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09 luglio 2010

1)Emissioni inquinanti."Pessima performance per la Liguria" 2)Ecco quello che il carbone della Federico II scarica nelle acque di Brindisi

La Cartina della Liguria è tratta dal Piano di risanamento della Qualità dell'aria della Regione Liguria del 2006 e mostra gli effetti dell'inquinamento atmosferico mediante mediante
Licheni Epifiti.

GUARDATELA ATTENTAMENTE



Vado Ligure Genova La Spezia


Tratto da Città di Genova

Dossier Legambiente sulle emissioni inquinanti:"Pessima performance per la Liguria"

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Legambiente Liguria in merito al dossier sulle emissioni inquinanti industriali. “L’Unione Europea approva la nuova direttiva sulle emissioni industriali, purtroppo ancora una volta piena di deroghe per le industrie italiane, che avranno per ancora molti anni licenza di inquinare.

Infatti, come ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente “Nonostante la nuova direttiva limiti in parte le possibilità di deroga, gli impianti industriali e le centrali a carbone che finora hanno potuto inquinare senza adeguarsi alle BAT potranno continuare a farlo per almeno un altro decennio, mentre i cittadini italiani dovranno continuare a pagare i costi ambientali e sanitari provocati dall’attività inquinante di questi impianti. Nella nuova direttiva, inoltre, i criteri di applicazione delle BAT continuano a mantenere la forma di ‘linee guida’ e non di criteri legalmente vincolanti, lasciando spazio a possibili abusi da parte degli Stati membri e rendendo più difficile la funzione di controllo della Commissione”.

Anche nella nostra regione saranno oggetto di questa direttiva importanti impianti produttivi come la Italian Coke di Bragno a Cairo Montenotte e centrali termoelettriche a carbone di Genova e La Spezia ( Enel) e Vado Ligure ( Tirreno Power).

Ebbene, nel dossier nazionale di Legambiente sulle emissioni industriali presentato a Roma il 7 Luglio 2010 la nostra regione fornisce una performance purtroppo negativa su questo tema, sia in termini di emissioni clima alteranti come la CO2 che per le altre tipologie, che sono dannose per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

In particolare l’impianto dell’Italian Coke di Bragno (SV) è risultato primo in Italia nelle emissioni di Benzene con 16,6 t/a emesse in aria.
Non se la cavano meglio le centrali termoelettriche liguri: nella classifica stilata da Legambiente la Centrale Enel di Genova sotto la Lanterna è 7a su 101 ( questo è il numero di centrali termoelettriche e altri impianti industriali che hanno dichiarato le emissioni di Ossidi di Zolfo) con 8280 t/a mentre è 11a (su 287 industrie che hanno dichiarato le emissioni di Ossidi Azoto) con 3560 t/a.
Bassa performance(N.b con bassa performance intendono Bassa performance ambientale) anche per la Centrale Termoelettrica di Vado Ligure della Tirreno Power che è 13a per gli SOx con 4960 t/a e 15a per gli NOx con 3030 t/a; leggermente più su la Centrale Enel della Spezia è 25° per gli SOx con 2830 t/a e 23° per gli NOx con 2600 t/a.

Di fronte a questi dati è del tutto evidente che la Liguria deve uscire dalla produzione energetica e dalle fonti di emissioni industriali basate sui combustibili fossili e puntare sulle rinnovabili. E’ un impegno che chiediamo venga preso davvero sul serio dalla Regione, e su questo chiamiamo direttamente in causa il Presidente Claudio Burlando, commenta Stefano Sarti, presidente regionale ligure di Legambiente.

Chiudere la centrale Enel di Genova, opporsi all’ampliamento della centrale di Vado Ligure, e più in generale chiudere con la produzione a carbone nelle tre centrali termoelettriche –dove dovrà essere usato come combustibile di transizione il Metano - in favore di risparmio efficienza e fonti rinnovabili questo dovrà essere l’impegno concreto di Regione; Province e Comuni e sarà sulla base di questo che le giudicheremo e denunceremo ogni ambiguità e ritardo.
Chiediamo anche un impegno concreto per risolvere la questione dell’Italian Coke di Bragno che, come dicono i dati nazionali, è molto grave per quel territorio, impegno che deve essere pressante anche e soprattutto per il Comune di Cairo Montenotte".

