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21 marzo 2016

Il Sole 24 ore: Morti d' inquinamento


Tratto da Il Sole 24 ore

Morti d’inquinamento

di   Pierangelo Soldavini

Il mondo si è concentrato sul climate change, sugli effetti dell’eccessiva carbonizzazione delle economie a livello globale che sono devastanti a livello di prospettive, così come di costi umani e sociali derivanti dai cambiamenti climatici in atto. Ma anche l’inquinamento, che poi è alla base del riscaldamento globale, si concretizza in costi umani altrettanto drammatici: sono 12,6 milioni i morti attribuibili ogni anno all’inquinamento ambientale legati al luogo in cui si vive o si lavora, il che significa uno ogni quattro decessi che avvengono a livello mondiale. Solo in Europa l’esposizione a fattori di rischio ambientale è costata la vita a 1,4 milioni di persone. Ancora più drammatica la situazione nelle aree a più alto tasso di crescita: un esempio per tutti, il Sud-Est asiatico dove ogni anno i morti per queste cause sono 3,8 milioni.

I dati che emergono dall’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della sanità sono impietosi:
i fattori di rischio ambientale come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, le esposizioni chimiche, i cambiamenti climatici e le radiazioni ultraviolette contribuiscono all’insorgenza di più di cento malattie e danni alla salute. Il che comporta inevitabilmente elevati costi economici.
Il rapporto sottolinea che i più esposti ai questi fattori di rischio sono i bambini al di sotto dei cinque anni e gli adulti compresi tra 50 e 75 anni: ogni anno 1,7 milioni di bambini e 4,9 milioni di adulti in queste fasce perdono la vita per cause che potrebbero essere evitate grazie a una migliore gestione dell’ambiente. I più piccoli sono maggiormente colpiti da infezioni alle basse vie respiratorie, mentre le persone anziane sono le più esposte a malattie non trasmissibili

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Ecco la lista delle dieci principali cause di morte per rischio ambientale:
Ictus – 2,5 milioni di morti ogni anno
Cardiopatie ischemiche – 2,3 milioni di morti ogni anno
Lesioni involontarie (ad esempio morti per incidenti stradali) – 1,7 milioni di morti ogni anno
Tumori – 1,7 milioni di morti ogni anno
Malattie respiratorie croniche – 1,4 milioni di morti ogni anno
Malattie diarroiche – 846 000 decessi all’anno
Infezioni delle vie respiratorie – 567 000 decessi all’anno
Condizioni neonatali – 270 000 decessi all’anno
Malaria – 259 000 decessi all’anno
Lesioni volontarie (ad esempio suicidi) – 246 000 decessi all’anno



Se un ambiente sano è alla base di una popolazione sana, il rapporto delinea azioni concrete da mettere in atto per invertire la tendenza al rialzo degli ultimi anni: fra queste vengono messe in risalto la riduzione dell’uso dei combustibili solidi per cucinare (usati soprattutto nei Paesi in via di sviluppo) e l’utilizzo di tecnologie energetiche a bassa emissione di carbonio.

Rimedi che assomigliano molto a quelli indicati per invertire il processo di riscaldamento globale. A conferma del fatto che questo rimane al momento il fenomeno trainante della consapevolezza e del passaggio all’azione, un sondaggio eseguito da Gfk per conto del Wwf indica che il climate change è percepito dalla stragrande maggioranza degli italiani come uno dei più gravi problemi ambientali, al pari di inquinamento dell’aria e delle acque: il 73% lo considera un problema “molto grave”, percentuale che assommata a quelli che lo considerano “abbastanza grave” arriva al 94%.

Il sondaggio è arrivato alla vigilia dell’Ora della Terra, il grande evento internazionale che si è svolto ieri per la sensibilizzazione sul problema. L’88,5% degli intervistati ritiene che il cambiamento climatico sia attribuibile alle attività umane. E per questo in gran maggioranza (85%) dichiarano un’elevata disponibilità a cambiare le proprie abitudini e i propri comportamenti per favorire la riduzione dei gas serra. Una disponibilità al coinvolgimento concreto che rappresenta senz’altro un’ottima base di partenza.

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