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29 febbraio 2012

Don Gallo.L’antifascismo di oggi: diritti, confronto, bene comune

 Riceviamo e Pubblichiamo da Giovanni Durante.

Un saluto a tutti,
sono Giovanni Durante, presidente provinciale dell'Arci savonese, e scrivo a voi tutti quali parti interessate, a vario titolo, alla vicenda riguardante il progetto d'ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure.
Vi allego, per correttezza d'informazione, l'accorata lettera che Livio Di Tullio, segretario provinciale del PD, scrive a Don Andrea Gallo, ed oggi pubblicata sui quotidiani locali.(Leggi su IVG)
La lettera, dal taglio molto personale è tuttavia un "sottile" intervento politico. Livio, bisogna riconoscerlo, è prima di tutto un politico astuto ed esperto.

La sua lettera "lancia" lo sciopero savonese dell'industria di domani come la vera risposta "antifascista" ai bisogni dei lavoratori della nostra provincia, ma soprattutto il sostegno "obtorto collo" alla realizzazione di tre nuovi gruppi a carbone a Vado Ligure-Quiliano come la soluzione ai problemi occupazionali del nostro territorio.
In questo periodo drammatico, dal punto di vista occupazionale diventa -purtroppo- una tentazione irresistibile "incanalare" la disperazione di chi perde il lavoro per sostenere gli interessi dell'azienda Tirreno Power, azienda che ovviamente non può e non potrà assolutamente risolvere i problemi (come sappiamo tutti..) occupazionali della nostra provincia, oggi appunto davvero drammatici.

Don Andrea Gallo ha affermato che i "nuovi partigiani" sono da ricercare tra coloro che si battono contro un futuro di inquinamento pesante e mortifero proveniente da una centrale a carbone che inquinerà, se verrà ampliata, per i prossimi 40-50 anni le nostre comunità e le nostre vite.

Don Andrea Gallo mi pare che in questo modo non intenda dare dei fascisti agli "altri" (come attacca invece Livio Di Tullio), ma riconosce in chi si batte in modo disinteressato contro enormi interessi economici, contro la concentrazione di poteri politici-finanziari e lobbistici, lo spirito impavido di Davide contro Golia, del "partigiano", di chi si schiera per verità e giustizia, ricercandole quotidianamente nello studio e nella ricerca, attraverso il diritto, il rispetto della legge, la scienza, la razionalità.
I valori della Resistenza e della Costituzione vanno attualizzati, non possono essere cristallizzati solo alle forme del fascismo conosciute nel passato, ma imparare a  riconoscere nella vita sociale, economica e politica di oggi i rischi concreti di arretramento della democrazia reale del nostro paese e delle nostre comunità.
Il parallelismo (come se fosse scritto da Calamandrei..) tra gli scioperi del 1° marzo 1944 e quello di domani mi sembra dunque forzato e ingiusto.

Da noi, nel savonese, pare evidente chi usa con forza la "pressione" politica, sociale  ed economica per promuovere interessi di parte, contro il volere della maggioranza dei cittadini.
Le amministrazioni comunali interessate sono state, anche ultimamente, pesantemente attaccate, i sindaci eletti democraticamente dai cittadini sono quotidianamente sotto assedio (ed oggettivamente, mi pare, persino intimoriti), indicati come i responsabili di una crisi industriale ed economica perchè si battono contro l'attacco speculativo al territorio e all'ambiente. Mentre i responsabili di questa crisi globalizzata sono da ricercare altrove...
 
Molte delle persone che ho conosciuto in questi mesi e anni che lottano tenacemente contro un futuro a carbone delle nostre comunità sono persone miti, sinceramente democratiche, rispettose della Costituzione e delle Leggi della Repubblica.
Molti di loro hanno parenti che hanno fatto la Resistenza, un passato prossimo d'impegno politico a sinistra, proveniente in molti casi dalla storia del PCI, oggi molti sono elettori del PD, di Rifondazione Comunista o di SinistraEcologiaLibertà.
Tutti quelli che ho conosciuto hanno grande, grandissimo rispetto per i lavoratori, in primis per quelli che lavorano in centrale a Vado.
Ma proprio  per questo tutte queste persone impegnate nei movimenti, nelle associazioni, imputano alla politica e alle istituzioni il dovere di tutelare "tutti" i cittadini, applicando prima di tutto le leggi a protezione delle popolazioni, queste persone si aspettano quello slancio democratico e costituzionale da chi dovrebbe rappresentarli.

