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09 luglio 2020

Insieme a quella per l’ inquinamento atmosferico all ‘ Italia arrivano altre due procedure di infrazione ambientali .

Tratto da rinnovabili.it

Dove è finito il programma italiano sull’inquinamento atmosferico

L’Italia avrebbe dovuto adottare il proprio NAPCP oltre 1 anno fa. Il ritardo fa scattare la lettera di costituzione in mora da parte della Commissione Europea.

Insieme a quella per l’inquinamento atmosferico arrivano altre due procedure di infrazione in ambito ambientale

(Rinnovabili.it) – Ad oltre 1 anno di distanza dal termine massimo consentito, l’Italia non ha ancora adottato il proprio programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico (NAPCP). Per questo motivo, Bruxelles (che comunque ha concesso una sorta di “proroga” giustificata dalla difficile situazione economica e sociale derivante dall’epidemia) ha inviato ieri una lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura di infrazione Ue.

I NAPCP sono uno degli strumenti lanciati dalla direttiva comunitaria 2016/2284, detta anche direttiva NEC, per ridurre alcuni inquinati atmosferici e migliorare la qualità dell’aria. Nel dettaglio, il provvedimento prende di mira gli ossidi di azoto (NOx), i composti organici volatili non metanici (Covnm), il biossido di zolfo (SO2), l’ammoniaca (NH3) e il particolato fine (Pm2,5). E impone agli Stati Membri di assumere impegni nazionali di riduzione (rispetto al 2005) da raggiungere entro il 2020 e il 2030.

La direttiva – si legge nel comunicato della Commissione -, mira ad ottenere livelli di qualità dell’aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi per la salute umana e l’ambiente. Gli Stati membri devono adottare programmi di controllo dell’inquinamento atmosferico nei quali definiscono le modalità per il raggiungimento delle riduzioni concordate delle loro emissioni annuali”. Peccato che l’Italia, nonostante la presentazione del documento, non lo abbia mai adottato.

“Malgrado diversi solleciti, l’Italia e il Lussemburgo non hanno finora ottemperato a questo obbligo”, scrive l’esecutivo in una nota stampa. “La Commissione ha pertanto deciso di inviare lettere di costituzione in mora concedendo all’Italia e al Lussemburgo 3 mesi per l’adozione dei programmi. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato”.

Leggi anche L’inquinamento atmosferico riduce di 20 mesi l’aspettativa di vita dei bambini

Altre due procedure di infrazione di carattere ambientale

Oltre a quella riferita alla “direttiva Nec”, l’Italia è stata investita di altre due procedure di infrazione riguardanti la direttiva del 2004 sulla responsabilità per danno ambientale(2004/35/Ce) ed il regolamento del 2013 sul riciclaggio dei materiali ricavati dalla rottamazione delle navi (Ue 1257/2013).

Nel dettaglio, per quanto riguarda la responsabilità per danno ambientale, la Commissione ha verificato ed appurato la mancata garanzia legale nell’ordinamento italiano del diritto per tutte le categorie di persone fisiche e giuridiche di ricorrere presso le autorità nazionali competenti affinché intervengano per prevenire o riparare i danni ambientali. La terza procedura di infrazione riguarda invece la mancata adozione di misure volte a prevenire e punire l’elusione del Regolamento sul riciclaggio dei materiali navali, secondo il quale tutte le grandi navi che battono bandiera di uno Stato membro dell’Ue devono essere riciclate in modo sicuro e sostenibile. Gli stati devono designare autorità competenti che vigilino sul rispetto del regolamento ma, anche in questo caso, l’Italia s’è dimostrata carente.

Ora rimangono tre mesi per porre rimedio. 


14 settembre 2019

Inquinamento atmosferico: ecco perché molti governi europei stanno giocando con la nostra salute

Tratto da vocecontrocorrente

Margherita Talotto, responsabile delle politiche per l’aria pulita presso l’EEB: «I Governi nazionali devono smettere di giocare con la salute dei cittadini».


La scadenza era stata fissata per l’1 aprile 2019 e poi prorogata al 30 dello stesso mese ma buona parte dei paesi dell’Unione Europea continua a venir meno ai propri doveri, nonostante i quasi cinque mesi di ritardo.
Entro quella data, infatti, alla Commissione europea sarebbero dovuti pervenire i cosiddetti NAPCP, ossia i Programmi nazionali per il controllo dell’inquinamento atmosferico, ma – stando alle rilevazioni dell’European Environmental Bureau, una delle più estese reti ambientaliste del nostro continente – ben 15 Paesi su 28 mancano ancora all’appello.
Gli NAPCP dovrebbero illustrare le misure che i governi hanno deciso di mettere in atto al fine di ridurre le emissioni inquinanti sia a breve termine (2020) che a lunga scadenza (2030). Solo quattro paesi erano riusciti a rispettare la prima scadenza; da lì l’esigenza di una proroga che, però, in alcuni casi non è valsa a nulla. Croazia, Irlanda, Lettonia e Slovacchia hanno presentato solamente una bozza; Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Malta, Romania, Slovenia e Spagna non hanno fatto pervenire assolutamente nulla.
La riduzione dell’inquinamento atmosferico e la salute dei propri abitanti non sembrano essere in cima alle priorità dei 15 Stati, che, oltretutto, stanno infrangendo la Direttiva sui limiti nazionali di emissione, entrata in vigore tre anni fa. La consegna dei Programmi, infatti, era stata stabilita proprio da quel documento, che fissa anche i limiti per cinque inquinanti atmosferici: ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, biossido di zolfo, ammoniaca, polveri sottili.
Le parole di Margherita Talotto, responsabile delle politiche per l’aria pulita presso l’EEB, sono decise: «Si tratta di un segnale incredibilmente preoccupante: ignorando quest’obbligo legale, i Governi nazionali stanno trascurando il loro dovere di fornire aria più pulita».
Non è un cosa da prendere sotto gamba, insomma: «I Governi nazionali devono smettere di giocare con la salute dei cittadini e chiarire al più presto come intendono soddisfare i loro obblighi minimi di abbattimento degli inquinanti atmosferici. Non c’è tempo da perdere».