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31 agosto 2012

TARANTO PARTE CIVILE.... Se non ora, quando?

Tratto da Noalcarbone 


TARANTO PARTE CIVILE 

di Stefano Palmisano 

 Se non ora, quando?

  "Le concrete modalità di gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva di Taranto - che hanno determinato la continua e costante dispersione nell'aria ambiente di enormi quantità di polveri nocive e di altri inquinanti di accertata grave pericolosità per la salute umana (alla cui esposizione costante e continuata sono correlati eventi di malattia e di morte, osservati con picchi innegabilmente preoccupanti, rispetto al dato nazionale e regionale, nella popolazione della città di Taranto, specie tra i residenti nei quartieri Tamburi e Borgo, più vicini allo stabilimento siderurgico, nonché la contaminazione di terreni ed acque ed animali destinati all'alimentazione umana [….] - integrano senz'altro l'elemento materiale del reato in esame (quello di disastro ambientale, n.d.r.), in termini di condotta ed evento di disastro."

Così il Tribunale del Riesame di Taranto nella nota ordinanza depositata (il 20\8 u.s.) nel procedimento penale a carico dei massimi dirigenti dell'Ilva, nonché dello stabilimento di Taranto. 


Dunque, a Taranto è stato consumato un reato di disastro ambientale. 
 Ad affermarlo, ora, non sono più solo una Procura della Repubblica........il  gip , ma anche un Tribunale Collegiale. E' un importantissimo passaggio procedimentale. La conferma della sussistenza di questo illecito, infatti, consolida l' accusa nel suo punto giuridicamente più significativo, perché si afferma, da parte del Riesame, che il delitto in questione è stato integralmente compiuto dagli indagati nella sua forma più grave, quella prevista dal 2° comma dell'art. 434 c.p., ossia quello che prevede il disastro e i conseguenti danni e non solo "gli atti preparatori" dello stesso (com'è, invece, disposto dal 1° comma). Ipotesi di reato, quella "di danno", per la quale, infatti, è prevista una pena decisamente più pesante (da tre a dodici anni di reclusione) rispetto a quella disposta per la fattispecie più lieve (da uno a cinque anni). Ma, nel caso di specie, v'è ancora di più.
Da quello che si legge nell'ordinanza, in quella martoriata città non solo si è arrivati al disastro ambientale vero e proprio, ma si è oltrepassata ampiamente anche la soglia della mera esposizione a pericolo del bene incolumità pubblica, protetto dalla norma penale, attingendo ampiamente, anche in questo caso, lo stadio del danno. ..... 
Non è, pertanto, solo un imprescindibile moto della coscienza civile quello che impone di prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di allargare lo spettro delle ipotesi di reato a base di questo procedimento o di farne avviare uno autonomo incentrato sulle lesioni (ovvero sulle malattie) e sugli omicidi (cioè sulle morti) colposi seriali che sono più che verosimilmente ascrivibili a tutti o a parte di questi stessi indagati.
  E' un gran numero di atti d'indagine e di prova già contenuti in questo stesso fascicolo processuale che milita univocamente in tal senso, a partire proprio dalla perizia epidemiologica, che dall'ordinanza del Riesame esce poderosamente rafforzata in tutte le sue componenti e che costituisce una pressante invocazione all'Organo investito di quest'attribuzione, ossia la Procura della Repubblica, a "completare" l'ottimo lavoro svolto finora provando a rendere giustizia non solo, in generale, ad un territorio massacrato dalla brama di profitto di un pugno di padroni delle ferriere, ma anche, nello specifico, a chi materialmente ha pagato o sta pagando sulla sua pelle questo scellerato modo di "fare impresa". 
...........Ma i Giudici di secondo grado non si fermano lì, e chiosano questa parte dell'ordinanza con un'illuminante periodo: "peraltro, a parere del Collegio, una relazione causale di tipo probabilistico riconosciuta in via prevalente dalla comunità scientifica potrebbe rendere possibile, anche con riferimento alle morti ed alle malattie, giungere nel caso di specie ad un giudizio prossimo alla certezza, espresso in termini di probabilità logica o credibilità razionale, in ordine alla loro derivazione causale dalle emissioni inquinanti." 
Traduzione: anche una "mera" perizia epidemiologica, se fatta bene, può esser, da sola, sufficiente a dimostrare che un numero, più o meno alto, di persone si sono ammalate e\o sono morte per la massa di cancerogeni in libertà che si sprigionava e si sprigiona ancora dallo stabilimento Taranto. E anche secondo il Tribunale del Riesame la perizia dei professori Forastiere, Triassi e Biggeri è fatta molto bene. Tuttavia, coloro che hanno subito un danno in questa vicenda non sono solo i malati, i morti o i parenti di questi ultimi. 
Pur in maniera assai meno grave, tutti i residenti nelle zone più esposte alle immissioni nocive del siderurgico sono, in forma diversa, danneggiati, quantomeno sotto il profilo "morale", dal reato di disastro ambientale.  
Dunque, potrebbero chiedere il risarcimento di questi danni, o costituendosi parte civile in questo processo oppure (com'è preferibile, per evitare di intasare il giudizio di parti civili che, fatalmente, rallenterebbero il procedimento) promuovendo un'autonoma causa civile di danno. Lo ha affermato chiaramente la Cassazione, in varie occasioni: "Il responsabile del disastro ambientale deve risarcire il danno morale ai residenti nell'area in quanto soggetti a rischio: va ristorata la lesione costituita dalla paura di ammalarsi come conseguenza del reato." 

