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31 luglio 2013

Quei 160 milioni di euro pubblici che finiranno agli impianti inquinanti.....

Tratto da QualEnergia

Quei 160 milioni di euro pubblici che finiranno agli impianti inquinanti costruiti negli ultimi 4 anni.



Circa 160 milioni di euro di fondi pubblici che sarebbero dovuti servire a ridurre le emissioni di CO2 paradossalmente finiranno come rimborsi agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni. 

Oltre 51 milioni andranno alla sola centrale a carbone Enel di Torrevaldadiga Nord, a Civitavecchia, tra i maggiori emettitori di CO2 in Italia...

All'Ilva di Taranto di milioni ne andranno oltre 3, e la lista dei beneficiati continua (comprendendo anche impianti meno impattanti, come i cicli combinati a gas): Sorgenia riceverà 25 milioni spalmati su 3 impianti, Ergosud 9 milioni, Eni Power quasi 7 milioni, Tirreno Power 4,4 milioni e decine di altre aziende avranno somme minori.
Gli importi, stabiliti con due delibere emesse dall'Autorità per l'energia lo scorso 25 luglio (vedi allegati in basso), si riferiscono ai rimborsi dovuti ai cosiddetti nuovi entranti italiani nel sistema ETS, il meccanismo europeo di scambio delle emissioni. Soldi che sono garantiti agli impianti entrati in esercizio negli ultimi anni nonostante la riserva loro destinata fosse esaurita: grazie a un intervento del governo Berlusconi del 2010, infatti, i fondi verranno presi dai proventi della vendita all'asta dei permessi ad emettere. Proventi che, come anticipato, in teoria debbano essere destinati, oltre che a risanare le casse statali, a sostenere investimenti per ridurre la CO2.
 Come commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club: “In questo modo si è svuotato di significato un meccanismo nato per ridurre le emissioni. Lo si è trasformato in un incentivo al contrario che paradossalmente rimborsa i grandi emettitori. 
Se si guarda al caso della centrale Enel di Civitavecchia non c'è bisogno di aggiungere altro”.

30 luglio 2013

Più rischi di linfoma nei pressi di siti industriali che liberano benzene

Tratto da Inchiostro Verde

Più rischi di linfoma nei pressi di siti industriali che liberano benzene

30 luglio 2013 08:34

MILANO - L’incidenza di un particolare tipo di tumore del sangue, il linfoma non Hodgkin, è maggiore nelle aree dove si trovano raffinerie di petrolio e siti industriali che rilasciano il benzene, un prodotto chimico dannoso nell’ambiente.
 In particolare, e’ stato calcolato che il rischio di ammalarsi di questo tipo di linfoma diminuisce dello 0,31% per ogni miglio (1,6 km) di distanza in più dalle strutture in cui viene rilasciata la molecola tossica. Lo affermano scienziati americani in uno studio pubblicato su ‘Cancer’, il giornale dell’American Cancer Society. I ricercatori della Emory University di Atlanta hanno analizzato il pattern geografico dei casi di linfoma non Hodgkin in Georgia dal 1999 al 2008 utilizzando dati nazionali statunitensi dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e dell’Ufficio di censimento. La percentuale di tumori di questo tipo aumenta in corrispondenza di grosse citta’ dove si trovano industrie e raffinerie, come Atlanta, Augusta e Savannah, soprattutto nelle aree attigue a impianti industriali che rilasciano benzene nell’aria e nell’acqua. (Adnkronos-Salute)

WWF "Oggi possiamo salvare il clima e conquistare un futuro di benessere per noi e i nostri figli.......E' ora di cambiare noi, non il clima."

Tratto  da WWF 
Noi crediamo che il nostro futuro possa e debba essere alimentato dalla Natura! 


"Oggi possiamo salvare il clima e conquistare un futuro di benessere per noi e i nostri figli. Bruciare i combustibili fossili per procurarsi energia e calore ha portato la concentrazione di CO2 in atmosfera ai livelli di 3 milioni di anni fa. Dobbiamo riconquistare l'energia, puntare sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Occorre investire le risorse pubbliche e private nel nostro futuro. E invece i nostri soldi continuano a finanziare il passato fossile. 
E' ora di cambiare noi, non il clima."

Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia

RIPRENDITI L'ENERGIA, FIRMA ADESSO


I sistemi energetici che verranno usati sul pianeta nei prossimi 4 anni, determineranno il livello e la pericolosità del cambiamento climatico per generazioni.
Tutti i Paesi hanno il diritto allo sviluppo economico, ma è necessario che tutti oggi investano in energie pulite e rinnovabili per limitare il cambiamento climatico più pericoloso, per ridurre i rischi per la salute derivanti dall’uso dei combustibili fossili, carbone in testa, per accelerare l’accesso all’energia, per salvaguardare il nostro futuro collettivo. 

Ci rivolgiamo alle istituzioni finanziarie e ai governi di tutto il mondo perché agiscano immediatamente, investendo nell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica.


Vanno man mano eliminati tutti gli investimenti nel carbone, nel petrolio e nel gas, per iniziare una giusta transizione e uscita dall’energia sporca e fossile che usiamo oggi.
Vogliamo un futuro in cui gli esseri umani possano vivere in armonia con la Natura.
Continuare ad investire nei combustibili fossili minaccia il mondo naturale e la stabilità delle comunità e della società umana


 Investire nelle rinnovabili ci consentirà di costruire un futuro pulito e sostenibile.  


Leggi anche    Green Planner Magazine

Centrali a carbone: BEI apre all'eliminazione dei finanziamenti

 
Dopo la storica decisione della Banca Mondiale di limitare i finanziamenti per le centrali elettriche a carbone solo in rare circostanze, la BEI ne ...
Centrali a carbone: BEI apre all’eliminazione dei finanziamenti

Continua a leggere su Green Planner Magazine: Centrali a carbone: BEI apre all’eliminazione dei finanziamenti http://magazine.greenplanner.it/2013/07/30/centrali-a-carbone-bei-apre-a-eliminazione-dei-finanziamenti/

Ilva: cittadini tarantini ricorrono alla Corte Europea dei diritti dell 'uomo .

Tratto da Ansa

Ilva: 52 tarantini ricorrono a Corte Europea diritti uomo

'Stato italiano tutela il siderurgico, non salute pubblica'

29 Luglio


TARANTO - Un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo è stato presentato da 52 cittadini di Taranto - di età compresa tra i 19 e i 67 anni, alcuni dei quali ammalati - che lamentano la violazione del diritto alla vita da parte dello Stato Italiano per la vicenda Ilva.

Secondo i ricorrenti, l'emergenza sanitaria in atto a Taranto non è stata tenuta in considerazione dalle autorità italiane che, anziché tutelare la salute pubblica, hanno scelto di assecondare le ragioni del privato, l'Ilva Spa. 

Nel ricorso si fa riferimento agli articoli 2 e 8 della Convenzione europea, che sanciscono il diritto alla vita, e all'articolo 191 del Trattato di Lisbona che stabilisce il principio d'intervento immediato ed efficace di uno Stato membro per prevenire danni alla salute pubblica, senza attendere la certezza del danno.

All'iniziativa - promossa e supportata economicamente e legalmente dal comitato ambientalista tarantino Legamjonici - hanno aderito alcune persone ammalate, la più giovane delle quali ha deciso di firmare il ricorso dopo aver scoperto di avere un tumore al cervello.


_______________
Inseriamo  il link ad   un recente articolo  pubblicato   su " La Repubblica"

"Tumori per le sigarette", bufera su Bondi
e il ministro convoca il commissario Ilva




28 luglio 2013

Il Secolo XIX :Smog a San Genesio, i dati in Procura

Tratto da  Il Secolo XIX

Smog a San Genesio, i dati in Procura. 


Savona - I rilievi eseguiti dalla centralina mobile di Arpal posizionata in località San Genesio hanno certificato che nella zona è stato superato il limite annuale di biossido di azoto (No2) un inquinante derivante dalla combustione di gas fossili, quindi dal funzionamento di motori a scoppio, calderine per il riscaldamento, e centrali a carbone.
La relazione dell’agenzia dell’ambiente, che in questi giorni è stata trasmessa all’Osservatorio regionale sulla Tirreno Power e anche alla Procura della Repubblica di Savona, attesta un valore medio annuale di questo inquinante a 44 microgrammi per metro cubo d’aria, quando il limite di legge è di 40.
 Ma c’è di più: nel documento i tecnici di Arpal analizzano tutte le possibili concause di questo tasso di inquinamento e, in base ad un complesso sistema di incrocio e comparazione dei dati rilevati, non escludono che a provocare il superamento dei limiti abbia contribuito l’attività della centrale a carbone.
«Va detto che si tratta di risultati preliminari, e ancora non definitivi, visto che l’attività delle nostre rilevazioni continuerà almeno fino alla fine dell’anno - spiega Gino Vestri, direttore della sede savonese di Arpal - E occorre aggiungere che i nostri test si sono rivolti ad ampio raggio, su tutti i composti inquinanti (come le polveri sottili, o l’anidride solforosa, per fare qualche esempio, ndr) e l’unico supero, peraltro limitato, si è verificato con l’No2».
Ora la relazione è nella disponibilità dell’Osservatorio, un organismo di cui fanno parte rappresentanti degli enti locali interessati (i Comuni di Vado e Quiliano) della Regione e dell’Asl 2, i quali decideranno come procedere nei confronti di questo picco di inquinamento fuori legge. 

Ma il documento è anche nelle mani del Procuratore capo Francantonio Granero, che proprio sulla Tirreno Power sta svolgendo una delicata indagine per per verificare se esista un collegamento diretto fra le emissioni delle attività industriali della zona di Vado e l’elevato tasso di morbilità (ovvero la frequenza con cui una malattia si manifesta in una determinata cerchia di persone) e mortalità rilevato negli ultimi decenni nel Savonese.  

Su questo fronte la procura ha acquisito il mese scorso una consulenza elaborata da un pool di tecnici, tra cui Paolo Crosignani, primario dell’Istituto Tumori di Milano, e lo pneumologo Paolo Franceschi, responsabile ambiente dell’Ordine dei Medici di Savona.

Per tale inchiesta la fase delle indagini preliminari dovrebbe concludersi il prossimo settembre.

 

SIERRA CLUB: Proteggere la nostra acqua dall'inquinamento da carbone


Tratto dall' America dal Sierra Club
Proteggere la nostra acqua dall'inquinamento da carbone.

July 23, 2013.
Riflettete su ciò: Avete trascorso una giornata in acqua questa estate?  Nuoto? Pesca? Nautica da diporto?  
Beh, che ci crediate o no, per decenni, le centrali elettriche sono state autorizzate a scaricare inquinamento tossico nei  corsi d'acqua della nostra nazione, quasi senza limiti.  
 Le centrali a carbone sono diventate di gran lunga la più grande fonte di inquinamento tossico  delle acque del paese!

Oggi il Sierra Club ha messo insieme   un 
report (PDF) , che mette in evidenza la necessità di ripulire l'inquinamento delle acque proveniente dalle centrali elettriche .....



Guardate alcuni di questi fatti sorprendenti:

    
Delle
274   centrali a carbone che scaricano le  ceneri di carbone e il  sistema di lavaggio delle acque reflue nei nostri fiumi, laghi, ruscelli, e baie, quasi il 70 per cento non hanno limiti per le sostanze tossiche  che più comunemente si trovano in questi scarichi (arsenico, boro, cadmio, piombo, mercurio e selenio).
     
Di queste 274 centrali a carbone, più di un terzo non hanno requisiti per monitorare o segnalare gli scarichi di questi metalli tossici per le agenzie governative o per il  pubblico.

 In un sondaggio
un totale di 71 impianti a carbone
scaricano  le acque tossiche in  fiumi, laghi, torrenti, e baie che sono già state dichiarati deteriorati a causa della scarsa qualità dell'acqua.

    
Quasi la metà delle centrali a carbone intervistate operano con un
permesso   scaduto  Clean Water Act .Il Clean Water Act è uno dei più grandi successi della nostra nazione, e grazie a questa legislazione storica, i nostri fiumi non  prendono più fuoco, ed i nostri corsi d'acqua sono più sicuri e più sani di quanto non fossero decenni fa.
 Ma 40 anni dopo che la legge è stata approvata, l'industria del carbone sta  ancora inquinando impunemente, grazie ad una scappatoia  di cui  nessun altro settore ha goduto. 
Guardiamo che non vi sia   la vernice al piombo quando compriamo una casa, e allontaniamo  i nostri figli dalla stanza quando un termometro a mercurio si rompe a terra - quindi perché dovremmo lasciare che la sporca industria del carbone scarichi  milioni di chili di questi veleni nella nostra acqua? 
 I medici e gli scienziati sanno che l'esposizione a questi metalli pericolosi può portare a malformazioni  alla  nascita, al cancro, e persino alla morte.

L'Environmental Protection Agency ha finalmente proposto una norma nazionale per tenere a freno l'inquinamento delle acque reflue da parte delle centrali , ed è dotata di numerose opzioni, alcune forti,  altre un po 'più deboli.
 
 Per aiutare a evidenziare i risultati del rapporto 
EPA e per aumentare la consapevolezza circa  le criticità standard dell' inquinamento delle acque  dagli impianti a  carbone , questa settimana gli organizzatori terranno eventi locali in tutto il paese. 
Da un "chiosco di limonate tossiche" in Pennsylvania, ad una "Miss e Mr. Toxic Water Swimsuit Competition" nel Missouri, ed un viaggio in kayak  sul fiume su cui scarica un impianto a carbone in Oklahoma ,per un pesce-meno frittura di pesce in Illinois, gli attivisti da costa a costa saranno  chiamati con eventi   finalizzati a fare in modo che  l'EPA promuova standard  il più forti possibili e norme più restrittive  per proteggere le famiglie americane dal pericoloso inquinamento  tossico  delle acque. 
Dillo all'EPA che abbiamo bisogno di più forti  garanzie possibili contro i  reflui tossici  provenienti dalle centrali a carbone..

Traduzione simultanea dal Sierra Club  


Diciamolo anche noi  al nostro Ministro dell' Ambiente , che oltretutto è Ligure in una Liguria con ben tre centrali a carbone (Vado Ligure,Genova, La Spezia),  glielo abbiamo già riferito personalmente in un  recente incontro,che abbiamo bisogno di più forti garanzie possibili contro i reflui tossici, in acqua e in aria , provenienti dalle centrali a carbone,e dell' inderogabile adeguamentodelle stesse  alle normative ambientali nei tempi   previsti dalle normative vigenti.



Basta così: la parola alle immagini (il documento è consultabile nella sua interezza cliccando qui):
- See more at: http://unitiperlasalute.blogspot.it/2010/12/valeria-rossi-come-profondo-il-livello.html#sthash.nCFOX5xG.dpuf
E per quanto riguarda l'inquinamento marino pubblichiamo due  immagini provenienti  dalla relazione dell' Arpal sul monitoraggio effettuato nel 2008/2009  lungo le coste Liguri allo scopo di rilevare il livello di inquinamento delle acque.

Le sottostanti immagini mostrano il livello  del mercurio  ,dell'arsenico e degli Ipa nei sedimenti marini alla foce del  torrente Quiliano.

.......Ci viene spontanea una domanda:A questo enorme  inquinamento dei sedimenti marini continueremo ad aggiungere "ulteriore inquinamento" per quanti anni ancora?


Basta così: la parola alle immagini (il documento è consultabile nella sua interezza cliccando qui): - See more at: http://unitiperlasalute.blogspot.it/2010/12/valeria-rossi-come-profondo-il-livello.html#sthash.QLRWPYQd.dpuf
Altri diagrammi  e l' intero post sono disponibili qui : "Com'è profondo il livello di inquinamento del nostro Mar Ligure".....

A BUON INTENDITOR BASTEREBBERO..... GIA'LE SOPRASTANTI  IMMAGINI .

Italia : continua la morsa dell'ozono ...

Tratto da Facebook del  
Medico Isde Giovanni Ghirga

Continua la morsa dell'ozono ... e la sua omertà che denunciamo da numerosi anni....





....Ma come è l' Ozono sul nostro territorio ?     Guardiamo sul Sito Ambiente in Liguria .....                                        
Le misurazioni   per l' ozono della stazione di Quiliano(come  anche le misurazioni  di tutte le altre stazioni e di  tutti gli inquinanti della provincia di Savona........),
si fermano il 25 luglio .
Ecco  gli ultimi valori  pubblicati per Quiliano 


25/07/2013 13:0025/07/2013 14:00107

25/07/2013 14:0025/07/2013 15:00111

25/07/2013 15:0025/07/2013 16:00112

25/07/2013 16:0025/07/2013 17:00113

25/07/2013 17:0025/07/2013 18:00107

25/07/2013 18:0025/07/2013 19:00103

25/07/2013 19:0025/07/2013 20:00103

25/07/2013 20:0025/07/2013 21:00107

25/07/2013 21:0025/07/2013 22:00107

25/07/2013 22:0025/07/2013 23:00103

25/07/2013 23:0026/07/2013 00:00104


VALORE 104 a MEZZANOTTE .......di giovedì 25 luglio

Considerando che oggi è Domenica 28 luglio.... 
ci sorge un dubbio come facciamo ad essere  adeguatamente informati se i valori non sono in rete   in tempo reale ma probabilmente  quelli successivi a  giovedì 25 li avremo  pubblicati lunedì 29 luglio,dopo 4 giorni?

Rimaniamo in attesa di vedere pubblicati i valori del 26/27/28 luglio

Per informazione pubblichiamo anche
 i notevoli  valori del 23 luglio

23/07/2013 09:0023/07/2013 10:00118

23/07/2013 10:0023/07/2013 11:00147

23/07/2013 11:0023/07/2013 12:00144

23/07/2013 12:0023/07/2013 13:00161

23/07/2013 13:0023/07/2013 14:00167

23/07/2013 14:0023/07/2013 15:00154

23/07/2013 15:0023/07/2013 16:00150

23/07/2013 16:0023/07/2013 17:00143

23/07/2013 17:0023/07/2013 18:00145

23/07/2013 18:0023/07/2013 19:00133

23/07/2013 19:0023/07/2013 20:00121

27 luglio 2013

Peacelink:Ecco le cause economiche della crisi dell'Ilva

Tratto da Peacelink

Peacelink alla Commissione Industria del Senato. Ecco le cause economiche della crisi dell'Ilva

Lettera aperta ai senatori della Commissione Industria
25 luglio 2013 - Alessandro Marescotti
Gentili Senatori, vi ricorderete quando a Taranto, durante l'audizione in Prefettura, abbiamo consegnato al Presidente della vostra Commissione un sacchetto di polveri contaminate dell'Ilva.

Nell'audizione non c'è stato purtroppo il tempo per affrontare gli aspetti economici della crisi del comparto siderurgico e dell'Ilva stessa. Per supplire a questa carenza vi inviamo un'analisi economica del comparto siderurgico (vedere il Dossier riportato di seguito) utilizzando fonti specializzate. Saremmo interessati a ricevere una vostro commento anche perché è importante chiarire che - dalle informazioni di settore che potrete consultare in questo Dossier - l'Ilva è in uno stato di crisi economica strutturale ormai irreversibile. A nostro parere il decreto 61, che siete chiamati a convertire in legge, non ha lo scopo di "salvare l'Ilva" ma di salvare le banche che hanno crediti verso l'Ilva (vedere il Dossier).
Il presidente della vostra Commissione Massimo Mucchetti ha dichiarato:
 "Il futuro di Taranto oggi marcia di pari passo con il futuro dell'Ilva. C'è l'impegno del governo. Dobbiamo avere fiducia che quanto non è stato fatto fin'ora verrà fatto nei prossimi tre anni".

