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11 dicembre 2014

Nuova edizione del rapporto WWF Italia: No al Carbone, Si al Futuro!

Tratto da WWF

WWF Italia: Spot, vignette e infografiche per dire ‘NO AL CARBONE SI AL FUTURO’

La campagna WWF ‘No al carbone, Si al futuro!’ lancia i nuovi strumenti di comunicazione: un spot, 3 vignette, un’infografica e l’aggiornamento del “dossier carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso”.
WWF Italia: Spot, vignette e infografiche per dire ‘NO AL CARBONE SI AL FUTURO’
Bisogna agire subito…
 Scarica qui i materiali della campagna WWF 

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Tratto da Focus

In Italia 13 centrali a carbone, producono un terzo delle emissioni del sistema elettrico nazionale

Impianti da attenzionare da Genova a Brindisi, soprattutto se inseriti nel contesto urbano e vecchi. E servono autorizzazioni più stringenti. L'autorizzazione integrata ambientale, ad avviso di Massimiliano Varriale del Wwf, "dovrebbe essere propedeutica all'attività delle centrali"


Roma, 11 dic. - (AdnKronos) - 
Il caso di Tirreno Power a Vado Ligure accende i riflettori sulla sicurezza, ambientale e sanitaria, delle centrali a carbone in Italia. E a preoccupare non è solo quell'impianto: “quello di Genova, un impianto obsoleto e proprio dentro la città, quelli di La Spezia e di Brindisi dovrebbero essere attenzionati”, spiega all'Adnkronos Massimiliano Varriale, curatore del rapporto “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso” del Wwf.

Attualmente in Italia sono in funzione 13 centrali a carbone (alcune momentaneamente ferme, ma sostanzialmente operative), diverse tra loro per potenza installata e tecnologia impiegata, che nel 2013 sono state responsabili di oltre un terzo di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale, a fronte di un modesto contributo (tra il 12,9 e il 13,7%) al fabbisogno elettrico complessivo.

“La maggior parte degli impianti in Italia viaggia su concezioni di emissione che non sono particolarmente accorte dal punto di vista sanitario e ambientale– aggiunge Varriale - ma questo non significa necessariamente che siano fuorilegge.

"Il punto è che bisognerebbe essere più stringenti quanto si rilascia l'autorizzazione integrata ambientale - continua Varriale - e, in situazioni dove esiste un potenziale allarme sanitario o ambientale, tenersi sui limiti più bassi possibile”.

Il livello di attenzione “dovrebbe essere alzato soprattutto sugli impianti più vecchi e su quelli che insistono nelle aree urbane, adottando le migliori tecniche disponibili e anche avendo il coraggio di dire che certi impianti non sono compatibiliSenza contare poi - conclude Varriale – che a volte le autorizzazioni arrivano con anni di ritardo e nel frattempo l'impianto continua la sua attività. Le autorizzazioni invece dovrebbero essere propedeutiche allla sua entrata in esercizio. Questa è un'anomalia italiana”.

Tra tutte le fonti fossili, rileva il rapporto “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso”, il carbone rappresenta la principale fonte di emissioni di gas serra: nel 2012, quasi il 44% della Co2, corrispondente a oltre 13,9 miliardi di tonnellate, è stata originata proprio dalla combustione del carbone. A parità di energia primaria disponibile, le emissioni di Co2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.


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Tratto da Greenreport
Pubblicata la nuova edizione del rapporto Wwf dedicato alla fonte fossile
Carbone, il gettone nell’iPhone dell’energia che non si vuol vedere
Nel Bel Paese sono ancora oggi in funzione 13 centrali.