Queste persone, e sono davvero tante, ogni giorno di più, si sentono tradite dai partiti politici locali e dai loro dirigenti, che a livello nazionale hanno spesso posizioni completamente diverse, e hanno deciso di impegnarsi direttamente, di studiare, di approfondire, e poi di organizzarsi e lottare per il diritto alla salute e alla vita, soprattutto dei propri figli e dei propri nipoti, visto che il livello di assorbimento di metalli pesanti e PMI sottili ormai per noi adulti sono-purtroppo- dato certo.

Don Andrea Gallo evidentemente in questo ha trovato tanto dello spirito dei partigiani che ha conosciuto da ragazzino, e lo ha espresso pubblicamente.
Quello spirito è l'impegno civile e politico che ci muove, anche per prevenire l'antipolitica, e per promuovere l'impegno dal basso, della buona politica per il bene comune.

Vi scrivo perchè credo sia giusto che chi sente il dovere di esprimersi lo faccia, subito, perchè lasciare cadere nel silenzio le argomentazioni usate dal segretario provinciale del PD non credo sia giusto. Scriviamo dunque, per dovere civile e sociale, politico e culturale, perchè chi si sente partigiano non può rimanere silente.
Un cordiale saluto
coraggio..
 

L’antifascismo di oggi: diritti, confronto, bene comune

"Don Gallo non risponderà alle accuse del Segretario PD Di Tullio, per chi lo conosce sa che è troppo occupato a curarsi quotidianamente degli altri. Non siamo sicuri che Di Tullio possa dire altrettanto.....Leggi tutto

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28 febbraio 2012

Ilva di Taranto , scoppia un vasto incendio

Tratto da Il Corriere del Mezzogiorno

Ilva, scoppia un vasto incendio
A fuoco un trasformatore

Immagine tratta da Ecoblog

Nessun ferito:da valutare i danni ambientali.La colonna di fumo si vede in tutta la città

TARANTO - Un incendio di considerevoli proporzioni si è sviluppato questo pomeriggio all'interno dello stabilimento Ilva di Taranto. Le fiamme seguite da una esplosione si sono alzate dal bagno d'olio refrigerante di un trasformatore del reparto Tubificio 1. Durante le fasi di spegnimento le squadre antincendio hanno difeso con la schiuma altri cinque trasformatori nuovi che si trovavano poco distante. ....Al momento non ci sarebbero feriti. La colonna di fumo si vede da tutta la città.
LE CAUSE - L'incendio, secondo gli accertamenti, è nato dal cortocircuito del trasformatore di una sottostazione di un nuovo impianto che era ancora in fase di collaudo. Sul posto si è recata una squadra dell'Arpa per valutare eventuali compromissioni ambientali causate dalla combustione dell'olio refrigerante (ci sono migliaia di litri). La direzione dello stabilimento non ha diffuso al momento nessuna nota in merito.

LEGAMBIENTE - «Siamo fortemente preoccupati per l'incendio di un trasformatore sviluppatosi nel reparto tubificio dell'Ilva e ci auguriamo, accertato che fortunatamente non vi sono danni alle persone, che non ve ne siano neppure per l'ambiente in termini di emissioni inquinanti». È detto in una nota di Legambiente nella quale si sottolinea che «gli incidenti negli stabilimenti industriali di Taranto, in particolare nella raffineria Eni e negli impianti Ilva ricordano a tutti che nella nostra città vi sono ben 9 impianti a rischio di incidente rilevante. In merito al rischio incendi in particolare, ci risulta - conclude Legambiente - che l'Ilva non avrebbe ancora ottemperato a tutte le prescrizioni previste nel proprio certificato antincendio, mentre l'Eni ne sarebbe ancora priva».
Nazareno Dinoi
28 febbraio 2012

Inquinamento la riscossa dei cittadini : Milazzo si ribella , raccolta di firme per il Parlamento Ue

Tratto da Il corrieredel Mezzogiorno

PER STRASBURGO

Inquinamento: Milazzo si ribella , raccolta di firme per il Parlamento Ue

La riscossa dei cittadini della Valle del Mela: chiedono la tutela dell’ambiente e della salute pubblica minacciate dalla realizzazione di industrie ad alto impatto



