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Visualizzazione post con etichetta Maurizio Pallante. Mostra tutti i post
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06 marzo 2013

SE FOSSI LAUREATO IN ECONOMIA E NON IN LETTERE.......

 Tratto da Comedonchisciotte
SE FOSSI LAUREATO IN ECONOMIA E NON IN LETTERE......
di MAURIZIO PALLANTE
ilfattoquotidiano.it


Dopo avere letto il post “La decrescita totalitaria” *, di Stefano Feltri, ho immaginato di essere un “economista”, ed ho fatto un paio di considerazioni. Ad esempio, se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei: chi ha governato l’economia e la finanza nei decenni passati, chi la sta governando, chi ha la responsabilità della crisi che sta sconvolgendo i paesi industrializzati, chi è incapace di trovare le misure di politica economica adeguate per uscirne: i laureati in economia o i laureati in lettere?

Se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei se è veramente desiderabile, ammesso che sia possibile, uscire dalla crisi con la ripresa della crescita di un prodotto interno lordo in cui incidono in misura significativa gli sprechi di cibo (il 3 per cento del pil), gli sprechi di energia (il 70 per cento dei consumi), gli incidenti automobilistici, il consumo di medicine, le spese di riparazione e di ripristino dei danni ambientali causati da processi produttivi finalizzati alla crescita del prodotto interno lordo, la cura delle malattie causate dalla crescita delle emissioni e delle produzioni inquinanti, la produzione di armi e le guerre.

Se fossi laureato in economia e non in lettere, non eviterei comunque di ripassare la differenza tra la congiunzione “e” e il verbo “è”, perché un conto è dire “meno e meglio” e un altro è dire “meno è meglio”........
Se fossi laureato in economia e non in lettere terrei in una certa considerazione l’insegnamento di un economista tra i più importanti del Novecento, John Kenneth Galbraith, che nel 1968 ha suggerito a Robert Kennedy di rivelare l’inganno dell’equazione tra crescita del Pil e crescita del benessere, perché il Pil cresce anche quando cresce la produzione di merci che peggiorano la nostra vita, come le armi, il tabacco, la riparazione delle automobili incidentate, mentre non può misurare il benessere generato da attività che non generano una compravendita, come le relazioni umane, l’autoproduzione di beni, l’economia del dono e della reciprocità.
Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei: se basta il banale buon senso per decidere di produrre cose utili invece di cose inutili o dannose, di utilizzare processi non inquinanti anziché processi inquinanti, di ridurre gli sprechi invece di incentivare un consumo dissipativo delle risorse, come mai i laureati in economia che governano l’economia e la finanza non indirizzano su questa strada gli investimenti per superare la crisi? I laureati in economia sono privi del banale buon senso?

Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei se la scelta di aumentare la produttività per far crescere il Pil e rendere le aziende più competitive sul mercato mondiale non comporti una riduzione dell’incidenza del lavoro umano per unità di prodotto e quindi una riduzione dell’occupazione e della domanda a fronte di un aumento dell’offerta; se cioè non aggravi la crisi invece di attenuarla (per non parlare della sofferenza umana di chi non ha occupazione, ma gli esseri umani per chi è laureato in economia sono semplici fattori della produzione, quello che conta è la crescita).

Se fossi laureato in economia e non in lettere, non avrei comunque nessuna ritrosia a leggere ciò che scrivono quelli che la pensano diversamente da me, perché il vero fondamento di una deriva totalitaria è proprio l’intolleranza, soprattutto quando assume l’aspetto di un tabù inviolabile da difendere con tutti i mezzi.
Maurizio Pallante
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

28 marzo 2012

Ubik: due eventi dedicati ai temi ambientali

Leggi su Savona news

Ubik: due eventi dedicati ai temi ambientali

 Giovedì 29 marzo ore 18: “L’incubo carbone” Inquinamento ambientale e patologie connesse. Venerdì 30 marzo: presentazione del libro “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili”

Alla Ubik due Giorni Dedicati Ai Temi Ambientali
Giovedì 29 marzo  ore 18: “L’incubo carbone” Inquinamento ambientale e patologie connesse.

