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19 marzo 2012

"L'uomo - carbone"

Tratto da  TEATRO CIVILE

Il palcoscenico utilizzato per farci riflettere sulla memoria, la collettività e il vivere comune
L'uomo - carbone 
ovvero uno spettacolo dedicato alla tragedia di Marcinelle
L’uomo-carbone, diretta da Federica Vicino, è approdata alla Casa del Teatro di L’Aquila, lo scorso 18 marzo.
Il titolo fa riferimento all’accordo italo-belga dello scambio di uomini contro carbon fossile che è all’origine della tragedia di Marcinelle.
L’8 agosto del 1956, fra le 7.30 e le 8.00 del mattino, un’esplosione devastò il pozzo n. 1 della miniera di carbone di Bois du Cazier, a Marcinelle, vicino Charleroi, in Belgio.
262 dei 274 minatori presenti in quel momento persero la vita: 136 di essi erano italiani e, di loro, 60 erano abruzzesi (provenienti prevalentemente da piccoli paesi dell’entroterra pescarese: Manoppello, Turrivalignani, …), emigranti, partiti alla volta del Belgio all’indomani della ratifica dell’”Accordo Uomo – Carbone”.
Nel 1946, l’Europa, appena uscita dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, doveva rimettere in moto l’economia. 
Il Belgio aveva assoluta necessità di riavviare l’attività estrattiva, uno dei traini del proprio sistema economico: ma era praticamente privo di manodopera a causa delle ingenti perdite di vite umane, causate dalla guerra. Quindi iniziarono le trattative con l’Italia dove, invece, la miseria e la disoccupazione avevano colpito, soprattutto nelle zone del centro-sud, più duramente del conflitto stesso e che era priva delle materie prime indispensabili all’industria metallurgica.
Il primo ministro belga Van Hacker propose al Governo italiano un accordo che prevedeva rapporti di interscambio fra i due Paesi, e la voce più significativa riguardava la possibilità dell’impiego di manodopera italiana nelle miniere. Si doveva trattare di italiani di un’età ancor giovane (35 anni al massimo) e un buono stato di salute. Il Belgio, come contropartita, garantiva all’Italia almeno 2.500 tonnellate di carbone all’anno, ogni 1000 operai inviati.
Il 23 giugno, si arrivò alla firma del Protocollo d’Intesa e Alcide De Gasperi, il quale guidava il Governo di Unità Nazionale, si promosse una politica attiva riguardo all’emigrazione.
2000 uomini alla settimana, 50mila italiani in un anno, partirono per andare a lavorare, principalmente a Bois Du Cazier, a Marcinelle, vicino Charleroi.
A coloro che facevano domanda di emigrazione veniva comunicato che :il protocollo italo-belga prevedeva una base salariale comune per minatori italiani e belgi (e dunque identica retribuzione, per gli uni e per gli altri), oltre che un regolare trattamento pensionistico e sanitario, e il diritto agli assegni familiari, anche per i componenti delle famiglie rimaste in Italia. Non furono rese note, però, ai minatori provenienti dall’Italia, le clausole riguardanti tempi e modalità del loro impiego. E, in particolare:
- la clausola che impediva la rescissione del contratto prima di un anno di lavoro continuativo in miniera, pena la detenzione;
- il mancato rinnovo del passaporto, in caso di rinuncia all’accordo;
- l’impossibilità di cambiare lavoro prima di aver svolto 5 anni continuativi di lavoro in miniera.
Poi, l’08 agosto del 1956, ci fu la tragedia che pose termine all’accordo. Una delle tragedie più terribili della storia del lavoro. Fu una tragedia agghiacciante.

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