 Insomma, Taranto, o almeno la parte più colpita di essa, può finalmente costituirsi parte civile, anche formalmente in ambito giudiziario, e presentare il conto dei danni.....  a chi ne ha fatto un emblema europeo di inquinamento, di malattia e di morte.
  Se non ora, quando?
Fasano, 30\8\2012
Stefano Palmisano 

Leggi l'articolo integrale
 

Per gli Incidenti industriali l'Ue rivede la direttiva Seveso



Tratto da Il Cambiamento 

   

Incidenti industriali: l'Ue rivede la direttiva Seveso.

 

A 36 anni dal disastro ecologico che nel 1976 investì la bassa Brianza, entra in vigore l'aggiornamento della normativa comunitaria sulla prevenzione dei rischi industriali, che da quel tragico incidente prende il nome, la direttiva Seveso. Negli stessi giorni in cui in Venezuela esplode la più grande raffineria del Paese.


.........La risposta europea arrivò nel 1982 e fu chiamata appunto direttiva Seveso. Per la prima volta, l'Europa si dotava di uno strumento di gestione dei rischi industriali, che si proponeva anche di garantire un'informazione trasparente ai cittadini sui potenziali problemi connessi alla vicinanza di uno stabilimento industriale, sui possibili incidenti e sulle relative misure di sicurezza. L'Italia la recepì solo nel 1988, due anni dopo il disastro di Černobyl'.
Oggi la Commissione europea rivede quella normativa, già aggiornata nel 1996, per adeguarla al nuovo regolamento sulla classificazione delle sostanze chimiche, che entrerà in vigore entro il 2015.

janez potocnik
Seveso III - ha spiegato il commissario per l'Ambiente Janez Potočnik - obbliga gli Stati membri a preparare piani di emergenza per le aree vicine a impianti industriali che contengono ingenti quantitativi di sostanze pericolose e “comporterà anche una migliore informazione dei cittadini che saranno maggiormente coinvolti nelle decisioni riguardanti la pianificazione del territorio”.
La nuova versione della direttiva rende infatti più rigorose le norme per l'ispezione degli stabilimenti e introduce una distanza 'di sicurezza' dall'abitato per i nuovi impianti
 In base al testo, inoltre, l'accesso ai dati sui rischi dovrebbe essere garantito anche per via informatica e i cittadini dovrebbero poter partecipare ai progetti di pianificazione del territorio e avviare azioni legali nel caso in cui questi principi venissero violati.

Ma il condizionale è d'obbligo.
 Le nuove norme saranno operative a partire dal 1° giugno 2015. Quanto questa data segnerà un effettivo miglioramento del grado di sicurezza di chi vive nei pressi di stabilimenti industriali dipenderà da una serie di fattori che vanno oltre l'impianto legislativo.  
  1. Dal rigore con cui queste regole saranno applicate e i controlli effettuati alla serietà di chi dovrà assumersi le proprie responsabilità, anziché cercare il cavillo giuridico dietro cui ripararsi. 
  2. Dipenderà anche dall'onestà – dei tecnici e delle autorità pubbliche, della proprietà e dei sindacati - di riconoscere eventuali problemi, anche quando a sollevarli sarà la popolazione, anziché squalificare ogni protesta con l'ormai trita accusa di sindrome Nimby. Allora sì, qualcosa cambierebbe.
In fondo, prima di quel tragico 10 luglio, l'Icmesa si era distinta per anni di 'ordinaria contaminazione' del territorio. La popolazione e l'amministrazione di Meda protestavano contro i gas immessi in atmosfera, gli scarichi tossici nelle acque, i roghi degli scarti di lavorazione.
Ma per la proprietà le accuse erano 'assurde', le responsabilità altrove. 
Leggi l'articolo integrale

30 agosto 2012

LETTERA APERTA AI SINDACATI ELETTRICI : LA CENTRALE BRINDISI NORD PUO' ANCORA FUNZIONARE A CARBONE?

 Tratto da Noalcarbone

30 agosto 2012

LA CENTRALE BRINDISI NORD PUO' ANCORA FUNZIONARE A CARBONE?

LETTERA APERTA AI SINDACATI ELETTRICI

La ripartenza dell'esercizio della centrale Brindisi Nord ha rinfocolato le preoccupazioni di molti cittadini, soprattutto quelli che vi abitano nel raggio di pochi chilometri e di conseguenza ha  stimolato le reazioni dei rappresentanti politici. Anche i lavoratori hanno espresso le loro preoccupazioni di fronte alle proteste, per il giustificato timore di perdere il posto di lavoro. L'attuale localizzazione della Centrale è stata decisa in tempi in cui non erano forse noti, con la precisione attuale, gli effetti negativi sulla salute di lavoratori e cittadini residenti nelle vicinanze di impianti termoelettrici a carbone.

La polvere nelle case e sulle colture nei pressi delle centrali proviene dai carbonili che sono inspiegabilmente scoperti. 
La polvere di carbone, secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, provoca malattie dell'apparato respiratorio come la pneumoconiosi (una fibrosi massiva e progressiva dei polmoni), alterazioni pleuriche, enfisema, bronchite cronica, rapida perdita della funzione polmonare, ma anche tumore al polmone e tumore allo stomaco. 
 
