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Visualizzazione post con etichetta Climatic Change. Mostra tutti i post
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19 maggio 2016

Investire nel solare è un ottima scelta per salute, ambiente e di conseguenza, per la spesa pubblica.


Tratto da Qualenergia


Il solare fa bene alla salute (e all'ambiente): uno studio NREL spiega quanto

L'ente di ricerca del Department of Energy Usa in uno studio ha quantificato economicamente i benefici sanitari e ambientali legati alla diffusione di fotovoltaico e solare a concentrazione. I danni evitati grazie al solare negli States potrebbero arrivare a 400 mld$/anno.
Nel dibattito pubblico molti sembrano dimenticarlo: se le rinnovabili sono incentivate e devono continuare ad esserlo fino a che non saranno in grado di battere fossili e nucleare sul costo del kWh (cosa che peraltro già oggi avviene in certe situazioni), è perché fotovoltaico, eolico e le altre fonti pulite evitano alla collettività tutta una serie di costi nascosti che invece le fossili scaricano su tutti noi e sulla spesa pubblica.
Uno studio che ci piace citare a tal proposito è “The Social Cost of Atmospheric Release” di Drew T. Shindell, professore della Duke University, ricerca pubblicata sulla rivista peer-reviewed Climatic Change nel 2015. Le conclusioni del lavoro: se nel prezzo dell'energia fossero inclusi anche i danni che la sua produzione causa ad ambiente e salute umana, un litro di benzina dovrebbe costare circa un euro in più e un kWh di elettricità da carbone quattro volte il costo sostenuto da chi oggi lo produce: circa 40 eurocent, pari circa il triplo del costo di un kWh da fotovoltaico.
E questo tenendo conto solo delle emissioni in atmosfera, mentre sappiamo che i danni che fossili e nucleare producono - e lasciano in gran parte da pagare alla collettività - sono anche altri: sversamenti di petrolio nel trasporto e nell'estrazione, a incidenti alle centrali nucleari come quello avvenuto a Fukushima nel 2011, inquinamento e devastazione causata dall'estrazione del carbone con pratiche come ilmountain top removal (in cui appunto si asportano intere montagne), per non parlare di guerre e tensioni internazionali per il controllo delle riserve.
Divagazioni a parte, ieri è uscito un nuovo studio importante sulla questione, anche perché realizzato da un ente governativo, che dunque ha lo scopo esplicito di guidare l'azione politica, il NREL del DoE, il dipartimento per l'energia Usa. Nel fare il punto sulla SunShot Initiative, il programma di ricerca in corso negli Usa per migliorare la competitività del solare, il NREL ha pubblicato un report in cui si quantificano i benefici per la salute pubblica e per l'ambiente che la diffusione del fotovoltaico garantisce e potrà garantire al Paese .
Ne esce che il solare (FV+CSP, cioè solare a concentrazione) potrebbe dare agli Stati Uniti benefici economici per 400 miliardi di dollari all'anno (attualizzati) entro il 2050, se per quella data si arrivasse a una penetrazione del 27% sulla domanda elettrica e una potenza di 240 GW.
Già ora (dato fine 2014), con un ruolo ancora marginale, circa 20 GW di potenza, il solare genera per gli Usa risparmi annuali per circa 1,5 miliardi di dollari, così distinti: 700 milioni all'anno per le minori emissioni di gas serra, pari a (2,1 c$/kWh) e 890 mln$ per il minor inquinamento atmosferico (cioè 2,7 c$/kWh) dovuti a morti premature evitate e altri danni sanitari risparmiati sostituendo la generazione dalle fossili.
A queste cifre andrebbero aggiunti i benefici (non contabilizzati) legati ad una riduzione del prelievo di acqua per 294 miliardi di galloni (circa 1.113 mdl di litri) e del consumo della stessa di 7,6 miliardi di galloni (287,7 mdl di litri – uno dei problemi del termoelettrico è l'uso di grandi quantitativi di acqua, si veda qui).
Se si raggiungesse l'obiettivo della SunShot Initiative, ridurre del 75%, rispetto al 2010, entro il 2020 il costo del kWh da solare, secondo il DoE il FV e il CSP assieme arriverebbero a fornire entro il 2030 il 14% dei consumi elettrici della superpotenza, così da raggiungere quell'obiettivo del 27% entro il 2050.
In questi scenari, come anticipato, i benefici per salute ed ambiente crescerebbero: i danni evitati emettendo meno gas climalteranti arriverebbero a 259 miliardi $ all'anno, mentre i costi sanitari risparmiati varrebbero 167 mld$/anno, evitando ogni anno dalle 25mila alle 59mila morti premature da inquinamento atmosferico; il prelievo di acqua verrebbe ridotto del 5-8%, con i benefici maggiori negli Stati più assolati, come la California, che peraltro sta vivendo gravissimi problemi di siccità.
Investire nel solare è un ottima scelta per salute, ambiente e di conseguenza, per la spesa pubblica. Tanto più che, aggiungiamo noi, un conto completo dovrebbe comprendere anche altre voci positive: minor dipendenza dalle riserve fossili di importazione, ricadute su occupazione ed economia nazionale, minori investimenti necessari sulla rete e maggior resilienza della stessa (si veda articolo pubblicato da QualEnergia.it).

