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31 ottobre 2014

1)Danimarca, addio al carbone entro il 2025 2) La Germania potrebbe dare un taglio al carbone per proteggere il clima

entro il 2025


Dire addio per sempre al carbone. Un'impresa tutt'altro
 che impossibile in Danimarca. 
Il paese infatti sta puntando ad azzerare entro il 2025 
l'utilizzodi questa inquinante fonte per la produzione di energia.
 Ad annunciarlo è stato nei giorni scorsi il Ministro 
dell'energia Rasmus Petersen. Il governo di centrosinistra
 del paese scandinavo aveva precedentemente fatto sapere
 che si sarebbe reso indipendente dal carbone entro il 2030.
 La Danimarca aveva inoltre promesso di diventare 100% rinnovabile entro il 2050.Le intenzioni sembrano esserci tutte 
e Petersen avrebbe già chiesto ai funzionari del governo di
 studiare il modo migliore per capire ciò che la Danimarca può
 fare per eliminare gradualmente l'uso del carbone entro il 
prossimo decennio. “Ovviamente, lo faremo con l'industria.
Non ho ancora deciso il modo in cui raggiungeremo l'obiettivo
 ma vorrei sapere per esempio se noi siamo già in grado di
 vietare l'uso del carbone”, ha detto Petersen. Sarebbe 
molto utile per il clima e anche un buon segnale, secondo il ministro.
Oggi, il 20% dell'approvvigionamento energetico della 
Danimarca proviene dal carbone, il 40% dal petrolio e dal
 gas, mentre il 30% proviene dall'energia eolica. Il paese
 vuole far sì che proprio l'eolico possa coprire il 50% del fabbisogno energetico già entro il 2020. E la Danimarca è
 l'unico paese in Europa ad essere un esportatore netto di 
energia. Secondo Petersen, inoltre, se è vero che oggi il 
carbone è il combustibile più economico disponibile, esso
 è anche quello che contribuisce maggiormente al 
cambiamento climatico: “Non possiamo permetterci a lungo termine di utilizzare l'opzione più economica,” dice. 
“Abbiamo già affermato che noi dobbiamo essere pronti 
a lasciarlo nel 2030. Ora cercherò di vedere se si può 
fare più velocemente”....... Continua qui
Francesca Mancuso 

Tratto da Rinnovabili it
Dopo l'annuncio della Danimarca
La Germania potrebbe dare  
un taglio al carbone per 
proteggere il clima

Baake: “Stiamo esaminando se possa essere ragionevole portare una parte della
capacità degli impianti a carbone fuori dal mercato e metterlo in riserva”.
Impianto a carbone di Datteln, Germania
(Rinnovabili.it) – Berlino starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di chiudere parte della sua capacità termoelettrica legata al carbone all’interno
 della nuova politica per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali. E’ quanto ha fatto sapere lo scorso mercoledì Rainer Baake, Segretario di Stato presso il Ministero dell’economia, riallacciandosi a quanto già in precedenza era stato sottolineato dal dicastero ambientale: allo stato attuale la Germania potrebbe non raggiungere il
taglio del 40% delle emissioni entro il 2020, mancando il bersaglio di 5-8 punti percentuale. “Il nostro compito è di colmare questa lacuna e sono convinto che ce la faremo. Siamo determinati a farlo”, ha esplicitato Baake ai giornalisti,
lo stesso giorno in cui la Danimarca aveva fatto

All’inizio di questo mese, Der Spiegel ha riferito
 l’intenzione del governo a eliminare 10 GW di 
produzione di termoelettrica a carbone, pari a circa due dozzine di piccole centrali, ma il Segretario di Stato ha 
tenuto a ricordare:Non sono state prese ancora decisioni … la discussione è aperta”. L’attesa è ora tutta sulla data del 3 dicembre, giorno in cui il gabinetto tedesco dovrà decidere su un nuovo programma energetico nazionale, in cui potrebbero rientrare o meno tali tagli.

Enel: Starace, non si può fare nuova centrale carbone in Italia:Il carbone ha una sua vita limitata all'accettazione del pubblico"


Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno
Enel: Starace, non si può fare nuova centrale carbone in Italia

Roma, 30 ott.
(AdnKronos) - "Non si può pensare
di fare una nuova centrale a carbone
in Italia, come d'altronde anche
 in altre parti del mondo".

