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11 novembre 2017

WWF: Ora per clima e salute devono seguire azioni immediate

Tratto da WWF

Ora per clima e salute devono seguire azioni immediate


La scelta del Governo di fissare “l’obiettivo politico” dell’uscita dell’Italia dal carbone nel 2025 con la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta una prima vittoria per il clima e per la salute dei cittadini e corona anni di battaglie, proposte e richieste che il WWF ha ribadito anche nelle osservazioni presentate al documento in fase di consultazione.
Il fatto che finalmente un documento governativo ufficiale dichiari questo obiettivo, per quanto definendolo ambiguamente “obiettivo politico”, rappresenta un importantissimo passo avanti verso un più ampio processo di decarbonizzazione, assolutamente indispensabile, secondo la comunità scientifica internazionale, per tentare di contrastare i più gravi effetti dei cambiamenti climatici in atto.
Ora, però, è necessario che alla dichiarazione della SEN seguano provvedimenti e politiche: come tutti gli obiettivi, infatti, anche quello del phase out dal carbone, necessita di azioni concrete e operative oppure rischia di rimanere sulla carta: per questa ragione da domani il WWF chiederà al governo di dar corso alle norme attuative, tenendo conto delle indicazioni contenute nel rapporto “Politiche e misure per accelerare la transizione energetica e l’uscita dall’uso del carbone nel settore elettrico”, in cui si dimostra  come l’introduzione di adeguate regole finanziarie e meccanismi fiscali non solo possa facilitare l’uscita dal carbone, ma possa tradursi in un vantaggio economico per il nostro Paese.  
Altro aspetto certamente positivo della SEN, è rappresentato dall’aver accolto l’obiettivo 55% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030, che costituisce un punto imprescindibile non solo verso la decarbonizzazione ma anche verso una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici visto che le fonti di energia rinnovabile (FER) non devono dipendere da  importazione esterne.
Ovviamente le rinnovabili vanno accompagnate con adeguati sistemi di accumulo che devono essere efficienti e sinergicamente funzionali anche a sistemi di generazioni sempre più distribuita. Uno degli aspetti probabilmente più critici della nuova SEN è però continuare a puntare sul gas, intendendo erroneamente questo combustibile come adeguato a un serio processo di decarbonizzazione.

 La letteratura scientifica ci dice invece come il gas, seppur dotato di performance ambientali migliori del carbone, non debba essere oggetto di massicci investimenti in una fase di transizione già iniziata e avanzata, giacché questo impedirebbe di puntare sulle tecnologie a zero carbonio e, quindi, non consentirebbe di conseguire gli obiettivi climatici stabiliti dall’accordo di Parigi (ossia di contenere l’innalzamento delle temperature planetarie entro i 2°C rispetto al periodo preindustriale, puntando a 1,5°C).
Oggi occorre puntare direttamente sulle fonti rinnovabili, come il WWF ha evidenziato anche nel rapporto “Obiettivo 2050 per una roadmap energetica al 2050, rinnovabili, efficienza, decarbonizzazione”, in cui venivano fornite proposte tecniche concrete per tracciare  uno scenario energetico 100% rinnovabile al 2050 compatibile con gli obiettivi di policy indicati dall'Unione Europea), sull’efficienza e sul risparmio energetico, su sistemi di accumulo efficienti, sulle smart grid, su un massiccio riassetto nel sistema dei trasporti. Disperdere risorse su tecnologie “non definitive” rappresenta solo un spreco di denaro e di tempo che il pianeta, come è ormai evidente a tutti, non può permettersi.

27 dicembre 2016

CHOICE:Costi dell’energia, il solare batte il carbone anche negli Stati Uniti

Tratto da QualEnergia

Costi dell’energia, il solare batte il carbone anche negli Stati Uniti

Un nuovo studio ha confrontato i valori LCOE medi delle diverse fonti elettriche sia fossili che rinnovabili, evidenziando che il fotovoltaico e l’eolico, nei casi migliori, sono già in grado di competere con gas e carbone anche nei mercati occidentali. Le analisi e i numeri più aggiornati.
Confrontare il costo “tutto compreso” delle diverse fonti energetiche è un esercizio molto complicato, perché dipende da una moltitudine di variabili, non solo tecniche-economiche ma anche geografiche.
Il dato che sempre più emerge, come QualEnergia.it ha osservato a più riprese, è che le fonti rinnovabili sono già competitive rispetto ai combustibili fossili in determinate circostanze.
La tendenza è confermata dalla nuova versione dello studio di Lazard sui costi LCOE (Levelized Cost of Energy) delle tecnologie pulite vs fonti tradizionali per il mercato americano.
Va precisato che l’analisi comprende solo i parametri economici: costi del capitale, spese fisse e variabili per l’operatività e la manutenzione degli impianti, prezzi del combustibile (quando pertinenti), fattori di capacità e così via.
Sono esclusi, invece, i costi sociali-ambientali delle varie risorse - le cosiddette “esternalità negative” dovute, per esempio, allo smaltimento delle scorie nucleari e all’emissione di gas serra - gli investimenti necessari per potenziare le reti elettriche e integrare la produzione energetica rinnovabile con sistemi di accumulo, le perdite dovute a congestioni-colli di bottiglia sulle linee di trasmissione.
Tuttavia, va ricordato che proprio questi elementi possono modificare in modo sensibile il paragone tra differenti tecnologie.
Difatti, la IEA (International Energy Agency) di recente ha introdotto una formula più ricca per interpretare i vantaggi-svantaggi delle fonti elettriche, il valore di sistema (SV, system value) che include molti parametri volutamente trascurati dal metodo LCOE. Qualcosa di simile ha proposto anche Althesys con il “costo globale” dell’energia (vedi articolo di QualEnergia.it)
Torniamo a Lazard: la tabella sotto riassume i valori LCOE negli Stati Uniti in dollari/MWh senza sussidi. Come si vede, i costi finali più bassi per i migliori progetti eolici e solari utility scale sono rispettivamente 32 e 46 $/MWh. Per i cicli combinati a gas, la forchetta è 48-78 $/MWh; per carbone e nucleare i numeri sono ancora più alti, rispettivamente 60-143 e 97-136 $/MWh.
Interessante poi, è la coppia di grafici sotto, perché mostra quanto sia calato il valore medio LCOE negli ultimi 7 anni per l’eolico e il fotovoltaico, sulla spinta di molteplici fattori, tra cui la diminuzione dei prezzi dei componenti (celle, moduli, inverter, ecc.) e l’incremento di efficienza.
Questi numeri, osservano gli analisti di GTM Research, si riflettono in contratti PPA (power purchase agreements) delle rinnovabili con prezzi sempre più convenienti......
L’abbassamento dei costi delle rinnovabili, con il conseguente raggiungimento di traguardi sempre più competitivi nelle aste per le rinnovabili in tutto il mondo, è stato segnalato da diversi studi recenti (vedi per esempio questo articolo di QualEnergia.it con gli ultimi dati di Bloomberg).
Solare ed eolico, in alcuni paesi e in determinate circostanze favorevoli, hanno già toccato prezzi finali per l’energia elettrica generata intorno a 30 $/MWh. Certo, in qualche caso non sono mancate polemiche per gli eccessivi ribassi e quindi l’effettiva possibilità di realizzare i progetti, come in Spagna dopo l’ultima asta eolica (vedi QualEnergia.it).
Una recente analisi di Carbon Tracker ha proposto una versione aggiornata dei valori LCOE, affermando che tra quattro anni le rinnovabili potranno battere ancora più nettamente le fonti fossili (Ecco perché le energie rinnovabili già ora costano meno delle fossili).
Questo studio, infatti, ha rivisto i parametri comunemente utilizzati nei calcoli, ad esempio ha assunto che le centrali fossili abbiano dei fattori di carico inferiori rispetto a quelli storici e una vita utile più corta.
Anche la fonte pulita più costosa, l’eolico offshore, è riuscita a segnare un ribasso record: in Olanda il parco marino Borssele II da 700 MW produrrà energia a 54,5 €/MWh (In Olanda l’eolico offshore sui costi batte già il carbone).

08 dicembre 2016

Di Caprio da Trump: “Ecco il piano green per rilanciare l’economia”

Tratto da La Stampa

Di Caprio incontra Trump: “Ecco il piano green per rilanciare l’economia”

L’attore ricevuto dal presidente eletto a New York: sul tavolo una strategia per creare migliaia di posti di lavoro con le rinnovabili e l’energia pulita
Leonardo DiCaprio e il responsabile della fondazione che porta il suo nome sono stati ricevuti mercoledì alla Trump Tower della causa che più sta a cuore alla star di Revenant, il cambiamento climatico; e hanno presentato al presidente eletto, Donald Trump, un progetto sulla tutela ambientale come strumento per rilanciare l’economia. L’attore premio Oscar e Terry Tamminen, amministratore delegato della Leonardo DiCaprio Foundation (LDF), hanno incontrato Trump, la figlia Ivanka e altri uomini del “transition team” facendo una presentazione su come, concentrandosi sulle rinnovabili e l’energia pulita si possano creare migliaia di posti di lavoro. 