MESSINA – Dopo anni di silenzi, tante persone malate e morte, continue emissioni di odori nauseabondi e inquinanti, esposizioni ad amianto e a polveri sottili, la riscossa dei cittadini della Valle del Mela contro l’inquinamento, parte da Milazzo. Migliaia di residenti, associazioni ambientaliste, l’Osservatorio nazionale dell’Amianto e alcuni partiti politici, dopo le marce e le proteste messe in atto negli scorsi mesi stanno raccogliendo delle firme per presentare una petizione popolare al Parlamento europeo. Chiedono la tutela dell’ambiente e della salute pubblica minacciate dalla realizzazione di industrie tutte concentrate in un’area: come la a Raffineria di Milazzo, la Centrale elettrica di S. Filippo del Mela, le Acciaierie di Pace del Mela. Molte altre fabbriche come la Sacelit a Giammoro, inoltre, hanno trattato amianto e sono stati numerosi i casi accertati di morte. Nella petizione illustrata dall’avvocato Maria Calderone, legale di tutti i sottoscrittori, si chiederà, tra l’altro l’approvazione di una mozione di condanna dello Stato Italiano e una diffida perché vengano rispettati i diritti dei Siciliani in base al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, alla Carta di Nizza e della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Si pretenderà poi, che il Parlamento europeo disponga che gli organi amministrativi dello Stato italiano attuino misure di prevenzione e di responsabilità condivisa con risarcimento dei danni ambientali del territorio e che sia portata avanti una sorveglianza sanitaria, con la richiesta immediata di attuazione di piani di risanamento ambientale e bonifica dell’aree interessate. Infine, si sollecitano ulteriori studi epidemiologici aggiuntivi rispetto a quelli esistenti per la verifica del nesso causale tra patologie e inquinamento ambientale........ L’avvocato Calderone che in questa sua battaglia sarà coadiuvata dall’avvocato Ezio Bonanni dell’osservatorio Nazionale del’Amianto e da altri 20 legali ha spiegato che ‘si tratta di un’iniziativa senza precedenti ...... “E’ finito il tempo – ha aggiunto l’avvocato - in cui tutto passava sotto silenzio. La petizione popolare è la prima forma di rispetto del principio: chi inquina paga”. D’accordo anche Giuseppe Maimone presidente dell’Adasc, l’associazione per la difesa per l’ambiente e della salute dei cittadini e conosciuto per le sue tante denunce, che gli sono costate anche delle serie minacce. “Finalmente – sottolinea Maimone - la società civile si è unita creando un coordinamento per portare avanti la petizione popolare. Noi chiediamo il rispetto delle leggi e che vengano firmati i piani di risanamento ambientale, finanziandoli e attuandoli. Vogliamo che le industrie si adeguino o se ne vadano bonificando le aree.
 
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27 febbraio 2012

Ilva di Taranto: ordinanza del sindaco contro l' inquinamento

Tratto da Agi

Ilva Taranto: ordinanza sindaco contro inquinamento

(AGI) Taranto - Il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, ha firmato un'ordinanza con la quale chiede all'Ilva, azienda siderurgica del gruppo Riva, di adottare entro trenta giorni una serie di interventi migliorativi al fine di ridurre l'impatto ambientale degli impianti e quindi i livelli di inquinamento. A determinare l'intervento del sindaco sono state le conclusioni della perizia consegnata nelle scorse settimane al gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, nell'ambito del procedimento giudiziario che vede Emilio e Nicola Riva, rispettivamente ex presidente e attuale presidente dell'Ilva, accusati di disastro ambientale. In questo documento di cinquecento pagine i periti chimici incaricati dal magistrato descrivono la situazione riscontrata e definiscono pericolose per la salute dei lavoratori della fabbrica e dei cittadini di Taranto le emissioni dell'Ilva.  

Tratto da La Repubblica

Ilva, ordinanza del sindaco Stefàno
"Ridurre le emissioni o chiusura"


Le ipotesi di reato sono quelle di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. 
  Il sindaco scrive nell'ordinanza che dalla perizia "si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme" e che sussistono "le condizioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente".
Nell'ordinanza il sindaco impone all'Ilva di procedere entro 30 giorni "alla installazione sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo", "di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri a servizio del camino E312"...... 
 Leggi  tutto sull'articolo integrale

Guarda su Peacelink
Questa polvere di ferro entra nei polmoni
Vi mostriamo un video incredibile. E' una calamita che "cattura" la polvere di un balcone. Accade a Taranto, dove una maxiperizia mette sotto accusa la più grande acciaieria d'Europa

Raccogliamo la polvere su un balcone a tre chilometri dall'Ilva, ed ecco cosa troviamo!
Il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, con un'ordinanza tardiva cerca di recuperare il tempo perduto a non inserire nell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'Ilva tutte le prescrizioni perché non accadesse che polveri e fumi nocivi si spandessero per la città.
Quella che vediamo in questo video è la polvere di ferro che a Taranto si poggia sui balconi ed entra nei polmoni.Clicca  QUI per vedere  il video su Peacelink

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Ilva: Bonelli contro Vendola, perchè il via libera?

