Tratto da Greenme
Carbone in mare a Taranto. L'Ilva incolpa il vento
Carbone in mare a Taranto. Era destinato allo stabilimento dell'Ilva, che, in una nota, dà la colpa a una folata di vento. L'allarme inquinamento
è scattato ieri mattina al secondo sporgente del Porto, con conseguenze
ancora da quantificare. Il minerale sarebbe caduto in acqua nel corso
delle operazioni di scarico da una motonave proveniente da Malta, la
Kambanos, che ne avrebbe dovuto scaricare 81.000 tonnellate.
Sul posto sono subito intervenute le motovedette della capitaneria di Porto e i mezzi della Ecotaras,
società specializzata in interventi di disinquinamento i mezzi per la
bonifica che si sta occupando del contenimento e del recupero del
materiale. Per l'Ilva, la dispersione di coke non avrebbe comunque
determinato "alcuna emergenza" ambientale e la situazione sarebbe "sotto controllo".
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Ma è una buona comunicazione giustificare quanto è accaduto addossando la colpa al vento? Se l'è chiesto Alessandro Marescotti, Presidente di Peacelink e tarantino di origine, sul blog de Il Fatto Quotidiano Ambiente e Veleni, facendo riferimento alla mancata applicazione delle prescrizioni dell'AIA
(Autorizzazione Integrata Ambientale) che prevedono lo scarico dei
materiali con tecniche che evitino la dispersione delle polveri
nell'ambiente e in mare.
"Constatiamo inoltre che
rimangono scoperti i nastri trasportatori che trasferiscono le materie
prime dal porto alla fabbrica (nei "parchi minerali"). Quei nastri
trasportatori dovevano essere coperti il 26 gennaio 2013 in quanto l'AIA dava 3 mesi di tempo a partire dal 26 agosto 2012",
spiega il presidente, aggiungendo anche che Vendola aveva più volte
annunciato di aver inserito tale copertura nell'atto di intesa del 2006.
Oggi, invece, "scopriamo che
tale copertura – conclude Marescotti- non è avvenuta in modo integrale e
che è una parte "sofferente" dell'AIA. Come pure non è avvenuto il
cambio radicale di scarico della nave che superi il rudimentale sistema
della benna, che disperde le polveri al vento". Eppure il 7 aprile 2011 era stato siglato un accordo
fra il sindaco di Taranto Stefàno, il contrammiraglio Giuffrè (Autorità
Portuale), il capitano di vascello Zumbo (Capitaneria di Porto) e
Girolamo Archinà, portavoce dell'Ilva attualmente in carcere, avente
proprio l'obiettivo di adottare "idonei sistemi e procedure atte ad
evitare ovvero contenere la caduta in mare di materiale minerale e fossile".
Non è dato sapere quali siano stati
gli effetti di questa intesa. Quel che è certo ce lo dice un tweet del
giornalista de L'Unità Salvatore Maria Righi: "a Taranto c'è più carbone su balconi e finestre che all'Ilva".
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