06 maggio 2016

Cambiamento climatico. In Europa ci aspetta un futuro di disastri ambientali:Inondazioni, ondate di caldo, siccità e incendi

Tratto da Greenreport :
Inondazioni, ondate di caldo, siccità e incendi “centenari” saranno sempre piu' frequenti.
Le aree più colpite saranno Spagna e Portogallo, ma anche Alpi e Italia del nord

Clima Europa
Lo studio “Multi-hazard assessment in Europe under climate change” pubblicato su Climatic Change da un team di ricercatori europei guidato dall’italiano Giovanni Forzieri, della Climate Risk Management Unit, dell’Institute for Environment and Sustainability (IES) del Joint Research Centre (JRC), mette in guardia  sulle molteplici minacce che attendono l’Europa nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici.  Lo studio al quale hanno partecipato diversi scienziati italiani – Simone Russo, Lorenzo Alfieri e Alessandra Bianchi dell’IES/JRC e Mirco Migliavacca del Biogeochemical Integration DepartmentMax del Max Planck Institute for Biogeochemistry – punta soprattutto a capire quali saranno le zone dove sarà pericoloso vivere.
I ricercatori sottolineano che «Mentre le perdite riportate per i  rischi legati al clima sono a livelli storicamente elevati, il cambiamento climatico rischia di aumentare il rischio rappresentato da eventi meteorologici estremi». Diverse regioni europee potrebbero essere esposte a diversi rischi climatici, ma la modellazione di questi rischi in uno schema comune è ancora alle fasi iniziali, per questo il team di Forzieri ha presentato un quadro multi-rischio per mappare l’esposizione dell’Europa ai diversi eventi climatici estremi nel XXI  secolo.
Gli scienziati hanno utilizzato un insieme di proiezioni climatiche, valutando i  cambiamenti nella frequenza delle ondate di calore e di freddo, le inondazioni fluviali e costiere, le siccità, gli incendi e le tempeste, giungendo alla conclusione che «I cambiamenti previsti nella esposizione raffigurano importanti variazioni degli scenari di rischio, in particolare quelli legati all’aumento delle temperature e ai modelli spaziali in gran parte modulati dalle condizioni climatiche locali. I risultati mostrano che l’Europa dovrà probabilmente affrontare un progressivo aumento di una generale pericolosità del clima, con un gradiente spaziale di rilievo nelle regioni sud-occidentali causato principalmente dall’aumento delle ondate di caldo, siccità e incendi. ....  
A quanto pare, ad essere particolarmente colpiti dai fenomeni estremi del cambiamento climatico saranno Spagna e Portogallo, ma anche l’Italia e il resto dell’Europa subiranno un aumento progressivo delle minacce climatiche e l’Europa sud-orientale dovrà fare i conti con l’aumento delle ondate di caldo, le siccità e gli incendi di foreste. Infatti I territori più a rischio per minacce multiple saranno la Penisola Iberica, le Alpi, il Nord Italia, il Mare del Nord, le Isole Britanniche, parte della Francia, i Balcani e il Delta del Danubio....
