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15 novembre 2020

Interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market

 Tratto da Bignotizie.it

Un’interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market


“Il Comitato S.O.L.E. riafferma la propria contrarietà alla costruzione di nuove centrali a gas in tutta Italia e nel territorio. Ritiene che tali impianti, finanziati da Capacity Market, vadano in rotta di collisione con gli obiettivi di riduzione delle emissioni radicalmente proposti dalla Commissione Europea. Questo a maggior ragione a Civitavecchia, città soffocata da 70 anni di servitù industriali e dove non passa giorno che una qualche impresa voglia disporre una nuova attività nociva (a cui per inciso il Comitato si opporrà con tutte le sue forze). Il Capacity Market è un meccanismo che prevede remunerazione per gli impianti impegnati a garantire una determinata capacità di produzione, in relazione a picchi di domanda, che di fatto premia le grandi centrali termoelettriche (nella prima asta infatti, dei 41 GW assegnati solo 1 GW è andato alle rinnovabili)”. 

“Per questo motivo il Comitato ha chiesto la collaborazione di un gruppo di parlamentari, che speriamo sempre più numeroso, e li ha invitati a presentare una interrogazione scritta con l’obiettivo di sospendere le aste del Capacity Market in attesa della doverosa revisione del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) per allinearlo ai nuovi ed ambiziosi obiettivi europei.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato in questa azione, in particolare gli onorevoli Stefano Fassina, Lorenzo Fioramonti e Rossella Muroni, primi firmatari dell’interrogazione depositata il 13 novembre alla Camera e tutti i parlamentari che presenteranno la stessa in Senato a cominciare da Maurizio Buccarella, Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes.
Il Comitato S.O.L.E., insieme a tutti i cittadini di buon senso chiede ai ministri competenti, in primis al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, tanto quanto segue come da interrogazione:
“se intende il governo adeguare in tempi brevi il PNIEC alle nuove necessità richieste dai rinnovati obiettivi europei in tema di emissioni climalteranti, alzando in maniera coerente con l’UE gli obiettivi di abbattimento previsti per l’Italia, portandoli dall’attuale 38% ad almeno il 55% deliberato dalla Commissione. In tal senso si chiede se intende il governo diminuire il ruolo del gas nella produzione di energia, aumentando al contempo la capacità degli accumuli e favorendo la penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili, anche attraverso l’autoproduzione e le
comunità energetiche. Conseguentemente a quanto richiesto al punto precedente si chiede anche che venga effettuata una moratoria sulle aste dell’attuale Capacity Market in attesa della necessaria revisione del PNIEC da allineare ai nuovi obiettivi. E ancora se il governo sta effettuando una valutazione prospettica, non limitata alla mera fase contingente, della quantità e della qualità del lavoro connesso alla transizione energetica, in raffronto con il permanere delle fonti fossili previsto dal PNIEC 2019.” La sospensione delle aste almeno fino a revisione del PNIEC bloccherà la possibilità di progettare nuove centrali a metano in tutta Italia. E questo risultato è fondamentale per una nuova era “green”.
COMITATO S.O.L.E.

15 giugno 2020

ANPCI, i Sindaci d’Italia aderiscono alla mobilitazione Stop 5G di sabato 20 giugno


Tratto da OASISANA.COM

ANPCI, i Sindaci d’Italia aderiscono alla mobilitazione Stop 5G di sabato: fermiamo Colao


L’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia (ANPCI) patrocina la giornata nazionale di mobilitazione unitaria proclamata Sabato 20 Giugno 2020 dall’Alleanza Italiana Stop 5G. L’obiettivo è denunciare la pericolosa deriva elettromagnetica contenuta nel dossier “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, redatto per il Governo Conte dal Comitato di esperti in materia economica e sociale guidato da Vittorio Colao, membro del Consiglio d’Amministrazione del colosso del 5G americano Verizon, ex dirigente d’azienda e amministratore delegato della multinazionale delle telecomunicazioni Vodafone.