Ad affermarlo, nel corso della sua audizione in Commissione Attività Produttive, è l'ad di Enel, Francesco Starace.
Per la riconversione della centrale di Porto Tolle, a centrale a
 carbone, "abbiamo provato per 10 anni di convincere il
 territorio che a Porto Tolle si poteva fare una centrale a carbone.

Il territorio era poco entusiasta finché non abbiamo deciso
di rinunciare e allora era interessato.

E' un classico in Italia.
Non è un sogno.
Non si può pensare di fare una nuova centrale a carbone
in Italia,
come d'altronde anche in altre parti del mondo.
Il carbone ha una sua vita limitata      all'accettazione del pubblico".
____________________






Leggi 
LINFALAB : I danni alla salute di una centrale a carbone -

30 ottobre 2014

Centrale Tirreno Power, la Procura torchia i sindaci di Vado Ligure e di Quiliano.

Articolo tratto da La Stampa del 30 ottobre.

Tratto da Primocanale

Tirreno Power, interrogati sindaci di Quiliano e Vado Ligure

 VADO LIGURE - Tre ore di interrogatorio in Procura come persone informate sui fatti per Alberto Ferrando e Monica Giuliano sindaci di Quiliano e Vado Ligure.

Nel mirino della magistratura savonese le delibere approvate dai consigli comunali sui limiti delle emissioni per la centrale a carbone di Vado di Tirreno Power per poter ottenere l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale. Prima dei due sindaci erano stati convocati dal procuratoreFrancatonio Granero anche Gabriella Minervini, dirigente del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria e Maria Paola Briata, direttore della struttura complessa di Igiene e Sanità dell'Asl 2 del Savonese.


Immagine tratta da Il Secolo XIX

Savona - Tirreno Power, i due sindaci Giuliano e Ferrando ieri in Procura a spiegare i motivi che hanno spinto i due primi cittadini a dare l'Ok alla nuova AIA 


BankTrack: “Banks: Quit Coal”, banche, abbandonate il carbone.

Tratto da ReCommon.org


BANCHE E CARBONE, C’È ANCHE UNICREDIT NELLA LISTA “NERA”
Il 2013 è stato l’anno dei record per i finanziamenti da parte degli istituti di credito privati alle compagnie che estraggono il carbone. La cifra fornita dalle principali 92 banche del pianeta si aggira intorno ai 66 miliardi di euro. A rivelarlo la rete europea BankTrack, che oggi ha diffuso un rapporto con l’analisi di tutte le operazioni.
Si parte con il dato aggregato dal 2005 al 2014, che ammonta a ben 373 miliardi (con un aumento nell’arco degli annni del 400 per cento), e l’indicazione che le prime 20 istituzioni hanno garantito il 73 per cento dei quattrini sborsati. 
L’italiana Unicredit si piazza al diciottesimo posto, con un “impegno” di quasi 7,5 miliardi di euro e il coinvolgimento in alcuni progetti molto controversi, come quello di Sostanj in Slovenia. Un caso di pressante attualità nel Paese dell’ex Jugoslavia, in quanto un paio di settimane fa c’è stato il rinvio a giudizio di dieci dipendenti dell’Alstom e pubblici ufficiali per un sospetto caso di truffa riguardante l’aggiudicazione del contratto di costruzione dell’impianto a carbone (che ammonta a 284 milioni di euro).
Il rapporto di BankTrack è stato reso pubblico pochi giorni prima della divulgazione della sintesi del quinto studio di valutazione del Comitato Inter-governativo delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici.
Ovvero un ulteriore campanello d’allarme sugli effetti nefasti che il surriscaldamento globale, dovuto in larga misura agli effetti dello sfruttamento dei combustibili fossili, stanno avendo sulla Terra. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul pericoloso rapporto tra istituti di credito e compagnie multinazionali che estraggono il carbone dalle viscere della terra, la rete europea ha lanciato una nuova campagna, dal titolo quanto mai chiaro e diretto: “Banks: Quit Coal”, banche, abbandonate il carbone.
Al proposito è stato attivato un sito web ad hoc, www.coalbanks.org. .... Per Louvel, le informazioni sul considerevole sostegno fornito al comparto del carbone serviranno a demistificare la retorica degli istituti di credito sul loro impegno, più di facciata che sostanziale, sul finanziamento alle fonti energetiche rinnovabili. “I numeri che contano stanno altrove, è un dato di fatto” ha aggiunto l’attivista.
Per scaricare il rapporto: http://www.banktrack.org/show/pages/banking_on_coal_2014_report


Tratto da www.coalbanks.org. 


