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26 aprile 2016

Segolene Royal :Parigi punta sulla carbon tax per frenare il carbone

Tratto da  La Repubblica

Parigi punta sulla carbon tax per frenare il carbone.

Risultati immagini per carbon tax
Il prezzo della CO2 sul mercato europeo delle emissioni è in forte calo. Stessa cosa per il costo del carbone. Un'accoppiata che sta creando forti problemi al tentativo della Francia di ridurre ulteriormente le sue emissioni di gas serra dando slancio alle fonti rinnovabili. Per cercare di contrastare questo stato di cose il governo di Parigi ha annunciato quindi l'intenzione di fissare autonomamente un prezzo alla produzione di CO2, una sorta di carbon tax che dovrebbe dissuadere le aziende dal fare ricorso alle vecchie centrali a carbone.
La Francia ottiene la maggior parte della sua elettricità dal nucleare, ma nel paese esistono naturalmente anche impianti a carbone e a gas. Questi ultimi sono però al momento svantaggiati dall'andamento dei prezzi, visto che producono al doppio del costo delle centrali a carbone. Il risultato è che a fronte di 4000 ore di funzionamento annuo degli impianti a carbone le centrali a gas lavorano appena 1700 ore.
In teoria il compito di fissare un prezzo più alto agli scarichi di anidride carbonica, rendendo più remunerativa l'efficienza energetica e la transizione a fonti più pulite, spetterebbe all'Unione Europea, ma, viste le difficoltà incontrate da Bruxelles anche nella gestione di questa politica, Parigi ha deciso di procedere in autonomia. "Il mercato al momento non sta funzionando e qualcuno deve decidersi a fare la prima mossa", ha commentato il ministro dell'Ambiente francese Segolene Royal spiegando la scelta del presidente Francois Hollande di introdurre la carbon tax.
L'intenzione è quella di far scendere il contributo annuo delle centrali a carbone e di quelle a gas rispettivamente a 200 e 500 ore, tagliando così le emissioni di anidride carbonica di 12 milioni di tonnellate.

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26 febbraio 2016

Maria Rita D'Orsogna - Francia, stop alla ricerca petrolifera e investimenti nelle rinnovabili

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Maria Rita D'Orsogna

Francia, stop alla ricerca petrolifera e investimenti nelle rinnovabili

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Il governo francese, su proposta del ministro dell’Ecologia e dell’Energia di Francia, Segolene Royalha deciso di vietare tutte le operazioni di ricerca petrolifera sul proprio territorio. Non cercheranno più petrolio da nessuna parte – una decisione monumentale. Visto che in Francia in questo momento ci sono 54 permessi esplorativi e 130 domande di ricerca di petrolio, più di 180 istanze assegnate o da assegnare finiranno nel dimenticatoio.
Segolene Royal ha ricordato che spera che il diniego di nuovi permessi esplorativi porterà nuovi investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica del paese. Dice anche che bloccare la ricerca di petrolio è una risposta naturale all’esigenza di diminuirne l’uso. La decisione verrà inglobata nell’Energy Transition Act, varato nel 2015 dalla Francia e che impone per il 2050 la riduzione dell’uso di energia del 50% rispetto ai livelli del 2012, e di un taglio del 30% dell’uso di fonti fossili entro il 2030.
Segolene Royal è stata da poco nominata presidente del Cop21, il ramo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici. A gennaio era stata in visita in California, ad incontrare i leader dell’industria anche verde di questo stato, e poi all’Onu per discutere con il segretario generale Ban Ki Moon come fare per implementare al meglio le decisioni prese durante il summit del clima di Parigi. A New York disse: “Ogni nazione deve adesso trasformare gli impegni presi a Parigi in azioni concrete” e che l’Europa deve rimanere di esempio per altri paesi sulla transizione rapida verso l’energia pulita. Con questa decisione del no a tutti i nuovi permessi petroliferi, la Francia di Segolene Royal cerca di fare il suo primo passo.
La Francia diventa così la prima nazione d’Europa a vietare la ricerca petrolifera nei propri confini nazionali. Nel 2011 i cugini d’oltralpe avevano già vietato il fracking, prima di tutti gli altri, dando l’esempio a Bulgaria, Germania ed Olanda che hanno successivamente adottato provvedimenti simili o comunque molto restrittivi sull’estrazione di shale gas.  In Francia la persona che si occupa di ambiente e di energia è la stessa persona. In Francia negli scorsi anni hanno approvato leggi o preso decisioni per facilitare la creazione di giardini sui tetti o per incentivarne la solarizzazione, per pavimentare le strade con pannelli solari, per aumentare le tasse sulle emissioni di Co2, e pure per diminuire la propria dipendenza energetica dal nucleare.
E in Italia? Possiamo per una volta pure noi prendere decisioni grandi e lungimiranti e non solo sulla scia delle proteste popolari, quanto invece dall’alto, con intelligenza e programmazione e per il bene del paese?