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26 agosto 2011

1)Tirreno Power, non ci sono più scuse 2)Legambiente con Italia Nostra : chiudere i gruppi a carbone3)Incendio a Civitavecchia nella centrale

Tratto da Savona News

Tirreno Power, non ci sono più scuse: ora e' tutto nelle mani dei sindaci Caviglia e Ferrando


In esclusiva assoluta, il documento del Sindaco di Civitavecchia che ha prescritto e ottenuto la chiusura immediata e la dismissione della locale centrale a carbone Tirreno Power. Basta presentare un documento analogo sia in merito alla valutazione AIA, ma anche in merito alla Conferenza dei Servizi. Ora vediamo se la legge per qualcuno è più uguale che per altri

Ubik: "La fine delle sofferenze della cittadinanza savonese, dopo 40 anni di inquinamento e tumori, menzogne e ricatti, è finalmente a portata di mano dei Sindaci dei Comuni di Vado e Quiliano, in quanto Primi Responsabili (anche penalmente) della tutela della Salute pubblica.

Basta presentare un documento analogo sia in merito alla valutazione AIA, ma anche in merito alla Conferenza dei Servizi.

Attendiamo con fiducia che i Sindaci dei due Comuni compiano questo atto, ormai dovuto e non più differibile.

Il Sindaco di Civitavecchia ha prescritto la chiusura della centrale a carbone per “contemporanea e consolidata presenza di rilevanti fattori di pressione ambientale”, perché “non è possibile escludere che tali emissioni abbiano comportato un impatto sulla salute umana”, per “lo stato di sofferenza sanitaria della popolazione, registrato da diverse indagini epidemiologiche”, perché “le decisioni strategiche rispetto ai piani di riconversione energetica devono tener conto dello stato di salute della popolazione residente”, perché l’assegnazione, per i primi due anni di vigenza dell’AIA, di limiti di inquinamento sensibilmente superiori “avrebbe l’effetto di esporre, per un lasso di tempo considerevole, la popolazione a livelli di emissioni”, che inducono “nel sottoscritto Sindaco ulteriori legittimi timori in relazione alla salvaguardia della salute pubblica”, Sindaco che ritiene quindi di “dover adottare un idoneo provvedimento al fine di prevenire ed impedire il danno e il pericolo che le suddette emissioni potrebbero arrecare alla salute pubblica”.

Il documento in formato .pdf è scaricabile QUI.

Leggi l'articolo integrale su Savona News

Leggi anche su Ecoblog

Carbone: bocciata Torre Valdaliga sud..

Il gruppo inattivo della centrale termoelettrica di Torrevaldaliga sud a Civitavecchia non verrà riattivato e convertito a carbone. Sembrerebbe questo il destino dell’impianto in seguito alla conferenza dei servizi di ieri pomeriggio al Ministero dell’Ambiente. Sul tavolo c’era la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale per il nuovo gruppo a carbone che, molto probabilmente, non arriverà mai.

Lo si deduce da un comunicato stampa diffuso dal Movimento per la Difesa del Cittadino di Civitavecchia in cui si afferma che la Commissione Aia ha accettato le prescrizioni avanzate dal sindaco della città, Gianni Moscherini. Tirreno Power, quindi, difficilmente riuscirà a portare avanti il suo progetto.

Il Movimento per la Difesa del Cittadino, inoltre, riporta le opinioni di un altro sindaco, quello di Tarquinia, in merito alla necessità di coinvolgere anche i comuni limitrofi nelle procedure di Aia:

Spendiamo un’ultima parola per esprimere, come MDC Comprensoriale, il nostro apprezzamento al pensiero del Sindaco di Tarquinia secondo cui il problema delle Centrali non può riguardare solo e soltanto il Comune di Civitavecchia, ma dovrebbero essere chiamati in causa tutti i Comuni del comprensorio sui quali possono ricadere le emissioni


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Tratto da Savona News

Domanda agli iscritti, agli attivisti, ai dirigenti del Partito Democratico: Cosa ne pensate del principio di precauzione?

Siete disponibili a sostenere la moratoria alla costruzione del nuovo gruppo a carbone in attesa degli esiti dell’inchiesta della Magistratura, moratoria presentata in questi giorni dagli ambientalisti?

Siete o no estremamente preoccupati del fatto che, ogni 100.000 abitanti, se in un anno in Italia muoiono 7 (sette) donne per tumore ai polmoni, a Noli ne muoiono ben 36 (trentasei)?

Siete o no estremamente preoccupati che sette componenti della commissione di VIA (le persone che hanno deciso il futuro dei savonesi !!!!) siano stati recentemente indagati per gravissime ipotesi di reato: abuso d'ufficio, produzione di documenti ideologicamente falsi, gravi sottostime dell'impatto della combustione del carbone sulla comunità esposta. creazione di pericoli per persone e ambiente, ecc per analogo procedimento a Porto Tolle?

Tutto questo non vi induce a sostenere una posizione precauzionale, sospendendo l'attuazione del progetto autorizzato da queste persone?

Libreria UBIK

Documento in PDF su Uomini liberi
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Lodo Ambientalista, su Vado Legambiente compatta con Italia Nostra e Moda Savona: chiudere i gruppi a carbone


Lo precisa in una nota il presidente regionale di Legambiente, Stefano Sarti



In merito a quanto affermato in una dichiarazione dal Presidente Regionale di Italia Nostra Roberto Cuneo, ripresa poi dal comunicato del Moda di Savona, posso tranquillamente affermare, credo anche interpretando il pensiero degli altri firmatari del c.d. Lodo Ambientalista, che

anche noi siamo per la chiusura dei gruppi a carbone della Centrale di Vado Ligure, e che non esiste contraddizione tra questo e il chiedere la sospensione delle decisioni in merito alla costruzione del nuovo gruppo a carbone.