Gli impatti del carbone sulla salute e l'ambiente - e il crescente sostegno fornito dalle banche al carbone

La nostra dipendenza globale dal carbone ci sta uccidendo e danneggiando irreparabilmente il nostro pianeta. Ogni anno, centinaia di migliaia di persone muoiono a causa dell' inquinamento da carbone. Altri milioni  di persone in tutto il mondo soffrono di attacchi di asma, attacchi cardiaci, ricoveri e giornate di lavoro perse 1 . Coloro che si oppongono al carbone - in particolare nelle   comunità in via di sviluppo che sono minacciate da nuovi progetti di estrazione del carbone sulla porta di casa - si trovano ad affrontare la violenza e la repressione.
L'industria del carbone si propone di costruire fino a 1.200 nuove centrali elettriche a carbone in tutto il mondo nei prossimi anni. Se tutte queste centrali saranno costruite,porteranno  decenni di emissioni pericolose pompate nella nostra aria immesse nell' acqua e continuerà il  pesante peso  del carbone sulla salute umana. Oltre a questo, le emissioni di gas a effetto serra provenienti da questi impianti - e dalle miniere e  dai mezzi di trasporto che le alimentano - ci  posizionerebbero  fermamente sulla strada verso un cambiamento climatico catastrofico, alzando le temperature globali di oltre il 5 ° C.
Sappiamo che  il carbone è la singola più grande fonte di emissioni di anidride carbonica di origine antropica per riscaldamento del nostro pianeta  ed è stato la fonte di energia più rapida  per la crescita per ogni anno dell'ultimo decennio.
Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, il 44 per cento delle  emissioni mondiali di CO 2 da combustibili fossili proviene dal carbone. Dal 2000, la produzione mondiale di carbone è cresciuta di oltre il 69 per cento e oggi ammonta a l'incredibile cifra di 7,9 miliardi di tonnellate all'anno. E dal 2005,l' anno in cui il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore, la potenza installata delle centrali elettriche a carbone è aumentata in tutto il mondo del 35 per cento. 
Questi sviluppi potenzialmente devastanti sono stati finanziati  dalle grandi  banche commerciali, la stragrande maggioranza dei loro nomi sono molto familiari........
Questo è sicuramente  il motivo per cui è stata stabilita la campagna per le le Banche: Quit Coal! 
 La campagna è composto da vari membri della rete BankTrack che monitorano attivamente il denaro  destinato al finanziamento del settore del carbone da parte delle banche del settore privato - per chiedere che smettano  di finanziare   il carbone .
Ulteriori informazioni su:

 Le Banche ed il carbone

Per ulteriori informazioni, si prega di leggere il nostro ultimo rapporto.
 " Banking on carbone 2014 "

28 ottobre 2014

1) Savona, Rete Fermiamo il carbone: “Con il sequestro certificato un dramma alla salute, una sconfitta per tutto il territorio". 2) La Rete Savonese Fermiamo il carbone in audizione in Sala Rossa: “Vogliamo tutelare la salute e l’ambiente”.

