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12 dicembre 2015

IL SECOLO XIX : C’è l’accordo sul clima, ma per gli scienziati nonbasta: «Il carbone va eliminato del tutto»

Tratto da Il Secolo XIX



Parigi - Non è il miglior accordo possibile, ma nonostante tutti i suoi limiti l’intesa sul clima che è emersa dalla conferenza di Parigi è assolutamente positiva. E segna in modo definitivo lo spartiacque tra la tramontata era del carbone, del petrolio e del gas, e una nuova stagione della storia dell’umanità basata su tecnologie pulite e «low carbon». Sono praticamente concordi gli scienziati presenti nel parco delle Esposizioni di Le Bourget ad attuare un programma di azione per molti anni sollecitato invano dalla scienza.
«Siamo arrivati ad un progetto che riflette le posizioni delle parti» ha dichiarato il presidente della Cop 21,Laurent Fabius. «Si tratta di un accordo - ha aggiunto - giusto, sostenibile, dinamico, equilibrato e vincolante. È uno storico punto di svolta». Il testo è stato tradotto in sei lingue prima di essere presentato.
«Avete lavorato molto, notte e giorno, e voglio esprimersi la gratitudine della Francia. Ora - ha commentato Hollande diretto alle 195 delegazioni dei paesi presenti al Summit - starà a voi ora dare una conclusione a questo accordo e compiere l’ultimo sforzo. Solo voi potete portare una risposta». «Il testo preparato e che vi è stato presentato è ambizioso e realistico e invita alla responsabilità».
«Non tutte le richieste sono state soddisfatte» ha aggiunto, ma «saremo giudicati per un testo non per una parola, non per il lavoro di un giorno ma per un accordo che vale per un secolo».
Non quantificabile
«È un peccato che non ci siano obiettivi quantificabili», analizza Sergio Castellari, per anni punto di riferimento per l’Italia nell’Ippc dell’Onu. Nella prima versione del testo c’erano, nella seconda si parla di una più generica «neutralità carbonica», ovvero che la riduzione delle emissioni si può ottenere anche attraverso una serie di azioni aggiuntive (riforestazione, cattura e sequestro, e così via, forse compresa anche la temutissima geoingegneria).
«Come scienziato sarei stato molto felice se fosse rimasto questo tentativo di avere degli obiettivi in cifre. Ma capisco che l’approccio di questo testo, bottom-up, non li contempli». Per Johan Rockström, direttore del Stockholm Resilience Centre, sarebbe molto meglio reinserire il termine «decarbonizzazione», ovvero chiarire che bisogna «smettere di usare progressivamente le fonti fossili di energia». Rockstrom accetta anche il meccanismo degli Indc, gli obiettivi volontari nazionali di taglio delle emissioni. Ma chiede che siano rivisti ogni anno, e non ogni cinque come attualmente previsto, perché «si deve tenere il passo con la velocità e la rapidità con cui la tecnologia cambia».
Anche scetticismo
Posizione più critica è quella di Kevin Anderson, vice-direttore del Tyndall Centre di Manchester. «La retorica non servirà a tagliare le emissioni di CO2 - accusa - questo testo è debole, non si fonda su solide basi scientifiche, non considera le emissioni del comparto aereo e navale. L’unica via è arrivare a zero emissioni: entro il 2050 se vogliamo puntare a +1,5 gradi, entro il 2070 se l’obiettivo è quello dei 2 gradi». Castellari comunque osserva un punto qualificante: «l’adattamento, che emerge come un elemento centrale, che è importante poiché anche se riduciamo le emissioni molti impatti sono inevitabili. Adattare significa aumentare la resilienza, chi avrà una maggiore capacità di adattamento subirò meno questi impatti».

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