Ma l'economia non si cambia con le dichiarazioni di fiducia. L'economia lascia ben poco spazio ad un ottimismo di facciata. Oggi nel mondo dagli impianti siderurgici si possono ottenere 1,8 miliardi di tonnellate di acciaio, mentre se ne consumano solo 1,5 miliardi. Questo dato emerge dall'analisi del Wall Street Journal che evidenzia 300 milioni di tonnellate annue di eccesso di capacità produttiva, all'interno delle quali sono conteggiati gli attuali 9 milioni annui dell'Ilva.

L'eccesso di capacità produttiva è enorme e continua ad aumentare, a fronte di un mercato che non è in grado di assorbire l'offerta siderurgica globale......

Il futuro non è più pertanto quello che state discutendo: voi di fronte al passato. Siete di fronte alla morte economica del futuro pensato per Taranto, oltre che alla morte biologica di tanti cittadini vittime dell'inquinamento.

A voi viene richiesto di sostenere uno sviluppo che - oltre che generare sfruttamento, malattie e morte - produce più acciaio di quanto non ne serva.

Per sfornare più acciaio occorre "gonfiare" innaturalmente la domanda economica globale con grandi opere inutili e con la produzione di più auto di quanto non ne servano. Sono infatti le grandi opere, la maxi-edilizia e l'industria dell'auto i maggiori clienti della siderurgia.

Gonfiare la domanda di acciaio punta a riequilibrare il mercato ma non a generare benessere..........

Voi parlamentari siete chiamati a collaborare (o a non collaborare) con questo fallimento economico ed ecologico planetario che - a partire da Taranto - non ha più futuro e che genera guerre, distruzione e morte.

Voi non salverete l'Ilva: siete solo chiamati a prolungare l'agonia di un disastro. E a garantire le banche dal contraccolpo.

Il vero sviluppo economico del futuro si chiama riconversione, risparmio e ricerca scientifica finalizzata alla sostenibilità.

Siete al capezzale di una industria in coma. Molteplici fili collegano la crisi della più grande acciaieria d'Europa al fallimento di uno sviluppo non sostenibile. Il futuro è nelle mani di chi progetta le riconversioni ecologiche. 
Salvando Taranto con una riconversione economicamente sostenibile lavorerete per il futuro di tutta l'umanità.

Cordiali saluti
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Dossier Ilva a cura di PeaceLink www.peacelink.it
Vai all'articolo integrale

Le proposte di emendamento di Legambiente del decreto ILVA BIS.

Tratto da Il Cambiamento
 Decreto ILVA bis, le proposte di emendamento di Legambiente

“La scelta del commissariamento dell’Ilva di Taranto, inevitabile conseguenza delle gravi e reiterate inadempienze dell’azienda nell’applicazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, è stata accolta da Legambiente come l’unica, estrema possibilità di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio tarantino senza chiudere la fabbrica. Il Decreto 61, che andrà in discussione al Senato nella versione modificata in senso peggiorativo dalla Camera dei Deputati, rischia di diventare la pietra tombale del risanamento degli impianti se non verrà profondamente emendato. 
Nel testo in discussione si conferma ancora una volta, infatti, l’uso di particolare solerzia e sensibilità per i provvedimenti che garantiscono l’azienda e la produzione mentre si posticipano, se non si omettono del tutto, le attività a difesa della salute e dell’ambiente”.