Lo studio fa previsioni per ogni minaccia che ci aspetta: .
Ondate di caldo. Entro la fine del secolo le ondate di caldo aumenteranno in tutta Europa e circa il 60% dell’Europa meridionale subirà ogni anno picchi di caldo prolungati che fino ad ora si erano registrati solo ogni 100 anni.
Siccità. Nell’Europa meridionale e occidentale le siccità “del secolo” avverranno ogni 2 – 5 anni e saranno più forti e prolungate. Colpiranno ogni anno più del 25% dell’area. Ma le siccità si ridurranno nell’europa settentrionale e centrale grazie all’0aumento delle precipitazioni.
Inondazioni. Nell’Europa occidentale ci saranno più alluvioni a causa dell’aumento e dell’intensità delle piogge. Entro il 2080, le piogge eccezionali che ora si registrano ogni 100 anni avverranno ogni 30 anni. Nell’Europa meridionale, orientale e centrale le inondazioni provocate dai fiumi si ridurranno lievemente a causa della mancanza di neve. Ma in tutta Europa aumenteranno notevolmente le inondazioni delle zone costiere e i disastri “scolari” avverranno ogni 2 – 8 anni, soprattutto nell’Europa orientale e nel Delta del Danubio.
Incendi boschivi. Grandi incendi di foreste colpiranno quasi tutta l’Europa, in particolare quella occidentale, orientale e centrale. Gli incendi “secolari” avverranno ogni 5 – 50 anni, ma paradossalmente nell’Europa meridionale ci saranno meno incendi devastanti perché si ridurranno i boschi.
Ondate di freddo. Il freddo intenso sarà un ricordo in quasi tutto il continente europeo.
Tormente di vento. Le tendenze riguardanti le tempeste sono meno chiare, ma secondo lo studio colpiranno di più l’Europa occidentale e quella settentrionale e si ridurranno di poco al sud.

05 gennaio 2014

Il clima ucciso da 90 aziende che hanno cambiato per sempre il clima e minacciano oggi la vita sulla terra.

Tratto da comune-info.net

Il clima ucciso da 90 aziende


Due terzi dei gas serra emessi dall’inizio dell’Età industriali sono riconducibili a novanta aziende solamente. Petrolio, gas e combustibili fossili che hanno cambiato per sempre il clima e minacciano oggi la vita sulla terra. 
Il paradosso? Che i loro padroni, siano Stati siano privati, non accennano a voler cambiare le cose.
clima

La crisi del clima del ventunesimo secolo è stata causata per gran parte da sole novanta aziende, che hanno prodotto complessivamente circa due terzi del gas serra generato a partire dall’inizio dell’era industriale, questo è ciò che dimostra una nuova ricerca. Queste aziende variano dalle multinazionali di proprietà di investitori, nomi molto conosciuti come Chevron, Exxon e BP, ad aziende statali sotto controllo del governo.
L’analisi, pubblicata dalla rivista Climatic Change, accolta dall’ex vicepresidente Al Gore come “un importante passo avanti”, ha stabilito che la maggior parte delle aziende operano nella produzione e commercio di petrolio, gas e carbone....

