Nel dossier di Legambiente poi si fa un bilancio di quello che il carbone significa per il nostro paese: "In Italia sono attive 12 centrali a carbone che nel 2009, a fronte di una produzione di solo il 13% di elettricità, hanno emesso addirittura il 30% dell’anidride carbonica prodotta complessivamente dal settore termoelettrico, con circa 36 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 sul totale di circa 122. "Il peggior impianto per emissioni di CO2 si conferma anche nel 2009 la centrale Enel di Brindisi Sud (13 Mt), a seguire l’impianto di Fusina (4,3 Mt) e quello di Fiume Santo di roprietà di E.On (4,1 Mt) (si veda anche la classifica degli emettitori appena pubblicata da Greenpeace: Qualenergia.it, La classifica degli emettitori italiani.)
Le centrali a carbone, si fa notare, tra tutte le attività coinvolte nel mercato europeo delle emissioni (EU-ETS)sono state le uniche ad emettere di più rispetto ai permessi gratuiti assegnati: mentre industria e settore termoelettrico nel complesso hanno visto ridurre significativamente le emissioni dal 2008 al 2009 e sono riusciti a rispettare gli obblighi di riduzione previsti dalla direttiva europea per il 2009 con ampi margini (rispettivamente 23 Mt e 3,5 Mt), gli impianti a carbone italiani hanno sforato di 3,6 milioni di tonnellate di CO2.
La cattura della CO2 è ancora lontana dall'applicabilità su scala commerciale e rischia di assorbire inutilmente fondi pubblici, fa notare Legambiente. E oltre ad aggravare il problema emissioni il carbone non serve all’Italia per risolvere i suoi problemi energetici, si spiega nel documento: "Peggiorerà la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero, visto che già oggi importiamo più del 99% del carbone utilizzato; non abbasserà la bolletta energetica del Paese, visto che dei potenziali risparmi nell’acquisto del combustibile beneficeranno soprattutto i bilanci delle aziende energetiche e faticheranno ad arrivare nelle bollette degli italiani; peserà alla fine sulle casse dello Stato visto che ci condannerà a pagare le multe di Kyoto e del 20-20-20."
Il carbone si fa poi notare, è un combustibile a basso prezzo solo perché (oltre non vedere incluse nel prezzo esternalità negative come i danni ambientali e sanitari: Qualenergia.it, I costi nascosti del carbone) è drogato dai sussidi statali: la Commissione europea ha stimato in circa 3 miliardi di euro all’anno, 2 dei quali in Germania, i sussidi pubblici che hanno sostenuto la filiera del carbone tra il 2007 e il 2009 nel vecchio continente.
A causa dei consumi sempre più importanti da parte dei paesi con economie emergenti, a partire da Cina e India, infine le riserve di carbone stanno diminuendo con tassi davvero inaspettati. (Qualenergia.it, Carbone, quanto ancora?). "Secondo le stime di Bp se 10 anni fa la disponibilità residua di carbone rapportata ai tassi di utilizzo era valutata in 240 anni, – fa notare lo studio di Legambiente – le ultime cifre aggiornate al 2010 sono scese addirittura a 119 anni. Continuando di questo passo tra 10 anni le riserve residue di carbone diventerebbero equivalenti a quelle di petrolio e gas, esauribili in 50-60 anni".
Insomma un ritorno al passato che porta verso un futuro incerto.
Documento:Legambiente_Dossier_carbone_dicembre_2010.0000002074.pdf (0.16 Mb)
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TRATTO DA PEACELINK

I costi esterni dello sviluppo.
PeaceLink su Report. Guarda il filmato
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Tratto da Uomini Liberi
PROPOSTA “ENERGIA, SALUTE E LAVORO” SUL FUTURO DELLA CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO LIGURE
Proposta di ARCI e ACLI savonesi
Lo scenario politico e sociale: la proposta di ampliamento a carbone della centrale elettrica di Vado Ligure avanzata da Tirreno Power che sarà analizzata dagli Enti proposti trova oggi schieramenti nettamente contrapposti, da una parte l’azienda, la quale però produce energia nelle altre centrali in Italia con gas naturale, le organizzazioni sindacali, che intravedono nell’investimento sicure opportunità occupazionali, l’Unione industriali che rappresenta aziende interessate ai lavori di costruzione e ristrutturazione, dall’altra una rete di Amministrazioni Comunali che si sono espresse nettamente contro l’ampliamento a carbone (oltre Vado Ligure e Quiliano anche Savona, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure, Balestrino, Vezzi Portio, Albissola Marina, Celle Ligure, Altare, Carcare, Cairo Montenotte),movimenti di cittadini, associazioni ambientaliste, personalità del mondo scientifico, culturale e politico della nostra provincia, della nostra regione e di livello nazionale.
Poi ci sono i partiti, un po’ in ordine sparso, con il centro destra favorevole, i partiti del centro sinistra con posizioni differenziate, addirittura all’interno degli stessi partiti.
La proposta di Tirreno Power e quello che può accadere: