
Tratto da "La Repubblica"
Il decennio più caldo dal 1850 "Rischio cambi irreversibili"
L'allarme per l'aumento delle temperature arriva dall'Organizzazione meteorologica dell'Onu durante la 17esima Conferenza sul clima a Durban. Nuovi picchi per la concentrazione di gas serra. ........Leggi tutto____________
Tratto da QualEnergia
'Siamo sulla strada per la catastrofe climatica'
"Siamo sulla strada per un aumento della
temperatura globale di 6°C e, cioè, per la catastrofe", avverte davanti
al mondo a Durban Fatih Birol, capo economista della International
Energy Agency. Il tempo per evitare il peggio è agli sgoccioli, dicono i
dati IEA. Ma la politica non sembra raccogliere l'allarme e la Cop 17
non promette bene.

Siamo sulla strada per un aumento della temperatura globale di 6°C. Cioè stiamo andando dritti verso la catastrofe. Parola di Fatih Birol, capo economista della International Energy Agency.
Con l'inizio della diciassettesima conferenza delle parti sul clima, la
Cop 17 di Durban, dalle principali istituzioni legate alla questione
clima-energia stanno arrivando dati allarmanti su come stanno aumentando
emissioni e temperature: nei giorni scorsi abbiamo sentito la voce di
UNEP, IPCC e Organizzazione meteorologica internazionale (WMO).
Proiezioni che per altro non sembrano intaccare l'incredibile
scollamento tra quello che si dovrebbe fare e quanto nei negoziati si
sta proponendo.
L'ultima a suonare il campanello d'allarme è stata appunto la International Energy Agency che mai prima d'ora
aveva usato termini tanto drastici nel descrivere la situazione. A meno
che non si abbandonino subito le fonti fossili, “il mondo è sulla
perfetta traiettoria per un aumento della temperatura di 6 gradi
Celsius. E anche i bambini delle elementari sanno che questa è una catastrofe per noi tutti”, ha dichiarato Birol davanti ai delegati delle quasi 200 nazioni convenute a Durban.
Una constatazione che nasce dalle analisi raccolte nell'ultimo World Energy Outlook di cui su queste pagine abbiamo già parlato.
Il rapporto mette infatti in evidenza come, appunto, uno scenario
business as usual condurrebbe oltre i 6 gradi di aumento al 2100
rispetto ai livelli preindustriali, mentre anche con impegni politici di
riduzione delle emissioni “moderati” (il cosiddetto New Polices
scenario) si andrebbe oltre i 3,5 °C.
L'unica
strada per stare sotto alla soglia critica dei 2°C di aumento,
obiettivo adottato a Copenhagen e confermato a Cancun, sarebbe agire
subito con decisione sugli investimenti energetici, dando uno stop alla
realizzazione di nuove centrali e infrastrutture per le fonti fossili.
Dallo studio IEA emerge infatti che quattro quinti delle emissioni totali di CO2 oltre le quali si mancherebbe l'obiettivo dei 2°C sono già allocate dallo stock di capitale esistente, ossia implicite in centrali elettriche, edifici, stabilimenti industriali, esistenti o in fase di realizzazione. Se entro il 2017,
scrive l'Agenzia, non si farà inversione di marcia, con le
infrastrutture esistenti ci saremo già giocati la possibilità di
contenere le emissioni abbastanza tenere la concentrazione della CO2
sotto le 450 ppm, e dunque di fermare l'aumento entro il 2°C.
Parole
importanti quelle che il rappresentante di una delle istituzioni più
autorevoli e conservatrici nel campo dell'energia ha pronunciato davanti
al mondo a Durban e che “avranno forti implicazioni per gli investimenti nel
settore energetico”, ha dichiarato David Burwell, del Carnegie
Endowment for International Peace, l'associazione che ha organizzato
l'incontro al quale Birol è intervenuto. Anche se, ha osservato Burwell,
“si possono provare a mettere regole e incentivi ma sono loro (gli
operatori privati dell'energia,ndr) che devono prendere le decisioni e
fare gli investimenti”. E, aggiungiamo noi, non lo faranno certo se non
sono costretti.
Il problema è appunto che la politica sembra ben lontana dall'imprimere il cambiamento che servirebbe. (si vedano questi grafici e questi dati UNEP).
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Clima: esperta Oms, 300mila morti in 2010, +50% in 10 anni
GINEVRA - I cambiamenti climatici ed i fenomeni ad essi collegati - dalla riduzione della produttivita' agricola alle nuove emergenze sanitarie - hanno fatto registrare 150 mila morti nel mondo nell'anno 2000: a distanza di dieci anni tale cifra risulterebbe essersi addirittura raddoppiata, con 300 mila vittime a causa dell''effetto clima'.E che le conseguenze dei cambiamenti abbiano un impatto sulla salute viene confermato anche dal dato che il pianeta si sta riscaldando. Secondo i dati diffusi oggi dall'Omm, in concomitanza con la conferenza mondiale in corso a Durban, il 2011 e' stato, malgrado l'effetto ''raffreddante'' della Nina, il decimo anno piu' caldo dal 1850.
''La nostra scienza - ha affermato il segretario generale dell'Omm, Michel Jarraud - e' solida e dimostra in modo inequivocabile che il clima mondiale si sta riscaldando e che questo riscaldamento e' dovuto alle attivita' umane''.

A mettere in guardia sull'aumento di mortalita' collegata ai cambiamenti climatici - precisando che si tratta di una stima in corso di elaborazione -, e' invece la responsabile del 'Programma cambiamento climatico, sviluppo sostenibile e salute' dell'Oms-Europa, Bettina Menne che, riferendosi alla conferenza sul clima in corso a Durban, sottolinea come sia fondamentale adottare iniziative concrete soprattutto in favore dei Paesi piu' poveri e a rischio. I cambiamenti climatici, spiega Menne, vanno affrontati considerando che essi determinano due tipi di conseguenze: ''Ci sono le conseguenze dirette come gli eventi estremi, dalle ondate di calore alle alluvioni: nel 2003, ad esempio, in Europa i morti per l'eccessivo calore furono 70 mila e si stima siano state circa 50 mila le vittime nel 2010 solo in Russia per caldo e incendi''. Ma ci sono anche delle ''conseguenze indirette'': ''Parliamo, soprattutto, degli effetti sul ciclo dell'acqua e del cibo. ......
Ma c'e' anche un terzo aspetto da considerare: quello sanitario. I cambiamenti climatici infatti, sottolinea l'esperta, ''hanno anche determinato lo spostamento di vettori infettivi da una regione all'altra: e' il caso di zecche e zanzare tigri, che dal sud si sono spostate verso il nord Europa, ed anche alcune piante molto allergeniche stanno iniziando a diffondersi in aree diverse da quelle di origine''. Tutto cio', afferma Menne, impone una prima urgenza: ''Bisogna investire di piu' perche' i servizi sanitari dei singoli Paesi siano preparati ad affrontare nuovi eventi estremi e problemi sanitari causati dai cambiamenti climatici, ma e' anche fondamentale sviluppare strategie a lungo termine di sviluppo sostenibile''.
Dalla conferenza di Durban dunque, sottolinea Menne, l'Oms lancia un messaggio preciso: ''Chiediamo che l'aumento degli investimenti in salute e sui sistemi sanitari per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici siano parte della convenzione finale di impegni che uscira' dalla conferenza''.

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