Le malattie respiratorie si generano per esposizione cumulativa, cioè è determinante la dose di polvere nel tempo: più tempo si aspetta e maggiore è il rischio a cui si espongono gli esposti. Una misura di reale prevenzione può essere solo l'immediata cessazione della dispersione di polvere di carbone. Si tratta di una evidenza già nota che non richiede, per essere confermata, la conta di ulteriori morti e malati. 
 
Ma non ci sono solo le polveri di carbone.
 Il progetto della Comunità europea EXTERNE ha dimostrato che il costo di produzione di elettricità dal carbone raddoppierebbe qualora fossero conteggiati i costi esterni, come i danni sanitari.
Lo studio afferma: “nel 2000 l’inquinamento atmosferico ha causato la perdita di circa 3 milioni di anni di vita in tutta l’Europa. Questo corrisponde a più di 300.000 morti premature per anno. L’inquinamento da centrali elettriche nell’Europa ‘a 25’ causa un impatto sulla salute, incluse la morbilità, equivalenti a decine di miliardi di euro ogni anno… Questi inquinanti riducono l’aspettativa di vita e danneggiano la salute dell’uomo (malattie cardiache, asma, cancro)”.

Tutti devono essere consapevoli che l'attività di produzione di energia con il carbone ha dei costi che vengono pagati anche dalla collettività in termini di salute e di riduzione di altre attività produttive, si pensi all'agricoltura ed al turismo, di cui si deve tenere conto.

La qualità del carbone impiegato può avere differenti ripercussioni sulla salute degli stessi lavoratori, come dei cittadini esposti alle emissioni. I rischi per la salute all'interno delle centrali a carbone sono differenti a seconda delle postazioni e delle fasi produttive e manutentive. L'esposizione a cancerogeni e a polveri è frequente e questo dovrebbe vedere istituiti appositi registri con l'elenco dei lavoratori che vi vengono in contatto. Sono stati istituiti?

Discutere di Brindisi Nord senza discutere della salute di chi ci lavora e ci abita vicino è estremamente riduttivo.

Associazione Salute Pubblica Brindisi

La Stampa:L'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE TIRRENO POWER INCOMPATIBILE CON L'AMBIENTE

Alla luce di recenti comunicati ,circa la centrale a carbone Tirreno Power ,ci sembra utile ed opportuno pubblicare nuovamente  il nostro  post del 7 settembre 2011  con  il  il link  alla PERIZIA GIURATA COMMISSIONATA DAI COMUNI DI VADO LIGURE E DI QUILIANO   A MARCO STEVANIN  DELLO STUDIO TERRA srl , incaricato dalle due amministrazioni di valutare il progetto presentato da Tirreno Power.
Le conclusioni della perizia sono state recepite da delibere di giunta all'inizio di luglio e presentate alla Conferenza dei servizi di Roma.

07 settembre 2011


L'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE TIRRENO POWER INCOMPATIBILE CON L'AMBIENTE

TRATTO DA "LA STAMPA"

L'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE INCOMPATIBILE CON L'AMBIENTE

 di ERMANNO BRANCA.

La perizia tecnica:Le conclusioni degli esperti dei Comuni di Vado e di Quiliano sul progetto Tirreno Power

(LA PERIZIA NELLA VERSIONE INTEGRALE E' DISPONIBILE QUI pubblicata da SAVONA NEWS )

Secondo i periti dei Comuni di Vado e Quiliano,il progetto di ampliamento della centrale termica "NON E' COMPATIBILE CON L'AMBIENTE".


Queste le conclusioni a cui è giunto Marco Stevanin ,perito della società Terra srl che era stato incaricato dalle due amministrazioni di valutare il progetto presentato da Tirreno Power.
Le conclusioni della perizia sono state recepite da delibere di giunta all'inizio di luglio e presentate alla Conferenza dei servizi di Roma che invece ,a quanto pare non le ha ritenute determinanti.
 Affermano i tecnici :"Dallo studio del progetto di ampliamento sono emerse numerose criticità che sarebbero state sufficienti a negare la compatibilità ambientale.Per lo meno si è rilevata la necessità di effettuare maggiori approfondimenti ambientali e sanitari che sarebbero dovuti essere previsti prima e non dopo il pronunciamento della Commissione di valutazione di impatto ambientale."

Aggiungono i periti :
"In base alle norme vigenti,vi è la necessità del miglioramento ambientale,indipendentemente dall' ipotesi di ampliamento presentata.
Molti interventi inseriti come compensazione dell'ampliamento ,avrebbero dovuto essere realizzati perchè PREVISTI DALLE NORME"
:
Inoltre
" E' UNA GRAVE CARENZA QUELLA DI AVER SCARTATO A PRIORI L'IPOTESI DI AMPLIAMENTO A GAS NATURALE O ALTRE FORME ENERGETICHE SOLO BASANDOSI SU CRITERI DI CONVENIENZA ECONOMICA". 

Dal punto di vista urbanistico ,la perizia contesta"l'incoerenza del progetto rispetto al PIANO TERRITORIALE PAESISTICO e AL PIANO ENERGETICO REGIONALE."
La Perizia di Terra srl si sofferma poi sulle criticità ambientali dell'atmosfera ,dell' acqua e DEGLI ASPETTI SANITARI LEGATI ALL'ELEVATA INCIDENZA DI TUMORI E ICTUS che presenta la provincia di Savona.