Anzi questa richiesta indica l'unica strada possibile per uscire definitivamente dalla dipendenza del carbone ed andare verso l'uso del metano come misura di carattere ambientale e sanitario verso le popolazioni pesantemente esposte al rischio carbone.

Così come non esistono due pesi e due misure nel giudicare la situazione di gravita' nell'uso del carbone in tutte le centrali ligure.
Il carbone deve sparire dalla centrali liguri, così alla Spezia come a Genova come a Vado.
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Tratto da Cronaca Live
Incendio Civitavecchia: a fuoco trasformatore centrale Enel


CIVITAVECCHIA: Un incendio è scoppiato a Civitavecchia. La notizia è testimoniata in rete da alcuni video amatoriali inviati al sito YouReporter.it. L’utente Lele78 scrive che l’incendio è scoppiato nella centrale a carbone dell’Enel. Le immagini in effetti mostrano una grande colonna di denso fumo nero che si leva nei pressi della centrale. Ma è ancora da capire effettivamente dove sia localizzato l’incendio e cosa stia andando a fuoco: GUARDA LE PRIME IMMAGINI
Secondo ulteriori aggiornamenti, è confermato che l’incendio è in corso alla centrale Enel di Torre Valdaliga Nord. A fuoco sta andando un trasformatore ad olio, che si sarebbe surriscaldato fino a prendere fuoco. I vigili del fuoco sono al lavoro con diverse squadre.
La centrale dell’Enel di Civitavecchia è un impianto a carbone. In totale ha una capacità di 1980 MW installati. Si trova presso la località TorreValdaliga. E’ stata costruita nel 2003, sostituendo la precedente centrale termoelettrica ad olio combustibile da 4 gruppi con una capacità totale di 2640 MW.
In zona ci sono state spesso polemiche e manifestazioni di protesta contro l’impianto.


Tratto da Trc

USB: "Torre Nord è in regola con la normativa antincendio?"

"L'incidente avvenuto ad uno dei due trasformatori principali del secondo gruppo di Torre Nord, in cui sono andate alle fiamme oltre 50 tonnellate di olio dielettrico, riporta in primo piano il tema della sicurezza nell'impianto con particolare riguardo al rischio di incendio". Lo sostiene la USB Lavoro Privato che ricorda di aver presentato appena due mesi fa uno specifico esposto alla Magistratura.

Per l'organizzazione sindacale, nel caso di Torre Nord risulterebbe che la centrale sia stata progressivamente avviata all'esercizio ben prima che fossero completate tutte le attività incluse nel progetto riguardante la normativa antincendio, e, con riguardo ad alcune parti di impianto soggette a controllo di prevenzione incendi, addirittura prima che i Vigili del Fuoco avessero rilasciato i preventivi pareri di conformità. "In proposito – aggiunge l'USB - esiste una specifica nota di richiamo del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco inviata nel maggio 2010 all'Enel e al Comune, finalizzata ad ottenere il rispetto delle previsioni di legge in materia. L'Usb, ricordando che la normativa antincendio classifica le centrali termoelettriche come impianti a rischio elevato, chiede alle istituzioni e alle autorità di esercitare le proprie prerogative ai fini di una incisiva azione di vigilanza e tutela.




Stralcio da Uno Notizie

ULTIM'ORA DELLE 13
:
C'è viva preoccupazione sulle possibili conseguenze per la salute di persone e ambiente.

Malgrado il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, sembra che il trasformatore sia stato fatto bruciare per intero in quanto non si sapeva come intervenire tecnicamente.
Questo la dovrebbe dire assai lunga sulle misure di sicurezza della centrale e sullo stato di totale mancanza di tutela in cui vivono le popolazioni circostanti.

ORE 12: Paura ed allarme questa mattina a Civitavecchia per l'esplosione di un trasformatore ad olio che ha provocato un incendio all'interno della centrale a carbone Enel di Torre Valdaliga Nord, già tristemente nota per precedenti episodi che ne hanno evidenziato la scarsa sicurezza.
Immediato l'intervento dei Vigili del Fuoco e delle squadre Enel che stanno tentando di limitare i danni.
Intanto però la nube sprigionata dalla centrale ha coperto il cielo di Civitavecchia e la cittadinanza segue con apprensione la dinamica dei fatti.
C'è inoltre il timore che il vento possa spingere la nube anche verso la vicina Tarquinia

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Stralcio da" La Repubblica"
"Stamattina dalle undici in poi tutto il cielo intorno Civitavecchia si è annerito di fumo per decine di chilometri ....... Dalle foto scattate sembrerebbe un incendio o qualcosa di simile, ma l'inquinamento in tutta la zona, gravissimo, ha indotto il Codacons a presentare un esposto alla procura della Repubblica di Civitavecchia per chiedere l'immediata indagine e l'eventuale blocco della centrale". E' quanto si legge in una nota del Codacons, che prosegue: "Come si ricorderà, la centrale è in corso di trasformazione a centrale a carbone nonostante la ferma opposizione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste".
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La politica colpevole

di Marzia Marzoli

Tratto da Facebook
Civitavecchia. Il carbone di Tvn inquina, ma stamattina anche di più perchè è scoppiato un trasformatore dell'impianto ed è andato a fuoco. Il fumo dell'olio bruciato è diventato un fungo venefico terrificante, ancora piu pericoloso qando è arrivato sulle nostre teste, spostato dalvento in quota che in ora l'ha portato a Tarquinia.