L’incontro è avvenuto nelle stesse ore in cui Trump sceglieva il procuratore generale dello stato dell’Oklahoma, Scott Pruitt, come prossimo capo dell’Epa, l’Environmental Protection Agency. Pruitt ha la fama di essere uno che nega il cambiamento climatico, è considerato vicino all’industria dei carburanti fossili; e da procuratore generale, ha presentato diversi ricorsi legali contro l’Epa, compreso uno, in attesa di verdetto, volto ad annullare il «Clean Power Plan», il piano sull’energia pulita al centro della strategia sull’ambiente del presidente uscente Barack Obama. La sua nomina dunque è un chiaro tentativo di smantellare le politiche ambientali dell’amministrazione Obama. Del resto Trump ha detto che il cambiamento climatico è una «bufala» inventata dalla Cina per ostacolare l’economica americana e ha minacciato di far uscire gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi. 

Dopo l’incontro, Tamminen ha diffuso una dichiarazione alla stampa americana spiegando di aver «presentato al presidente eletto e ai suoi consiglieri un quadro -che LDF ha messo a punto con la collaborazione delle più importanti voci economiche e dell’ambientalismo - che spiega come mettere in moto una ripresa economica in tutti gli Usa che sia centrata su investimenti ed infrastrutture sostenibili. La nostra conversazione -prosegue la nota- si è concentrata su come creare posti di lavoro sicuri, per gli americani nella costruzione e gestione di una generazione energetica rinnovabile, e pulita tanto commerciale che residenziale». 

25 ottobre 2016

International Energy Agency: Energia, le rinnovabili battono il carbone


Energia, le rinnovabili battono il carbone: comincia il declino dei fossili

Tratto da La Repubblica 

Energia, le rinnovabili battono il carbone: comincia il declino dei fossili.Secondo l’ultimo rapporto dell’International Energy Agency nel 2015 a livello globale il totale della potenza elettrica installata da fonti rinnovabili ha superato quello delle centrali a carbone. Nel prossimo decennio il sorpasso avverrà anche dal punto di vista della produzione elettrica

ROMA - Rinnovabili battono carbone. Dieci anni fa sembrava impossibile, oggi è realtà. L'ultimo rapporto dell'International Energy Agency (Iea) documenta l'inizio del sorpasso. Nel 2015 a livello globale il totale della potenza elettrica installata da fonti rinnovabili ha superato quello delle centrali a carbone.

Visto che il numero di ore di funzionamento di un impianto solare o eolico è inferiore a quello dell'omologo a carbone, resta una differenza nella produzione di elettricità: le rinnovabili stanno ancora al 40% in meno (garantiscono il 23% della domanda elettrica contro il 39% del carbone) , ma nel 2021 il differenziale si dimezzerà e nel corso del prossimo decennio il dominio delle fonti pulite sarà completo.

Il Medium-Term Renewable Market Report documenta una corsa delle rinnovabili sostenuta principalmente dal vento (66 nuovi gigawatt) e dal sole (49 nuovi gigawatt) con una crescita complessiva annuale del 15%. Stati Uniti, Cina (che da sola ha sostenuto il 40% dell'incremento), India e Messico spingono il mercato e si prevede che nei prossimi 5 anni l'aumento sarà maggiore. Già oggi mezzo milione di pannelli solari vengono installati nel mondo.

In Cina due turbine eoliche vengono installate ogni ora.

Sono numeri che fanno riflettere: non è più questione di incentivi per premiare scelte ecologiche. Ci sono Paesi che hanno la capacità di sostenere il loro sistema produttivo e di penetrare nei nuovi mercati guadagnando fatturato e occupazione, e Paesi che ondeggiano tra premi e tagli retroattivi finendo per perdere quote di mercato. L'Italia, dopo aver guidato a lungo la volata delle rinnovabili ha compiuto una brusca frenata che ha destabilizzato il settore: ora ha ancora una possibilità per riagganciare il treno in corsa.

Nel 2021, secondo il rapporto, si avrà una produzione elettrica da rinnovabili pari all'attuale consumo di Stati Uniti e Unione europea sommati. "E' una crescita destinata ad accelerare perché la spinta è potente", spiega Paolo Frankl, responsabile del settore per la Iea. "Da una parte la necessità di rispettare l'accordo di Parigi per evitare il disastro climatico, dall'altra la pressione dell'inquinamento urbano molto forte soprattutto in alcune aree dei paesi di nuova industrializzazione. Entrambi i problemi richiedono una riduzione dell'uso dei combustibili fossili"

05 ottobre 2016

Clima, l’Italia e il doppio gioco sull’accordo Cop21


Tratto da Il Fatto Quotidiano


Clima, l’Italia e il doppio gioco sull’accordo Cop21: “Ha lavorato per avere obiettivi più soft sulle emissioni”

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Il governo ha sempre rivendicato un ruolo da leader in green economy e rinnovabili, ma durante le trattative ha fatto resistenza, insieme alla Polonia, ritardando anche la ratifica dell'intesa all'Europarlamento. 

