Greenpeace: flash mob anticarbone per l’Earth Day 2013.
In occasione della Giornata della Terra,
l’Earth Day 2013,ricorrenza fissata dalle Nazioni Unite per
sottolineare l’importanza della salvaguardia dell’ambiente e
dell’ecosistema planetario, i volontari di Greenpeace tornano in azione
portando un Flash-mob nel cuore di Genova.Con le sagome mostrate ieri
durante il flash mob – la rappresentazione di una “sporca” centrale a
carbone, posta in contrapposizione a diverse pale eoliche – i volontari
vogliono evidenziare in maniera creativa i danni causati all’ambiente
dall’uso del carbone come fonte energetica, insieme alla necessità di
puntare su un modello di approvvigionamento energetico basato su
efficienza energetica e fonti rinnovabili.
«I danni del carbone non colpiscono
solamente l’ambiente, ma anche l’uomo», ricordano gli attivisti di
Greanpeace: «Il carbone costa al nostro Paese circa 570 morti premature
l’anno e danni sanitari, economici e ambientali per oltre 2,6 miliardi
l’anno: un costo che non possiamo e non dobbiamo permetterci.
In
occasione delle recenti elezioni politiche, oltre 52mila cittadini da
tutta Italia tramite la piattaforma online “iononvivoto.org” hanno
chiesto ai candidati politici di schierandosi dalla parte di un futuro
di energia pulita, che prenda le distanze dai danni e dalle morti
causate dall’uso del carbone come fonte di approvvigionamento
energetico».
«In
Liguria, le lobby del carbone spingono la loro battaglia su più
fronti.
Da una parte l’ampliamento della centrale a carbone di Vado
Ligure, il cui progetto prosegue Incurante dell’inchiesta della
Magistratura per i reati di “lesioni colpose e omicidio colposo plurimo”, dell’opposizione della popolazione e dei tassi di mortalità
altissimi nella provincia di Savona.
A pochi chilometri di distanza,la
centrale Enel a carbone, situata nel porto di Genova, dal 31 dicembre
scorso è “fuorilegge” in quanto non rispetta le prescrizioni imposte dal
ministero dell’Ambiente, tanto da spingere la magistratura ad
intervenire. La procura della Repubblica ha infatti aperto in merito un
fascicolo con l’iscrizione dei reati per “violazioni di tipo
ambientale”.
Negli anni Settanta la provincia della Spezia
raggiunse il secondo posto in Italia per decessi causati dai tumori
dell’apparato respiratorio, e le ultime ricerche disponibili confermano
come il tasso di mortalità per malattie tumorali e cardiovascolari sia
ancor oggi molto più alto rispetto alla media nazionale.
Si tratta di un
impianto che ha lavorato per anni senza Autorizzazione Integrata
Ambientale e la cui persistenza contrasta con l’esito di un referendum
cittadino con cui gli spezzini dissero chiaramente “NO” al carbone di
Enel».
«Il carbone – conclude Greanpeace – non
solo distrugge il clima, acidifica le piogge, avvelena l’aria e provoca
danni sanitari: è una scelta sbagliata per l’economia del Paese, per
l’occupazione e per un futuro più sostenibile».

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