TARANTO. «È venuto il momento che su Taranto Nichi Vendola la smetta con le narrazioni e cominci ad occuparsi seriamente dell'inquinamento che, ogni giorno, ruba un pezzo di futuro ai cittadini di Taranto». A sostenerlo è il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che chiede al Presidente della Regione Puglia di spiegare immediatamente le ragioni che hanno portato la Regione a dare l'assenso all'Autorizzazione Integrata ambientale all'Ilva di Taranto che autorizza l'aumento delle produzioni a 15 milioni di tonnellate: spiegazioni oggi rese ancora più attuale anche alla luce della perizia della Procura della Repubblica di Taranto su quell'Aia.Ed aggiunge: «Com'è possibile che né il ministero dell'Ambiente, né la Regione Puglia abbiano preso in considerazione la nota dei carabinieri sulle irregolarità riscontrate all'interno dell'Ilva? Leggi tutto
PRIMA O DOPO I NODI ARRIVANO  AL  PETTINE

 

MARCO RIVIERI (Medici per l' Ambiente):"Il carbone uccide e non conviene".

Il presidente spezzino dei Medici per l'Ambiente: "Anche usando solo la logica  del profitto il carbone sarebbe da bandire".

La Spezia - Il carbone? Uccide... e neppure conviene alla comunità! 

"Malgrado i sacrosanti presupposti di tutela dei cambiamenti climatici e dei target da raggiungere per le emissioni di CO2, non è certo questo un aspetto rilevante per spiegare l’assoluta necessità di puntare alla dismissione delle centrali a carbone nel prossimo futuro.....

Sembra assurdo dover ancora ribadire invece verità da lungo tempo dimostrate sulla nocività dei veri inquinanti della combustione del carbone. Centinaia di ricerche medico-scientifiche ci spiegano effetti nocivi a lungo raggio (decine e centinaia di Km )
e a lungo termine (30-40 anni) degli inquinanti emessi dalle centrali a carbone: 67 sostanze inquinanti, 24 delle quali cancerogene, prove di correlazione con l’azione di queste e asma, infarti, ictus, malattie broncopolmonari, disturbi genetici, endocrini e, ovviamente, vari tipi di neoplasie. 

Particolare rilevanza assumono le nano polveri e quelle micro polveri emesse (PM< 2.5 micron) che causano secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente 348000 morti premature (ossia evitabili) ogni anno nella sola zona europea e che, insieme alle polveri secondarie che si formano nell’atmosfera per la ricombinazione di quelle direttamente emesse e misurate “ a camino”, sono assolutamente non trattenibili, neppure dai più moderni filtri disponibili e utilizzando le BAT (migliori tecnologie disponibili di combustione e abbattimento).

Certamente vanno ritenute corresponsabili le altre fonti di inquinamento come gli impianti di riscaldamento, il traffico veicolare, altre fonti
industriali, ma il ruolo predominante della combustione del carbone rispetto a queste è stato confermato anche per la nostra regione dallo studio dell’Istituto superiore di sanità nell’ambito del Piano Regionale di risanamento e Tutela della Qualità dell’Aria del 2006:
il 75% degli ossidi di zolfo, il 65% degli ossidi di azoto, il 35% delle polveri sottili ( l’80% se calcolate nei territori limitrofi alle 3 centrali liguri) del totale vengono appunto da quest’ultime, oltre a questi altri famigerati killer: oltre l’80% del mercurio immesso nell’ambiente, il 50% di piombo, nichel ed il 40% di arsenico.
Come medici e per chi amministra e dovrebbe tutelare innanzitutto la salute della gente questo dovrebbe essere più che sufficiente per bandire questa forma di produzione energetica.