È questo il commento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, in occasione dell’audizione in Prefettura con i rappresentanti delle Commissioni Ambiente e Industria del Senato, a cui ha partecipato la presidente del Circolo Legambiente di Taranto, Lunetta Franco. Durante l’audizione l’associazione ambientalista ha presentato le sue proposte di emendamento al decreto 61 - il cosiddetto salva Ilva bis - che sarà a breve discusso al Senato, chiedendo profonde modifiche a tutela della salute e dell’ambiente.
Secondo l’associazione ambientalista la vicenda Ilva sta producendo una legislazione straordinaria in campo ambientale che rischia di modificare i capisaldi dell’attuale normativa ambientale senza la dovuta consapevolezza degli effetti che potrebbero prodursi nel nostro Paese a scapito della difesa dell’ambiente e della salute, della trasparenza delle procedure e dei contrappesi democratici a garanzia dei cittadini. 
Tale legislazione straordinaria sembra andare nel senso di un ulteriore intollerabile allungamento dei tempi di attuazione delle prescrizioni imposte dall’AIA e di un depotenziamento - se non proprio della eliminazione di strumenti e figure, come la Valutazione del Danno Sanitario o il Garante - che garantivano salute e ambiente fungendo da contrappeso alla potenza di fuoco messa in campo dall’Ilva e da Federacciai in questa vicenda.
“Come leggere, se non con questa prospettiva, lo slittamento di circa un anno dei termini per l’applicazione dell’Aia? – denuncia Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - E il depotenziamento pressoché assoluto della valutazione del danno sanitario presentata da Arpa Puglia, uno degli elementi portanti dell’AIA emanata il 26 ottobre scorso? Nel decreto in discussione la valutazione del danno sanitario, se anche desse esiti catastrofici, non comporterebbe un riesame automatico dell’Aia che può essere richiesto dalla Regione, ma può altresì essere negato dal Governo. Nello stesso decreto si prevede che la valutazione del danno sanitario debba essere conforme ai criteri metodologici - molto meno protettivi della salute pubblica rispetto a quelli utilizzati da ARPA Puglia in base alla legge regionale - stabiliti da un decreto interministeriale attualmente all’esame della Corte dei Conti”......

Altrettanto grave per Legambiente sarebbe la proposta di emendamento apparsa in alcune indiscrezioni di stampa che, dopo sette anni di lavori e le contestazioni dell’Unione Europea, abolisce l’iter di discussione e approvazione dell’Aia per discariche, acque e rifiuti, prescrivendo che la stessa Aia per questi settori dell’Ilva sia concessa entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, evidentemente senza alcuna possibilità di confronto con i portatori di interesse. Anziché accelerare il normale procedimento per giungere a un’Aia efficace e corretta, si bypassano le procedure, senza tener conto della convenzione di Aarhus cui pure si fa appello nel decreto e il coinvolgimento dei cittadini.
“Cosa dire di un decreto in cui non vengono specificati i criteri di scelta del commissario consentendo di fatto che il Governo nomini l’ultimo Amministratore Delegato dell’azienda commissariata? - conclude Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto -. Come leggere ancora l’esonero della responsabilità del Commissario in merito all’attuazione dell’Aia? E la deroga per cui è sufficiente che la stessa struttura commissariale presenti i piani e che i piani vengano approvati da un ministro perché di fatto salti la possibilità che venga revocata l'AIA e, con ciò, il deterrente della chiusura dell'impresa?
 Chi garantirà i cittadini sull’attuazione dell’AIA? Dove si attaccherebbe un eventuale intervento della magistratura?
Con questo decreto il governo, anzi persino uno o due ministri, avoca a sé qualsiasi decisione con semplice decreto ministeriale o del Presidente del Consiglio. Per questo motivo Legambiente chiede che il decreto sia profondamente modificato a tutela della salute e dell’ambiente di Taranto. 

I cittadini non si fidano più dei loro rappresentanti, perché le loro decisioni sono troppo spesso prese sulla loro pelle.  
Questa è veramente l’ultima occasione per dare una svolta alla drammatica situazione di Taranto e a decenni di omissioni e protezioni nei confronti del polo siderurgico
Il Senato non perda questa occasione”.
Leggi l'articolo integrale

26 luglio 2013

Maria Rita d' Orsogna:Energia solo da fonti rinnovabili, che fa l’Italia mentre il mondo si sfida?

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Energia solo da fonti rinnovabili, che fa l’Italia mentre il mondo si sfida?