" Il giudizio positivo rilasciato dal Ministero dell'Ambiente E' IN NETTO CONTRASTO CON IL PRINCIPIO DI TUTELA E PRECAUZIONE DELLA SALUTE DEI CITTADINI,SENZA L'ACQUISIZIONE DI OPPORTUNI APPROFONDIMENTI ."


Aggiungono i periti :"Nonostante i sistemi di abbattimento adottati e l' impegno a usare le migliori tecnologie disponibili ,il PRODOTTO PRINCIPALE DELLA COMBUSTIONE DEL CARBONE E ' LEGATO ALLE POLVERI FINI.SAREBBE QUINDI INDISPENSABILE UNA CAMPAGNA DI MONITORAGGIO AMBIENTALE."


Questa la conclusione dei Periti dei Comuni di Vado e Quiliano:
"
IL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DOVREBBE ESSERE RITIRATO E SI DOVREBBE INVECE CONCLUDERE IL PROCEDIMENTO DI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE DEGLI ATTUALI IMPIANTI IN MODO CHE VENGANO PRIMA IMPOSTI GLI INTERVENTI DI MIGLIORAMENTO CHE SONO OBBLIGATORI PER LEGGE.
Solo dopo questa procedura si potrebbe prendere in esame un progetto di ampliamento.
INOLTRE DOVREBBERO ESSERE PRESE IN CONSIDERAZIONE ALTERNATIVE REALI E PIU' SOSTENIBILI DAL PUNTO DI VISTA SANITARIO E AMBIENTALE COME GAS NATURALE ED ENERGIE RINNOVABILI.

"Pubblicato a pag 62 de "La Stampa" di oggi 7 SETTEMBRE

Tratto da "IL SECOLO XIX" del giorno 8 settembre

«Insostenibile l’ampliamento della centrale con la salute»

..Ma il documento presentato dalla società Terra al Tar, per conto dei Comuni di Vado Ligure e Quiliano, è quantomeno allarmante (o allarmistico, secondo i punti di vista) per la salute dei cittadini.
Nel capitolo “salute umana”, i tecnici concludono così: «Alla luce, quindi, dei dati sopra riportati ed argomentati, si ritiene il profilo ante-operam dello stato di salute presentato nella documentazione di progetto assolutamente INATTENDIBILE, INADEGUATO e NON RAPPRESENTATIVO della reale situazione presente sul territorio in questione. 
 In particolare, si ritiene che una siffatta situazione inerente lo stato di salute della popolazione ivi residente renda senza alcun dubbio INSOSTENIBILE l’ampliamento a carbone dell’impianto in oggetto.
Il fatto, poi, che nonostante la presenza sul territorio in questione di una situazione già fortemente compromessa in termini di profilo di salute, il Ministero dell’Ambiente abbia rilasciato giudizio positivo di compatibilità ambientale dell’opera, è da ritenersi in netto contrasto con il principio di tutela e precauzione della salute dei cittadini che tale organo dovrebbe salvaguardare e garantire in via prioritaria».
Alla base di queste conclusioni vi sono i dati di alcuni studi, che evidenziano in alcuni casi valori abnormi dell’incidenza del tumore ai polmoni.  
Nel link sottostante si può trovare l’intero capitolo della perizia
La perizia: il capitolo “salute umana”



1)TARANTO: ASSEMBLEA PUBBLICA RIONE TAMBURI 2)Comunicato di PeaceLink su riunione Commissione AIA Ilva

Tratto da Noalcarbone

INVITIAMO LA CITTADINANZA A PARTECIPARE AL CORTEO DI GIOVEDI’ 30 AGOSTO CHE PARTIRA DA PIAZZA ORSINI (EX MERCATO DELLA FRUTTA) ALLE ORE 19:30 E PROSEGUIRA’ SINO A PIAZZA GESU’ DIVIN LAVORATORE DOVE SI TERRA’ UN’ASSEMBLEA PUBBLICA.
 

COSA CHIEDIAMO:

SALUTE: PERCHÉ IL DIRITTO ALLA VITA NON ACCETTA COMPROMESSI
AMBIENTE: PERCHÉ NON PERMETTEREMO PIÙ CHE IL NOSTRO TERRITORIO VENGA SFRUTTATO E DEVASTATO IN NOME DEL PROFITTO
OCCUPAZIONE: PERCHE É INACCETTABILE CHE IN UNA CITTA’ COSI’ INDUSTRIALIZZATA CI SIA IL 30% DI DISOCCUPAZIONE
REDDITO: PER GARANTIRE UN‘ ESISTENZA DIGNITOSA A LAVORATORI E CITTADINI DI TARANTO DOPO 50 ANNI DI RICATTO E INQUINAMENTO.


AGLI ABITANTI DI VIA ORSINI E PIAZZA GESU’ DIVIN LAVORATORE CHIEDIAMO DI PARTECIPARE ALLA PROTESTA APPENDENDO AI LORO BALCONI LENZUOLA SPORCHE DI MINERALE.