ANPCI – documenti Stop 5G

Patrocinando l’evento, l’ANPCI ha scritto a tutti i Sindaci d’Italia invitandoli alla mobilitazione, Ecco parte del testo ora nella disponibilità dei primi cittadini di ogni regione, finiti nel mirino di Colao che chiede a Conte di vietare qualsiasi tipo di opponibilità territoriale al 5G, per inficiare ogni legittimo atto amministrativo finora approvato da 532amministrazioni comunali precauzionisti. Nella lista anche grandi città e capoluoghi di provincia: i sindaci di Foggia, Udine, Vicenza, Grosseto, Pistoia, Fermo, Messina, Ragusa, Siracusa e Enna hanno emesso ordinanze per la moratoria territoriale mentre i consigli comunali di Trento, Bolzano, Catania, Bologna, Firenze e Torino approvato mozioni per la precauzione, compreso il co-finanziamento pubblico per la ricerca scientifica indipendente come promosso dal progetto ‘Noi per la ricerca’. Finora, 77.000 euro stanziati   come saprà, in questi giorni alcune compagnie stanno presentando ricorso ai TAR per impugnare l’ordinanza, incuranti del principio di precauzione e degli effetti dell’inesplorate irradiazioni. Per sostenerla nella sua posizione ad esclusiva difesa della salute pubblica, la informiamo che sia l’ANPCI che l’Alleanza Italiana Stop 5G hanno predisposto una task force di avvocati ai quali l’Ente potrà rivolgersi nel caso di un’assistenza legale di professionisti esperti nella materia.

Consapevoli del delicato momento che l’intera comunità nazionale sta vivendo, sabato 20 Giugno 2020 abbiamo deciso di aderire alla giornata nazionale di mobilitazione unitaria (….)    

Pertanto abbiamo deciso di stringerci attorno a lei come a tutti i 350 Sindaci che hanno emanato ordinanze urgenti e contingibili fermando il pericoloso wireless di quinta generazione, così come agli oltre 500 Comuni d’Italia che hanno approvato atti amministrativi precauzionali.

Per il 20 Giugno, quindi, gentile Sindaco le chiediamo di adoperarsi in un’azione pubblica a sostegno della causa che ci accomuna, in modo che insieme si possa mandare al Governo un messaggio civile, partecipato e democratico di ferma opposizione al progetto contenuto nel dossier Colao.

Cosa può fare il 20 Giugno? Alcuni suoi colleghi ci comunicano di voler organizzare eventi pubblici, di rilasciare interviste agli organi di stampa, di continuare nell’azione di consapevolezza e sensibilizzazione del problema, oppure di presenziare simbolicamente sul territorio insieme ai concittadini, piuttosto che promuovere un’iniziativa politica per far sentire la voce del territorio contrariato all’annuncio dell’ennesima invasione elettromagnetica.“ 

31 ottobre 2019

Patrizia Gentilini: «5G, troppi rischi. Occorre una moratoria»

Tratto da  Il Cambiamento 

L'oncologa Patrizia Gentilini: «5G, troppi rischi. Occorre una moratoria»


L'oncologa Patrizia Gentilini, membro dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente, riafferma la necessità di una maggiore precauzione sul 5G, la tecnologia che si sta diffondendo con una esposizione ai campi elettromagnetici ancora maggiore per la popolazione: «Troppi rischi per la salute, occorre una moratoria».

L'oncologa Patrizia Gentilini, membro dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente, riafferma da tempo, supportata da una nutrita schiera di scienziati, ricercatori e movimenti di cittadini, la necessità di una maggiore precauzione sul 5G, la tecnologia che si sta diffondendo con una esposizione ai campi elettromagnetici ancora maggiore per la popolazione. L'abbiamo intervistata.

Dottoressa Gentilini, il 5G, la nuova tecnologia che esporrà la popolazione a radiofrequenze ubiquitarie che connetteranno tutto ciò che ci sta intorno, pare essere ormai una scelta ineluttabile. Quali sono i potenziali rischi documentati e quali quelli non ancora completamente valutati e conosciuti?

La nuova tecnologia 5G (“5th Generation”) sarà una ulteriore fonte di esposizione a campi elettromagnetici (CEM) che andrà ad aggiungersi a tutte le altre sorgenti di CEM ad alta frequenza cui già oggi siamo tutti esposti: antenne radio e TV, Wi-Fi, smartphone, tablet, telefoni cordless, cellulari, dispositivi Bluetooth, ma anche ai CEM a bassa frequenza emessi da elettrodomestici, cavi elettrici, lampade etc. Con il 5 G ci sarà un cambiamento tecnologico enorme su scala globale che ci porterà ad avere case, imprese, autostrade, città sempre "collegate in rete" e auto a guida autonoma. L'obiettivo dichiarato è di arrivare, entro il 2022, a fare in modo che nelle case di almeno l’80% della popolazione nazionale (il 99,4% entro giugno 2023) ci sia la copertura 5G. Secondo l’AGCOM, per raggiungere questi obiettivi l’infrastruttura di rete del 5G sarà pienamente operativa con una densità di circa un milione di dispositivi connessi per Km2. Tutto ciò farà aumentare ulteriormente l’esposizione dell’intera popolazione ai CEM che dall’avvento delle telecomunicazioni nel secolo scorso sono aumentati a dismisura. Bisogna ricordare che le frequenze delle onde radio non esistono in natura e quindi né la nostra specie, né le altre specie viventi mai erano state esposte. Fino al 1940 il fondo naturale pulsato era di 0,0002 V/m ( Volt/metro), mentre attualmente il tetto legalizzato in Italia è di 6 V/m; si tratta di una media su 24 ore e non più del valore soglia da non superare. Questa apparentemente piccola modifica (media e non più soglia) è stato un “regalo” del governo Monti alle compagnie telefoniche nel 2012; con il 5G il limite potrebbe crescere ulteriormente fino a 61 V/m e va ricordato che a tutt’oggi, come è stato di recente ribadito da ARPA Piemonte nel corso di un Convegno svoltosi all’Ordine dei Medici di Torino, che a tutt’oggi non esistono dispositivi in grado di misurare i CEM generati dalle antenne del 5G!
Come si potrà chiedere il rispetto dei limiti se non si è al momento in grado di effettuare le misurazioni?

Il 5G inizialmente userà le bande 700 MHz, 3.4-3.8 GHz, 26 GHz (onde centimetriche) e, successivamente, le bande comprese nella gamma tra 24.25 e 86 GHz ( onde millimetriche). Questo tipo di onde penetra nella cute fino a 10mm e per i fautori del 5G questa limitata penetrazione viene considerata scevra da rischi per la salute, ma non è affatto così, perché la penetrazione anche di un solo centimetro nella cute può generare effetti sulle cellule cutanee, in particolare danni alle membrane cellulari dei cheratinociti , ma anche alterazioni delle terminazioni nervose, delle ghiandole sudopripare e del microcircolo con liberazione di citochine infiammatorie e potenziali effetti sia locali che sistemici. C’è da dire che le onde centimetriche erano conosciute in Unione Sovietica già negli anni ’50 ed uno studio del 1955 riporta che anche una singola esposizione a onde centimetriche in conigli aveva indotto seri danni agli occhi con sviluppo di cataratta. Attualmente disponiamo di altre numerose conoscenze derivanti da indagini sperimentali condotte sia su colture cellulari che su animali, mentre ovviamente mancano conoscenze adeguate sul piano epidemiologico. I dati sperimentali attestano che le onde centimetriche/millimetriche possono indurre l’alterazione dell’espressione genica e delle membrane citoplasmatiche, modificare la funzionalità dei sistemi neuro-muscolari, aumentare della temperatura della cute, stimolare la proliferazione cellulare, modulare la sintesi di proteine coinvolte in processi infiammatori/immunologici. Inoltre l’esposizione di fibroblasti umani adulti e fetali a 25 GHz per 20’ ha comportato effetti sui cromosomi (aneuploidia) noti come predisponenti al cancro. Per quanto riguarda altri tipi di frequenze, quali quelle dei cellulari o delle antenne radio –base, disponiamo viceversa di moltissimi studi sia epidemiologici (ovvero sulle popolazioni esposte) che sperimentali che attestano i numerosi effetti biologici che vanno ben oltre l’effetto termico, ossia l’azione di riscaldamento dei tessuti, l’unica di cui si tiene conto per stabilire i limiti di legge.Continua su Il cambiamento

14 luglio 2019

SPECIALE ISDE su 5G: materiale,documenti e iniziative in giro per l’Italia.

