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15 novembre 2020

Interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market

 Tratto da Bignotizie.it

Un’interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market


“Il Comitato S.O.L.E. riafferma la propria contrarietà alla costruzione di nuove centrali a gas in tutta Italia e nel territorio. Ritiene che tali impianti, finanziati da Capacity Market, vadano in rotta di collisione con gli obiettivi di riduzione delle emissioni radicalmente proposti dalla Commissione Europea. Questo a maggior ragione a Civitavecchia, città soffocata da 70 anni di servitù industriali e dove non passa giorno che una qualche impresa voglia disporre una nuova attività nociva (a cui per inciso il Comitato si opporrà con tutte le sue forze). Il Capacity Market è un meccanismo che prevede remunerazione per gli impianti impegnati a garantire una determinata capacità di produzione, in relazione a picchi di domanda, che di fatto premia le grandi centrali termoelettriche (nella prima asta infatti, dei 41 GW assegnati solo 1 GW è andato alle rinnovabili)”. 

“Per questo motivo il Comitato ha chiesto la collaborazione di un gruppo di parlamentari, che speriamo sempre più numeroso, e li ha invitati a presentare una interrogazione scritta con l’obiettivo di sospendere le aste del Capacity Market in attesa della doverosa revisione del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) per allinearlo ai nuovi ed ambiziosi obiettivi europei.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato in questa azione, in particolare gli onorevoli Stefano Fassina, Lorenzo Fioramonti e Rossella Muroni, primi firmatari dell’interrogazione depositata il 13 novembre alla Camera e tutti i parlamentari che presenteranno la stessa in Senato a cominciare da Maurizio Buccarella, Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes.
Il Comitato S.O.L.E., insieme a tutti i cittadini di buon senso chiede ai ministri competenti, in primis al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, tanto quanto segue come da interrogazione:
“se intende il governo adeguare in tempi brevi il PNIEC alle nuove necessità richieste dai rinnovati obiettivi europei in tema di emissioni climalteranti, alzando in maniera coerente con l’UE gli obiettivi di abbattimento previsti per l’Italia, portandoli dall’attuale 38% ad almeno il 55% deliberato dalla Commissione. In tal senso si chiede se intende il governo diminuire il ruolo del gas nella produzione di energia, aumentando al contempo la capacità degli accumuli e favorendo la penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili, anche attraverso l’autoproduzione e le
comunità energetiche. Conseguentemente a quanto richiesto al punto precedente si chiede anche che venga effettuata una moratoria sulle aste dell’attuale Capacity Market in attesa della necessaria revisione del PNIEC da allineare ai nuovi obiettivi. E ancora se il governo sta effettuando una valutazione prospettica, non limitata alla mera fase contingente, della quantità e della qualità del lavoro connesso alla transizione energetica, in raffronto con il permanere delle fonti fossili previsto dal PNIEC 2019.” La sospensione delle aste almeno fino a revisione del PNIEC bloccherà la possibilità di progettare nuove centrali a metano in tutta Italia. E questo risultato è fondamentale per una nuova era “green”.
COMITATO S.O.L.E.

Comunicato di Uniti per la Salute ODV : Emissioni e polveri

               COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV 

A proposito di centrali a turbogas, emissioni  e polveri:

Una grande centrale da 800MW non è certo una cucina economica

 

La nostra associazione il 30 giugno 2019 presentò in sede di riesame AIA(* ) osservazioni che evidenziavano le problematiche legate alle emissione della attuale grande centrale a turbogas da ben 800 MW in pieno centro abitato

 

Uniti per la Salute ODV,  nel 2019 ( quando  ancora non si osava parlare di progetti di nuovi gruppi), consapevole delle problematiche relative ad una centrale di tale potenza in pieno centro abitato,  aveva presentato osservazioni  chiedendo che  si  tenesse conto con la massima attenzione delle emissioni di questi  impianti turbogas, (nella fattispecie la centrale operativa a Vado – Quiliano dal 2007) specialmente in particolato sottile e ultrasottile, anche in riferimento alla  difficile situazione ambientale e sanitaria chiedendo  la massima attenzione nel procedimento, osservazioni  di cui riportiamo un breve stralcio dei punti 7 e 9:

 

-Il territorio su cui opera l’attuale centrale a turbogas (VL5) è stato soggetto per decenni alle emissioni dei gruppi a carbone sequestrati nel 2014 come accertato dalla procura di Savona. Tuttora è in corso il processo penale per disastro ambientale e sanitario presso il tribunale di Savona.

