Pubblichiamo due articoli provenienti dalla Puglia che dovrebbero far meditare .
Da TARANTO....
Tratto da Peacelink
Lettera aperta
"Dottor ........, il suo e gli altri sindacati hanno veramente tutelato i propri iscritti?"
"E' giusto dover morire per esercitare il diritto al lavoro?"
16 marzo 2012 - Giacomo Raffaelli (Coordinatore Lista Civica “Rinascere - Taranto con Bonelli”)
Ho seguito la trasmissione di Studio 100 del pomeriggio del 14
Marzo 2012, con ospite il dr. D'Isabella, il quale ha giustamente
ricordato una fase in cui l'ambientalismo chiedeva il rispetto delle
regole perché l'azienda effettuasse tutte le operazioni necessarie all'adeguamento dell'impianto.
Vogliamo veramente misurare l'impegno dei Riva?Possiamo riconoscere con onestà intellettuale che la proprietà si è impegnata a fare tutto il possibile per adeguare l'impianto alle normative?
Ricordiamo allora che esiste una sentenza di condanna passata
in giudicato che imponeva all'azienda di risolvere il problema dei
parchi minerari. Non è stato fatto.
L'azienda ha sempre frapposto ostacoli alle richieste delle associazioni. e
sulle possibilità di
ridurre le emissioni quando fu emanata la legge antidiossina e alle
misurazioni in continuo asserendo che erano impossibili da effettuare
L'azienda ha sempre frapposto ostacoli alle richieste delle associazioni. e
sulle possibilità di
ridurre le emissioni quando fu emanata la legge antidiossina e alle
misurazioni in continuo asserendo che erano impossibili da effettuare
e
svuotando di contenuti la legge stessa.
In questi anni abbiamo assistito al più classico teatrino della politica. Nel frattempo abbiamo comunque appreso da studi tecnici inglesi che non è possibile risolvere il problema di un'area a caldo costruita così a ridosso della città. Servirebbero chilometri di distanza che non ci sono......
D'Isabella ha sostenuto di rappresentare solo i suoi iscritti.
Bene. Io, però, mi chiedo: ci sono tra i suoi iscritti operai che
lavorano ai coperchi delle cokerie? ai top dei camini? sono state fatte
delle misurazioni per verificare a che esposizioni vengono sottoposti
questi lavoratori? sono stati adeguatamente informati? il loro
contratto di lavoro è un contratto da metalmeccanici, come quelli che
assemblano auto, o prevedono delle indennità di rischio? per quello che
fanno sono giustamente retribuiti? vengono sottoposti periodicamente
a visite mediche? se dai controlli interni risultano essere sani
come pesci, da dove spuntano poi tutti questi ammalati che fanno saltare
i dati statistici e di cui abbiamo innumerevoli testimonianze? in
che maniera il dr. D'Isabella tutela i propri iscritti?
E' giusto dover morire per esercitare il diritto al lavoro?
E' giusto dover morire per esercitare il diritto al lavoro?
Tutte queste domande le pongo per essere illuminato dal dr.
D'Isabella perché io sono una di quelle persone che non sapendo, ha sete
di sapere.
Noi cittadini comuni però possiamo parlare anche di cose che invece sappiamo benissimo. Possiamo parlare dei nostri lutti, dei nostri dolori, delle preoccupazioni per i nostri figli che facciamo crescere in un ambiente insalubre, della crisi che attanaglia le nostre attività qui più che in altre parti d'Italia, perché l'economia è ferma, perché comunque molto poco, il minimo sindacale, è stato fatto per creare sviluppo e alternative.
Noi cittadini comuni però possiamo parlare anche di cose che invece sappiamo benissimo. Possiamo parlare dei nostri lutti, dei nostri dolori, delle preoccupazioni per i nostri figli che facciamo crescere in un ambiente insalubre, della crisi che attanaglia le nostre attività qui più che in altre parti d'Italia, perché l'economia è ferma, perché comunque molto poco, il minimo sindacale, è stato fatto per creare sviluppo e alternative.