 Tratto da Isde 

SPECIALE ISDE su 5G: materiale,documenti e iniziative in giro per l’Italia.


L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è tra le realtà scientifiche italiane che si stanno occupando della nuova tecnologia 5G e dei potenziali rischi per la Salute umana della stessa.
Abbiamo nel rispetto del principio di precauzione e del principio OMS “Health in all policies”, ritenuto opportuno chiedere una moratoria per l’esecuzione delle “sperimentazioni 5G” su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi.
Di seguito pubblichiamo tutto il materiale ISDE e non, prodotto in questi anni di lavoro e approfondimento.
DOCUMENTI, COMUNICATI STAMPA E INTERVISTE A CURA DI ISDE ITALIA

Di seguito l’intervento sul 5G del Presidente del comitato scientifico di ISDE, Dott. Agostino Di Ciaula


Di seguito la terza conferenza stampa dell’Alleanza Italiana Stop 5G, presso la Camera dei Deputati ( 27\06\19)


INIZIATIVE E DOCUMENTI DI ALTRE ASSOCIAZIONI\SOCIETA’ SCIENTIFICHE

14 luglio 2016

Dalle isole del Pacifico il primo trattato al mondo contro fossili e cambiamenti climatici

Tratto da Rinnovabili.it

Al Pacific Island Development Forum

Dal Pacifico il primo trattato al mondo contro fossili e cambiamenti climatici

  • Il testo vincola i paesi firmatari a bloccare ogni nuova estrazione di combustibili fossili, azzerare i sussidi e a garantire accesso universale all’energia pulita entro il 2030
Dal Pacifico il primo trattato al mondo contro fossili e cambiamenti climatici

(Rinnovabili.it) – Le isole del Pacifico tornano in prima linea contro i cambiamenti climatici e le loro devastanti conseguenze. Dal Pacific Island Development Forum (PIDF) che si è concluso ieri nelle Isole Salomone esce il primo trattato internazionale al mondo che punta a bandire i combustibili fossili e bloccare l’espansione di nuove miniere di carbone, oltre a fissare obiettivi sulle rinnovabili nel mix energetico di ciascun contraente.

Nello specifico, la bozza del trattato vincola i paesi firmatari a non approvare alcuna nuova attività estrattiva che riguardi carbone o altri combustibili fossili, che non devono inoltre avere sussidi statali. L’impegno sul fronte opposto, quello delle energie rinnovabili, è di garantire accesso universale all’energia pulita entro il 2030. Inoltre il trattato istituisce un fondo di compensazione per le comunità che hanno sofferto gli effetti dei cambiamenti climatici e prevede una sezione relativa alle migrazioni legate al clima, in direzione di quella categoria di rifugiati climatici che ancora oggi le Nazioni Unite stentano a riconoscere e formalizzare.

Dal Pacifico il primo trattato al mondo contro fossili e cambiamenti climaticiIl PIDF è nato nel 2013 su iniziativa delle Isole Fiji, conta attualmente 14 membri ed esclude importanti stati del quadrante come Australia e Nuova Zelanda, che portano avanti politiche totalmente differenti e si mettono spesso di traverso quando si tratta di prendere decisioni sul clima in consessi internazionali. 
Di ben altro avviso sono invece i micro-stati del Pacifico che vedono minacciata la loro stessa esistenza dai cambiamenti climatici. Le Isole Salomone, nazione ospitante del forum, ha visto inghiottite dall’innalzamento del livello delle acque 5 isole del suo arcipelago non più tardi dello scorso maggio.
Il testo del trattato è stato redatto dal Pacific Island Climate Action Network (PICAN), una coalizione di Ong che ha fatto proprio lo spirito migliore della COP21 di Parigi. Il risultato è un testo che può certamente apparire utopistico: difficile pensare che venga accolto positivamente dalle nazioni più industrializzate e dai grandi inquinatori. Ciò nonostante, per il PICAN questa mossa manderà un potente segnale a mercati, governi e società civile di tutto il mondo e cioè che la fine dei combustibili fossili è vicina, e le Isole del Pacifico agiscono non come vittime del climate change ma come agenti di cambiamento”.

09 aprile 2016

Seégolène Royal-Stop trivelle in Francia: moratoria su tutti i permessi per estrarre idrocarburi in Mediterraneo

Tratto da Qualenergia
E’ la prima delle 15 decisioni del plan d’action Mer et Océan annunciate alla Conférence nationale de l’Océan

Stop trivelle in Francia: moratoria su tutti i permessi per estrarre idrocarburi in Mediterraneo

Seégolène Royal: «Estenderla a tutto il Mediterraneo in base alla Convenzione di Barcellona»
[9 aprile 2016]
Francia Trivelle
Aprendo a Parigi la seconda conférence nationale de l’océan pour la croissance bleue et le climat, la ministro dell’ambiente, dell’enegia e del mare, la socialista Seégolène Royal ha annunciato 15 decisioni del Olan d’action Mer et Océan organizzate intorno a 3 temi: il Mediterraneo, il clima e le energie rinnovabili.
La prima di queste azioni riguarda anche l’Italia e l’intero Mediterraneo ed è una vera e propria bomba per il Referendum italiano del 17 aprile, infatti, come si può leggere sul sito del Ministero dell’ambiente, dell’energia e del mare francese,  «1. Moratoria sui permessi di idrocarburi nel Mediterraneo: Tenuto conto delle conseguenze drammatiche in grado di danneggiare l’insieme del Mediterraneo in caso di incidente nella trivellazione petrolifera, Ségolène Royal decide di applicare una moratoria immediata sulla ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, sia nelle acque territoriali della Francia che nella Zona economica esclusiva (Piattaforma continentale). Chiederà l’estensione di questa moratoria all’insieme del Mediterraneo nel quadro della convenzione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino e della costa mediterranea».
Dal documento presentato dalla Royal emerge una visione internazionale e nazionale dei problemi dell’energia, dell’ambiente e del mare, e del ruolo che la Francia deve e può svolgere, attraverso il finanziamento dell’innovazione e delle energie marine alternativa all’estrazione offshore di idrocarburi, che  purtroppo non si riscontrano nelle politiche, nelle dichiarazioni e negli atti del nostro governo .Continua a leggere su Qualenergia

19 febbraio 2016

Recommon:CENTRALE DI PLOMIN IN ISTRIA, L’ENNESIMO SCEMPIO A CARBONE

                      “Il costo del carbone?

 Le nostre vite”

Tratto da Re-common


CENTRALE DI PLOMIN IN ISTRIA, L’ENNESIMO SCEMPIO A CARBONE

La manifestazione davanti a Plomin.o
[di Antono Tricarico]
“Il costo del carbone? Le nostre vite”
Così recitava lo striscione issato ieri mattina dagli attivisti di Zelena Istria nel campo antistante la centrale termoelettrica a carbone di Plomin, in Istria. Tra le sagome nere che ricordavano i morti nelle miniere e nelle vicinanze delle centrali a carbone, gli attivisti croati hanno dato spazio ai racconti di Danilo Urrea, rappresentante di Censat/Friends of the Earth Colombia.
La polvere nera colombiana, estratta a caro prezzo per le popolazioni locali nelle regioni di La Guajira e del Cesar, arriva infatti anche a Plomin. Lo stesso carbone che Enel e altre società italiane continuano a importare per far funzionare le nostre centrali. Tutto ciò nonostante da anni gli attivisti colombiani ed europei abbiano reso pubblico quel che succede nell’inferno minerario del Paese sudamericano, chiedendo di porre fine a questa “relazione pericolosa”.