- A seguito di disposizione della Regione Liguria Osservatorio salute e Ambiente (DGR 1609 del 13.12.2013) il CNR di Pisa (istituto di fisiologia clinica) ha elaborato uno studio retrospettivo epidemiologico area Vado Ligure che rappresenta una situazione assai preoccupante per il territorio. La qualità dello studio è stata vagliata anche da scienziati di valore internazionale tanto da essere presentato alla massima assise mondiale di epidemiologia di Ottawa (28 agosto 2018)

- Nel 2007 il comune di Quiliano commissionò uno studio all’IST di Genova (sullo SIA per una nuova unità da 460 MW ) dove si evidenziano “gravi lacune metodologiche” in sintesi “errori ed omissioni nelle stime delle emissioni di polveri fini primarie e secondarie……un vasto repertorio scientifico ha da tempo evidenziato i rischi sanitari connessi con l’esposizione a polveri fini e ultrafini” precisando “per la sorgente definita VL5 (camini delle due unità a ciclo combinato) viene riportato

una emissione di massa relativa alle polveri pari a zero. Questo dato è scorretto…… Le emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti turbogas a cicli combinati sono tutt’altro che trascurabili” segue poi una stima sui quantitativi. Quindi già dal 2007 la comunità scientifica era ben a conoscenza di queste emissioni. Una vasta letteratura evidenzia le problematiche connesse alle emissioni di polveri dai turbogas ...”. 

 

Punto 9

Per i motivi suesposti relativi alla situazione di questo territorio si chiede sia

prestata la massima attenzione, anche in termini di monitoraggi, al particolato

primario emesso ma altresì, se non soprattutto, al particolato secondario specie da NOx di cui copiosa letteratura scientifica internazionale evidenzia i gravi effetti sulla salute.

 

Ci siamo limitati ed evidenziare solo alcuni dei punti delle osservazioni presentate, (che sono  pubbliche sul sito del Ministero dell'ambiente al link https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1930/10178?pagina=2 

  

In conclusione si era ben consapevoli dei problemi legati alla presenza  tra le nostre case  di un impianto di combustione alimentato dal fossile  di così grande potenza. Per questo la decisione dell'azienda Tirreno Power di presentare una richiesta di raddoppio della potenza con un altro grande gruppo (così si apprende dai media) ci ha lasciato letteralmente stupefatti  come abbiamo ribadito nel nostro recente comunicato: “Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas  di particolato primario e soprattutto secondario  peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po ...” e che  il progetto a nostro avviso non tiene in alcun conto la situazione del territorio che, secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal CNR, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.”

 

(*)

Come noto i grandi impianti di combustione sono soggetti a periodiche autorizzazioni, definite A.I.A. (Autorizzazione integrata ambientale). Nel 2019 è iniziato il procedimento di riesame per l'autorizzazione per la attuale centrale a turbogas di Vado Ligure Quiliano da  800 MW presso il Ministero dell'Ambiente.(ricordiamo che del Gruppo Istruttore fanno parte tra gli altri rappresentanti dei comuni di Vado e Quiliano, Provincia e Regione).

 

                      Uniti per la Salute ODV  

 


  


