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08 settembre 2020

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie nei neonati

 Tratto da Notizie scientifiche 

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie in neonati

Secondo uno studio presentato al congresso internazionale della European Respiratory Society i neonati che mostrano un livello più alto di cadmio nel sangue del cordone ombelicale sono più a rischio di asma e di allergie infantili. 
Si tratta di un altro studio che sottolinea quanto il cadmio possa essere pericoloso per la salute degli esseri umani e anche per i bambini appena nati, tant’è vero che il suo utilizzo è limitato per legge nell’Unione Europea.
Tuttavia durante un lungo passato questo metallo pesante è stato molto utilizzato in vari prodotti, dai pigmenti alle batterie. Ricerche in passato hanno inoltre dimostrato che può introdursi nel corpo anche attraverso il fumo passivo.


I ricercatori, come spiega Isabella Annesi-Maesano, direttrice dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale (INSERM), un istituto francese, spiega qual era l’obiettivo dello studio: capire come i feti possano essere pericolosamente esposti a livelli di determinati metalli pesanti. Proprio questo hanno analizzato 706 donne con i loro neonati assistiti in reparti di maternità di varie cliniche in Francia. Hanno analizzato non solo il livello di cadmio nel sangue di queste donne ma anche quelli di manganese e piombo. Le analisi sono state effettuate con il sangue delle madri durante la gravidanza e con il sangue del cordone ombelicale dei bambini appena nati.

Questi bambini sono stati poi seguiti fino all’età di otto anni e, tenendo conto di vari fattori collegati, i ricercatori trovavano un aumento del rischio di asma (di circa il 24%) e del rischio di allergie alimentari (di circa il 44%) nei bambini con livello di cadmio superiore a 0,7 μg/L nel cordone ombelicale.
I ricercatori scoprivano inoltre che livelli più alti di manganese nel sangue delle madri potevano essere collegati ad un rischio più alto di eczema nei bambini.

“Sappiamo da ricerche precedenti che diversi tipi di metalli pesanti possono influenzare diversi organi del corpo. Il nostro studio suggerisce che l’esposizione al cadmio nell’utero potrebbe avere un ruolo nell’aumentare il rischio di asma e allergie nei bambini”, spiega la Annesi-Maesano.
Può darsi che il cadmio influenzi in qualche modo lo sviluppo del sistema immunitario dei neonati ma c’è bisogno di ulteriori approfondimenti e studi per comprendere di più questo legame.



20 aprile 2017

Nature Energy .Centrali a carbone: un pericolo per la salute dei neonati

Tratto da La Repubblica
L’inquinamento che producono è collegato ad un minore peso dei neonati, un importante indice di salute. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Energy
LA NUOVA politica energetica del Presidente Trump sembra destinata a riportare in funzione le centrali a carbone americane. E a farne le spese come sempre rischia di essere l’intero pianeta, visto che parliamo della seconda nazione al mondo per emissioni di CO2. The Donald non sembra curarsene, scettico com’è sull’intera faccenda del riscaldamento globale. Ma se il cambiamento climatico è un concetto impalpabile, facile da liquidare come chiacchiera da scienziati, è più difficile chiudere gli occhi di fronte ad un problema concreto come la salute dei bambini. Ed è di questo che parla un una nuova ricerca appena pubblicata su Nature Energy: l’accensione di nuove centrali elettriche a carbone e il conseguente inquinamento atmosferico sarebbero collegati a una netta diminuzione del peso dei neonati, un indice importate per prevedere la salute dei neonati.

Il caso. L’indagine portata avanti da Edson Severnini della Carnegie Mellon University ha analizzato il peso dei neonati del Tennessee a partire dal 1979. Una data tutt’altro che casuale: proprio in quell’anno infatti avvenne il famoso incidente di Three Mile Island, il peggior disastro nell’industria atomica commerciale della storia degli Stati Uniti. Un parziale meltdown atomico nella centrale situata sull’omonima isola della Pensylvania, che portò alla chiusura dell’impianto e spinse diversi stati americani a ripensare l’utilizzo dell’energia atomica. Uno di questi è il Tennessee, dove la Tennessee Valley Authority (società federale responsabile della produzione di energia) decise di spegnere temporaneamente i reattori nucleari per nuovi controlli, dirottando le necessità energetiche dell’area sugli impianti a carbone.

Lo studio. A decenni di distanza, Severnini ha deciso di approfittare della situazione: un aumento estremamente circoscritto dell’inquinamento atmosferico in un’area fortemente monitorata è perfetto per studiare gli effetti delle centrali a carbone sulla salute. Nello studio, il ricercatore ha incrociato i dati relativi alla produzione elettrica delle centrali con le misurazioni del particolato presente nell’atmosfera e del peso alla nascita dei neonati dell’area. In questo modo ha potuto scoprire una relazione diretta tra inquinamento e salute neonatale: “Il peso medio dei neonati è diminuito di circa 134 grammi in seguito alla chiusura delle centrali nucleari”, spiega il ricercatore. “E nelle aree più colpite, la loro salute può essere concretamente peggiorata”.

Effetti sulla salute. I 134 grammi in meno di cui parla Severini si riferiscono alle zone in cui è aumentata maggiormente la concentrazione di particolato in seguito alla riapertura delle centrali a carbone. In termini assoluti, equivalgono a una diminuzione del 5,4 percento del peso corporeo medio alla nascita. E quando il peso corporeo scende di oltre il 5 percento iniziano i pericoli per la salute: i dati citati da Severini parlano di collegamento con il quoziente intellettivo, minore altezza e minori guadagni nell’età adulta. Ma non solo: un basso peso alla nascita sarebbe anche un fattore di rischio per una morte prematura, in particolare per malattie cardiovascolari.