Ma anche cacciando fuori dalla finestra l’etica ed il valore della vita e utilizzando una logica che difenda solamente profitti, risparmi, investimenti ed occupazione scopriamo sempre di più che il carbone, se ben analizziamo i suoi costi esterni, ossia quelli non legati alla sola produzione, non conviene affatto! 
A fronte del fatto che per i costi di produzione , secondo i dati forniti da Enel, il carbone risulta la fonte fossile più conveniente per la produzione di elettricità (40 euro per MWh contro i 65 del gas) ...,dove si vada a considerare preventivamente i costi dovuti alla morbilità e alla mortalità secondari alla scelta di nuovi impianti a carbone, si scoprono oneri inimmaginabili per la comunità. Uno studio condotto in Texas nel 2006, dove era in progetto la costruzione di 19 nuove centrali a carbone ha calcolato che il costo annuo in termini di mortalità sarebbe stato di 1,4 miliardi di dollari, con un costo previsto per tutto il periodo di funzionamento di 50 anni pari a circa 72 miliardi di dollari. Il progetto è stato ovviamente abbandonato.
 La Harvard School of Public Health di Boston giusto l’anno passato, studiando il danno economico delle 407 centrali a carbone sul suolo statunitense è arrivata a monetizzare il danno per ogni tonnellata emessa dei vari inquinanti: da 30mila a 500mila dollari per tonnellata di PM 2,5, da 6mila a 50mila dollari per tonnellata di SO2 emessa, da 500 a 15mila dollari per tonnellata di NOx.Secondo lo studio ogni KW/ora prodotto con il carbone, fuori dalla bolletta, costa alla società da 0,02 a 1,57 dollari ( n.b.: una centrale da 600 MW come quella della Spezia ha prodotto nel 2009 oltre 2000 tonnellate di Sox, oltre 2500 di Nox e 130 tonnellate di polveri !). E sul piano degli investimenti e dell’occupazione? Vi sono studi comparativi tra investimenti sul carbone e su piani di risparmio e miglior efficienza energetica che ci dicono che questi ultimi comportano migliori risparmi, migliori guadagni per le attività produttive e migliori prospettive occupazionali.

Anche le indicazioni di tutte le agenzie internazionali sulle politiche energetiche indicano chiaramente la necessità di andare rapidamente verso tecnologie low-carbon ma certamente,come sempre, questo può essere del tutto irrilevante se dobbiamo considerare prioritariamente il mantenimento di un sicuro profitto o i saldi di un bilancio societario.
  Se queste sono le “maledette” priorità, dobbiamo sperare allora che tutti spingano (incentivi o no) su una distribuzione più ecosostenibile dei profitti. 

Il segnale c’è: a livello mondiale gli investimenti nel settore del carbone indicano un calo dal 2008 in poi, quelli per le rinnovabili hanno superato nel 2011 per la prima volta quelli da fonti tradizionali. 
Per noi medici e per gli amministratori intermedi non si può non tener conto però, ancora una volta, di quanti morti e quanti soldi ci costerà il recepimento di tutto ciò".
Domenica 26 febbraio 2012 . 
MARCO RIVIERI

26 febbraio 2012

"Definire la questione IMU per le centrali elettriche"

SEMPRE A PROPOSITO DI ICI per  le  centrali a carbone.......

Tratto da Brundisium
Albano (Pd): "definire la questione IMU per le centrali elettriche"



