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06 luglio 2012
I "NO AL CARBONE" sulle emissioni della centrale Enel
Tratto da La Mia Aria02 agosto 2011
1)IPCC: 3/4 di energia da fonti rinnovabili entro il 2050 2)Reggio Emilia: più differenziata e nessun inceneritore 3) Il feticcio della “crescita”)
Tratto da ZeroemissionIPCC: 3/4 di energia da fonti rinnovabili entro il 2050
I tre quarti della domanda di energia potrebbero essere soddisfatti dalle rinnovabili entro il 2050, secondo un rapporto recentemente pubblicato dall'IPCC (Intergovermental Panel on Climate Change). Politiche nazionali ed internazionali forti e flessibili sono necessarie per stimolare gli investimenti e incoraggiare l'uso delle energie rinnovabili. Le fonti energetiche rinnovabili sono parte di una gamma di opzioni che possono essere usate per abbassare le emissioni di gas serra (GHG) causate dalla combustione di combustibili fossili. Il rapporto ha esaminato 164 scenari di futuri approvvigionamenti energetici e sei tecnologie di energia rinnovabile nel mix energetico potenziale: bioenergia, energia solare diretta, energia geotermica, energia idroelettrica, energia oceanica ed energia eolica. In effetti tutte le fonti rinnovabili sono in grado di produrre energia elettrica, riscaldamento, raffreddamento e combustibili gassosi o liquidi. Negli ultimi anni c'è stato un aumento dell'uso delle energie rinnovabili: nel 2008-2009, 140 GW di 300 GW di capacità globale di produzione di elettricità è venuta da fonti energetiche rinnovabili, come l’eolico e il solare. ....
Gli scenari più ottimistici indicano che entro il 2050, le fonti rinnovabili potrebbero rappresentare circa l'80% del mix energetico e contribuire in modo significativo alla stabilizzazione delle emissioni di gas serra in atmosfera. Tecnicamente, è possibile poter fornire tutta la domanda attuale di energia da fonti rinnovabili grazie alla capacità tecnica di sistemi di energia rinnovabili sostanzialmente superiore alla domanda globale di energia. Vi sono, tuttavia, ancora delle sfide legate all'integrazione di diversi tipi di energie rinnovabili nei...Leggi tutto
Tratto da "La Voce dell' Emerenza"
Reggio Emilia, nuovo Piano Rifiuti: più differenziata e nessun inceneritore
LEGGI: Vittoria! Addio all’inceneritore di Reggio Emilia! Una battaglia iniziata nel 2006…, Blog di Beppe Grillo
Porta a porta per circa metà della popolazione reggiana per raggiungere, entro tre anni il 67,1% di raccolta differenziata. E trattamento meccanico biologico dei rifiuti che, unito ad interventi in ambito di Area Vasta, dovrebbero allontanare lo spettro dell’inceneritore. Queste le due indicazioni emerse dal Piano d’ambito per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati della provincia di Reggio Emilia, il cui primo passo per l’approvazione è stato compiuto questa mattina a Palazzo Allende, nel corso dell’Assemblea dell’Ato (l’Ambito territoriale ottimale di cui fanno parte la Provincia di Reggio Emilia e tutti i 45 Comuni reggiani).
Con il voto favorevole di tutti i Comuni presenti ad eccezione di Viano che si è astenuto (37 sì, 1 astensione), l’Ato ha infatti approvato il modello gestionale e organizzativo e ha definito il percorso per arrivare all’approvazione complessiva del piano, (redatto dallo studio specializzato Oikos di Milano), entro la fine di ottobre.
Il modello in estrema sintesi prevede, a partire da una base del 58% circa di raccolta differenziata nel 2010, l’attivazione della raccolta porta a porta per la frazione organica domestica, per il rifiuto residuo e il verde per circa 210.000 abitanti (ovvero tutti i Comuni di pianura) e la diffusione della raccolta capillarizzata (contenitori in strada per plastica, vetro, carta e organico di fianco al cassonetto dell’indifferenziato) in tutti i comuni posti a sud di Reggio... Leggi tutto »
Tratto da Il Foglio
Il manifesto sciocco che le parti sociali dedicano al feticcio della “crescita”
Il manifesto promosso da Confindustria e sottoscritto da Cgil, Cisl e Ugl insieme a tutte la associazioni datoriali italiane segna un’ulteriore tappa nella marcia di asservimento dei sindacati alle logiche di una politica dettata dai cosiddetti “mercati”. Il “manifesto” accenna solo di sfuggita al ruolo dell’Unione europea e dei suoi squilibri interni nel determinare le difficoltà in cui incorrono le politiche di bilancio dell’Italia; ma le “parti sociali” della terza economia dell’Eurozona si guardano bene dall’avanzare qualsiasi rivendicazione, o anche solo proposta, per affrontare di petto un problema che minaccia di travolgere l’intera costruzione europea: il trasferimento della sovranità dai popoli, tramite governi nazionali e governance europea, ai “mercati”, cioè alla finanza internazionale. ........La proposta avanzata è invece tanto banale quanto inconsistente: una corsa a colmare il disavanzo cronico del paese con il rilancio della “crescita”, senza entrare nei dettagli per specificare che tipo di crescita....