Grazie Enel.

Che impotenza davanti ad un pericolo del genere, mio figlio era angosciato che non credeva fosse vero.

Fumo di una sostanza che neanche sappiamo ci cade in testa e noi, pietrificati aspettiamo che passi.

Mamma fa male questo fumo?

Si amore, di mamma ed è per questo che non mollo da anni.

Signor Sindaco, questo è il prezzo dei soldi accettati da Enel?

Che prezzo possiamo ancora pagare per l'errore politico che avete commesso a dire si ai soldi di Enel.

Tutti coloro che hanno detto si al carbone, consiglieri di maggioranza e assessori con il Capitano Mazzola, devono portarsi dietro il peso di tanta responsabilità, e anche tutta la mia personale condanna morale e politica.

Tutti i soldi elargiti per gli eventi, per le mucche chevrolet, per i marciapiedi, ma che sono se poi paghi tutto questo.

Avete da vergognarvi ancora per molto!


07 aprile 2011

COMUNICATO DI UNITI PER LA SALUTE


Vogliamo parlare di lavoro, sviluppo e occupazione: proprio in questi giorni abbiamo appreso che in Spagna l’energia eolica è arrivata a costituire la principale fonte energetica, in Germania e in molti paesi avanzati si stanno facendo elevati investimenti nelle energie rinnovabili (con notevoli ricadute tecnologiche ed occupazionali)

E da noi che si fa?

Quali moderni e innovativi progetti vengono proposti? Carbone e ancora carbone, solo carbone.

Secondo alcuni questa superata e inquinante fonte energetica sarebbe l’unica salvifica via per risolvere tutti i problemi. Parrebbe che le capacità di innovazione, di modernizzazione, di avanzamento tecnologico di una rumorosa parte della imprenditoria locale si sia arrestata di fronte al “moloch” del carbone.

Ci domandiamo: perché?

Forse perché “la convenienza economica del carbone rispetto agli altri combustibili è in realtà un minor costo per l’azienda che ne usufruisce, ma comporta elevati costi sociali, economici e sanitari per la comunità” (Ordine del giorno Comune di Savona N.18/07)

Se non ci sorprende più di tanto la posizione di parte industriale, anzi siamo quasi rassegnati ad assistere a scelte che secondo noi non guardano alla modernizzazione tecnologica, ci meraviglia molto la posizione di alcuni sindacati: proprio per la loro natura solidale riteniamo dovrebbero mettere al primo posto quegli “elevati costi sociali, economici e sanitari per la comunità”.

Si dice occupazione: ma il turismo, l’agricoltura ? (vedasi dura posizione della Conf Italiana degli Agricoltori contro la “monocultura” del carbone)

L’ordine dei Medici ha più volte rimarcato la situazione sanitaria della nostra provincia ed ha anche proposto la metanizzazione della centrale (proposta sostenuta da altre importanti realtà come ARCI e ACLI) .

Si è sentito parlare di ricadute occupazionali su Ansaldo: ci risulta che Ansaldo sia leader nella costruzione di turbine a gas ! Se il vero obiettivo è il lavoro è l’occupazione e non si ha l’apertura per le rinnovabili, si segua almeno la strada della metanizzazione.

Altrimenti si potrebbe pensare che il vero, solo obiettivo sia quello di continuare a bruciare carbone con “minor costo per l’azienda che ne usufruisce” lasciando invece “elevati” quelli sociali, economici e sanitari per la comunità.

6 aprile 2011


TRATTO DA AGI NEWS ON
(AGI) - SCANNO (L'AQUILA), 7 APR. - VEICOLI, INDUSTRIE, CENTRALI ELETTRICHE, INCENERITORI E CEMENTIFICI LE PRINCIPALI SORGENTI PER L'INQUINAMENTO ATMOSFERICO. E' QUANTO EMERGE DAL CONGRESSO DI SCANNO DOVE SONO RIUNITI PNEUMOLOGI ED ESPERTI DELLA TUTELA AMBIENTALE.
"NONOSTANTE SI FUMI DI MENO NON DIMINUISCONO LE PATOLOGIE POLMONARI COME LA BPCO(BRONCOPNEUMATIA CRONICA OSTRUTTIVA) E L' ASMA", LO SOSTIENE, MAURO MOCCI, DELL'ASSOCIAZIONE MEDICI DELL'AMBIENTE. "STUDI INTERNAZIONALI - RACCONTA L'ESPERTO - EVIDENZIANO CHE CON L'ALZARSI DEL LIVELLO DI INQUINAMENTO CRESCONO LE MALATTIE POLMONARI E NON (INFARTI, ICTUS).

