COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

22 aprile 2019

Greta:«Il tempo sta per scadere. Non fallite, vogliamo un futuro»

Tratto da Il Cambiamento

Greta Thunberg: «Il tempo sta per scadere. Non fallite, vogliamo un futuro»

Greta Thunberg: «Il tempo sta per scadere. Non fallite, vogliamo un futuro»
La sedicenne svedese, che è stata la star della manifestazione a Roma contro i cambiamenti climatici, ha tenuto un discorso martedì scorso al Parlamento Europeo, radunato in sessione plenaria a Strasburgo.
Vi riportiamo il testo integrale tradotto in italiano.
«Il mio nome è Greta Thunberg, ho 16 anni, vengo dalla Svezia e voglia sapere che avete paura, vorrei vedervi reagire come se le fiamme stessero per incendiare la vostra casa.
Ho già detto queste cose in passato e molte persone mi hanno spiegato perché è una pessima idea. Molti politici mi hanno detto che il panico non porta mai a niente di buono. E io sono d’accordo, essere nel panico, a meno di non essere costretti, è una pessima idea. 
Ma quando la tua casa è in fiamme, quando la vedi crollare in cenere, è la situazione stessa a richiedere un certo livello di panico. La nostra civiltà è così fragile, quasi un castello di sabbia: la facciata è bellissima, ma le fondamenta sono tutt’altro che solide. Abbiamo tagliato su tanti punti importanti. Il mondo ha assistito, nella massima disperazione, in che modo l’incendio ha consumato la cattedrale di Notre Dame. Alcuni edifici sono più speciali di altri. ma Notre Dame verrà ricostruita. Spero che le sue fondamenta saranno solide. Spero che le nostra fondamenta siano anche più solide, ma temo che non lo siano.
Nell’anno 2030, dieci anni, 259 giorni e 10 ore da questo momento, ci troveremo in una situazione in cui vedremo una irreversibile catena di reazioni che porterà alla fine della nostra civiltà, come l’abbiamo conosciuta. Questo è ciò che succederà, a meno che non vengano urgentemente e in permanenza implementate una serie di cambiamenti in tutti gli aspetti della nostra società, compresa una riduzione delle nostre emissioni di Co2, come minimo del 50%.
Da notare: queste previsioni dipendono da misure e dispositivi che non sono stati neppure ancora inventati. Invenzioni che dovrebbero purificare la nostra atmosfera dell'enorme presenza di anidride carbonica. Inoltre questi calcoli non comprendono imprevisti momenti di precipitazione o di amplificazione, come i gas che fuoriescono per lo scioglimento rapido del permafrost, e neppure includono l’effetto riscaldamento dell’inquinamento, né il fondamentale aspetto della giustizia ambientale chiaramente definito dagli accordi di Parigi, che è assolutamente necessario perchè funzioni su scala mondiale.
Dobbiamo anche considerare che queste sono solo previsioni, stime, il che significa che questi punti di non ritorno possono arrivare forse ancor prima di quel che si possa prevedere, nessuno è in grado di saperlo con certezza. Possiamo però essere certi che questo accadrà approssimativamente in questo lasso di tempo, perché questi calcoli non sono opinioni campate per aria, sono il frutto di considerazioni scientifiche unanimemente raggiunte da tutti i membri dell’IPCC, quasi tutte le istituzioni scientifiche del mondo sostengono le conclusioni dell’IPCC.
Siamo nel pieno della sesta estinzione di massa e il tasso di estinzione è 10 mila volte più rapido di ciò che si considera normale… con 200 specie che si estinguono ogni giorno. L’erosione di suolo fertile, la deforestazione delle nostre belle foreste, la tossicità dell’inquinamento, la morìa di insetti e di molti animali ‘protetti', la riduzione dei nostri oceani, questa è la catena dei disastri che si sta accelerando a causa di uno stile di vita che noi, che ci consideriamo al sicuro, che riteniamo in diritto di continuare ad avere. Ma quasi nessuno sa di queste catastrofi o è in grado di capire che si tratta dei sintomi di un disastro ambientale senza precedenti.
E perché dovrebbero sapere? Nessuno li sta veramente informando, men che meno le persone giuste e nel modo giusto. La nostra casa sta crollando e i nostri leader devono cominciare a fare qualcosa per impedirlo. Perché al momento non stanno facendo nulla. La reazione dovrebbe essere cambiare radicalmente il nostro comportamento, come succede in caso di emergenze.
Se la vostra casa stesse per crollare, non ve ne andreste in giro in business class, chiacchierando circa il fatto che sarà il mercato a offrire le soluzioni più idonee per ogni specifico problema. Non continuereste a pensare di comprare e costruire soluzioni a problemi che sono il prodotto di questo continuo comprare e costruire. Se la nostra casa stesse per crollare non sentiremmo il bisogno di tre summit di emergenza per la Brexit, e nessun summit di emergenza per l’ambiente e il cambiamento climatico. Non stareste a discutere circa l’opzione di ridurre il ricorso al carbone entro 15 o 20 anni. Se la nostra casa stesse per crollare non staremmo a celebrare il fatto che una singola nazione come l’Irlanda potrebbe presto disinvestire dai combustibili fossli, né celebrare il fatto che la Norvegia si è impegnata a smettere l’estrazione di petrolio al largo delle isole Lofoten ma continuerà a estrarre petrolio in altri parti del mondo. Siamo 30 anni in ritardo per questo tipo di celebrazioni.
Se la nostra casa stesse per crollare i media non scriverebbero d’altro, l’attuale crisi climatica e ambientale dominerebbe le prime pagine dei giornali. Se la nostra casa stesse per controllare non diremmo che la situazione è sotto controllo, né faremmo dipendere le condizioni di sopravvivenza per tutte le speci da invenzioni che devono ancora essere inventate. E voi non sprechereste il vostro tempo, come poltici, a discutere di tasse o di Brexit. Se i muri della vostra casa stessero davvero per crollare, di sicuro mettereste in secondo piano i motivi di disaccordo e comincereste a collaborare. Beh, la nostra casa sta crollando e il tempo sta per scadere. Ma di fatto non stiamo facendo nulla. Il cambiamento deve essere per tutto e per tutti, e dunque perché sprecare tempo in discussioni circa chi deve cambiare per primo. 
Ognuno e tutto quanto deve cambiare, ma più grande è il dibattito e maggiore diventa la responsabilità, più grande è la tua impronta ecologica e maggiore è il tuo dovere morale. Quando chiedo ai politici di agire al più presto, la loro prevedibile risposta è che non possono proporre alcuna drastica soluzione, perché sarebbe troppo impopolare tra i votanti. E naturalmente hanno ragione, perché la maggioranza non è neppure consapevole dei cambiamenti che sarebbero necessari. Ed ecco perché continuo a chiedervi di far sì che i contributi scientifici possano convergere, di portare la scenza nel cuore della polticia e della democrazia.
Molto presto ci saranno le elezioni europee, e molti di noi che saranno maggiormente affetti da questa crisi, persone come me, non avranno il permesso di votare, individui che non avranno il potere di influenzare il comportamento dei business men, politici, ingegneri, addetti ai media, educatori o scienziati, perchè il tempo che ci vuole per educare noi stessi, sta diminuendo sempre di più. Ecco perché milioni di ragazzini scendono in piazza a dimostrare, dichiarano sciopero alla scuola per dare rilievo a questa crisi. Dovete ascoltarci. Noi non possiamo votare ma voi dovete votare per noi, per i vostri figli e nipoti. Quello che stiamo facendo adesso potrebbe diventare presto irreversibile.
In queste elezioni sarete chiamati a votare per le condizioni vitali per la specie umana e benché le politiche che sarebbero necessarie oggi non esistano ancora, alcune alternative sono sicuramente meno peggio di altre. E alcuni mi hanno detto che ci sono dei partiti che non avrebbero voluto che io parlassi qui oggi, perchè determinati ad evitare qualsiasi discorso che ha a che fare con la crisi ambientale.
La nostra casa sta crollando. Il futuro e tutto ciò che abbiamo conquistato nel passato sono ora nelle vostre mani. Ma non è troppo tardi per fare qualcosa. Sarà necessario un cambiamento radicale di visione, e una buona dose di coraggio, feroce (fierce) determinazione di reagire adesso, per costruire le fondamenta di qualcosa di cui potremmo non immaginare il tetto, in altre parole sarà necessaria una buona dose di ‘cathedral thinking’. Vi chiedo per favore di fare qualcosa per rendere possibili i cambiamenti necessari.
Fare del vostro meglio non è più abbastanza. Dobbiamo tutti fare il massimo possibile, e se rifiutate di ascoltarmi va bene lo stesso, dopo tutto sono solo una studentessa sedicenne che viene dalla Svezia, ma non potete ignorare la voce degli scienziati, della scienza, o quella dei milioni di studenti che scioperano dalla scuola, per affermare il loro diritto ad avere un futuro. Vi prego di non fallire, su questo».