La centrale croata di Plomin dispone già di due gruppi a carbone, rispettivamente di 110 e 200 megawatt. Gli ambientalisti contestano la decisione del governo, datata 2012, di accordare il permesso per la costruzione di un terzo gruppo da ben 500 megawatt. Zelena Istria ha mosso un ricorso amministrativo contro la decisione perché il provvedimento violerebbe il piano di sviluppo regionale, che esclude la costruzione di nuovi impianti termoelettrici di grande taglia. Ma il tribunale amministrativo della regione non ha ritenuto ammissibile il caso.

Gli ambientalisti si sono poi rivolti alla Corte Costituzionale. Ma le grane per i proponenti del progetto (in misura paritaria la società elettrica pubblica HEP e la giapponese Marubeni) non sono finite qui. Le due compagnie hanno negoziato un accordo di acquisto dell’energia da parte della stessa HEP a prezzi molto vantaggiosi. Forse troppo, tant’è che il contratto è sotto esame da parte delle istituzioni comunitarie perché questi possibili aiuti di stato violerebbero le normative sulla concorrenza. La scorsa settimana il nuovo ministro dell’Ambiente croato ha espresso il suo sostegno a una moratoria sugli impianti a carbone. Un’affermazione inaspettata, ma da verificare, visto che la coalizione al governo non sembra avere la stessa opinione in merito.
Ormai non si contano le proteste e le denunce delle comunità locali che in Europa vivono intorno alle centrali a carbone. Voci che finalmente non cadono più nel vuoto, ma che iniziano ad essere raccolte da chi di dovere.
In Italia, per esempio, c’è il caso di Vado Ligure. ...... Gli esposti della popolazione locale alla magistratura di Savona sono stati raccolti nel 2009 e hanno avviato delle indagini senza precedenti. Nel marzo del 2014 si è proceduto al sequestro preventivo delle due unità a carbone...
 Secondo la pubblica accusa questi decessi sarebbero avvenuti fra il 2000 e il 2007 a causa di malattie respiratorie e cardiovascolari riconducibili esclusivamente alle emissioni di alcuni inquinanti specifici della centrale..... 
Nei prossimi mesi si deciderà se e quale processo inizierà a Savona.
A Plomin è stata rilanciata una nuova solidarietà lungo le vie del carbone a livello mondiale, per evitare che questo combustibile del passato porti nuove morti nel Sud come nel Nord globale. Una questione di giustizia, che nessuno può più ignorare.

21 settembre 2013

Legambiente:Stop al carbone: fermiamo le centrali più inquinanti d'Italia

Tratto da Legambiente

Stop al carbone: fermiamo le centrali più inquinanti d'Italia

Il futuro energetico italiano non passa dal carbone. Chiediamo la moratoria contro la costruzione di nuovi impianti e l'introduzione di una carbon tax sulle centrali. 


Riparte con un blitz dalla Liguria, regione che ospita tre centrali termoelettriche (La Spezia, Genova, Vado Ligure), la campagna di Legambiente contro la fonte energetica più inquinante e meno efficiente: il carbone.
Il carbone è, tra le fonti fossili, quella che per la produzione di energia emette più CO2 (più del doppio del gas naturale, ad esempio), oltre a rilasciare molte sostanze dannose per la salute (arsenico, cadmio, cromo, mercurio, polveri sottili).
 In più, oggi non esiste alcuna ragione economica o ambientale per continuare a utilizzare il carbone in Italia grazie alla continua crescita delle rinnovabili: il loro contributo rinnovabili nei primi 8 mesi del 2013 è stato parti al 40,5% della prodzione netta e al 35,7% della domanda nazionale. Il nostro paese deve proseguire sulla strada di un modello energetico che riduca la domanda di energia, lavorando sull'efficienza, e avvicini l'offerta attraverso le fonti rinnovabili più adatte per i territori, gli edifici, le imprese. 
Per questi motivi chiediamo: 
  • una moratoria una moratoria, con lo stop di tutti i progetti di costruzione e ampliamento di centrali a carbone;
  • l'introduzione di una carbon tax sulle centrali sulla produzione termoelettrica basata sulle emissioni di CO2;
  • l'intervento immediato sulle bollette tagliando la spesa di oltre 5 miliardi di euro tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica;
  • il sostegno sia alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente che a tutte le forme di autoproduzione di energia elettrica e termica.
Il dettaglio dei dati alla base delle nostre richieste nel dossier "STOP AL CARBONE. Le ragioni di una campagna".