SONO AUMENTATI I CASI DI TUMORI AL POLMONE CORRELATI ALL'ESPOSIZIONE CRONICA DI INQUINANTI ATMOSFERICI.
UNO STUDIO SVOLTO NELLE OTTO MAGGIORI CITTA' ITALIANE, HA EVIDENZIATO CHE L'INQUINAMENTO DELL'ARIA E' RESPONSABILE DI 30.000 ATTACCHI DI ASMA L'ANNO NEI RAGAZZI SOTTO I 15 ANNI.
ESISTE - SPECIFICA - ANCHE UNA CORRELAZIONE INQUINAMENTO/ POLMONITE: IL NUMERO DEI RICOVERI DI BAMBINI AFFETTI DA POLMONITE, NELL'AREA METROPOLITANA DI ROMA, AUMENTA IN RAPPORTO ALL'INNALZAMENTO DEI LIVELLI DI INQUINAMENTO ATMOSFERICO".
E DI INQUINAMENTO SI MUORE: MOCCI RICORDA, INFATTI, LO STUDIO MISA2(METANALISI ITALIANA DEGLI STUDI SUGLI EFFETTI A BREVE TERMINE DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO) DOVE SONO STATI ESAMINATI (DAL 1996 AL 2002) GLI EFFETTI A BREVE TERMINE DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO SU NOVE MILIONI DI ABITANTI: 900 DECESSI IN PIU' DA POLVERI, FUMO, MICROGOCCE DI SOSTANZE LIQUIDE IN SOSPENSIONE NELL'ATMOSFERA SOTTO FORMA DI PARTICELLE MICROSCOPICHE (PM10); 2000 DECESSI IN PIU' DA DIOSSIDO DI AZOTO (NO2) E 1900 DECESSI IN PIU' DA MONOSSIDO DI CARBONIO (CO).
"UN ALTRO STUDIO - SOTTOLINEA L'ESPERTO DELL'ASSOCIAZIONE MEDICI PER L'AMBIENTE - L' EPIAIR, (INQUINAMENTO ATMOSFERICO E SALUTE) DEL CENTRO NAZIONALE PER LA PREVENZIONE ED IL CONTROLLO DELLE MALATTIE, HA MESSO IN RISALTO CHE TRA GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE, CONCENTRAZIONI MEDIE DI PARTICELLE FINI (PM 10 E PM 2,5) SONO STATE ASSOCIATE AD AUMENTO DELLA MORTALITA' E DECLINO DELLA FUNZIONE POLMONARE".
"L'ARIA CHE RESPIRIAMO, I CIBI CHE MANGIAMO, L'ACQUA CHE BEVIAMO, POSSONO ESSERE CONTAMINATI DA SOSTANZE INQUINANTI PROVENIENTI DA VARIE FONTI",SOTTOLINEA MOCCI E AGGIUNGE: "A FRONTE DELLA DIMINUZIONE CHE SI E' REGISTRATA NEGLI ULTIMI DECENNI DELLE CONCENTRAZIONI DI ALCUNI INQUINANTI ANTROPICI COME IL MONOSSIDO DI CARBONIO, IL BIOSSIDO DI ZOLFO, IL BENZENE E IL PIOMBO,PERMANGONO INVECE ELEVATI I LIVELLI DI OSSIDO DI AZOTO, OZONO, DIOSSINE, I METALLI PESANTI, PRODOTTI CHIMICI PERSISTENTI E POLVERI FINI ED ULTRAFINI".

"NETTA RIDUZIONE DELL'UTILIZZO DEI COMBUSTIBILI FOSSILI (PETROLIO, GAS, CARBONE) E DEI SUOI DERIVATI (INCENERIMENTO DI PLASTICHE),MAGGIORE SVILUPPO DELLE ENERGIE RINNOVABILI (FOTOVOLTAICO, EOLICO, TERMODINAMICO, IDRICO, IDROGENO...) AUMENTO DEI MEZZI DI TRASPORTO MENO INQUINANTI (METROPOLITANE, TRAM, AUTO E BUS ELETTRICI, TUTTI ALIMENTATI DA FONTI RINNOVABILI), E' LA STRADA DA PERCORRERE", CONCLUDE MAURO MOCCI.


14 dicembre 2010

1)Il carbone nello stivale, un ritorno al passato 2)REPORT:I costi esterni dello sviluppo

Tratto da Qualenergia

Il carbone nello stivale, un ritorno al passato

All'orizzonte due nuovi impianti a carbone in Calabria. Con le centrali autorizzate o in via di autorizzazione le emissioni da carbone in Italia rischiano di raddoppiare. Una scelta energetica controproducente e anacronistica, spiega un dossier di Legambiente.
Mentre il mondo cerca un accordo sul clima l'Italia va a marcia indietro e continua con il carbone. Rischiando di compromettere lo sforzo per la riduzione delle emissioni senza peraltro far scendere il costo dell'elettricità o migliorare la sicurezza energetica. “Un ritorno al passato”. L'allarme arriva da Legambiente che ha presentatoun dossier su questa fonte (vedi allegato in basso) proprio per denunciare l'inopportunità degli ultimi due progetti di impianti a carbone che si stanno per concretizzare in Calabria: una centrale nuova (della società SEI) a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria e la riconversione dei gruppi a olio combustibile della centrale Enel di Rossano Calabro.

Due operazioni che comporteranno emissioni aggiuntive rispettivamente per 7,5 e 6,7 milioni di tonnellate di CO2 all'anno e che stanno incontrando varie resistenze sul territorio, a partire dalla Regione, che ha rinnovato il suo "no" alle centrali a carbone scritto nel 2005 nel piano energetico regionale (Pear) con un recentissimo ordine del giorno approvato all’unanimità in Consiglio regionale. Se per Saline Joniche la "commissione Via" nella seduta del 21 ottobre 2010 ha dato parere positivo con prescrizioni (ma manca ancora il decreto definitivo per la contrarietà del Ministero per i beni e le attività culturali), sul progetto di riconversione della centrale di Rossano, presentato nel 2005 e integrato nel 2010, invece la commissione del Ministero dell’Ambiente ha respinto lo studio di impatto presentato, obbligando di fatto l’azienda energetica a ripresentare ex novo la proposta.