Tratto da La Stampa

“Il caso Tirreno Power è una sconfitta per tutti”

Ieri audizione degli ambientalisti in Comune davanti ai lavoratori

SAVONA
«Chi difende l’ambiente e la salute non è per forza un nemico dei lavoratori». Il presidente della seconda commissione consiliare, Franco Zunino, ha dato questo senso all’incontro che ieri pomeriggio ha permesso uno dei primi confronti diretti sulla vicenda della centrale Tirreno Power di Vado Ligure tra i referenti e i membri della Rete «Fermiamo il carbone» e una rappresentanza di lavoratori. 
Ad introdurre l’audizione degli ambientalisti il consigliere Api Giampiero Aschiero, prima degli interventi di Giovanni Durante, Maurizio Loschi e Gianfranco Gervino della Rete «Fermiamo il Carbone», che hanno ripercorso la vicenda giudiziaria che ha portato allo stop della centrale, il lavoro dell’associazione e ricordato una serie di dati sul numero di decessi per malattie cardiovascolari e respiratorie legati all’attività della centrale. Loschi, in particolare, ha sintetizzato l’ordinanza del giudice Fiorenza Giorgi, mentre Gervino ha ripercorso le fasi più salienti di raccolta di dati che ha portato alle denunce della Rete, documenti dell’Ordine dei medici e della Regione. 
«A questi dati si aggiungono danni all’ambiente e all’occupazione, ecco perchè tutta questa vicenda è da considerarsi come una sconfitta, per tutti». L’unica discordia emersa, con toni mai tesi, è quella relativa al posizionamento dei rilevatori. Uno dei lavoratori della Centrale ha detto di ritenere indifferente il posizionamento dei rilevatori alla base o in cima al camino. Tesi smentita da Gervino, che ha riportato la sintesi di una perizia. «Gli operai hanno capito che siamo qui per difendere l’occupazione, non col carbone ma con l’innovazione. L’azienda deve essere obbligata a investire in questa direzione. Non facciamo in modo che si ripetano i casi di Acna, Ferrania e Stoppani. 
Non è più possibile barattare la salvaguardia della salute con il lavoro», ha commentato il consigliere Aschiero a margine dell’incontro.
 Leggi su  Savona News


Savona, Rete Fermiamo il carbone in audizione su Tirreno Power: “Con il sequestro certificato un dramma alla salute, una sconfitta per tutto il territorio".

Aula gremita oggi pomeriggio per l'audizione delle associazioni ambientaliste nel corso della seconda Commissione Consiliare permanente nella Sala Rossa del Comune. A vincere il confronto tra ambientalisti e lavoratori
 "Non dobbiamo dimostrare che la combustione inquina, é scientifico - afferma Giovanni Durante della Rete Savonese - E, conosciuto l'effetto sulla salute delle persone, ci siamo sentiti sin dall’inizio in dovere di intervenire: in questi anni ci siamo sostituiti alla politica e abbiamo sostenuto costi di circa 80.000 euro tra esposti, ricorsi e ricerche scientifiche. Tutte iniziative che abbiamo fatto gratuitamente al posto delle amministrazioni pubbliche”. I rappresentanti delle associazioni aderenti alla Rete Savonese Fermiamo il carbone hanno esposto le loro “ragioni in merito alla questione della centrale Tirreno Power, contro l’uso del carbone e per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute e l’ambiente, costruendo speranza per il lavoro e le nostre comunità, con gli strumenti della democrazia e del diritto”. All'audizione erano presenti i consiglieri comunali e anche lavoratori di Tirreno Power.

.........il contrasto tra ambientalisti e lavoratori sussiste, come riflesso della contrapposizione che si è creata, nel caso tirreno Power, tra salute e ambiente. Ma nell'incontro di oggi a vincere è stato un confronto civile e aperto tra le parti.

“Se l’azienda non è in grado di stare sul mercato, non è colpa di noi ambientalisti, ma della crisi del settore energetico” continua Durante. “Il sequestro della centrale non è da attribuire ai comitati ambientalisti, la decisione è stata presa in maniera autonoma dalla Magistratura - afferma Maurizio Loschi di Medicina Democratica Savona e Rete Fermiamo il Carbone – Inoltre non esistono ambientalisti dalla pancia piena, anche io sono un disoccupato”.

I rappresentanti della Rete Savonese hanno presentato la documentazione ufficiale acquisita e tutti gli elementi necessari per valutare la situazione ambientale del territorio. “Il sequestro della centrale e il dispositivo della Procura rappresentano una sconfitta per tutti perché i contenuti della Magistratura certificano un dramma sulla nostra salute – afferma Gianfranco Gervino di Uniti per la salute – Oggi ci troviamo in una situazione in cui né la salute né il lavoro sono stati tutelati: questa è la vera sconfitta per tutto il territorio savonese. Tutti i documenti e gli avvertimenti lanciati non solo dagli ambientalisti, ma anche dall’Ordine dei Medici, dalla Magistratura, dallo studio dell’Università di Stoccarda non hanno una tendenza vessatoria nei confronti dell’azienda e dei lavoratori”.
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Oggi la  Rete Savonese Fermiamo il carbone in audizione in Sala Rossa: “Vogliamo tutelare la salute e l’ambiente”.

Savona. “Esporremo le nostre ragioni in merito alla questione della centrale Tirreno Power, contro l’uso del carbone e per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute e l’ambiente, costruendo speranza per il lavoro e le nostre comunità, con gli strumenti della democrazia e del diritto”. A dichiararlo i rappresentanti delle associazioni aderenti alla Rete Savonese Fermiamo il carbone, che oggi 28 ottobre alle 15,30 in Sala Rossa parteciperanno ad un’audizione in Commissione consiliare.
“L’utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata – afferma la Rete – Il carbone è il combustibile fossile più inquinante e pericoloso al mondo, la più grave minaccia per la salute di tutti. Numerosissimi studi scientifici confermano che la combustione del carbone causa in modo diffuso malattie cardiache e respiratorie, cancro, ictus e minaccia addirittura i feti ai primi stadi evolutivi”.
“L’industria del carbone non sostiene i costi economici, sociali e ambientali collegati a questi impatti, che ricadono sulle comunità locali e sulla società in genere – proseguono – 140 milioni di euro di costi ‘esterni’ all’anno per una centrale come quella di Vado Ligure, secondo lo studio Externe dell’Unione Europea”.
“È necessario puntare a un modello di sviluppo diverso, fondato sull’efficienza energetica, sul risparmio e sulle rinnovabili – è l’appello della Rete Fermiamo il carbone – 


27 ottobre 2014

LA REGIONE LIGURIA, L'AMBIENTE ,LE PAROLE , E I FATTI

Leggi  su Uomini Liberi
CENTRALI A CARBONE E RISCHI PER LA SALUTE E PER L'AMBIENTE .
MOLTA PIU' OCCUPAZIONE DA FONTI RINNOVABILI, EFFICIENZA ENERGETICA E RISPARMIO ENERGETICO
Scritto da Virginio Fadda (biologo) Agostino Torcello (medico pneumologo)   Leggi qui
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LA REGIONE LIGURIA, L'AMBIENTE ,LE PAROLE ...........E I FATTI 

SCRIVEVANO il Dr. Virginio Fadda e il Dr. Agostino Torcello del MODA l' 11 ottobre 2011.

Burlando dopo aver approvato il potenziamento a carbone, solo oggi si accorge della mancanza dell'autorizzazione AIA

Il Governatore Burlando riguardo alla centrale a carbone Tirreno Power oggi ha evidenziato diversi aspetti da affrontare tra cui spicca "la non ottemperanza da parte di Tirreno Power delle vecchie prescrizioni sui gruppi a carbone esistenti …

...Siamo quindi del tutto sconcertati per l’atteggiamento delle Amministrazioni pubbliche dei Comuni di Vado, Quiliano e Savona, Provincia e Regione che invece di difendere il "diritto alla salute" della popolazione e CHIEDERE IMMEDIATAMENTE LA CHIUSURA DEI GRUPPI A CARBONE NON A NORMA AIA, si ostinano a promuovere la combustione del carbone nel savonese non ottemperando alle prescrizioni di legge e favorendo così la pericolosa combustione a carbone di questa "centrale in città".

02 ottobre 2014


Centrale Tirreno Power : scontro

 Regione - Procura. 

I Pm " Così si consente di

proseguire nei reati."