.......Quanto tempo ancora deve trascorrere per risolvere definitivamente la questione dei controlli sulla correttezza dei versamenti ICI ( ora IMU), che devono effettuare le società proprietarie delle centrali elettriche? Nell’immobilismo della nostra Amministrazione e della maggioranza che ha governato il comune di Brindisi, si è nel frattempo allungata la lista delle annualità cadute in prescrizione.
Non credo possano essere accettati ulteriori ritardi, perché unitamente alla riduzione delle risorse e dei trasferimenti da parte dello stato, si stanno chiedendo sacrifici ai lavoratori, ai pensionati e alla classe media della nostra popolazione, che in questi ultimi 15 anni sono stati tartassati ed impoveriti , al di là del sopportabile, per non far saltare il banco.
Se si fanno i raffronti fra quanto accade nel nostro comune e negli altri territori, risalta la notevole differenza fra i circa 478.000 euro versati da Enel produzione, i 120.000 euro circa da Enel distribuzione, i 224.000 euro circa da Edipower e il 1.643.000 circa di Enipower (rideterminata finalmente a 2.375.000) e i circa 2.700.000 versati dalla stessa Enel a La Spezia, per la centrale a carbone esistente in quel territorio, notoriamente più piccola di quella di Cerano, e gli 8,3 milioni di euro versati annualmente a Civitavecchia .
Si tratta di differenze importanti, di svariati milioni, che probabilmente il comune di Brindisi avrebbe dovuto e potuto già incassare dall’ICI, se avesse attivato per tempo i controlli sul corretto classamento delle centrali elettriche esistenti nel nostro territorio, così come hanno fatto molti altri comuni più attenti agli interessi dei propri amministrati......
A ripercorre le tappe di questo tributo, a carico delle società proprietarie delle centrali elettriche, si è passati dal calcolo del versamento ICI ( d.lgs 504/1992) che faceva riferimento al loro valore iscritto in bilancio, a partire dal 1998, alla nuova procedura , prevista dal decreto Ministeriale 701/1994, che assegnava allo stesso proprietario degli impianti il compito di proporre agli Uffici tecnici erariali la rendita catastale.
Una assegnazione a titolo provvisorio per la durata di un anno, che è diventata definitiva perché non è stata rettificata entro quel termine dall’Ufficio Tecnico erariale. (procedura DOCFA ), né il comune ha eccepito alcunché.
L’esperienza maturata in altri territori, ha evidenziato che le società proprietarie delle centrali elettriche dichiararono rendite catastali più basse, ritenendo di dover considerare, per questo effetto, il solo valore dell’area e dei fabbricati, escludendo le parti mobili come i serbatoi, le ciminiere, le turbine, ecc. che pure erano essenziali al processo produttivo.
Una interpretazione che non ha resistito ai giudizi promossi dai comuni interessati, che si sono visti riconoscere dalla Cassazione nel 2006 le proprie tesi, per effetto del vincolo funzionale delle parti mobili degli impianti.
Nel senso che nella determinazione della rendita catastale dovevano essere considerate tutte quelle parti senza le quali non poteva prodursi energia, indipendentemente dal mezzo di unione, come peraltro aveva anche chiarito il legislatore nel 2005.
Tutto ciò ha consentito di procedere alla rideterminazione della rendita catastale delle centrali elettriche, che ne ha aumentato considerevolmente il loro valore catastale e quindi i versamenti ICI.
Credo che sia corretto, oltre che lecito chiedersi, cosa abbia concretamente fatto la nostra Amministrazione in questi ultimi sette anni, ma anche quanto abbia fatto dal 1998 per l’adeguamento della rendita catastale e quindi dei versamenti ICI. Cosa stia facendo attualmente.
Se abbia proceduto alla verifica degli accatastamenti, se abbia attivato la procedura speciale prevista dall’articolo 1 comma 336 della legge 311/2004 per l’aggiornamento delle rendite.
L’ eventuale inattività di questi anni si paga cara, considerato che il successivo comma 337 indica in 5 anni i termini di prescrizione.

Per quanto sopra, credo che sia necessario informare della questione i cittadini che si aspettano trasparenza da questa gestione commissariale, ma anche una più equa distribuzione dei carichi tributari facendo pagare a tutti il dovuto, in proporzione al reddito........ Leggi tutto su
Brundisium

Vado Ligure: ma la centrale Tirreno Power paga tutta l'ICI / IMU?

Vado Ligure: ma la centrale paga tutta l'ICI / IMU?





Nel momento in cui è stata reintrodotta l'ICI sulla prima casa e sui cittadini stanno piovendo notevoli rivalutazioni dell'imposta.
Si vorrebbe conoscere quanto pagano ai comuni grossi complessi industriali. In particolare quanto paga la centrale Tirreno Power ai comuni di Vado e Quiliano.
Domanda: risulta vera l’indiscrezione che la Centrale di Vado paghi meno di quanto dovuto?

Non vorremmo che queste pesanti imposte ‘piovessero’ soltanto su cittadini inermi, già sottoposti alle devastanti ‘pioggie’ di polveri sottili di industrie che potrebbero poi risultare non in regola con l'imposta  stessa
Il danno e la beffa.

Queste considerazioni sono nate nell'apprendere dai giornali che il comune di La Spezia avrebbe calcolato la nuova rendita, che “è passata infatti da 430mila euro a 7.234.500 euro generando una imposta complessiva pari a 2.754.000 euro annui  e chiedendo anche 20 milioni di arretrati”.


