COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post

13 aprile 2015

THE GUARDIAN KEEP IT IN THE GROUND : tutto quello che vorresti chiedere sulla campagna sul disinvestimento dai combustibili fossili.

KEEP IT IN THE GROUND

Leggi su THE GUARDIAN tutto quello che vorresti chiedere sulla campagna sul disinvestimento  dai combustibili fossili  per ragioni morali ,finanziarie e per limitare   il cambiamento climatico 

The Guardian chiede alla Fondazione Bill e Melinda Gates  e alla  Wellcome Trust di disinvestire  dai combustibili fossili . Spieghiamo tutto il necessario per conoscere la campagna e perché lo stiamo facendo Un camino centrale termica è visto attraverso un foro in un muro di acciaio in un cantiere a Pechino 2 dicembre 2014.


Che cosa è  il disinvestimento?

Disinvestimento è l'opposto di investimento - è la rimozione del capitale investito da azioni, obbligazioni o fondi. Il movimento globale per la dismissione dai combustibili fossili chiede alle istituzioni di spostare i loro soldi dalle compagnie petrolifere, del carbone e del gas sia per ragioni morali e finanziarie. Queste istituzioni sono università, istituzioni religiose, fondi pensione, enti locali e fondazioni di beneficenza .

L'evidenza mostra che le  riserve di combustibili fossili sono più di tre volte superiore a quello che possiamo permetterci di bruciare in modo da rimanere al di sotto della soglia dell' accordo globale  per un  cambiamento climatico pericoloso. 

 Le Aziende dei combustibili fossili stanno contando sull'estrazione queste riserve e sulla  loro vendita  - e sono attivamente propense a venderne di più . 
Sostenendo queste aziende, gli investitori non solo continuano a finanziare modelli di business  non sostenibili, che peggiorano i cambiamenti climatici , ma rischiano anche le  loro attività finanziarie vanificando gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici. 

Questi investimenti facilitano  la creazione di una " bolla di carbonio "del valore di migliaia di miliardi di dollari sulla base di risorse che potrebbero rivelarsi inutilizzabili. 

La Banca d'Inghilterra sta conducendo un'inchiesta se queste  sopravvalutate attività e investimenti  potrebbero far  precipitare il mondo in una nuova crisi economica . Anche se l'impatto della cessione sui prezzi delle azioni può essere relativamente piccolo, il danno  per la reputazione   può avere gravi conseguenze finanziarie.

Dal 2010, il movimento per la cessione di combustibili fossili, avviato da 350.org , ha convinto 180 istituzioni, del valore di $ 50 miliardi (£ 33 miliardi) a cedere i loro investimenti come la Stanford University negli Stati Uniti, l' Università di Glasgow nel Regno Unito e il Rockefeller Brothers Fund tra i più importanti .
Leggi l'articolo integrale su THE GUARDIAN

21 maggio 2013

"Mi hanno rubato l'aria pulita": allarme sui rischi per i bambini........


Tratto da Save the Children 

 "Mi hanno rubato l'aria pulita": allarme sui rischi per i bambini.

 

Campagna nazionale di Save the Children per sensibilizzare sui rischi che corre l'infanzia durante questa crisi economica

In Italia 1 bambino su 3 è a rischio povertà. Il 18% dei ragazzi abbandona la scuola e 1 milione e mezzo vive in territori avvelenati. 

Il 40% dei giovani è senza lavoro e molti non riescono a formare una famiglia o lasciare la casa dei genitori.  

Diamo l’allarme tutti insieme. Perché rubare il futuro ai bambini significa rubarlo al nostro paese 

 Dai dati di Save the Children, l’Italia è agli ultimi posti in Europa – peggio solo Grecia e Bulgaria – per “povertà di futuro” di bambini e adolescenti, deprivati di opportunità, prospettive e competenze.