Progetti, quelli calabresi, che non sono che i più recenti basati questa fonte. C'è infatti la riconversione della centrale di Civitavecchia, ormai realizzata, il progetto dell’impianto di Porto Tolle sul delta del Po, sul quale manca solo la firma del decreto autorizzativo da parte del Ministro dello Sviluppo Economico. Il via libera poi è già stato dato ai nuovi gruppi a carbone delle centrali di Vado Ligure (SV)(PRECISAZIONE DI UNITI PER LA SALUTE :CI SARA' LA CONFERENZA DEI SERVIZI DELIBERANTE per L'EVENTUALE POTENZIAMENTO A CARBONE GIOVEDI' 16 DICEMBRE
AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO se........)e Fiume Santo in Sardegna. Se alla centrale riconvertita di Civitavecchia, ormai in attività, si affiancassero tutti questi nuovi gruppi o centrali proposti le emissioni di CO2 degli impianti a carbone raddoppierebbero in pochi anni, passando dagli attuali 35,9 milioni di tonnellate a 74,8.

Nel dossier di Legambiente poi si fa un bilancio di quello che il carbone significa per il nostro paese: "In Italia sono attive 12 centrali a carbone che nel 2009, a fronte di una produzione di solo il 13% di elettricità, hanno emesso addirittura il 30% dell’anidride carbonica prodotta complessivamente dal settore termoelettrico, con circa 36 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 sul totale di circa 122. "Il peggior impianto per emissioni di CO2 si conferma anche nel 2009 la centrale Enel di Brindisi Sud (13 Mt), a seguire l’impianto di Fusina (4,3 Mt) e quello di Fiume Santo di roprietà di E.On (4,1 Mt) (si veda anche la classifica degli emettitori appena pubblicata da Greenpeace: Qualenergia.it, La classifica degli emettitori italiani.)

Le centrali a carbone, si fa notare, tra tutte le attività coinvolte nel mercato europeo delle emissioni (EU-ETS)sono state le uniche ad emettere di più rispetto ai permessi gratuiti assegnati: mentre industria e settore termoelettrico nel complesso hanno visto ridurre significativamente le emissioni dal 2008 al 2009 e sono riusciti a rispettare gli obblighi di riduzione previsti dalla direttiva europea per il 2009 con ampi margini (rispettivamente 23 Mt e 3,5 Mt), gli impianti a carbone italiani hanno sforato di 3,6 milioni di tonnellate di CO2.

La cattura della CO2 è ancora lontana dall'applicabilità su scala commerciale e rischia di assorbire inutilmente fondi pubblici, fa notare Legambiente. E oltre ad aggravare il problema emissioni il carbone non serve all’Italia per risolvere i suoi problemi energetici, si spiega nel documento: "Peggiorerà la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero, visto che già oggi importiamo più del 99% del carbone utilizzato; non abbasserà la bolletta energetica del Paese, visto che dei potenziali risparmi nell’acquisto del combustibile beneficeranno soprattutto i bilanci delle aziende energetiche e faticheranno ad arrivare nelle bollette degli italiani; peserà alla fine sulle casse dello Stato visto che ci condannerà a pagare le multe di Kyoto e del 20-20-20."

Il carbone si fa poi notare, è un combustibile a basso prezzo solo perché (oltre non vedere incluse nel prezzo esternalità negative come i danni ambientali e sanitari: Qualenergia.it, I costi nascosti del carbone) è drogato dai sussidi statali: la Commissione europea ha stimato in circa 3 miliardi di euro all’anno, 2 dei quali in Germania, i sussidi pubblici che hanno sostenuto la filiera del carbone tra il 2007 e il 2009 nel vecchio continente.

A causa dei consumi sempre più importanti da parte dei paesi con economie emergenti, a partire da Cina e India, infine le riserve di carbone stanno diminuendo con tassi davvero inaspettati. (Qualenergia.it, Carbone, quanto ancora?). "Secondo le stime di Bp se 10 anni fa la disponibilità residua di carbone rapportata ai tassi di utilizzo era valutata in 240 anni, – fa notare lo studio di Legambiente – le ultime cifre aggiornate al 2010 sono scese addirittura a 119 anni. Continuando di questo passo tra 10 anni le riserve residue di carbone diventerebbero equivalenti a quelle di petrolio e gas, esauribili in 50-60 anni".

Insomma un ritorno al passato che porta verso un futuro incerto.

Documento:Legambiente_Dossier_carbone_dicembre_2010.0000002074.pdf (0.16 Mb)

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TRATTO DA PEACELINK

I costi esterni dello sviluppo. PeaceLink su Report. Guarda il filmato
I costi esterni dello sviluppo.

PeaceLink su Report. Guarda il filmato

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Tratto da Uomini Liberi


PROPOSTA “ENERGIA, SALUTE E LAVORO” SUL FUTURO DELLA CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO LIGURE
Proposta di ARCI e ACLI savonesi

Lo scenario politico e sociale: la proposta di ampliamento a carbone della centrale elettrica di Vado Ligure avanzata da Tirreno Power che sarà analizzata dagli Enti proposti trova oggi schieramenti nettamente contrapposti, da una parte l’azienda, la quale però produce energia nelle altre centrali in Italia con gas naturale, le organizzazioni sindacali, che intravedono nell’investimento sicure opportunità occupazionali, l’Unione industriali che rappresenta aziende interessate ai lavori di costruzione e ristrutturazione, dall’altra una rete di Amministrazioni Comunali che si sono espresse nettamente contro l’ampliamento a carbone (oltre Vado Ligure e Quiliano anche Savona, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure, Balestrino, Vezzi Portio, Albissola Marina, Celle Ligure, Altare, Carcare, Cairo Montenotte),movimenti di cittadini, associazioni ambientaliste, personalità del mondo scientifico, culturale e politico della nostra provincia, della nostra regione e di livello nazionale.
Poi ci sono i partiti, un po’ in ordine sparso, con il centro destra favorevole, i partiti del centro sinistra con posizioni differenziate, addirittura all’interno degli stessi partiti.