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Tratto da Noalcarbone

Ecco quello che il carbone della Federico II scarica nelle acque di Brindisi

In una cosa i dirigenti di Arpa Puglia, al cospetto dei dirigenti Enel,sono stati chiari: le falde acquifere della provincia di brindisi sono «inquinate e compromesse al 90%». In pratica sono tossiche. Allo stesso tempo, però, la stessa agenzia regionale precisa che la causa non è da attribuirsi all'Enel, bensì è da ricercare nel petrolchimico e nelle industrie farmaceutiche del territorio. Anche in questo caso non mettiamo in dubbio la parola di nessuno, saranno i cittadini a giudicare, ci prendiamo semplicemente la briga di sottolineare quanto riportato dai dati degli autorevoli registri europei, di pubblico dominio, quali Registro Europeo delle Emissioni Inquinanti (EPER, fino al 2005) e Registro Europeo Emissioni e Trasferimenti di Sostanze Inquinanti (E-PRPT) istituito dal parlamento europeo nel 2006.
Anche per le falde acquifere, facendo riferimento esclusivamente agli scarichi della centrale a carbone Federico II, le scoperte sono sorprendenti.
Partiamo dai floruri, altamente tossici: Enel ne ha scaricato
nel 2005 più di 6,5 tonnellate,
mentre gli ultimi dati attestano 5,3 tonnellate: in qualche anno sono centinaia le tonnellate riversate dall'impianto a carbone.
L'arsenico, vero e proprio veleno prodotto dalla combustione del carbone,dovrebbe essere scaricato per una quantità massima di 5 kg l'anno secondo gli organi europei: una quantità che comunque ha degli effetti pesanti sulla salubrità dell'acqua. Nel 2005 Enel ne ha versato 134,4 kg, mentre oggi ne versa circa 42,2 kg l'anno.
Il mercurio ha degli effetti terrificanti: con una soglia massima di un chilo l'anno, nel 2005 sono stati versati 2,7 kg, ad oggi sappiamo che vengono scaricati 3,8 kg di mercurio l'anno.
Ecco altri dati interessanti: Nichel, con una soglia massima di 20 kg, nel 2005 ne sono stati versati 120 kg, gli ultimi dati riportano 75,7 kg l'anno;
Cadmio, nel 2005 15 kg versati, ad oggi 7 kg l'anno;
Rame, con una soglia di 50 kg, viene riversato per quasi 80 kg l'anno;
Zinco, con una soglia di 100 kg, viene riversato per 150 kg l'anno;
quasi 40 kg di piombo l'anno; quasi 70 kg di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA).
Stiamo parlando di sostanze altamente tossiche e cancerogene, le cui soglie massime stabilite definiscono comunque delle quantità pesantissime per la salute. Tali soglie vengono abbondantemente e costantemente superate da Enel ormai da decenni.
Se il il petrolchimico è molto inquinante, la centrale a carbone di brindisi non ci sembra un miracolo sanitario, come sanno bene i reparti oncologici degli ospedali pugliesi.
Le falde acquifere della sibaritide non saranno avvelenate dal carbone per il solo profitto di Enel e dei suoi faccendieri.
Il carbone pulito non esiste, il futuro della nostra terra si.

Flavio Stasi
Forum Ambientalista Calabrese
Coordinamento Nazionale Contro il Carbone

01 luglio 2010

1)Enel suona l'Arpa. Dopo Civitavecchia arrivano le fesserie su Brindisi. /2)Carbone europeo, l'aiuto sporco continua

Tratto da Noalcarbone Brindisi

30 giugno 2010

Comunicato stampa -Coordinamento Nazionale No al Carbone-

Enel suona l'Arpa. Dopo Civitavecchia arrivano le fesserie su Brindisi.
Ci vuole davvero coraggio. L'incontro avvenuto nei giorni scorsi tra l'Arpa Puglia e l'Upi dimostra quanto marcio esista nelle vicende che circondano le centrali a carbone.
Innanzitutto il contesto: l'incontro è stato convocato dall'Unione delle Provincie Italiane su richiesta di due consiglieri provinciali, uno del PdL l'altro del PD, in aperta polemica con il presidente della regione Vendola il quale, viceversa, ha preso parte alla manifestazione organizzata il 19 Giugno a Brindisi contro la centrale a carbone, cui hanno partecipato migliaia di persone. Insomma, i nostri rappresentanti istituzionali assumono generalmente comportamenti simili: si fanno i dispettucci.
Presenti all'incontro erano il direttivo dell'UPI, i dirigenti dell'Arpa, ma soprattutto i dirigenti
regionali e territoriali dell'Enel. Una platea significativa.
Passiamo ai contenuti. La dottoressa D'Agnano e l'Arpa Puglia devono prendere la responsabilità a livello continentale di quanto affermato in quella sede sulla qualità dell'aria nella zona di Brindisi: si tratta del resto di quanto viene rilevato da Arpa stessa grazie alle proprie centraline nel territorio pugliese.
Dando un'occhiata istantanea a queste rilevazioni, infatti, troviamo che nella zona di Brindisi la qualità dell'aria secondo Arpa è “Buona”, con alcune limitate zone in cui risulta“Discreta”. Come del resto in tutta l'area tra Brindisi e Taranto: in un contesto generalmente“Buono” si registra addirittura una punta di qualità “Ottima” a qualche chilometro in linea d'aria da Taranto (Vedi Allegato A). Diversa secondo Arpa è la situazione delle falde acquifere nella provincia di Brindisi che risultano “inquinate e compromesse per il 90%”.(Allegato A: Rilevazioni Arpa).

