di Acerra prega
per «non pieno utilizzo» inceneritore

Pregare per «scongiurare il presunto 'pieno utilizzò del termovalorizzatore» di Acerra ed illuminare i rappresentanti delle istituzioni regionali «nelle scelte a salvaguardia del creato e promuovere le necessarie bonifiche, il monitoraggio dell'aria, la prevenzione medica».

È l'invito rivolto ai fedeli della Diocesi, dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, che ha anche scritto al presidente della Regione Campania, esortando lui e l'intera sfera istituzionale regionale, «in nome della funzione altissima che siete chiamati a svolgere, ad evitare, scongiurare, il presunto 'pieno utilizzò dell'inceneritore». Nella lettera, inviata al governatore campano, al vicepresidente della Regione con delega all'ambiente, Fulvio Bonavitacola, alla Giunta e al Consiglio, chiede «in nome della promessa compiuta da Dio nato a Betlemme» che anche i politici mantengano «le loro promesse di bonifica e risanamento del territorio, piuttosto che continuare ad esasperare - ha scritto - e a sfidare la collera dei poveri che continuano a contare vittime nelle proprie famiglie per un ambiente malato e reiteratamente colpito».


Secondo il vescovo l'eventuale pieno utilizzo dell'impianto di incenerimento rifiuti, avrebbe come conseguenza il «drammatico, inspiegabile e irresponsabile accanimento - ha scritto - che potrebbe rivelarsi mortale per una Città che ha già pagato a caro prezzo scelte sbagliate e perverse di sviluppo, e che non può continuare a pagare per tutta la Regione o per gli errori compiuti». Di Donna, quindi, ha scritto anche ai parroci della diocesi, chiedendo che nel giorno di Natale invitino «i fedeli a rivolgere forti invocazioni al Signore perché di fronte a rinnovati pericoli in relazione all'inquinamento ambientale, siano difese la vita e la salute degli abitanti di questo territorio; perché i nostri amministratori, comunali e, in particolare, regionali, siano illuminati nelle scelte a salvaguardia del creato e promuovano le necessarie bonifiche, il monitoraggio dell'aria, la prevenzione medica; perché non ci siano più madri e padri che piangano figli morti per l'inquinamento ambientale; perché le nostre città non siano più oggetto di 'scartò; perché sia promossa la vocazione agricola delle nostre terre».

22 dicembre 2016

Inquinamento ambientale, il delitto c’è anche se non si superano i limiti.

Tratto da Assinews

Inquinamento ambientale, il delitto c’è anche se non si superano i limiti

Risultati immagini per inquinamento ambientale delitto
Il delitto di «inquinamento ambientale» si commette quando si produce un’alterazione dell’ecosistema incisiva e oggettivamente rilevabile, anche se reversibile, violando le norme non strettamente ambientali e senza necessariamente superare i valori limite dettati da specifiche regole di settore. 
È con la delibera del 9 dicembre 2016 n. 16 che il ministero dell’ambiente, comitato per il verde pubblico, si adegua ai principi contenuti nella prima sentenza della Cassazione (3 novembre 2016 n. 46170) sul nuovo ecoreato (delitto di inquinamento ambientale). I termini «compromissione» e «deterioramento», sottolineano i membri del comitato, indicano «fenomeni sostanzialmente equivalenti negli effetti, in quanto si risolvono entrambi in un’alterazione ossia in una modifica dell’originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema». La rilevanza dell’aspetto quantitativo o dimensionale è riferito nell’ambito della norma (articolo 452-bis c.p.) ad alcuni beni ambientali (suolo e sottosuolo, il cui degrado deve interessarne «porzione estese o significative») e non ad altri. Al riguardo la Cassazione ha precisato che in ogni caso l’estensione e l’intensità del fenomeno produttivo di inquinamento ha una sua incidenza, difficilmente potendosi definire «significativo» quello di minimo rilievo, pur considerandone la più accentuata diffusività per alcuni beni ambientali (aria e acqua), rispetto a ciò che avviene nel suolo e sottosuolo. Il termine «significativo» denota incisività e rilevanza, mentre «misurabile» è ciò che è quantitativamente apprezzabile o, comunque, oggettivamente rilevabile, senza che sia necessario il superamento di limiti di legge. L’avverbio «abusivamente» va inteso in senso comprensivo non solo della condotta in violazione di leggi statali o regionali, ma anche di prescrizioni amministrative.
Cinzia De Stefanis

Federico Valerio: Come ridurre l'inquinamento dell'aria: un programma di buon governo.