La metà delle emissioni prese in considerazione sono state prodotte solo negli ultimi 25 anni, ben oltre la data in cui i governi e le società avevano preso coscienza del fatto che le crescenti emissioni di gas serra da carbone e olio combustibile stavano causando un pericoloso cambiamento climatico.
Molte di queste aziende hanno anche sostanziose riserve di combustibile fossile che, se bruciato, metterebbe il pianeta di fronte a un rischio molte volte superiore al pericoloso cambiamento climatico.....

copedito
L’ex vice presidente degli Stati Uniti, difensore dell’ambiente, Al Gore, ha detto che il nuovo calcolo potrebbe rivedere il dibattito sulle responsabilità della crisi climatica. 
 I leader riuniti a Varsavia questa settimana per dei convegni dell’ONU sul clima, si sono scontrati ripetutamente sulla questione di quali paesi abbiano la responsabilità di risolvere la crisi climatica, produttori storici come gli USA e l’Europa o le nuove economie emergenti come India e Cina.
Gore, nei suoi commenti, ha detto che le analisi segnalano che non era solo compito dei governi fare qualcosa per il cambiamento climatico. “Questo studio è un passo fondamentale verso la nostra evoluzione nel comprendere la crisi del cambiamento climatico.
Il settore pubblico e privato in ugual maniera devono fare tutto il necessario per frenare il riscaldamento globale”, ha detto Al Gore al The Guardian. “I responsabili storici di questo problema hanno un chiaro obbligo di aiutare a trovare una soluzione”...... 
system.change.neil-white.guardian
Il record storico di emissioni si basa sull’utilizzo dei registri pubblici e dati del Centro di Informazione e Analisi di Biossido di Carbonio del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, e prendono in considerazione le emissioni in tutta la catena, dalla produzione alla distribuzione.Il centro stima che dal 1751 le emissioni globali industriali siano state di 1450 miliardi di tonnellate.

Fonte: theguardian.com, tradotto da Gianluca Martin per comedonchisciotte.org con il titolo originale 90 aziende hanno causato due terzi del riscaldamento globale

25 novembre 2013

90 aziende responsabili di 2/3 dell'inquinamento globale.......

Tratto da Zeroemission
Solo 90 aziende responsabili di 2/3 dell'inquinamento globale

A dirlo è l'ultima ricerca del Climate Accountability Institute, secondo cui, queste aziende, dal 1751 al 2010, hanno prodotto emissioni pari a circa 914 gigatonnellate di CO2

Circa il 63% delle emissioni globali sarebbero causate da sole 90 aziende in tutto il mondo. A sostenerlo è l'ultimo rapporto del Climate Accountability Institute, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Climatic Change. Non solo. La metà delle emissioni stimate dalla ricerca sono state prodotte soltanto negli ultimi 25 anni - ben oltre la data in cui governi, aziende e comunità scientifica si resero conto che l'aumento delle emissioni di gas a effetto serra dalla combustione di carbone e petrolio avrebbero potuto causare pericolose mdifiche nel clima della Terra.

L'elenco delle 90 società include soprattutto compagnie petrolifere ampiamente conosciute, come Chevron, Exxon, BP e Royal Dutch Shell e produttori di carbone come British Coal Corp, Peabody Energy e BHP Billiton. Altre aziende, ben 31, sono società di proprietà statale di Paesi come Arabia Saudita, Russia e Norvegia. Sette sono produttori di cemento. In totale, secondo lo studio, queste società si sarebbero rese responsabili, dal 1751 al 2010, dell'emissione di circa 914 gigatonnellate di CO2. L'analisi è stata accolta dall'ex vice-presidente americano e militante contro i cambiamenti climatici Al Gore come un "passo avanti decisivo" nella lotta alle emissioni di gas serra. "Si tratta di uno studio fondamentale per la nostra comprensione dell'evoluzione della crisi climatica. Sia il settore pubblico, sia quello privato ​​devono fare ciò che è necessario per fermare il riscaldamento globale - ha detto Gore al quotidiano Guardian - coloro che sono storicamente responsabili dell'inquinamento della nostra atmosfera abbiano il preciso dovere di essere parte della soluzione".