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13 agosto 2009

2009/08/13Taranto «Utili le analisi sull’arsenico. Il Cnr darà il suo aiuto»


Tratto dal" Blog del Comitato per Taranto"
CNR? Speriamo...

«Utili le analisi sull’arsenico. Il Cnr darà il suo aiuto»

Bianchi: indagini in tutta l’area industriale
FULVIO COLUCCI

• «Le analisi? Vale la pena farle». Da buon toscano Fabrizio Bianchi parla asciutto. Il dirigente del Consiglio nazionale delle ricerche ha guidato le ricerche sull’arsenico a Gela. L’epidemiologo dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, ha un’idea precisa: «Sono d’accordo con la proposta del direttore dell’Arpa Giorgio Assennato: bene fare nuovi controlli. Non si può dire, a priori, se a Taranto c’è una situazione simile a quella di Gela, ma la produzione di arsenico è molto al di sopra di quella della città siciliana. L’apparato industriale tarantino è assai complesso. Le fonti di inquinamento sono molteplici, bisogna cercarle tutte, senza pregiudizi “ideolo gici”.
Il ricercatore, anzi, deve essere libero da pregiudizi. Prima studiare e poi parlare».

A caccia di arsenico anche in Puglia. Siete pronti?
«A Taranto alcune cose sono state fatte e i risultati, a proposito di arsenico, sgombrano il campo dalle preoccupazioni (il riferimento è ai rassicuranti dati Ispesl del 2007 ricavati dalle analisi sulla popolazione e sui lavoratori, ndr). I numeri recenti vanno presi come riferimento. Giusto, però, raccogliere certi segnali, quando ci sono, in uno dei siti più inquinati d’Europa.
Mi riferisco alle preoccupazioni degli ambientalisti, dei cittadini, non solo per quello che riguarda le emissioni di arseniconell’aria e nell’acqua, ma anche per quel che concerne la contaminazione della catena alimentare. Su quest’ultimo punto è giusto nutrire timori e chiedere controlli».

Di che tipo?

«Le domande da farsi sono semplici: l’arsenico è entrato nella catena alimentare? E se sì come? Non dimentichiamo l’impatto sui lavoratori. Si tratta dell’altro aspetto delicato su cui fare esami approfonditi. È possibile che ci siano meno tracce d’arsenico nel sangue e nelle urine dei lavoratori. Studiamo il caso in maniera approfondita: ci sono diverse ricerche su malattie e mortalità. Taranto è una città sotto la nostra lente d’ing randimento».
Con chi fare squadra?
«Esiste un accordo di programma recente siglato dall’Istituto superiore di Sanità, dalla regione Puglia, dall’Arpa. dall’Asl. La Regione lo finanzia e prevede analisi, controlli sanitari. Credo sia lo strumento giusto per attivare i canali di ricerca che vedono il Cnr già da tempo impegnato. Noi siamo pronti. L’Istituto superiore di sanità si sta attrezzando per un protocollo di studio che tenga conto dei risultati della ricerca fatta a Gela. Si tratta di un’opportunità da cogliere. Di recente abbiamo incontrato l’Arpa pugliese. Possiamo mobilitare le nostre strutture di Lecce e Mesagne».
E le istituzioni locali?
«Siamo disponibili a mettere esperienze e competenze a disposizione. La situazione di Taranto non è positiva, ma io farei attenzione ai segnali lanciati dagli ambientalisti e dai cittadini. Le istituzioni si stanno muovendo e lo stimolo viene dal basso. Se poi ci sono protocolli di ricerca, attivati o da attivare, per realizzare quello che gli ambientalisti e i cittadini chiedono in materia di controlli siamo, allora, sulla strada giusta».
Sarebbe facile creare una rete di lavoro ?
«La strada è segnata. La collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e con l’Arpa, l’accordo di programma del Cnr con la Regione Puglia sono strumenti fondamentali. Non dimentichiamo, però, i passi da muovere in alcune direzioni. C’è ancora da lavorare. Penso, per esempio, al Registro tumori».
C’è stata polemica tra Ilva e ambientalisti sui dati del registro Ines a proposito delle emissioni di arsenico in acqua...
«I dati Ines? Di solito sono sottostimati».
L’Ilva assicura: si tratta di dati fittizi. Gli ambientalisti si preoccupano, per esempio, degli oltre 1100 chili di arsenico stimati dal Gruppo Riva nel 2007 e finiti nel registro.
«Sì sono dati fittizi, ma non sovrastimati. Sarebbe sciocco, da parte di un’azienda, dichiarare dati più alti rispetto alle emissioni inquinanti.
Però se dico, ad esempio, che produco 1900 chili di arsenico piuttosto che 2000 cosa cambia? L’entità del dato è, comunque, alta. Ripeto: la questione riguarda le aziende dell’area industriale. Tutte. Non solo l’Ilva, ma anche l’Eni e la centrale Edison. L’arsenico è nel pet coke in componenti elevate, ma non solo».
Come evitare polemiche e ragionare sui fatti?
«Senza allarmare nessuno occorre progettare uno studio mirato per Taranto proprio perché il sito industriale è assai complesso. Uno studio avanzato anche rispetto a quello fatto a Gela. Nel valutare le analisi non bisogna ragionare basandosi
sulle medie. Il discorso è legato alla presenza diffusa di arsenico. Bisogna essere sicuri che al di là delle medie non ci siano, per esempio, strati della popolazione che, sia pur limitati nel numero, presentino concentrazioni altissime di arsenico nell’organismo. Dobbiamo certamente prestare attenzione alle medie, ma altrettanto dobbiamo fare con i gruppi di popolazione più sensibili e vulnerabili. Se ho un dato nella norma per un campione ampio di cittadini analizzati, ma un gruppo ristretto presenta ugualmente dati preoccupanti, dovrò fare attenzione. I pesticidi, per esempio, potrebbero determinare questi picchi di contaminazione. Oppure potrebbe essere l’acqua per uso agricolo. Nella ricerca bisogna muoversi in uno scenario ampio e senza preconcetti».
Come?
«Ripeto: a Taranto la realtà industriale è molto complessa, le fonti di inquinamento molteplici: bisogna cercarle tutte senza pregiudizi “ideolo - gici”. È importante che il ricercatore sia libero da pregiudizi. Prima si studia, poi si parla».

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Tratto da Ecoplanet

I seni materni inquinati

Allattamento

Il dibattito pro e contro l’allattamento al seno è sempre uno dei più accesi con interessi economici e ideologici dietro una o l’altra fazione.

La discussione si infiamma ancora una volta in seguito a uno studio pubblicato in Danimarca che ha ritrovato tracce di DDT e diossina nel latte materno di madri europee
(Fonte: it.euronews.net). Come se non fosse sufficiente questo, in un altro studio, guidato dalla Environmental Working Group (EWG) in collaborazione con Commonweal,
i ricercatori di due grandi laboratori scientifici hanno trovato una media di 200 sostanze chimiche industriali e inquinanti nel sangue del cordone ombelicale di 10 bambini su 10.


Logicamente allattando il proprio bambino con latte materno, l'intossicazione continua.

Anche nel latte artificiale le cose non sono differenti,Nestlè e Tetra Pak hanno recentemente ricevuto la sentenza del maxi processo dove l'inchiostro tossico veniva liberato nel latte. Lo scandalo portò al sequestro di 30 milioni di litri di latte non solo in Italia, ma anche in Francia, Portogallo e Spagna. La Cina ha “preferito” la melanina, composto chimico industriale che può causare disturbi renali al piccolo adulto. L'alcool e la droga sono inoltre dei mezzi per “rubare” letteralmente le vitamine e i minerali dal corpo umano. Inoltre, la sigaretta, la droga e alcool prese nel passato sono evidenti nel corpo ancora dopo 50 anni, questi si depositano nel fegato e nel tessuto adiposo, rendendo debole il sistema immunitario naturale, spesso anche rovinato da illusori vaccini ricchi di sostanze chimiche.
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07 luglio 2009

2009/07/06 "L'inquinamento nei neonati: la madre non era informata "

Tratto da ECPlanet - Melide,Switzerland

L'inquinamento nei neonati: la madre non era informata

[ ] 05.07.2009

Dal zigote fino alla nascita il cordone ombelicale lascia passare almeno 300 litri di sangue ogni giorno, da questo passa la nutrizione, l'ossigeno tutto l'occorrente per una rapida crescita del bambino cullato nel liquido amniotico. Questo cavo è la vita tra madre e bambino, ma anche un flusso costante di prodotti chimici industriali, pesticidi e sostanze inquinanti.