Tratto da Scienziato Preoccupato

Come ridurre l'inquinamento dell'aria: un programma di buon governo.


Finalmente sono arrivate vento, pioggia e neve e, con loro, le emergenze smog svaniscono.I Sindaci possono tirare un respiro di sollievo e gli automobilisti possono continuare a stare in coda come prima e durante le inutili ordinanze che vietavano la circolazione agli automezzi più inquinanti..

Tutto come al solito?

Non proprio, l'anno che si chiude ha portato due importanti novità: la ratifica degli accordi sui cambiamenti climatici e una nuova Direttiva che limita le emissioni inquinanti dei paesi dell'Unione Europea.

L'accordo sul contenimento dei cambiamenti climatici, che fa seguito alla Conferenza di Parigi COP 21, è già stato firmato dall'Italia: in estrema sintesi il nostro Paese si è impegnato, entro il 2030, a ridurre le sue emissioni di anidride carbonica del 40%, rispetto alle emissioni dello stesso gas, registrate in Italia nel 1990.

La nuova Direttiva, che entra in vigore il 31 dicembre di quest'anno, ci da tre anni di tempo per introdurre la Direttiva nel nostro ordinamento e approntare un piano di interventi, finalizzato a ridurre drasticamente e credibilmente le emissioni inquinanti prodotte dal nostro Paese.

Poi, abbiamo tempo fino al 2030 per ridurre del 63% gli ossidi di azoto (NOx) e del 42 % le polveri sottili (PM2,5),  proprio gli inquinanti che sforavano durante l'alta pressione di Dicembre.

Pensate che Gentiloni, il nuovo primo ministro, abbia colto l'importanza di questi obiettivi?
E secondo voi quale forza politica e di governo ha questi obiettivi tra le sue priorità?

Visto come è andata finora non mi faccio illusioni. Senza una forte spinta dal basso, anche queste direttive resteranno lettera morta.

Eppure in ballo ci sono reali e vitali interessi collettivi.
La Direttiva per ridurre le emissioni si pone l'esplicito obiettivo di dimezzare i danni alla salute prodotti dall'inquinamento, salvando letteralmente la vita ad oltre ventimila connazionali, la metà di quelli che in Italia ogni anno muoiono di infarto, ictus, tumori a causa dell'inquinamento.E anche la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica prevista dagli accordi di Parigi sul Clima,porterà dei vantaggi collettivi, in quanto contribuiremo a ridurre il riscaldamento globale, con tutti gli effetti calamitosi associati a tale risdaldamento e che già oggi stiamo vedendo accadere sotto i nostri occhi (nubifragi, alluvioni, frane...).

A chi è accecato dal mito della crescita continua, tutto questo potrà sembrare persino dannoso, in realtà con poche scelte innovative potremmo ottenere entrambi i risultati.

E se pensate che il danaro possa essere il fattore limitante per queste scelte forse è opportuno che sappiate quanto ci costa, in termini di salute da curare, l'attuale bassa qualità dell'aria.

Le stime valutano che, nei paesi dell'Unione i costi sulla salute, prodotti dall'attuale inquinamento  siano compresi tra i 330 e i 940 miliardi di euro pari al 3-9 % del PIL.

A questa cifra occorrerà aggiungere anche il costo delle ore lavorative perse per malattie e ricoveri.

