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01 febbraio 2013

Il canto del cigno nero del carbone in Europa

 Tratto da Qualenergia

Il canto del cigno del carbone in Europa

Dal 2009 l'uso del carbone in Europa sta crescendo sensibilmente, ma sostenere che questa fonte stia vivendo una rinascita e abbia un futuro è un mito infondato. Si tratta piuttosto di una ripresa temporanea cui seguirà un inevitabile declino: quasi non si costruiscono nuove centrali le normative ambientali metteranno in crisi questa tecnologia.
 Lo mostrano bene alcuni dati raccolti in un recente intervento di Justin Guay del Sierra Club e Lauri Myllyvirta di Greenpeace International,  dal quale attingiamo.
Innanzitutto, come sta avvenendo negli Usa, anche in Europa non si stanno costruendo nuove centrali a carbone: delle 112 che si dovevano realizzare nel 2008 solo 3 sono arrivate ad aprire i cantieri mentre 73 progetti sono stati abbandonati definitivamente. Dal 2000 al 2011 il carbone ha perso 10 GW netti di potenza da carbone: in questi anni l'Europa ha installato tantissimo gas, eolico e fotovoltaico, mentre le altre fonti convenzionali hanno visto più potenza decommissionata rispetto a quella installata (-10 GW il carbone, -14 il nucleare e un calo di uguale entità per l'olio combustibile, vedi grafico).
E la Germania, dove da qualche mese, ad agosto, si è inaugurata una nuova centrale a lignite da 2.200 MW, quella di proprietà RWE a Colonia? Non è vero (come sostiene qui Fox News e – con maggiori distinguo - Bloomberg) che la rinuncia tedesca all'atomo e il piano di sviluppare le rinnovabili stiano portando a realizzare più centrali a carbone? No: innanzitutto il processo per realizzare la centrale in questione è iniziato nel 2006, prima della decisione di uscire dal nucleare, inoltre l'impianto va a sostituire 2.400 MW di potenza da carbone che saranno 'pensionati' entro fine anno nella stessa area.
Uno studio dell'Agenzia per l'energia tedesca prevede che da qui al 2020 nel Paese si fermino centrali a carbone per 18,5 GW, e se ne mettano in funzione di nuove per 11,3 (Qualenergia.it, La Germania tra carbone e caro bolletta da rinnovabili). Neanche in Germania, dove come da noi la concorrenza del gas è messa a dura prova dalle rinnovabili, il carbone ha un futuro roseo. Basti pensare che dal 2008 nel paese ben 24 progetti di nuove centrali a carbone sono stati soppressi.
La crescita dell'uso del carbone nella produzione elettrica che si sta verificando dal 2009 (e che dopo due anni di calo ci ha riportato a valori comunque ancora inferiori a quelli del 2007) è dovuta a maggiori consumo negli impianti esistenti e non all'entrata in esercizio di nuove centrali. I motivi di questa impennata dei consumi sono diversi: l'entrata in vigore al 2016 di regole più restrittive sull'inquinamento atmosferico, i prezzi stracciati dei permessi ad emettere CO2 e varie politiche nazionali. Tutti fattori, argomentano Guay e Myllyvirta, che se ora hanno favorito il carbone gli si rivolgeranno contro nel giro di qualche anno.

