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14 febbraio 2013

1)WWF:La strada per un'Europa 100% a rinnovabili 2)Rinnovabili: più economiche di gas e carbone in Australia

 Tratto da QualEnergia

La strada per un'Europa 100% a rinnovabili

L'Europa entro il 2050 può arrivare al 100% di rinnovabili su tutto il fabbisogno energetico ma deve muoversi subito e il WWF mostra come. Ieri – proprio mentre la Commissione Europea iniziava la discussione dei piani su clima e energia per il post 2020 - l'associazione ha lanciato il nuovo report Putting the EU on Track for 100% Renewable Energy (in allegato in basso) che indica cosa deve fare l'Europa entro 2030 per raggiungere un sistema di energia completamente rinnovabile entro metà secolo.
La ricetta è spingere su efficienza energetica e fonti rinnovabili: i consumi, secondo lo scenario elaborato dal WWF assieme ad Ecofys, dovrebbero essere tagliati del 38% al 2030 e le rinnovabili per quell'anno arriverebbero a coprire il 41% dei consumi finali di energia (nei grafici sotto l'evoluzione dei consumi e del mix energetico proposta).
In questo modo  l'Europa – oltre a tagliare del 50% le emissioni - ridurrebbe la bolletta del suo import energetico di 573 miliardi di euro l'anno (sono di ieri i dati Eurostat che mostrano come l'UE dipenda dall'estero per il 54% del fabbisogno energetico e l'Italia per l'81%). 
Le misure per raggiungere questo obiettivo inoltre creerebbero anche occupazione: se tagliare le emissioni del 20% al 2020 porterà 5 milioni di posti di lavoro, innalzare l'asticella al meno 30% per lo stesso anno si tradurrebbe in un milione di impieghi in più.
Lo studio del WWF arriva nel mezzo del dibattito su ciò che dovrà seguire all’attuale legislazione comunitaria su clima e energia, ossia il pacchetto 20-20-20, e adatta il precedente rapporto WWF Energy Report 2050. Accelerando adesso con obiettivi per il 2030 si può arrivare al 2050 ottenendo tutta l'energia – dai trasporti, ai fabbisogni termici, all'elettricità – dalle fonti rinnovabili.
Interessante allora confrontare lo scenario al 2030 del WWF con quello (sempre per il 2030) della Roadmap 2050 della Commissione europea (qui una tabella di confronto). La visione del WWF, sostanzialmente coerente con quella di altri scenari "spinti" ..............
Insomma: occorrerebbe accelerare nettamente, e questa accelerazione gioverebbe anche all'economia. 
Nella battaglia per uscire dalla crisi, le energie rinnovabili e il risparmio energetico sono le vere grandi speranze, spiega il WWF. Quasi 8 europei su 10 concordano sul fatto che la lotta al cambiamento climatico possa rilanciare l'economia e creare posti di lavoro e il 70% crede che gli investimenti nelle energie rinnovabili dovrebbero essere la priorità per i prossimi 30 anni.
"Migliorare gli obiettivi su clima ed energia con l'introduzione di un ambizioso pacchetto di misure post 2020 è una soluzione vincente per tutti – sottolinea Jason Anderson, direttore Clima ed Energia dell'ufficio per le politiche europee del WWF - e non solo contribuirebbe a ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici, nonché le conseguenze sulla salute e sui costi ambientali, ma potrebbe anche contribuire a generare fino a 5 milioni di posti di lavoro, e rilanciare l'economia in modo significativo. L’Europa del 2030 sarà diversa da quella di oggi, ed è dal 'pacchetto clima ed energia' che dipende se lo sarà in meglio, con una produzione e un uso più pulito ed efficiente dell’energia, con più posti di lavoro e con una distribuzione più equa, o se aumenteranno inquinamento, disparità e disoccupazione".
"Tuttavia per mantenere l'Europa in pista occorre una forte volontà politica. La tempestiva adozione di un pacchetto coerente di obiettivi ambiziosi e vincolanti post 2020 per l'efficienza energetica, le energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni sono fondamentali. Dobbiamo decidere ora come il nostro sistema energetico si svilupperà dopo il 2020, in modo che le prestazioni attuali siano massimizzate e non sprecate. Il nostro nuovo rapporto mostra chiaramente che l'Unione Europea ha un potenziale non sfruttato per ridurre l'uso di energia, sfruttando fonti rinnovabili che potrebbero fornire energia più economica e più sicura e garantire che il 100% di energie rinnovabili del sistema europeo entro il 2050 è a portata di mano."
Il report "Putting the EU on Track for 100% Renewable Energy" - pdf