GREENREPORT-Inquinamento atmosferico, pneumologi: contro 90mila morti in Italia «interventi grotteschi»

Tratto da greenreport

Inquinamento atmosferico, pneumologi: contro 90mila morti in Italia «interventi grotteschi»

Dal Negro (Cesfar): «Da noi il “controllo delle emissioni” di fatto, non interessa concretamente i decisori, o non conviene»
[22 dicembre 2016]
inquinamento
Si contano circa 90mila morti premature, in tutta Italia, correlate all’inquinamento atmosferico: sono questi i dati pubblicati dall’Ispra all’interno dell’ultimo rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano, dove si stima che l’esposizione a lungo termine al PM2,5, all’NO2 e all’O3 sia direttamente legata nel nostro Paese 91.050 a decessi in un solo anno. Una costante emergenza che è stata risollevata oggi dal Cesfar – il Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria con sede a Verona – in vista del XX Congresso Asma bronchiale e Bpconuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie, il congresso specialistico di pneumologia con la più lunga tradizione in Italia.
«La cosa drammatica – sottolinea Roberto W. Dal Negro, pneumologo e responsabile Cesfar – è che nel nostro Paese, per quanto attiene per esempio alle PM10, anche rispettare il limite previsto dalla legislazione vigente (non più di 35 superamenti in un anno) è tuttora un traguardo irraggiungibile su tutto il territorio nazionale. È ormai perfino troppo evidente che da noi il “controllo delle emissioni” di fatto, non interessa concretamente i decisori, o non conviene: nella migliore delle ipotesi,  infatti, le misure si limitano anche per quest’anno a provvedimenti emergenziali ed estemporanei, di rilevanza tale che spesso sfiorano il grottesco a livello locale».
Come documenta l’Ispra, ancora una volta le città della Valle Padana l’hanno fatta  da padrona in termini di giorni di superamento dei limiti consentiti per le emissioni di PM10 ed altri inquinanti, anche se questa volta – evidenziano dal Cesfar – risultano accompagnate da numerosi altri capoluoghi di provincia, fra i quali Napoli, Terni, Frosinone e molti altri.
«In pratica, nessun provvedimento strutturale e strategico – conclude Dal Negro – è stato mai programmato su ampia scala negli ultimi decenni, e tantomeno in maniera sinergica fra le varie istituzioni coinvolte. E ciò, nonostante sia arcinoto che il principale determinante è rappresentato  dal consumo di energia, in particolare quella che proviene da fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone). In altri termini, trasporti, usi domestici, industria: tutti argomenti che richiederebbero un interessamento fattivo e capillare delle istituzioni preposte. È sotto gli occhi di tutti la realtà del trasporto merci, di fatto quasi  esclusivamente su gomma e con direttrici stradali e autostradali iperaffollate ed ingolfate; la situazione del traffico veicolare privato, caotico ed in continua crescita, a fronte di trasporti pubblici carenti (se non carenti) e male organizzati in molte città italiane, anche metropolitane; del riscaldamento domestico, dove la verifica di conformità degli impianti e delle emissioni è tuttora episodica e “a macchia di leopardo”, pur esistendo sulla carta numerosi provvedimenti specifici, troppo spesso trasformati nella vita reale in inutili “grida manzoniane”, facilmente eludubili».

20 dicembre 2016

Polveri e leucemia:Dimostrata la presenza di nanoparticelle nel sangue di pazienti affetti da leucemia acuta mieloide

Tratto da Il Foglia

Polveri e leucemia: importante scoperta scientifica a Pesaro

Nel sangue di persone ammalate di leucemia acuta mieloide è presente una concentrazione di “nanoparticelle” inorganiche, cioè frammenti di sostanze chimiche, molto più elevata rispetto a quello delle persone sane. Una “fotografia” molto accurata che però non svela un collegamento con le possibili cause della malattia, ma apre scenari interessanti di studio su effetto, crescita e sopravvivenza delle cellule leucemiche......

La scoperta pubblicata dalla rivista Leukemia Research

La scoperta (pubblicata dalla prestigiosa e autorevole rivista Leukemia Researchè del team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti e bioingegneri (Ematologia Aormn, Università di Urbino e Arpam  Pesaro), coordinato dal dottor Giuseppe Visani della Ematologia di Pesaro e dalla professoressa Maria Antonietta Gatti del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, che ha messo a punto una nuova tecnica diagnostica rilevando, per la prima volta in assoluto, una compromissione ambientale. E attivando, nello stesso tempo, quell’utile e sempre più importante osservazione su possibili interazioni tra ambiente e salute. Una collaborazione che coinvolge anche l’Arpam, per il suo ruolo importante sull’osservazione dell’ambiente, come sottolineato dalla stessa direttrice Patrizia Ammazzalorso.

Dimostrata la presenza di nanoparticelle nel sangue di pazienti affetti da leucemia acuta mieloide

Queste nanoparticelle sono, appunto, dei frammenti di sostanze chimiche, come i metalli pesanti (piombo, rame, zinco, alluminio, eccetera), di dimensioni molto piccole, presenti nel pulviscolo ambientale che respiriamo o che ingeriamo con cibi contaminati. Lo studio è stato possibile grazie all’utilizzo di un microscopio elettronico a scansione di tipo ambientale ad alta risoluzione e spettrometria a dispersione d’energia in dotazione all’Arpam, che ha permesso di evidenziare queste indebite “presenze” nel sangue e nel midollo. In altre parole, questa tecnica diagnostica sul sangue ha fornito informazioni maggiori, rispetto ad altre strumentazione sul fenomeno delle polveri legate ad esposizione ambientale.
La ricerca – spiega il dottor Visani, direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’azienda ospedale Marche Nord – ha preso in considerazione pazienti affetti da leucemia acuta mieloide trattati a Pesaro”. Un campione di venti malati. E dai rilievi al microscopio elettronico, nel loro sangue è stata trovata una concentrazione molto più accentuata di queste nanoparticelle rispetto a pazienti sani.

Da qui la domanda: queste nanoparticelle possono interferire con le malattie del sangue? In realtà è stato riscontrato che, se ingerite, possono superare le barriere polmonari e arrivare al sangue. E di qui al cervello e allo sperma. O possono essere interiorizzate se ingerite con cibo che è stato a contatto con un certo inquinamento ambientale. La presenza di particelle solide e inorganiche in questi pazienti e la visualizzazione della loro interazione con componenti del sangue ha indotto i ricercatori a ipotizzare una correlazione tra la patologia ed esposizioni ad un inquinamento particolato micro e nanodimensionato. Il contatto profondo con questi materiali non biocompatibili e a volte chimicamente tossici potrebbe contribuire al processo della malattia, entrare nelle cellule e interagire con il Dna.
Attraverso il microscopio elettronico sono state riscontrate particelle composte da frammenti di lega di alluminio e fosforo, o aggregati a vario titolo e composizione di silicio, alluminio, ferro, cromo, nichel, titano o rame. Presenti nella polvere urbana. Sotto la lente appaiono come sfere inorganiche indistruttibili, molte delle quali prodotto finale di un’alta combustione (più alta è la temperatura e più si riduce la particella) che possono essere rinvenute nei tessuti del paziente anche dopo molti anni dalla loro stessa morte. Ed è per questo che appare fondamentale conoscere anche la tipologia dei rifiuti che vengono conferiti per esempio nei cosiddetti inceneritori.Il nostro obiettivo – ha detto la dottoressa Antonietta Gatti che collabora anche con il Dipartimento di Stato a Washington, – è togliere questi frammenti dal sangue e favorire la remissione delle patologie”. Possono essere responsabili della leucemia acuta mieloide? Non è certo, per ora si sa però che sono presenti in modo significativo in questi pazienti.
Di conseguenza, la documentazione di nanoparticelle metalliche identificate per forma, dimensione e composizione chimica nel sangue di pazienti con leucemia acuta mieloide apre nuove prospettive di ricerca sia in ambito di sviluppo dei tumori sia in senso terapeutico, e di riflessione sull’ambiente che ci circonda.