COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Leukemia Research. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leukemia Research. Mostra tutti i post

04 giugno 2017

Leukemia Research.-Leucemia: legata all'intossicazione da metalli pesanti

Tratto da spaziosacro

Leucemia: legata all'intossicazione da metalli pesanti

Risultati immagini per leucemia metalli pesanti

Le nanoparticelle provengono dall’aria che respiriamo ma anche cibo e acqua sono a rischio. Il legame con la leucemia è evidente come ha scoperto un studio italiano svolto da un team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti, bioingegneri e ambientalisti guidati dal Dr. Visani e dalla Dr.ssa Gatti .
I dati diffusi dall’OMS, in quello che è considerato il più dettagliato studio finora mai condotto sull’argomento, lasciano senza parole. Il 92% delle persone sul globo, cioè oltre 9 persone su 10, respirano aria troppo inquinata da nanoparticelle di metalli pesanti, aria che danneggia la loro salute respiro dopo respiro. I morti che ne conseguono sono milioni, uccisi da solfati, nitrati e carbone che penetrano in minuscoli corpuscoli nel nostro corpo, fino a ucciderlo. I danni peggiori li subiscono vecchi, bambini e donne gravide. Come riportato dall’Ansa l’aria peggiore di tutta l’Europa occidentale la respiriamo proprio qui in Italia, nessun angolo del nostro paese può vantare zone “verdi”, cioè aree pulite. In particolare la Pianura Padana raggiunge i livelli record presenti altrove ad esempio in Cina e India. L’inquinamento dell’aria è oggi il peggiore rischio ambientale per la salute, responsabile della morte di una persona su 9..
Cosa rende così dannosa l’aria che respiriamo?
Principalmente lo smog, i fumi industriali da combustione ad alte temperature che sono fonti di inquinamento da nanoparticelle. Anche i fumi prodotti dalle auto e aerei. Con il termine nanoparticella si identificano normalmente delle particelle formate da aggregati atomici o molecolari con un diametro compreso indicativamente fra 2 e 200 nm. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza la doppia elica del DNA ha un diametro di circa 2 nm.
Le nanoparticelle presentano possibili pericoli, sia in senso medico che ambientale, la maggior parte dei quali sono dovuti alla grande superficie in rapporto al volume, che può rendere le particelle molto reattive. Le particelle in natura non rimangono in forma di nanoparticelle ma tendono rapidamente ad agglomerarsi lasciando così il regime nanometrico, mentre questo non accade con le nanoparticelle prodotte dall’uomo.
La nanotossicologia studia i potenziali rischi per la salute dovuti ai nanomateriali. La dimensione estremamente piccola dei nanomateriali significa che sono molto più assorbiti senza difficoltà dal corpo umano rispetto alle particelle di dimensioni più grandi. Oltre al fatto che le nanoparticelle non degradabili o lentamente degradabili possano accumularsi negli organi, un’altra preoccupazione è la loro potenziale interazione con i processi biologici all’interno del corpo.
E’ stato riscontrato che queste particelle, se ingerite, possono superare le barriere polmonari e arrivare al sangue, e quindi da qui passare al cervello (superando la barriera emato-encefalica) e allo sperma. Possono anche essere ingerite con cibo che è stato a contatto con un certo inquinamento ambientale.
Leucemia e Nanoparticelle di metalli pesanti
La presenza di particelle solide e inorganiche in pazienti affetti da leucemia mieloide acuta (LMA) e la visualizzazione della loro interazione con componenti del sangue hanno indotto i ricercatori a ipotizzare una correlazione tra la LMA ed esposizioni ad un inquinamento particolato micro e nanodimensionato. Il contatto profondo con questi materiali non biocompatibili e a volte chimicamente tossici potrebbe contribuire al processo della malattia, entrare nelle cellule e interagire con il Dna.
La conferma arriva da un team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti, bioingegneri e ambientalisti coordinato dall’ematologo Giuseppe Visani, direttore del Centro trapianti Midollo Osseo dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro e dall’ingegnere biomedico Antonietta Morena Gatti del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.
L’LMA è una malattia che si sviluppa a partire dal midollo osseo (definito appunto mieloide) e che progredisce velocemente (da qui il termine acuta). Nel midollo osseo sono presenti i precursori delle cellule del sangue, i quali dopo un percorso di maturazione si differenziano in globuli bianchi (tra cui i linfociti), rossi e piastrine. Se durante questo periodo di maturazione i precursori (tranne quelli dei linfociti) vanno incontro a una trasformazione tumorale, si parla di leucemia mieloide acuta.
Lo studio, che prende in esame un campione di venti persone, tutte affette da questa forma tumorale e venti persone sane, ha dimostrato che nel sangue delle persone leucemiche la presenza di nanoparticelle in forma di metalli pesanti è significativamente più elevato, anche fino a cento volte maggiore.
Attraverso il microscopio elettronico sono state riscontrate nel sangue dei malati particelle composte da frammenti di lega di alluminio e fosforo, o aggregati a vario titolo e composizione di silicio, alluminio, ferro, cromo, nichel, titano o rame, presenti anche nella polvere urbana. Sotto la lente appaiono come sfere inorganiche indistruttibili, molte delle quali prodotto finale di un’alta combustione che possono essere rinvenute nei tessuti del paziente anche dopo molti anni dalla loro stessa morte.
Gli studi evidenziano che le particelle identificate vengono ricoperte da una specie di “anello di Saturno proteico” (protein-corona), cioè composto da proteine del sangue le quali, denaturandosi, attivano il sistema immunitario. Alla domanda sul perché si sia studiata proprio la leucemia mieloide acuta, Visani risponde: “perché si tratta di una forma frequente in Italia che colpisce persone di tutte le età. Ogni anno ci sono almeno 3000 nuovi casi”
La ricerca, fatta con il contributo del Dipartimento di Scienze biomolecolari dell’Università di Urbino, dell’Azienda ospedaliera Marche Nord, dell’Agenzia per la protezione ambientale delle Marche, con il sostegno dell’Ail Pesaro è stata pubblicata dalla rivista internazionale Leukemia Research.
In conclusione la documentazione di nanoparticelle metalliche identificate per forma, dimensione e composizione chimica nel sangue di pazienti con leucemia acuta mieloide apre nuove prospettive di ricerca sia in ambito di sviluppo dei tumori sia in senso terapeutico....