Incontro con il medico e ex Parlamentare ALDO PASTORE autore del libro “Trucioli savonesi”
Partecipano GIOVANNI DURANTE, Presidente ARCI, e VITO BRUNETTI, ex sindacalista CGIL, in collaborazione con l'ARCI.
Questo incontro permetterà di fare alcune riflessioni di ampio respiro sul presente e sul futuro delle centrali a carbone, e sulle motivazioni alla base dell’inevitabile tramonto del carbone per l’intera umanità  nel prossimo futuro.
 “I nostri politici, i nostri imprenditori industriali, i nostri sindacalisti e, più in generale, i nostri concittadini conoscono i danni reali e potenziali (ed i relativi costi) che l’impiego del carbone comporta? E di conseguenza, i limiti del suo impiego?…”
Cominciano così gli approfondimenti e le domande sul tema del carbone poste dal noto medico ed ex Parlamentare savonese Aldo Pastore.
La scelta di incrementare in Italia l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica tramite la riconversione e la costruzione di grandi centrali è una scelta nociva e sbagliata, la combustione del carbone produce altissime emissioni di anidride carbonica, più del doppio di quelle del gas, aggravando il fenomeno del cambiamento climatico che minaccia il futuro del Pianeta.
Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti, ANCHE CON GRUPPI DI NUOVA GENERAZIONE: la combustione rilascia un cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio) che coinvolgono aree anche molto lontane dalle centrali. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide.
Il carbone è conveniente solo per le grandi lobby proprietarie delle centrali, che non rispondono dell’inquinamento causato e usano un combustibile a buon mercato.
Con le parole del grande economista Jeremy Rifkin: “La Terza rivoluzione industriale cambia il nostro senso della relazione e la responsabilità verso gli altri esseri umani. Condividere le energie rinnovabili della Terra crea una nuova identità della specie. Questa coscienza di interconnettività sta facendo nascere un nuovo sogno di "qualità della vita", soprattutto tra i giovani…”

Venerdì 30 marzo  ore 18: presentazione del libro “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili”
Incontro con la giornalista STEFANIA DIVERTITO Introduce MASSIMO MAUGERI, a cura di Legambiente.
"Chi controlla che il controllore controlli adeguatamente il controllato?" Vado Ligure, Porto Tolle, Larderello in Val di Cecina, Praia a Mare, e ancora Malagrotta, il Mugello: fanno tutti parte della triste e italianissima toponomastica degli scempi. Sono solo alcuni dei nomi che siamo soliti assegnare ai disastri, e non solo ambientali. Ovverosia, scenari naturali irrimediabilmente compromessi e, per le persone, un'esistenza che di umano ha ormai ben poco.
La cronaca giudiziaria è piena di queste storie.......
Eppure, la lotta intrapresa da comitati e associazioni ha trovato l'appoggio di alcuni coraggiosi Procuratori, "investigatori togati" protagonisti delle più importanti battaglie ambientali, che sono riusciti ad arrivare laddove nessuno si era mai spinto prima, contrastando il comportamento arrogante di chi, per incoscienza o per dolo, ha stravolto la vita di molte persone. Nella convinzione che questa, ognuna di queste, sia "una storia corale, non singola".
Prefazione di Erri de Luca.  Con un'intervista a Raffaele Guarinello.Leggi


Il grande teorico della Decrescita Maurizio Pallante, qualche giorno fa alla Ubik: “Siamo in un’epoca di imbarbarimento: devastazione dell'ambiente, sovrapproduzione di cemento e di energia senza utilità.  C'è bisogno di una rivoluzione culturale..."Leggi

09 febbraio 2012

1)ENERGIA: COSTI E DIPENDENZE, COME RISOLVERE IL PROBLEMA E CREARE ...MOLTA OCCUPAZIONE 2)Se un pastore sconfigge la lobby del cemento: la storia di OVIDIO MARRAS...

TRATTO DA COME DON CHISCIOTTE  

ENERGIA: COSTI E DIPENDENZE, COME RISOLVERE IL PROBLEMA E CREARE OCCUPAZIONE
DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com


Il tema dell'energia nel nostro Paese viene fuori quasi sempre solo nei momenti in cui di energia c'è bisogno e penuria. .......Naturalmente, in tutte queste circostanze non si manca occasione per tornare su uno dei punti critici, dal punto di vista geostrategico e anche meramente economico, del nostro Stato: dipendiamo energeticamente quasi del tutto dalle importazioni, subiamo pertanto i prezzi di cartello che ci vengono imposti, non abbiamo le centrali nucleari e via discorrendo senza entrare nel merito vero del problema e senza, soprattutto, centrare i punti nevralgici che ostano alla risoluzione dello stesso.
Questo, in larga parte, dipende da una volontà tutta politica, pardon, economico-monopolistica: dominata come è dagli interessi delle lobbies - interne ed estere - non si "vuole" risolvere il problema, se non con operazioni suicide come la costruzione di inceneritori e di centrali nucleari, ad esempio, per non toccare i privilegi di pochi attori dell'energia nel nostro Paese.
Che si tratti di petrolieri, trafficanti di idrocarburi e gestori di rete di energia elettrica, chi tocca i fili muore.
Non solo: a conferma della tesi, quando si parla (sbagliando) anche di centrali nucleari e di inceneritori, di fatto è sempre agli stessi attori che ci si riferisce, e ai contributi pubblici elargiti per la realizzazione a tutto vantaggio, ovviamente, dei costruttori e dei gestori.

Il tema invece si presta a sfatare un mito incapacitante che viene ripetuto come un mantra, e che potrebbe essere spazzato via se solo vi fosse in primo luogo la consapevolezza diffusa, tra le persone, che il problema si può risolvere, e in secondo luogo la volontà di risolverlo: cosa che ovviamente è vista come orrore da chi, nella situazione attuale, specula su un settore così strategico.

