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22 gennaio 2016

Greenpeace :Nuovi inceneritori, le Regioni fermino lo Sblocca Italia

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Nuovi inceneritori, le Regioni fermino lo Sblocca Italia

Il famigerato “Sblocca Italia” non smette di riservare spiacevoli (e dannose) sorprese per l’ambiente. Alle trivelle si aggiungono ora infatti anche gli inceneritori.
La nuova bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) attuativo dell’art. 35 della Legge 164/2014, discussa mercoledì 20 gennaio dalla Conferenza Stato-Regioni, prevede la costruzione di nuovi inceneritori e il potenziamento di altri impianti già funzionant in alcune Regioni italiane.
Insieme ad altre associazioni e movimenti (Zero Waste Italy, Legambiente, Fare Verde e Wwf), Greenpeace nei giorni scorsi ha criticato aspramente questa bozza di decreto, dato che parte da un assunto grottesco quanto irricevibile: il pretrattamento dei rifiuti (la procedura che permette di differenziare ulteriormente i rifiuti) viene infatti scoraggiato a favore dell’incenerimento. Ovviamente, non c’è niente di più sbagliato.
inceneritori 640
La proposta del ministro Galletti, inoltre, non tiene conto del fatto che i trend di raccolta differenziata in Italia sono in crescita e che, a livello comunitario, vengono approvate normative che vanno esattamente in direzione opposta rispetto alla strada intrapresa dall’Italia.
L’approvazione del decreto nella forma attuale avrebbe infatti delle drammatiche conseguenze, generando in futuro una paradossale situazione per cui in alcune Regioni si dovrebbe fermare la raccolta differenziata, pur di garantire materiale da bruciare ai nuovi inceneritori.
Un paradosso ancora più grande se si considera che il “Collegato ambientale” approvato di recente prevede interventi che vanno in direzione contraria: economia circolare, promozione del compostaggio e ritorno al vuoto a rendere.
Come spesso avviene con il governo Renzi in materia ambientale, ci troviamo dunque in una situazione in cui la confusione regna sovrana. Non tutto è ancora perduto, però. C’è ancora la speranza che il decreto subisca delle modifiche sostanziali e che le Regioni italiane si oppongano a questo nuovo scempio amministrativo. Proprio le stesse Regioni (ben quindici) che ieri hanno cambiato la propria opinione rispetto ai mesi scorsi, dando un primo parere positivo alla bozza durante la Conferenza Stato-Regioni, pur richiedendo l’inserimento di alcuni emendamenti.
Perché questa netta inversione di tendenza? Ieri solo Umbria, Abruzzo, Molise, Lombardia e Marche hanno confermato un secco NO alla nuova bozza, a differenza delle altre 15 Regioni che, per l’appunto, hanno invece espresso parere favorevole.
Greenpeace sostiene con fermezza la posizione delle cinque Regioni contrarie ai piani del governo in questa materia, perché non c’è niente di “strategico” nel bruciare rifiuti.
Probabilmente il prossimo 29 gennaio si terrà una nuova sessione della Conferenza Stato-Regioni, in cui verrà nuovamente discussa la bozza di Dpcm. Chiediamo con forza al ministro Galletti di ripensarci, e confidiamo che l’ultimo baluardo istituzionale rimasto, le Regioni, si compattino nuovamente in vista della prossima discussione sul decreto, per far sì che questo nuovo abominio istituzionale venga bocciato.

25 maggio 2015

Ma quale Green Act? In vista tagli alle rinnovabili e (nuovi) incentivi agli inceneritori:un vero Black Act...

Tratto da Greenreport


Ma quale Green Act? In vista tagli alle rinnovabili e (nuovi) incentivi agli inceneritori
Green Italia: «Il testo in Conferenza Stato Regioni è un vero Black Act»
[25 maggio 2015]
futuro scelta green economy economia verde
Il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche, ancora in embrione, non cessa di incassare pesanti (e giustificate) critiche. Il ministero dello Sviluppo economico rimane in attesa di un parere sul testo da parte della Conferenza Stato-Regioni, ma nella versione attuale il documento si mostra come un nuovo passo indietro nella politica ambientale ed economica dell’esecutivo.
In linea con la passata edizione del provvedimentodove non mancavano tra gli altri incentivi alla termovalorizzazione – spiazzando al contempo l’industria del riciclo e quella della (vere) fonti energetiche rinnovabili – il nuovo decreto necessiterebbe ancora una volta di pesanti correttivi per poter rientrare all’interno di criteri sostenibili.
«Gli incentivi per il settore energetico al Governo Renzi piacciono eccome – commentano caustici Francesco Ferrante e Annalisa Corrado, esponenti di Green Italia –, ma se sono a favore dei mega impianti a biomasse e inceneritori. Al contrario i progetti di impianti di energie rinnovabili vengono messi nuovamente nel mirino, con buona pace della certezza del diritto e della salvaguardia dell’investimento. Il combinato disposto dello Sblocca Italia che ha rilanciato le trivellazioni di petrolio e gas, e il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche che si appresta ad approdare in Conferenza Stato Regioni è un vero Black act, che svuota di significato quello verde fin qui solo annunciato».
Il chiaro riferimento è al Green Act del governo, annunciato dal premier Renzi per marzo, e mai presentato. .......Al di là della forma, a preoccupare rimane la sostanza, che il decreto per le rinnovabili non fotovoltaiche non contribuisce certo a rendere più verde.
Così com’è, il testo prevede infatti tagli fino al 40% agli incentivi per l’eolico destinati ai piccoli impianti e del 24% per il mini idroelettrico: «Le energie rinnovabili diffuse vengono penalizzate, se non addirittura annientate – precisano Ferrante e Corrado –, come nel caso dell’eolico offshore». Trivelle sì, dunque, ma pale eoliche no. Senza dimenticare gli incentivi alla termovalorizzazione........
«E’ sconcertante – concludono Ferrante e Corrado – che si continui a concedere ricchi sussidi impianti che non sono alimentati da fonti rinnovabili, come gli inceneritori e i mega impianti a biomasse – addirittura per le biomasse bruciate nei vecchi zuccherifici sono previsti 135 MW di nuovi impianti con tariffe garantite per 20 anni – mentre l’autoproduzione da energie pulite per imprese e cittadini viene ostacolata». Dietro la patina degli annunci, non cambia dunque lo schizofrenico contesto generale. Prima ancora che gli incentivi per lo sviluppo della green economy, sarebbe utile depennare i sussidi che remano contro, e che certo non son pochi.