COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Lancet Respiratory Medicine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lancet Respiratory Medicine. Mostra tutti i post

15 gennaio 2016

L'esposizione precoce agli agenti inquinanti dell'aria NO2 e PM2.5 , in particolare nel luogo di residenza alla nascita,e' trainante per il successivo sviluppo di asma .

Tratto da Pharmastar
Inquinamento ambientale e 
sviluppo asma pediatrico: la chiave 
è nell'esposizione precoce
Uno studio pubblicato sulla rivista Lancet Respiratory Medicine ha dimostrato che l'insorgenza di asma nell'infanzia e nell'adolescenza è associata prevalentemente all'esposizione nei primi anni di vita a livelli crescenti di biossido di azoto (NO2) e di particolato, sostanze che si trovano nell'aria che respiriamo e che sono responsabili del suo inquinamento.

“In letteratura non mancano gli studi che hanno già affrontato il tema degli effetti dell'inquinamento dell'aria sullo sviluppo di asma e di rinocongiuntivite nell'infanzia e nella prima adolescenza – affermano gli autori nell'introduzione al lavoro”.

Quello che finora non era chiaro era se il ruolo dell'inquinamento ambientale sull'insorgenza di asma fosse precoce o tardivo.

Di qui la novità dello studio, che ha seguito più di 14.000 bambini residenti in Germania, Svezia e Paesi Bassi dalla nascita fino a 14-16 anni per determinare l'associazione esistente tra il numero di partecipanti che hanno sviluppato asma nel corso dello studio e il livello di inquinamento dell'aria nel luogo di residenza alla nascita e al tempo del follow-up.

Per misurare la qualità dell'aria nei luoghi di residenza (alla nascita e alla fine del follow-up), i ricercatori si sono serviti dei report storici delle concentrazioni di  NO2 e di particolato atmosferico (livelli di  PM2.5, PM10 e PM di dimensioni intermedie).

I risultati del follow-up hanno mostrato che un bambino svedese o olandese su 3 e il 10-15% dei bambini tedeschi reclutati nello studio hanno sviluppato asma.
In particolare i ricercatori hanno osservato l'esistenza di un'associazione statisticamente significativa tra un aumento dell'esposizione a NO2 (adjusted OR = 1.13 per 10 μg/m3; 95% CI, 1.02-1.25) e dell'assorbimento di PM2.5 (adjusted OR = 1.29 per 1 unit; 95% CI, 1-1.66) con la probabilità di andare incontro a sviluppo di asma tra i 14 e i 16 anni.

Non solo: lo studio ha dimostrato che le concentrazioni più elevate di NO2 e di particolato nel luogo di residenza alla nascita si associavano ad un incremento del rischio di asma soprattutto dopo i 4 anni di vita del bambino e che, nonostante più della metà dei partecipanti allo studio avesse successivamente cambiato residenza nel corso del follow-up, l'esposizione successiva agli inquinanti dell'aria sopra-menzionati non correlasse con il rischio di insorgenza di asma.

Pertanto, gli autori dello studio ritengono che sia l'esposizione precoce agli agenti inquinanti dell'aria, in particolare nel luogo di residenza alla nascita, a trainare il successivo sviluppo di asma nella tarda infanzia e nella prima adolescenza.

Di qui la raccomandazione a perseguire strategie volte a migliorare la qualità dell'aria al fine di ridurre il rischio di insorgenza di asma pediatrico.

Bibliografia
Gehring U et al. Exposure to air pollution and development of asthma and rhinoconjunctivitis throughout childhood and adolescence: a population-based birth cohort study. Lancet Respir Med. Published on 10 November 2015. DOI: 10.1016/S2213-2600(15)00426-9 
Leggi

03 febbraio 2014

Inquinamento, europei ancora a rischio:Particelle sottili e ozono minacciano la salute già dal grembo materno

Tratto da Il Sole 24 ore

Inquinamento, europei ancora a rischio

Particelle sottili e ozono minacciano la salute già dal grembo materno

L'inquinamento continua ad essere un problema attuale per i cittadini europei. Il rapporto dell'Eea (l'European Environment Agency) sulla qualità dell'aria in Europa tra il 2002 e il 2011 ha infatti svelato che nonostante la significativa riduzione delle emissioni di sostanze nocive nell'ambiente il 96% della popolazione che vive nelle città è esposta a concentrazioni di particolato superiori rispetto ai limiti fissati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Non solo, la concentrazione di ozono a livello terra supera i limiti dell'Oms nel 98% dei casi.

Dati alla mano, l'Eea non ha dubbi ad affermare che particelle sottili e ozono rappresentano un “pericolo significativo” per la salute degli europei. Il suo direttore esecutivo, Hans Bruyninckx, ha sottolineato che “per passare ad un percorso sostenibile, l'Europa deve esser ambiziosa e andare oltre le normative correnti”, che stabiliscono in 20 microgrammi per metro cubo (il doppio rispetto al limite massimo consigliato dall'Oms) il livello medio tollerabile della concentrazione di particelle inquinanti di diametro non superiore ai 2,5 micrometri.

Da parte sua, la ricerca continua a fornire conferme di quanto l'inquinamento possa essere dannoso per la salute sin dal grembo materno. Lo scorso 15 ottobre Lancet Respiratory Medicine ha pubblicato gli ultimi risultati sul tema, svelando il legame tra inquinamento atmosferico e un basso peso alla nascita, un fattore di rischio per problemi di salute, soprattutto a livello respiratorio, sia durante l'infanzia che in età adulta. “Oltre al fumo attivo e passivo – precisano gli autori - anche l'esposizione all'inquinamento atmosferico è un fattore di rischio altamente frequente e controllabile” e molte nascite sottopeso registrate in Europa potrebbero essere prevenute “se l'inquinamento urbano dell'aria venisse ridotto”.

“La diffusa esposizione delle donne incinte di tutto il mondo all'inquinamento dell'aria dell'ambiente urbano a concentrazioni simili o addirittura superiori rispetto a quelle stimate nel nostro studio – sottolinea Marie Pedersen, primo autore della ricerca - fornisce un chiaro invito a migliorare la qualità dell'aria a chi definisce le politiche”.
 “Le indagini mostrano che una grande maggioranza di cittadini capisce bene l'impatto della qualità dell'aria sulla salute – ha aggiunto il Commissario all'Ambiente Janez Potocnik – e sta chiedendo alle autorità pubbliche di prendere provvedimenti a livello europeo, nazionale e locale”.
di Silvia Soligon (03/02/2014)