19 aprile 2019

"UNITI PER LA SALUTE " FORMULA I MIGLIORI AUGURI DI BUONA PASQUA 2019


BUONA PASQUA 2019
DA UNITI PER LA SALUTE ONLUS


Buona Pasqua, con l'augurio che questa Festa
possa rinnovare in tutti noi la fiducia,

 la speranza e la gioia.
Che la Pasqua ci aiuti a riscoprire i valori
che rendono la vita felice e degna di essere vissuta.
“Auguri di buona Pasqua a tutti quelli che sperano in un mondo migliore e...  si prodigano 
 per realizzarlo.
Buona Pasqua a coloro che ,come noi, continuano a ritenere che le istanze dei cittadini dovrebbero avere una grande importanza nelle scelte sui territori e sull'ambiente e che la tutela della salute
sia fondamentale.




Buona Pasqua a chi da anni collabora con noi.
Buona Pasqua ai molti nostri amici speciali
Buona Pasqua a tutti i lettori del nostro blog

Auspichiamo che questa Pasqua porti a tutti
serenità ,gioia di vivere e...speranza nel futuro.


Sinceri auguri
da Uniti per la Salute.

Inquinamento dell’aria: aumenta il rischio di diabete di tipo 2

Tratto da Quotidianosanita’

Inquinamento dell’aria: aumenta il rischio di diabete di tipo 2

E’ uno studio che viene da lontano, da Taiwan e Hong Kong, ma i suoi risultati sono applicabili a qualunque metropoli del mondo, alle prese con l’inquinamento da particolato fine, il PM2.5 , prodotto dal traffico veicolare, dagli impianti per la produzione di energia, dalla combustione della legna, dagli incendi boschivi. Questo studio osservazionale dimostra che l’esposizione a questo tipo di inquinamento per lunghi periodi è in grado di aumentare di quasi il 30% il rischio di comparsa di nuovi casi di diabete di tipo 2 nelle persone più pesantemente esposte.

19 APR - Essere esposti a lungo all’inquinamento da particolato fine (PM2.5) rappresenta un nuovo fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, strettamente collegato al diabete di tipo 2.
Esistono al momento prove limitate di un’associazione tra l’esposizione di lunga durata a questa forma di inquinamento e la comparsa di diabete di tipo 2. Ma uno studio appena pubblicato su Diabetologia, organo ufficiale della European Society for the Study of Diabetes (EASD) ha cercato di dare una risposta a questo quesito.

La ricerca, effettuata da Xiang Qian Lao del Jockey Club School of Public Health and Primary CareThe Chinese University of Hong Kong e colleghi dell’Università di Taipei (Taiwan) è andata ad investigare l’effetto di una lunga esposizione al PM2.5 sull’incidenza di diabete di tipo 2 in una popolazione di 147.908 adulti di Taiwan, non  affetti da diabete al momento dell’arruolamento. I partecipanti allo studio sono stati seguiti dal 2001 al 2014; durante questo periodo effettuavano visite mediche e venivano sottoposti a determinazioni della glicemia a digiuno (FPG). I nuovi casi di diabete di tipo 2 venivano definiti come FPG ≥7 mmol/L o come diagnosi di diabete diagnosticata dal medico nel corso di una visita.


La concentrazione di PM2.5  atmosferico nei pressi delle abitazioni dei partecipanti allo studio è stata stimata utilizzando un modello spazio-temporale basato sul satellite. La concentrazione media di PM2.5 di 2 anni è stata assunta come indicatore di esposizione di lungo periodo all’inquinamento ambientale da PM2.5 .

I soggetti residenti in zone ad elevata concentrazione di  PM2.5 , presentavano un rischio di comparsa di diabete di tipo 2 maggiorato dal 16 al 28%, rispetto ai residenti nelle zone meno inquinate. I soggetti che consumavano occasionalmente o regolarmente bevande alcoliche e quelli con un indice di massa corporea inferiore a 23  kg/m2 sono risultati più sensibili agli effetti di una esposizione di lunga durata al particolato fine.

Questo studio fornisce insomma un motivo ulteriore per cercare di mitigare in tutti i modi l’inquinamento atmosferico. Ridurre l’esposizione al particolato fine potrebbe rappresentare infatti una valida strategia anche per contrastare la pandemia di diabete di tipo 2.

Italia contaminata: ecco perché la salute di 7 milioni di cittadini è in pericolo

Tratto da Linkiesta

Italia contaminata: ecco perché la salute di 7 milioni di cittadini è in pericolo

Il dossier ambientale è certamente un campanello di allarme che non può essere ignorato, in particolare per la sua profonda interconnessione con la salute degli abitanti delle zone limitrofe alle aree contaminate. In aggiunta a sprechi, investimenti sbagliati e infiltrazioni mafiose


L'Italia tossica, quella delle aree inquinate, è tornata a pungere (anche se realmente non se n’è mai andata). A qualche anno dalla ricerca messa in piedi da Andrea Minutolo e Marco Mancini di Legambiente sui Sin (siti di interesse nazionale) e le aree contaminate, pertanto, si può assurgere che la situazione non è poi così cambiata. Secondo European Environment Agency, i siti contaminati identificati in Europa sono 342 000 e solo il 15% sono stati bonificati. L’Italia dal canto suo ne conta circa 12 mila, dei quali 57 sono Siti di interesse Nazionale, ovvero contenenti alti livelli di inquinamento. Legalmente, sotto il governo Monti, le competenze per la bonifica di questi siti sono state divise: 39 al Ministero dell’ambiente e 18 alle Regioni.
Per capirci: il totale dei siti contaminati è quello ufficiale ma non reale, in quanto il monitoraggio a maglie larghe di alcune regioni non permette la copertura di tutto il territorio, senza contare che la frammentazione di responsabilità ha creato un’impasse alimentato a suon di milioni - solo per consulenze e pareri - che affonda le radici nel lontano 1998, l’anno delle prime previsioni di bonifica.
Ma partiamo dalle origini. Precisamente dall’impatto ambientale e dagli effetti che i Sin hanno sulla salute della popolazione. Gela, Orbetello, Piombino, Venezia, Crotone, sono solo alcune delle 57 bombe ecologiche che stanno appestando il Paese. Contaminazione di suolo o di falde acquifere, emissioni di polveri e presenza massiccia di amianto sono le inflitrazioni più comuni per quelli che possono essere ex polverifici dismessi, impianti chimici o siderurgici, discariche o inceneritori.

18 aprile 2019

Greta Thunberg al Senato sui cambiamenti climatici: “Porre fine all’uso dei combustibili fossili e trovare nuove vie”

Tratto da Art-news

Greta Thunberg al Senato sui cambiamenti climatici: “Porre fine all’uso dei combustibili fossili e trovare nuove vie”

“Un grazie speciale a Greta, che ha percorso migliaia di chilometri per essere oggi qui con noi”. Così la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha accolto la giovane attivista, diventata il simbolo delle battaglie per l’ambiente e ricevuta oggi in Senato per il convegno “Clima: il tempo cambia. E’ tempo di cambiare” organizzato in sala Koch insolitamente stracolma. Tanto piena che, non tutti i giornalisti in fila all’entrata del palazzo già dalle 9 sono potuti entrare.
“La crisi ambientale è la più semplice e la più difficile che ci troviamo ad affrontare” ha detto Greta. “La più semplice perché sappiamo cosa fare. Ovvero mettere un punto alle emissione dei gas serra. La più difficile perché l’attuale economia dipende dai combustibili fossili.
In che modo possiamo risolvere questa crisi? Chiede poi alla platea Greta Thunberg: sicuramente dobbiamo “Porre fine all’uso dei combustibili fossili e trovare nuove vie. Noi dobbiamo affrontare la crisi, come una crisi e andare avanti a cercare soluzioni…attraverso una giusta transizione e un’ economia circolare”...
“Noi dobbiamo sostenere gli scienziati e combattere insieme a loro. Le risposte al momento non ci sono, ma dobbiamo cercarle. Il cambiamento sta arrivando che vi piaccia o meno – prosegue Greta -. L’atmosfera è interessata soltanto alle migliaia di tonnellate di gas serra che noi pompiamo ogni giorno. Dobbiamo pensare come coloro che hanno costruito le cattedrali. Partire dalle fondamenta per arrivare al tetto”.
“E’ come il Piano Marshall per ricostruire, dopo la seconda guerra mondiale, o come Notre-Dame che è andata in fumo, ma in poche ore si sono trovati tantissimi fondi per ricostruirla”.
Ieri, accompagnata dal padre, con le sue inconfondibili trecce e un cartello bianco con la scritta “Join the climate strike” (Unitevi allo sciopero per il clima), Greta Thunberg ha dato il via al suo viaggio in Italia, incontrando Papa Francesco, che l’ha incoraggiata ad “andare avanti” nel suo impegno per la lotta contro il cambiamento climatico.
“L’ho ringraziato per aver parlato così chiaramente della crisi climatica”, ha scritto su Fb dopo l’udienza in Vaticano. “Il Santo Padre ha ringraziato e incoraggiato Greta Thunberg per il suo impegno in difesa dell’ambiente, e a sua volta Greta, che aveva chiesto l’incontro, ha ringraziato il Santo Padre per il suo grande impegno in difesa del creato”, ha riferito ai giornalisti il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, sul breve incontro tra il Pontefice e la giovane attivista svedese.
Domani, venerdì 19 aprile, Greta sarà in piazza del Popolo, dove sarà allestito un ‘palco a pedali’ che fornirà l’energia all’impianto grazie a 120 biciclette che animeranno un generatore, ideato da Andrea Satta dei Tetes de Bois che saranno sul palco per presentare una canzone ispirata alle parole dell’attivista svedese. Nella piazza ci saranno inoltre 4 gazebo dove si svolgeranno diverse attività e in uno di questi ci sarà il “filo per il clima”, una corda tesa che unirà il palco con la possibilità per chiunque di scrivere un messaggio esprimendo pensieri ed emozioni sui cambiamenti climatici.