È rinomato che tra Brindisi e Taranto si localizza una delle zone maggiormente inquinate di tutta Europa, in cui l'Arpa riesce non solo a descrivere un panorama idilliaco, ma anche ad andare in netta contraddizione con se stessa: scientificamente è infatti improbabile che una falda acquifera sostanzialmente tossica possa trovarsi in un contesto di aria salubre, in quanto l'ambiente non è diviso in compartimenti stagni, ma tutti gli elementi di cui è costituito (acqua, terra, aria) scambiano elementi chimici.
Per restare in tema di contraddizioni,
è proprio la stessa Arpa Puglia che il 2 Aprile 2008, in occasione dell'ordinanza sindacale che vietò ogni attività agricola nella zona intorno alla centrale, affermò che si era in presenza di «sostanze classificate come sicuri cancerogeni per l'essere umano,e si è deciso di applicare criteri di massima cautela».
Siamo in presenza di un miracolo o di un cambio d'opinione leggermente sospetto?
Il problema è che gli enti responsabili delle centraline di rilevamento per la qualità dell'aria decidono esattamente cosa vogliono e non vogliono rilevare: modificando le sostanze prese in esame; scegliendo punti di rilevamento più o meno opportuni; scegliendo parametri di comodo.
Tutto questo nonostante le norme italiane in questa materia siano decisamente inadeguate: per i nuovi studi scientifici sulle nanoparticelle, le quantità di polveri sottili concesse dalla legislazione italiana provocano un aumento di malattie cardio-respiratorie e tumorali spaventoso.

Del resto, sempre per meglio descrivere il contesto, è dello scorso Febbraio il protocollo d'intesa tra Arpa Puglia ed Enel in cui quest'ultima “concede” all'agenzia regionale l'utilizzo delle proprie centraline di rilevamento. Enel Spa a volte è davvero generosa.
Per avere un'idea dell'aria che respirano i cittadini brindisini, prendiamo in esame i dati forniti dal Registro Europeo delle Emissioni Inquinanti (EPER), ente con cui Enel evidentemente non riesce,per il momento, a stipulare convenzioni ed organizzare incontri.

(Allegato B: Dati Grafici Territoriali European Pollutant Emission Register).
La colonnina rossa rappresenta la quantità di inquinanti rilevati
Senza scendere troppo in particolari, possiamo notare dalle ricostruzioni fornite da EPER come Brindisi presenti una mole di inquinamento aereo difficilmente riscontrabile nel resto d'Italia e che nella zona tra Brindisi e Taranto è sostanzialmente sconsigliata la respirazione, avvalorando la reputazione di una delle zone più inquinate d'Europa.
Il 19 Giugno Brindisi è scesa in piazza per difendere il proprio territorio: migliaia di cittadini hanno urlato il proprio dissenso contro la centrale a carbone dell'Enel ed il rigassificatore, al fianco degli agricoltori di tutta la zona, dei trattori della Coldiretti, del sindaco di Brindisi e del governatore della regione Puglia.
Guarda caso mancava solo il presidente della provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese.

Ci spiace che dei nostri concittadini si affidino a queste bufale, le quali altro non sono che propaganda confezionata e commissionata appositamente: probabilmente ritengono che i cittadini della sibaritide siano dei creduloni e dei somari.
Evidentemente si sbagliano.
Flavio Stasi
Forum Ambientale Calabrese
Coordinamento Nazionale No al Carbone
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Tratto da Qualenergia
Carbone europeo, l'aiuto sporco continua
La Commissione avrebbe deciso di rinviare per la settima volta la fine degli aiuti di Stato al carbone. Dovevano cessare quest'anno, se ne riparlerà invece nel 2023. Miliardi di euro in nome di crescita e occupazione che faranno però aumentare le emissioni. Una decisione in contraddizione con l'impegno assunto al G20 di eliminare gli aiuti alle fonti fossili.
L’Europa continuerà a finanziare il carbone, rinviando per la settima volta la fine dei sussidi? La notizia uscita giusto un paio di giorni prima del G20 di Toronto, dove i grandi hanno rinnovato l’impegno a mettere fine ai finanziamenti pubblici in favore delle fonti fossili. è appunto che la Commissione avrebbe intenzione diprolungare gli aiuti alla fonte più dannosa per il clima per altri 12 anni, Una contraddizione evidente.