Da qui l'iniziativa: affiggere manifesti e volantini che diano un messaggio forte. Tra i testi si legge "Mi hanno rubato la terza media", "Mi hanno rubato la mensa a scuola", "Mi hanno rubato l'aria pulita". Leggi l'articolo integrale 



28 luglio 2012

Ilva, è la mancanza di una politica industriale italiana che genera il conflitto tra ambiente e lavoro

Tratto da Greenreport

Ilva, è la mancanza di una politica industriale italiana che genera il conflitto ambiente-lavoro

[ 27 luglio 2012 ]
Claudio Passiatore
La sostenibilità ambientale dei processi industriali e la necessità di una riconversione ecologica di alcuni settori di attività, restano sul tappeto.
 Nonostante Taranto. Ancora di più dopo Taranto.
 L'attuale situazione che vive la città pugliese non deve infatti far dimenticare che continuare a contrapporre lavoro e ambiente, come se si trattasse di uno scontro tra due fazioni o tra due squadre di calcio, conduce solo al perpetuarsi dei tanti disastri compiuti fino ad oggi.
Disastri ambientali, è vero. Ma soprattutto disastri strategici, che vedono gli operai lottare per il loro lavoro mentre i giudici, troppo spesso chiamati a prendere decisioni che altri non hanno preso in passato, sono obbligati a far chiudere un impianto: apoteosi di una mancanza di una programmazione sostenibile e di una vera politica industriale.
Per ripartire da un nuovo modello di sviluppo, il primo passo da compiere è dunque quello di abbandonare l'inutile dibattito sul binario morto del lavoro/ambiente, vicolo cieco che ospita contesti simili a quelli dell'Ilva (e non sono pochi in Italia).
Ciò che serve, è invece fissare le fondamenta di un'economia che possa contare su norme chiare, su una politica industriale ben definita e che guardi a una gestione sostenibile dei flussi di materia e di energia. E poi servono anche investimenti sulla ricerca, e, non per ultimi, servono prodotti di qualità.
Perché fino a quando penseremo di competere con Cina e India producendo più auto con meno costi (magari costi della manodopera), non andremo da nessuna parte. 
E non c'è solo Taranto. Nel nostro Paese, i contesti simili all'Ilva sono centinaia,  e evidenziano tutti non tanto la crisi economica che attanaglia le imprese e talvolta intere città, ma l'inesistenza di un'idea, di un progetto, di una "lunga veduta". 
 Appare perciò dovuto ma pur sempre tardivo il Consiglio dei ministri di oggi al centro del quale c'è il caso dell'acciaieria pugliese.
Nella seduta è stata esaminata la questione relativa alle misure urgenti per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione territoriale di Taranto e il ministro dell'Ambiente ha illustrato i contenuti del protocollo d'intesa sottoscritto il 26 luglio ........

Il ministro dell'Ambiente Clini si è inoltre soffermato sulla «la necessità di sostenere la continuazione del programma di risanamento ambientale degli impianti di Taranto». Tutto questo mentre l'assemblea dei lavoratori svoltasi stamani dinanzi allo stabilimento, ha confermato lo sciopero a oltranza con presidi in tutta la città per tenere alta l'attenzione.
 Il calo della domanda di acciaio pare irreversibile, forse lo hanno capito anche in una della città più monoculturali d'Italia e in molti ora si stringono attorno alla fabbrica. Purtroppo, però, battere la stessa strada e insistere sulla produzione di un certo acciaio, quello che è stato l'orgoglio dell'altoforno toscano per più cento anni, non è una soluzione.
Perché per sopravvivere, Taranto come Piombino, dopo aver sanato le ferite ambientali, deve guardare alla qualità dei prodotti e puntare alla sostenibilità ambientale dei processi industriali. Solo così, non vedremo più operai e giudici "contendersi" una fabbrica.
Leggi l'articolo integrale su Greenreport
 __________________

Sequestro siderurgico Ilva, Taranto tra disastro ambientale e sociale

Dopo i sigilli agli impianti della più grande fabbrica d'acciaio d'Europa, ottomila operai marciano sul capoluogo ionico e paralizzano la circolazione. In cinquemila rischiano di restare senza lavoro 

Basta poco, la conferma di una notizia nera come la polvere di carbone che segna i viali che portano alla fabbrica, e scoppia l’ira degli operai. “Fermiamo la città”...... E’ sciopero a oltranza.
 Per la prima volta nella sua storia, l’Italsider, la fabbrica che a Taranto significa pane per 20mila famiglie, e veleni, malattie e morte per la città, rischia il collasso come un gigante dai piedi d’argilla.
E’ successo quello che era prevedibile nelle ultime settimane, 
impensabile fino a qualche anno fa. 