Il gatto e la volpe. Nel lavorio di trattative che ha preceduto la ratifica dell’accordo di Parigi sul clima al Parlamento europeo, due Paesi in particolare hanno remato contro. Uno è laPolonia, l’altro l’Italia. Resistenze che hanno fatto dilatare itempi di ratifica comunitaria fino all’ultimo momento utile, oltre il quale per l’Unione Europea non sarebbe più stato possibile partecipare alle prossime trattative sul clima. Ma se da una parte Varsavia è da sempre nota per le sue posizioni a favore delle fonti fossili e le sue frenate sui temi ambientali, dall’altra sorprendente è stato l’atteggiamento del governo italiano.
L’esecutivo pubblicamente ha sempre rivendicato la portata storica dell’intesa di Parigi e, anzi, il ruolo di leader dell’Italia nella green economy e nelle rinnovabili. Lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel 2015, partecipando agli incontri della Cop21 a Parigi, aveva detto: “L’Italia ha la leadership in alcuni settori della green economy. Noi stiamo andando nella giusta direzione e stiamo facendo tutti quegli sforzi che ci portano a essere una delle nazioni guida in questo settore. Sono ottimista, ma è ancora lunga. Spero che l’accordo sia il più vincolante possibile, altrimenti si rischia un impegno scritto sulla sabbia”. Anzi, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti aveva rivendicato pochi giorni prima della ratifica che “noi rendiamo più facile l’accordo a livello europeo – continua Galletti – perché abbiamo contribuito già fortemente, anche negli anni scorsi, alla riduzione della Co2 in Europa”.
Eppure nel frattempo l’Italia cercava di frenare. Nelle stanze dei negoziati europei ha lavorato per ottenere impegni più blandi di riduzione delle emissioni. Come? Portando avanti ufficialmente una battaglia per “l’equità” nella spartizione degli impegni tra i Paesi, che nei fatti dovrebbe risolversi in compiti a casa meno pesanti per l’Italia. Se infatti le trattative prima della Conferenza sul clima del 2015 hanno riguardato l’impegno che l’Europa avrebbe dovuto assumersi (fissato a una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030 rispetto al 1990), adesso si negozia su cosa questo obiettivo vorrà dire per i diversi Stati membri. E qui viene il bello.
Un lavoro sotto traccia
La Polonia ha difeso apertamente il diritto del proprio Paese a uno sviluppo basato sul carbone, mentre persino Ungheria e Slovacchia, “alleati” dei polacchi nel gruppo di Visegrad (non proprio dei progressisti sui temi ambientali) hanno preso una posizione opposta. “Hanno già ratificato l’accordo a livello nazionale. Sanno bene che dopo potranno battersi per target più morbidi, ma intanto non conviene mettersi contro il trattato di Parigi”. Quello dell’Italia, nel frattemo, come spiega il responsabile dell’ufficio di Bruxelles di Legambiente Mauro Albrizio, “è stato un lavoro condotto dietro le quinte. Nessuno è così politicamente stupido da dire apertamente di non volere questo accordo”. Così la battaglia si è combattuta ai tavoli tecnici, dove i negoziatori italiani hanno creato non pochi problemi.
Un atteggiamento che per il responsabile Clima ed energia di Greenpeace Italia Luca Iacoboni non è neanche giustificato dalle caratteristiche del nostro Paese: “L’Italia, al contrario della Polonia, è un Paese povero di materie prime, che anche per questo dovrebbe puntare sulle rinnovabili più che sul carbone. Inoltre, anche l’Enel sta dismettendo 23 centrali a carbone”....
Ratifica all’ultimo momento
Le resistenze di alcuni Paesi ad assumersi degli impegni significativi ha fatto allungare i tempi della ratifica dell’accordo a livello europeo, che infatti è arrivata all’ultimo momento, alla presenza del segretario dell’Onu Ban Ki-Moon che non doveva nemmeno essere a Strasburgo, ma ha fatto una deviazione su invito del presidente del Parlamento Martin Schulz. Altrimenti non si poteva fare: per sedersi al tavolo delle trattative della Cop 22 che si terrà a novembre a Marrakech, la procedura di ratifica doveva essere chiusa entro il 7 ottobre. Quelli di novembre saranno negoziati importanti: perché se l’anno scorso alla Cop 21 si è discusso degli impegni di riduzione, quest’anno si dovrà decidere come mantenere le promesse fatte. La Via assicura che “in un mesetto la procedura di ratifica italiana sarà completata”. L’obiettivo sarebbe quello di avere il pezzo di carta pronto per il 7 novembre: così Galletti potrà evitare di presentarsi a Marrakech a mani vuote.Qui l'articolo integrale

22 settembre 2016

1)BRINDISI, CENTRALI ELETTRICHE KILLER .Urge una decisa 'DECARBONIZZAZIONE' 2)FER, IN SALITA NONOSTANTE IL CALO DI INVESTIMENTI IN ENERGIA.

Tratto da Affari Italiani

Brindisi, Centrali elettriche killer
Urge una decisa decarbonizzazione.

Brindisi cerano1

L'impennata di tumori anche a Brindisi fa delle 3 centrali elettriche dei veri e propri 'killer'

Al Congresso Mondiale di Epidemiologia Ambientale, svoltosi a Roma nel mese di settembre, sono state presentate alcune evidenze di danno sanitario, provocato dall’inquinamento industriale, a carico delle popolazioni nelle aree di Taranto e Brindisi . Si tratta di anticipazioni di uno studio commissionato dalla Regione Puglia ad un gruppo di ricerca guidato daFrancesco Forastiere del DEP Lazio e composto da ricercatori di ARPA Puglia, Ares, ASL di Brindisi e Taranto.

 
Nell'ambito di tale studio, per quanto riguarda Brindisi, si è focalizzata l'attenzione sulle tre centrali elettriche, che hanno iniziato la loro attività nel 1961, nel 1969 e nel 1991 con differenti combustibili (gasolio, orimulsion e carbone) prendendo in considerazione le loro specifiche emissioni. Nel contempo si è costituita una coorte di 223.994 persone residenti dal 2000 al 2013 in sette municipi della provincia compreso quello di Brindisi. Le persone sono state seguite nel loro destino sanitario fino al 2013.
A ciascuna persona è stato attribuito un livello di esposizione con l'ausilio di complessi modelli di calcolo,utilizzando le emissioni in aria delle centrali elettriche relative all'anno 1998. I ricercatori hanno tenuto conto della posizione socio-economica dei componenti la coorte in base ai dati delle sezioni di censimento del 2001. Come è noto la posizione socio-economica ha un effetto importante sulla salute.
Nonostante l'apparentemente esiguo valore annuo (0,30 microgrammi/m3) del livello medio di esposizione della popolazione al PM10 originato dalle centrali elettriche, emerge, per coloro che sono stati più esposti di altri (differenza pari a 0,62 microgrammi/m3), un maggior rischio di morte per tutti i tumori (+8%), per tumore del pancreas (+11%), tumore della vescica (+16%), malattie respiratorie (+12%) e per eventi coronarici acuti (+11%).

 
                        Brindisi cerano Inquinamento
I ricercatori concludono che "l'inquinamento industriale proveniente dalle centrali è stato associato con la mortalità della coorte costituita dalla popolazione residente nell'area".....
Ancora una volta siamo davanti a evidenze scientifiche che indicano come la pressione su ambiente e persone da parte di attività economiche che pur rientrano nei termini di rispetto delle soglie di legge, rappresenta un rischio documentato per la salute. Non vorremmo che l'attesa per un adeguamento delle norme alle conoscenze scientifiche determinasse una totale inazione delle autorità competenti, inazione che lasci le persone respirare e ammalarsi a norma di legge.

Appare anche opportuno che questo ultimo studio fosse acquisito dalla Procura della Repubblica competente, per il possibile rilievo penale di questi dati, sia con riferimento a fattispecie di reato contro l'ambiente che contro l'incolumità pubblica. Qui l'articolo integrale

A cura di Salute Pubblica - Brindisi

           _______________________

Tratto da Canalenergia.com 

FER, IN SALITA NONOSTANTE IL CALO DI INVESTIMENTI IN ENERGIA

Nonostante un contesto globale che vede gli investimenti nel settore energia in discesa arrivando ad attestarsi a 1,8 trilioni di dollari, l'8% in meno rispetto all'anno scorso, le rinnovabili continuano a registrare numeri positivi. 
 E' il quadro tracciato dal rapportoWorld Energy Investment 2016 realizzato dall'International Energy Agency (IEA). Secondo lo studio, come si legge sul sito del Guardian, nel 2015 sono stati investiti 313 miliardi di dollari in fer e altre forme di produzione di energia a basse emissioni di carbonio.  I dati più rilevanti, in particolare, sono stati registrati nel settore della produzione di energia elettrica, trend a cui ha contribuito la rapida discesa del costo delle turbine eoliche e dei pannelli solari.  
Se le energie pulite si caratterizzano per numeri in crescita, lo stesso non accade a livello globale per la generazione elettrica dal gas, una soluzione che, nonostante sia proposta come una via di transizione tra le centrali a carbone e le rinnovabili – scrive il Guardian citando lo studio della  IEA – è scesa del 40%
In questo contesto globale - in cui il più grande investitore in energia rimane la Cina, con 315 miliardi di dollari spesi nel 2015 – si sta verificando un  “un ampio riorientamento” dei sistemi energetici, finalizzato a promuovere la riduzione di emissioni di carbonio e l'efficienza energetica come sottolinea la IEA nel suo rapporto .