14 novembre 2020

DOTTOR CROSIGNANI :UNA SOLUZIONE NON PRIVA DI PERICOLI IMPIANTI TROPPO VICINI AL CENTRO ABITATO

             Immagine tratta da Il Secolo XIX oggi in edicola 

     Crosignani, epidemiologo e Consulente Procura 

 
UNA SOLUZIONE NON PRIVA DI PERICOLI 
IMPIANTI TROPPO VICINI AL CENTRO ABITATO”
“Le emissioni generate dalla combustione del gas non  sono innocue. Inoltre la collocazione dell’ impianto è sfavorevole : troppo vicina a siti abitati e priva di correnti che spazzino via le emissioni.”
Secondo il Dottor Paolo Crosignani , epidemiologo e consulente della Procura di Savona  nell’indagine sulla centrale a carbone  di Tirreno Power, la soluzione della combustione a gas non è risolutiva e, soprattutto, non è priva di pericoli. 
Migliore, anche secondo il medico  rispetto agli effetti della combustione del carbone , ma comunque da escludere soprattutto in un sito vicino ai centri abitati, quale quello di Tirreno Power. “ Certamente tale tipologia di impianto è migliorativa  rispetto al carbone -dice - ma abbiamo due problematiche: le sostanze di scarto prodotte sono comunque nocive. Si tratta dell’ ossido di azoto, del particolato fine e della formaldeide.
 Inoltre, la situazione orografica del territorio favorisce due fattori negativi . La mancanza di correnti e la forte escursione termica tendono a trattenere le emissioni nell’area”.
Da non sottovalutare gli effetti sulla salute dell’ossido di azoto , del particolato fine e della formaldeide ,secondo il Dottor Crosignani. “ Non abbiamo studi di riferimento su tali centrali- dice - ma abbiamo studi applicati ai sistemi urbani cittadini  e alle emissioni nocive della combustione diesel. 
Da tali tali relazioni emerge come la mortalita’  per cause naturali ( problematiche cardiocircolatorie) aumenti del 6 % per ogni dieci microgrammi di ossido di azoto.
Aspetti che non vanno sottovalutati.” 
Infine, negativa la localizzazione dell’impianto .
 “ La conca di Savona - dice - presenta frequenti situazioni  di escursione termica, aspetto che favorisce l’accumulo degli inquinanti. Il tutto considerando che, da quanto emerge, il sistema è altamente automatizzato , per cui inciderebbe molto poco 
sull’aspetto occupazionale. 
Un rischio , quindi, che  anche da questo profilo non vale la pena di correre.
                                    S.C







Bruxelles chiude la porta alle centrali a gas , non inserirà le centrali a gas tra gli investimenti sostenibili.

 Tratto da Rinnovabili.it

Bruxelles chiude la porta alle centrali a gas, basta aiuti dalla finanza sostenibile UE

Per accedere ai finanziamenti, gli impianti non dovranno emettere più di 100 g/CO2e/kWh.

La decisione nella bozza di regolamento sulla finanza sostenibile UE

(Rinnovabili.it) – Bruxelles non inserirà le centrali a gas tra gli investimenti sostenibili. A meno che non stiano entro parametri rigidi di emissioni. Parametri che nessun impianto in Europa oggi rispetta. E’ quanto si legge nella bozza di provvedimento che regola la finanza sostenibile UE, in discussione in queste settimane. Insieme al destino del nucleare, quello del gas era uno dei punti più caldi della discussione sulla nuova tassonomia verde.

Ogni dettaglio sarà importante, nella versione definitiva del documento. Perché si tratta di una definizione tecnica, sulla cui base Bruxelles potrà destinare i miliardi di euro di investimenti che sono necessari affinché l’Unione raggiunga i suoi obiettivi sul clima, cioè la neutralità climatica entro la metà del secolo. Le stime più attendibili viaggiano su cifre dell’ordine di 350 miliardi di euro da mobilitare.

La bozza di regolamento sulla finanza sostenibile UE stabilisce che, per essere classificato come un investimento sostenibile, le centrali a gas non devono produrre più di 100 grammi di CO2 equivalente per kWh. Nel panorama attuale, equivale a dire che nessuno degli impianti in funzione potrebbe essere finanziato oggi. Anche le centrali a gas più efficienti d’Europa producono emissioni che superano questo limite di più di tre volte.

L’UE sembra quindi decisa a non cedere alle pressioni delle compagnie fossili. Queste si sono mobilitate fin dallo scorso dicembre, quando Bruxelles pubblicò la nuova tassonomia verde che metteva il gas, insieme al nucleare, tra gli investimenti “a rischio”. E le loro richieste principali non hanno fatto breccia....


Tratto da Euractive.it

L’Ue esclude le centrali a gas dagli investimenti verdi

Le centrali elettriche alimentate a gas naturale non saranno classificate come investimenti “sostenibili” o “di transizione” in Europa a meno che non rispettino limiti di emissione talmente bassi che nessuno è attualmente in grado di rispettarli. ..

I nuovi standard saranno presentati nelle prossime settimane nell’ambito della tassonomia finanziaria sostenibile dell’Ue, che determina quale tipo di investimenti contribuisca in modo sostanziale alla lotta contro il cambiamento climatico.

Il mancato ottenimento del marchio verde dell’Ue potrebbe privare le centrali elettriche di miliardi di euro di finanziamenti, poiché gli investitori privati cercano rifugio in investimenti visti come sostenibili da un punto di vista climatico.

Per qualificarsi come investimento “sostenibile”, le centrali a gas non devono emettere più di 100 grammi di CO2 equivalente per chilowattora. Il limite di 100 g di CO2 impedirebbe anche che le centrali a gas siano etichettate come una tecnologia di “transizione”.

..........

La reazione degli ambientalisti

Gli ambientalisti, dal canto loro, hanno accolto con favore la bozza di regole dell’Unione europea che chiude la porta agli investimenti nel gas fossile etichettati come “verdi”. “La lobby del gas è stata definitivamente respinta”, ha detto Rebecca Vaughan, un’analista che segue le lobby dell’industria per l’InfluenceMap citata da Reuters.

Nel dicembre dell’anno scorso, la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha deciso di bloccare tutti i finanziamenti a progetti sui combustibili fossili dalla fine del 2021, una mossa accolta con favore dagli attivisti verdi.

“Questo è il mondo in cui ci troviamo ora: il gas fossile non è sostenibile”, ha affermato Dave Jones di Ember, un think-tank indipendente sul clima che si concentra sulla transizione globale dell’elettricità.


12 novembre 2020

12 NOVEMBRE : COMUNICATO DI “UNITI PER LA SALUTE ODV“

                        Comunicato di Uniti per la Salute ODV

Abbiamo appreso che l'azienda Tirreno Power ha avviato le pratiche per potenziare l'impianto di Vado Ligure- Quiliano con un ulteriore gruppo a turbogas accanto all’attuale grande unità da 800 MW, operativa fin dal 2007, in pieno centro abitato.

Riteniamo gravissimo che un'azienda implicata attualmente con diversi dirigenti o ex dirigenti in un processo per disastro ambientale e sanitario sul territorio savonese abbia l'ardire di chiedere su quello stesso territorio l'autorizzazione a potenziare proprio il sito legato a quella vicenda sociale e sanitaria, ancor prima che giudiziaria.

Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas di particolato primario e soprattutto secondario peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po e nella relazione dell’Ist di Genova a firma del dottor Federico Valerio proprio nel documento realizzato su richiesta del comune di Quiliano.


In un contesto globale ormai orientato verso il progressivo abbandono di queste fonti inquinanti, riteniamo irricevibile la richiesta di un ulteriore impianto ancora con alimentazione da combustibile fossile, soprattutto perché, oltre al noto impatto del gas metano sul piano del cambiamento climatico, a nostro avviso non tiene inalcun conto la situazione del territorio, che secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal Cnr, massimo ente di ricerca italiano, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.

Contestiamo con forza le affermazioni con cui si accompagna questa proposta: riteniamo non sarebbe affatto una “soluzione più virtuosa per efficienza e basse emissioni”. La soluzione più virtuosa è quella di puntare subito su fonti rinnovabili, in quanto a nostro avviso le cosiddette “basse emissioni” costituirebbero una ulteriore grave pressione su questo ambiente già cosi provato. Proprio in questi mesi gravati dalla pandemia pensiamo che tutti debbano rivalutare le considerazioni volte alla tutela della salute pubblica.

Crediamo pertanto che il processo di riutilizzo delle aree di Vado Ligure debba procedere verso il futuro e non seguire percorsi ormai obsoleti che prevedono un’ulteriore e superata combustione di fossili, bensì orientarsi su strategie più moderne e portatrici anche di maggiore occupazione.

Chiediamo quindi a Comuni, Provincia e Regione di portare la discussione nelle rispettive aule consiliari
.




Nuovo gruppo a gas nella Centrale di Vado Ligure , è bufera.

  Immagine tratta da Il Secolo XIX oggi in edicola.



Tratto da Il Secolo  XIX on line

Nuovo gruppo a gas nella Centrale di Vado, è bufera. Il sindaco Isetta: «Scelta inopportuna» 

Gli ambientalisti: “Inquina più di un inceneritore”

EVENTO FACEBOOK SALUTE PUBBLICA : AMBIENTE ,SALUTE E CRISI CLIMATICA .

        Riceviamo e doverosamente pubblichiamo con  

            preghiera di circolazione dell'evento

            DIRETTA FACEBOOK DEL GRUPPO 

                              SALUTE PUBBLICA 

  AMBIENTE  , SALUTE E CRISI CLIMATICA

     VENERDÌ 13 NOVEMBRE   2020  ore 18-20

   IL DIRITTO CHE C’ E’ E QUELLO 

            CHE DOVREBBE ESSERCI

Introduce : Dott. Marco Alvisi

Modera Dott.ssa Cristina Mangia

Relatori :Prof. Michele Carducci, Dott. Salvatore Altiero, Avv. Stefano Palmisano, Avv. Carmela Auriemma.

Interverranno:Avv. Laura Mara,

 Dott. Marco Cervino, Dott.ssa Daniela Spera

" L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno è quello 
che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo 
stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce 
facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di 
non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e 
apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in 
mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio".
 Italo Calvino  da: Le città invisibili (1972)

"  ...Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi 
d'istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro 
microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro 
circoscritto e geloso. Ora è un'area senza confini. Non deve vincere 
domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è 
reinventare la vita in un'era che ce ne sta privando in forme mai 
viste."   Luigi Pintor, 2003

11 novembre 2020

CENTRALI A TURBOGAS , UN PASSATO CHE NON VUOLE PASSARE

Tratto da Qualenergia 

Nuovo turbogas a Brindisi, un passato che non vuole passare
Rossella Muroni

Il progetto di Enel per la centrale Federico II ci ancorerebbe per altre decine di anni all’obsoleto modello fossile. Un intervento di Rossella Muroni, ecologista e vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera.


Lo ricorderemo per la pandemia, ma anche per il Green Deal e le rinnovabili. Nei primi sei mesi del 2020 infatti, grazie anche alle chiusure imposte dai lockdown, il 40% dell’elettricità dell’Ue è stata generata dalle rinnovabili.

I dati sono contenuti in un rapporto del think thank sul clima Ember e fanno segnare una prima assoluta nella storia visto che il contributo dell’energia pulita ha superato per la prima volta quello delle fossili, ferme al 34%.

Limitandoci alla sola Italia, nel mese di maggio il contributo delle Fer ha addirittura superato il 50% della domanda elettrica. L’Europa ha inoltre affermato con nettezza l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, accompagnato da una forte priorità della transizione energetica. Un orizzonte oggi più vicino di ieri, grazie alle tecnologie, alle competenze, alla ricerca, all’innovazione e al calo sensibile dei costi dell’energia rinnovabile.

In questo quadro l’Enel ha chiesto e ottenuto di poter anticipare al prossimo anno la chiusura del gruppo 2 della centrale a carbone Federico II di Brindisi, fermo restando il phase out dal carbone entro il 2025. Potrebbe sembrare una buona notizia. Finalmente a Brindisi, città che ha pagato un alto prezzo al modello di sviluppo fossile, si potrà costruire un futuro all’insegna dell’energia pulita e di una nuova economia attenta alla salute e all’ambiente.

Ma le cose non stanno affatto così. L’Enel non intende fermare i gruppi produttivi a carbone per sostituirli con generazione rinnovabile, bensì con una produzione a turbogas. Una scelta miope, motivata con argomentazioni poco convincenti.

La prima è la necessità di garantire energia programmabile per la stabilità della rete. Peccato che con le tecnologie oggi disponibili combinando generazione rinnovabile ed efficienti sistemi di accumulo, come quelli elettrochimici e a sali fusi, si raggiungono gli stessi obiettivi. Senza inquinare.

La stessa Terna chiede un cambiamento del modello energetico verso una produzione di più piccola scala, ma rinnovabile e diffusa, dove quindi la produzione sia più vicina al luogo di consumo.

Una centrale termoelettrica alimentata a gas ancorerebbe la città per altre decine di anni al modello fossile e continuerebbe a produrre emissioni climalteranti, per alcuni gas l’impatto sarebbe persino maggiore rispetto a quello attuale.


Come se non bastasse Brindisi già produce una quantità di energia sensibilmente maggiore rispetto a quella che consuma e non si capisce per quale logica si debba mantenere questo squilibrio.

Considerato poi che il Paese è già dotato di un numero sufficiente di impianti a gas che potrebbero sopperire alla chiusura di quelli a carbone, viene il legittimo sospetto che si continuino a proporre nuove centrali a gas pensando più al nuovo sussidio del capacity market, che alle esigenze reali.

In più ora in molti cercheranno di conquistare parte delle ingenti risorse del Recovery Fund.

La stessa Commissione Europea ha criticato il nostro Piano nazionale integrato energia e clima proprio per la centralità del gas nel futuro mix energetico, una presenza prepotente che contraddice l’obiettivo di decarbonizzare la nostra economia.

Per essere realistici il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi richiederebbe una riduzione dell’intensità carbonica del 7,5% annuo, mentre secondo il report PWC ‘Low Carbon Economy Index 2019’ in Italia siamo appena alla metà (dato riferito al 2018).

Non regge neanche la motivazione occupazionale: la prospettiva per la centrale e gas sarebbe di impiegare al massimo 70 persone, ma si potrebbe aspirare a ben altri numeri se invece, come chiedono associazioni ambientaliste e sindacati, si facesse di Brindisi un polo per l’energia pulitae la ricerca sulle rinnovabili innovative.