Sul tavolo c’era il parere istruttorio mandato dalla Regione al Ministero “ai fini del rinnovo dell’Aia (autorizzazione ambientale) per la centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado”. Atto che secondo le valutazioni dei consulenti della Procura sarebbe troppo “vicine”, favorevoli, alle condizioni e richieste dell’azienda che non eliminerebbero, o meglio non ridurrebbero significativamente, la questione inquinamento. In parole semplici la Regione avrebbe assunto un parere troppo “morbido” per concedere l’Aia sulla valutazione dei valori d’inquinamento, sui controlli a camino (inutili per TP) e sui lavori di riammodernamento dei due gruppi a carbone.
Delibera che se recepita e applicata con i suoi parametri consentirebbe, è la convinzione espressa ieri in Procura, “la prosecuzione delle condotte illecite legate all’ipotesi di disastro ambientale e di danno alla salute su cui si lavora”. Condotte che avevano portato a chiedere e ottenere il fermo e il sequestro degli impianti a carbone. È il senso della posizione dei consulenti della Procura e degli stessi magistrati che hanno “sezionato” la delibera punto per punto.Continua a leggere Qui
Tratto da Savona News di oggi 27 ottobre 2014


Burlando incontra i lavoratori Tirreno Power: "Mi impegnerò per portare la vicenda dal Premier Matteo Renzi"


Nel corso dell’incontro con gli operai Burlando ha ribadito la propria posizione di totale appoggio nei confronti dei lavoratori e quanto espresso nella delibera emanata dalla Regione nelle scorse settimane, che è stata consegnata ai Ministeri......

Leggi anche su Uomini Liberi
       Grave e penoso il tentativo di Burlando
Comunicato Rete savonese fermiamo il carbone
Riteniamo grave e penoso il tentativo di Burlando
di scaricare la colpa su associazioni e cittadini.

Ecco le 41 centrali che chiuderanno :Brindisi Chivasso Lodi Sulcis Termoli…

Tratto da Il Sole 24 ore 
 Ecco le 41 centrali che chiuderanno :Brindisi Chivasso Lodi Sulcis Termoli…

Nei giorni scorsi avevo pubblicato alcuni articoli sulle centrali elettriche italiane destinate alla chiusura.Il primo articolo (Bari, Marghera, Carpi… l’elenco delle prime 9 centrali che l’Enel chiude) conteneva alcune anticipazioni relative agli impianti che l’Enel programma di chiudere. tra questi, Bari, Trino vercellese, Capomarino, Camerata Picena, Alessandria, Giugliano, Pietrafitta, Marghera.
nei giorni successivi il sole 24 ore ha pubblicato con un  articolo corposo e l’elenco completo delle centrali a rischio.Sono 41.

....Non è detto che tutte le centrali qui citate saranno spente e smantellate. Alcune di queste, se arriveranno leggeri miglioramenti delle condizioni economiche, potrebbero restare in bilico ancora per qualche tempo, rinviando l’abbandono.

Oltre a quelle già citate, sono previste le chiusure delle centrali Enel di Maddaloni (Caserta), Augusta (Siracusa), quella a carbone Sulcis-Portoscuso che utilizza in parte anche il minerale sardo.

Per l’Edipower, ecco  Brindisi nord ,Chivasso e Turbigo..

Per l’Edison, potrebbero chiudere anche Termoli, Sulmona, Iesi  e Sarmato  nel piacentino, che sono piccole centrali turbogas a ciclo combinato realizzate una quindicina di anni fa per sfruttare gli incentivi cip 6 sugli impianti ad alta efficienza.

L’Eon potrebbe lucchettare la grande centrale a carbone Fiumesanto  in Sardegna, Teverola nel casertano condivisa con la svizzera Repower e la centrale storica di Tavazzano , a nord di Lodi,...

........Infine, Tirreno Power potrebbe chiudere non solamente Vado Ligure ma ancheTorre Valdaliga Sud a Civitavecchia.


Bari, Marghera, Carpi… l’elenco delle prime 9 centrali che l’enel chiude

......Le centrali alimentate con energia rinnovabile abbassano le quotazioni della borsa elettrica e riempiono di chilowattora il sistema elettrico, così molte centrali convenzionali devono stare spente, soprattutto quelle piccole. e poi i consumi sono bassissimi.
Così queste centrali vengono accese poche ore l’anno.
Se invece fossero convertite con fonti rinnovabili di energia, potrebbero ripartire. Forse. Alcune di esse.
Altre si trovano dentro alle città che sono cresciute loro attorno.