30 luglio 2016

E' la prima volta nel Regno Unito che le rinnovabili superano il carbone.

22 maggio 2016

Legambiente Piacenza: "Le centrali a carbone vanno tutte chiuse".Guardando al futuro che va nella direzione delle rinnovabili,

Tratto da You tube
Piacenza, energia: "Le centrali a carbone vanno tutte chiuse".
(Piacenza). Parliamo della crisi che stanno attraversando I grandi impianti di produzione di energia elettrica: da Piacenza, abbiamo analizzato al situazione, guardando al futuro che va nella direzione delle rinnovabili, con Laura Chiappa Legambiente.

19 maggio 2016

Investire nel solare è un ottima scelta per salute, ambiente e di conseguenza, per la spesa pubblica.


Tratto da Qualenergia


Il solare fa bene alla salute (e all'ambiente): uno studio NREL spiega quanto

L'ente di ricerca del Department of Energy Usa in uno studio ha quantificato economicamente i benefici sanitari e ambientali legati alla diffusione di fotovoltaico e solare a concentrazione. I danni evitati grazie al solare negli States potrebbero arrivare a 400 mld$/anno.
Nel dibattito pubblico molti sembrano dimenticarlo: se le rinnovabili sono incentivate e devono continuare ad esserlo fino a che non saranno in grado di battere fossili e nucleare sul costo del kWh (cosa che peraltro già oggi avviene in certe situazioni), è perché fotovoltaico, eolico e le altre fonti pulite evitano alla collettività tutta una serie di costi nascosti che invece le fossili scaricano su tutti noi e sulla spesa pubblica.
Uno studio che ci piace citare a tal proposito è “The Social Cost of Atmospheric Release” di Drew T. Shindell, professore della Duke University, ricerca pubblicata sulla rivista peer-reviewed Climatic Change nel 2015. Le conclusioni del lavoro: se nel prezzo dell'energia fossero inclusi anche i danni che la sua produzione causa ad ambiente e salute umana, un litro di benzina dovrebbe costare circa un euro in più e un kWh di elettricità da carbone quattro volte il costo sostenuto da chi oggi lo produce: circa 40 eurocent, pari circa il triplo del costo di un kWh da fotovoltaico.
E questo tenendo conto solo delle emissioni in atmosfera, mentre sappiamo che i danni che fossili e nucleare producono - e lasciano in gran parte da pagare alla collettività - sono anche altri: sversamenti di petrolio nel trasporto e nell'estrazione, a incidenti alle centrali nucleari come quello avvenuto a Fukushima nel 2011, inquinamento e devastazione causata dall'estrazione del carbone con pratiche come ilmountain top removal (in cui appunto si asportano intere montagne), per non parlare di guerre e tensioni internazionali per il controllo delle riserve.
Divagazioni a parte, ieri è uscito un nuovo studio importante sulla questione, anche perché realizzato da un ente governativo, che dunque ha lo scopo esplicito di guidare l'azione politica, il NREL del DoE, il dipartimento per l'energia Usa. Nel fare il punto sulla SunShot Initiative, il programma di ricerca in corso negli Usa per migliorare la competitività del solare, il NREL ha pubblicato un report in cui si quantificano i benefici per la salute pubblica e per l'ambiente che la diffusione del fotovoltaico garantisce e potrà garantire al Paese .
Ne esce che il solare (FV+CSP, cioè solare a concentrazione) potrebbe dare agli Stati Uniti benefici economici per 400 miliardi di dollari all'anno (attualizzati) entro il 2050, se per quella data si arrivasse a una penetrazione del 27% sulla domanda elettrica e una potenza di 240 GW.
Già ora (dato fine 2014), con un ruolo ancora marginale, circa 20 GW di potenza, il solare genera per gli Usa risparmi annuali per circa 1,5 miliardi di dollari, così distinti: 700 milioni all'anno per le minori emissioni di gas serra, pari a (2,1 c$/kWh) e 890 mln$ per il minor inquinamento atmosferico (cioè 2,7 c$/kWh) dovuti a morti premature evitate e altri danni sanitari risparmiati sostituendo la generazione dalle fossili.
A queste cifre andrebbero aggiunti i benefici (non contabilizzati) legati ad una riduzione del prelievo di acqua per 294 miliardi di galloni (circa 1.113 mdl di litri) e del consumo della stessa di 7,6 miliardi di galloni (287,7 mdl di litri – uno dei problemi del termoelettrico è l'uso di grandi quantitativi di acqua, si veda qui).
Se si raggiungesse l'obiettivo della SunShot Initiativeridurre del 75%, rispetto al 2010, entro il 2020 il costo del kWh da solare, secondo il DoE il FV e il CSP assieme arriverebbero a fornire entro il 2030 il 14% dei consumi elettrici della superpotenza, così da raggiungere quell'obiettivo del 27% entro il 2050.
In questi scenari, come anticipato, i benefici per salute ed ambiente crescerebbero: i danni evitati emettendo meno gas climalteranti arriverebbero a 259 miliardi $ all'anno, mentre i costi sanitari risparmiati varrebbero 167 mld$/anno, evitando ogni anno dalle 25mila alle 59mila morti premature da inquinamento atmosferico; il prelievo di acqua verrebbe ridotto del 5-8%, con i benefici maggiori negli Stati più assolati, come la California, che peraltro sta vivendo gravissimi problemi di siccità.
Investire nel solare è un ottima scelta per salute, ambiente e di conseguenza, per la spesa pubblica. Tanto più che, aggiungiamo noi, un conto completo dovrebbe comprendere anche altre voci positive: minor dipendenza dalle riserve fossili di importazione, ricadute su occupazione ed economia nazionale, minori investimenti necessari sulla rete e maggior resilienza della stessa (si veda articolo pubblicato da QualEnergia.it).