Considerazioni che si ritrovano nelle osservazioni inviate al ministero dell’Ambiente dalle associazioni cittadine Centro Turistico Giovanile, Forum Ambiente Salute e Sviluppo, I.S.D.E. – Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Legambiente, No al Carbone, Salute Pubblica e WWF e di cui la commissione Via chiamata a esprimersi sul progetto non potrà non tener conto.

Vado Ligure, Tirreno Power: al via iter ....... per nuovo impianto a gas per la produzione di energia elettrica.

Tratto da IVG

Vado Ligure, Tirreno Power: al via iter progettuale per nuovo impianto a gas 


L'annuncio dell'azienda in merito al Piano Nazionale Energia e Clima del Governo Italiano (PNIEC)

Vado Ligure. Tirreno Power ha presentato in queste ore le istanze per l’avvio dell’iter, da parte delle autorità amministrative competenti, per la valutazione dei progetti di realizzazione di due nuovi impianti per la produzione di energia elettrica presso i suoi siti di Civitavecchia e Vado Ligure.

 I progetti che l’azienda sta valutando riguardano impianti di ultima generazione a ciclo combinato alimentati a gas ....


Ps: L’area di  Quiliano Vado Ligure ha già pagato un prezzo sanitario ed ambientale troppo alto per sopportare altri gruppi energetici ..

10 novembre 2020

LA DECARBONIZZAZIONE IN ITALIA NON PASSA PER IL GAS Basta difendere modelli energetici vecchi e inquinanti!

 Tratto da Legambiente

LA DECARBONIZZAZIONE IN ITALIA NON PASSA PER IL GAS

Basta difendere modelli energetici vecchi e inquinanti! Per l’uscita dal carbone non serve realizzare nuove centrali a gas. Sono sufficienti quelle che abbiamo. Ecco l’ultimo dossier di Legambiente. 

No alla riconversione a gas delle centrali a carbone. In Italia la decarbonizzazione non può passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un “compromesso” che non farà bene né all’ambiente né alla salute del Pianeta. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Per far ciò occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non convertirle a gas”.

Ecco il messaggio che Legambiente lancia al Governo con il suo nuovo dossier :
La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas

Il dossier sfata alcuni falsi miti sul metano fossile quale fonte di transizione energetica, spiega perché l’Italia deve evitare questa inutile e insensata corsa al gas ricordando che nella Penisola sono già presenti un numero sufficiente di impianti a gas, realizzati dopo il blackout del settembre 2003 grazie al decreto sblocca centrali dell’allora governo Berlusconi...... 

Negli ultimi due decenni le nuove centrali elettriche a metano costruite hanno prodotto una situazione di sovrabbondanza: oggi, infatti, il parco di generazione esistente ammonta a 115.000 MW di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete (58.219 MW nel luglio 2019, fonte Terna). Per questo per Legambiente la strada da seguire è un’altra e si traduce in:

Stop al carbone, no alla realizzazione di nuovi impianti a gas, sì alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo”.  


PM 10 : Inquinamento atmosferico fuori dai limiti, ora per l’Italia è arrivata la sentenza Ue

 Tratto da Greenreport

Inquinamento atmosferico fuori dai limiti, ora per l’Italia è arrivata la sentenza Ue

Sforamenti per il PM10 «in maniera sistematica e continuata tra il 2008 e il 2017», le contromisure adottate non convincono. E ci sono già altre due procedure d’infrazione aperte

L’Italia ha un grosso problema con l’inquinamento atmosferico, che dopo anni di sforamenti ha portato oggi a una prima sentenza da parte della Corte di giustizia dell’Ue in merito al PM10, il particolato atmosferico proveniente in primis da fonti di combustione soprattutto non industriale (come nel caso del riscaldamento degli edifici) e dal traffico stradale, ma anche in modo indiretto dagli allevamenti.

Nel 2014, la Commissione europea ha avviato un procedimento per inadempimento nei confronti dell’Italia in ragione del superamento sistematico e continuato, in un certo numero di zone del territorio italiano, dei valori limite fissati per le particelle PM10 dalla direttiva «qualità dell’aria», ovvero la 2008/50/CE.

Da una parte, dal 2008 l’Italia ha superato i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle PM10; per quanto riguarda il limite annuale le criticità si concentrano nel bacino del Po e nelle grandi città del nord, mentre per i limiti giornalieri sono finite nel mirino anche la Toscana con il Valdarno pisano, la piana lucchese e la zona Prato Pistoia, come anche la Puglia o la Sicilia con Palermo.