In uno studio guidato dalla Environmental Working Group (EWG), in collaborazione con Commonweal, i ricercatori di due grandi laboratori scientifici hanno trovato una media di 200 sostanze chimiche industriali e inquinanti nel sangue del cordone ombelicale di 10 bambini nati nei mesi di agosto e settembre del 2004 negli Stati Uniti. I test hanno rivelato un totale di 287 prodotti chimici del gruppo di neonati.

Il sangue del cordone ombelicale di questi 10 bambini conteneva pesticidi, gli ingredienti dei prodotti di consumo, rifiuti da combustione del carbone, benzina, e immondizia.

A rifare lo stesso studio 5 anni dopo il risultato sicuro non diventerebbe migliore.

Questo studio rappresenta il primo riportando gli esami del sangue del cordone per il targeting di 261 sostanze chimiche e il primo riferito rilevamenti nel sangue del cordone per 209 composti. Fra loro ci sono otto “perfluorochemicals” utilizzati come smacchiatori di olio e repellenti, conservanti in fast food, abbigliamento e prodotti tessili - compreso il Teflon chimici PFOA, ha recentemente caratterizzato come un probabile cancerogeno per l'uomo dalla EPA's Science Advisory Board - ampiamente utilizzato decine di ritardanti di fiamma bromurati e la loro tossicità sottoprodotti; e numerosi pesticidi.

Dei 287 prodotti chimici abbiamo rilevato nel sangue del cordone ombelicale, sappiamo che 180 causano il cancro negli esseri umani o animali, 217 sono tossiche per il cervello e del sistema nervoso, e 208, provocare malformazioni congenite o anomalie di sviluppo nei test sugli animali. I pericoli si delineano nel periodo pre-natale alla esposizione di questa miscela complessa di agenti cancerogeni, come lo sviluppo di neurotossine tossine non sono mai stati studiati.

Herpes sulla pelle di un neonato

Una sorta di Lupus in un neonato di pochi mesi

Fra cui di notevole rilevanza troviamo:

Mercurio (Hg) ; Da frutti di mare, da centrali termoelettriche o carbone, prodotti contenenti mercurio, e di alcuni processi industriali. Danneggia lo sviluppo del cervello e il sistema cognitivo.

Polyaromatic hydrocarbons (PAHs) ; Inquinanti dalla combustione di benzina e rifiuti. Collegato al cancro. Si accumula nella catena alimentare.

Polybrominated dibenzodioxins and furans (PBDD/F); Contaminanti nei ritardanti di fiamma bromurati. Inquinanti e da sottoprodotti della produzione di plastica e di incenerimento. Si accumulano nella catena alimentare. Tossico per lo sviluppo del sistema endocrino (ormonale).

Perfluorinated chemicals (PFCs); I principi attivi o prodotti di degradazione di Teflon, Scotchgard, tessuti e tappeti di protezione, cibo avvolgere rivestimenti. Contaminazione globale. Si accumula nell'ambiente e nella catena alimentare. Collegato al cancro, difetti di nascita, e molto altro ancora.

Polychlorinated dibenzodioxins and furans (PCDD/F); Inquinanti, per i prodotti di produzione di PVC, industriale sbianca, e l'incenerimento. Causa il cancro negli esseri umani. Persistere per decenni l'ambiente. Molto tossico per lo sviluppo endocrino (ormonale) sistema.

Organochlorine pesticides (Ocs); DDT, clordano e altri pesticidi. Vietato in gran parte negli Stati Uniti persistono per decenni per l'ambiente. Accumulare la catena alimentare, per l'uomo. Provocare il cancro e numerosi effetti riproduttivi

Polybrominated diphenyl ethers (PBDEs); Ritardanti di fiamma in schiuma mobili, computer e televisori. Si accumula nella catena alimentare e tessuti umani. Pregiudica lo sviluppo del cervello e della tiroide.

Polychlorinated Naphthalenes (PCNs); Conservanti del legno, vernici, oli lubrificanti macchina, l'incenerimento dei rifiuti. PCB comune contaminante. Contaminare la catena alimentare. Causa danni al fegato e ai reni.

Polychlorinated biphenyls (PCBs); Isolatori industriali e lubrificanti. Vietati negli Stati Uniti nel 1976. Persistono per decenni nell'ambiente. Entra e si accumulano nella catena alimentare dell'uomo. Provoca cancro del sistema nervoso e problemi immunitari.

Allattando il proprio bambino con latte materno l'intossicazione continua......

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