La proposta di Tirreno Power e quello che può accadere:

28 settembre 2010

PER LA CENTRALE DI VADO DEPOTENZIAMENTO E COMPLETA METANIZZAZIONE

Tratto da Uomini Liberi

Scritto da Torcello e Fadda

PER LA CENTRALE DI VADO DEPOTENZIAMENTO E COMPLETA METANIZZAZIONE

Il PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO E TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA DELLA REGIONE LIGURIA 2006 a PAG. 1072-1073 E 1074 per La sottozona 2b) che comprende i Comuni di Savona, Quiliano e Vado Ligure, quando non era ancora entrato in funzione il gruppo a gas da 760 MWe (anno 2007) e la centrale funzionava a metà potenza di quella attuale con i "soli" gruppi 3 e 4 a carbone, documenta che ( Nella zona sono residenti complessivamente 74.930 abitanti di cui l’80% a Savona. Si valuta in prima approssimazione e cautelativamente

- che l’intera popolazione residente nella zona sia potenzialmente esposta ai livelli di concentrazioni inquinanti stimati, poiché quasi tutte le aree urbanizzate (maglie di un kmq con urbanizzazione superiore al 25%) sono interessate da superamenti dei limiti fissati dal DM 60/02.

· la combustione nell’industria dell’energia e quindi essenzialmente la centrale termoelettrica, è la prioritaria responsabile delle emissioni di Ossidi di azoto (68,3%); PM10 (34,9%), SOx (89,7%) e di COV (37,9%).

· Per quanto concerne il PM10 le campagne effettuate nel corso del 2004 fanno stimare il superamento del limite giornaliero.


2. Inquinamento persistente ed elevato del territorio savonese come dimostrato da studi con i licheni dal 1991 (Nimis '01) al 2001 (Lupieri 2001) al -2003 (Giordani) con valori di inquinamento "...paragonabili a quelli delle zone più inquinate della pianuta Padano-veneta orientale" in una zona molto estesa e che interessa tutta la costa da Spotorno a Varazza estendendosi notevolmente verso l'interno (valle di Cadibona e di Quiliano) (leggi).

Gli studi lichenici che dimostrano anche altissiimi valodi di alcuni metalli pesanti cancerogeni (Cd, Cr, Cd) superiori al ai background naturali che seguono il modello diffusionale del vanadio (V) prodotto solo dalla combustione del carbone

3. I TABULATI ARPAL RELATIVI ALLE POLVERI SOTTILI PM10 MONITORATE PER LA ZONA 2B NEL COMUNE DI SAVONA E I DATI SATELLITARI EVIDENZIANO SUPERI DEI LIMITI DI LEGGE PER GLI ANNI 2005, 2006, 2007, 2008:

· Nell’anno 2005 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 51 giorni. (Centralina metodo gravimetrico via Zunini) (DM 60/02)

· Nell’anno 2006 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 48 giorni. (DM 60/02) così come anche superato risulta il valore limite della media annuale (28 microgrammi/mc) con il valore di 36 microgrammi/mc (DM 60/02). (Centralina metodo gravimetrico via Zunini) (DM 60/02)· Nell’anno 2007 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 50 giorni. (DM 60/02) così come anche superato risulta il valore limite della media annuale (26 microgrammi/mc) con il valore di 30 microgrammi/mc (DM 60/02). (Centralina metodo gravimetrico via Zunini e misure satellitari)

· Nell’anno 2008 il valore limite della media annuale (24 microgrammi/mc) è stato superato con il valore di 30 microgrammi/mc (DM 60/02).

4. DA CIO' SI DEDUCE CHE LA MAGGIOR PARTE DELL'INQUINAMENTO NEL SAVONESE E' DOVUTO ALLA CENTRALE A CARBONE T. POWER ED IN PARTICOLARE AI GRUPPI 3 E 4 A CARBONE CON VALORI ALTISSIMI DI EMISSIONE DAI CAMINI DI SO2, NOX E POLVERI (allegato EMISSIONI CENTRALE T. POWER E RELATIVO PROGETTO AMPLIAMENTO)

5. I VALORI DI EMISSIONE DEI GRUPPI A CARBONE 3 E 4 ATTUALI SONO MOLTO SUPERIORI A QUALLI STABILITI DALLA COMUNITA' EUROPEA PER CONSIDERARSI BAT. L'OTTENIMENTO DELLA BAT E' CONDIZIONE ESSENZIALE PER OTTENERE L'OBBLIGATORIA UTORIZZAZIONE A.I.A.

6. ANCHE SE IGRUPPI A CARBONE VENISSERO RESTAURATI E MIGLIORATI SECONDO IL PROGETTO DI TIRRENO POWWER NON OTTERREBBERO MAI VALORI DI EMISSIONE A CAMINO COMPATIBILI CON LE BAT STABILITI DALLA COMMISSIONE UE PER CUI L'UNICA ALTERNATIVA E' LA LORO IMMEDIATA DISMISSIONE CON TEMPI CERTI PER IL LORO SMANTELLAMENTO (lettera a Boffa del MODA inviato a alla Giunta e al Consiglio regionale).

CONCLUSIONI

Nella zona della provincia savonese altamente inquinata il funzionamento della centrale cosi' come e' stutturata oggi (2 obsoleti gruppi a carbone da 660 mw e un gruppo a gas da 760 mw) non e' compatibile con i valori di emissione stabiliti dalla ue perche' possa considerarsi bat (migliore tecnologia disponibile) e si impone quindi:

L'IMMEDIATA DISMISSIONE IN TEMPI CERTI DEI VECCHI GRUPPI A CARBONE 3 E 4 PER I QUALI LE BAT (e quindi L’A.I.A.) NON SARANNO MAI TECNICAMENTE OTTENIBILI .

Visto l'alto livello di inquinamento attribuibile alla centrale in piu' di 30 anni di combustione del carbone e gli altissimi costi esterni in termine di mortalita' precoci ( circa 20 morti all'anno e in 30 anni con 4 gruppi a carbone circa 1.400) e costi esterni complessivi di circa 140 milioni di euro all'anno per danni alla salute e all'ambiente (leggi) si impone oggi un depotenziamento dell'impianto per attutire almeno l'impatto ambientale e ridurre drasticamente le mortalita' e i costi esterni che ricadono interamente sulla societa' civile. Quindi appare piu che ragionevole chiedere non il potenziamento che produrrebbe più inquinamento (tabella) ma:

DEPOTENZIAMENTO E METANIZZAZIONE

 

CHIUSURA DEI GRUPPI 3 E 4 A CARBONE LASCIANDO IL GRUPPO A TURBOGAS DA 760 MW MENO INQUINANTE CHE GIA' DA SOLO PRODUCE IL TRIPLO DELL'ENERGIA ELETTRICA CONSUMATA IN PROVINCIA DI SAVONA CON BUONI MARGINI DI GUADAGNI PER T. POWER.

03 agosto 2009

2009/08/03 Per un futuro energetico competitivo e pulito della Liguria...."


Per un futuro energetico competitivo e pulito della Liguria

La necessità di guardare al futuro energetico della Liguria come un’ opportunità di sviluppo che coniughi l’ interesse economico con la tutela dell’ ambiente e della salute e lo sviluppo dell’ occupazione.


La decisione di permettere l’ ampliamento della centrale elettrica di Vado Ligure con un nuovo gruppo a carbone allontana l’ Italia dagli obiettivi europei posti per arrestare i cambiamenti climatici in atto, visto che secondo la direttiva 20-20-20 tra il 2013 e il 2020 tutti gli impianti industriali europei, comprese le centrali termoelettriche, dovranno ridurre le loro emissioni del 21% rispetto a quelle del 2005.

Se la produzione di energia da fonti rinnovabili deve arrivare al al 20%, ed un altro 20% deve derivare dal risparmio energetico, non è certo al carbone che ci si può rivolgere per raggiungere i parametri richiesti dall’ Europa e dal buon senso.


La necessità di utilizzare il carbone come fonte di energia per diversificare gli approvvigionamenti energetici e per la sua supposta economicità, è diventato ormai un luogo comune del tutto infondato.


Basterà citare i costi esterni derivanti dall’ utilizzo del carbone, che sono molto elevati e coinvolgono anche e soprattutto costi legati a malattie e morti, e da soli basterebbero a preferire altre fonti di energia; ma sono da citare anche la bassa richiesta di manodopera e le alte tasse sul surplus di emissioni di CO2 che dovremo pagare in bolletta.

Se parliamo di CO2, non siamo qui a proporre una soluzione legata al gas naturale, che pure sarebbe preferibile al carbone perché assai meno inquinante.

La proposta, ripeto vantaggiosa anche in termini occupazionali ed economici, è quella di investire esclusivamente nelle energie rinnovabili e pulite, (per intenderci non nelle centrali a biomasse o in altri cancrovalorizzatori che si basino sulla combustione, rifiuti e CDR compresi).

Se la produzione di energia da fonti rinnovabili deve arrivare al al 20%, ed un altro 20% deve derivare dal risparmio energetico, non è certo al carbone che ci si può rivolgere per raggiungere i parametri richiestici dall’ Europa.

Dal punto di vista economico le fonti rinnovabili con migliore rapporto costi-benefici sono l’ energia eolica ed idroelettrica, mentre per il fotovoltaico attualmente siamo ancora a costi non economicamente competitivi.

Ed è proprio all’ energie eolica e idroelettrica che si rivolge Tirreno Power per la parte attinente alle energie rinnovabili.

Il progetto di ampliamento di Tirreno Power prevede l’ investimento di circa 800 milioni di euro, di cui circa 650 milioni di euro saranno impiegati per il settore a carbone ( nuovi 460 MW), mentre i restanti 150 milioni di euro saranno necessari per realizzare impianti atti a installare impianti ad energie rinnovabili della potenza complessiva di circa 180 MW.

Con un rapido calcolo si evince che il costo/MW per il carbone è di 1,4 milioni di euro per il carbone e di poco più di 0,7 milioni di euro per le energie rinnovabili, cioè circa la metà.

E’ opportuno quindi che gli amministratori locali (sindaci, provincia, regione) e nazionali colgano questa “inaspettata” evidenza per rivedere i piani di sviluppo.

Con 800 milioni di euro la società Tirreno Power potrebbe installare un migliaio di MW ottenuti con energia alternativa, chiudendo definitivamente i gruppi a carbone, e creando una quantità ben maggiore di posti di lavoro.

Ovviamente:

· gli Enti Locali dovranno fare la loro parte, garantendo una particolare snellezza nel fornire autorizzazione per l’ installazioni di piccole centrali su tutto il territorio Ligure ( per esempio sfruttando il crinale di Alpi e Appennini per l’ installazione di un numero sufficiente di pale eoliche).

· Gli ambientalisti dovranno capire che sacrificare alcuni aspetti del paesaggio per promuovere la salute del milione circa di persone che risiedono nel raggio di 30 miglia dalla centrale (48 Km), che sono considerati maggiormente a rischio secondo la letteratura scientifica, è un dovere civico.

A chi dovesse obiettare che l’ energia eolica non fornisce una fonte sicura di energia elettrica sempre disponibile, si può facilmente ribattere che nel territorio di Vado Ligure già da 2 anni è in funzione una centrale elettrica a turbogas da 780 MW, utile per soddisfare le esigenze di energia in caso di carenza di vento.

Se si vuole veramente, si può abbandonare il carbone a Vado Ligure senza sacrificare i guadagni dei privati nè la produzione di energia elettrica indispensabile per il nostro benessere, con tutto vantaggio per la salute dei cittadini, per l’ occupazione e per l’ ambiente.

Dottor Paolo Franceschi

Referente scientifico della Commissione Ambiente e Salute dell’ Ordine dei Medici di Savona.


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INVITO A COMUNI, PROVINCE E REGIONE PER OTTENERE SUBITO LA CHIUSURA DEGLI OBSOLETI GRUPPI A CARBONE NON A NORMA DELLA CENTRALE DI VADO (DEPOTENZIAMENTO) E LA SUA COMPLETA METANIZZAZIONE E L’ IMMEDIATA CHIUSURA DELL’OBSOLETA CENTRALE A CARBONE DI GENOVA
3 Agosto 2009

Invitiamo il Presidente della Provincia di Savona, che si è preso una pausa di riflessione, la Provincia di Genova e tutti i Sindaci delle Province di Savona e di Genova, (poichè i principali danni di una centrale a carbone si esercitano sulla popolazione che risiede nel raggio di 50 Km dalle ciminiere di una centrale a carbone), a considerare attentamente l’impatto che hanno attualmente ed hanno avuto per molti decenni le centrali elettriche a carbone situate nei territori delle province di Savona e Genova.
Il territorio compreso fra Savona e Genova, è infatti gravato da un alto rischio per la popolazione ivi residente,a causa delle emissioni delle due centrali che si sovrappongono con effetti non ancora adeguatamente valutati, ma sicuramente preoccupanti.
Numerosi sono gli studi scientifici prodotti dall’Ordine dei Medici di Savona, ISDE Medici per l’Ambiente, MODA e da altre Associazioni che dimostrano la ricaduta negativa sulla salute della combustione del carbone con malattie cardiorespiratorie e tumorali e mortalità precoce, nonchè costi esterni altissimi valutati, secondo criteri espressi dalla Unione Europea, per la centrale di vado Ligure da un minimo di 110 ad un massimo di 500 milioni euro/anno, di cui più di 23 milioni di euro dovuto a cause sanitarie (morbilità e mortalità).
Questi costi, che vengono pagati interamente dalla società civile, comprendono, oltre che i danni alla salute, anche i costi dell’eccesso di produzione di CO2, danni delle piogge acide, danni ai fondali marini ed anche i danni delle alterazioni sul clima locale con riflessi negativi sul turismo come ad esempio la diminuizione delle giornate soleggiate all’anno (vedi studi del geologo Prof. Maifredi).
Invitiamo quindi tutti i Sindaci nonchè i diversi Enti pubblici (Province e Regione) a superare la posizione troppo “attendista” di chi si oppone genericamente all’ampliamento a carbone proposto da Tirreno Power, per ottenere:

1) IMMEDIATO DEPOTENZIAMENTO DELLA CENTRALE DI VADO, definita “centrale in città” perchè in mezzo alle case con la chiusura dei 2 obsoleti gruppi a carbone (660Mw) che non sono a norma rispetto alla direttiva IPPC della UE e non in possesso della obbligatoria certificazione A.I.A.e COMPLETA METANIZZAZIONE mantenendo quindi il gruppo da 760 Mw a gas metano già in funzione dal Marzo 2007 che da solo produce già il triplo dell’energia consumata in Provincia di Savona (fonte Terna nazionale). Tale posizione di DEPOTENZIAMENTO E COMPLETA METANIZZAZIONE, richiesto oggi autorevolmente anche dall’Ordine dei Medici di Savona e dall’ ISDE Medici per l’Ambiente di Savona,è già stata deliberata per ben due volte all’unanimità dalla Provincia di Savona il 15/11/95 e il 20/03/98 compreso l’allora Consigliere Vaccarezza che aveva recepito e condiviso in pieno tali istanze. Anche i Comuni di Vado, Quiliano e Spotorno avevano votato per tale richiesta ed anche il Comune di Savona ha votato all’unanimità il 31 Luglio 2007 per la metanizzazione della centrale di Vado con l’abbandono completo del carbone.

2) CHIUSURA IMMEDIATA DELLA CENTRALE A CARBONE DI GENOVA, che, situata nel cuore di una città di oltre 600 mila abitanti, è la fonte principale del Comune di Genova per NOx (39,8%), SOx (82,9 %), CO2 (48%) e polveri sottili (59%) (PM 2,5 primarie e secondarie) .

Dott. Paolo Franceschi (Pneumologo),
Referente scientifico della commissione Ambiente e Salute
dell’ Ordine dei Medici di Savona
Dott. Marco Caviglione
ISDE medici per l’Ambiente di Savona

Dott. VirginioFadda (Biologo)
Dott. Agostino Torcello (Pneumologo)
M.O.D.A. Savona