Emilio Riva, l’ottantaseienne re italiano dell’acciaio, suo figlio Nicola e una schiera di dirigenti, manager e responsabili dell’Ilva sono agli arresti domiciliari. Sei aree vitali per la produzione dell’acciaio sotto sequestro. Ferme, bloccate, non utilizzabili.

 “Non può essere consentita una politica imprenditoriale che punta alla massimizzazione del risparmio sulle spese per le performance ambientali del siderurgico”, scrive il gip Patrizia Todisco nel suo provvedimento.

L’Ilva e i Riva hanno accumulato profitti enormi negli anni passati senza preoccuparsi dei veleni che i fumi e le polveri diffondevano nell’aria ammorbando la città. 
“E io, con la mia busta paga da 1.200 euro, con i turni massacrati davanti a un altoforno, in una fabbrica dove è più facile morire che vivere, sarei il nemico di Taranto, della mia città? Io sarei il responsabile dei morti di tumore, delle malattie? Ma lo sai dove vivo con i miei figli, a Tamburi. Vai a vedere”. 
Marco G., operaio addetto agli altoforni è esasperato come i suoi compagni e ci fornisce una sintesi drammatica ma perfetta del rapporto tra l’Ilva e la città. Gli anni in cui l’osmosi tra i caschi gialli e Taranto era totale, appartengono alla “preistoria”, ora i tarantini vedono “la fabbrica” come un nemico che ti fa ammalare e morire, violenta la tua terra e il tuo mare e ti ruba il futuro. E basta andare a Tamburi e vedere le case annerite dal fumo, le panchine scure di povere di carbone, i pochi spazi verdi per i bambini ingrigite dall’aria malata, per capire tante cose.
Lasciamo stare le lunghe perizie che sono alla base dell’inchiesta e delle dolorose decisioni della magistratura, fermiamoci su un dato solo. Terribile.
A Tamburi, hanno calcolato gli esperti, i bambini hanno i polmoni incatramati come un adulto che fumi 6-7 sigarette al giorno, tanta è la concentrazione di benzopirene nell’aria. 
 Così a San Paolo, l’altro quartiere cresciuto a ridosso dell’Ilva. “Chiedano conto a Riva e compagni, spieghino loro come oggi sono aumentati i livelli di produttività dello stabilimento. Più in alto degli anni passati quando in fabbrica eravamo in 23mila. La ricetta è semplice: tecnologia spinta, macchinari al massimo e sfruttamento degli operai”. Dice così il sindacalista Donato Stefanelli, segretario della Fiom. E con lui è d’accordo l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro che ieri ha denunciato “gli anni ed anni di omissioni e i danni subiti dalla gente”. Gli operai ieri non hanno fatto come il 30 marzo, quando la rabbia si concentrò contro i magistrati che indagavano sull’Ilva
 “Quello che è accaduto – riconosce l’arcivescovo – non poteva essere ignorato dalla magistratura, alla quale non spetta il compito di negoziare soluzioni, ma quello di applicare le leggi”.
I fumi che hanno ammorbato l’aria, i materiali ferrosi che viaggiavano su nastri trasportatori scoperti (sono stati adeguati solo pochi anni fa), i parchi minerali, un’area grande come decine di campi da calcio dove vengono stoccati i minerali necessari alla produzione, proprio a ridosso del quartiere Tamburi.
Insomma, il cancro dell’Ilva. Taranto brucia , città disperata e divisa, schiacciata tra la prospettiva di un disastro sociale, migliaia di lavoratori in mezzo a una strada, e i veleni che la uccidono lentamente. 
 “E’ come se oggi ci presentassero il conto”, dice un vecchio operaio.
..... Oggi alle sette del mattino, si riuniranno tutti nella loro fabbrica. “Per difendere la vita mia e quella dei miei figli”, ci dice Marco G. E per Taranto sarà un’altra giornata di passione.
Leggi l'articolo integrale

11 marzo 2012

Porto Tolle:L'utopia del carbone .............

Tratto da  Rovigo oggi

L'utopia del carbone.......


