Tratto da Imgpress.it
WWF: I REATI AMBIENTALI NON SIANO PIÙ ‘DI SERIE B’
(26/01/2012) - “I reati ambientali non siano più
considerati ‘di serie B’ dalla normativa italiana nel 2012”. E’ la
richiesta che il WWF Italia - reduce da un 2011 che ha visto i propri
eco-avvocati ancora impegnati nei tribunali in difesa di salute e
ambiente con circa 250 udienze, oltre 60 nuovi procedimenti penali e 40
nuovi ricorsi amministrativi – rivolge al nuovo Governo e, in
particolare, al Ministro della Giustizia, Paola Severino, in una lettera
inviatale oggi in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno
Giudiziario.
Nella lettera l’Associazione chiede un incontro al
Ministro per rappresentare l’urgenza di una riforma del codice penale
che veda finalmente l’introduzione di sanzioni più severe per i reati
ambientali, che attualmente, a causa di una normativa ‘debole’, non sono
puniti adeguatamente e rendono sempre più difficile l’impegno delle
associazioni per difendere in tribunale l’ambiente e la salute dei
cittadini.
L’incontro dovrebbe poi essere l’occasione per analizzare anche il problema delle sempre maggiori spese legali a carico delle associazioni senza scopo di lucro impegnate in processi per la difesa del bene pubblico, cifre aumentate anche con le recenti manovre finanziarie.
Tra le emergenze ambientali per il 2012 (vedi
scheda di approfondimento/1 in coda) il WWF segnala: il traffico
illegale di specie protette, l’assenza di una legge che tuteli la
biodiversità e il crescente consumo del suolo, soprattutto in materia di
abusivismo edilizio. Tra le vittorie incassate dagli eco-avvocati del
WWF nel 2011 (vedi scheda di approfondimento/2 in coda), invece, un
primo no del Consiglio di Stato alla riconversione a carbone della
centrale di Porto Tolle, lo stop alle trivellazioni al largo delle Isole
Tremiti e l’accordo con diverse Regioni per il divieto della caccia nei
periodi di vulnerabilità della fauna selvatica.
Il WWF considera, infatti, il 2011 l’anno dell’occasione perduta, l’anno in cui l’Italia ha sì recepito la Direttiva 99/2008 sulla tutela penale dell’ambiente ma ha adottato un provvedimento troppo timido per essere efficace, in particolare nella lotta alle ecomafie.
Si rimane, infatti, nel solco delle fattispecie contravvenzionali, senza riuscire a individuare i delitti, con l’effetto di continuare a fornire armi spuntate a chi ha il difficile compito di indagare e reprimere: scarse possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, impossibilità delle rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione. ........
“Riteniamo -
dichiara Silvia Fischetti, responsabile dell’Ufficio Legale del WWF
Italia - che il nostro Legislatore non possa continuare a rimanere
insensibile a queste istanze proprio nell’anno in cui le Nazioni Unite
nel Rapporto 2011 sullo Sviluppo Umano hanno sostenuto che i danni
all’ambiente sono la più grave minaccia per lo sviluppo mondiale,
rivelando per la prima volta lo stretto legame tra fattore ambientale e
crescita e invitando tutti i Paesi del mondo ad uno sviluppo più
sostenibile”.
Difendere in tribunale beni comuni come
l’ambiente
e la salute è diventato sempre più difficile e costoso, soprattutto per
i ricorsi in sede amministrativa: ormai da qualche anno, infatti, anche
i ricorsi proposti da Associazioni a difesa dell’ambiente sono
sottoposti al pagamento del contributo unificato, una tassa di diverse
centinaia o migliaia di euro che si paga all’inizio del procedimento, il
cui importo è stato gradualmente aumentato ed è diventato uno scoglio
sempre più difficile da superare.
BENE COMUNE E INTERESSE PRIVATO: STESSO PREZZO IN TRIBUNALE. .........

L’incontro dovrebbe poi essere l’occasione per analizzare anche il problema delle sempre maggiori spese legali a carico delle associazioni senza scopo di lucro impegnate in processi per la difesa del bene pubblico, cifre aumentate anche con le recenti manovre finanziarie.

Il WWF considera, infatti, il 2011 l’anno dell’occasione perduta, l’anno in cui l’Italia ha sì recepito la Direttiva 99/2008 sulla tutela penale dell’ambiente ma ha adottato un provvedimento troppo timido per essere efficace, in particolare nella lotta alle ecomafie.
Si rimane, infatti, nel solco delle fattispecie contravvenzionali, senza riuscire a individuare i delitti, con l’effetto di continuare a fornire armi spuntate a chi ha il difficile compito di indagare e reprimere: scarse possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, impossibilità delle rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione. ........
Difendere in tribunale beni comuni come

BENE COMUNE E INTERESSE PRIVATO: STESSO PREZZO IN TRIBUNALE. .........
L’APPELLO: UN TITOLO PER I DELITTI CONTRO L’AMBIENTE NEL CODICE PENALE. Il WWF vuole cogliere simbolicamente l’occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2012, per chiedere al ministro della Giustizia, Paola Severino, ed al Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, di attuare finalmente, dopo oltre 15 anni di “giacenza” in Parlamento, la ormai improcrastinabile ed urgente riforma del Codice Penale per l’introduzione di un Titolo dedicato ai “Delitti contro l’Ambiente”. Devono essere previste nuove e più severe figure di “reato – delitto” quali, ad esempio, il disastro ambientale, l’inquinamento ambientale, l’alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna, ed avere finalmente un sistema sanzionatorio efficace che possa servire concretamente da deterrente per prevenire o punire severamente i grandi disastri ambientali ed ogni genere di reato ed illecito che colpisce la salute, l’ambiente e la natura.
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