16 aprile 2019

VALERIA PINI:"Malattie autoimmuni del fegato, il ruolo chiave dell'inquinamento"

Tratto da La Repubblica

"Malattie autoimmuni del fegato, il ruolo chiave dell'inquinamento"

"Malattie autoimmuni del fegato, il ruolo chiave dell'inquinamento"

A sostenerlo uno studio inglese appena presentato all'Easl, il congresso di epatologia in corso a Vienna     dalla nostra inviata VALERIA PINI

Centrali a carbone, un abisso finanziario. Il 42%degli impianti non conviene già più .....



Tratto da Valori

Centrali a carbone, un abisso finanziario. Il 42% non conviene già più

Dalla chiusura degli impianti deriverebbero centinaia
 di miliardi di risparmi per Cina, Europa, USA e Russia.
 In Italia forti le resistenze dei produttori
Di Corrado Fontana
Investireste ancora sul carbone? Anche se sapeste che già oggi
 il 42% della stragrande maggioranza delle centrali al mondo 
non è più conveniente dal punto di vista economico? E se scopriste anche che questa percentuale salirà al 72% nel 2040?
 Molto probabilmente no.
Ma se aveste ancora qualche velleità di scommettere il vostro patrimonio sulla fonte fossile di energia acclaratamente più inquinante e dannosa per l’ambiente, nonché la più efficace
 nel favorire il cambiamento climatico, almeno non fatelo in
Europa, Cina, India, Australia, Sudafrica e Stati Uniti. Perché in
 queste regioni un nuovo impianto a carbone è già meno
conveniente rispetto a quelli che sfruttano le fonti rinnovabili.

GRAFICO quando le rinnovabili saranno più economiche delle centrali a carbone – fonte rapporto Carbon Tracker, novembre 2018

Questi sono alcuni dei principali elementi su cui si basa il de profundis pronunciato sulla convenienza finanziaria del 
carbone. La sentenza è riassunta nei numeri usciti col rapporto Spegnere il carbone: viaggio nei rischi economici
 e finanziari degli ultimi anni dell’energia dal carbone
 realizzato da Carbon Tracker, think tank finanziario indipendente,
 che effettua analisi approfondite sull’impatto della transizione energetica sui mercati dei capitali e sul potenziale investimento
 in combustibili fossili ad alto costo e ad alta intensità di carbonio.

Abbandono del carbone: 88 mld di risparmio in Europa, più del         quadruplo in Cina

Lo studio di Carbon Tracker ha riguardato complessivamente
 6.685 impianti a carbone nel mondo, che rappresenterebbero
 circa il 95% (1.900 GW) della capacità operativa globale e il 90%
 (220 GW) della capacità in costruzione. Ai risultati è dedicato un portale interattivo, che permette di valutare la situazione Paese
per Paese. E stima i costi di gestione, redditività lorda, competitività relativa, periodo di abbandono (il cosiddetto phase-out) e rischi finanziari. Tutte informazioni esaminate e valutate all’interno di
uno scenario in cui l’aumento delle temperature del pianeta non
 abbia superato i temuti 2°C rispetto all’epoca pre-industriale.
 La soglia di sicurezza inserita nell’Accordo di Parigi sul clima.
Secondo la ricerca, le principali economie del mondo avrebbero
 solo da guadagnare da un phase-out del carbone più rapido
 possibile. Evitando o riducendo così il crollo di profittabilità
dei propri impianti e le perdite finanziarie conseguenti: ovvero
 ben 389 miliardi di dollari per la Cina, quasi 90 miliardi per
 l’Unione europea, 78 miliardi per gli USA di Donald Trump, notoriamente amico del carbone, e 20 miliardi per la Russia.


GRAFICO la percentuale di centrali a carbone non più economicamente convenienti oggi, nel 2030 e 2040 – fonte rapporto Carbon Tracker, novembre 2018

Un’emorragia di risorse preziosissime che, peraltro, non tiene
conto dei costi altissimi connessi ai danni ambientali e sanitari,
 a fronte di una sempre maggiore economia generale mostrata
 delle rinnovabili. Se infatti, si legge nello studio, ad oggi è “solo”
il 35% della capacità a carbone installata che potrebbe avere un
 costo di esercizio superioreall’installazione di nuovi impianti
per le rinnovabili, questo valore potrà aumentare fino al 96%
 entro il 2030.....

Leggi qui l'articolo integrale
GRAFICO percentuale per Paese di centrali a carbone meno convenienti delle rinnovabili nel dal 2018 al 2030 – FONTE: rapporto Carbon Tracker, novembre 2018

15 aprile 2019

No al carbone presenta le osservazioni su Aia di Cerano: “siano considerati gli effetti sanitari”