Rovigo – Quella mancata urgenza sulla riconversione della centrale Enel di Polesine Camerini, era già nell'aria da diverso tempo. Vanni Destro del Movimento 5 Stelle polesano lo aveva già annunciato lo scorso 26 febbraio:Una settimana fa le agenzie di rating hanno declassato i titoli Enel causando una perdita in borsa di quasi il 10% in due giorni. Sembra che il giorno prima del declassamento vi sia stato un incontro tra Enel e le stesse agenzie e sia emersa la prospettiva di un futuro difficile per il settore energetico nazionale, coi consumi in calo, la tendenza non è di oggi, e gli utili pure. Enel, comunque più attenta alle dinamiche della finanza che alla necessità di politiche energetiche virtuose, se la sentirà di investire nell'incertezza futura?".
Un'ostinazione, secondo Destro, da parte della politica locale a non guardare oltre i confini polesani: A pensare ad Enel come ad una mamma munifica che elargisce lavoro e denari indipendentemente dalle condizioni del mercato, soprattutto finanziario, e dalla crisi economica nazionale, che pretende un new deal promosso da una multinzionale privata è palesemente fuori dal mondo attuale”.

30 novembre 2011

1) DURBAN:Il decennio più caldo dal 1850 "Rischio cambi irreversibili".....IEA:'Siamo sulla strada per la catastrofe climatica'

Il decennio più caldo dal 1850 "Rischio cambi irreversibili"

Tratto da "La Repubblica"

Il decennio più caldo dal 1850 "Rischio cambi irreversibili"

L'allarme per l'aumento delle temperature arriva dall'Organizzazione meteorologica dell'Onu durante la 17esima Conferenza sul clima a Durban. Nuovi picchi per la concentrazione di gas serra. ........Leggi tutto

  ____________

Tratto da QualEnergia

'Siamo sulla strada per la catastrofe climatica'

"Siamo sulla strada per un aumento della temperatura globale di 6°C e, cioè, per la catastrofe", avverte davanti al mondo a Durban Fatih Birol, capo economista della International Energy Agency. Il tempo per evitare il peggio è agli sgoccioli, dicono i dati IEA. Ma la politica non sembra raccogliere l'allarme e la Cop 17 non promette bene.
Siamo sulla strada per un aumento della temperatura globale di 6°C. Cioè stiamo andando dritti verso la catastrofe. Parola di Fatih Birol, capo economista della International Energy Agency. Con l'inizio della diciassettesima conferenza delle parti sul clima, la Cop 17 di Durban, dalle principali istituzioni legate alla questione clima-energia stanno arrivando dati allarmanti su come stanno aumentando emissioni e temperature: nei giorni scorsi abbiamo sentito la voce di UNEP, IPCC e Organizzazione meteorologica internazionale (WMO). Proiezioni che per altro non sembrano intaccare l'incredibile scollamento tra quello che si dovrebbe fare e quanto nei negoziati si sta proponendo.
L'ultima a suonare il campanello d'allarme è stata appunto la International Energy Agency che mai prima d'ora aveva usato termini tanto drastici nel descrivere la situazione. A meno che non si abbandonino subito le fonti fossili, “il mondo è sulla perfetta traiettoria per un aumento della temperatura di 6 gradi Celsius. E anche i bambini delle elementari sanno che questa è una catastrofe per noi tutti”, ha dichiarato Birol davanti ai delegati delle quasi 200 nazioni convenute a Durban.
Una constatazione che nasce dalle analisi raccolte nell'ultimo World Energy Outlook di cui su queste pagine abbiamo già parlato. Il rapporto mette infatti in evidenza come, appunto, uno scenario business as usual condurrebbe oltre i 6 gradi di aumento al 2100 rispetto ai livelli preindustriali, mentre anche con impegni politici di riduzione delle emissioni “moderati” (il cosiddetto New Polices scenario) si andrebbe oltre i 3,5 °C.
L'unica strada per stare sotto alla soglia critica dei 2°C di aumento, obiettivo adottato a Copenhagen e confermato a Cancun, sarebbe agire subito con decisione sugli investimenti energetici, dando uno stop alla realizzazione di nuove centrali e infrastrutture per le fonti fossili. Dallo studio IEA emerge infatti che quattro quinti delle emissioni totali di CO2 oltre le quali si mancherebbe l'obiettivo dei 2°C sono già allocate dallo stock di capitale esistente, ossia implicite in centrali elettriche, edifici, stabilimenti industriali, esistenti o in fase di realizzazione. Se entro il 2017, scrive l'Agenzia, non si farà inversione di marcia, con le infrastrutture esistenti ci saremo già giocati la possibilità di contenere le emissioni abbastanza tenere la concentrazione della CO2 sotto le 450 ppm, e dunque di fermare l'aumento entro il 2°C.
Parole importanti quelle che il rappresentante di una delle istituzioni più autorevoli e conservatrici nel campo dell'energia ha pronunciato davanti al mondo a Durban e che “avranno forti implicazioni per gli investimenti nel settore energetico”, ha dichiarato David Burwell, del Carnegie Endowment for International Peace, l'associazione che ha organizzato l'incontro al quale Birol è intervenuto. Anche se, ha osservato Burwell, “si possono provare a mettere regole e incentivi ma sono loro (gli operatori privati dell'energia,ndr) che devono prendere le decisioni e fare gli investimenti”. E, aggiungiamo noi, non lo faranno certo se non sono costretti.
Il problema è appunto che la politica sembra ben lontana dall'imprimere il cambiamento che servirebbe. (si vedano questi grafici e questi dati UNEP).
_______________________

Leggi su Ansa

Clima: esperta Oms, 300mila morti in 2010, +50% in 10 anni

 GINEVRA - I cambiamenti climatici ed i fenomeni ad essi collegati - dalla riduzione della produttivita' agricola alle nuove emergenze sanitarie - hanno fatto registrare 150 mila morti nel mondo nell'anno 2000: a distanza di dieci anni tale cifra risulterebbe essersi addirittura raddoppiata, con 300 mila vittime a causa dell''effetto clima'.
E che le conseguenze dei cambiamenti abbiano un impatto sulla salute viene confermato anche dal dato che il pianeta si sta riscaldando. Secondo i dati diffusi oggi dall'Omm, in concomitanza con la conferenza mondiale in corso a Durban, il 2011 e' stato, malgrado l'effetto ''raffreddante'' della Nina, il decimo anno piu' caldo dal 1850.

''La nostra scienza - ha affermato il segretario generale dell'Omm, Michel Jarraud - e' solida e dimostra in modo inequivocabile che il clima mondiale si sta riscaldando e che questo riscaldamento e' dovuto alle attivita' umane''.


A mettere in guardia sull'aumento di mortalita' collegata ai cambiamenti climatici - precisando che si tratta di una stima in corso di elaborazione -, e' invece la responsabile del 'Programma cambiamento climatico, sviluppo sostenibile e salute' dell'Oms-Europa, Bettina Menne che, riferendosi alla conferenza sul clima in corso a Durban, sottolinea come sia fondamentale adottare iniziative concrete soprattutto in favore dei Paesi piu' poveri e a rischio. I cambiamenti climatici, spiega Menne, vanno affrontati considerando che essi determinano due tipi di conseguenze: ''Ci sono le conseguenze dirette come gli eventi estremi, dalle ondate di calore alle alluvioni: nel 2003, ad esempio, in Europa i morti per l'eccessivo calore furono 70 mila e si stima siano state circa 50 mila le vittime nel 2010 solo in Russia per caldo e incendi''. Ma ci sono anche delle ''conseguenze indirette'': ''Parliamo, soprattutto, degli effetti sul ciclo dell'acqua e del cibo. ......

Ma c'e' anche un terzo aspetto da considerare: quello sanitario. I cambiamenti climatici infatti, sottolinea l'esperta, ''hanno anche determinato lo spostamento di vettori infettivi da una regione all'altra: e' il caso di zecche e zanzare tigri, che dal sud si sono spostate verso il nord Europa, ed anche alcune piante molto allergeniche stanno iniziando a diffondersi in aree diverse da quelle di origine''. Tutto cio', afferma Menne, impone una prima urgenza: ''Bisogna investire di piu' perche' i servizi sanitari dei singoli Paesi siano preparati ad affrontare nuovi eventi estremi e problemi sanitari causati dai cambiamenti climatici, ma e' anche fondamentale sviluppare strategie a lungo termine di sviluppo sostenibile''.

Dalla conferenza di Durban dunque, sottolinea Menne, l'Oms lancia un messaggio preciso: ''Chiediamo che l'aumento degli investimenti in salute e sui sistemi sanitari per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici siano parte della convenzione finale di impegni che uscira' dalla conferenza''.


