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26 settembre 2011

La causa dell'autismo: sostanze tossiche.... vaccini inclusi

Tratto da Ecplanet.com

La causa dell'autismo: sostanze tossiche, vaccini inclusi 

“l'AUTISMO è tra noi perché è il risultato dell'esperimento, in corso da 50anni, di gettare su ogni essere vivente un carico enorme di sostanze tossiche, vaccini inclusi” Dr. Gregory EllisHo...

Molti anni fa scrissi un saggio sullo spettro dei disturbi austistici e le loro cause molteplici e ora sembra che la scienza medica stia iniziando a comprendere come la nostra civiltà abbia contribuito a questa gigantesca epidemia.
Il New York Times indica che, come causa dell'autismo, un nuovo studio sui gemelli fatto a suo tempo, suggeriva che fattori ambientali-esterni, incluse le condizioni nell'utero, possano essere almeno tanto importanti quanto quelli genetici. Dei modelli matematici indicano che solo il 38 per cento dei casi studiati potevano essere attribuiti a fattori genetici, mentre i fattori esterni-ambientali sembravano all'opera nel 58 per cento dei casi.

Si valuta che almeno l'1 percento della popolazione nel mondo avanzato, soffra di autismo. In alcuni luoghi come gli USA e la Corea del Sud, per esempio, il numero è decisamente più terrificante.
.....ora cresce l'opinione che i geni non raccontino tutta la storia, in parte perché i tassi di autismo sembrano aumentati più velocemente di quando evolvono i geni. “Penso che ora comprendiamo che sia fattori genetici che ambientali devono essere considerati seriamente,” ha detto il Dr. Joachim Hallmayer.....


I fattori ambientali, come causa di autismo, di cui parlano i ricercatori, sono soprattutto i veleni dell'ambiente a cui il feto è esposto causa una contaminazione della madre, contaminazione che lui riceve attraverso il cordone ombelicale. Si tratta delle sostanze chimiche, di migliaia di queste sostanze: metalli pesanti come il mercurio e un giorno i ricercatori parleranno anche di radiazioni da particelle assorbite internamente che causano anche seri problemi neurologici nei giovani.
Secondo la National Academy of Sciences (NAS), ogni anno nascono 60.000 bambini americani con problemi neurologici, causati da esposizione prenatale a composti al metilmercurio, dai carburanti fossili all'inquinamento industriale.[3]

The World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che l'inquinamento dell'aria uccida approssimativamente 3milioni di persone all'anno. [4] Gli inquinanti nell'aria è noto che producono costrizione alle arterie, riducono il flusso sanguigno e l'apporto di ossigeno al cuore e così anche al cervello. Importante poi da sapere è che gli inquinanti trovati nell'aria non hanno un livello di sicurezza: danneggiano gli umani anche a livelli molto bassi. [5]
“Il mercurio altera i sistemi biologici. (...) Induce un cambiamento nella struttura cellulare, interrompendo serie reazioni di trasferimento di elettroni, facendo si che le cellule siano percepite come estranee dal sistema immunitario -difensivo- e riparatore del corpo” Dr. Rashid Buttar
Ciò che è evidente in casi seri di autismo, è simile ai sintomi riscontrati nell'avvelenamento da mercurio. “Migliaia di genitori hanno viso una regressione di abilità nei loro bambini a seguito di vaccini che contengono timerosal”, dice Jo Pike, Presidente della National Autism Association. “Molti di questi bambini migliorano rapidamente con interventi biomedici che hanno per obbiettivo il mercurio”.Leggi tutto

[3] Andersen, Glen. Finding the Causes of Childhood Diseases. June 2001 State Legislatures magazine
[4] World Health Organization. Air pollution kills an estimated 2.7 million to 3.0 million people every year--about 6% of all deaths annually http://www.findarticles.com/p/articles/mi_m0856/is_3_28/ai_69434544
[5] Public Health and Economic Consequences of Methyl Mercury Toxicity to the Developing Brain Leonardo Trasande; Philip J. Landrigan; Clyde Schechter; Environ Health Perspect. 2005; 113 (5): 590-596. ©2005 National Institute of Environmental Health Sciences.

Leggi l'articolo integrale

21 ottobre 2009

2009/10/22 Vado: incendio al nastro trasportatore della Tirreno Power / " Il conto salato e occulto dei combustibili fossili .

Tratto da "Savonanews "
Vado: incendio al nastro trasportatore della Tirreno Power

Il guasto e il successivo principio d'incendio del nastro trasportatore del carbone si era verificato alla centrale termoelettrica Tirreno Power e non di TRI come riportato nell'edizione di martedì scorso da Savonanews. Le operazioni di spegnimento delle fiamme, subito circoscritte da parte dei pompieri, si sono protratte per gran parte del pomeriggio dalle 16.30 alle 19.10.


Giovedì 22 Ottobre 2009 ore 07:43
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Tratto da" QualEnergia "

Negli Usa ogni anno fanno 20mila morti e 120 miliardi di dollari in danni ambientali e sanitari, senza contare i costi legati ad emissioni e clima. Lo denuncia uno studio della National Academy of Sciences. Le energie fossili scaricano i costi sulla collettività ed anche per questo restano competitive.
Negli Stati Uniti i combustibili fossili fanno danni per 120 miliardi di dollari ogni anno. E questo senza contare quelli legati al global warming, troppo difficili da quantificare con precisione. Economiche solo in apparenza, le fonti fossili in realtà costano care alla collettività. A ricordarlo è uno studio pubblicato lunedì dalla National Accademies of Sciences statunitense: "Hidden Costs of Energy: Unpriced Consequences of Energy Production and Use" (vedi link in basso per il report).