Tratto da Brindisioggi
No al carbone presenta le osservazioni su Aia di Cerano: “siano considerati gli effetti sanitari”
BRINDISI – Il movimento No al carbone in collaborazione con Salute Pubblica ha presentato il 12 aprile scorso alle osservazioni alla procedura di riesame dell’AIA della centrale a carbone Federico II di Brindisi in corso presso il Ministero dell’Ambiente.  Il documento, che sarà presto pubblicato sul sito del Ministero, porta a conoscenza delle autorità coinvolte nella istruttoria gli studi di epidemiologia ambientale che hanno rilevato gli effetti sulla salute (malattie, decessi, monetizzazione della salute persa) della emissione della Centrale.
 Le osservazioni contengono la richiesta che si tenga conto degli effetti sanitari attribuibili alle emissioni della centrale per ridurli quanto più possibile in base alle tecnologie disponibili. La considerazione degli effetti sanitari avversi non sembra considerata nelle AIA fino ad oggi rilasciate. In particolare riguardo alla necessaria prescrizione dei limiti di emissioni in termini di concentrazioni nei fumi, si osserva che questi limiti dovrebbero controllare maggiormente le situazioni di inquinamento acuto, evitando picchi di emissione e concomitanze sfavorevoli (meteorologia, polveri sahariane, ecc.) e tutelando la popolazione anche dagli effetti a più breve termine.
Secondo No al carbone una corretta valutazione degli impatti integrati ambientale e sanitaria deve stabilire il danno residuo che si potrebbe raggiungere imponendo emissioni orarie minime raggiungibili applicando le migliori tecnologie disponibili. “Invece, con una singolarità di cui non si conoscono precedenti – si legge nelle osservazioni – le prescrizioni sono espresse in termini di medie mensili (approx. 720 ore di funzionamento), con un richiamo a medie su due giorni. La media mensile deve essere rispettata integrando tutte e sole le misure di inquinanti emessi al camino effettuate quando le caldaie lavorano al di sopra di una soglia di potenza: le fasi di accensione e spegnimento, critiche per l’emissione di inquinanti, sono trattate a parte senza controllo della concentrazione nei fumi. 
Con questo quadro autorizzativo, sarà dunque possibile continuare ad emettere circa 10 milioni di metri cubi di fumi ogni ora, con concentrazioni superiori a quanto si potrebbe fare applicando le migliori tecnologie disponibili (BAT, Best Available Technologies):
• 7 volte in più per SO2
• 1 volta e mezzo in più per NOx
• 2 volte in più per le polveri.
“I limiti annui, espressi in tonnellate per questi tre inquinanti – aggiungono – impediscono che tale potenziale inquinamento possa avvenire ininterrottamente per tutto l’anno, ma senza impedire che si possa verificare ogni ora.
Il rispetto dei limiti annui sarà possibile solo se la centrale resterà improduttiva (in tutto, o in alcuni gruppi su quattro) per un determinato lasso di tempo durante l’anno, come peraltro sta già succedendo per la scarsa competitività nel sistema di produzione e vendita dell’energia elettrica di origine fossile. Ancor meglio una chiusura definitiva dell’impianto sarebbe l’unica vera ed efficace soluzione per contrastare il suo impatto nocivo sul territorio.
Appare chiaro invece, che un siffatto quadro autorizzativo sia più consono alle strategie commerciali e ai profitti privati piuttosto che a considerazioni di prevenzione primaria e di tutela della salute”.

14 aprile 2019

L' Ambiente riguarda tutti. Perche' non lo capite anche voi?

L' Ambiente riguarda tutti. Perche' non lo capite anche voi?
La testimonianza  di Costanza Savaia  una ventenne  savonese ,  che il 19 aprile sara' a Roma per manifestare con il movimento "Fridays for Future"
Costanza Savaia trasmette l' emozione di esserci e la voglia di impegno della nuova generazione con un sogno  semplice ma gia' realizzato, basta crederci 
Immagine tratta da pag 35 de L' Espresso oggi in edicola 



Inquinamento il convegno di Medicina Democratica ed il Sacrificio di Taranto.

Tratto da Il Corriere di Taranto

La provincia di Taranto è al primo posto fra tutte le 107 provincie italiane per decessi causati da malattie professionali: 548, per l’esattezza fra il 2013 e il 2017, un triste primato che la pone prima di Torino, Napoli, Genova e Milano, mentre Bari, ad esempio è al 41° e Lecce al 64°, per fortuna. E’ questo uno dei dati eclatanti rimbalzati ieri a Taranto al convegno nazionale “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita“, presso il Centro Polivalente “Giovanni Paolo II”, nel quartiere Tamburi. Dati elaborati da Stefano Cervellera, cultore di demografia presso il Dipartimento Ionico dell’Università di Bari, che ha elaborato i dati INAIL Open Data, a disposizione di tutti. Un dato nuovo, che si aggiunge ai tanti, che la cronaca quotidiana ci sciorina sotto gli occhi, ogni giorno, e che fa di Taranto un caso emblematico, un luogo simbolo e per ciò scelto per una iniziativa di tale rilevanza.
Il convegno, promosso da Medicina Democratica con 15 associazioni a carattere nazionale e locale, è stato aperto da Enzo Ferrara, direttore editoriale della rivista Medicina Democratica e chiuso da Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica, al termine di una giornata intensa e partecipata, che ha visto gli interventi di specialisti, studiosi, epidemiologi, medici, giuristi di rilievo nazionale e la partecipazione dei rappresentanti del territorio. Come “le mamme” del quartiere Tamburi, che si sono rivolte alle massime cariche dello Stato per avere attenzione e giustizia, e come i giovani dei movimenti, come Alessandro, 30 anni e tanta voglia di esserci, affinchè un altro futuro sia possibile per Taranto, la sua gente, le sue imprese. “Basta”!, con questa parola d’ordine, si muoverà il corteo dal quartiere Tamburi fino alla portineria D dell’ex ILVA, che Alessandro ha annunciato a nome di tutti, per manifestare la volontà di una città che vuole rinascere e che vuole vivere. “Al convegno – ha detto Marco Caldiroli – è emersa la condivisione di temi e iniziative su cui fare convergere, ognuno in autonomia, le iniziative dei comitati e delle associazioni, a partire dal riconoscimento del legame tra tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e promozione della salute nei luoghi di vita. Occorre partire dalla critica dei processi produttivi insopportabilmente impattanti. La strada è quella di una modifica radicale e tempestiva dei processi produttivi e la chiusura di quelli che non si intende attuare a ciclo chiuso o modificare all’origine (passaggio alla riduzione diretta del ferro senza cokefazione). Occorre dare sostegno alla iniziativa diretta, non delegata, dei lavoratori affinché siano i promotori di un cambiamento radicale nel modo di produrre. Non esistono posti di lavoro sicuri se inquinanti e rischiosi! Per quanto riguarda le responsabilità in corso di accertamento nei diversi procedimenti giudiziari in corso da anni, Medicina Democratica conferma il suo impegno come parte civile in tutti i gradi di giudizio”. Un esempio su tutti il processo che vede imputati 5 dirigenti Italsider-Ilva per la morte di 5 lavoratori per mesotelioma pleurico, il micidiale cancro provocato dall’amianto, tuttora: doveva tenersi in Cassazione il 5.02.2019, ma è stato rinviato a data da destinarsi: Medicina Democratica c’è e ci sarà, perchè giustizia sia fatta e i responsabili condannati.
Al convegno sono stati presentati i contributi di esperti e studiosi a vario titolo, come Valerio Gennaro, Annibale Biggeri, Maurizio Portaluri......
“Le bonifiche degli impianti e del territorio possono essere occasione di lavoro e di assunzione delle responsabilità da parte di tutte le società che si sono succedute – ha concluso Caldiroli – accompagnate da un rigoroso monitoraggio ambientale e dalla sorveglianza sanitaria dei lavoratori e delle popolazioni con modalità condivise e partecipate da parte degli esposti”.
Il convegno di Taranto è stato occasione di confronto con diverse realtà come Manfredonia, Salerno, Sesto San Giovanni, Castellanza, Matera, Savona, Firenze, Brindisi. Ad affrontare le specificità di queste realtà emblematiche, con analisi e soluzioni possibili per conciliare lavoro e salute delle persone e dell’ambiente. L’obiettivo fondamentale è individuare percorsi in grado di porre in primo piano la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori, quale bene costituzionalmente protetto e indisponibile e il diritto al lavoro, ad un lavoro migliore e a un reddito dignitoso.