orso del deserto cambiamento climatico carbone clima
Sarebbe assurdo usare il telegrafo per mandare SMS o il grammofono per ascoltare la musica in stereo: ebbene, per produrre energia il carbone è altrettanto anacronistico, il futuro é nelle fonti rinnovabili. Sceglie l’ironia il Wwf per lanciare una nuova edizione del rapporto ‘Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso’, affiancata da una graffiante campagna mediatica, e il pensiero vola subito a quel premier secondo cui – nel 2014 – difendere l’abolizione dell’articolo 18 sarebbe anacronistico come voler inserire un gettone nell’iPhone per far partire la telefonata.
Contro il Jobs Act di Renzi domani si scatenerà uno sciopero generale, mentre il carbone suscita scalpore solo quando miete i suoi morti. 
Che non sono pochi, purtroppo. Come ricorda il Wwf è il carbone tra tutti i combustibili fossili quello che minaccia di più la nostra salute rilasciando in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti  a parità di energia prodotta, oltre ad essere la principale minaccia per il clima del pianeta, visto che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.
E l’Italia non è certo esente da questa responsabilità. Attualmente, si legge nel report ambientalista, nel Bel Paese «sono in funzione 13 centrali a carbone, assai diverse per potenza installata e anche per la tecnologia impiegata. Questi impianti hanno prodotto circa 44.726 GWh nel 2011, 49.141GWh nel 2012 e 45.104 GWh nel 2013 contribuendo rispettivamente all’12,9%, al 14,4% e al 13,7%  del fabbisogno elettrico complessivo. A fronte di questi dati, tutto sommato abbastanza modesti, scopriamo che gli impianti a carbone nel 2011 avevano prodotto oltre 38,3 milioni di tonnellate di CO2  che nel 2012 dovrebbero aver raggiunto circa 42,8 milioni di tonnellate e che ne 2013, malgrado il calo dei consumi, avrebbero superato 39,3 milioni di tonnellate, corrispondenti a oltre 1/3 di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale».
Non solo. Le centrali a carbone oltre che gravemente dannose per la salute dei cittadini,  il clima e l’ambiente risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale,  in forte overcapacity con gli  impianti costretti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi. 
Del resto i dati sono chiari: in Italia ci sono oltre 125.000 MW di potenza installata con una disponibilità reale (al netto delle manutenzioni e dei fattori di indisponibilità) di oltre 78.700 MW a fronte di una domanda di punta è rimasta pressoché invariata e che non ha mai superato i 56.822 MW (massimo picco storico). Nel frattempo, secondo Terna, “ad agosto le rinnovabili hanno generato il 48,9% dell’elettricità nazionale e coperto il 45,4% della richiesta elettrica” a riprova che del carbone non c’è più bisogno.
«A Lima si sta cercando faticosamente di creare una vera alleanza tra gli Stati per battere il più allarmante e pericoloso fenomeno globale mai prodotto dalle attività umane, il cambiamento climatico – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia del WWF Italia che sta seguendo i negoziati nella capitale sudamericana – A remare contro ci sono gli interessi particolari, egoistici e folli degli inquinatori. Quanto siano pervasivi é emerso proprio qui nella COP20, quando si è scoperto che il Giappone finanziava centrali a carbone in Indonesia con i soldi stanziati per il Fondo Verde per il Clima. Ma altri Stati mimetizzano tra i progetti ‘puliti’ alcuni sporchi di carbone. Tra tutti i combustibili fossili il carbone é quello che, bruciato, produce più CO2. Farne a meno sarebbe semplice e ovvio, a 200 anni dall’inizio della rivoluzione industriale

Eppure, mentre qui a Lima organizzazioni di tutte le ispirazioni, tra cui i sindacati mondiali, manifestavano per chiedere  azioni immediate per aumentare gli obiettivi di taglio delle emissioni anche prima del 2020, a Roma ci si sta per riunire per cercare di cancellare le richieste di rispetto delle prescrizioni ambientali per la centrale a carbone di Vado Ligure. Illudendo i lavoratori, invece di favorire la loro transizione verso i settori del futuro, e il tutto per garantire i debiti di chi ha puntato su un settore sporco del passato. 
Da Lima il messaggio é: coerenza. Non più un euro ai combustibili fossili, basta con il carbone, puntiamo sul futuro rinnovabile ed efficiente».


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