Lo stato e la proprietà attuale si devono fare carico del dramma di questo territorio martoriato. Non per molto
ancora potrà essere sottaciuto tutto. La storia parlerà di questi anni,
dei suoi protagonisti, di quello che è stato detto o non detto, fatto o
non fatto.
Dottor D'Isabella, il suo e gli altri sindacati hanno veramente tutelato i propri iscritti?
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'Imbrattati' da Cerano'
di Maria Luisa Mastrogiovanni
"Questa è una vittima del carbone".
Vincenzo Gaudino mi
ha sparato il suo sguardo direttamente nel cervello, dove è il neurone
che governa l'equilibrio. In quel momento ho maledetto il mio mestiere.
Stringeva la manina della sua nipotina di 6 anni, che mi guardava e sorrideva, mentre lui, 58 anni, papà di Francesca, morta a 25 anni di leucemia, mi raccontava del carbone del nastro trasportatore, che spolvera di nero le case, i balconi, la biancheria stesa ad asciugare. Ed i polmoni ed il sangue.
Volevo dirgli aspetta, abbassa la voce, non far sentire queste cose alla bambina: pensieri stupidi che nascono spontaneamente nel cervello quando l'emozione genera collegamenti elettrici casuali, in cerca di un appiglio sensato, di parole da dire.
Ma la bambina e il nonno erano inseparabili: le mani erano fuse per tutto il tempo e la bambina sorrideva per tutto il tempo.
Il destino bastardo le aveva strappato anche il papà, morto in un incidente d'auto prima della mamma.
Ora vive lì, nel quartiere Perrino, a Brindisi, ad un passo dal nastro trasportatore lungo 17 km, dove li ho incontrati. Il nastro dal porto di Brindisi fa arrivare fino a Cerano, la centrale termoelettrica a carbone più grande d'Europa, 8 milioni di tonnellate di carbone l'anno.
Stringeva la manina della sua nipotina di 6 anni, che mi guardava e sorrideva, mentre lui, 58 anni, papà di Francesca, morta a 25 anni di leucemia, mi raccontava del carbone del nastro trasportatore, che spolvera di nero le case, i balconi, la biancheria stesa ad asciugare. Ed i polmoni ed il sangue.
Volevo dirgli aspetta, abbassa la voce, non far sentire queste cose alla bambina: pensieri stupidi che nascono spontaneamente nel cervello quando l'emozione genera collegamenti elettrici casuali, in cerca di un appiglio sensato, di parole da dire.
Ma la bambina e il nonno erano inseparabili: le mani erano fuse per tutto il tempo e la bambina sorrideva per tutto il tempo.
Il destino bastardo le aveva strappato anche il papà, morto in un incidente d'auto prima della mamma.
Ora vive lì, nel quartiere Perrino, a Brindisi, ad un passo dal nastro trasportatore lungo 17 km, dove li ho incontrati. Il nastro dal porto di Brindisi fa arrivare fino a Cerano, la centrale termoelettrica a carbone più grande d'Europa, 8 milioni di tonnellate di carbone l'anno.
Lungo tutto il tragitto le case e i campi e le persone vengono "imbrattate".
E' questo il reato, ossia "imbrattamento di cose", ipotizzato dalla Procura di Brindisi nei confronti di 15 dirigenti dell'Enel, proprietaria di Cerano.
Mentre per altri 4 dirigenti di Cerano è stato ipotizzato quello di omicidio colposo per la morte
di tumore di tre persone: tumori riconducibili
al carbone.
"Per fortuna", dicevano i contadini che ho incontrato sui campi contaminati dal carbone, "qui soffia forte la tramontana e la polvere maledetta viene soffiata a sud".
A Sud, verso Lecce.
Adesso gli abitanti del quartiere Perrino e S. Paolo
"Per fortuna", dicevano i contadini che ho incontrato sui campi contaminati dal carbone, "qui soffia forte la tramontana e la polvere maledetta viene soffiata a sud".
A Sud, verso Lecce.
Adesso gli abitanti del quartiere Perrino e S. Paolo
vogliono contarsi:vogliono andare casa per casa e fare il censimento del dolore, capire quante persone per ogni famiglia sono morte per tumore.
E con questi numeri chiedere giustizia.




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