17 maggio 2016

Gran Bretagna : ELETTRICITÀ DA CARBONE RAGGIUNGE LO ZERO PER LA PRIMA VOLTA IN 100 ANNI

Tratto da Canalenergia

GB, ELETTRICITÀ DA CARBONE RAGGIUNGE LO ZERO PER LA PRIMA VOLTA IN 100 ANNI


La produzione di energia elettrica da carbone nel Regno Unito ha registrato durante l’ultima settimana un valore pari allo zero per un periodo di tempo rilevante. Un dato che, come riporta il Guardian, che dà la notizia, è un “punto di svolta storico” secondo i sostenitori dell’energia green. In particolare il valore zero è stato registrato la prima volta durante la notte di lunedì e nelle prime ore del mattino di martedì. 
Lo scorso giovedì, come sottolinea il Guardian, si è riusciti a non utilizzare elettricità proveniente da centrali di carbone per più di 12 ore e mezza. Il dato è rilevante, sottolinea il Guardian, perchè è laprima volta  che il Regno Unito non ha utilizzato elettricità proveniente da carbone per un periodo di tempo così lungo da quando il primo generatore a carbone è stato aperto a Holborn Viaduct a London, nel 1882. 
Un dato positivo che si inserisce in un quadro più ampio caratterizzato dalla volontà del governo inglese di eliminare gradualmente il carbone come fonte di energia entro il 2025 a favore di forme di energia più pulite. Trend confermato anche da un aumento della quantità di energie rinnovabili nel Regno Unito con un record del 27% nell’ultimo trimestre  2015, legato all' eolico. 
Numeri positivi anche per quanto riguarda il solare che, sia nel residenziale sia nel settore industriale, ha superato la produzione da carbone raggiungendo un picco di 6,8 gigawatt (GW)   questa settimana rispetto ad un massimo di 3 GW da carbone.

09 maggio 2016

Dorsogna :Nel 2016 la meta' della nuova energia USA sara' da rinnovabili

Nel 2016  la meta' della nuova energia USA  sara' da rinnovabili 

I profitti della Shell per il primo quadrimestre del 2016 sono calati dell'89%.

175 compagnie petrolifere piccole e medie sono a rischio bancarotta.

La Chevron taglia 1000 posti di lavoro dopo avere perso 725 milioni di dollari nel primo quadrimestre del 2016.

La Statoil ha perso il 71% di profitti nel primo quadrimestre del 2016.

La ConocoPhillips perde 1.4 miliardi di dollari nel primo quadrimestre del 2016.
 
E intanto...

Intanto, in tutta questa petroli-depressione, emerge che per la prima volta nella storia degli USA, nel 2016 la maggior parte dell'energia nuova immessa nella rete elettrica sara' dal sole e dal vento.

Secondo una analisi dell' United States Energy Information Administration, la meta' della nuova energia sara' da rinnovabili. Ci si aspetta che nel 2016 verranno generati 26 gigawatt nuovi di energia: sole e vento sono al 63%, gas al 31%. 

Questo e' importante per due motivi: fino a pochi anni fa era il gas a farla da principe, adesso e' invece in secondo piano, nonostante il crollo dei prezzi degli idrocarburi.