Dunque, la ricetta proposta per promuovere la crescita,.....sono state privatizzazioni e liberalizzazioni, come se la crescita fosse uno stato normale dell’economia, a cui solo i “lacci e lacciuoli” dello stato e delle corporazioni impedissero di dispiegarsi; oppure – seconda opzione – un piano di grandi interventi infrastrutturali, magari finanziato dall’Ue: che di questi tempi vuol dire Tav, ponte sullo stretto, (....ma in compenso si può riempire il paese di centrali termoelettriche (soprattutto a carbone o a biomasse.... ) visto che la potenza elettrica dell’Italia è già al doppio del fabbisogno...
La verità è che la crescita, soprattutto quella senza ulteriori determinazioni, più che un mito è ormai solo un alibi per giustificare ogni forma di sopruso nei confronti tanto di chi lavora quanto di chi è senza lavoro.
Non è di crescita che ha bisogno l’Europa, né in Italia, né in Grecia, né in Portogallo o in Irlanda – e meno che mai in Germania – ma di equità, di redistribuzione di redditi e di lavoro, di investimenti in settori e produzioni, come l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, l’agricoltura ecologica e a chilometri zero, la mobilità sostenibile, il risanamento degli edifici, degli assetti urbani, del territorio, la ricerca e l’istruzione: tutte cose che non potranno mai essere promosse senza fare i conti con la finanza internazionale che sta strangolando la vita di milioni di cittadini in tutta Europa.
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di Guido Viale
31 marzo 2011
Prevenzione inquinamento: Ue condanna l’Italia per Violazione della direttiva IPPC del 2008
Tratto da ambiente.essenzialeonline
Prevenzione inquinamento: Ue condanna l’Italia
Violazione della direttiva IPPC del 2008. Solo questione di carte bollate? No: anche di soldi"Altra sigla misteriosa che sta per Best availble technologies: se vuoi fare andare l'impianto devi dimostrare di utilizzare le migliori tecnologie attualmente disponibili per ridurre l'impatto sull'ambiente. Bene, la Corte ha accertato che, su 5.669 impianti in esercizio nel nostro paese, solo 4.465 erano dotati di Aia (e quindi utilizzano le Bat).
Centrali elettriche, discariche, depuratori, fonderie e poli petrolchimici: c'è di tutto tra le aziende che devono essere sottoposte ad Aia e c'è di tutto tra quelle che ancora non hanno il pezzo di carta del Ministero.
Ciliegina sulla torta: il termine ultimo affinché tutti gli impianti da sottoporre ad Aia fossero in regola (o altrimenti venissero chiusi) era il 30 ottobre 2007.
owered by XAOS sys
Allegati
- Sentenza (52 Kb - Formato pdf)Il 31 marzo 2011, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia per inadempimento in relazione alla direttiva IPPPC.
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''Ancora molti siti industriali italiani - ha aggiunto Ciafani - sono privi delle nuove Autorizzazioni integrate ambientali (Aia) che dovevano essere rilasciate gia' dalla fine del 2007. Ne e' esempio l'Ilva di Taranto, uno dei piu' grandi complessi industriali d'Europa, noto negli anni scorsi per le sue elevate emissioni di diossina e per quelle di benzo(a)pirene. Ma anche per questo cancerogeno invece di intervenire per abbassarne le emissioni, il Governo con il recente Dlgs 155/2010 ha prorogato l'entrata in vigore del valore limite al 2012. Ci auguriamo pertanto che, dopo questa condanna, la Commissione Aia e il Ministero dell'Ambiente concludano al piu' presto le procedure di autorizzazione, evitando scorciatoie pericolose, che al danno farebbero seguire una imperdonabile beffa''.
Ritardi anche per quanto riguarda i registri Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) e E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) previsti sempre dalla Direttiva Ippc per il censimento delle emissioni inquinanti provenienti dagli impianti industriali.
''Anche in quest'ambito - denuncia Legambiente - l'Italia e' in forte ritardo: la sua validazione dei dati e' ferma al 2006 e ancora non ha aggiornato il registro nazionale con i dati del 2007 e 2008''.