20 dicembre 2016

Polveri e leucemia:Dimostrata la presenza di nanoparticelle nel sangue di pazienti affetti da leucemia acuta mieloide

Tratto da Il Foglia

Polveri e leucemia: importante scoperta scientifica a Pesaro

Nel sangue di persone ammalate di leucemia acuta mieloide è presente una concentrazione di “nanoparticelle” inorganiche, cioè frammenti di sostanze chimiche, molto più elevata rispetto a quello delle persone sane. Una “fotografia” molto accurata che però non svela un collegamento con le possibili cause della malattia, ma apre scenari interessanti di studio su effetto, crescita e sopravvivenza delle cellule leucemiche......

La scoperta pubblicata dalla rivista Leukemia Research

La scoperta (pubblicata dalla prestigiosa e autorevole rivista Leukemia Research) è del team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti e bioingegneri (Ematologia Aormn, Università di Urbino e Arpam  Pesaro), coordinato dal dottor Giuseppe Visani della Ematologia di Pesaro e dalla professoressa Maria Antonietta Gatti del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, che ha messo a punto una nuova tecnica diagnostica rilevando, per la prima volta in assoluto, una compromissione ambientale. E attivando, nello stesso tempo, quell’utile e sempre più importante osservazione su possibili interazioni tra ambiente e salute. Una collaborazione che coinvolge anche l’Arpam, per il suo ruolo importante sull’osservazione dell’ambiente, come sottolineato dalla stessa direttrice Patrizia Ammazzalorso.

Dimostrata la presenza di nanoparticelle nel sangue di pazienti affetti da leucemia acuta mieloide

Queste nanoparticelle sono, appunto, dei frammenti di sostanze chimiche, come i metalli pesanti (piombo, rame, zinco, alluminio, eccetera), di dimensioni molto piccole, presenti nel pulviscolo ambientale che respiriamo o che ingeriamo con cibi contaminati. Lo studio è stato possibile grazie all’utilizzo di un microscopio elettronico a scansione di tipo ambientale ad alta risoluzione e spettrometria a dispersione d’energia in dotazione all’Arpam, che ha permesso di evidenziare queste indebite “presenze” nel sangue e nel midollo. In altre parole, questa tecnica diagnostica sul sangue ha fornito informazioni maggiori, rispetto ad altre strumentazione sul fenomeno delle polveri legate ad esposizione ambientale.
“La ricerca – spiega il dottor Visani, direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’azienda ospedale Marche Nord – ha preso in considerazione pazienti affetti da leucemia acuta mieloide trattati a Pesaro”. Un campione di venti malati. E dai rilievi al microscopio elettronico, nel loro sangue è stata trovata una concentrazione molto più accentuata di queste nanoparticelle rispetto a pazienti sani.

Da qui la domanda: queste nanoparticelle possono interferire con le malattie del sangue? In realtà è stato riscontrato che, se ingerite, possono superare le barriere polmonari e arrivare al sangue. E di qui al cervello e allo sperma. O possono essere interiorizzate se ingerite con cibo che è stato a contatto con un certo inquinamento ambientale. La presenza di particelle solide e inorganiche in questi pazienti e la visualizzazione della loro interazione con componenti del sangue ha indotto i ricercatori a ipotizzare una correlazione tra la patologia ed esposizioni ad un inquinamento particolato micro e nanodimensionato. Il contatto profondo con questi materiali non biocompatibili e a volte chimicamente tossici potrebbe contribuire al processo della malattia, entrare nelle cellule e interagire con il Dna.
Attraverso il microscopio elettronico sono state riscontrate particelle composte da frammenti di lega di alluminio e fosforo, o aggregati a vario titolo e composizione di silicio, alluminio, ferro, cromo, nichel, titano o rame. Presenti nella polvere urbana. Sotto la lente appaiono come sfere inorganiche indistruttibili, molte delle quali prodotto finale di un’alta combustione (più alta è la temperatura e più si riduce la particella) che possono essere rinvenute nei tessuti del paziente anche dopo molti anni dalla loro stessa morte. Ed è per questo che appare fondamentale conoscere anche la tipologia dei rifiuti che vengono conferiti per esempio nei cosiddetti inceneritori. “Il nostro obiettivo – ha detto la dottoressa Antonietta Gatti che collabora anche con il Dipartimento di Stato a Washington, – è togliere questi frammenti dal sangue e favorire la remissione delle patologie”. Possono essere responsabili della leucemia acuta mieloide? Non è certo, per ora si sa però che sono presenti in modo significativo in questi pazienti.
Di conseguenza, la documentazione di nanoparticelle metalliche identificate per forma, dimensione e composizione chimica nel sangue di pazienti con leucemia acuta mieloide apre nuove prospettive di ricerca sia in ambito di sviluppo dei tumori sia in senso terapeutico, e di riflessione sull’ambiente che ci circonda.