13 aprile 2019

Smog, asma e bambini, 4... milioni di malati in più ogni anno per colpa dell’inquinamento

Tratto da Fan Page 
Smog, asma e bambini, 4 milioni di malati in più ogni anno per colpa dell’inquinamento
Gli scienziati hanno calcolato che ogni anno si registrano 4 milioni di nuovi casi di asma tra i bambini per colpa dell’inquinamento dell’aria provocato dal diossido di azoto rilasciato dalle auto. Vediamo insieme i dettagli dello studio e cerchiamo di capire come si possa modificare questa situazione.

Ogni anno, 4 milioni di bambini sviluppano l’asma a causa dell’aria inquinata che respirano in città. Questo è quanto sostengono i ricercatori della George Washington University che ci spiegano come sia possibile.

Aria inquinata e asma. Gli esperti hanno preso in analisi i dati relativi ai nuovi casi mondiali di asma nei bambini collegati al diossido di azoto utilizzando un medito che prende in considerazione gli agenti inquinanti presenti nelle strade cittadine trafficate e hanno scoperto che:

Circa quattro milioni di bambini in più ogni anno hanno sviluppato l’asma tra il 2010 e il 2015 a causa dell’esposizione all’inquinamento da diossido di azoto, che principalmente viene dai gas di scarico delle auto.
Circa il 13% dei casi di asma pediatrico ogni hanno sono collegati all’inquinamento da diossido di azoto

Perché l’inquinamento è legato all’asma. Gli esperti spiegano che l’asma cronico rendere difficoltosa la respirazione e si presenta quando i polmoni sono infiammati, in questo caso dagli agenti inquinanti. L’inquinamento è considerato ormai pubblicamente una minaccia per la nostra salute che provoca 8,8 milioni di morti ogni anno. Oltre all’asma infatti è responsabile anche di malattie cardiovascolari, come infarti e ictus, e malattie respiratorie.

Doppio problema. Per risolvere la situazione non basta però ridurre le concentrazioni di diossido di azoto, poiché comunque nell’aria sarebbe presenti i gas serra: quindi è necessario un intervento su più fronti per rendere più sana l’aria che respirano i nostri bambini, e che respiriamo anche noi, prima di danneggiare seriamente la salute di tutte.

Lo studio, intitolato "Global, national, and urban burdens of paediatric asthma incidence attributable to ambient NO2 pollution: estimates from global datasets", è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health.


12 aprile 2019

Tutelare l’ambiente per tutelare la salute dei cittadini

Tratto da Personal reporter 
Tutelare l’ambiente per tutelare la salute

 Di LUNA NATURELLI

“Promuovere un’economia capace di conciliare la produzione di ricchezza con la sostenibilità vuol dire anche tutelare efficacemente la salute dei cittadini europei. Noi medici sosterremo la sfida che Emiliano ha lanciato all’interno del Comitato europeo delle Regioni”.

E’ questo il commento di Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari l’approvazione, da parte della Commissione Ambiente del CdR, del parere del Governatore pugliese sulla visione strategica dell’Unione europea per un’economia senza impatto sul clima.
“A partire dall’Ilva, serve un piano di decarbonizzazione, per combattere l’inquinamento dell’aria – continua Anelli.

“Secondo la Health and Environment Alliance di Bruxelles, sono circa 23.000 le morti premature attribuibili ogni anno a emissioni da carbone in Europa, oltre a 12.000 casi di bronchite cronica e 20.000 ricoveri ospedalieri, con costi totali diretti e indiretti stimabili in 43 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Unione”.

I limiti di PM10 e PM2.5 considerati dall’OMS sicuri per tutelare adeguatamente la salute della popolazione sono la metà di quelli previsti dall’attuale normativa. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro IARC ha incluso l’inquinamento atmosferico e il particolato fra le sostanze cancerogene certe per l’uomo.

“L’esposizione all’inquinamento atmosferico è ormai ufficialmente associata a infertilità, patologie dei neonati e dei bambini, diabete di tipo 2, infiammazione sistemica, obesità, invecchiamento precoce, Alzheimer e forme di demenza” – spiega Anelli –

“Tra i determinanti della salute c’è il contesto ambientale in cui viviamo. Per questo serve un deciso orientamento della politica verso uno sviluppo eco-sostenibile, che nel lungo periodo consente di far crescere il benessere della popolazione ma anche di abbattere i costi sanitari.

