COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

18 aprile 2013

Centrali a carbone o fonti rinnovabili ? A noi la scelta

LA GOCCIA SCAVA LA PIETRA E NOI CERCHIAMO  CON LA CONTINUA E CORRETTA  INFORMAZIONE DI    FARE DIVENTARE LA FESSURA  UNA VORAGINE.

LA POSTA IN GIOCO, LA NOSTRA SALUTE, E' PER NOI  TROPPO IMPORTANTE.

Immagine tratta da facebook del Dot Ghirga Medico Isde

Tratto da Fotovoltaiconorditalia

Centrali a carbone o fonti rinnovabili ? A noi  la scelta

Nel nostro modello economico sempre più energivoro, modello che si sta espandendo a livello planetario,  c’è la crescente necessità di produrre energia. Tutto è basato sulla capacità di produrre energia in maniera efficace e soprattutto efficiente. Energia vuol dire soprattutto due cose: calore e corrente elettrica.
Calore e corrente elettrica oggi in Italia sono ancora prodotte per la gran parte, esattamente come nei primi anni dell’era industriale,  attraverso le centrali a carbone. Le fonti primarie per la produzione di energia sono ancora per la gran parte carbone, petrolio, gas. In minor parte è incidente anche l’idro-elettrico, non inquinante, anche se un po’ impattante sul territorio.
Negli ultimi 7-8 anni anche in Italia, sull’onda delle direttive europee sul clima, hanno iniziato a svilupparsi e diffondersi le fonti rinnovabili grazie a politiche di incentivazione nazionale, in parte spinte da sovvenzioni europee.

Il nuovo dilemma energetico: centrali a carbone o fonti rinnovabili ?

E’ solo da pochi anni, quindi, che anche sulla scena politica nazionale si ragiona su un nuovo dilemma: centrali a carbone o fonti rinnovabili?
Riusciranno le fonti rinnovabili ad essere in grado da sole a sopperire al crescente fabbisogno energetico planetario? .. Si planetario, perchè quando si parla di energia e del suo impatto sul Pianeta, non si può ragionare su scala locale. E’ un problema che riguarda tutti, anche e soprattutto i paesi emergenti.
E’ fondamentale oggi dare spazio ad un nuovo modello energetico che sia in grado di produrre l’energia sufficiente senza produrre gli impatti devastanti che oggi le tradizionali produzioni energetiche stanno avendo sul Pianeta e sui suoi abitanti.

In tal senso l’Europa è un buon “indicatore”, anche per l’Italia

Dunque, dicevamo, è solo da pochi anni che anche in Italia si affronta la nuova questione energetica planetaria: innovare ed investire sulle fonti rinnovabili o continuare a puntare sulle centrali a carbone?
 La scelta, a rigor di logica, apparirebbe scontata, se non fosse che le lobby energetiche continuino ad influenzare le politiche in favore delle anacronistiche centrali inquinanti. Purtroppo ancora oggi in Italia, invece di investire per far decollare le fonti rinnovabili, si preferisce usare ancora il carbone, la fonte energetica più nociva per il clima e la salute umana.

Gli effetti delle centrali a carbone sulla salute

Gli effetti devastanti delle centrali a carbone sull’ambiente e sulla salute li possiamo ben immaginare. Nonostante ciò, solo a titolo di esempio, riporto alcuni dati interessanti, quanto sconcertanti, dal sito di Greenpeace.

Si parla qui di Brindisi. Della centrale a carbone di Enel, la Federico II.
L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha indicato nel 2011 la centrale Enel di Brindisi come il sito industriale più inquinante d’Italia. Secondo l’Agenzia le emissioni inquinanti del sito industriale (dati del 2009) causano una mortalità prematura stimabile in 119 casi l’anno. A queste morti premature causate dal carbone andrebbero sommati gli impatti dell’impianto di Brindisi Nord di Edipower, che ha appena ottenuto una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per tornare a produrre ed inquinare a pieno regime.
Si legge inoltre:
In riferimento alla popolazione di Brindisi, uno studio del 2011 realizzato dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Lecce e di Pisa con l’Unità operativa di Neonatologia dell’ospedale Perrino di Brindisi, la Asl di Brindisi e l’Università di Pisa, segnala un eccesso nelle patologie neonatali riscontrate nel capoluogo pugliese del 18 per cento rispetto alla media europea, con uno scarto che raggiunge quasi il 68 per cento in riferimento alle patologie congenite cardiovascolari.
Gli effetti devastanti delle centrali a carbone, dicevamo, si possono ben immaginare, ma citando i dati è tutto più lampante.
Questi sono i riscontri immediati sulla salute delle persone, ma possiamo immaginare con altrettanta lucidità gli effetti di lungo periodo e su scala globale di questi modelli di produzione energetica: sulle persone, sugli animali, sul Pianeta.
Le zone che accolgono le centrali a carbone sono sotto continuo monitoraggio dalle principali associazioni ambientaliste.
Il carbone risulta essere la tipologia di combustibile fossile più impattante a livello ambientale: i suoi “fumi” che sprigionano biossido di carbonio, sostanza altamente tossica, costituiscono il 43% del totale dei gas serra di tutto il mondo.  Inoltre le polveri ed i residui della combustione che si sprigionano nell’aria attorno alle centrali sporcano le abitazioni, le strade e le colture intorno, minando pesantemente l’ecologia di questi luoghi.
Le centrali di carbone hanno effetti devastanti sul benessere e sulla salute delle persone: molti studi scientifici hanno infatti dimostrato che sono causa di tumori, malattie respiratorie, cardiovascolari e ictus.

La lista potrebbe continuare.
Dunque, cosa contrapporre alle anacronistiche centrali a carbone? A gas o a petrolio?
Le alternative ci sono, sono le fonti rinnovabili. Si tratta di prenderle, studiarle, migliorarle, farle dialogare con le nuove tecnologie per ottimizzarne l’efficienza ed il rendimento. La ricerca in tal senso ha fatto e sta facendo passi da gigante.

Nessun commento: