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23 febbraio 2017

Climate Analytics :Ue, per salvare il clima chiudere 300 centrali a carbone entro il 2030

Tratto da La Repubblica

Ue, per salvare il clima chiudere 300 centrali a carbone entro il 2030           Ue, per salvare il clima chiudere 300 centrali a carbone entro il 2030

Secondo un rapporto dell'istituto Climate Analytics non sarà possibile rispettare l'aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi centigradi se l'Europa non avvierà da subito la chiusura di oltre 300 impianti

MILANO - Chiudere entro pochi anni tutte le centrali a carbone in Europa. prima che sia troppo tardi per la salvezza del clima e dell'ambiente. Per produrre energia, sia nelle centrali elettriche sia nei grandi impianti industriali, nell'Eurozona si consuma ancora troppo carbone. E se l'uso del più "sporco" dei combustibili fossili non verrà limitato al più presto, fino ad arrivare alla sua totale cancellazione dalla mappa energetica, non verranno raggiunti gli obiettivi concordati nella conferenza di Parigi per la salvaguardia del clima.

E' la conclusione cui è arrivato uno studio di Climate Analytics, un istituto no profit che si occupa di politiche sul cambiamento climatico, fondato a Berlino del 2009 per occuparsi di quello che viene definito il più grande dei problemi di questi anni: il peso dell'attività umana sulle condizioni del clima con tutto quello che ne deriva.

Per mantenere l'aumento delle temperature "ben al di sotto dei 2 gradi centigradi" e ancor di più sotto 1,5 gradi. l'Europa dovrà essere in grado di chiudere tutte le sue 300 e più centrali a carbone entro il 2030. Di più: almeno un quarto dovranno già andare in pensione entro il 2020, mentre un ulteriore 47% dovrà farlo entro il 2025.

La Germania e la Polonia hanno la maggior parte del lavoro da fare: insieme sono responsabili del 51% della capacità installata del 54% delle emissioni da carbone. Tra i grandi utilizzatori del carbone, insieme a Regno Unito, Repubblica Ceca e Spagna, c'è anche l'Italia, con il 5,7% della capacità installata e il 5,1% delle emissioni complessive.

Invece, se gli impianti esistenti dovessero rimanere in attività fino alla fine del loro ciclo di vita l'Europa sforebbe il livello massimo di emissioni per rimanere all'interno degli accordi di Parigi di circa l'85 per cento. "Il modo più economico per l'Ue di fare i tagli delle emissioni necessari per tener fede all'accordo di Parigi è quello di eliminare gradualmente il carbone dal settore elettrico, sostituendolo con fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica", ha detto Paola Yanguas Parra, autrice del rapporto.....

Nei giorni scorsi una critica severa nei confronti delle politiche di Bruxelles sul carbone è arrivato anche da Greenpeace: la strategia energetica dell'Ue "non è in linea con gli impegni sul clima sottoscritti a dicembre 2015, durante la Cop21 di Parigi" e che l'Italia abbia "raggiunto in anticipo i propri obiettivi al 2020 sul tema delle rinnovabili, è vero solo su carta". A dirlo è il responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, Luca Iacoboni. "Per mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, così come concordato a Parigi - ha spiegato ancora - l'Unione europea deve accelerare la transizione verso un futuro 100% rinnovabile e cancellare tutti i sussidi 
pubblici alle fonti fossili. 
Più di ogni altra cosa, l'Ue deve assicurare a tutti i suoi cittadini la possibilità di autoprodurre con fonti rinnovabili almeno parte dell'energia consumata, contribuendo così al necessario incremento dell'uso di fonti pulite".

09 febbraio 2017

Climate Analytics: Ue, stop al carbone entro il 2030 per rispettare l’accordo sul clima

Tratto da rinnovabili.it

Ue, stop al carbone entro il 2030 per rispettare l’accordo sul clima

Un report di Climate Analytics traccia il percorso obbligato per l’UE: per tenere il riscaldamento globale entro i 2°C, tutti gli impianti a carbone devono chiudere entro il prossimo decennio


Tutte le centrali a carbone devono chiudere entro il 2030, se l’Europa vuole rispettare davvero i suoi impegni sul clima sottoscritti con l’Accordo di Parigi. Ma l’Ue sta procedendo – come spesso capita – in ordine sparso, con notevoli differenze da paese a paese. Se alcuni stati membri hanno già annunciato un piano per il phase out con orizzonte i prossimi 10-15 anni, come Francia e Finlandia, altri paesi hanno in programma di aprire nuove centrali, ad esempio Polonia e Grecia.

L’abbandono di questo combustibile fossile deve però avvenire in tempi rapidi, perché il carbon budget disponibile (circa 6,5 Gt di CO2), in uno scenario business as usual in cui le centrali a carbone continuano a restare in attività, sarà esaurito all’85% già nel 2050. E se a queste emissioni si aggiungono quelle provenienti dagli impianti programmati ma non ancora operativi, entro quella data la CO2 prodotta sarà ben il doppio del budget disponibile per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C.

A dirlo è l’analisi di Climate Analytics, istituto di ricerca sulle politiche climatiche basato a Berlino, contenuta in un report appena pubblicato. Tenendo fermo il Paris Agreement, il centro ha elaborato due scenari possibili per il phase out del carbone. Il primo considera l’eliminazione prioritaria degli impianti a maggiore intensità di emissioni, il secondo privilegia invece il valore economico delle centrali. In entrambi i casi Climate Analytics giunge alla medesima conclusione: il phase out deve avvenire entro il 2030.

L’attenzione è concentrata soprattutto su due paesi, Germania e Polonia, tra i più riluttanti a decretare uno stop in tempi brevi. Le loro decisioni saranno centrali: insieme sono responsabili per il 54% delle emissioni totali del continente da impianti a carbone, e possiedono il 51% della capacità installata in Ue. Se la Polonia oppone da sempre molte resistenze, anche la Germania non è da meno: di recente ha ribadito l’intenzione di non abbandonare la lignite prima del 2040. Una mossa che depotenzia la promessa di chiudere le 8 centrali a lignite più inquinanti, tra ottobre 2016 e ottobre 2019, peraltro tenendole in stand by con un meccanismo di capacity reserve: soldi alle centrali più inquinanti per la potenza che potrebbero mettere a disposizione qualora la produzione delle rinnovabili fosse troppo irregolare, al fine di dare “sicurezza” al sistema.