Dall’altra, la Commissione accusa l’Italia di non aver adottato le misure appropriate per garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle PM10 nell’insieme delle zone interessate. Ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti in proposito dall’Italia nel corso della fase precontenziosa del procedimento, la Commissione, il 13 ottobre 2018, ha proposto dinanzi alla Corte un ricorso per inadempimento. Nella sentenza pronunciata il 10 novembre 2020, la Corte, riunita in Grande Sezione su domanda dell’Italia, ha accolto il ricorso.

In particolare, la Corte «dichiara che, dal 2008 al 2017 incluso, i valori limite giornaliero e annuale fissati per le particelle PM10 sono stati regolarmente superati nelle zone interessate»; inoltre, conferma che «l’Italia non ha manifestamente adottato, in tempo utile, le misure in tal senso imposte» per mettere freno all’inquinamento atmosferico.

Come dettaglia la Corte «il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per le PM10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni nelle zone interessate», e «le misure previste dai piani per la qualità dell’aria sottoposti alla Corte» per «una grande maggioranza» sono state previste «solo in tempi estremamente recenti». Inoltre «molti di questi piani dichiarano una durata di realizzazione degli obiettivi relativi alla qualità dell’aria che può essere di diversi anni, se non addirittura di due decenni dopo l’entrata in vigore di detti valori limite».Continua qui

09 novembre 2020

Greenreport: Pace per l’ Ambiente

Tratto da Greenreport 

Pace per l’ambiente.

Il legame tra guerra e ambiente è acuito dal riscaldamento globale e mette a rischio gli obiettivi di sviluppo sostenibile

[9 Novembre 2020]

L’umanità ha sempre contato le sue vittime di guerra in termini di soldati e civili morti e feriti, città e mezzi di sussistenza distrutti,  ma l’ambiente è spesso la vittima ignorata dei conflitti: pozzi d’acqua inquinati, raccolti bruciati, foreste abbattute, suoli avvelenati e animali uccisi per raggiungere un vantaggio militare.

Per questo l’Assemblea  generale dell’Onu ha istituito nel 2001 l’International Day for Preventing the Exploitation of the Environment in War and Armed Conflict e il   27 maggio 2016 l’United Nations environment programme (Unep) ha riconosciuto il ruolo degli ecosistemi sani e delle risorse gestite in modo sostenibile nella riduzione del rischio di conflitti armati e ha ribadito il suo forte impegno per la piena attuazione degli  Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

La direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen ha sottolineato che «La Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in guerra e nei conflitti armati ci ricorda che i conflitti e l’ambiente sono profondamente interconnessi.

 In tutto il mondo, almeno il 40% di tutti i conflitti interni è stato collegato allo sfruttamento delle risorse naturali, siano esse risorse di elevato valore come legname, diamanti, oro e petrolio o risorse scarse come terra fertile e acqua. E’ stato anche riscontrato che i conflitti che coinvolgono le risorse naturali hanno una probabilità doppia di riaccadere. Ora, l’aumento delle temperature dovuto ai cambiamenti climatici minaccia ora di amplificare ulteriormente gli stress e le tensioni ambientali. E, troppo spesso, l’ambiente è tra le vittime della guerra, attraverso atti deliberati di distruzione o danni collaterali, o perché, durante i conflitti, i governi non riescono a controllare e gestire le risorse naturali. Le Nazioni Unite attribuiscono grande importanza a garantire che l’azione ambientale faccia parte delle strategie di prevenzione dei conflitti, mantenimento della pace e costruzione della pace, perché non può esserci pace duratura se le risorse naturali che sostengono i mezzi di sussistenza e gli ecosistemi vengono distrutte».

Anche il segretario generale dell’Onu, António Guterres ha chiesto che le risorse naturali e gli ecosistemi venhgano gestiti meglio,  sottolineando che «Questo potrebbe aprire la strada alla pace nelle società dilaniate dalla guerra e aiutare i Paesi colpiti dalla crisi a promuovere lo sviluppo sostenibile.  Se vogliamo raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), dobbiamo agire con coraggio e urgenza, per ridurre i rischi che i conflitti presentano per il degrado ambientale e il cambiamento climatico e impegnarci a proteggere il nostro pianeta dagli effetti debilitanti della guerra».

Il capo dell’Onu ha ricordato che «Sebbene la perturbazione climatica e il degrado ambientale non siano la causa diretta dei conflitti, possono esacerbare il rischio di conflitto. I loro impatti combinati minano i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, la fiducia nei governi, la salute e l’istruzione e l’uguaglianza sociale. Il degrado delle risorse naturali e degli ecosistemi si aggiunge alle sfide affrontate dalle comunità che sono già vulnerabili a breve e lungo termine. Le donne e le ragazze sono colpite in modo sproporzionato.  Le risorse naturali non sono alla base della fornitura di molti servizi di base, come l’acqua o l’elettricità, ma possono anche essere utilizzate come piattaforma per la costruzione della fiducia e la condivisione dei benefici tra gruppi divisi».