Il fatto che le norme più severe sull'inquinamento atmosferico entrino in vigore dal 2016, sta spingendo gli operatori a sfruttare al massimo gli impianti ora. 
Quelle stesse regole però faranno chiudere un bel po di centrali: il 10% della potenza attuale (10 GW) chiuderanno entro il 2015 perché non adeguate alla normativa attualmente in vigore e al 2016 con l'entrata in vigore della normativa più severa ci sarà una nuova ondata di chiusure: solo il 40% degli impianti a carbone attualmente in esercizio infatti hanno i requisiti richiesti dalle regole che scatteranno nel 2016 mentre il restante 60% dovrà sottoporsi a costosi adeguamenti o chiudere (vedi grafico sotto).
Altra causa della recente impennata dei consumi di carbone è il prezzo della CO2, troppo basso per disincentivare l'uso di questo combustibile sporco. Come sappiamo, complice il calo delle emissioni dovuto alla crisi e l'eccesso di permessi assegnati gratuitamente, emettere CO2 per le industrie che partecipano all'ETS europeo non è mai costato così poco: si pensi che in questi giorni stiamo sotto intorno a 4 euro a tonnellata. Una situazione che però dovrebbe cambiare: da quest'anno è iniziata la terza fase dell'ETS, nella quale verrà quasi completamente eliminata l'assegnazione gratuita dei permessi: questo dovrebbe portare ad un rialzo dei prezzi della CO2, che penalizzerà il carbone e soprattutto la lignite, che ora ha un grosso ruolo (specie in Germania), ma che è anche la forma di carbone con più emissioni a parità di energia prodotta.
Infine ci sono le politiche nazionali, che in diversi casi stanno ponendo quasi moratorie di fatto a nuove centrali a carbone. Il Regno Unito ad esempio sta introducendo un floor price per la CO2 e ha stabilito limiti di emissioni per le nuove centrali che di fatto al momento impediscono di realizzarne, l'Olanda sta introducendo una carbon tax, la Danimarca ha annunciato di voler abbandonare il carbone e anche la Finlandia ci sta pensando, in Spagna gli aiuti all'industria del carbone sono in discussione.
E in Italia? Da noi ci sono proposte di conversione o di costruzione ex novo di centrali a carbone per oltre 5.000 MW, con Enel che sta puntando forte sul nero, ma siamo anche in una situazione di forte overcapacity (abbiamo 120.000 MW di potenza a fronte di una richiesta di punta di 57.000 MW), c'è una forte opposizione pubblica e anche l'ipotesi di introdurre una carbon tax.
Insomma, da noi come in Europa, ci sono buone speranze che il carbone si avvii al declino. Uno scenario diverso, nel quale continui la crescita di questa fonte sporca d'altra parte non sarebbe sostenibile: oltre all'impatto su emissioni e clima, produrre elettricità da carbone provoca circa 170.000 morti ogni 1000 TWh (Qualenergia.it, Quei chilowattora sporchi e il loro prezzo in vite umane) e a questa fonte si deve gran parte di quei 66-112 miliardi di euro di danni che la produzione elettrica causa in Europa ogni anno secondo i dati dell'Agenzia europea per l'Ambiente. 
Oggi l'uso sfrenato del carbone sta dimostrando tutte le sue storture ambientali con l'inquinamento che si vede, si tocca e si respira in tutte le grandi città della Cina.

31 luglio 2012

LA LETTERA DEL DOTTOR IREO BONO:......Non è lecito contrapporre il diritto al lavoro con quello alla salute


Tratto da Savona News 

"... non è lecito contrapporre il diritto al lavoro con quello alla salute e che quando ciò avviene le responsabilità sono dei padroni delle imprese e dei governi ..."

"Taranto probabilmente è un caso limite, ma sono molti i siti in Italia in cui le popolazioni si oppongono a centrali a carbone, incenitori e discariche, fonti di inquinamento e malattie, senza trovare appoggio dai principali partiti. Esiste una sottovalutazione delle malattie ambientali"

"Sig. Direttore,

mi scuso se ripeto parole che hanno già scritto più volte e meglio di me le associazioni di Vado impegnate nella difesa della salute e dell'ambiente, ma sono spinto dalla constatazione di quanto sta accadendo all'Ilva di Taranto e dalla pervicacia della Tirreno-Power di Vado nel portare avanti il suo progetto di potenziamento della centrale a carbone nonostante l'opposizione della stragrande maggioranza della popolazione locale, dei comuni della riviera vicini e dell'Ordine dei Medici. 

L'intervento della Procura di Taranto e del Gip, Patrizia Todisco, con la decisione di fermare lo stabilimento dell'Ilva e di porre agli arresti domiciliari i proprietari, con l'accusa di disastro ambientale perseguendo la logica del profitto a detrimento dell'ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini, indica che non è lecito contrapporre il diritto al lavoro con quello alla salute e che quando ciò avviene le responsabilità sono dei padroni delle imprese e dei governi, ed ha anche il grande merito di porre al centro dell'attenzione la salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini troppo spesso sacrificata in nome del profitto.

Perchè Taranto probabilmente è un caso limite, ma sono molti i siti in Italia in cui le popolazioni si oppongono a centrali termoelettriche a carbone, incenitori e discariche, fonti di inquinamento e malattie, senza trovare alcun appoggio dai principali partiti di governo ed opposizione. Esiste una sottovalutazione delle malattie ambientali.