Anche per questo il superamento dell’utilizzo dei combustibili fossili e, in primis del carbone, deve essere obiettivo fondamentale per la tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro.”

Verso questo obiettivo si sta muovendo il Gruppo di lavoro Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici) su “Professione, Ambiente e Salute, Sviluppo”, coordinato da Emanuele Vinci, anche attraverso l’attuazione del progetto RIMSA – Rete Italiana Medici Sentinella per l’Ambiente, che ha il patrocinio dell’OMS Europa.

Adnkronos :Malattie fegato, inquinamento ambientale sotto accusa

Tratto da Adnkronos

Malattie fegato, inquinamento ambientale sotto accusa


Immagine correlata
L’esposizione a un persistente, anche se ridotto, fattore inquinante ambientale sembra giocare un ruolo chiave nello sviluppo di alcune malattie autoimmuni del fegato. E’ quanto emerge da un vasto studio condotto nell’Inghilterra del Nord e presentato all’International Liver Congress 2019, in corso a Vienna (Austria). Lo studio ha rilevato un cluster significativo di casi di colangite biliare primaria, epatite autoimmune e colangite sclerotizzante primaria in alcune ben definite regione dell’Inghilterra nord-orientale e della North Cumbria. Questo, secondo i ricercatori, suggerisce il coinvolgimento di uno o più agenti ambientali.



Le patologie autoimmuni del fegato sono relativamente rare, colpiscono persone di tutte le età e durano tutta la vita. Le cause non sono ancora ben chiare, anche se si sospetta un’interazione tra una predisposizione genetica all’autoimmunità e fattori ambientali. Lo studio è stato condotto da ricercatori di Newcastle, che hanno evidenziato i cluster di queste patologie, indagando anche sull’indirizzo dei pazienti individuati. In questo modo hanno visto un eccesso di pazienti rispetto alle attese in alcune aree particolari, molto ben delimitate.


"Lo studio suggerisce che l’esposizione a un agente ambientale persistente e a basse concentrazioni può aver giocato un ruolo nella patogenesi di tutte e tre le malattie autoimmuni del fegato studiate”, conclude Jessica Dyson, della Newcastle University. Dal momento che i cluster delle tre patologie non coincidono, la studiosa ipotizza che potrebbero essere in gioco fattori diversi, che potrebbero anche essere collegati, ad esempio, a riserve idriche, o impianti industriali, o ancora a miniere e stoccaggio dei rifiuti. Occorre indagare ancora, per far luce sull’origine del fenomeno, conclude il team.

"Questo studio è molto importante, dal momento che le malattie autoimmuni del fegato, che pure non sono frequenti, hanno un’incidenza in aumento a livello generale", commenta Marco Marzioni dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, e membro del Board Easl (European Association for the Study of the Liver). "I fattori che le scatenano sono tuttora ignoti - aggiunge il medico - Se in precedenza sono stati considerati elementi ambientali, mancano però ancora dati solidi a supporto di questa tesi. Questo studio rinforza l’idea che un’esposizione ambientale possa giocare un ruolo importante nello scatenare le malattie autoimmuni del fegato

11 aprile 2019

Ecco tutti i modi in cui l'inquinamento rovina la nostra salute

Tratto da wired

Ecco tutti i modi in cui l'inquinamento rovina la nostra salute


Asma, enfisema, bronchiti croniche, cancro, morti premature. Ma non solo: fatica, stress, episodi di psicosi. Ecco cosa dice la scienza a proposito della relazione tra salute e inquinamento

Nove persone su dieci, in tutto il mondo, respirano comunemente aria inquinata. Sia all’esterno che nei luoghi chiusi. E lo scotto da pagare è carissimo. Stando alle stime dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, pubblicato nel maggio scorso, 7 milioni di persone ogni anno perdono la vita a causa dall’esposizione all’inquinamento indoor o outdoor, in proporzioni comparabili. Una vera e propria emergenza sanitaria globale, insomma, che poco sorprendentemente colpisce con particolare violenza i paesi e le popolazioni più deboli: il 90% circa delle morti correlate all’inquinamento si osserva in regioni a basso o medio reddito, principalmente in Africa e Asia, seguite dalla zona del Mediterraneo orientale e infine dal resto dell’Europa e delle Americhe.
.......Mettendo per un attimo da parte la politica, abbiamo cercato di capire quali sono, evidenza scientifica alla mano, gli effetti ormai comprovati dell’inquinamento sulla salute. Il quadro che ne è emerso è piuttosto sconcertante: vediamoli uno per uno.

Gli inquinanti

Cominciamo dai colpevoli. Uno dei composti più nocivi per la salute è l’anidride solforosa, o biossido di zolfo. Un gas incolore e dall’odore cattivo e pungente, che reagisce con estrema facilità con altre sostanze e forma composti ancora più pericolosi, tra cui l’acido solforico, l’acido solforoso e i solfati. Praticamente tutto il biossido di zolfo nell’atmosfera è proveniente da attività umane: la principale fonte di emissioni è l’attività industriale, in particolare quella in cui si manipolano materiali a base di zolfo, come avviene nelle centrali elettriche a carbone, a petrolio o a gas.
La sostanza è inoltre prodotta – e rilasciata – durante la combustione del carburante nei motori a scoppio, anche se ultimamente la tecnologia (gioco sporco a parte) ha fatto grandi passi avanti nella riduzione delle emissioni.
A seguire troviamo il biossido di azoto, sostanza che assieme all’acido nitrico e all’acido nitroso fa parte del gruppo degli ossidi di azoto e che deriva principalmente dai processi di combustione: automobili, camion, autobus, industrie pesanti. Essendo più denso dell’aria, tende a rimanere al suolo; se ne trova in concentrazioni particolarmente significative nei pressi di strade molto congestionate o dei fornelli a gas negli ambienti chiusi.
C’è poi l’ozono, che se nella parte bassa della stratosfera ha un effetto protettivo in quanto trattiene e assorbe parte dell’energia solare (in particolare le radiazioni a bassa lunghezza d’onda, quelle più pericolose per la salute), a livello del suolo è invece nocivo, e viene prodotto da reazioni chimiche catalizzate dalla luce del sole.
E ancora: il famigerato particolato, termine che non indica una sostanza specifica ma un insieme di composti sospesi nell’aria, le cui molecole hanno dimensioni inferiori alle decine di nanometri (la sigla Pm2,5 indica, per esempio, l’insieme di particelle dal diametro minore di 2,5 nanometri, e così via), emessi principalmente dai veicoli con motore a scoppio.
Chiudiamo la lista (che ahinoi potrebbe continuare ancora a lungo) con i metalli pesanti, tra cui piombo, mercurio e arsenico, emessi principalmente – ma non solo – dalle industrie siderurgiche.

