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17 agosto 2014

Energia alternative, idrogeno pulito dai batteri :lo studio del team guidato da Angelo Fontana

ENERGIA E RINNOVABILI
  • Tratto da Ecologiae

  • Energia alternative, idrogeno pulito dai batteri con la Thermotoga neapolitanaEnergia alternative, idrogeno pulito dai batteri con la Thermotoga neapolitana

  • Lo studio del team guidato da Angelo Fontana dell’Icb-CNR di Pozzuoli sulla produzione di 
    energia pulita dal batterio Thermotoga neapolitana è stato da poco pubblicato sull’ International Journal of Hydrogen Energy e presto comparirà sul ChemSunChem e probabilmente su altri.L’idea è quella di far uso dei rifiuti alimentari per generare energia pulita e fissare la CO2 grazie al batterio in questione, in grado di produrre energia tramite un processo di fermentazione buia che si verifica in condizioni di assenza di luce e di ossigeno.Il metodo studiato dagli scienziati dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli potrebbe essere utilizzato per generare energia pulita alternativa a livello industriale (il metodo è già stato brevettato dal team di studiosi). Il batterio Thermotoga neapolitana vive alla temperatura di 80 gradi, produce l’idrogeno per via fermentativa e può farlo usando zuccheri o scarti alimentari che li contengono trasformandoli in acido lattico e idrogeno tramite dark fermentation, processo che risulta relativamente semplice da indurre, se si considera che non si ha bisogno di apparecchiature e che il tasso di conversione degli zuccheri è più che buono....
Uno studio che per l’ennesima volta conferma come occorra spostarsi dalla visione del rifiuto come scarto e ingombro alla visione del rifiuto come risorsa. Da un lato la produzione di energia pulita tramite il batterio Thermotoga neapolitana si basa sulla generazione di idrogeno pulito atto a produrre elettricità, dall’altro abbiamo anche la produzione di acido lattico, fattore da non sottovalutare se si considera che per la sostanza si stimava 4 anni fa un giro d’affari mondiale di 1200 milioni di dollari. Se a tutto questo aggiungiamo anche il meccanismo di cattura dell’anidride carbonica risulta chiaro che lo studio degli scienziati italiani ha tutte le carte in regola per attirare l’attenzione

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