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21 novembre 2019

Ricerca e salute: l'opaca trasparenza dei nuovi criteri proposti dall'Epa

Tratto da Il Bolive

Ricerca e salute: l'opaca trasparenza dei nuovi criteri proposti dall'Epa

Il titolo, “Strengthening transparency in regulatory science”, potrebbe lasciar pensare a qualcosa di positivo ma la bozza della proposta con cui l’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente del governo federale americano, ha annunciato di voler limitare le ricerche scientifiche che verranno utilizzate quando occorre stabilire norme legate alla salute pubblica, ha suscitato sconcerto e apprensione tra molti scienziati.
Il documento, a cui in questi giorni ha avuto accesso il New york times, integra una precedente proposta sulla trasparenza dei dati utilizzati nelle ricerche, proposta che era stata avanzata nel 2018 e che già allora era stata duramente criticata da gruppi scientifici, ambientali e di pazienti.
Il nodo chiave intorno al quale ruota la proposta dell'Epa riguarda il concetto di accessibilità dei dati raccolti durante le ricerche. Dalla bozza emerge che gli scienziati, per essere certi che l'agenzia decida di valutare le conclusioni di un loro studio, si troverebbero nella condizione di dover divulgare tutti i "raw data" - cioè i dati grezzi, non elaborati - di cui, ad esempio, fanno parte anche informazioni mediche raccolte con accordi di riservatezza. Secondo i vertici dell'Epa questo cambiamento di paradigma consentirebbe una maggiore trasparenza e permetterebbe di validare in modo indipendente i risultati di uno studio. Il tutto, si legge in un tweet dell'agenzia, "mantenendo la protezione delle informazioni personali riservate proprio come fanno regolarmente le altre agenzie sanitarie federali". .....
Sono in molti però a temere che la misura potrebbe rendere molto più difficile il contrasto all'inquinamento dell'aria e dell'acqua e, più in generale, le azioni a tutela della salute umana: in passato sono state proprio le informazioni sanitarie riservate, che di solito non sono rese pubbliche, ad avere svolto un ruolo importante nel far definire all'Epa limiti più rigorosi per gli inquinanti atmosferici. Un esempio emblematico è lo studio realizzato nel 1993 dalla Harvard University che ha permesso di collegare in modo definitivo l'aria inquinata alle morti premature. Durante la raccolta di dati per la loro ricerca, nota come Six cities study, gli scienziati hanno firmato accordi di riservatezza per tracciare le storie mediche e occupazionali private di oltre 22.000 persone in sei città e, collegando questi dati con quelli relativi alla qualità dell'aria, hanno studiato il legame tra l'esposizione cronica all'inquinamento atmosferico e la mortalità. Un'analisi che aveva stimolato l'Epa a introdurre nuovi controlli sul particolato carbonioso, ma che era stata criticata dalle industrie dei combustibili fossili e da alcuni politici repubblicani secondo i quali l'Epa stava facendo uso di una "scienza segreta". .....
Un ulteriore elemento di preoccupazione deriva dal fatto che nella nuova bozza della proposta dell'Epa, a differenza di quella avanzata nel 2018, si prevede la possibilità che la regola della trasparenza venga applicata retroattivamente agli studi che in passato sono stati utilizzati per sostenere le regolamentazioni attuate.
Pareri negativi sui cambiamenti ipotizzati dall'agenzia americana per la protezione dell’ambiente sono arrivati anche dalla National association of pediatric nurse practitioners che, riporta sempre il New york times, ha espresso il timore che la norma "alla fine si tradurrà in una protezione ambientale e sanitaria più debole e maggiori rischi per la salute dei bambini".
Di certo è difficile non intravedere come il cambiamento proposto dall'Epa faccia parte di un disegno più ampio portato avanti dall'amministrazione Trump per indebolire le azioni a contrasto dell'inquinamento e del cambiamento climatico. Una linea che è stata confermata anche dal recente avvio della procedura di ritiro formale degli Stati uniti dagli accordi di Parigi sul clima, ma che tenta anche di estendere la sua influenza sul mondo della ricerca. E non sono mancati casi di scienziati governativi puniti per aver espresso posizioni in contrasto con quelle del presidente Trump o ricercatori ai quali è stato impedito di recarsi alle conferenze per presentare il loro lavoro.

Comunicato: Invertire la rotta e uscire dal capitalismo fossile!

Tratto da globalproject.info

Invertire la rotta e uscire dal capitalismo fossile!

Comunicato dell’assemblea nazionale della campagna "Fuori dal Fossile" (Pescara 17 novembre 2019)

La campagna fuori dai combustibili fossili va avanti in tutta Italia e continua a mettere in rete decine di territori mobilitati contro le grandi lobby del carbone, del petrolio e del gas. 
Durante i lavori dell'assemblea nazionale svoltasi a Pescara il 17 novembre è emersa tra le altre cose l'esigenza di rispondere collettivamente ad un disegno nazionale che sta spacciando la transizione dal carbone al gas come una svolta "green" da legittimare, autorizzare e finanziare con incentivi e fondi pubblici. 
I comitati intervenuti a Pescara ritengono invece che investire nel gas, in ogni sua declinazione, dall'estrazione al trasporto, dallo stoccaggio alla combustione, rappresentanti oggi un passo indietro rispetto alla fondamentale lotta contro i cambiamenti climatici e per il diritto alla salute, alla tutela ambientale e alla buona occupazione di cui i territori inquinati italiani hanno assoluto bisogno. Da questo punto di vista l'assemblea, dopo aver raccolto la testimonianza di diverse realtà, ha manifestato l'esigenza di analizzare le varie situazioni all'interno di un unico e preoccupante contesto. 
La dismissione delle centrali a carbone italiane, prevista entro la fine del 2025, rischia infatti di inaugurare nottetempo la nuova era del gas attraverso la realizzazione di gasdotti, hub del combustibile e nuovi impianti termoelettrici meno costosi per le imprese energetiche, ma comunque inquinanti e climalteranti. Si ritiene inoltre inaccettabile continuare ad investire sui combustibili fossili rinviando ancora una volta quel piano di investimenti pubblici che servirebbe finalmente a sviluppare una strategia energetica nazionale basata esclusivamente sulle fonti rinnovabili, sull'ammodernamento della rete e sulle tecnologie di accumulo di ultima generazione. 
L'assemblea ha dunque espresso e ribadito la propria contrarietà ai progetti di Snam, Enel, Eni e A2A ed in particolare a quelli relativi alla realizzazione di gasdotti, rigassificatori, hub del gas e nuove centrali; denuncia altresì che in Italia non è in corso nessuna transizione ecologica e che l'utilizzo del gas ha come unico obiettivo quello di aumentare i profitti delle multinazionali dell'energia così come dimostrano le aste del capacity market; afferma la necessità urgente di attivarsi affinché il Ministero dell'Ambiente respinga subito e senza esitazione l'autorizzazione ai progetti di realizzazione di nuovi impianti a gas per Civitavecchia, Brindisi, La Spezia e Fusina; ribadisce infine che, da questo momento, la lotta di ogni singolo territorio sarà la lotta di tutti i territori in movimento. 
Contro le finte riconversioni ecologiche, per la giustizia climatica e sociale, per un mondo che inverta la rotta e che metta finalmente al bando i combustibili fossili.
Campagna Nazionale Fuori dal Fossile
Pescara, 17 novembre 2019

20 novembre 2019

STRALCI DELLA SENTENZA della Corte dei diritti dell'Uomo per L' ILVA di Taranto

Tratto da Peacelink
La sentenza tradotta in italiano

Le polveri dell'ILVA soffocano anche la Corte dei diritti dell'Uomo

La condanna della CEDU dice verità forti sui danni sofferti dalla popolazione nell'indifferenza dello Stato, mentre il dibattito sul futuro dell'Ilva continua a fingere che non sia successo nulla
19 novembre 2019

UNA LUNGA STORIA DI INDIFFERENZA E

DI ERRORI

Un'udienza della European Court of Human Rights con sede a Strasburgo (foto da Linkiesta)








Dopo i fatti esposti da 128 cittadini di Taranto, i Giudici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo hanno esaminato documenti e studi ufficiali sugli effetti dell'inquinamento dell'acciaieria sulla popolazione, e per la prima volta hanno valutato la situazione di Taranto per giudicare se lo Stato Italiano abbia violato i diritti fondamentali delle persone. La sentenza del 24 gennaio 2019 (che ha deciso il Ricorso n. 54414/13 e altri - Causa Cordella contro Italia) ha così accertato che sono stati violati due articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: l'art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l'art. 13 (diritto a un ricorso effettivo).
Esistevano effetti e dati allarmanti da decenni e nessuno è intervenuto. Non almeno a difendere la popolazione.
Il dibattito di questi giorni non può oscurare ancora una volta questa importante sentenza che condanna lo Stato Italiano. Una sentenza che apre una breccia in una terribile e lunga storia di indifferenza, ..... Ogni decisione da prendere, mentre la multinazionale ArcelorMittal si scioglie dagli impegni assunti come affittuaria dell'acciaieria, non può più ignorare chi vive e chi lavora in questa città, la comunità di Taranto e i suoi diritti.