Insomma, la crisi economica mondiale ha sicuramente un forte peso, ma cio' che va considerato ''pur nella difficile situazione attuale - conclude l'esperta Oms - e' che investire sulla riduzione del gas serra rappresenta per i Paesi un 'investimento triplo', poiche' previene maggiori costi in termini di sanita' pubblica, danni ambientali e consumo energetico''.
_________________________

 

12 novembre 2011

IN BOCCA AL LUPO A MARIO MONTI , ALL' ITALIA E SOPRATTUTTO ......A NOI ITALIANI E CREPI IL LUPO!!!

 Tratto da Greenreport

 

Le lezioni di ecologia di Monti all'Ue che speriamo non dimentichi per l'Italia

Alessandro Farulli

 Si possono e si potranno dire molte cose di Mario Monti. Se sarà o meno il salvatore della patria lo vedremo nei prossimi giorni e mesi. Diceva tuttavia Bertold Brecht che è "Sventurata la terra che ha bisogno di eroi". Lo è anche quella "terra" che ha bisogno di un tecnico perché la maggioranza politica che esprime non è in grado di affrontare le sfide per le quali è stata democraticamente eletta.

Ma con il nostro solito sforzo vogliamo credere che ci sia almeno la possibilità di uscire nel miglior modo possibile da questa crisi dopo la quale - è una frase fatta ma non per questo è meno vera - nulla sarà come prima.
E per questo segnaliamo, visto che nessuno lo ha fatto, che Mario Monti- pur essendo un estremo difensore del mercato, le questioni ecologiche le ha ben presenti.
Non solo, nella strategia di Monti per la costruzione di un mercato unico più forte, .... indica una serie di raccomandazioni finalizzate tra le altre anche a «sostenere la crescita verde e la transizione dell'Europa verso un'economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio e da un uso efficiente delle risorse».
La questione viene riproposta quando si parla dei timori del mercato: Una categoria a parte di timori sociali è rappresentata dai servizi di interesse economico generale e le minacce reali - o percepite come tali - che il mercato unico può rappresentare per questi.
Per «I timori ambientali» viene spiegato che «rientrano nella questione più ampia relativa al fatto che il mercato unico, per come è giuridicamente concepito e applicato oggi, possa effettivamente fornire risposte adeguate agli obiettivi politici dell'UE a livello di ambiente, lotta contro i cambiamenti climatici ed uso efficiente delle risorse (...)».
E la conclusione è che « Da un punto di vista sia intellettuale che politico, si tratta di un territorio relativamente nuovo, che giustifica investimenti cospicui».
Monti parla poi di «mercato unico e crescita verde: energia, cambiamento climatico e ambiente».......
Insomma, pur con le osservazioni che abbiamo fatto, Monti ribadiamo che ha ben presente quantomeno il nesso tra economia ed ecologia, e siamo certi pure che abbia ben chiaro il problema molto più italiano che europeo del dissesto idrogeologico.
Non resta quindi che sperare che non se ne dimentichi qualora davvero sia lui a tentare la via della rinascita del Paese.. 
Leggi Tutto
 

IN BOCCA AL LUPO ALL' ITALIA, A  MARIO MONTI  E  SOPRATTUTTO .......A  NOI ITALIANI   
Riportiamo solo due frasi:"Si possono e si potranno dire molte cose di Mario Monti. 
Se ......sarà o meno il salvatore della patria lo vedremo nei prossimi giorni e mesi".
SPERIAMO CHE ANCHE NEI FATTI "  Mario Monti pur essendo un estremo difensore del mercato- le questioni ecologiche, avendole ben  presenti  ,   LE METTA  IN PRATICA ANCHE  NEL  «sostenere la crescita verde e la transizione dell'Europa e  dell' Italia  verso un'economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio e da un uso efficiente delle risorse».......


ED  UN AUGURIO PER TUTTI NOI
 CREPI...........IL LUPO!

Tratto da La Repubblica


In queste ore di indiscrezioni sulla composizione del nuovo Governo "a differenza che in passato, una particolare attenzione e delicatezza va espressa per l'individuazione del nuovo Ministro dell'Ambiente". 
 Lo sottolinea il WWF Italia, che "non vuole credere alle voci che si stanno rincorrendo e che sostengono che il dicastero dell'ambiente venga dato ad interim al ministro delle Infrastrutture possano essere vere....