Il motivo della vittoria delle rinnovabili e' crollo del costo dei pannelli solari.   Un altro motivo e' che lentamente arrivano le leggi ad imporre alle municipalita' locali di usare le rinnovabili. E quindi che gli piaccia o no, devono usare vento e sole.  E forse un tempo queste leggi parevano quasi delle imposizioni antieconomiche, invece adesso e' lucrativo per tutti gli attori coinvolti usare sole e vento e costruire impianti energetici rinnovabili. E quindi, il boom.
Nel 2016 arriveranno 9.5 gigawatt nuovi di energia solare, dalla California (3.9 gigawatts), North Carolina (1.1 gigawatts), Nevada (0.9 gigawatts), Texas (0.7 gigawatts), e Georgia (0.7 gigawatts). Nel 2015 sono stati installati 8.4 gigawatt di energia solare, sufficenti per alimentare 1.3 milioni di case.
E quindi anche se ci sono ancora centrali a carbone in funzione, piano piano vanno morendo: nel 2015 sono state chiue varie centrali a carbone, con un calo della produzione di 15 gigawatt.
Intanto, il numero di pozzi nuovi e' crollato. Siamo adesso ai minimi dal 2009 con 328 pozzi di ricerca, a fronte di 668 un anno fa.  Nel 2015 sono stati persi 963 pozzi nuovi, il piu' grande calo dal 1988. Per il 2016 siamo a 204. 

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Tratto da Greenreport

L’energia solare è contagiosa. Ecco come si diffonde negli Usa

Il "neighbor effects": installare un pannello solare aumenta la probabilità che lo facciano i vicini
[6 maggio 2016]
Solare contagioso 0
Negli Usa l’energia solare continua a crescere a una velocità vertiginosa: nel 2015 sono stati installati più pannelli solari, più che in qualsiasi anno, e il 2016 dovrebbe stracciare questo record con il doppio di pannelli. Intanto gli Usa hanno superato il milionesimo impianto solare installato.

Ma perché è solare statunitense  sta crescendo così in fretta?  Secondo Barry Fischer, che scrive sul blog di SolarCity, il più grande installatore solare Usa, le principali ragioni sono tre: «Il costo dei pannelli solari è crollato, l’importanza del solare è fondamentale per combattere i cambiamenti climatici, e le politiche pro-solari sono diventate mainstream». Ma anche questi fattori principali non rispondono a una domanda più pratica: come fanno le famiglie americane a scegliere il solare? In molti casi, la risposta è semplice: parlando con amici e vicini di casa....
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04 maggio 2016

Secondo il piano redatto dal Ministero dell’ambiente :Germania: elettricità senza carbone prima del 2050.

Tratto da rinnovabili.it

Germania: elettricità senza carbone prima del 2050?

Secondo il piano redatto dal Ministero dell’ambiente, il Paese deve smettere di produrre elettricità da carbone ben prima il 2050
Germania elettricità senza carbone prima del 2050
(Rinnovabili.it) – Ben prima del 2050 la Germania smetterà di produrre energia elettrica dal carbone. È il contenuto di una bozza di documento del Ministero dell’Ambiente vista ieri da Reuters, che traccia la road map per raggiungere i suoi obiettivi climatici. La pressione pubblica sul governo è cresciuta da quando 196 leader globali hanno siglato l’accordo sul clima durante la COP 21 di Parigi. Il protocollo non chiede in nessun modo la dismissione graduale dei combustibili fossili, e questo rischia di allontanare la transizione energetica. Ma è evidente che i governi debbano cominciare ad attrezzarsi, o i cittadini subiranno impatti troppo pesanti.
In particolare, la Germania intende pubblicare una strategia per allontanarsi dai combustibili fossili e raggiungere il suo obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 fino al 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. La bozza del documento, che deve essere visionata dagli altri Ministeri e non è ancora approvata dalla Ministra dell’Ambiente, Barbara Hendricks, chiede al settore energetico di dimezzare le emissioni entro il 2030 rispetto al 2014.

Germania elettricità senza carbone prima del 2050 2Il documento propone la creazione di una commissione specifica, che elabori raccomandazioni su come eliminare gradualmente il carbone, tenendo conto delle difficoltà economiche per le regioni del Paese in cui l’industria ha gettato radici.
Il settore rappresenta ancora circa il 40% della produzione elettrica in Germania, ed è considerato il pilastro su cui dovrebbe reggersi lo Stato dopo l’uscita dal nucleare, prevista nel 2022. Il documento chiede anche un più rapido sviluppo delle fonti rinnovabili, con incentivi al fotovoltaico.

Nel 2014, il Paese ha generato più di un quarto della sua energia elettrica da fonti rinnovabili, ma siamo ampiamente lontani da quanto richiede la bozza vista da Reuters. Il documento sostiene che la quantità di energia prodotta da fonti verdi dovrebbe aumentare di circa il 75% entro il 2030......