Il punto è molto semplice. In ordine generale, per dipendere meno dall'energia, si deve consumarne di meno. Ciò non significa "rimanere al freddo", come ipocritamente sostengono i detrattori di chi porta avanti un discorso del genere. Significa invece attuare tutta una serie di operazioni in grado di consumare meno pur mantenendo - attenzione - degli standard di confort uguali quasi a quelli attuali. E la cosa avrebbe un duplice, anzi triplice beneficio.

Intanto - ed è un discorso prettamente inerente il tema della Decrescita - consumare meno significa costruire abitazioni in grado di ottenere lo stesso rendimento termico ed energetico, ovvero lo stesso confort, ma con un consumo decisamente ridotto. Si può fare, tanti Paesi lo fanno, e le tecnologie in tal senso ci sono già. Se da noi non lo si fa è proprio perché è necessario - ah, la crescita del Pil e le rendite di posizione dei monopolisti... - che si continui a consumare e sperperare denaro e risorse. 

In secondo luogo tutto il processo di costruzione e soprattutto riconversione delle costruzioni vecchie, costose e divoratrici di energia, sarebbe in grado, da solo, di creare - sul serio: creare - decine di migliaia di posti di lavoro. E se a questo si aggiungesse la volontà di investire sul serio sulle energie alternative, che il nostro Paese è, per esposizione geografica, in grado di utilizzare (sole e vento, ad esempio, dalle nostre parti non mancano affatto) quelle decine di migliaia di posti diventerebbero centinaia di migliaia, tra occupati diretti e indotto.

In terzo luogo, operare una politica di decrescita intelligente come quella appena abbozzata - ma basta davvero leggere uno dei libri di Maurizio Pallante e sulla Decrescita per avere tutti i dati tra le mani - porterebbe all'incommensurabile, e difficilmente quantificabile economicamente, per una volta almeno, vantaggio, di ridurre le nostre emissioni dannose e in ultima istanza di
migliorare l'aria che respiriamo. Dunque producendo a sua volta un circolo virtuoso sulla Sanità e soprattutto sulla salute di tutti noi.
 
Ovviamente, potremmo mandare al diavolo, o quasi, i nostri attuali "fornitori" di energia e chi ha il monopolio in Italia di distribuirla e fatturarla.
A ostacolare tutto questo c'è unicamente la cecità di chi ignora tali possibilità e di chi vi si oppone, come abbiamo visto, per conservare i diritti acquisiti. Il che è un circolo chiuso: chi vi si oppone di riffa o di raffa è collegato, o direttamente proprietario, dei mezzi di comunicazione sui quali ovviamente non ha alcun interesse di far veicolare le notizie in grado di istruire i cittadini che poi, giustamente, potrebbero sostenere e portare avanti il cambiamento che lor signori temono come la peste.....

Ma andiamo avanti. Si dirà: con le energie alternative non si può produrre tutta l'energia che consumiamo al momento. Vero, sebbene solo in parte. Ciò che si dimentica di dire è che la maggior parte dell'energia che consumiamo attualmente va dispersa nel nulla. In altre parole, da una parte potremmo, con investimenti nel settore delle costruzioni, della coibentazione, e delle reti, consumarne meno e, attuando alcune abitudini accorte, ottenere lo stesso livello di benessere.
Dall'altro lato, e il tema è fondamentale proprio in questo periodo storico nel nostro Paese, potremmo contribuire molto, ma molto significativamente, alla problematica della disoccupazione.

Se il denaro sino a ora speso per il progetto del Ponte di Messina, o per la Tav (anche se con contributi europei) fosse stato invece investito nelle energie pulite, al momento avremmo molti più occupati, molti meno arrabbiati, una maggiore indipendenza energetica e una superiore qualità dell'aria. Oltre che la benedizione della Terra.

Ci si deve sforzare, tutti noi, di veicolare il concetto di decrescita nel modo corretto. Altro che ritorno all'età della pietra. L'applicazione ragionata e illuminata di alcune pratiche, se non a salvare il mondo (per il momento) contribuirebbe se non altro ai diversi benefici che abbiamo citato.Ma per poterla formulare c'è bisogno di qualcuno, a livello politico, che non sia di fatto connivente con le lobbies dei monopoli, che abbia spalle larghe per opporvisi e la vera voglia di rivoluzionare.

  ........in quel settore non c'è futuro, ma che invece c'è l'Italia intera da ristrutturare e riconvertire alle energie alternative, che ci sono milioni di tetti da trasformare col fotovoltaico, ad esempio.  
E che insomma c'è lavoro per decenni e decenni, tra diretto e indotto, se solo vi fosse qualche vero capitano d'industria tanto capace da capire la situazione, da voler davvero rivoluzionare la propria azienda, e in grado di girare le spalle agli idrocarburi e guardare in faccia il futuro di un mondo nuovo.
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..........Poche parole che dovrebbero dare forza ad ogni attivista e diventare il motto di ogni giusta battaglia: 
se si ha ragione, prima o poi si vince.

Se un pastore sconfigge la lobby del cemento, la storia di Ovidio Marras...... 

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