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rinnovabili eolico fotovoltaico australia grid parity carbone gas
Tratto da Greenstyle

Rinnovabili: più economiche di gas e carbone in Australia

Già oggi, senza incentivi e senza considerare le tasse sulle emissioni di CO2, l’energia elettrica prodotta in Australia dall’eolico è più economica di quella prodotta dal carbone o dal gas. A renderlo noto l’ultimo studio condotto dalla Bloomberg New Energy Finance.
Stando al rapporto Bloomberg un nuovo MWh eolico in Australia costa 80 dollari australiani mentre lo stesso MWh da carbone ne costa 143 e da gas 116. Prezzi che includono le tasse anti CO2. Al netto delle tasse l’energia del vento resta comunque più economica del 14% rispetto al carbone e del 18% rispetto al gas.
Leggi quanto costerebbe non usare le energie rinnovabili
Tutti i prezzi si intendono per nuovi impianti, costruiti oggi e senza incentivi nel caso dell’eolico. In Australia, per farla breve, secondo Bloomberg l’eolico è già oltre la grid parity. Come spiega Michael Liebreich, CEO di Bloomberg New Energy Finance:
La percezione che i combustibili fossili siano economici e le rinnovabili costose è ormai superata. Il fatto che l’eolico sia oggi più economico di carbone e gas, in uno dei Paesi con le migliori riserve di combustibili fossili, dimostra che le rinnovabili sono un fattore di cambiamento del mercato che promette di cambiare l’economia della generazione elettrica.
Riguardo invece il fotovoltaico? Entro il 2020 i grandi impianti riusciranno a produrre elettricità a costi inferiori di carbone e gas, anche perché i prezzi dell’energia da fossili sta per aumentare. Questo a causa di costi finanziari sempre più alti.
>>Leggi i dati sul sorpasso delle installazioni eoliche su gas e carbone negli USA
Lo studio Bloomberg, infatti, ha preso in considerazione l’attuale comportamento delle quattro maggiori banche australiane che non sembrano intenzionate a finanziare nuove grandi centrali a carbone senza un sostanziale premio per il rischio derivante al danno alla propria reputazione derivante da un investimento ad alte emissioni......

Tutto bene per le rinnovabili australiane, quindi? Non esattamente: Bloomberg nota come le vecchie centrali a carbone, costruite negli anni ’70 e ’80, riescono ancora a produrre elettricità a costi inferiori rispetto a fotovoltaico ed eolico. Questo perché i costi dell’impianto sono stati già ripagati:
L’eolico di nuova costruzione è più economico del carbone di nuova costruzione, ma non può competere con i vecchi impianti che si sono già ripagati. Per questo ci vuole ancora un supporto dalla politica per installare altri MW rinnovabili e costruire le conoscenze e le esperienze necessarie a decarbonizzare il sistema energetico nel lungo periodo.
Fonte: Bloomberg New Energy Finance
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Tratto da QualEnergia

Cambiamenti climatici, anche una questione morale

Il mondo scientifico ha messo ben in evidenza le conseguenze dei cambiamenti climatici, in parte già verificabili, e i gravi rischi legati all’incapacità di agire in maniera incisiva. 
Oltre alle valutazioni di tipo economico, sarà urgente affrontare la questione etica implicita nel tema, perché sappiamo che i cambiamenti climatici incideranno soprattutto sulla vita delle future generazioni, sui più poveri, in definita su coloro che non avranno certo contribuito a creare questo problema.
Su questi temi, da tempo ormai, anche nel mondo religioso sono state fatte riflessioni e appelli. Pensiamo allo stesso Papa Ratzinger che ha sempre avuto una particolare sensibilità verso i temi ambientali. Ma occorre oggi una spinta decisiva da parte di tutte le religioni del mondo, altrimenti non si riuscirà a creare quel necessario rallentamento degli effetti connessi ai cambiamenti climatici.
L’importanza di una posizione netta della Chiesa su questi temi è stata sottolineata lo scorso anno quando il cardinale ghanese Peter Turkson, prima di Rio+20, convocò un gruppo di ricercatori per fare una riflessione sull'ambiente. I governi non agiranno se non ci sarà una forte pressione dal basso e quindi anche da parte di tutte le religioni; una pressione che potrà favorire a livello planetario la consapevolezza che sia giunto il momento di agire e di intervenire con maggiore incisività rispetto a quanto fatto finora.
Per un approfondimento sulla questione morale legata ai cambiamenti climatici si può leggere l'articolo The moral case of climate change.

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