Pare che la centrale Enel di la Spezia sia assai simile a quella di Vado Quiliano. Nonostante ciò, c’è il sospetto che la centrale di Vado paghi molto meno di quando dovuto (meno di 1 milione di euro, contro i quasi 3 milioni di La Spezia).



Se in aggiunta pensiamo alle cifre irrisorie per i Comuni indicate nella proposta di intesa allegata alla delibera regionale del dicembre scorso come "compensazioni" per il potenziamento a carbone, c'è da riflettere e molto, e forse da sorridere amaro.



Quindi intanto sarebbe opportuno verificare quanto paghi la centrale Tirreno Power di ICI  sull'impianto esistente, sia in relazione a quanto appreso da La Spezia, e sia tenendo conto che anche per la centrale di Civitavecchia (benché più potente di quella di Vado) l'ICI annuale è tuttavia di ben 8,3 milioni di euro annuali.
I Comuni con il versamento degli arretrati ICI potrebbero quindi avere le risorse per il sostegno all'occupazione, senza dover necessariamente sottostare al ricatto occupazionale di questi giorni.


 Siamo certi che anche su questo controverso punto (una sospetta disparità di trattamento che nuovamente pone un solco tra una grande azienda e cittadini indifesi), anche il PD e la CGIL abbiamo tempestivamente vigilato.




 di seguito i link:




(da vedere l'art IV e SOPRATTUTTO  l'art V)




IL CONTROLLO AMBIENTALE “AMICHEVOLE” DEL GOVERNO DEI PROFESSORI

Tratto da Lexambiente

Ambiente in genere.Controlli ambientali

IL CONTROLLO AMBIENTALE “AMICHEVOLE” DEL GOVERNO DEI PROFESSORI
a cura di Gianfranco Amendola
Chi si occupa di normativa ambientale sa bene che i problemi di fondo sono due: la pessima qualità delle leggi e la mancanza di controlli.
Si tratta, peraltro, di problematiche in qualche modo connesse perché proprio la pessima qualità delle leggi condiziona la qualità e la quantità dei controlli, sempre più spesso demandati a strutture inadeguate e carenti per mancanza di mezzi, di personale e di professionalità; di modo che troppo spesso i (pochi) controlli che vengono effettuati, in presenza di norme complicate, confuse e contraddittorie, si limitano a riscontrare solo eventuali situazioni macroscopiche di illegalità, senza prendere neppure in considerazione settori che richiedono un approfondimento di indagini. Basta pensare a quello che è successo per il trasporto di rifiuti dopo l’allucinante tira e molla sul SISTRI.
Del resto, basta guardarsi attorno o leggere i giornali per capire che nel settore della tutela ambientale, i controlli vanno potenziati con grande determinazione: come è possibile, tanto per fare due esempi su illegalità “facili facili” da controllare, che nel 2012, 36 anni dopo la legge Merli, vi siano ancora numerosi scarichi fognari pubblici immessi nell’ambiente allo stato bruto, senza alcuna depurazione e autorizzazione; oppure che esistano centinaia di discariche abusive ?
Purtroppo, invece del potenziamento, con il governo dei Professori è arrivata la “semplificazione” dei controlli. Nel decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012, entrato in vigore il 10 febbraio, -oltre a 2 articoli (23 e 24) di semplificazione della normativa ambientale su cui ci riserviamo un intervento più approfondito-, esiste un ineffabile art. 14, intitolato “Semplificazione dei controlli sulle imprese”, la cui ratio dichiarata è di limitare al massimo i controlli sulle imprese al fine di recare alle stesse “il minore intralcio” possibile.
L’apice, a mio sommesso avviso, si raggiunge quando si stabilisce che i controllori devono adeguarsi al principio di collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità”.
Se con questo si voleva dire che i controlli devono essere effettuati con educazione e senza vessare e intimidire i poveri industriali, trattasi, ovviamente, di norma del tutto superflua.
Ma questo non vuol dire “collaborazione amichevole”. I controlli sono controlli e non si può imporre alcuna “collaborazione amichevole” tra controllori e controllati. Né spetta ai controllori dare amichevoli consigli all’industriale su quello che deve fare al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità. L’industriale, se ha dei dubbi, ha tutti i diritti di pagarsi una consulenza privata o rivolgersi in modo formale e diretto alle istituzioni competenti e di ricevere risposta.
Ma il pubblico controllore, se riscontra reati, deve farne denuncia all’A.G. e non può essere invischiato nei problemi del controllato.
Se, a questo punto, ci focalizziamo sul settore dei controlli ambientali (dalle disposizioni dell’art. 14 sono esenti solo i controlli in materia fiscale e finanziaria), appare ancora più evidente la pericolosità di questo stravagante principio.
E’ noto, infatti, che l’organo deputato al controllo tecnico delle violazioni ambientali è l’ARPA.
In proposito, recentemente la Cassazione ha evidenziato che i funzionari dell’ARPA, preposti al controllo e alla vigilanza ambientale, sono titolari di una posizione di garanzia in relazione all' impedimento dei reati commessi dai terzi e, pertanto, qualora, venuti a conoscenza dell'effettuazione irregolare di operazioni di gestione di rifìuti, omettano di intervenire, sono responsabili ex art. 40, 2° comma, c.p. dell 'illecito smaltimento del rifìuto (Cass. Pen, sez. 3, c.c. 15 dicembre 2010, n. 3634, Zanello).
Oggi si dice agli stessi funzionari che devono collaborare amichevolmente con i soggetti controllati.
Se, in questo quadro, aggiungiamo che già esiste un altro scellerato principio legislativo in base al quale, per fare cassa, l’ARPA può accettare consulenze a pagamento anche dai soggetti che dovrebbe controllare (ed eventualmente denunciare), diventa ancor più concreto il rischio che la collaborazione “amichevole” possa talvolta essere intesa come collaborazione a pagamento, dove chi paga si assicura l’amichevole collaborazione del controllore ora e per il futuro......E chi vuole capire capisca!

25 febbraio 2012

Le migliori tecnologie di filtraggio delle polveri fini ed ultrafini?

A PROPOSITO DI MIGLIORI TECNOLOGIE DISPONIBILI E....

.....A PROPOSITO DI TIRRENO POWER
...........Quanto ancora si dovrà spettare perchè l'impianto venga sottoposto all' AIA secondo le precise norme di legge
Ma..........Perchè gli organi competenti continuano da anni a non imporre le migliori tecnologie? 

Leggi  BREF (07.2006)

European Commission INTEGRATED POLLUTION PREVENTION AND CONTROL Reference document on





1)I “Nobel dell'ambiente” contro il mito della crescita2)"L'Italia ha difeso l'inquinamento a Bruxelles"

WWF: "Schierati dalla parte dei combustibili meno puliti"


Il WWF non ha dubbi: in Europa l'Italia avrebbe votato insieme ai Paesi che hanno bocciato la proposta che mirava a incentivare l'investimento nelle tecnologie più efficienti dal punto di vista ambientale

Roma, 24 febbraio 2012 - Dalla parte dei 'cattivi'. Il WWF non ha dubbi: l’Italia avrebbe votato a Bruxelles insieme ai Paesi che hanno difeso i combustibili più inquinanti. Quelli, per intenderci, con più carbonio. Bocciata, anche grazie al 'no' italiano, la proposta che mirava a incentivare l'investimento nelle tecnologie più efficienti dal punto di vista ambientale.
Si legge in una nota: “il nostro Paese, insieme a Spagna, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania e Ungheria si ritrova a far parte di una minoranza di inquinatori. In occasione del voto del Comitato di Esperti per la revisione della direttiva sulla qualità dei carburanti, infatti, i voti sono stati 89 a favore della proposta della Commissione, 128 contro e 128 astenuti".
I combustibili fossili rappresentano il 95% di tutto il consumo energetico nel trasporto su strada nell’Unione Europea. La differenza nel modo in cui vengono prodotti i carburanti si traduce in notevoli disparità nella loro intensità di carbonio. La proposta che si è votata stabilisce che i fornitori devono calcolare e riportare l’intensità di carbonio dei combustibili fossili e di energia elettrica. Per semplicità, si classificano i diversi tipi di combustibili fossili in base alla loro intensità di carbonio media.
Si distingue giustamente tra i combustibili non convenzionali, prodotti da carbone, gas naturale, olio di scisto e bitume naturale (o sabbie bituminose) e combustibili convenzionali prodotte dal petrolio greggio.

La proposta della Commissione consente ai fornitori di dimostrare che la loro estrazione specifica o il metodo di produzione è a più bassa intensità di carbonio rispetto alla media del settore. Questo crea un incentivo ad investire in processi e tecnologie più efficienti a parità di condizioni e di leale concorrenza di mercato.