In serata si terrà il collegamento in diretta televisiva con la trasmissione "Piazza Pulita" in onda sul La7 dalle ore 21.10.
"E' importante esserci, è fondamentale farsi sentire"

Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

_______________

Tratto da Peacelink

Comunicato di PeaceLink su riunione Commissione AIA Ilva


È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto che l’Ilva di Taranto possa ottenere l’autorizzazione AIA.

L’incipit della famosa frase del Vangelo di San Matteo ben si adatta alla fabbrica più inquinante d’Italia. Se si adotta nella procedura di autorizzazione AIA l’articolo 8 del decreto legislativo 59 del 2005 (è la normativa di riferimento dell’AIA) il cammello Ilva non entra nella cruna della procedura AIA.
Tale articolo fissa infatti i limiti emissivi più restrittivi possibili prendendo in considerazione le migliori tecnologie.
Oggi ho potuto esporre questi concetti a tutti i membri della Commissione AIA all’apertura dei lavori in Prefettura, assieme a Daniela Spera di Legamjonici.
Quando ho chiesto pubblicamente al referente del gruppo istruttore della Commissione AIA, Antonio Fardelli, se la Commissione intende o no adottare i limiti emissivi più stringenti indicati all’art. 8 del dlgs 59/2005 (quelli per cui sono in vigore le ordinanze della Procura di Taranto) la risposta è stata evasiva e imbarazzata. La domanda è stata da me posta più volte con grande nettezza. Ho chiesto più volte che il referente della Commissione AIA rispondesse con un sì o un no. Ma una risposta chiara non c’è stata. E non a caso.
Questo è un campanello d’allarme.
Se infatti si applicasse nell’area di Taranto l’art. 8 del decreto legislativo 58 del 2005, sarebbero garantite (lo dice la norma) “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale”.
Ciò in concreto significherebbe che, per le sole polveri, la fase di cokefazione dovrebbe avere valori emissivi 70 volte inferiori (da 70 g/t a 1 g/t), il camino E312 per la sinterizzazione dovrebbe attenersi a emissioni 25 volte inferiori (da 85,5 kg/h a 3,4), l’altoforno in fase di caricamento dovrebbe inquinare 14 volte di meno (da 29,8 g/t a 2,1), il colaggio ghisa e loppa dovrebbe impattare 95 volte di meno sull’ambiente (da 40,1 g/t a 0,4) e l’acciaieria sarebbe obbligata a ridurre le emissioni di 15 volte (da 218 g/t a 14).
Il rafffonto è fra le emissioni degli impianti e i rendimento delle migliori tecnologie.
Gli impianti Ilva posti sotto sequestro non a caso non hanno i requisiti per ottenere l’AIA se si prendono in considerazione i valori emissivi più restrittivi sopra citati, elencati nelle Bref (BAT Reference), ossia nell’elenco delle migliori tecnologie (1).
Concedere l’AIA all’Ilva, applicando i valori emissivi più restrittivi previsti dalle Bref (e dall’ordinanza del GIP Todisco), sarebbe come concedere ad una vecchia Fiat 124 il bollino Euro 5. Sarebbe un’assurdità tecnica. I limiti tecnici non consentirebbero un’autorizzazione del genere anche nel caso la vecchia Fiat 124 venisse portata dal miglior meccanico del mondo. 
Fuor di metafora, lo stabilimento Ilva di Taranto, per l’area a caldo, ha dei limiti impiantistici strutturali che non consentono di allinerasi con i valori emissivi più rigorosi che la Procura richiede (e che richiederebbe anche una applicazione rigorosa dell’AIA).
Ho specificato ai membri della Commissione AIA che, se adottano i criteri più restrittivi previsti dall’art. 8 del dlgs 59/2005, sarebbe impossibile per loro giustificare tecnicamente il rilascio di una nuova AIA.
Questo principio è talmente chiaro che per tale motivo oggi chi guidava la Commissione AIA non si sbilanciava e non voleva dire né sì né no circa l’applicazione di questa norma restrittiva. 

Che per noi è la norma fondamentale da applicare.
Con fermezza e chiarezza è stato dato lanciato un chiaro messaggio alla Commissione AIA.
Se non verrà applicato l’articolo 8 della normativa AIA, saremo costretti a fare un esposto alla Procura della Repubblica.
In ogni caso l’AIA va discussa a produzione ferma, così come richiede la Procura.
Nel frattempo invieremo al Ministero dell’Ambiente la richiesta, nell’ambito dei prossimi passaggi della procedura AIA, di incontrare il Ministro Clini per esporre questi stessi concetti.

Nel frattempo noi vigileremo perché nessun cammello entri dalla cruna dell’ago.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

CLINI:dottor Jeckill e ......... mister Hyde


Tratto da Stato Quotidiano

 Petroceltic Tremiti.Nicastro: sì Clini offesa alla Puglia.


“APPRENDO oggi da comunicazione ufficiale che alla vigilia di ferragosto 
il Ministro dell’Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti
 Riteniamo che si tratti di una offesa alla dignità della nostra Regione e degli altri enti locali che si erano espressi negativamente rispetto alla prospettiva di vedere il nostro mare violentato dalla corsa all’oro nero. E’ una ulteriore conferma della sensazione di marginalizzazione della Puglia. Speravamo che questo atteggiamento, in considerazione dell’attenzione e della collaborazione avviate sulla vicenda Taranto, fosse ormai consegnato al passato. Ma evidentemente non è così”. Così l’assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro commenta la notizia, comunicata dal Ministero, di parere positivo alle prospezioni.