Leggi  STOP sussidi alle fonti fossili

Ogni anno lo Stato foraggia direttamente e indirettamente le fonti fossili di energia con 9,11 miliardi di euro. E ora di dire basta! Consulta la mappa degli impianti più inquinanti.  

 

23 agosto 2011

“Fermare la costruzione del nuovo gruppo da 460 Mw in attesa degli esiti dell’inchiesta della magistratura”


Tratto da Uomini Liberi


e Savona News






La proposta di Greenpeace, Legambiente, Medicina Democratica, Wwf
in merito all'ampliamento della centrale Tirreno Power di Vado Ligure
“Fermare la costruzione del nuovo gruppo da 460 Mw in attesa degli esiti dell’inchiesta della magistratura”

Recentemente è stato approvato il progetto di ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Savona, che secondo i parametri dello studio Externe dell’Unione Europea porterebbe danni all’ambiente per 140 milioni all’anno, pesantissimi danni alla salute dei cittadini, alle attività turistiche, all’agricoltura, così come accaduto nelle altre città dove erano dislocate centrali a carbone.
Sono rimaste inascoltate le grida d’allarme lanciate da medici, scienziati e oncologi di fama internazionale, dai medici per l’ambiente, dall’Ordine dei Medici, dalle associazioni ambientaliste.

Il progetto peraltro è stato portato avanti da azienda, Ministeri e Regione anche al costo di aver creato una grave frattura con il territorio, dato che non tiene conto della contrarietà della popolazione savonese e di tutti i Sindaci dei 18 Comuni interessati, contrari all’ampliamento.

Un progetto propagandato come una ‘contropartita necessaria’ per indurre l’azienda ad effettuare quegli interventi di miglioramento per gli impianti esistenti che invece sono richiesti per legge dalla normativa IPPC.

L’azienda, per ottemperare ai suoi obblighi di legge, ha quindi chiesto in cambio una pesantissima e inaccettabile contropartita in termini di futuri danni ambientali e sanitari.

Le associazioni regionali impegnate nella tutela dell’ambiente e della salute, Wwf, Legambiente, Greenpeace, Medicina Democratica, benché da sempre fermamente contrarie al progetto di ampliamento della centrale e a ogni ipotesi di politica energetica che preveda l’uso del carbone, chiedono una moratoria:

“Fermare la costruzione del nuovo gruppo da 460Mw in attesa degli esiti dell’inchiesta della magistratura”

Questo rappresenta un criterio cautelativo, ovvero si chiede di sospendere il potenziamento perché sono troppe le documentazioni scientifiche locali, nazionali e internazionali sui danni alla salute e sui tassi di mortalità prematura legati alla centrale termoelettrica di Savona, con le aggravanti di essere una 'centrale di città', ovvero dislocata in un centro densamente abitato, e in un'area pesantemente già sottoposta a 40 anni di inquinamento industriale.

In tutta la provincia di Savona (con dati che peggiorano quanto più ci si avvicina alla centrale) diversi tumori e altre patologie vascolari, aumentano drammaticamente rispetto alla media nazionale (in particolare i tumori al polmone, vescica e laringe, le patologie cardiovascolari come infarti, emorragie cerebrali, ictus). Ricordiamo che in provincia di Savona in 16 anni sono avvenuti 1.356 decessi in più fra i maschi e 1.308 in più fra le femmine rispetto all’atteso, in base ai tassi standardizzati di mortalità della Liguria (vedi documento che ha allegato l'Ordine dei Medici).