Gli effetti sulla salute: il sistema respiratorio

L’impatto più immediato e significativo dell’inquinamento, com’è facile immaginare, è ovviamente quello a carico del sistema respiratorio. Un apparato particolarmente sensibile agli inquinanti perché interamente rivestito da una membrana mucosa (il cui compito è proteggere e lubrificare la superficie di polmoni, trachea, bronchi, alveoli) che cattura con estrema facilità i composti tossici presenti nell’aria respirata.......
E ancora: l’esposizione agli inquinanti interferisce con lo sviluppo dei polmoni durante l’infanzia; è correlata all’insorgenza di asma, declino della funzionalità polmonare in tarda età, insorgenza di broncopneumopatia cronica ostruttiva e addirittura allo sviluppo del carcinoma polmonare. Tanto che, scrive un’équipe di esperti in una review sul tema pubblicata nel 2012, “gli inquinanti atmosferici fanno ormai buona concorrenza al fumo di tabacco come principale fattore di rischio per le malattie polmonari”.

Cuore, arterie, vene

Se i polmoni piangono, il sistema cardiocircolatorio non sorride di certo. L’esposizione agli inquinanti è notoriamente correlata all’insorgenza di arteriosclerosi, anomalie nella pressione sanguigna, infarto, aritmie e ischemie, e aggrava pesantemente condizioni patologiche pre-esistenti. La American Heart Association spiega per esempio che alcuni inquinanti giocano un ruolo cruciale nel velocizzare l’accumulo di placche nelle arterie, il che può scatenare un attacco cardiaco; diversi studi hanno evidenziato un aumento delle ospedalizzazioni e delle morti legate a problemi cardiaci nelle aree metropolitane particolarmente inquinante; gli inquinanti sembrano inoltre avere effetti infiammatori sul cuore, il che provoca l’insorgenza di disturbi cardiovascolari cronici.
Tra gli indiziati più pesanti ci sono le polveri sottili di diametro inferiore a 2,5 nanometri, che in virtù delle loro piccole dimensiono penetrano facilmente negli alveoli polmonari e nei vasi sanguigni attorno al cuore, aggravando i processi patologici a carico delle arterie.

Metabolismo

Respirare aria inquinata fa male anche al sistema metabolico. E anche su questo, purtroppo, le evidenze scientifiche parlano chiaro. Uno studio del 2017, per esempio, condotto su un gruppo di studenti cinesi, ha mostrato che i soggetti che vivevano in aree più inquinate avevano livelli di cortisolo, cortisone, epinefrina e norepinefrina più alti degli altri, ma anche maggiori concentrazioni di zuccheri, amminoacidi, acidi grassi e lipidi nel sangue.
Ma c’è di più: un lavoro pubblicato su The Lancet Planetary Health lo scorso anno ha evidenziato che l’inquinamento esterno, e nello specifico alte concentrazioni di Pm2,5, è fortemente correlato con l’insorgenza di diabete. I dati sono impressionanti: su scala globale, stimano gli autori del lavoro, l’inquinamento contribuirebbe addirittura al 14% circa di tutti i casi di diabete, ovvero quasi tre milioni e mezzo di persone in tutto il mondo.

In gravidanza

L’esposizione all’inquinamento, in gravidanza, aumenta il rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita. Diversi studi, addirittura, hanno trovato tracce degli inquinanti nella placenta. E ancora: aumenta il rischio di aborto allo stesso modo di quanto fa il fumo. A mostrarlo, qualche mese fa, un’équipe di scienziati della University of Utah, che in un articolo pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility hanno mostrato come l’esposizione a biossido di azoto può aumentare fino al 16% il rischio di interruzione di gravidanza. Un precedente studio italiano, pubblicato nel 2015 e condotto sugli abitanti di cinque diverse città, aveva inoltre mostrato che i tassi di aborto spontaneo sono correlati con alte concentrazioni di PM10 e ozono.

Sistema nervoso e cervello

Preoccupati? Non abbiamo ancora finito. L’inquinamento ha effetti negativi anche sul sistema nervoso e sul cervello. Spigolando tra le decine di studi scientifici pubblicati in merito: un paper uscito ad agosto 2018 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto su un campione di oltre 25mila persone residenti in 162 province cinesi, ha mostrato, per esempio, che l’esposizione a biossido di zolfo, biossido di azoto e Pm10 riduce le performance cognitive nella risoluzione di problemi matematici e verbali. E l’effetto si fa più pronunciato con l’avanzare dell’età. Ancora: vivere in zone ad alte concentrazioni di PM2,5 sembra essere correlato a un’accelerazione del declino cognitivo e addirittura a un aumento del rischio di insorgenza di Alzheimer e di altri tipi di demenze – il nesso causale deve ancora essere dimostrato con precisione, ma al momento le evidenze disponibili vanno tutte nello stesso verso.
L’ultima notizia è di pochi giorni fa: uno studio condotto da un’équipe di psichiatri del King’s College di Londra, e pubblicato su Jama Psychiatry, ha mostrato una possibile associazione tra esposizione ad alte concentrazioni di monossido e biossido di azoto ed episodi psicotici (allucinazioni, deliri, pensieri paranoici) tra gli adolescenti. Anche in questo caso, la correlazione è statistica e non è stato (ancora) dimostrato alcun nesso di causalità. Ma c’è comunque poco da stare allegri.
Su wired l'articolo integrale