“La nostra regione, la cui economia è fortemente legata al mare, al turismo ed ai prodotti enogastronomici, subisce oggi una minaccia che speravamo scongiurata:
nonostante il corale ‘no’ gridato a gran voce lo scorso 21 gennaio a Monopoli da istituzioni e cittadini pugliesi, il rischio di un ‘embargo’ sulle nostre coste ad opera delle multinazionali del petrolio prende sempre più corpo. 


 Il parere del Ministero conferma la direzione ostinata del Governo nazionale – prosegue Nicastro – verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili e, riteniamo, crea un pericoloso precedente per il destino del nostro mare”.(leggi Il Piano Energia del Governo dei fossili)


“Ci sono numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa di essere autorizzate dal Ministero. 
  Se fino ad ora nutrivamo qualche speranza di ravvedimento nelle scelte di politica energetica nazionale che servisse a scongiurare la corsa al petrolio nel basso Adriatico, adesso abbiamo l’amara certezza che anche le altre richieste di prospezione, verosimilmente, saranno autorizzate. In prospettiva si concretizza uno scenario allarmante per il nostro mare e per la vocazione turistica della nostra regione”.

“Fin da ora dico che non ci daremo per vinti e che – conclude l’assessore – oltre a ricorrere in tutte le sedi giurisdizionali, proseguiremo con le modalità civili proprie dei pugliesi a manifestare il nostro dissenso e la nostra protesta nella battaglia per affermare il diritto della Puglia a progettare un futuro diverso rispetto a quello che altri pensano di disegnare. Invito i pugliesi tutti, oltre che i rappresentanti delle istituzioni e coloro che siedono in parlamento eletti nella nostra regione, ad aiutarci a sostenere questa battaglia”.


Sì alle prospezioni marine. Introna: “Clini Jeckill a Taranto e Hyde alle Tremiti”
. “È irritante, è spiazzante e delude profondamente l’iniziativa del ministro Clini di autorizzare le prospezioni di idrocarburi della multinazionale Petroceltic, al largo delle isole Tremiti”. Il presiedente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna commenta con sorpresa la firma apposta “in pieno clima vacanziero”, dal responsabile del Dicastero dell’ambiente.

“Il ministro Clini non può venire in Puglia e vestire alternativamente i panni del dottor Jeckill e di mister Hyde. Abbiamo apprezzato la determinazione con la quale ha difeso le ragioni dell’occupazione, in una questione ambientale delicata come quella tarantina, ma ci lascia sconcertati apprendere che nello stesso tempo, con il Paese distratto dal ferragosto imminente, ha dato il via libera a quella che da sempre consideriamo una pericolosa aggressione ad uno dei nostri patrimoni naturali importanti.
Il sì del ministro è intervenuto il 7 agosto e interessa un’area a ridosso del parco marino delle Tremiti, nonostante il parere contrario delle Regioni Puglia e Molise.

“Al di là del delitto che si vuole commettere ai danni di un’area paesaggistica di pregio straordinario”, la decisione del governo nazionale rappresenta per Introna “una violenza alla Puglia e a quanti guardano all’ambiente e confidano in un futuro di mare pulito, di aria sana, di sole e salute”.

29 agosto 2012

.......su Ilva studi epidemiologici ignorati da anni

 Tratto da Asca

Salute: societa' igiene, su Ilva studi epidemiologici ignorati da anni.

 

(ASCA) - Roma, 29 ago - ''Studi epidemiologici noti da anni sui rischi e i danni alla salute a Taranto, cosi' come centinaia di controlli sugli alimenti da parte dell'ASL, sono stati sempre poco considerati''. Questa la denuncia della Societa' Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanita' Pubblica secondo cui ''troppo spesso il lavoro degli igienisti nei Dipartimenti di prevenzione delle Asl non viene preso in considerazione ne' dalle imprese ne' dai decisori, tanto meno nelle Valutazioni di impatto ambientale o per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), ossia dei permessi che autorizzano l'esercizio di un impianto. Un sistema sbagliato che il caso ILVA deve aiutare a cambiare in quanto e' noto che le questioni ambientali rivestono in molte aree industriali un serio rischio per la salute umana e in altri casi semplici misure di prevenzione possono ridurre sensibilmente il rischio di malattie. Il paradosso di oggi e' che gli studi sulla salute della popolazione - con i loro limiti legati al tempo ed alle abitudini individuali - vengono usati nelle aule giudiziarie e non nei tavoli istituzionali''.

Il sistema della prevenzione sanitario rappresentato dai dipartimenti di prevenzione delle ASL ed ambientale rappresentato dalle ARPA regionali deve essere potenziato e deve lavorare in maniera integrata aumentandone l'efficacia e l'efficienza. Il lavoro svolto dagli igienisti, sottolinea la SItI, deve trovare la giusta attenzione nei decisori politici per poterne correttamente indirizzare le scelte in ambito sanitario, ambientale, economico e sociale. ...