STRALCI DELLA SENTENZA

I danni alla popolazione provati da studi scientifici.

La Corte constata che "fin dagli anni 1970, vari studi scientifici denunciano gli effetti inquinanti delle emissioni degli stabilimenti Ilva di Taranto sull’ambiente e sulla salute delle persone. I risultati di tali rapporti, che provengono in gran parte da organismi statali e regionali, non sono peraltro oggetto di contestazione tra le parti".
Gli studi citati dalla sentenza sono: 1) il rapporto SENTIERI del 2012 (dell'Istituto Superiore della Sanità), che collega all'Ilva l’insorgenza nella popolazione residente di tumori dei polmoni e della pleura e di patologie del sistema cardiocircolatorio; 2) uno studio effettuato nel 2016 che collega all’esposizione ai PM10 (polveri sottili di 10 millesimi di millimetro) e al SO2 (anidride solforosa) di origine Ilva l’aumento della mortalità per cause naturali, tumori, malattie renali e cardiovascolari; 3) un rapporto dell’ARPA (Agenzia regionale per l'Ambiente) del 2017 da cui risulta che permane una situazione di criticità sanitaria, con morti e ricoveri superiori alla media regionale.

Lo Stato Italiano non ha difeso i cittadini.

La Corte continua il suo esame.
"167. Si deve osservare che, nonostante i tentativi delle autorità nazionali di giungere al disinquinamento della zona interessata, i progetti finora messi a punto non hanno prodotto gli effetti auspicati.
168. Le misure raccomandate a partire dal 2012 nell’ambito dell’AIA allo scopo di migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento non sono state alla fine realizzate; tale lacuna, del resto, è stata all’origine di una procedura di infrazione dinanzi ai giudici dell’Unione europea. Peraltro, la realizzazione del piano ambientale approvato nel 2014 è stata prorogata al mese di agosto 2023. La procedura che permette di raggiungere gli obiettivi di risanamento perseguiti si rivela dunque di un’estrema lentezza.
169. Nel frattempo, il governo è intervenuto più volte con misure urgenti (i decreti legge «salva-Ilva» ...) allo scopo di garantire la continuazione dell’attività di produzione dell’acciaieria, e questo nonostante la constatazione da parte delle autorità giudiziarie competenti, fondata su perizie chimiche ed epidemiologiche, dell’esistenza di gravi rischi per la salute e per l’ambiente (paragrafo 76 supra, e, per quanto riguarda il rigetto della questione di costituzionalità, paragrafo 51 supra). Per di più, è stata riconosciuta l’immunità amministrativa e penale alle persone incaricate di garantire il rispetto delle prescrizioni in materia ambientale, ossia l’amministratore straordinario e il futuro acquirente della società ".
(...) 172. La Corte non può che prendere atto del protrarsi di una situazione di inquinamento ambientale che mette in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella di tutta la popolazione residente nelle zone a rischio, la quale rimane, allo stato attuale, priva di informazioni sull’attuazione del risanamento del territorio interessato, in particolare per quanto riguarda i ritardi nell’esecuzione dei relativi lavori.
173. Considerato quanto sopra esposto, la Corte constata che le autorità nazionali hanno omesso di adottare tutte le misure necessarie per assicurare la protezione effettiva del diritto degli interessati al rispetto della loro vita privata.
Note: C'è un nuovo ricorso di cittadini di Taranto all'esame della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, che ha sede a Strasburgo. Diversa è la procedura d'infrazione davanti a un'altro Giudice (Corte di Giustizia Europea) per accertare violazioni dei Trattati dell'Unione Europea, anch'essa aperta nei confronti dell'Italia per le scelte sull'ILVA.
http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/11/12/ilva-di-taranto-ed-emissioni-nocive-comunicati-altri-ricorsi-alla-corte-europea-dei-diritti-delluomo/

19 novembre 2019

Causa Inquinamento, lo smog aumenta il rischio di cancro al cervello fino al 50%

Inquinamento, lo smog aumenta il rischio di cancro al cervello fino al 50%


Lo studio dell’Università canadese ha considerato città molto inquinate, come quelle italiane
L’impatto del particolato ultrafine sul cervello, può essere devastante. Già nel 2016 si è dimostrato che le nanoparticelle di polveri sottili possono penetrare nel cervello e diventare ponte per sostanze chimiche altamente cancerogene. I ricercatori della canadese Università McGill hanno recentemente revisionato i dati relativi a 2 milioni di pazienti canadesi e concluso che l’aria tossica può procurare enormi riduzioni dell’intelligenza, aumento della demenza e dei problemi di salute mentale sia negli adulti che nei bambini, sino a provare che l’alta concentrazione di polveri sottili può provocare il tumore al cervello.
Nel nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Epidemiology, si legge che l’aumento di un anno all’esposizione di agenti inquinanti pari a 10.000 nanoparticelle per centimetro cubo – ovvero  la differenza approssimativa tra una strada poco trafficata e una molto trafficata – ha innalzato il rischio di cancro al cervello di oltre il 10%. Il particolato ultrafine (UFP) è prodotto dalla combustione di carburante, in particolare nei veicoli diesel. I livelli di inquinamento nelle città studiate – Toronto e Montreal – variano da 6.000/cm3 a 97.000/cm3. Esposizioni più elevate aumentano significativamente le possibilità delle persone di contrarre il cancro, ne emerge che le persone che vivono in città dove l’inquinamento raggiunge i 50.000/cm3 hanno un rischio del 50% più alto di cancro al cervello, rispetto a quelle che vivono con 15.000/cm3.

Italia prima in Europa per morti da inquinamento atmosferico

Un altro studio recente, condotto da 35 istituzioni e 120 ricercatori in tutto il mondo, pubblicato su The Lancet, ha fornito in questi giorni un resoconto puntuale sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Purtroppo ne emerge che l’Italia gode di un triste primato: è prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.5. Infatti nel 2019 sono morte 58.600 persone per le polveri sottili, 14.600 per biossido di azoto (NO2) e per ozono (O3), generando una perdita economica di 20 milioni di euro.
Le minuscole dimensioni del particolato PM2.5 consentono a queste nanoparticelle di penetrare nel nostro corpo sino a giungere agli alveoli polmonari così come al cervello. I più esposti sono bambini e neonati, per via del loro sistema immunitario in via di sviluppo.

18 novembre 2019

Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink :Taranto adesso deve essere una città da risarcire

Le dichiarazioni di Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink

Taranto adesso deve essere una città da risarcire

"Taranto è stata considerata in questi anni una città da sacrificare. L'inquinamento che era stato rifiutato a Genova fu trasferito a Taranto. Oggi, lo prevede l'art. 3 della Costituzione, occorre porre in essere tutti quegli interventi per cui Taranto ritorni ad essere una città uguale alle altre"
Redazione PeaceLink
Manifestazione a Taranto
"A causa dell'inquinamento i bambini del quartiere Tamburi hanno un quoziente di intelligenza più basso rispetto a quelli delle aree più distanti dalle industrie. I bambini di Taranto, secondo lo studio Sentieri hanno un +54% di tumori infantili.
È chi ha amministrato lo Stato che, in tutti questi anni, ha causato con la propria connivenza, con le proprie omissioni, il disastro ambientale a cui stiamo assistendo. Ed è obbligo non solamente morale, ma è obbligo giuridico dello Stato, e lo dice l'art. 3 della Costituzione, porre in essere tutti quegli interventi per cui Taranto ritorni ad essere una città uguale alle altre.
È impensabile che l'inquinamento che era stato rifiutato da Genova nel 2000 sia stato trasferito a Taranto. Taranto è stata considerata in questi anni una città da sacrificare e adesso deve essere una città da risarcire".
Dichiarazione di Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, a Sky TG24 (15/11/2019) in diretta dal quartiere Tamburi di Taranto

17 novembre 2019

I medici per l’ambiente Isde : "La prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto non è l’unica scelta possibile"

Tratto da Isde
La prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto non è l’unica scelta possibile

I medici per l’ambiente rilanciano la propria proposta di non sottostare al ricatto occupazionale
In cima alla lista di priorità del Governo ci dovrebbero essere le vere necessità dell’area di Taranto e dei tarantini: l’affrancamento dal ricatto occupazionale e uno sviluppo sostenibile.La responsabilità della grave crisi sanitaria, economica e sociale di Taranto non è unicamente attribuibile ai privati che si sono succeduti nella gestione del siderurgico.

Come ripetutamente denunciato da ISDE in tutte le sedi Istituzionali, la costante trasgressione dell’articolo 41 della Costituzione, perpetrata per decenni, si è legata sino ad ora alla precisa scelta politica della prosecuzione dell’attività del siderurgico come unica strada percorribile. Questo ha permesso la tirannia dei privati, concentrata solo sulla produzione di acciaio, che ha completamente prevaricato il diritto alla salute e il diritto a vivere in un ambiente salubre. La popolazione di Taranto per questo è stata discriminata sotto il profilo sanitario e continua a pagare costi altissimi in termini di qualità di vita e di salute.
Considerato che la fascia maggiormente a rischio risulta essere quella infantile, continua ad essere costantemente ignorato anche l’art. 6 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia che definisce dovere prioritario garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini.


Uno studio recente, pubblicato da autorevoli ricercatori su “Epidemiologia e Prevenzione”, la rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, ha dimostrato ancora una volta, confermando precedenti evidenze, “un rischio inaccettabile” per i cittadini di Taranto, in particolare del quartiere Tamburi, nonostante uno scenario “caratterizzato da una produzione pari a poco più della metà rispetto a quella autorizzata dall’AIA”.

Si continua in maniera ingiustificabile ad ignorare esperienze internazionali come quella della Ruhr in Germania o della ex Bethlehem Steel a Sparrow Point (USA), che hanno dimostrato come il lavoro precedentemente speso in attività inquinanti e insalubri può essere non perso ma riconvertito con successo in lavoro per la bonifica e per la realizzazione di attività più sostenibili, con guadagni non solo per i privati ma per tutta la comunità, che verrebbe finalmente liberata dall’ignobile ricatto occupazionale.

Nonostante il colpevole ritardo accumulato e i costi altissimi che questo ha comportato, inclusi i danni alla salute, si potrebbe ancora decidere di impiegare tempo e risorse non per perseverare in un vicolo cieco ma per guardare al futuro creando, come si è fatto altrove, uno sbocco dignitoso e duraturo per i lavoratori e un futuro sostenibile alla città di Taranto.

16 novembre 2019

E’ sempre più evidente il collegamento tra salute e cambiamenti climatici....

Tratto da blueplanetheart

E’ sempre più evidente il collegamento tra salute e cambiamenti climatici, ma la gente fatica a farlo

Report Lancet Countdown 2019: inquinamento da PM2.5, l’Italia peggiore in Europa e 11esima nel mondo: 45.600 morti premature all’annowww.greenreport.it


L’editoriale che presenta il “2019 report of The Lancet Countdown on health and climate change: ensuring that the health of a child born today is not defined by a changing climate” evidenzia che «Gli ultimi 12 mesi hanno portato un’impennata senza precedenti nella consapevolezza e nell’impegno per l’emergenza climatica. La scorsa settimana, il Collins Dictionary ha nominato “climate strike” come sua Parola dell’anno 2019, dopo aver registrato un aumento di 100 volte del suo utilizzo quest’anno. Questo endorsement riflette lo slancio degli scioperi climatici nelle scuole e le proteste di Extinction Rebellion che stanno esercitando pressioni sui governi e sul settore privato affinché agiscano sulla crisi climatica. Inoltre, sullo sfondo delle scelte politiche affrontate dal Regno Unito, il giornale The Guardianil la scorsa settimana ha riferito che ora due terzi delle persone nel Regno Unito considerano l’emergenza climatica il problema più grande per l’umanità. Dal prossimo anno, le scuole italiane includeranno i cambiamenti climatici come argomento nei programmi scolastici. E in tutto il mondo, le università e le istituzioni accademiche si stanno disinvestendo dai combustibili fossili e controllando le loro impronte di carbonio».

Il Lancet Countdown è frutto di una collaborazione internazionale e multidisciplinare – ha coinvolto 120 scienziati di 35 università, enti di ricerca di tutto il mondo e l’Oms – dedicata al monitoraggio dell’evoluzione del profilo sanitario dei cambiamenti climatici e alla valutazione indipendente del rispetto degli impegni assunti dai governi di tutto il mondo con l’Accordo di Parigi e una delle autrici dello studio, Marina Romanello dell’University College di Londra, in un’intervista all’Ansa ha fatto il punto sulla situazione nel nostro Paese e ne è venuto fuori che il Lancet Countdown conferma che l’Italia ha ancora il triste primato in Europa di morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.5 – 45.600, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro – e che in questo genocidio ambientale siamo 11esimi al mondo.

In Europa le morti prematura da esposizione a PM2.5 sono 281.000 e a rischio sono soprattutto bambini e neonati che hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati. Quindi la cattiva qualità dell’aria di oggi avrà un impatto a lungo termine sula salute della popolazione italiana ed europea, per non parlare delle megalopoli di tutto il mondo – in particolare quelle asiatiche – soffocate da uno smog venefico e persistente causato da traffico automobilistico, centrali a carbone e incendi agricoli e forestali.

Ma, nonostante tutta questa attenzione politico/culturale/mediatica e questi evidenti pericoli, Lancet fa notare che «Per la gente il legame tra problemi di salute e cambiamenti climatici è debole. Un nuovo indicatore presentato per la prima volta nel Lancet Countdown 2019 su salute e cambiamenti climatici — 5.2: individual engagement in health and climate change – traccia e analizza il comportamento online basandosi sulle ricerche realizzate su Wikipedia in lingua inglese (tenendo conto di circa 50% dell’utilizzo globale di Wikipedia). A Lancet spiegano che «L’indicatore tiene traccia dell’attività di clickstream, acquisendo visite successive quando un utente fa ricerche su un problema di salute o sul cambiamento climatico. La salute è il driver tra i pochi co-clic effettuati, con solo lo 0,18% dei clic sulla salute totali che portano a un articolo sui cambiamenti climatici e l’1 -12% dei co-clic da un articolo sui cambiamenti climatici a un problema di salute».

Lancet sottolinea che «L’impegno rende evidente la comprensione del perché la crisi climatica è importante, basandosi sugli effetti in termini di vita reale facilmente identificabili. Con la salute e la crisi climatica che coinvolgono un interesse così accresciuto, per i professionisti della salute c’è la possibilità di mettere a fuoco i legami inestricabili tra loro. Il rapporto annuale di Lancet Countdown è una risorsa che fornisce le prove e gli strumenti per fare proprio questo».

Inquinamento e nascituri

Tratto da  Il domani

Inquinamento e nascituri


Il risultato dimostra per ora semplicemente che particelle di questa natura possono essere trasportate attraverso la circolazione sanguigna e che sono in grado di attraversare la placenta e raggiungere il lato rivolto verso il feto. 


Una ricerca  ha evidenziato come anche nella pancia della mamma arrivi l’inquinamento.
Esaminado campioni della placenta di 23 donne, 10 che avevano partorito a termine e le altre prima del termine. Con una tecnica particolare, che prevede di illuminare il tessuto con il laser e rendere fluorescenti le sostanze con una particolare lunghezza d’onda, hanno individuato le particelle composte da carbone in tutti i campioni di tessuto esaminate.
Nelle donne che durante la gravidanza erano state esposte a più alti livelli di inquinamento, per la zona in cui abitavano, le particelle erano però in media circa il doppio di quelle che abitavano in zone con aria più pulita.
Il risultato dimostra per ora semplicemente che particelle di questa natura possono essere trasportate attraverso la circolazione sanguigna e che sono in grado di attraversare la placenta e raggiungere il lato rivolto verso il feto.

14 novembre 2019

La ricerca del Cnr di Pisa relativa agli impatti sulla salute dell’inceneritore

Tratto da Controradio
Cnr, in zone Pisa +152% mortalità per malattie respiratorie
Pisa, uno studio del Cnr sugli effetti dell’inquinamento atmosferico a Pisa ha rilevato un eccesso di mortalità per malattie respiratorie tra i residenti di alcune zone della città rispetto a chi abita in altre zone.
Lo riferisce lo stesso Cnr che, dopo aver elaborato una prima ricerca, sta facendo partire una seconda indagine, sempre sullo stato di salute sui residenti esposti e sempre con l’Istituto di Fisiologia clinica, su incarico della Direzione ambiente e dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Pisa.
Obiettivo, “effettuare un approfondimento sull’impatto congiunto sulla salute del rumore e dell’inquinamento atmosferico”. In particolare, l’Ifc-Cnr di Pisa ha valutato 132.293 residenti dal 2001 al 2014 ed è risultato che “per i residenti nell’area con più alta concentrazione di ossidi di azoto, rispetto a quelli residenti nell’area meno impattata, è emerso un eccesso del 10% di mortalità per tutte le cause e del 21% per malattie cardiovascolari tra gli uomini e un eccesso di mortalità per malattie respiratorie acute (+152%) tra le donne, mentre i decessi per leucemie e linfomi sono risultati in eccesso in entrambi i sessi”.
Inoltre, sottolinea il ricercatore dell’Istituto di fisiologia clinica Fabrizio Bianchi, “l’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito segnali critici sui tumori ematologici nei maschi e i risultati ottenuti sono coerenti con precedenti evidenze maturate in studi sulla salute di popolazioni residenti intorno a inceneritori e più in generale esposte a inquinamento dell’aria”.

“A causa dell’età avanzata dell’inceneritore e di valutazioni strategiche riguardanti il piano regionale dei rifiuti – conclude Bianchi – è stato deciso di chiudere l’impianto, ed è stata confermata l’utilità degli studi epidemiologici di coorte residenziale nelle decisioni istituzionali di questo tipo”.
Tratto da Greenreport

Pubblicata la ricerca del Cnr di Pisa relativa agli impatti sulla salute dell’inceneritore

Bianchi: «A causa dell’età avanzata dell’inceneritore e di valutazioni strategiche riguardanti il piano regionale dei rifiuti è stato deciso di chiudere l’impianto»
È stata pubblicata sull’International journal of environmental research and public health la ricerca condotta dagli epidemiologi ambientali del Cnr-Ifc in merito alla salute dei residenti nel Comune di Pisa, considerando come inquinante tracciante l’ossido di azoto (NOx) per indagare gli impatti prodotti dalle emissioni derivanti dai principali impianti industriali, dall’inceneritore di Ospedaletto – ormai chiuso – e dal traffico veicolare presente sul territorio.
I risultati dello studio erano già stati presentati alla cittadinanza a inizio 2018, e riguardano tutte le 132.293 persone residenti per almeno un anno tra il 1 gennaio 2001 ed il 31 dicembre 2014 nel comune di Pisa. «Per i residenti nell’area con più alta concentrazione di ossidi di azoto, rispetto a quelli residenti nell’area meno impattata, è emerso – ricorda oggi Fabrizio Bianchi, ricercatore del Cnr-Ifc – un eccesso del 10% di mortalità per tutte le cause e del 21% per malattie cardiovascolari tra gli uomini e un eccesso di mortalità per malattie respiratorie acute (+152%) tra le donne, mentre i decessi per leucemie e linfomi sono risultati in eccesso in entrambi i sessi. Inoltre, l’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito segnali critici sui tumori ematologici nei maschi».
«I risultati ottenuti – aggiunge Bianchi – sono coerenti con precedenti evidenze maturate in studi sulla salute di popolazioni residenti intorno a inceneritori e più in generale esposte a inquinamento dell’aria. A causa dell’età avanzata dell’inceneritore e di valutazioni strategiche riguardanti il piano regionale dei rifiuti è stato deciso di chiudere l’impianto, ed è stata confermata l’utilità degli studi epidemiologici di coorte residenziale nelle decisioni istituzionali di questo tipo».
Il termovalorizzatore (ovvero inceneritore con recupero energetico) di Ospedaletto, di proprietà pubblica e regolarmente autorizzato ad opere, ha difatti ufficialmente interrotto l’attività lo scorso anno. Nella decisione, come ricordato dal Cnr, hanno pesato in modo particolare le condizioni di vetustà dell’impianto. Al proposito è utile sottolineare come le valutazioni epidemiologiche elaborate nello studio dal Cnr sono giocoforza sito-specifiche e dunque non generalizzabili: ad esempio una recente ricerca condotta nel Regno Unito (dove si termovalorizza circa il doppio dei rifiuti urbani rispetto all’Italia) dall’Imperial College London, dietro finanziamento di Public Health England e del Governo scozzese, ha analizzato 22 inceneritori presenti nel Paese lungo un arco di tempo di 7 anni, ed è giunta a concludere che «anche se non è possibile escludere del tutto impatti sulla salute pubblica, è probabile che gli inceneritori moderni e ben regolati abbiano un impatto molto piccolo, se non addirittura impercettibile, sulle persone che vivono nelle vicinanze».
Posto dunque che l’impatto zero per ogni impianto industriale – inceneritori compresi, naturalmente – non esiste, quel che occorre è una valutazione precisa dell’attuale fabbisogno di trattamento rifiuti e degli impianti necessari a soddisfarlo lungo tutta la filiera (recupero di materia, di energia, smaltimento), partendo dalla constatazione che sulla Toscana grava da tempo una strutturale carenza di questi impianti. Un dato del resto comune a gran parte d’Italia, dove i rifiuti percorrono ogni anno qualcosa come 1,2 miliardi di km prima di trovare impianti in grado di accoglierli, con i relativi costi economici e soprattutto ambientali – si pensi al traffico veicolare dovuto ai camion che li trasportano, ad esempio – di assoluto rilievo.
Nel frattempo, a Pisa ha preso avvio il secondo studio sullo stato di salute: l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) è stato infatti incaricato dalla direzione Ambiente-assessorato alla Salute del Comune di effettuare un approfondimento sull’impatto congiunto sulla salute del rumore e dell’inquinamento atmosferico.

Ansa :Italia prima in Europa per morti da polveri sottili

Tratto da Ansa

Italia prima in Europa per morti da polveri sottili

Nel 2016, danno economico per 20 milioni di euro


Italia tristemente prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle 'polveri sottili PM2.5'. Solo nel 2016 sono state ben 45.600, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro, la peggiore in Europa. È uno dei dati riferiti all'ANSA da Marina Romanello della University College di Londra, estrapolato da un'analisi pubblicata sulla rivista The Lancet sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, condotta da 35 università. Romanello è tra gli autori del report "The Lancet, Countdown on Health and Climate Change", che ha coinvolto almeno 35 enti tra università e istituzioni come l'OMS e 120 ricercatori in tutto il mondo.
Il particolato PM2.5 è di piccolo diametro, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera: essendo di piccole dimensioni può penetrare fin negli alveoli polmonari e potenzialmente passare nel sangue. Gli esperti hanno stimato per l'Europa 281 mila morti premature per esposizione alle PM2.5. In pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati (più esposti perché hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati), con impatto a lungo termine.
Romanello è tra gli autori del report "The Lancet, Countdown on Health and Climate Change", che ha coinvolto almeno 35 enti tra università e istituzioni come l'OMS e 120 ricercatori in tutto il mondo. Il particolato PM2.5 è di piccolo diametro, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera: essendo di piccole dimensioni può penetrare fin negli alveoli polmonari e potenzialmente passare nel sangue. Gli esperti hanno stimato per l'Europa 281 mila morti premature per esposizione alle PM2.5. In pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati (più esposti perché hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati), con impatto a lungo termine.

12 novembre 2019

Oggi in Tribunale la testimonianza di Gabriella Minervini.Comunicato di Uniti per la Salute


Questa mattina è proseguito in Tribunale a Savona il processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power.

Oggi c'e' stata la testimonianza di  Gabriella Minervini  che è stata direttrice dal 2005 al 2015 del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria   

Comunicato di Uniti per la Salute
                  
La testimonianza della dott.ssa Minervini, già direttore generale del dipartimento ambiente della Regione Liguria nel processo a carico di 26 funzionari ed ex funzionari di Tirreno Power, è apparsa piuttosto balbettante e costellata di molti "non ricordo" a fronte delle domande del pubblico ministero e delle parti civili mentre è invece stata molto fluida e precisa nelle risposte alle domande dei difensori degli imputati.

Nonostante questo la teste ha confermato che la Regione Liguria si era espressa in termini decisamente negativi in sede di VIA per il nuovo gruppo a carbone VL6 in quanto non erano state ottemperate le prescrizioni imposte nel 2001 dal Ministero dell'ambiente ed ha affermato che aveva ritenuto ridicole le mitigazioni ambientali proposte dall'azienda anche a fronte delle sezioni a carbone da considerarsi per altro ormai a fine vita.

La teste dott.ssa Minervini ha confermato che nel maggio 2014, successivamente al sequestro dei gruppi a carbone, si è sentita letteralmente "presa per i fondelli" dall'azienda che, improvvisamente e contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, presentava un piano che, fin da subito e con semplici interventi di manutenzione, prevedeva di contenere le emissioni di SO2 di quasi la metà rispetto a quanto autorizzato in sede di AIA del 2012 e di ridurre significativamente anche le emissioni di NOx e CO. Ha ribadito inoltre che riteneva inattendibili i sistemi di monitoraggio delle emissioni - SME - adottati dall'azienda (non a camino) e non veritieri i dati sulle emissioni di polveri.

Sottolineiamo che, a nostro avviso, se la forte riduzione dei livelli delle emissioni proposti e dichiarati immediatamente applicabili dall'azienda nel 2014 fossero stati attuati negli anni precedenti si sarebbe avuta una notevole riduzione delle emissioni specie di biossido di zolfo che sarebbe opportuno quantificare.