A titolo di esempio, i dati sulla mortalità maschile per tumore ai polmoni all'anno su 100.000 abitanti sono drammatici: in Italia 54, a Savona 97, a Vado Ligure 112 (ovvero il doppio).

Inoltre l’aumento delle emissioni di CO2 previste andrebbero contro gli importantissimi accordi presi dall’Italia nel protocollo di Kyoto. Il carbone rappresenta la prima minaccia per l’equilibrio climatico mondiale: oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono all’uso di carbone. La battaglia per salvare il Pianeta dalla crisi climatica è dunque una battaglia contro il carbone.

Ogni nuova centrale a carbone o ogni ampliamento è un atto criminale contro la sopravvivenza della vita stessa sul Pianeta. Ricordiamo che, contrariamente a quanto propagandato, anche i gruppi energetici di nuova generazione che si vogliono installare non sono in grado di trattenere le polveri ultrafini e la CO2.

E’ innegabile quindi che l’aumento di potenza con nuovi gruppi a carbone porterebbe nei 50 anni di funzionamento elevatissimi incrementi dei livelli di inquinamento in termini di polveri sottili e di CO2, e non una loro riduzione.
La proposta di sospendere cautelativamente l’inizio dei lavori del nuovo gruppo (senza interrompere il resto del progetto: attivazione immediata della procedura di AIA dovuta da anni per legge, copertura del carbonile, osservatorio sulla qualità dell’aria, ecc) è ispirato a un principio di prudenza, invocato peraltro in queste settimane anche dalla Curia savonese(Qui), la quale in un ampio editoriale del suo giornale si chiede anche perché “le indagini ambientali” vengono gestite “contestualmente all’ampliamento, e non prima, come logica e prudenza vorrebbero”.

La Magistratura savonese in questi mesi sta lavorando in modo intenso sul problema, coadiuvata come periti non più solo da tecnici, ma anche (una delle prime volte in Italia) da Medici ambientali, peraltro molto esperti e rinomati a livello nazionale.
I Magistrati hanno aperto due filoni di inchiesta per danni all’ambiente e alle persone, ipotizzando il gravissimo reato di omicidio colposo plurimo, e anche le cronache giornalistiche riportano come siano ‘determinatissimi’ a giungere a una conclusione, in tempi più brevi del previsto.

L’indagine della Magistratura, infatti, potrebbe finalmente fornire alla comunità savonese una seria indagine epidemiologica, dopo che precedenti ricerche sulla salute del territorio avevano fornito dati sostanzialmente non omogenei o non attendibili, nonché una indagine ambientale che indichi quale è lo stato di degrado delle zone più esposte alle ricadute degli agenti tossico nocivi e cancerogeni prodotti dalla combustione del carbone per anni.

Dall’altra parte, sempre per un criterio precauzionale, ricordiamo invece come sette componenti della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del Ministero dell'Ambiente(qui) che ha dato parere positivo all’ampliamento della centrale di Vado Ligure, sono stati recentemente indagati dalla Procura della Repubblica di Rovigo per un’analoga pratica di valutazione per la centrale di Porto Tolle, proprio in merito alle gravi sottostime dell'impatto della combustione del carbone sulla comunità esposta.

In sintesi, di fronte a una situazione così grave (dati allarmanti in termini di mortalità, alti livelli di inquinamento di aria, acqua e terreno, contrarietà al progetto del territorio e degli enti locali, indagini della Magistratura in corso con gravissime ipotesi di reato) chiediamo agli organi competenti, alla Regione, ai partiti, alle associazioni e soprattutto ai cittadini dell’intera provincia di promuovere e sostenere quantomeno questa moratoria precauzionale, ovvero a sospendere la costruzione del nuovo gruppo da 460Mw in attesa dell’esito dell’inchiesta giudiziaria.

Il Presidente WWF Sezione Liguria
Marco Piombo

Il Presidente Regionale Legambiente
Stefano Sarti

Responsabile Campagna Clima/Energia di Greenpeace Italia
Andrea Boraschi

Referente Provinciale Medicina Democratica
Maurizio Loschi

DOCUMENTO PDF SU UOMINI LIBERI