E proprio a Taranto gli Igienisti del Dipartimento di Prevenzione e del Servizio di Epidemiologia hanno pubblicato diversi studi su riviste nazionali ed internazionali (in collaborazione con Istituto Superiore di Sanita', Organizzazione Mondiale della Sanita', Consiglio Nazionale delle Ricerche, Agenzia Regionale Protezione Ambientale, Osservatorio Epidemiologico Regionale e Universita' di Bari) sugli effetti sanitari potendo cosi' da un lato evidenziare ''l'avvenuta contaminazione da diossina degli animali, dei mitili e dei derivati e, dall'altro, garantire la salute dei consumatori ordinando, per esempio, l'abbattimento di circa 3.000 capi di bestiame e la distruzione didiverse tonnellate di mitili contaminati. Tutto cio' nella quasi indifferenza, fino al recente intervento della magistratura''.

1)Il Piano Energia del Governo dei fossili 2)Il Ministero per l’Ambiente dovrebbe essere una casa di vetro...


  Riportiamo il link a due recenti articoli da leggere e meditare.....

Tratto da Qualenergia

Il Piano Energia del Governo dei fossili


L'agenda del Governo per l'obiettivo "crescita" trascura totalmente rinnovabili ed efficienza energetica, e accoglie le idee di piano del Ministro Passera che vorrebbe legarlo alla ricerca del petrolio, alla costruzione di rigassificatori e metanodotti.

 Un Governo che guarda solo alle energie fossili e che conferma la sua concezione antiquata di sviluppo.

Più gas e petrolio per tutti. Non sarà sicuramente passato inosservato l’idea di piano ferragostano sull’energia di Corrado Passera (su La Repubblica del 13 agosto ha avuto la sua presentazione) che vorrebbe legare la crescita del Paese alla ricerca del petrolio, alla costruzione di rigassificatori e metanodotti......
E quando va bene ancorata a un passato novecentesco con il quale stiamo facendo i conti in questi anni. Penso alle decine di Ilva, Porto Marghera o Casale Monferrato che sono presenti nel nostro Paese. Bombe esplose o pronte a esplodere. Mentre le nazioni di vecchia industrializzazione, a partire da quelle europee, provano, anche se a fatica, a spingersi verso una transizione energetica innovando e puntando su fonti pulite ed efficienza, da noi si propone una strategia imbarazzante per un Paese che dovrebbe puntare a un profondo rinnovamento...........

Stiamo di fronte a un Governo che va in senso contrario, antiquato e incapace di elaborare un’idea di futuro. 
Ha già affossato un settore che spingeva - fotovoltaico e rinnovabili elettriche - e che doveva essere solo regolato; è in ritardo di mesi sulla definizione del sostegno all’efficienza energetica e alle rinnovabili termiche, vuoto spinto nel campo della mobilità sostenibile (anzi, viene elargito quasi mezzo miliardo di sussidi all'autotrasporto) e ora propone un documento dove non compaiono mai le parole ‘rinnovabili’ ed ‘efficienza energetica’, il che dimostra come questo Esecutivo sia eterodiretto dai grandi interessi industriali ed energetici. ......
Nelle prossime settimane parleremo con i numeri per far capire come sia senza senso questo piano del Ministero dello Sviluppo Economico e del Governo, ma sia chiaro ormai che siamo di fronte ad avversari della vera sostenibilità energetica e ambientale. 

Ne prendano atto i partiti che appoggiano questo Governo e intenderanno legarsi a questi uomini nei prossimi anni, perché dall'accurata gestione di questi settori discenderanno le future le politiche economiche e industriali, il risanamento finanziario del Paese e la creazione di occupazione. 

In una parola, il futuro modello di sviluppo. Che, diciamocelo, non può essere lasciato in queste mani.


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Il Ministero per l’Ambiente dovrebbe essere una casa di vetro...ora è appannato

 
I cittadini amanti della trasparenza e dell’integrità nei confronti di chi svolge un ruolo pubblico hanno appreso con soddisfazione che il presidente della Commissione che concede l’aia, l’Ing Ticali si è dimesso. Il Ministro ha pubblicamente apprezzato il gesto. L’Ing Ticali, come riportato sui giornali è tra i soggetti intercettati dalla Guardia di Finanza che, sembra aver stilato in proposito un Dossier di 600 pagine. Il Ministro sulla vicenda dei componenti intercettati ha parlato di evidenti incompatibilità. 


28 agosto 2012

Brindisi.Polveri carbone Enel:Comune parte civile

Tratto da Ansa

Polveri carbone Enel:Comune parte civile

Giunta Brindisi delibera costituzione,avvio processo 12 dicembre

(ANSA) - BRINDISI, 28 AGO - La giunta comunale di Brindisi ha approvato una delibera con la quale si manifesta la volonta' di costituirsi parte civile, salvo impedimenti tecnici, nel processo a carico di 13 dirigenti Enel e 2 imprenditori per la dispersione di polveri di carbone dal nastro trasportatore della centrale di Cerano. Nei giorni scorsi anche la Provincia di Brindisi aveva annunciato che si costituira' parte civile, chiedendo un risarcimento di 500 milioni di euro. Prima udienza del processo il 12 dicembre.
Tratto da TRCB
Enel - Consales: “Via libera alla costituzione di parte civile. Di centrali si discute in consiglio comunale”