“The technology is in place; anyone who tells you we can’t bring about a system
based on 100% renewable energy sources right now
 probably acts out of vested personal interest.”
La tecnologia esiste.
Chiunque vi dice che non si puo’ creare
un sistema basato al 100% sulle energie rinnovabili probabilmente agisce sulla base di interessi personali. 
Timon Meyer, Senior Advisor, Clean Tech Business Park, Berlin

Abbiamo investito in modo dissennato nelle energie rinnovabili, eravamo ubriachi?  
Paolo Scaroni, Amministratore Delegato,  Ente Nazionale Idrocarburi

It always seems impossible until it’s done
Nelson Mandela

In Italia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata del 24.5% nell’anno 2011, un buon risultato se si pensa che in Germania invece la quota di energia elettrica da rinnovabili nell’anno 2012 è stata del 23%.  Ci sono altre realtà in cui è stato fatto anche di meglio: in Spagna al 2009 erano arrivati al 35%, in Svezia al 2012 la quota prodotta e’ stata del 48%, in Portogallo nel 2010 invece si era al 50%.  In Norvegia – la patria del petrolio – la produzione di elettricità da rinnovabili è al 99%, grazie all’energia idroelettrica e così pure in Islanda dove siamo invece al 100% grazie ad un mix fra geotermico ed idroelettrico.
E la tendenza a produrre energia in modo sostenibile non riguarda solo i paesi occidentali: in Perù lo sviluppo di energia rinnovabile è stato dichiarato priorità nazionale, in India lo stato del Gujarat sta seguendo un programma aggressivo di solarizzazione,  e così pure in Marocco e finanche in Arabia Saudita.
Ma non è tanto lo status quo quello che è veramente importante quanto l’idea che il futuro non è più carbone, petrolio, fracking e buchi-buchi-buchi. Questa era l’energia del 20esimo secolo, quando non sapevamo fare di meglio che massacrare madre natura.
Sono passati cento anni, il petrolio ha segnato per molti versi anche in positivo un’era – quella dell’automobile, del volo aereo, del benessere diffuso – ma ha portato con sé, è innegabile, tanti problemi. Inquinamento, giochi politici, speculazioni finanziarie e non da ultimo i cambiamenti climatici.
Il futuro è allora rendersi conto che non dobbiamo per forza continuare su questa strada. Che le alternative ci sono, e che se le cerchiamo e le vogliamo, si può transizionare dalla melma petrolifera al sole, al vento e all’acqua, e che questo non vuol dire tornare alle caverne.
 Ci vuole solo il coraggio, e la voglia di andare incontro al 21esimo secolo invece che restare aggrappati a modelli vecchi e superati.
Non è un caso che in tutto il mondo inizia a germogliare l’idea del 100% da rinnovabili.
La Svezia l’ha già annunciato: essere la prima economia mondiale oil-free nel 2020. Si, oil free, programmano di sostituire anche la benzina con carburante da fonti rinnovabili. Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. 
 Intanto si sono posti questo obiettivo, ambizioso e di ispirazione per tutti. Anche la Scozia ha annunciato di voler generare il 100% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2025, mentre la Danimarca ha in programma di dire adios a tutte le fonti di energia fossile nel 2050. Last but not least, le Filippine che il giorno 8 Luglio 2013 hanno annunciato di volere arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni.
Il campo delle rinnovabili è in piena espasione, i costi diminuiscono, le tecnologie migliorano. 
Dal canto suo, International Energy Agency afferma che entro il 2016 l’energia rinnovabile supererà quella prodotta dal gas e sarà il doppio di quella prodotta dal nucleare, diventando la seconda fonte elettrica dopo il carbone.  Fra quattro anni, non fra quaranta!
L’impeto verso le fonti di energia rinnovabili portano con sé anche mille altre opportunità imprenditoriali, e di ricchezza diffusa: ad esempio a Berlino nel 2015 nascerà il CleanTech Business Park, 90 ettari per ricerca e sviluppo di progetti di energia verde: conservazione e stoccaggio, design e produzione. Sarà il più’ grande complesso industriale di Berlino.
Se avessimo un po’ di coraggio e di lungimiranza in Italia, smantelleremmo l’Ilva di Taranto, faremmo bonifica e pulizia, riqualificheremmo tutti gli operai, inviteremmo le migliori menti del mondo e lo faremmo qui il Clean Tech Italia.