Lo studio, commissionato dal Congresso, parla chiaro: le fonti sporche per i soli Stati Uniti fanno appunto spendere 120 miliardi di dollari ogni anno per gli effetti sulla salute dei cittadini, oltre che per danni all’agricoltura ed altri servizi.
Più di 20mila le morti premature, sempre all’anno, legate all’inquinamento da trasporti e da produzione di energia. Danni imputabili quasi integralmente ai combustibili fossili.

Costi che non vengono conteggiati nel prezzo di mercato del chilowattora da carbone - attualmente la fonte più “economica” sul mercato - né in quello del litro di benzina.
Se lo si facesse – spiega lo studio - il chilowattora da carbone - tra le fonti più inquinanti anche senza contare le emissioni di CO2 – dovrebbe costare dai 3,6 ai 12 centesimi di dollaro in più (a seconda del tipo di centrale) vedendo così sfumare la sua competitività economica nel confronto con fonti più pulite (Qualenergia.it"I costi nascosti del carbone"). Un litro di gasolio, invece, costerebbe dagli 87 centesimi a 1,4 $ in più.

Anche tra le rinnovabili e le motorizzazioni pulite per i trasporti lo studio fa dei distinguo: l’impatto ambientale e sanitario dell’etanolo da mais come carburante sarebbe addirittura leggermente peggiore di quello del gasolio e, sempre ricordandosi che lo studio non considera i costi legati alle emissioni di CO2, anche le auto elettriche avrebbero ricadute negative considerevoli, legate all’inquinamento per produrre motori e batterie e a quello per produrre l’elettricità per la trazione, che negli Usa al momento è prodotta per circa la metà con il carbone.

Ma il costo delle fonti sporche a carico della collettività è in realtà molto più alto anche rispetto a quanto stimato dallo studio. Il lavoro omette infatti, per motivi tecnici, altri importanti aspetti.
Oltre a non considerare i combustibili usati per treni, aerei e navi, non include, ad esempio, i danni ambientali dell’estrazione del carbone.
Nel caso del nucleare poi la stima degli extra-costi tiene conto solo in minima parte dei danni legati all'estrazione dell'uranio (che avviene per il 95% all'estero), mentre esclude i danni potenziali derivanti da un evenetuale incidente e i costi per lo stoccaggio delle scorie, troppo incerti per essere valutati, spiegano gli autori del report. Infine tra i costi delle fonti fossili, petrolio in primis, mancano le spese militari che sappiamo servono a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. E nel caso degli Stati Uniti stiamo parlando di cifre astronomiche.

Anche senza considerare questi aspetti ci sono comunque abbastanza argomenti per far capire l’urgenza di neutralizzare, anche incentivando le fonti rinnovabili e l'efficienza, la finta competitività che i combustibili fossili sembrano avere, frutto di costi nascosti che riescono a scaricare sulla collettività. Un motivo in più per far approvare dal Senato americano il Climate Bill che potrebbe segnare una svolta decisiva per il paese in materia di energia.


Lo studio della National Academy of Sciences: Hidden Costs of Energy: Unpriced Consequences of Energy Production and Use

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Tratto da "Ecologiae"

Le tecnologie e le conoscenze per un mondo 100% rinnovabile esistono già
La maggior parte della tecnologia necessaria a spostare il mondo dai combustibili fossili all’energia pulita e rinnovabile esiste già. L’attuazione di tale tecnologia richiede il superamento di ostacoli nella pianificazione e nella politica, ma così facendo potrebbe tradursi in una diminuzione del 30% della domanda mondiale di elettricità.
Di questo ne sono convinti il docente di ingegneria di Stanford Mark Z. Jacobson ed il ricercatore della University of California-Davis Marco Delucchi.
Per chiarire la portata di tali ostacoli, e come potrebbero essere superati, hanno scritto un articolo su Scientific American.
In esso si presenta una nuova ricerca per tracciare e valutare un piano quantitativo per alimentare il mondo intero con vento, acqua ed energia solare, compresa una valutazione dei materiali e costi. Alla fine, dicono, saranno più convenienti dei combustibili fossili o nucleari.
La chiave è eliminare la combustione come un modo per produrre energia per i veicoli, nonché per l’utilizzo di energia elettrica normale.
Il problema risiede nell’uso di combustibili fossili e nella combustione della biomassa, che sono notoriamente inefficienti nella produzione di energia utilizzabile. Ad esempio, quando la benzina è utilizzata per alimentare un veicolo, almeno l’80% dell’energia prodotta viene dispersa come calore.

Con i veicoli che funzionano con l’elettricità, è il contrario. Circa l’80% dell’energia fornita al veicolo viene convertita in movimento, con solo il 20% disperso sotto forma di calore.
Altri dispositivi di combustione possono analogamente essere sostituiti con l’elettricità o con l’idrogeno prodotto dall’energia elettrica.

Jacobson e Delucchi utilizzano i dati del US Energy Information Administration, indicando che, se il mondo manterrà gli attuali mix di fonti di energia, la domanda globale di elettricità nel 2030, diventerebbe 16,9 terawatt, o 16,9 milioni di megawatt. Hanno quindi calcolato che, se si abbandonassero i combustibili fossili o la biomassa, la domanda scenderebbe a solo 11,5 terawatt.
L’idea errata è che i calcoli oggi vengono effettuati in termini di guadagno. E’ ovvio che le onde del mare o il sole non possono far guadagnare come il petrolio, ma se ragionassimo in termini di risparmio, anziché di guadagno, a quel punto sì che converrebbero queste tecnologie.

Se si farà questa transizione verso le energie rinnovabili, si elimina la necessità di 13.000 impianti a carbone nuovi o esistenti