Leggi l'articolo integrale

03 agosto 2009

"AIA AIA!"«L’Europa indaghi sull’Aia»


Autorizzazione Integrata Ambientale
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L'autorizzazione integrata ambientale (AIA) é il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni, che devono garantire la conformità ai requisiti del decreto legislativo 18 febbraio 2005 , n. 59, di recepimento della direttiva comunitaria 96/61/CE, relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC).
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Tratto dal Blog del Comitato per Taranto"
"AIA AIA!"


IL RICORSO CI SI È RIVOLTI ALLA COMMISSIONE UE: LE AZIENDE DELL’AREA INDUSTRIALE POTREBBERO NON TENER CONTO DELLE PRESCRIZIONI

«L’Europa indaghi sull’Aia»
«Altamarea» critica lo Stato: ritardi nel rilascio della concessione
FULVIO COLUCCI (La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)

Il ricorso all’Unione Europea c’è. e «Altamarea», il cartello delle associazioni ambientaliste che lo ha presentato (e illustrato ieri alla stampa) spiega: «Chiediamo l’intervento della Commissione europea, nelle forme previste dai regolamenti vigenti, nei confronti dello Stato italiano per il mancato rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali nei tempi previsti dalla normativa europea e italiana».

Cosa è successo? Secondo gli ambientalisti, il ritardo nel rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale «Ha aggravato e sta aggravando la posizione italiana nella procedura di infrazione già in atto nei confronti dell’Italia da parte della Commissione europea». Ma non si tratta solo di un problema legato ai tempi e alle leggi.
Ieri, durante una conferenza stampa, Biagio De Marzo per Peacelink, Paola D’Andria per l’Ail, Leo Corvace e Lunetta Franco per Legambiente, hanno ricostruito il sofferto percorso dell’Aia, partendo dalla proroga al 31 marzo del 2008 dei termini per il rilascio delle autorizzazioni. Da quella data il silenzio è calato sulle pratiche. O quasi. L’accordo stipulato ad aprile dello scorso anno dal governo e dalle aziende della zona industriale (Ilva, Eni, Cementir, Sanac, Enipower, Edison) concedeva altri 300 giorni perché gli impianti fossero messi a norma nel rispetto delle leggi.

Anche questo termine è scaduto senza risultato. «Il mancato rilascio dell’Aia nei tempi previsti - hanno ricordato ieri i rappresentanti delle associazioni ambientaliste riunite nel cartello «Altamarea» - di fatto si traduce in un’ulteriore proroga concessa alle imprese del territorio in assenza di uno specifico provvedimento legislativo.

Ciò ha gravi ripercussioni sul territorio ionico in termini di impatto ambientale e di ricadute sulla salute dei cittadini poiché ne ritarda il risanamento e ne procrastina, invece, lo stato di crisi ambientale tra i più rilevanti a livello europeo come attestato dal registro delle emissioni “Eper” e dal riconoscimento del territorio tarantino come area ad elevato rischio ambientale nel 1990 e nel 1998».

Gli ambientalisti ricordano anche un altro aspetto assai rilevante: «Il ritardo nella concessione dell’Aia può consentire alle aziende di realizzare gli interventi previsti nei loro cronoprogrammi anche in mancanza del rilascio dell’autorizzazione e anche prima delle conclusioni dell’istruttoria da parte della commissione Ippc (commissione di controllo integrato per la prevenzione dell’inquinamento). Insomma le aziende potrebbero non tenere conto delle prescrizioni che saranno contenute nell’Aia».
«Questo documento lo abbiamo inviato a un centinaio di deputati e senatori, alla Regione, alla Provincia e al Comune - ha commentato Biagio De Marzo di Peacelink - perché riteniamo sia necessario smuoverli da un certo torpore che produce una inerzia dannosa per i cittadini. Lo Stato non può ignorare le condizioni in cui versano territorio e comunità. Il 28 novembre 2009 con una nuova manifestazione “Altamarea” tornerà alla carica».