"Il Comune di Brindisi – afferma il sindaco Consales – così come abbiamo ribadito dal primo giorno, non farà sconti a nessuno in tema ambientale e saprà distinguere il ruolo che le grandi imprese svolgono quando si rendono responsabili di comportamenti censurabili anche dal punto di vista penale e quando, invece, dimostrano concretamente di poter contribuire alla effettiva ambientalizzazione dei processi produttivi, con cospicui investimenti e positivi ritorni in termini occupazionali. .......
 Ai rappresentanti degli ambientalisti – conclude il sindaco Consales – faccio rilevare che la mia posizione, e quella della maggioranza che rappresento, è sin troppo chiara e va in direzione del rispetto rigoroso delle norme in materia ambientale che si può ottenere attraverso un rigido controllo ancor prima che tramite la funzione demandata alla Magistratura. In sede consiliare, ci aspettiamo, pertanto, un atteggiamento responsabile che parta proprio dalle iniziative da adottare per salvaguardare la salute dei cittadini ed il territorio..... Leggi tutto

In Europa: la bomba delle centrali a carbone

Tratto da Unimondo


Europa: la bomba delle centrali a carbone

Alcuni mostri si aggirano per l’Europa. Più che muoversi stanno fermi ma la loro presenza si percepisce anche a centinaia di kilometri di distanza

Stiamo parlando delle centrali termoelettriche a carbone. Se la pericolosità delle centrali nucleari si misura nel rapporto tra i benefici di un sistema più o meno efficiente e i costi altissimi di eventuali incidenti agli impianti, l’inquinamento generato dalla combustione di carbone (in tutte le sue forme) è visibile a distanza, è percepibile immediatamente dentro i polmoni, è quantificabile nelle emissioni di anidride carbonica.
 
È un inquinamento quotidiano, a cui da tempo si sarebbe dovuto porre un argine: le mastodontiche dimensioni degli apparati produttivi, le ingentissime risorse finanziarie che servirebbero per una riconversione ecologica, la volontà degli Stati di mantenere un certo autonomo margine di manovra in campo energetico, vari tipi di interesse delle grandi multinazionali sono solo alcuni fattori che rendono evidente la difficoltà di ammodernare un comparto vitale per il nostro futuro.
Eppure l’Europa si era data obiettivi ambiziosi sulla riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020.

 Traguardo arduo da raggiungere. Anche perché la “disunione europea” non si manifesta soltanto nel persistere di interessi nazionali, come dimostra il modo in cui si sta affrontando la crisi dei debiti sovrani, ma anche nella pressoché totale assenza di una politica energetica comune. 
 Al di là della retorica infatti c’è chi spinge per un rapporto univoco e diretto con la Russia (vedi la Germania), chi sogna l’autosufficienza puntando sulla nuova futuribile tecnologia di fusione dell’idrogeno (vedi Francia), chi non sa che pesci pigliare e raccatta tutto il gas a disposizione (vedi Italia) e chi mantiene un obsoleto settore di produzione di energia non curandosi dell’impatto ambientale (vedi i paesi dell’ex blocco comunista con l’eccezione della Lettonia).

I costi di questa mancata strategia continentale, oltre che economici e strategici, riguardano la salute nostra e del pianeta.
Le cifre fornite dall’Agenzia europea per l’ambiente sono incontrovertibili 
Come riporta il quotidiano La Stampa: “Le emissioni di agenti inquinanti nel 2009 pesavano tra i 102 e i 169 miliardi l’anno, ovvero dai 200 ai 330 euro a persona. Quel che colpisce di più è che ben il 50 per cento dei costi aggiuntivi (tra 51 e 85 miliardi) sono generati da soltanto 191 impianti. è il 2% del totale di quelli censiti, quelli più «sporchi» in assoluto. Il 75% del totale delle emissioni è prodotto da soli 622 siti industriali.
A guidare la classifica - che è calcolata sui dati del 2009 - sono le centrali termoelettriche, in particolare a carbone o a olio combustibile; il discutibile primato di industria più inquinante in assoluto d’Europa se lo aggiudica la famigerata centrale elettrica di Belchatow, in Polonia, una «bestia» alimentata a lignite (un carbone di particolare bassa qualità) da 5.000 MW nei pressi della città di Lodz. 
Tra le prime venti però troviamo anche la centrale termoelettrica Enel Federico II di Brindisi, che da sola genera costi connessi ad inquinamento tra i 536 e i 707 milioni di euro l’anno. E al 52esimo posto c’è l’acciaieria Ilva di Taranto, che ci costa dai 283 ai 463 milioni l’anno”.
Il mostro polacco è quello più pericoloso. ..... Così descriveva la situazione nel 2009 Greenreport: “Il responsabile della centrale di Belchatow, Jacek Kaczorowski, non si scompone più di tanto e in una intervista alla Reuters ha detto che «Le nostre emissioni nei prossimi anni, nel periodo contabile 2008-2012, resteranno a livelli simili. Così, in breve, alla fine di tutto il periodo, ci vorranno circa 14 - 20 milioni di tonnellate di quote di emissioni di CO2».

.......Belchatow non lascia ma raddoppia costruendo un’altra unità da più di 800 MW, sulla carta molto meno inquinante del complesso della centrale, e chiudendo i camini più vecchi. Il progetto viene portato a termine nei tempi prestabiliti e proprio in questi giorni vengono inaugurate le strutture.
L’obiettivo di diminuire le emissioni è però ancora lontano. 

 Mancano soldi e soprattutto volontà politica. Il carbone resta una materia prima a basso costo e in Europa si sta pensando a nuove centrali. Una strada che contraddice ogni istanza ambientale.
Piergiorgio Cattani
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