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22 dicembre 2016

Inquinamento ambientale, il delitto c’è anche se non si superano i limiti.

Tratto da Assinews

Inquinamento ambientale, il delitto c’è anche se non si superano i limiti

Risultati immagini per inquinamento ambientale delitto
Il delitto di «inquinamento ambientale» si commette quando si produce un’alterazione dell’ecosistema incisiva e oggettivamente rilevabile, anche se reversibile, violando le norme non strettamente ambientali e senza necessariamente superare i valori limite dettati da specifiche regole di settore. 
È con la delibera del 9 dicembre 2016 n. 16 che il ministero dell’ambiente, comitato per il verde pubblico, si adegua ai principi contenuti nella prima sentenza della Cassazione (3 novembre 2016 n. 46170) sul nuovo ecoreato (delitto di inquinamento ambientale). I termini «compromissione» e «deterioramento», sottolineano i membri del comitato, indicano «fenomeni sostanzialmente equivalenti negli effetti, in quanto si risolvono entrambi in un’alterazione ossia in una modifica dell’originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema». La rilevanza dell’aspetto quantitativo o dimensionale è riferito nell’ambito della norma (articolo 452-bis c.p.) ad alcuni beni ambientali (suolo e sottosuolo, il cui degrado deve interessarne «porzione estese o significative») e non ad altri. Al riguardo la Cassazione ha precisato che in ogni caso l’estensione e l’intensità del fenomeno produttivo di inquinamento ha una sua incidenza, difficilmente potendosi definire «significativo» quello di minimo rilievo, pur considerandone la più accentuata diffusività per alcuni beni ambientali (aria e acqua), rispetto a ciò che avviene nel suolo e sottosuolo. Il termine «significativo» denota incisività e rilevanza, mentre «misurabile» è ciò che è quantitativamente apprezzabile o, comunque, oggettivamente rilevabile, senza che sia necessario il superamento di limiti di legge. L’avverbio «abusivamente» va inteso in senso comprensivo non solo della condotta in violazione di leggi statali o regionali, ma anche di prescrizioni amministrative.
Cinzia De Stefanis

16 aprile 2015

La nuova Sardegna : Inquinamento industriale, un delitto senza castigo.


Tratto da La nuova Sardegna

Inquinamento industriale, un delitto senza castigo.


C’è una verità scomoda che tutti fingono di non conoscere: i reati ambientali sono spesso un delitto senza castigo. È l’esperienza che porta purtroppo a questa amara constatazione, a questa frustrante presa d’atto. Infatti, frugando negli archivi poco o nulla si trova su inchieste e processi che si sono conclusi inchiodando alle loro responsabilità, morali giuridiche, coloro che hanno fatto della Sardegna la regione italiana che ospita la maggiore estensione di aree inquinate: complessivamente 447.144 ettari rientrano infatti nei due siti di interesse nazionale (Sin) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese e di Sassari-Porto Torres.
C’è quasi una specie di afasia politica, di incapacità di denuncia e di mancanza di rigore, che porta a un’omissione gravissima. E cioè il non riconoscere che esiste un vizio di sistema, un’architettura normativa e di garanzie inadeguata che non è capace di legare un filo etico tra la devastazione ambientale e le sue drammatiche conseguenze sulla salute. E così troppo spesso non si denuncia chi aggredisce, ferisce e umilia l’ambiente, fino a corromperlo con veleni che poi si insinuano silenziosamente nelle nostre vite, alimentando una strage dolorosa, ma non riconosciuta. La desolante consuetudine è quella del limite del dibattito che si sviluppa su chi debbano ricadere gli oneri delle bonifiche, sulle estenuanti ricerche di fondi per guarire la natura ferita, sulle caratterizzazioni e sulle procedure amministrative. 
E questa evidenza chiama direttamente in causa la politica. La sua ignavia e la sua debolezza, prima di tutto. E in alcuni casi, forse, addirittura la sua complicità. Perché troppo spesso, mentre tragedie ambientali e umane si consumavano, la politica ha preferito nascondersi dietro le infinite dispute su metodi di rilevamento, in risultati di analisi non coerenti e quindi controversi, in silenzi sospetti e in minimizzazioni inquietanti.
Dietro questa foglia di fico si nasconde una verità catastrofica che studi scientifici autorevoli hanno già raccontato. Documenti che non possono essere ignorati o rimossi. Uno dei primi è sicuramente la mappatura fatta nel 1994 dall'istituto di Igiene dell'Università di Sassari sulla mortalità da tumore in Sardegna. Una fotografia cruda dello stretto rapporto tra inquinamento industriale e crescita dei decessi per cancro. Uno studio nato senza la pretesa di scoprire il nesso causale tra agenti patogeni e malattia. Fissava semplicemente uno scenario che non aveva bisogno di essere spiegato. Da quello studio è emersa la mappa dell'inquinamento e della morte: Porto Torres, il Sulcis (soprattutto Portoscuso), Sarroch......
Questi numeri, e il dolore che si portano dentro, sono la conseguenza dell’inquinamento industriale. E nessuno oggi può dire di non sapere.