Mentre le guerre impediscono a molti Paesi di progredire, è anche meno probabile che gli Stati colpiti da un conflitto armato riescano a raggiungere i loro obiettivi SDG. Inoltre, è molto probabile che, entro il 2030, oltre l’80% delle popolazioni più povere del mondo potrebbe essere concentrato in Paesi colpiti da fragilità, conflitti e violenza. Effetti potrebbero essere ulteriormente complicati dall’aumento delle temperature e dall’impatto del cambiamento climatico.

Guterres ha concluso: «La gerra e l’ambiente sono profondamente interconnessi. In tutto il mondo, almeno il 40% di tutti i conflitti interstatali ha avuto un’importante componente nelle risorse naturali. Troppo spesso l’ambiente è tra le vittime della guerra, attraverso atti deliberati di distruzione o danni collaterali, o perché, durante i conflitti, i governi non riescono a controllare e gestire le risorse naturali».

L’aria inquinata uccide mezzo milione di bambini all’anno in tutto il mondo

 Tratto da Ancler.com

L’aria inquinata uccide mezzo milione di bambini all’anno in tutto il mondo – The State of Global air/2020


Lo scorso anno l’inquinamento atmosferico ha causato la morte prematura di quasi mezzo milione di bambini nel loro primo mese di vita, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Inoltre è stato dimostrato che l’esposizione agli inquinanti atmosferici è dannosa anche per i bambini nel grembo materno in quanto può causare un parto prematuro o un basso peso alla nascita. Ed entrambi questi fattori sono associati a una maggiore mortalità infantile. Quasi due terzi dei 500.000 decessi di neonati documentati sono stati associati all’inquinamento dell’aria in-door derivante soprattutto dall’utilizzo di combustibili solidi come carbone, legno e sterco di animali, per cucinare.

La scoperta stata è riportata nel rapporto State of Global Air 2020, che ha esaminato i dati sui decessi in tutto il mondo, in una importante ricerca che collega l’inquinamento atmosferico ai problemi di salute.

Per anni gli esperti medici hanno avvertito dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulle persone anziane e su quelle con problemi di salute. Ma solo adesso stanno iniziando a capire quale sia il bilancio mortale dell’inquinamento sui bambini nel grembo materno.


Katherine Walker, la studiosa dell’ Health Effects Institute, il centro di ricerca che ha pubblicato il rapporto, ha dichiarato: “Non comprendiamo completamente quali siano i meccanismi in questa fase dello sviluppo, ma abbiamo appurato che un qualcosa causa una riduzione della crescita del bambino nel grembo materno e, in definitiva, del peso alla nascita. Esiste un collegamento epidemiologico dimostrato in più paesi con più studi“.
I bambini nati con un basso peso alla nascita sono più suscettibili alle infezioni infantili e alla polmonite. E i polmoni dei bambini prematuri possono non essere completamente sviluppati.
Sono nati in un ambiente ad alto inquinamento e sono più suscettibili dei bambini che sono nati a termine”, ha detto Dan Greenbaum, presidente dell’Health Effects Institute negli Stati Uniti.

Beate Ritz, professore di epidemiologia presso l’UCLA, (Università della California, Los Angeles), che non è stata coinvolta nello studio, ha affermato che l’inquinamento dell’aria nelle città dell’India, del sud-est asiatico e dell’Africa è paragonabile a quello della Londra vittoriana. “Questo non è l’inquinamento atmosferico che vediamo nelle città moderne [del mondo sviluppato] ma quello che avevamo 150 anni fa a Londra e in altri luoghi, dove venivano utilizzati fuochi di carbone in ambienti chiusi. L’inquinamento atmosferico domestico non è stato posto al centro dell’attenzione dai responsabili politici, ma dovrebbe esserlo “, ha detto Ritz. Lo studioso ha sottolineato come il danno provocato ai bambini vada oltre i decessi e che la riduzione dell’inquinamento atmosferico ridurrebbe anche i danni ai sopravvissuti. “Ci sono anche danni al cervello e ad altri organi provocati da questo inquinamento, quindi sopravvivere non è sufficiente, dobbiamo ridurre l’inquinamento atmosferico anche a causa dell’impatto su tutti questi organi“, ha affermato

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