Per tornare alla situazione di Vado e provincia di Savona, ricordo che il 18/2/2011, su iniziativa dell'associazione vadese 'Uniti per la Salute' si è tenuto al Teatro Chiabrera un importante incontro pubblico sul carbone con la partecipazione dei Comitati di Civitavecchia, Tarquinia, Brindisi, Porto Tolle, con la partecipazione del dott. Trucco (Presidente dell'Ordine dei Medici), del dott. Bianchi (Responsabile di epidemiologia ambientale, cnr di Pisa), del dott. Marco Stevanin, già membro della Commissione nazionale via-vas, ed il dott. G. Ghirga, in cui è stata documentata la pericolosità e l'inquinamento dell'ambiente prodotto dal carbone come combustibile che si aggiunge all'inquinamento dei prodotti di combustione dei derivati del petrolio dei veicoli e degli impianti di riscaldamento.(Leggi MARIO MOLINARI:Uniti per la Salute (quando il titolo è una Onlus).

E' certo che, secondo il Wwf, la Tirreno Power di Vado è fra i nove impianti più inquinanti in termini di CO2 in Italia, con le note conseguenze sul riscaldamento climatico, che i due impianti a carbone sono obsoleti e non in regola con le norme nazionali ed internazionali 
e che l'Ordine dei Medici di Savona ha constatato un aumento della mortalità e della morbilità nella Provincia di Savona al punto da determinare l'intervento della Procura che ha incaricato una  Commissione di tre medici, particolarmente competenti, per accertare se esiste un rapporto tra l'aumento della mortalità e l'attività della centrale a carbone. 
Ma è già un fatto accertato dalla comunità scientifica internazionale che l'utilizzo del carbone nelle centrali termoelettriche, soprattutto in ambiente cittadino, è dannoso per la salute e l''ambiente , basti dire che l'Energy International Administration (Agenzia governativa statunitense specializzata in analisi energetiche) ha annunciato, come ottima notizia,  che nel primo quadrimestre 2012 negli Stati Uniti il consumo del carbone, il combustibile fossile più inquinante in assoluto, è calato del 20%  ed il Sindaco di New York, Michael Blomberg, ha dichiarato già nel 2011, riferendo i dati dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti: "Ogni anno gli impianti alimentati a carbone provocano oltre 200.000 attacchi di asma nella nazione, molti dei quali nei bambini. L'inquinamento da carbone uccide ogni anno 13.000 americani e ci costa 100 miliardi di dollari per le cure mediche".(Leggi:10 ragioni per cui "il carbone pulito" è offensivo....)
E in Italia, quanti i morti per il carbone?  
A Savona l'associazione 'Moda' Savona ha calcolato, secondo i criteri stabiliti dall'Unione Europea, che i danni prodotti alla salute, 'agricultura,  turismo e ambiente, dalla combustione del carbone, costituiscono un costo esterno  di circa 140 milioni di euro/anno.

Penso che l'arroganza con cui la Tirreno Power porta avanti il progetto di potenziamento della centrale a carbone, contro la volontà della maggior parte della popolazione locale e contro il principio di precauzione in relazione ai danni provocati dal carbone, non prendendo in considerazione una vera modernizzazione con la metanizzazione completa della centrale, come richiesto dalle associazioni cittadine e dai medici, considerando che i livelli di anidride solforosa di una centrale a carbone sono 140 volte quelli emessi da una centrale a gas e le emissioni di polveri fini 71 volte superiori, dimostri che la proprietà tiene più all'aumento del profitto che alla salvaguardia della salute dei lavoratori e dei cittadini
ed in quanto ai sindacati, in particolare alla Cgil, che sostengono il potenziamento della centrale a carbone contro le associazioni cittadine vorrei dire che, a mio parere, sbagliano  
e che invece hanno ragione Alberto Asor Rosa quando scrive che è un dato inquietante vedere gli operai schierarsi, senza se e senza ma, dalla parte del padrone,ed il leader della Fiom, Landini, quando dice che il sindacato deve fare un salto culturale, nel senso di non accettare il ricatto lavoro contro salute.
Cordiali saluti".

Ireo Bono